Cimitero Monumentale di Sassari

Cimitero Monumentale di Sassari Questa pagina è stata creata a scopo culturale. Non si tratta della pagina dell'amministrazione del cimitero.

I contatti dell'amministrazione sono i seguenti: 079.260363
https://cimiterosassari.it/ La parte più antica del cimitero di Sassari venne inaugurata il 12 luglio 1837. Questo primo nucleo del camposanto venne edificato su progetto dell'architetto Angelo Maria Piretto (tra i suoi progetti anche quello del primo cimitero esterno di Ossi), nell'area dell'orto dei frati mercedari del convento annesso

alla chiesa di San Paolo. Alla zona del camposanto vecchio, detto monumentale, si accede dal cimitero moderno oppure da un ingresso presso la chiesa di San Paolo. In quest'area sono custodite importanti opere d'arte funeraria, di vari autori, quali Francesco Ciusa, Lorenzo Caprino, Arturo Dazzi, Vincenzo Jerace, Edoardo Rubino, Giuseppe Sartorio, Antonio Usai, Ettore Usai e altri.

Rosilde Bertolotti, 17 aprile 1904 + 16 ottobre 1975, oggi 50° anniversario della sua dipartita, la ricordiamo con una s...
16/10/2025

Rosilde Bertolotti, 17 aprile 1904 + 16 ottobre 1975, oggi 50° anniversario della sua dipartita, la ricordiamo con una sua poesia scritta il 17 ottobre del 1965:
CHISTHA VIDA.
Cantu t’aggiu aisitaddu, primabera,
sunniendi fattu fattu a li canzoni,
ischulthendi, acciarada, dugna sera,
un rissignoru cottu di passioni;
v’erani umbè di fiori i’ la pasthera
e tinia imbarriaddi li balchoni.
Dabboi m’aggiu gudidu lu to’ incantu,
isthiu maravigliosu. Mi piazia
a pusammi i’ lu sori, era un’ippantu
la campagna, un’ipposa mi parìa!
Abbaiddendi ammacchiada lu so’ mantu
vidia tuttu lu mondu in alligria.
Abà nò aisettu nudda. Suipirendi
veggu li fogli secchi i’ lu gialdhinu,
pensu a lu tempu chi z’è fuggendi.
È inutiri, a vò assé lu più mischinu?,
l’ommu timi la morthi: nò cumprendi
nudda, maradizeggia a lu disthinu.
ma, pà cantu sia pienu di tristhura
nò vò murì, paschì la vida piazi
a tutti. È vecciu e vò la giubintura,
ni l’ischappa la risa e poi si fazi
un pientu, è peggiu assai d’una criadura,
nò sa più cosa zercha e lu chi dazi…
Deu meu, piadai! Piglieddizinni in pazi!

Una pagina poco conosciuta della Storia dell'Asinara che tocca anche la storia del nostro cimitero, ultima dimora di alc...
04/08/2025

Una pagina poco conosciuta della Storia dell'Asinara che tocca anche la storia del nostro cimitero, ultima dimora di alcuni deportati etiopi.
"Dall'oblio alla memoria" , Omaggio ai deportati etiopi sull'isola dell'Asinara.

https://www.facebook.com/share/p/1AwXwpgzX9/

Anche nel nostro Cimitero figurano, come foto ricordo sulle lapidi, molte foto Post-mortem 😔
02/08/2025

Anche nel nostro Cimitero figurano, come foto ricordo sulle lapidi, molte foto Post-mortem 😔

Immagina una fotografia che cattura non la vita, ma la delicata immobilità della morte — un ultimo ritratto pensato per preservare la presenza di una persona amata, quando tutto il resto è svanito. Nell’epoca vittoriana, questa era una pratica comune chiamata fotografia post-mortem, un rituale toccante nato dal dolore e dal bisogno di ricordare.

Nel XIX secolo, la vita era fragile e breve. Le malattie colpivano all’improvviso e la medicina poteva fare poco. Le fotocamere erano rare, i ritratti un lusso. Molte famiglie non avevano mai avuto la possibilità di avere una foto dei propri cari in vita. Così, quando arrivava la morte, la macchina fotografica diventava uno strumento non per segnare una fine, ma per trattenere qualcosa.

