Francescani Secolari- Scalea

05/09/2026

I farisei non perdono occasione per fare pesare la loro superiorità: utilizzano le regole per togliere il respiro agli ultimi, ai poveri, a chi non può difendersi.

Gesù invece ci insegna a mettere al centro l’uomo, la sua salvezza, la sua realizzazione, la sua felicità. Ogni volta che giudichiamo senza ascoltare le ragioni altrui, senza guardare a noi stessi, siamo simili a quei farisei che provavano soddisfazione a controllare gli altri, a manipolarli. Gesù ci mostra uno stile delicato persino con i suoi oppositori, non si irrigidisce, non è irritato, argomenta la risposta, cita la scrittura ed entra nel loro campo di conoscenze.

Dedicare un giorno completamente a Dio ha senso se ci porta ad avere lo stile di Dio: uno stile che fa fiorire l’uomo e lo libera da ogni schiavitù.

05/09/2026

Il Figlio dell'uomo è signore del sabato. E della Scrittura, che conosce attentamente, anche nelle sottigliezze e sfumature che sa interpretare. E della storia di Israele, traendo dal passato un utile insegnamento per il presente. E del buon senso di chi, rispettando la Legge nella sua essenza, non si lascia travolgere dal legalismo. Sì, Gesù è signore del sabato e molto di più. E non confonde le grandi intuizioni della Parola di Dio con le beghe insignificanti in cui continuamente si infilano i farisei di ieri e di oggi. Il sabato è un dono prezioso, certo, ricorda a Israele di essere un popolo di liberi, non di schiavi. Perciò il sabato va rispettato, per fare memoria della propria dignità, del proprio destino, della propria intima chiamata. Va rispettato con intelligenza, come ancora oggi sanno fare gli ebrei praticanti, spegnendo il cellulare e il televisore per stare in famiglia ed intessere relazioni. E come dovremmo fare noi cristiani, che al sabato abbiamo aggiunto la domenica, memoriale della resurrezione di Cristo, per ricordarci che non solo siamo liberi, ma anche figli di Dio. Ma tutto questo in una logica di libertà, non di sterile legalismo!
Paolo Curtaz

05/09/2026
04/09/2026

Quanto è difficile staccarsi dalle nostre abitudini religiose! Anche quelle apparentemente sane e sante... Anche quelle cattoliche e che ci hanno insegnato. Non basta sovrapporre la novità del Vangelo a ciò che pensiamo di credere: ci è necessaria un'autentica conversione del cuore, un cambiamento radicale che non sempre siamo disposti a fare. Accogliere il Vangelo così com'è, metterlo in relazione con la nostra vita, con le nostre convinzioni, significa assumere un atteggiamento di umiltà, di ascolto, di discepolato. A volte ci irrigidiamo nelle nostre posizioni che ci derivano dall'abitudine: quanto è difficile cambiare qualcosa in una parrocchia! E, badate, non si discute mai dei massimi sistemi, della ca**tà da rendere più operosa, della presenza sul territorio dei cristiani... ma degli orari delle messe e dei vestiti della prima comunione. Vale la pena interrogarsi e cambiare atteggiamento: siamo invitati alle nozze dell'agnello ed è lui il centro e il cuore del nostro agire. Con coraggio e verità lasciamo che sia la Parola di Dio a determinare le nostre scelte pastorali e non viceversa...
Paolo Curtaz

04/09/2026

Gesù usa spesso il tema delle nozze, perché egli è lo sposo dell’umanità, la relazione con lui è andare a nozze, cioè festa grande e gioia condivisa.

Ogni volta che incontriamo Gesù: nella celebrazione eucaristica, nell’ascolto della parola o nella preghiera, è come essere invitati a un banchetto di nozze. Non si può digiunare, essere tristi, quando sentiamo la presenza di Dio nella nostra vita. Ciò che conta allora è crescere nella capacità di dire dei no, per poter finalmente togliere dalla nostra vita tutto quello che ci allontana dal Signore.

Gesù non ci sta ad essere un rattoppo: a volte del vangelo prendiamo solo quello che ci piace, è come tagliare pezzi da un vestito nuovo e così anche nel bene ci limitiamo a fare ciò che abbiamo sempre fatto e non rinnoviamo mai le nostre abitudini.

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