Parrocchia San Michele Arcangelo Sant'Angelo di Sala - VE

Parrocchia San Michele Arcangelo Sant'Angelo di Sala - VE Pagina Ufficiale della Parrocchia San Michele Arcangelo - Sant'Angelo di Santa Maria di Sala (VE) Itlay - www.parrocchiasantangelo.com

Parrocchia San Michele Arcangelo
Sant'Angelo di Santa Maria di Sala (VE)

07/09/2026

𝐒𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝐞 𝐢 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢: 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞, 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐫𝐞, 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞.

Con settembre riprende il ritmo ordinario della vita ecclesiale. Ricominciano le attività pastorali, tornano gli incontri, si riaprono gli oratori, si rimettono in moto catechesi e percorsi. Ma settembre è anche il mese in cui, in molte diocesi, diventano concreti i cambiamenti annunciati nei mesi precedenti: nuovi incarichi, nuovi parroci, nuovi inizi.

Per alcuni presbiteri è la prima parrocchia. Per altri è un passaggio dopo anni di ministero altrove. Qualcuno arriva con l’entusiasmo e anche con il timore di chi deve ancora conoscere nomi, volti, abitudini, ferite e speranze di una comunità. Qualcun altro, invece, prepara scatoloni e saluti dopo dieci, venti, magari trent’anni trascorsi nello stesso luogo.

Ed è proprio qui che le parole "nomina", "trasferimento", "insediamento" mostrano tutta la loro insufficienza. Perchè dietro un decreto c’è sempre una storia. C’è un presbitero che lascia una casa diventata familiare, una chiesa nella quale ha celebrato per anni, persone che ha visto crescere, famiglie accompagnate nei momenti più belli e in quelli più duri. Ci sono battesimi, funerali, matrimoni, confessioni, riunioni infinite, discussioni, incomprensioni, riconciliazioni. Ci sono porte aperte a qualsiasi ora e telefonate arrivate quando meno te le aspettavi.

E poi c’è una comunità che deve imparare a salutare. Non è sempre facile. Ci si affeziona anche ai difetti, alle abitudini, perfino a quel modo particolare di fare le cose che tante volte ha fatto discutere. Quando un presbitero resta a lungo in una parrocchia, inevitabilmente una parte della sua vita si intreccia con quella della gente. E una parte della vita della gente si intreccia con la sua.

Poi arriva qualcuno di nuovo. Magari giovane. Magari alla prima esperienza da parroco. Arriva con idee, entusiasmo, qualche paura che difficilmente confesserà e il desiderio di fare bene. Ma una comunità non si conquista nei primi cento giorni e neppure con il programma pastorale migliore del mondo. Una comunità si conosce lentamente. Bisogna imparare i silenzi, non soltanto i nomi. Capire chi entra in chiesa sempre dalla stessa porta, chi si siede in fondo, chi parla molto e chi non dice quasi nulla. Scoprire che dietro certe resistenze ci sono storie che vengono da lontano. Accorgersi che qualcuno non sta chiedendo una soluzione, ma semplicemente di essere ascoltato.

Un presbitero che arriva non riceve soltanto una parrocchia. Gli viene affidato un popolo concreto. E allo stesso modo una comunità non riceve semplicemente "il nuovo parroco". Riceve un uomo con la sua storia, il suo carattere, la sua formazione, le sue fragilità e i suoi doni. Anche lui dovrà crescere. Anche lui dovrà imparare. Anche lui qualche volta sbaglierà.

Forse sarebbe bene ricordarlo proprio all’inizio di ogni nuovo incarico: il presbitero è mandato a una comunità, ma anche il presbitero, in qualche modo, è affidato alla comunità, perchè anche essa contribuisca a formarlo.

Ci saranno giorni in cui vedrà frutti evidenti e altri nei quali avrà l’impressione di avere seminato inutilmente. Ci saranno stagioni luminose e passaggi più difficili. E forse, proprio allora, sarà necessario tornare alla sorgente: al giorno in cui ha detto il proprio "sì", il proprio "eccomi", e alla ragione per cui ha scelto di spendere la vita nel ministero.