I defunti venivano vestiti con i loro abiti migliori e sistemati con cura — a volte distesi nel letto, tra le braccia di un genitore, o anche seduti su una sedia. Alcuni sembravano quasi addormentati, altri venivano ritoccati a mano con occhi dipinti o guance colorate per rendere meno evidente la loro immobilità. Queste immagini non volevano scioccare, ma dire: “Erano qui. Contavano.” Dietro ogni fotografia c’era amore, dolore e il desiderio silenzioso di ricordare.

Le famiglie posavano con emozioni diverse — alcune con dolore visibile, altre con calma apparente. Anche se oggi può sembrare strano, era un modo per affrontare la perdita in un periodo in cui le foto erano ricordi preziosi. Con il tempo e il cambiamento delle abitudini, questa tradizione è quasi scomparsa all’inizio del XX secolo.

Ma ci sono ancora tracce di questa pratica oggi, soprattutto nei casi di perdita infantile, quando viene offerta alle famiglie una possibilità silenziosa di ricordare. Questo ci ricorda che, anche se le usanze cambiano, il bisogno di trattenere l’amore resta. Invece di giudicare, possiamo guardare al lutto del passato con empatia e rispetto.

Addis Abeba, Yekatit 12 - 19 febbraio 1937è la data in cui due giovani studenti eritrei lanciarono otto bombe a mano con...
24/05/2025

Addis Abeba, Yekatit 12 - 19 febbraio 1937
è la data in cui due giovani studenti eritrei lanciarono otto bombe a mano contro il Maresciallo Rodolfo Graziani ed altre autorità italiane, radunate per una cerimonia ufficiale. L’attentato provocò sette morti e una cinquantina di feriti, tra cui lo stesso Graziani. La rappresaglia non si fece attendere e venne guidata dal federale fascista della capitale, Guido Cortese, che sguinzagliò per Addis Abeba centinaia di squadre d’azione, che si dedicarono ad una forsennata e sanguinaria caccia al moro. L’azione durò per tre giorni e furono assassinati moltissimi etiopici: i giornali inglesi e francesi dell’epoca riportavano cifre oscillanti tra i 1400 e i 6000 morti.
E mentre i civili organizzavano la rappresaglia contro gli innocenti abitanti etiopici, i militari italiani operavano i primi arresti indiscriminati di massa, portando migliaia di etiopi di tutte le classi sociali in isolamento in improvvisati campi di detenzione.
In seguito alle prime indagini, scoprendo che i due studenti avessero brevemente soggiornato nel Monastero di Debra Libanos, Rododlfo Graziani diede l'ordine di occuparla e massacrarne gli occupanti. Il responso fu di 297 monaci incluso il vice priore, 23 laici sospetti di connivenza, e 123 diaconi tutti massacrati.
Queste fucilazioni furono però solo l'inizio di una repressione che col tempo assunse dimensioni sempre maggiori, fino a coinvolgere l'intera classe dirigente abissina. Fu deciso che i capi ahmara dovessero sparire e Graziani, con l'avallo di Mussolini, dispose la deportazione immediata in Italia per i duecento notabili arrestati subito dopo l'attentato e che erano scampati alla fucilazione per la totale assenza di prove contro di loro; mentre altri 284 raggiunsero l'Asinara nei giorni successivi.
Tra i 214 uomini, 43 donne e 27 bambini che arrivarono all'Asinara vi era anche un politico illustre di Etiopia, ministro dell’agricoltura e presidente del consiglio dei ministri al servizio di vari imperatori, Tsehafi Taezaz Wolde Meskel Tariku, deportato all’Asinara insieme ai due figli, Haile e Mahiteme Sellasie .
Il 30 settembre 1937, in seguito a "duodenite ed epatite", moriva nell'Ospedale Civile Santissima Annunziata in via Enrico Costa a Sassari il 41 enne Haile Wolde Meskel. Fu sepolto nel Cimitero di Sassari e dopo diversi anni riesumato e le sue ossa riposte nell'ossario comune.
Tra i deportati etiopi si registrarono altri 4 decessi.
Un uomo di 64 anni per sincope cardiaca presso l'ospedale psichiatrico di Rizzeddu , dove era stato ricoverato per alienazione mentale; (ricerche in corso presso l'archivio del cimitero di Sassari)
Un uomo di 31 anni per broncopolmonite;
un uomo di 22 anni per tubercolosi polmonare;
ed un bambino di due anni di meningite, Gideone Beyene, figlio della Principessa Romane Worq Hailè Selassie primogenita dell’imperatore di etiopia, Hailé Selassié, ed anche lei deportata all'Asinara, dove Mussolini le concesse di soggiornare nelle casette di Cala Reale insieme con due dei suoi quattro figli. Al suo fianco anche le damigelle di corte e alcune autorità etiopi in esilio forzato. La principessa del melograno d’oro, il suo titolo imperiale, morì il 14 ottobre del 1940 in un convento a Torino, dove fu in seguito trasferita.
Tutti gli altri deportati furono trasferiti dall'Asinara ad altre località di confino o rimpatriati.

