Parrocchia San Severino Abate Chiesa Matrice

Parrocchia San Severino Abate Chiesa Matrice Pagina ufficiale della Parrocchia San Severino Abate, Chiesa Matrice di San Severo

06/09/2026
05/09/2026

GUADAGNATI UN FRATELLO!

6 settembre 26

Mt 18,15-20

Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono con loro.
Il suo Nome è giustizia, pace, mitezza, limpido cuore. Il nome di Gesù è: fratello e amico! Nel mio nome vuol dire: quando due persone vivono un legame secondo Vangelo, allora Dio è lì. Quando due si guardano con bontà e verità lì c’è Dio. Quando un uomo e una donna, un genitore e un figlio o due amici si ascoltano con amore vigile, lì c’è Dio. Quando hai fame e sete di giustizia e di pace, per te e per gli altri, lì c’è Dio. Solo allora reale e spirituale coincidono.
E se tuo fratello commetterà una colpa contro di te, vai e ammoniscilo. Lo scandalo del perdono è che è la vittima a doversi convertire per prima. «Il perdono è la de-creazione del male» (R. Panikkar), perché rattoppa il tessuto continuamente lacerato delle nostre relazioni.

Ma cosa mi autorizza a interve**re nella vita dell’altro? La ragione è tutta in una parola: Se tuo fratello… Solo se senti l’altro come fratello, se sai la sua speranza e la sua gioia, solo se hai assaggiato l’amaro delle sue lacrime, sei autorizzato a interve**re. Altrimenti sarebbe solo aggressione.

Chi ci ama ci sa riprendere, chi non ci ama sa solo ferire o adulare. Dopo aver così interrogato il cuore, tu va’ e parla, fai il primo passo, sii tu a riallacciare la relazione. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello.
Verbo stupendo: guadagnare un fratello. C’è gente che guadagna stima o potere o denaro, e poi c’è gente che guadagna fratelli. Il fratello è un guadagno, un tesoro per te e per il mondo. Investire in fraternità è l’unica politica economica che produce vera crescita.

E, alla fine, una frase da capire bene: Se non ascolta neppure i testimoni, quel fratello sia per te come il pagano. Sia un escluso, uno scarto, un rifiuto? No. Con lui farai come Gesù, che siede a tavola con i pubblicani e i peccatori e discute di pane e briciole con la donna pagana; ricomincerai anche tu, con paziente fiducia, ad annunciare la bella notizia della tenerezza di Dio chino su ciascuno dei suoi figli.
A Dio che gli chiede dove è Abele, Caino risponde: Sono forse io il custode di mio fratello? La replica è chiara: Sì, tu sei il custode. Neppure Abele è esentato: alla fine Dio chiederà proprio ad Abele e alle vittime: Tu cosa hai fatto di tuo fratello Caino? Ti sei riconciliato? Ti sei preso cura di lui?
Allora tutto quello che legherete o scioglierete sulla terra lo sarà anche in cielo. Non si tratta del potere giuridico dell’assoluzione, ma del mandato fondamentale di tessere strutture di riconciliazione.
Ciò che avete riunito e riconciliato attorno a voi, tutti i legami buoni che avete creato li ritroverete nel cielo. Ciò che avete liberato attorno a voi come energia di vita nuova, di audacia, di sorrisi, non sarà più cancellato, è storia del tempo e dell’eternità. Ciò che libererete avrà libertà per sempre, ciò che unirete sarà in comunione per sempre.

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Auguri don Enzo per il tuo anniversario di sacerdozio.Grazie per il tuo sì generoso a Dio, alla Chiesa e alla nostra Com...
03/09/2026

Auguri don Enzo per il tuo anniversario di sacerdozio.
Grazie per il tuo sì generoso a Dio, alla Chiesa e alla nostra Comunità parrocchiale.
Che lo Spirito Santo guidi sempre i tuoi passi.
Ti auguriamo di camminare ancora con entusiasmo, sulle orme del Buon Pastore, e del nostro santo Patrono san Severino.

Appuntamento annuale.
01/09/2026

Appuntamento annuale.

29/08/2026

30 agosto 26

LA FISICA DELL’AMORE

Mt 16,21-27

Se qualcuno vuole ve**re dietro a me…

Il sogno di Gesù non è uno sterminato corteo di persone che avanzano incespicando con la loro piccola o grande croce addosso, in una infinita Via Crucis. La croce nel Vangelo indica la follia di Dio, la sua lucida follia d’amore.

Gesù detta condizioni da vertigine. La prima: rinneghi se stesso. Parole pericolose, se capite male. Che non significano mortificare la propria persona, ma piuttosto: non sei tu il centro, esci dal tuo io e sconfina, liberati dal tuo ego.

