Messe:
Festivi: 8:30-10:30
Prefestivi: 18:00
Feriali: 09:00
Veglie Natale e Pasqua
ore 22.30
nei mesi estivi (giu-lug-ago) la messa domenicale delle 8.30 viene soppressa, mantenendo quella delle 10.30 allo stesso orario
info 3280976012 Si ritiene che questa chiesa, dato il nome del santo titolare e la vicinanza alla Badia a Settimo, sia di fondazione monastica e più antica di quanto lascino
supporre i documenti nei quali è rammentata solo dal XIII secolo (bi; B9). Nel 1220 è, secondo il Calzolai, citata in documenti del Capitolo fiorentino (bi, p. 373). Nel 1237 la «parochia Sancti Columbani», nel cui territorio si estendevano naturalmente le proprietà del monastero di Settimo, è rammentata nella bolla di conferma di tali beni (B3) ai cistercensi che da poco si erano insediati nella badia. La vitalità della parrocchia nel XIII secolo è dimostrata anche dalla fondazione presso di essa di una compagnia laicale detta di San Sebastiano (bi, p. 374). Nel XV secolo, inoltre, i Massagni fondarono nella chiesa una cappellania dedicata a santa Caterina (bi, p. 374). La chiesa, ad unica navata, pur mantenendo probabilmente le proporzioni dell'impianto del XIII secolo, si presenta completamente intonacata e con inserti più tardi. Nella semplice facciata il portale in pietra ha incorniciatura di tipo cinquecentesco. Sul suo asse si apre un grande occhio circolare. Sul colmo del tetto, nel calvario in pietra è infissa una croce di ferro. Il campanile a vela s'innalza sulla parte tergale. All'interno la grande aula spaziosa sembra trovare un rapporto di equivalenza tra larghezza e altezza. La zona presbiteriale è rialzata da due scalini e conclusa dall'abside delimitata da un profilo in pietra. Delle due porte ai lati dell'abside quella di destra conduce alla sagrestia. Nel presbiterio sono appese due grandi tele. A destra l'Apparizione di Gesù Bambino ai santi Francesco, Antonio da Padova e Lorenzo, è firmata da Iacopo Confortini e datata 1663. Il Bambino in piedi sulle nuvole, circondato da una gloria di angioletti, appare ai tre santi individuabili per i loro attributi iconografici. La tela è l'ultima opera nota del Confortini (c2; d, n. 100565). A sinistra è una copia dal Maratta della Madonna col Bambino in trono venerata dai santi Carlo Borromeo e Filippo Neri esistente a Roma in Santa Maria in Vallicella (C2; E2, n. 99068). Il nitore delle pareti laterali dell'aula è interrotto da due grandi altari in pietra serena del XVII secolo. In quello di destra, con la mensa sostenuta da balaustrini a tronco di piramide rovescia, colonne composite sopra alti piedistalli sorreggono la trabeazione decorata da una testa di cherubino e da festoni simulanti la stoffa. Sopra questa il timpano curvilineo spezzato include un cartiglio con la scritta «Altare privilegiato». Nella mostra, un motivo a bassorilievo di nuvole e cherubini fa da cornice alla nicchia che ospita una tavola centinata. madonna della consolazioneLa Madonna che porge una melagrana al Bambino è attribuita a un pittore dell'ambito di Ridolfo del Ghirlandaio (per il Carocci era invece nella maniera di Domenico Puligo) (B2). Di buona qualità, la tavola ha composizione semplice e figure definite e salde nei volumi e nei colori smaltati, pur senza durezze. La Madonna, sul cui capo è sospesa una corona, tiene sulla ginocchia Gesù ed è seduta entro una nicchia semicircolare che incurvandosi forma la spalliera del trono (c2; E2, n. 100877). L'altare di sinistra è simile a quello ora descritto e fu eretto nel 1662 da Francesco Bicchierai (lapide sotto la mensa) il cui stemma (ca****lo che beve in una coppa) è presente sui piedistalli delle colonne. Poiché l'altare era dedicato ai santi Francesco e Antonio da Padova, è molto probabile che vi fosse esposta la tela del Confortini dove sono presenti entrambi questi santi e che fu eseguita solo un anno dopo l'erezione dell'altare. In sagrestia si conservano due interessanti busti reliquiario in legno scolpito rappresentanti Santo Stefano (XVII secolo) e San Colombano (XVIII secolo) (bó, nn. 41, 42). Esiste poi un Cristo crocifisso in legno policromo, mutilo di entrambe