15/06/2026
Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando l’evangelo di Dio e dicendo: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete all’evangelo”. (Marco 1:14-15)
Quando il messaggero di Dio, Giovanni Battista, fu "tolto di mezzo", Gesù iniziò a dichiarare che il tempo ormai era venuto perché il regno di Dio si manifestasse.
E se Giovanni Battista predicava la necessità di un ravvedimento individuale per il perdono dei peccati, il Signore Gesù era proprio venuto per essere sacrificato e guadagnare il perdono per quanti avrebbero creduto.
Giovanni Battista predicava, infatti, un battesimo in acqua come attestazione personale della necessità di essere lavati e purificati, ma Gesù Cristo era Colui che avrebbe reso i cuori puri per mezzo del Suo sangue e adatti a diventare il tempio della presenza e dell'azione dello Spirito Santo, proprio come in passato, prima il tabernacolo e poi il Tempio di Salomone, erano stati il luogo in cui la presenza di Dio si manifestava in terra.
Che cosa intende ricordarci la Parola di Dio in questi primi versi del Vangelo di Marco?
Che vanno bene i messaggeri mandati da Dio, va bene la predicazione del Vangelo, ma tutto deve condurre al passo successivo: la manifestazione del Figlio di Dio, della Sua opera nei cuori, nelle vite di chi riceve il messaggio.
Troppe volte accade purtroppo che si rimane, invece, ascoltatori di testimonianze altrui, spettatori di cammini di fede di altri; troppe volte sembra che ci si limiti a essere osservatori; al massimo siamo di quanti per un tempo trovano beneficio nella comunione che qualcuno intorno a noi ha con il Signore, al quale si chiede preghiera, consiglio, sul quale ci si appoggia per ricevere conforto, incoraggiamento.
Ma Gesù desidera entrare nel cuore di ciascuno di noi e portare lì la potenza del regno di Dio.
Non sono gli strumenti o i testimoni di Dio che salvano, è il Figlio di Dio!
Un giorno - parlando di Giovanni Battista alla folla - il Signore disse: "Voi avete mandato a interrogare Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. Egli era la lampada ardente e splendente, e voi avete voluto per breve tempo godere alla sua luce. Ma io ho una testimonianza maggiore di quella di Giovanni; perché le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle opere stesse che faccio, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato." (Gv 5:33, 35-36)
E allora se siamo di quelli che stanno ricevendo da tempo l'annuncio del Vangelo da qualcuno che Dio ha posto intorno a noi; se siamo di quanti da un po' ascoltano testimonianze sulla relazione che altri hanno con il Signore ma non abbiamo personalmente una vita di comunione spirituale con Dio, forse è perché ci siamo fermati ad un Giovanni Battista del nostro tempo, alla voce che Dio ha mandato per noi ma non siamo andati oltre.
Giovanni Battista indicava non se stesso ma Cristo come l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Egli indirizzava le persone a Gesù, preparava la via attraverso la sua testimonianza affinché i cuori la imboccassero seguendo Colui che è la Via per il cielo.
La testimonianza di qualcuno è una lampada che Dio ha posto perché altri desiderino la luce che ha illuminato quella vita, ma la luce non è la lampada che la riflette, la luce è il Signore Gesù. Risuonano ancora oggi le parole di Cristo: "Chi mi segue, avrà la luce della vita." (Gv 8:12).
Il Signore cerca un incontro personale con ogni anima. Gli strumenti sono per un tempo, uomini imperfetti che per primi hanno accolto il Salvatore di cui parlano ad altri.
Domani i messaggeri potrebbero venirci tolti e se non vogliamo ritrovarci nel deserto o, peggio, in una tempesta di dubbi per una conoscenza indiretta di Dio, costruita su esperienze di altri, corriamo oggi al Signore e con fede desideriamo e chiediamoGli di entrare nella nostra vita, di purificarla per mezzo del Suo prezioso sangue e di porre la Sua divina presenza in noi affinché Lo seguiamo verso il regno che Egli ha preparato per coloro che Lo amano.
(Sor. R.C.)