La foto è presa dalla locandina dell'evento organizzato dal Parco dell'Asinara per il prossimo mese di agosto per omaggiare i deportati etiopi sull'isola. (prossimamente i vari dettagli dell'evento)
fonti :
www.campifascisti.it
Unione Sarda 05 giugno 2023 - Gli etiopi confinati all'Asinara: la storia di Haile, figlio del primo ministro
Wikipedia - strage di Addis Abeba
Wikipedia - Rodolfo Graziani
Wikipedia - massacro di Debra Libanos
https://www.assemblea.emr.it/cittadinanza/per-approfondire/formazione-pdc/viaggio-visivo/lideologia-nazista-e-il-razzismo-fascista/il-razzismo-fascista/la-repressione-della-resistenza-etiopica
Il Massacro di Addis Abeba. Fumetto Federazione delle Resistenze -https://resistenzeincirenaica.com/wp-content/uploads/2024/02/a5_il_massacro_di_addis_abeba_fumetto_federazione_delle_resistenze.pdf
A.Del Boca, "Italiani, brava gente?", Vicenza, Neri Pozza, 2005
Parco nazionale dell'Asinara - Il passaggio degli Etiopi all'Asinara
Parco Nazionale dell'Asinara - Area Marina Protetta

Aprile, il mese delle gite scolastiche. La mia ultima gita scolastica fu nel millenovecentottantasette in terza media, a...
11/04/2025

Aprile, il mese delle gite scolastiche. La mia ultima gita scolastica fu nel millenovecentottantasette in terza media, ad Aosta, con tappe anche a Ginevra e Torino. Fu con quella gita che finii di mettere le maglie di lana e iniziai ad usare quelle in cotone.
In quell'anno i miei genitori facevano già tanti sacrifici, avevamo appena aperto l'attività e i padroni di casa ci avevano aumentato l'affitto. Ciò nonostante non si opposero a farmi partecipare alla gita scolastica.
in quella gita visitammo Cogne quando ancora era solo una meta turistica, senza nessun richiamo a fatti di cronaca: in quei pressi incontrammo Beppe Grillo, quando ancora era solamente un comico, senza nessuna ambizione a diventare politico (anzi, era proprio agli antipodi). Mi ricordo le porzioni esigue della nouvelle cousine del ristorante di Ginevra, che appena usciti la fame era maggiore di quando entrammo; mi ricordo che qualcuno scivolò dentro il famoso lago con il getto, bagnandosi le scarpe; mi ricordo che anche il menù del ristorante di Aosta non era questo granché; mi ricordo la visita al museo egizio che la nostra compagna L. non aveva fatto perché alcuni zii erano venuti a prenderla per stare un pò con lei; mi ricordo il cazziettone che mi fece la Professoressa Pirisino quando mi trovò in giro per la nave dopo il coprifuoco che ci avevano dato; mi ricordo lo scherzo con il dentifricio che qualcuno fece a tutti nella mia cabina, spalmandocelo nelle mani ed in faccia nel mentre che eravamo addormentati. Mi ricordo che eravamo insieme alla terza F, ma noi della terza E eravamo migliori. Condividevamo con loro quasi tutti i corsi ed i professori, compresa l'ora di educazione fisica con il professor Maioli.
Poi la gita finì e rientrammo a casa.
Fu un paio di giorni dopo il nostro rientro che Antonio, della terza F, accusò un forte malditesta, fu ricoverato d'urgenza ma fu tutto vano. Il referto disse Meningite Acuta Fulminante. Nelle stesse ore, anche G., della nostra classe, accusò gli stessi sintomi e venne subito ricoverata. Tutte e due le terze che avevano passato la gita insieme furono messe in cura con antibiotici. Furono fatti accertamenti sul cibo che avevamo mangiato ed anche sui ristoranti in cui eravamo stati. Ma non fu rilevato niente di anomalo.
Antonio aveva 13 anni, era minuto e bassottino come me, non eravamo in confidenza, ma con chi lo sono mai stato veramente?
Non so che cosa gli sarebbe piaciuto fare da grande, non so che scuola superiore aveva scelto per l'anno successivo, non so quanti amori aveva, non so quali voti aveva, so che per lui la gita di terza media fu la sua ultima esperienza.
Antonio ora è qui a Calamasciu, fermo nel tempo, tredicenne per sempre, con il suo maglioncino azzurro, passo sempre davanti a lui, un saluto, una preghiera e via.
La Nuova Sardegna riportò la notizia, io lo riporto come i ricordi del mio anno di terza media.
Fabrizio