le braccia e delle gambe da sotto il ginocchio. Da collocarsi tra i secoli XVI-XVII presenta caratteri molto realistici nel viso, nella muscolatura del torace e delle gambe molto piegate (B6, n. 43). Questa scultura è stata restaurata nel 1981. Ci chiediamo se non si possano riferire a questo Crocifisso alcuni documenti del luglio 1778, del giugno e settembre 1781 e del 1782 relativi a vari interventi di «restauro» e ammodernamento operati su un crocifisso della compagnia. Nel 1778 si delibera infatti di fare il «fuciacchio» ossia il velo processionale al Crocifisso «per uniformarsi all'altre compagnie del piviere» (a2, c. 34). Il 9 giugno 1781 Gaspero Piccardi rimette un conto per pagare l'intagliatore Sebastiano Bellini che firma la ricevuta il 28 successivo, rimette un conto «per aver rifatto diversi diti alle braccia e piedi che mancano, e altri pezzi e fissato le braccia ed aver rifatto il suo panneggiamento e la corona di spine e diadema a raggi al Cristo che deve servire per la reverenda compagnia di San Colombano a Settimo» (A2, fase. 2). Completarono l'opera dell'intagliatore la fattura della croce ornata e dorata, la dipintura del Crocifisso, l'arco ornato di rose che venne coperto dal velo (ricamato da Gaspero Pinelli) e la veste che copri il Cristo. Con questi addobbi il Crocifisso già esistente e non in buono stato assumeva il tipico aspetto del crocifisso processionale. Per quanto riguarda la compagnia di San Sebastiano, la cui sede è attualmente trasformata, si può pensare che nella sua esistenza si siano alternati momenti di maggior fervore ad altri di grave decadenza. A un momento di fervore doveva risalire una tavola del XVI secolo col Crocifisso tra i santi Sebastiano e Rocco che il Carocci vedendola nel 1907 considerò «nella maniera di Domenico Buti». La presenza del san Sebastiano si spiega con il titolo stesso della Compagnia, mentre il san Rocco è associato nella devozione popolare al san Sebastiano come santo protettore dal contagio della peste. Chiesa di San Colombano a SettimoAlla metà del Settecento (1749), documenti ci informano invece che lo stato della sede della compagnia non era «in troppo buon grado», con le muraglie screpolate e minacciami rovina, il tetto senza stoia e le finestre senza impannate (a2, ce. 6r. In seguito ad un richiamo dell'arcivescovo si provvide a far iniziare i lavori, i quali però, non portati a termine, nel 1750 rendevano la compagnia «di peggior vista di prima e mostruosa» (a2, ce. 6r. I lavori continuati grazie ad altri stanziamenti, furono valutati dall'ingegnere Angelo Maria Mascagni (a2, e. 6v.). Nel 1768 si pensa anche ad uno stanziamento per la pittura «da farsi nello sfondo della tribuna» (a2, c. 10). Allo stato di degrado delle strutture, oltre l'incuria degli uomini dovevano contribuire in misura notevole le infiltrazioni d'acqua per le periodiche inondazioni dell'Arno. Questo è dimostrato dalla frequenza con cui venivano rilasciati pagamenti per pulizie fatte alla chiesa e ai locali della compagnia dopo le piene (a2, c. 38; fase. 2, n.c). Documenti
i. asf, Comp. rei. soppr., 1877 (S. CLXXIII), fase. I, ce. 6r. e v" 9-10, 34,
38; fase. II, n.c.
2.Acs, Ricerca 1985, II, pp. 142-159. b. Bibliografia
i.C.C. Calzolai, 1970, pp. 373-74, n.
335.
2. G.Carocci, 1907, II, p. 448. j. G. Lami, 1758, p. 980.
4. Mostra d'arte sacra, 1933, p. 132. s. F. Petrucci, in A. Conti, 1983, p.
202. R. Proto Pisani, in La Città degli Uffizi, 1983, pp. 238-39, nn. 41-43. E. Repetti, 1833-45, I, pp. 782-83. i. Righini, 1961, p. 234.
9. L. Santoni, 1847, p. 363. io. «Toscana oggi. L'Osservatore tosca-
no», a. Ili, n. 18 (12.5.1985), p. 8. il. Contini, voce Jacopo Confortini in II Seicento fiorentino, voi. II Biografie, Firenze 1986, p. 65. e. Catalogazione
i. sbas, Catalogo, Scandicci mst, ins. A/1737.
2, sbas, Catalogo, schede nn. 09/00154270
- 09/00154288, F. Petrucci, 1981. d. Cartografia storica
i asf, Capitani di Parte, T. 119, I, e.
15.
2. acs, Campione di strade, 1775, e. 13. e Documentazione fotografica i. acs, Ricerca 1985, R9/29-37; RI 1/8. 2. sbas, af, nn. 23534-35, 99060-68, 100877, 110565, 201640-53.