25/03/2022
LA SPERANZA LUNGA 3500 KM
La mattina del 24 febbraio scorso ci siamo svegliati nella realtà che fino all’ultimo momento si credeva impossibile nella storia dell’Europa che, da più di 70 anni, ha vissuto il più lungo periodo di pace e stabilità. Le prime immagini apparse sulla TV vanno al midollo del cuore con la loro crudeltà e violenza, suscitando incredulità e sbalordimento. Vedere i carri armati russi schiacciare le macchine con la gente dentro, i missili colpire gli edifici abitati, la gente nei rifugi sotterranei, le migliaia di persone sfollate sui confini con l’Unione Europea, i corpi di bambini, di donne e anziani mi hanno fatto provare una profonda afflizione, non solo per il popolo ucraino, ma anche preoccupazione per la Polonia, confinante con l’Ucraina.
Spontaneamente, abbiamo invitato la nostra Unità Pastorale S. Terenziano a pregare per la pace. Sabato, il 26 febbraio, dopo la S. Messa, ci siamo fermati davanti a Gesù Eucaristia, chiedendo l’intercessione di Maria Regina della Pace. Durante quei giorni mi chiedevo che cosa potevo fare per aiutare quelle persone che scappavano dalla guerra. Era il 1 marzo quando ho ricevuto un segno dal Cielo. Per essere più precisi era un sms sul cellulare: “Salve, sono un ragazzo di S. Terenziano. Quando La posso chiamare?”. Il giorno dopo, Federico, l’autore del messaggio, mi ha chiesto, con un tono della voce che non scorderò mai: “Padre, vorrei andare con un pullman in Polonia, sui confini con l’Ucraina e portare in salvo più persone possibile, mi aiuti?” In quel momento ho visto tanta commozione negli occhi di quel giovane mosso dalla compassione per la gente che cercava di salvare la propria vita. Il nostro viaggio è cominciato da qui. Per non partire con il pullman vuoto, subito abbiamo promosso la raccolta di aiuti destinata ai nostri fratelli ucraini. Una parte di questi beni è stata condivisa con una parrocchia vicino Varsavia, dove sono ospitate 120 donne con i bambini. Un'altra sarà spedita nei prossimi giorni in Ucraina. La montagna dei prodotti, offerti dalla straordinaria generosità della nostra gente, è stata inscatolata dai ragazzi dell’Oratorio.
Lunedì 14 marzo partiamo con l’èquipe: Federico, Fra Alfio, Catia - volontaria clown dell’Associazione Gioele Ghiani,“In un battito d'ali”, Vito - rappresentante della parrocchia di Marcellano e due autisti: Giuliano e Mauro. Il giorno dopo arriviamo a Katowice, dove consegniamo ai volontari di Sochaczew tutti i beni portati dall’Italia. Ci fermiamo per la notte in un albergo, nella città di Tarnow. Fino a quel momento non sapevamo dove andare a prendere i rifugiati e chi avremmo portato via con noi. Mercoledì, nel caos delle informazioni, passiamo prima a Korczowa Dolina, poi per Medyka, il placido villaggio a ridosso del confine, dove incontriamo i profughi che arrivano a piedi. Il cuore si stringe. Davanti ai nostri occhi vediamo la più grande emergenza umanitaria in Europa dal 1945. Camminiamo lungo i due lati della strada, organizzati da volontari e Ong che distribuiscono bevande, zuppe e panini. Tanti rifugiati vengono portati al centro di accoglienza di Przemysl, dove poi sono assistiti e distribuiti, in base alla destinazione indicata, in grandi sale allestite con migliaia di brandine da campo. Nei parcheggi davanti, si vedono furgoni, pullman e auto di mezza Europa, in attesa di partire con i profughi, un continuo via vai. Dappertutto bambini, ragazzi e donne di ogni età. Lì abbiamo incontrato due persone stupende: Zhaklin e Alessandro, che ci hanno aiutato a trovare alcuni nuclei familiari, un insieme di 16 persone che, alla fine della giornata, sono salite con noi sul pullman, per percorrere più di 1700 km, lasciando dietro le spalle la frontiera con l’inferno ucraino. È stata un’esperienza forte, piena di speranza, commovente, abbondante di lacrime, condita di gratitudine, per tanta ca**tà e umanità, ma anche di rabbia, per le ingiustizie della guerra. Lo so che la nostra missione di speranza è stata solo una goccia, ma una goccia, che valeva la pena mettere nel mare del bene che hanno visto i nostri occhi.
Tutto ciò non sarebbe possibile senza la generosità, bontà e disponibilità di diverse persone grazie di cui la nostra missione in Polonia è riuscita e continua esprimendosi nell’accoglienza dei profughi che abbiamo portato con noi. Abbiamo raccolto tanti viveri, prodotti non alimentari e un po’di medicinali e materiali per le medicazioni. Il camioncino con rimorchio con cui sono venuti dei volontari dalla parrocchia polacca di Sochaczew è stato strariempito fino all’ultimo centimetro di spazio. Le offerte per l’Ucraina raccolte in pochi giorni destinate per gli aiuti umanitari e per il trasporto dei rifugiati hanno raggiunto in totale 7.022,68 euro! Tutto ciò è un miracolo dell’Amore di Dio che abita nei nostri cuori! GRAZIE INFINITE A TUTTI VOI!
Una vera gratitudine devo a Maurizio Lepri, che non soltanto ci ha dato tutta la sua disponibilità e l’esperienza da bravissimo l’autista ma ci ha conquistati con la sua sensibilità e l’umanità nei confronti delle persone che abbiamo incontrato nei centri dei rifugiati. Grazie a tutta l’èquipe La Speranza lunga 3500 km è diventata un’esperienza di chiesa in cammino. Chiesa che sta imparando da Buon Samaritano che deve essere sempre pronta a mettersi in prima linea ad aiutare chi ne ha bisogno.
In modo particolare vorrei ringraziare Federico, un giovane dal cuore generoso che ha avuto il coraggio di perdere del suo confessando alla conclusione della nostra missione: ”Io credo che il mio gesto, preso singolarmente, sia riuscito ad alleviare le sofferenze di poche persone, ma spero che sia servito di esempio a tanta gente che, come me, è vissuta sempre nella parte fortunata del mondo, e spesso, di fronte a problemi del genere, ha voltato la testa pensando non lo riguardassero.”
Don Darek