Il conte Alberto Lamarmora, nel suo Atlante "Voyage en Sardaigne", pubblicato nel 1826, fece realizzare dall'architetto ...
17/03/2025

Il conte Alberto Lamarmora, nel suo Atlante "Voyage en Sardaigne", pubblicato nel 1826, fece realizzare dall'architetto Cominotti delle tavole per raffigurare gli usi e le tradizioni che lo avevano colpito nel suo itinerario isolano. Nella tavola che pubblichiamo (ripresa da una stampa della Nuova Sardegna) la didascalia riporta la scritta "Il compianto delle piangitrici a Tempio" in francese ed in italiano "L'attito in Tempio".
Sempre il Lamarmora nel suo Atlante dedica una pagina del suo viaggio a descrivere questa usanza:
"Niente uguaglia le grida che si sentono durante i funerali di un uomo ucciso dal suo nemico; l'accompagnamento non è più triste e lugubre così da commuovere, ma è un grido di rabbia e di disperazione che non vuole più comunicare ai presenti il dolore ma esprimere i sentimenti di odio e di vendetta che animano la famiglia dell'ucciso. La donna che declama, sia che finga di provarli, sia che si senta coinvolta personalmente, si sforza di ispirare gli stessi sentimenti nei presenti e si serve di figure retoriche:

Giovanni Antonio Sanna (Sassari, 29 agosto 1819 – Roma, 9 febbraio 1875) è stato un imprenditore e politico italiano.Gio...
15/03/2025

