21/11/2025
Lettera dedicata a don Ivo Rossi e orari delle Celebrazioni Eucaristiche in suo ricordo.
CARO DON IVO, DIECI ANNI DOPO, TI RICORDIAMO SEMPRE…
Caro, carissimo don Ivo,
In questo 25 novembre del 2025, ricorre il decimo anniversario della tua salita alla Casa del Padre.
Un decennio ci appare come un tempo lungo, che sembra lasciarci un ricordo che è stato come coperto da un immaginario velo, fatto di giorni, settimane, mesi e anni trascorsi veloci, come ripiegati su sé stessi, quasi senza che potessimo accorgercene…
Eppure, sappiamo tutti, al di là della nostra fede, che il tempo è qualcosa di limitato, qualcosa che ha inizio nell’istante della nostra nascita e prosegue poi su questa Terra, dove tutti siamo solo pellegrini erranti. E sappiamo anche che questo tempo prezioso ci viene concesso dal Signore come un’opportunità. Un suo dono, affinché possiamo renderlo prospero e fecondo, come Il Signore Gesù ci ha insegnato nella parabola evangelica dei “Talenti” narrata in Matteo 25, 14-30.
Un trascorrere degli eventi che ci richiama costantemente alla nostra finitudine e insieme, alla necessità di renderci promotori di una vita spesa per il bene del nostro prossimo. Forse l’insegnamento più profondo e potente che la Parola di Dio ci ha lasciato in eredità, da due millenni a questa parte, è quella che possiamo leggere nel Vangelo di Giovanni 13, 34: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.” Ecco allora, caro don Ivo, che oggi non ti ricordiamo solo come un sacerdote che ha fatto dell’umiltà e dell’affidamento al volere del Signore la sua pietra miliare e la sua stella guida. Ma ti ricordiamo anche per la concretezza dei tuoi gesti, sin dal primo giorno in cui hai ricevuto il Sacramento dell’Ordinazione, in quell’ormai lontanissimo 12 agosto del 1951. Da allora ti sei messo al servizio, senza riserve e infaticabilmente, per il tuo gregge di anime, quelle che il buon Dio, ha affidato alla tua cura nel peregrinare di chiesa in chiesa e che, come ultima tappa, ti ha condotto nella nostra amata San Mauro Mare dove tutti, prima del tuo arrivo, vedevano solo sabbia e poche case sparse qua e là, ma dove tu hai visto, prima di tutto, persone e anime bisognose di un pastore, di una guida amorevole, proprio come lo sei stato tu ogni singolo giorno della tua vita.
Ecco proprio lì in quel piccolo fazzoletto di terra a un passo dal mare, hai iniziato a edificare la chiesa, non solo quella fatta di calce e mattoni, ma soprattutto quella di una nascente comunità di fedeli che aveva “sete” di un luogo di incontro e preghiera, come prima del tuo arrivo, non c’era mai stato. In quel luogo hai iniziato a costruire tanto: una porta sempre aperta, una spalla per chi non aveva più forza, una mano tesa, pronta a risollevare chi era caduto. Lì per quasi quarant’anni hai celebrato ogni giorno la Santa Messa, come parroco: hai celebrato battesimi e funerali, sposato giovani coppie e ascoltato gli anziani, gli ultimi, i piccoli, i fragili, gli invisibili, i dimenticati.
Quello che sei riuscito a edificare in ben quattro decenni, potremmo definirlo un “moderno miracolo” fatto di operosità e fede. Sì, proprio la tua “immota fides” ossia la tua “fede incrollabile” che non ti ha mai abbandonato, fino all’ultimo istante della tua vita terrena.