Seconda condizione: Prenda la sua croce. Una delle frasi più fraintese del Vangelo che sembra subire passivamente le inevitabili croci della vita. Ma Gesù non dice “accetta”, dice “prendi”. Non chiede di subire, sembra l’invito a prendere attivamente ciò che incute così tanto timore. Croce, nel Vangelo, non è una malattia o una disgrazia, è la sintesi dell’intera vita di Gesù: Prendi su di te una vita che assomigli alla mia. La vocazione del discepolo non è subire il martirio, ma vivere una vita da messia, essere nella vita donatore di vita; passare nel mondo facendo del bene, da creatura pacificata e amante. Sostituiamo croce con amore, ed ecco: se qualcuno vuole ve**re con me, prenda su di sé il giogo dell’amore, tutto l’amore di cui è capace, e mi segua. Ciascuno con l’amore addosso, che però ha il suo prezzo: «Là dove metti il tuo cuore, là troverai anche le tue spine e le tue ferite» (F. Fiorillo).

Terza condizione: E mi segua. Prenda su di sé una vita così e edificheremo una magnifica umanità, quella della triplice cura: di sé, degli altri e del creato.

Seguire Gesù è fare come lui, il coraggioso che tocca i lebbrosi e sfida chi vuole uccidere l’adultera, il tenero che si commuove per due passeri e per la figlioletta di Giairo, il rabbi che amava i banchetti. Seguimi: all’orizzonte si stagliano Gerusalemme e i giorni supremi, ma Gesù li affronta scegliendo di non assomigliare ai potenti del mondo. Potere vero, potere divino, è servire. Lui è venuto a portare la supremazia della tenerezza, e i poteri del mondo saranno impotenti contro di essa.

Chi perderà la propria vita così, la troverà. Ci hanno insegnato a mettere l’accento sul perdere la vita. Ma se l’ascolti bene, senti che l’accento non è sul perdere, ma sul trovare. L’esito finale è “trovare vita”. Quella cosa che tutti cercano, in tutti gli angoli della terra, in tutti i giorni che è dato loro di vivere.
Perdere per trovare. È la fisica dell’amore: se dai ti arricchisci, se trattieni ti impoverisci. Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato.

Gesù porta una rivoluzione copernicana: non metterò me stesso al centro di un piccolo sistema solare dove tutto ruota attorno a me e in funzione di me. Ma io dentro un universo dove ogni creatura, ogni persona si protende verso infiniti altri. Esistere è co-esistere.

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"Possa Dio darti per ogni tempesta, un arcobaleno. Per ogni lacrima,un sorriso. Per ogni affanno una promessa e una bene...
23/08/2026

"Possa Dio darti per ogni tempesta,
un arcobaleno.
Per ogni lacrima,
un sorriso.
Per ogni affanno
una promessa
e una benedizione in ogni prova.
Per ogni problema della vita,
un amico fedele con cui condividerlo.
Per ogni sospiro,
una dolce canzone
e una risposta per ogni preghiera".

( da un antica benedizione per chi parte).

23/08/2026

LA GRANDE DOMANDA

23 agosto - XXI TO

Mt 16,13-20

Verso la fine dell’estate, ogni anno ritorna questa domanda di Gesù. Ogni anno con un evangelista diverso: Ma voi, chi dite che io sia?
Siamo nel Nord della Palestina, nel punto più lontano da Gerusalemme, in zona pagana. Qui Gesù interroga i suoi, quasi per un sondaggio: la gente, chi dice che io sia? Rabbi, sei uno che allarga i cuori, uno innamorato di Dio, un profeta.
Dopo due anni e mezzo passati con lui, per i discepoli il cerchio si stringe: ma voi, voi dalle barche abbandonate, voi che camminate con me da anni e che ho scelto a uno a uno, chi sono io per voi?

Mi guardo dentro. Chi è per me? Uno che inquieta, uno che non mi lascia in pace; la mia gioia, il mio rimorso; uno che è ‘impossibile amare impunemente’ (Turoldo), senza sentire una stretta nelle viscere. Gesù non cerca definizioni, ma relazioni; cerca un rapporto vivo: cosa ti è successo quando mi hai incontrato? Cosa è cambiato in te? Quanto conto per te? Che posto ho nella tua vita? Sono domande da innamorato.
Perché i discepoli e le discepole gli andavano dietro? Perché io gli corro dietro? Semplice: per essere felice. Che non significa avere una vita senza ferite, ma più piena, accesa, appassionata.

Gesù non ha bisogno della risposta per sapere se è più bravo degli altri rabbini, lui vuole sapere se Pietro e io gli abbiamo aperto il cuore. E Pietro risponde con parole per niente facili: Gesù non era il messia muscolare che aspettava, diceva di perdonare senza misura e di amare i nemici, un po’ un ‘anti-messia’. E a quello sguardo innamorato Pietro risponde: Tu sei il Cristo, il messia, la mano di Dio, la sua carezza, il suo sogno di libertà. Sei il figlio del Dio vivente. Colui che fa viva la vita, il miracolo che la fa fiorire.