Non per nostalgia, ma per memoria. Perchè ci sono momenti nei quali ciò che permette di andare avanti non è la gratificazione immediata, ma ricordare perchè si è iniziato.

Settembre, allora, non è soltanto il mese degli insediamenti. È un tempo di consegne. Un presbitero consegna una comunità a chi viene dopo di lui. Una comunità consegna al nuovo parroco la propria storia, anche quella che non si vede. Un Vescovo affida un pezzo della Chiesa diocesana a qualcuno. E un presbitero, ancora una volta, consegna se stesso a una strada che non conosce completamente.

Forse la cosa più bella che una comunità può fare quando arriva un nuovo parroco non è aspettare di vedere "come sarà", ma accompagnarlo. Pregare per lui. Volergli bene senza trasformarlo in un personaggio. Aiutarlo senza impossessarsene. Permettergli di essere pastore senza pretendere che diventi la copia di chi lo ha preceduto.

E forse la cosa più bella che può fare un presbitero quando entra in una nuova comunità è non avere fretta di cambiarla. Prima conoscerla. Poi amarla. E soltanto dopo, insieme, provare a capire quale strada percorrere. Perchè ogni nuovo inizio porta con sè entusiasmo, ma anche qualche tentazione. La prima è quella di arrivare pensando che tutto debba ricominciare da zero. Succede più spesso di quanto si ammetta. Si entra in una nuova comunità, si osserva ciò che c’è e, invece di chiedersi perchè certe cose siano nate, si pensa subito a come cambiarle. Si spostano orari, si cancellano consuetudini, si modificano gruppi, si interrompono percorsi, si ridisegna tutto. Magari con le migliori intenzioni. Ma una parrocchia non comincia il giorno in cui arriva il nuovo parroco. Prima di lui ci sono stati altri presbiteri, altre persone, altre storie, altre fatiche. C’è una memoria che merita rispetto, anche quando ha bisogno di essere corretta, purificata o rinnovata. Un altro errore è quello di voler dimostrare subito qualcosa. Dimostrare di essere più capace, più presente, più organizzato, più vicino alla gente. Dimostrare che finalmente "si cambia". Dimostrare che il proprio metodo funziona meglio di quello precedente.

È una strada pericolosa, perchè il ministero non è una gara tra chi arriva e chi è andato via. Un presbitero non cresce sminuendo chi lo ha preceduto. E una comunità non cresce quando viene trascinata dentro confronti continui tra "prima" e "adesso".

Poi bisogna ricordare una cosa: il parroco non è il riferimento di un gruppo. È di tutti. Anche di chi non gli somiglia. Anche di chi non lo applaude. Anche di chi non condivide subito le sue scelte.

Un altro errore è parlare troppo presto. Giudicare una comunità dopo poche settimane. Dire che "qui non si è mai fatto nulla", che "la gente non partecipa", che "manca formazione", che "bisogna cambiare mentalità". Forse sarà anche vero, ma prima di pronunciare certe frasi bisogna conoscere la storia che c’è dietro. Ci sono comunità apparentemente fredde che hanno attraversato divisioni profonde. Comunità poco partecipi che hanno vissuto anni difficili. Gruppi stanchi che non hanno bisogno di essere rimproverati, ma rimessi in piedi. Prima di giudicare una comunità bisogna ascoltarla. A lungo.

C’è poi un errore più sottile: voler essere amati da tutti. Il desiderio di essere accolti è comprensibile. Ma quando diventa bisogno di consenso, il ministero si indebolisce. Dire sempre sì, evitare ogni scelta difficile, accontentare tutti, non correggere mai, non prendere decisioni per paura di perdere simpatia: alla lunga non costruisce comunione. La gente non ha bisogno di un parroco che piaccia sempre. Ha bisogno di un presbitero credibile. E la credibilità nasce anche dalla capacità di dire qualche no, di sostenere decisioni impopolari, di non cambiare posizione a seconda della persona che si ha davanti.

