02/08/2019
Ieri pomeriggio in qualità di cittadina di Santo Stefano di Magra e di rappresentante dell’Associazione Da Porta Nord alla Brina mi sono recata presso la sala della Provincia ove è stata convocata la prima seduta dell’inchiesta pubblica promossa ai sensi della Delibera di Giunta Regionale 317/2019 ed in virtù di disposizione di Delibera di Giunta Regionale n 331/2019.
Erano presenti i rappresentanti di Recos, i tecnici, il geologo, il funzionario regionale, il Presidente dell’Inchiesta Pubblica e diversi cittadini, di Vezzano, di Santo Stefano, di Sarzana.
La funzionaria regionale ha illustrato la procedura ed i tecnici Recos hanno illustrato la loro idea di progetto e le loro motivazioni circa il sito.
Poiché al termine della seduta non si era formato il Comitato Istruttorio, sono stati conferiti sette giorni di tempo per inviare e mail di adesione e, pertanto, ognuno di noi ha facoltà ancora di iscriversi.
Non so quanti dei cittadini e comitati presenti abbiano lasciato il proprio nominativo; personalmente, in questa prima seduta, io non l’ho lasciato, né come cittadina né come Associazione, poiché personalmente non ho l’ardire di pensare di essere sufficientemente competente da poter partecipare ad una fase così importante del processo decisionale del biodigestore, né l’Associazione ha risorse sufficienti a consentire incarichi e/o consulenze a tal fine.
Pertanto, sin da ora, specifico che difficilmente parteciperemo al processo istruttorio dell’inchiesta pubblica.
Ho letto, però, le motivazioni del ricorso promosso dal Comune di Santo Stefano e so che il giurista ambientale che il Sindaco ha incaricato di ricorrere contro la delibera che istituisce l’inchiesta pubblica ha invitato caldamente a non partecipare alle sedute ed osservo quanto segue 1. La legittimità delle procedure non la decidono i giuristi ma i giudici; i giuristi possono dare pareri (come tali non necessariamente condivisibili) da esperti della materia ma non possono lanciare anatemi. I giuristi spesso (ed a maggior ragione i giudici) applicano il diritto con interpretazioni diverse e spesso contrastanti tra loro; 2. I giuristi incaricati dagli enti devono restare scevri da valutazioni di carattere politico; 3. La partecipazione all’inchiesta pubblica non significa acquiescenza né accettazione degli esiti della procedura e questo ci è stato spiegato bene dal legale incaricato dal comune in occasione del Consiglio Comunale del 04.06. u.s. (allego video) Il punto è che, nel caso in specie, il Comune di Santo Stefano ha deciso di non partecipare al contradditorio e di invitare a non partecipare poiché ritiene che sia illegittima la stessa inchiesta pubblica, quale fase passaggio della VIA, decisa dall’organo regionale che però è prevista e disciplinata dalla legge (D.L.vo 152/06 art. 24 bis).
Io non sono una giurista ambientale, faccio l’avvocato di provincia e mi occupo essenzialmente di altro, quindi probabilmente non faccio testo, però voglio dire la mia; vivo nelle immediate adiacenze (poco più in là della linea tracciata dall’A12) dell’insediamento e vorrei tanto che davvero tutti si impegnassero affinchè il progetto non trovasse attuazione, senza retro pensieri politici ed altri scopi e, francamente, sul tema, non accetto né che motivazioni diverse da quelle finalizzate a scongiurare il digestore possano prevalere, né che qualcuno, senza specifiche competenze, pensi di saperne più di altri. Siamo tutti, più o meno, sulla stessa barca, stiamo tutti cercando di dare un contributo, ognuno per le proprie possibilità e competenze ma neanche su questo tema, così importante per il nostro territorio, si può pensare che un opinione possa essere uguale all’altra.
Personalmente, le motivazioni per le quali è stata impugnata la delibera regionale che istituisce l’inchiesta pubblica nella VIA non mi convincono; ho letto la pianificazione regionale del 2015 (a cui né i Comuni, né i Comitati, tranne i Comitati spezzini, hanno fatto osservazioni) che è stata sottoposta a legittima VAS e che individua i due siti, Saliceti a Vezzano per il CDR e Boscalino per compostaggio, con la specifica però che “gli impianti esistenti a Vezzano ed Arcola devono essere sottoposti ad un processo di riprogettazione al fine di una riconversione in linea con le previsioni di Piano”. E’ un po’ come per la pianificazione provinciale approvata in agosto 2018, che individua Boscalino ma non esclude altri siti più confacenti alle esigenze dimensionali; dicono tutto ed il contrario di tutto. Senza contare che nel piano d’ambito regionale dei rifiuti è stata contemplata l’ipotesi di interventi paralleli a quelli pianificati.
Nella pratica del diritto, ho imparato, anche a mie spese, che tutto è possibile, è sufficiente una frase, una parola, una virgola per conferire al tutto interpretazioni giuridiche diverse.
Mi sono fatta l’idea che la pianificazione pratica dei siti provinciali atti agli impianti sia stata fatta da tempo (già nel 2015 a qualcuno erano chiare le prospettive) e penso che compito di chi vuole contrastare il progetto sia, più che discutere di procedure, quello di mettere in discussione la compatibilità dell’impianto con le caratteristiche del sito per tutti i motivi che conosciamo, in primis, la vulnerabilità.
Detto ciò, accetto pensieri ed opinioni diverse, qualificate, non da bar, ma non accetto né anatemi, né considerazioni denigratorie del pensiero di alcuno perchè in queste partite gioca la NAZIONALE.