15/03/2025
Giovanni Antonio Sanna (Sassari, 29 agosto 1819 – Roma, 9 febbraio 1875) è stato un imprenditore e politico italiano.
Giovanni Antonio Sanna fu uomo attivissimo e ricco di interessi e idee: politico, industriale, giornalista e finanziere (fondatore della Banca Agricola Sarda).
Figlio di Giuseppe Sanna, avvocato sassarese appartenente alla nascente borghesia, e di Maria Ignazia Sanna, lasciò Sassari in giovane età in cerca di un avvenire migliore, trovando altrove i mezzi e le possibilità che all'epoca la famiglia non poté fornirgli.
Emigrato a Marsiglia, in Francia, divenne commerciante dando subito dimostrazione di capacità ed intelligenza innate. Sposatosi con la sp****la María Llambí y Casas, ebbe quattro figlie: Ignazia, Amelia, Enedina e Zelí. Ignazia andò sposa al Sen. Avv. Gianmaria Solinas Apostoli; Amelia a Francesco Michele Guerrazzi (figlio di Giangualberto e nipote del più famoso dittatore della Toscana Francesco Domenico Guerrazzi); Enedina al Sen. Giuseppe Giordano Apostoli; e Zelí sposò, pochi mesi dopo la morte del padre, l´On. Ing. Alberto Castoldi.
Nel 1860 acquistò il giornale torinese Il Diritto, per cederlo successivamente a democratici liguri. Nel 1871 fondò la Banca Agricola Sarda che raggiunse importanza nazionale ma venne coinvolta nel fallimento delle banche sarde degli anni ottanta.
Di simpatie democratiche e progressiste, fu eletto deputato del Regno di Sardegna e del neonato Regno d'Italia per tre legislature dal 1857 al 1865; prima ad Isili (VI e VII) e successivamente a Grosseto (VIII). Si schierò alla difesa degli interessi isolani nella battaglia sugli ademprivi, quattrocentomila ettari residuo della dominazione feudale utilizzati dalla popolazione sarda come legnaia e pascolo comune.
Dotato di grande sensibilità archeologica e artistica, raccolse una vasta collezione di reperti archeologici e di oltre 250 opere artistiche di ogni epoca, avviando a Sassari una scuola d’arti e mestieri collegata. La donazione di questa collezione andrà a costituire il nucleo del futuro Museo nazionale archeologico ed etnografico G. A. Sanna, fatto costruire sui terreni di proprietà e a spese di sua figlia Zelí, su un progetto disegnato dall'architetto romano Michele Busiri Vici, e dunque a lui intitolato negli anni trenta, che ospita la più importante raccolta di reperti archeologici della Sardegna, nonché del Museo Sassari Arte (ossia la Pinacoteca di Sassari allestita, nel 2003, nel restaurato edificio del vecchio Convitto Canopoleno a fianco della Chiesa di Santa Caterina). Per questa attività è comunemente considerato benefattore della città di Sassari.
Sanna scomparve a Roma nel febbraio di 1875, dopo una lunga e penosa malattia: i suoi resti riposano nel Cimitero Monumentale di Sassari (o Cimitero comunale di Sassari) nel bello ed imponente mausoleo di stile neorinascimentale fatto costruire dalle sue figlie. La sua salma è stata traslata dal Cimitero del Verano di Roma a Sassari nel 1925, dopo 50 anni di difficoltà vinte grazie alla tenacia di sua figlia Zelí Castoldi Sanna e di suo nipote Giovanni Antonio Castoldi, e riposa all'interno del monumento marmoreo creato dallo scultore livornese Temistocle Guerrazzi.
Per la realizzazione del monumento funebre non si badò a spese: nel novembre 1877 il genero del Sanna acquistò il terreno equivalente a 26 tombe per la somma di 2.600 lire. La statua in marmo bianco di grana alabastrina, ritrae il defunto disteso sul letto di morte, il volto sereno dagli occhi aperti, le mani posate compostamente sul petto a stringere una croce. Virtuosistica l'attenzione per i particolari e la resa naturalistica, minuziosamente descritte le trine che decorano guanciale e lenzuola, mentre il letto è ornato agli angoli da Erme con puttini. Per terra ai piedi del letto è posata una corona in bronzo di fronde di quercia e di palma. La statua è posta in una ca****la di forme neorinascimentali, coronata da medaglioni in marmo bianco illustranti episodi di vita dell'estinto. Il modello iconografico risale al Medioevo; in epoca neoclassica viene preferito perché imponente e fastoso, di sicuro impatto emotivo.
Esiste un video documentario diretto da Daniele Dettori.