Giovanni Antonio Sanna (Sassari, 29 agosto 1819 – Roma, 9 febbraio 1875) è stato un imprenditore e politico italiano.
Giovanni Antonio Sanna fu uomo attivissimo e ricco di interessi e idee: politico, industriale, giornalista e finanziere (fondatore della Banca Agricola Sarda).
Figlio di Giuseppe Sanna, avvocato sassarese appartenente alla nascente borghesia, e di Maria Ignazia Sanna, lasciò Sassari in giovane età in cerca di un avvenire migliore, trovando altrove i mezzi e le possibilità che all'epoca la famiglia non poté fornirgli.
Emigrato a Marsiglia, in Francia, divenne commerciante dando subito dimostrazione di capacità ed intelligenza innate. Sposatosi con la sp****la María Llambí y Casas, ebbe quattro figlie: Ignazia, Amelia, Enedina e Zelí. Ignazia andò sposa al Sen. Avv. Gianmaria Solinas Apostoli; Amelia a Francesco Michele Guerrazzi (figlio di Giangualberto e nipote del più famoso dittatore della Toscana Francesco Domenico Guerrazzi); Enedina al Sen. Giuseppe Giordano Apostoli; e Zelí sposò, pochi mesi dopo la morte del padre, l´On. Ing. Alberto Castoldi.
Nel 1860 acquistò il giornale torinese Il Diritto, per cederlo successivamente a democratici liguri. Nel 1871 fondò la Banca Agricola Sarda che raggiunse importanza nazionale ma venne coinvolta nel fallimento delle banche sarde degli anni ottanta.
Di simpatie democratiche e progressiste, fu eletto deputato del Regno di Sardegna e del neonato Regno d'Italia per tre legislature dal 1857 al 1865; prima ad Isili (VI e VII) e successivamente a Grosseto (VIII). Si schierò alla difesa degli interessi isolani nella battaglia sugli ademprivi, quattrocentomila ettari residuo della dominazione feudale utilizzati dalla popolazione sarda come legnaia e pascolo comune.
Dotato di grande sensibilità archeologica e artistica, raccolse una vasta collezione di reperti archeologici e di oltre 250 opere artistiche di ogni epoca, avviando a Sassari una scuola d’arti e mestieri collegata. La donazione di questa collezione andrà a costituire il nucleo del futuro Museo nazionale archeologico ed etnografico G. A. Sanna, fatto costruire sui terreni di proprietà e a spese di sua figlia Zelí, su un progetto disegnato dall'architetto romano Michele Busiri Vici, e dunque a lui intitolato negli anni trenta, che ospita la più importante raccolta di reperti archeologici della Sardegna, nonché del Museo Sassari Arte (ossia la Pinacoteca di Sassari allestita, nel 2003, nel restaurato edificio del vecchio Convitto Canopoleno a fianco della Chiesa di Santa Caterina). Per questa attività è comunemente considerato benefattore della città di Sassari.
Sanna scomparve a Roma nel febbraio di 1875, dopo una lunga e penosa malattia: i suoi resti riposano nel Cimitero Monumentale di Sassari (o Cimitero comunale di Sassari) nel bello ed imponente mausoleo di stile neorinascimentale fatto costruire dalle sue figlie. La sua salma è stata traslata dal Cimitero del Verano di Roma a Sassari nel 1925, dopo 50 anni di difficoltà vinte grazie alla tenacia di sua figlia Zelí Castoldi Sanna e di suo nipote Giovanni Antonio Castoldi, e riposa all'interno del monumento marmoreo creato dallo scultore livornese Temistocle Guerrazzi.
Per la realizzazione del monumento funebre non si badò a spese: nel novembre 1877 il genero del Sanna acquistò il terreno equivalente a 26 tombe per la somma di 2.600 lire. La statua in marmo bianco di grana alabastrina, ritrae il defunto disteso sul letto di morte, il volto sereno dagli occhi aperti, le mani posate compostamente sul petto a stringere una croce. Virtuosistica l'attenzione per i particolari e la resa naturalistica, minuziosamente descritte le trine che decorano guanciale e lenzuola, mentre il letto è ornato agli angoli da Erme con puttini. Per terra ai piedi del letto è posata una corona in bronzo di fronde di quercia e di palma. La statua è posta in una ca****la di forme neorinascimentali, coronata da medaglioni in marmo bianco illustranti episodi di vita dell'estinto. Il modello iconografico risale al Medioevo; in epoca neoclassica viene preferito perché imponente e fastoso, di sicuro impatto emotivo.
Esiste un video documentario diretto da Daniele Dettori.

S'atitu è il termine in sardo per definire il canto che si usava nelle veglie funebri in passato.Il lamneto era affidato...
14/03/2025

S'atitu è il termine in sardo per definire il canto che si usava nelle veglie funebri in passato.
Il lamneto era affidato alle voci femminili delle prefiche, in cui una guidava e le altre la accompagnavano. Nel canto si ricordavano le azioni positive e le difficoltà affrontate in vita dal defunto. Spesso era un testo improvvisato, altre volte si utilizzavano attitus già cantati per altri, attualizzandoli di volta in volta.
L'esecuzione era accompagnata da una precisa gestualità: le braccia e le mani venivano sollevate per esprimere disperazione e poi lasciate cadere sulle ginocchia o sul defunto.

Nella foto di Fabio Ladinetti Films vediamo Anna Orrù durante la Passeggiata al Cimitero Monumentale di Sassari organizzata dalla Associazione Quiteria per la promozione storica e culturale. nel 2019 , dove improvvisò un attitu dedicato al "figlio" Ferdinando Marianini, morto suicida per amore alla fine del 1800.

Un interessante cortometraggio di Mattia Tognoni sulla figura dell'accabadora
14/03/2025

Un interessante cortometraggio di Mattia Tognoni sulla figura dell'accabadora

ATTITU | Short Film - Cortometraggio"Attitu" tells the inner life of a woman, an Accabadora. This is a mysterious figure in Sardinian tales. According the st...