Per te, la Chiesa doveva essere come una famiglia, una fratellanza di anime che potessero sempre accogliere, curare e redimere. Ecco allora perché il giorno delle tue esequie, dopo il 25 novembre di dieci anni fa, quella chiesa che tu hai edificato nei gesti concreti e nelle parole più autentiche, si è riempita di talmente tante persone al punto da dover aprire le porte per poter accogliere e abbracciare anche i fedeli, venuti a porgerti l’ultimo commosso saluto, che erano presenti sul sagrato dell’edificio, ma anche nel salone parrocchiale con il video della celebrazione Eucaristica. Tante lacrime sono cadute al suolo quel giorno, segno di un dolore indicibile e di un senso di perdita incolmabile. Del resto, in quel momento, abbiamo tutti improvvisamente realizzato che la tua eredità spirituale sarebbe stata enorme e che sarebbe toccato ai sacerdoti tuoi successori e a tutti noi fedeli, il dovere di portarla avanti, il dovere di raccogliere il testimone e continuare a farla crescere, come ci avevi insegnato tu: nella preghiera, nei gesti concreti, nelle iniziative sociali, nell’aiuto alle famiglie in difficoltà, nell’incoraggiamento rivolto soprattutto ai giovani affinché non perdessero mai il senso del dono della vita e della speranza. Del resto, hai scelto come patrona della nostra piccola-grande comunità parrocchiale, una santa giovane, Maria Goretti, che tutti abbiamo sempre chiamato affettuosamente Marietta. La martire della purezza, il bianco giglio di campo dei giardini del Cielo, che con la sua vita e il suo sacrificio, ancora oggi, a più di un secolo di distanza dalla sua nascita al Cielo, ha ancora molto da trasmetterci, e questo tu, caro don Ivo, lo sapevi bene! Hai sempre creduto nei giovani e nella gioventù. Sapevi vedere, nelle nuove generazioni che si susseguivano, il buon seme destinato a dare il frutto più rigoglioso e fecondo. Nella tua vita e nella tua missione sacerdotale, hai sempre riservato uno spazio ampio e affettuoso, per i ragazzi e le ragazze, restando sempre al passo con i tempi che correvano veloci. La pista di pattinaggio, i tornei di calcetto, i festival musicali, i cineforum, i giochi e gli svaghi presenti nell’oratorio che avevi allestito in canonica; sono solo un piccolo esempio della tua cura e attenzione al divertimento e alla crescita, umana e spirituale, che hai sempre dedicato a giovani e giovanissimi. Hai saputo crescere e unire più generazioni, trovando sempre un qualcosa che li accomunasse. Hai saputo trasmettere loro i fondamenti di una fede che guardava alle loro necessità, in continua evoluzione coi tempi e con le mode che cambiavano in fretta, rimanendo sempre al loro passo.
Ecco, allora, in questo momento, dieci anni dopo, siamo nuovamente qui a ricordarti come in cuor nostro ti ricordiamo ogni volta che varchiamo la soglia della tua chiesa, quella che tu hai edificato materialmente e spiritualmente, dove prima non c’era quasi nulla. Ah, come vorremmo, oggi, averti ancora vicino a noi fisicamente per poterti parlare ancora una volta, chiederti un consiglio, una parola di conforto o un gesto d’aiuto… ma il Signore ti ha chiamato a sé da tempo e allora, la tua presenza, ha preso un’altra forma, non meno importante. Sì, perché, sappiamo che tu dall’alto di quel Cielo, così infinito e immortale, continui a pregare e vegliare su di noi, come hai sempre fatto in vita…
allora don, anche se non possiamo vederti e stringerti a noi, quest’oggi un abbraccio grande, lungo, forte, commosso e silenzioso te lo mandiamo comunque… fin lassù, in alto. Un abbraccio per dirti ancora una volta grazie, grazie, e ancora grazie! Custodiremo sempre il tuo ricordo, il tuo sorriso, il tuo insegnamento, nel più intimo delle nostre anime e nel più profondo dei nostri cuori. Perché ora e sempre, il tuo gregge di anime, che hai custodito così a lungo, per grazia di Dio, ti ricorda e non ti dimentica!
(Post e lettera a cura di Mattia Grossi, Social Media Manager per la Redazione Web della Parrocchia S. Maria Goretti)
(Fotografie: Archivio storico della Parrocchia S. Maria Goretti)