Storia
Con molte probabilità, il primo luogo di culto della comunità di Sant’Egidio fu un piccolissimo monastero, sorto, tra l'VIII e l'XI secolo, ad opera di alcuni monaci benedettini e ricavato all’interno di un vano con pianta quadrilatera - oggi in zona ipogea - che, in origine, doveva essere il criptoportico di una villa romana risalente al periodo augusteo (I sec. Il primo documento, in cui
si fa riferimento alla presenza del monastero - in cui, tra l’altro, si apprende che era dedicato a Sant’Egidio (monasterio vocabulo sancti egidii) - è una donazione, risalente all'anno 1113, da parte del principe Giordano di Capua all'abate della chiesa di S. Tale donazione fu confermata nel 1231 con un Diploma dell’Imperatore Federico II di Svevia, nel quale, per la prima volta, si fa menzione della chiesa di Sant'Egidio e Santa Maria Maddalena (Ecclesiam Sancti Egidii et Sancte Marie Magdalene). Tale chiesa, edificata probabilmente in sovrapposizione rispetto al monastero, fu abbattuta alla fine del 1400 a causa delle sue precarie condizioni statiche. In sostituzione della vecchia chiesa e inglobandone in qualche punto i resti (zona del campanile), a partire dal 1506 e fino al 1542, fu costruito l'edificio nuovo, che, tranne modeste variazioni (l'apertura di due porte laterali sul prospetto principale, la riduzione delle due navate laterali, avvenuta nella prima metà del XVIII secolo per far posto all’attuale sacrestia e ad un altro locale, la realizzazione del portale in pietra vulcanica sulla porta principale, e la demolizione per motivi statici, avvenuta nella seconda metà del 1800, dell’ultimo piano del campanile), è rimasto praticamente immutato. Architettura
La chiesa, il cui impianto è quello della basilica latina, ha una lunghezza di 38,55 metri ed una larghezza di 23,00 metri ed è composta da tre navate. La navata centrale, coperta da un tetto, nascosto alla vista da una incannucciata piana, è leggermente più lunga delle due navate laterali per la presenza dell’abside, sormontato da una cupola a base circolare, poggiante su quattro archi. Le navate laterali coperte, invece, da una serie di cupolette a croce, si fermano all’altezza dell’altare maggiore ed ospitano - tutti ornati da tele - undici altari (cinque nella navata destra e sei in quella sinistra), alcuni dei quali rivestiti di marmi di pregevole fattura. L’arte
Epoca medievale
]Nell'ipogeo, oltre alla volta affrescata con figure di stelle, anche se molto deteriorato, è possibile ammirare un affresco risalente al XIII secolo definibile come “un episodio di pittura cortese”, nell'affresco è raffigurato il Miracolo di Sant'Egidio e della cerva, così come è descritto nella Legenda aurea di Jacopo da Varaggine (1228-1298). Sempre nell'ipogeo fu rinvenuto un frammento di affresco, Sant’Egidio o San Nicola (sec. XIII ?), collocato, nel 1927, nel muro sud della sagrestia. Dell'antica chiesa, invece, oltre ad una pala lignea del XV secolo, raffigurante una Madonna in trono e Santi ed oggi situata in sagrestia, si conserva un importante affresco nel cavedio del campanile raffigurante la Maddalena e la Crocifissione ( XIV secolo). Dal Rinascimento al 1800
Sulla facciata esterna, con un grandioso ciclo di affreschi, databile al XVI secolo, sono rappresentate scene della vita di San Nicola e della predicazione della Maddalena. Coevo, ma all'interno, dove è collocato nell'abside dietro l'altare maggiore, l'imponente polittico a nove tavole, realizzato tra il 1540 ed il 1543 dal pittore Giovan Lorenzo Firello. Nel secoli successivi, sia ad opera di potenti e ricche congreghe, sia per iniziativa di alcune facoltose famiglie locali, che detenevano il patronato sugli altari minori, la chiesa si arricchì delle opere di importanti artisti. È il caso, ad esempio, del quadro della Madonna del Rosario, al quale lavorò - per quel che riguarda in particolare il volto della Madonna - il pittore seicentesco Luca Giordano. È ancora il caso del quadro delle Anime del Purgatorio, eseguito, sul finire del 1600 da Angelo Solimena, e dell’altare di San Nicola, progettato, agli inizi del 1700, da Francesco Solimena, ed arricchito da una tela di Giovan Antonio D’Amato. Risale, poi, al 1707, il quadro di Sant'Anna e Sant'Ignazio di Loyola, opera del pittore napoletano Nicola Malinconico, allievo di Luca Giordano, ed, infine, al 1821 la tela della Deposizione del pittore atellano Tommaso De Vivo. Palazzo Abbaziale
Originariamente fu parte integrante del Monastero di Sant'Egidio e, probabilmente, parte delle sue strutture murarie risalgono all’epoca della prima costruzione, che è databile tra l’VIII ed il IX secolo.Dal 1438, a seguito dell'assunzione del titolo di Abazia da parte dell'antico Monastero, questo edificio diventò la residenza ufficiale degli Abati.In esso, fino alla fine del 1700, hanno periodicamente dimorato Arcivescovi e Cardinali napoletani come i Brusco (1527-1531) e i Filomarino (1634-1660) e romani come Giuseppe Renato Imperiali (1700-1721).Con l’Unità d’Italia parte dei beni ecclesiastici furono espropriati dallo Stato e venduti a privati, per questa ragione, nella seconda metà dell’800, il palazzo passò nella proprietà del notaio Giovanni Antonio Calabrese.Nel retrostante giardino, annesso alla Basilica, esiste ancora l' antico cellario.