10/03/2025
Alfonso Bolognini è uno dei costruttori che a Sassari ha decisamente lasciato il segno. Appartenente ad una famiglia di ...
10/03/2025

Alfonso Bolognini è uno dei costruttori che a Sassari ha decisamente lasciato il segno. Appartenente ad una famiglia di costruttori di Maccagno, paese sul lago Maggiore a pochi chilometri dal confine svizzero, da giovane aveva frequentato la scuola edile di Parigi per poi lavorare nell’azienda di famiglia nella zona del Lago Maggiore. Nel 1929 decise di partecipare all’appalto per la costruzione del cimitero di Chiavari dove conobbe l’architetto siciliano Angelo Misuraca che di quel cimitero era il progettista e direttore dei lavori. Il rapporto tra Misuraca e Bolognini in quegli anni fu molto stretto tanto che, nel 1935, l’architetto siciliano gli propose di sbarcare a Sassari per costruirvi la villa Conti, di cui aveva ricevuto l’incarico per il progetto. L’incarico per Bolognini era però l’imitato alla costruzione dei muri e alle rifiniture delle facciate esterne, mentre per le finiture delle decorazioni interne e per le maioliche fu fatta arrivare da Genova una squadra di operai particolarmente specializzati in questo campo. I lavori di Villa Conti durarono due anni. Si ergeva nel viale Dante, allora con poche costruzioni, in un grande parco verde di oltre un ettaro con alberi enormi e una grande quercia secolare. Ogni cosa fu distrutta nei primi anni ’60 quando la famiglia Conti decise di vendere sia la villa che il terreno ai Marzotto per la costruzione del Jolly Hotel (oggi Hotel Grazia Deledda). La realizzazione di villa Conti piacque talmente che arrivarono diversi lavori per Misuraca e Bolognini. La seconda costruzione di Alfonso Bolognini, sempre su progetto di Misuraca, fu il palazzo in stile liberty – ancora esistente – sito in piazza Salvatore Ruiu a fine via Pasquale Paoli. In origine il palazzo avrebbe dovuto avere un altro piano ma al committente mancarono i fondi, così fu ultimato con il numero di piani odierni. In questo caso Bolognini seguì personalmente anche le finiture interne. Anche la curia cittadina e l’allora arcivescovo Mazzotti apprezzarono il lavoro di Bolognini e Misuraca. I due ottennero così il progetto e la costruzione della chiesa delle suore del Getsemani in via Porcellana – meglio conosciuta in città come la chiesa di Padre Manzella – e del caseggiato dell’Istituto dei Ciechi, nella parte finale di viale Dante, oggi trasformato in uffici comunali. I lavori, iniziati alla fine degli anni ’30, si protrassero a lungo per avere conclusione dopo la fine degli eventi bellici legati alla Seconda Guerra Mondiale. Misuraca, suo malgrado, dovette adattarsi ad uno stile razionalista, molto diverso rispetto al liberty della Villa Conti e al palazzo di piazza Ruiu, poiché imposto dal regime fascista per tutti gli immobili di nuova costruzione. Lo stesso stile razionalista lo si può vedere anche nelle costruzioni di Alfonso Bolognini degli anni ’40 – come il palazzo De Giorgi in via Mercato – e nella basilica del Sacro Cuore, ultimata negli anni ’50. L’imponente campanile, progettato da Misuraca come del resto la chiesa, non è stato invece costruito da Bolognini che realizzò di contro gli argini del Coghinas. Nel dopo guerra si occupò della costruzione delle case popolari a Sennori, Oschiri e Ittireddu, ritirandosi dall’attività nel 1960. Continuò comunque ad abitare a Sassari dove si spense nel 1983.

Testo di Tore Sanna
Pubblicato sulla rivista Sassari, ieri oggi e domani

Indirizzo

Viale Porto Torres 12
Sassari
07100

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 16:45
Martedì 08:00 - 16:45
Mercoledì 08:00 - 16:45
Giovedì 08:00 - 16:45
Venerdì 08:00 - 16:45
Sabato 08:00 - 16:45
Domenica 08:00 - 16:45

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Cimitero Monumentale di Sassari pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Il Luogo Di Culto

Invia un messaggio a Cimitero Monumentale di Sassari:

Condividi

Digitare