Poi c’è il rischio opposto: confondere l’autorevolezza con il comando. Arrivare e pensare che il decreto di nomina vescovile basti a creare fiducia. Non funziona così. L’autorità si riceve. L’autorevolezza si costruisce. E si costruisce lentamente: mantenendo la parola data, ascoltando, essendo presenti, assumendosi responsabilità, chiedendo scusa quando serve. Sì, anche chiedendo scusa. Perchè uno degli errori peggiori che un presbitero possa fare è pensare che ammettere un errore lo renda più debole. È vero il contrario. Una comunità perdona molto più facilmente un errore riconosciuto che un errore difeso per orgoglio.

E poi c’è forse la tentazione più comune: avere fretta. Fretta di vedere risultati. Fretta di riempire la chiesa. Fretta di cambiare il consiglio pastorale. Fretta di cambiare quel responsabile. Fretta di avviare nuove attività. Fretta di lasciare un segno. Ma il ministero parrocchiale non si misura dalla quantità di cose avviate nei primi mesi. A volte il primo compito è semplicemente restare. Restare abbastanza da conoscere. Restare abbastanza da capire. Restare abbastanza da farsi conoscere. Perchè una comunità non si guida da lontano e non si cambia per decreto. Si accompagna con amore e per amore. E prima ancora di accompagnarla, bisogna imparare ad appartenerle almeno un poco.

Forse è questo che i nuovi inizi chiedono a tutti: meno ansia di lasciare il proprio segno e più disponibilità a ricevere quello degli altri. Perchè quando un presbitero entra in una nuova parrocchia non porta soltanto qualcosa. Riceve. Riceve una storia. Riceve delle persone. Riceve ferite che non ha causato e speranze che non ha acceso.

E il modo in cui saprà accoglierle dirà molto più di qualunque programma pastorale.

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04/09/2026

☑ Accompagnare alla morte, voce del verbo stare (accanto) ☑
La riflessione del vescovo Claudio dopo l’approvazione della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito
«Nell’orto degli ulivi Gesù non chiede ai suoi discepoli di essere risparmiato. Chiede una cosa più piccola e insieme più difficile: di restare svegli accanto a lui. È la domanda che sale – quasi sempre inespressa – dal letto di chi soffre o sta per morire. Non chiede anzitutto spiegazioni, né protocolli, né soluzioni: chiede che qualcuno rimanga».
Parte da questa richiesta – stare accanto, rimanere, esserci – semplice, ma basilare la riflessione del vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla dopo l’approvazione della legge regionale del Veneto sul suicidio medicalmente assistito votata ieri, mercoledì 2 settembre 2026 in consiglio regionale, di fronte alla quale rimane forte la necessità e l’urgenza di continuare a proporre una riflessione seria e costante per sollecitare le coscienze e le comunità – ma anche la politica – a un’attenzione all’umano che ponga sempre al centro la persona e la possibilità nei casi più estremi di un accompagnamento amorevole e dignitoso che porta il nome della cura e nello specifico delle cure palliative. Consapevoli che può esserci divergenza fra ciò che prevede una legge e ciò che prevede la morale cristiana.
Il testo completo della riflessione del vescovo Claudio 👉 https://www.diocesipadova.it/accompagnare-alla-morte-voce-del-verbo-stare-accanto/

Bollettino parrocchiale mensile da domenica 6 settembre a domenica 4 ottobre 2026🌟
04/09/2026

Bollettino parrocchiale mensile da domenica 6 settembre a domenica 4 ottobre 2026🌟

12/08/2026

All’udienza generale il Papa dedica la sua catechesi all’anno liturgico che ripropone ciclicamente “la pedagogia della storia della salvezza” ...

05/08/2026

Nomine 2026/5
Mercoledì 5 agosto 2026
• Don Giorgio de Checchi viene nominato parroco di Caselle de’ Ruffi, Murelle, Sant'Angelo di Santa Maria di Sala e Villanova. Conserva gli incarichi di direttore di Area giustizia e partecipazione e coordinatore del Progetto Liberi di scegliere dell'associazione Libera. Delle suddette parrocchie don Tommaso Bolognesi è nominato vicario parrocchiale e don Luigi Codemo collaboratore pastorale.
• Per quanto riguarda le parrocchie di Piove di Sacco, don Massimo Draghi, arciprete del Duomo e parroco di Arzerello, assume anche la guida di Corte. Don Giuliano Piovan viene nominato parroco di Sant’Anna, Piovega e Tognana. Delle stesse parrocchie don Alessandro Metello viene nominato vicario parrocchiale.
• Don Francesco Frigo viene nominato arciprete di Lusiana e parroco di Santa Caterina di Lusiana.
• Don Claudio Michelotto viene nominato parroco di Villafranca Padovana.
• Don Lorenzo Biasion viene nominato parroco di Busiago, Campo San Martino e Marsango. Delle stesse parrocchie viene nominato collaboratore don Alessandro Azzalin.
• Don Mirco Zoccarato viene nominato parroco di Cavino e San Giorgio delle Pertiche.
• Don Erick Xausa viene nominato parroco di Zanè.
• Don Alberto Giacomello, parroco della Sacra Famiglia in Padova, assume anche l’incarico di San Girolamo.
• Su indicazione della Provincia Veneta dei Frati Minori Cappuccini, fr. Emanuele Boscolo viene nominato parroco della Madonna dell’Olmo in Thiene, mentre fr. Osvaldo Javier Leguizamon ne diventa vicario parrocchiale.
• Don Filippo Friso viene nominato vicario parrocchiale del Duomo di Abano Terme e Giarre.
• Il dehoniano padre Stefano Dalla Cia viene nominato vicario parrocchiale del SS. Crocifisso in Padova.
• Don Alberto Pregno viene nominato giudice del Tribunale ecclesiastico diocesano e collaboratore pastorale delle parrocchie cittadine del Carmine, San Daniele e Torresino, mantenendo gli incarichi di giudice del Tribunale ecclesiastico regionale Triveneto e di notaio di Curia.
• Don Luca Milani viene nominato collaboratore delle parrocchie cittadine di Bassanello, Guizza e Santa Teresa di Gesù Bambino.
• Don Sante Varotto viene nominato collaboratore delle parrocchie thienesi del Duomo, San Sebastiano e San Vincenzo.
• Don Francesco Buson è stato nominato visitatore presso l’Associazione Domus Familiae Padre Daniele. Della stessa associazione, padre Saverio Biasi, Ofm, è stato nominato assistente spirituale.

https://www.diocesipadova.it/nomine-05-2026/

Un altro bel “lavoretto”!😅Finalmente, dopo lunga attesa e svariati tentativi, un intervento che dà ancora più lustro al ...
03/08/2026

Un altro bel “lavoretto”!😅
Finalmente, dopo lunga attesa e svariati tentativi, un intervento che dà ancora più lustro al salone del Centro Parrocchiale!😌😎
Ringraziamo il Direttivo del Circolo NOI per aver scelto di investire in questa iniziativa e tutti coloro che hanno provveduto a sollecitarne la realizzazione! Evviva! Grazie!😉

Il Vescovo Claudio nominerà parroco di Caselle de’ Ruffi, Murelle, Sant’Angelo di Sala e Villanova di Camposampiero, DON...
02/08/2026

Il Vescovo Claudio nominerà parroco di Caselle de’ Ruffi, Murelle, Sant’Angelo di Sala e Villanova di Camposampiero, DON GIORGIO DE CHECCHI, proveniente dalle parrocchie di Sant’Anna e di Corte di Piove di Sacco.
Insieme a lui, saranno nominati vicario parrocchiale DON TOMMASO BOLOGNESI, prete novello ordinato lo scorso 24 maggio, e collaboratore pastorale DON LUIGI CODEMO, proveniente dalla parrocchia di Zanè, nel vicentino.

Siamo grati al Vescovo per l’attenzione che ha riservato alle quattro comunità e rendiamo grazie a Dio, che non fa mancare pastori per il suo gregge.
Ci disponiamo ad accogliere don Giorgio, don Tommaso e don Luigi con affetto e simpatia, certi che insieme - ciascuno con la propria sensibilità ed esperienza - ci sapranno accompagnare lungo le strade del Vangelo. Da oggi, la nostra preghiera per loro!🙏🏻

Bollettino parrocchiale mensile da domenica 2 agosto a domenica 6 settembre 2026🩵
31/07/2026

Bollettino parrocchiale mensile da domenica 2 agosto a domenica 6 settembre 2026🩵

Indirizzo

Via Desman, 142
Santa Maria Di Sala
30036

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