Infine ecco il contrappasso, bellissimo: Pietro, adesso sono io che ti dico chi sei. Tu sei pietra e su questa pietra… Abbiamo bisogno di uno che ci faccia da specchio, come Pietro, aiutato da Gesù a decifrarsi e ad amarsi: quel suo essere grezzo e focoso, quella parte di sé di cui quasi si vergognava, sarebbe poi stata la più utile: Darò a te le chiavi del Regno dei cieli. Non sono le chiavi del paradiso, ma del mondo nuovo come Dio lo sogna, del segreto profondo di questa nostra vita. Date a Pietro, ma non solo a lui, a ogni credente, a tutta l’immensa carovana, con la sua fatica di seguirlo.

Le chiavi e le azioni di legare e sciogliere sono simboli molto più universali e radicali che non il potere giuridico dell’assoluzione nel sacramento della riconciliazione. Non è roba da preti, questo potere, ma da gente di vangelo, di quelli che sono con la loro vita eco e prolungamento della vita di Cristo. Ti darò le chiavi: ti do il potere di entrare come energia di trasformazione, come primo passo di un cammino anche nelle esperienze umane più squallide e perdute.
Tu puoi diventare presenza trasfigurante, facendo quelle cose che Dio solo sa fare: pregare per chi ti ferisce, provare dolore per il dolore del mondo, la grande empatia con tutto ciò che vive, queste sono cose divine. Allora anche tu e io possiamo diventare piccola roccia su cui far poggiare un futuro migliore. Non macina da mulino, una pietruzza soltanto, ma nessuna piccola pietra è inutile. Qualcosa sarò, Signore, se tu farai del mio nulla qualcosa che serva a qualcuno.

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15/08/2026

CUCCIOLI E BRICIOLE

16 agosto 26 - XX dom

Mt 15,21-2

La donna delle briciole, madre intelligente e indomita che non si arrende ai silenzi di Gesù, è uno dei personaggi più simpatici del Vangelo. E Gesù, esce trasformato dall’incontro con lei.
Quello che ci cambia nella vita non sono le idee, sono gli incontri.

Una donna di un’altra religione “converte” Gesù, gli fa cambiare strada.
Gesù ha un progetto: Sono venuto solo per le pecore perdute di Israele, e quella donna glielo fa cambiare: No, tu appartieni al dolore dei figli, tu sei pastore di tutto il dolore del mondo.
La donna nel racconto parla tre volte. La prima parola è la più antica di tutte le preghiere cristiane: Kyrie eleison. Abbi pietà! Pietà del mio dolore, di questa mia bimba malata.
E Gesù non le rivolse neppure una parola...
Ma la madre segue il gruppo continuando a gridare, coinvolge anche gli apostoli, e alla risposta di Gesù, molto netta: “Io sono venuto solo per quelli della mia gente”, la donna sbarra il passo al rabbi straniero, e grida quella che è la seconda più evangelica preghiera: Aiutami!
La reazione del maestro è ancora più ruvida di prima: Non si toglie il pane ai figli per gettarlo ai cani. E qui arriva la risposta geniale della donna, la sua terza parola: È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni.
È la svolta del racconto. Questa immagine illumina Gesù.

Nel Regno di Dio, non ci sono figli e non, uomini e cani. Ma solo fame e creature da saziare. La coscienza umile che tutti siamo uguali, e al contempo l’affermazione di essere là a cercare solo briciole di pane perduto, è ciò che commuove Gesù. Donna, grande è la tua fede! Lei che non conosce la Bibbia e che prega gli idoli di Canaan e di Fenicia, per Gesù è donna di grande fede. La sua grande fede sta nel credere che per Dio la sofferenza di un uomo conta più della sua religione. Lei non conosce la fede dei catechismi, ma possiede quella delle madri.
Grande è la tua fede! Allora grande è ancora la fede sulla terra, dentro e fuori la Chiesa, perché grande è il numero delle madri che non sanno il Credo ma sanno il cuore di Dio. Usano altri nomi per invocare Dio, ma ne conoscono il cuore.
Per lui non ci sono figli e cagnolini, dove c’è dolore, lì c’è tutta la pietà di Dio. Può sembrare una briciola, può sembrare poca cosa la compassione di Dio, ma le briciole di Dio sono grandi come Dio stesso.

Tutto questo diventa consolazione: perché nel giorno in cui avremo poca fede, nel giorno in cui saremo sopraffatti dal dolore, in quel momento Dio si farà vicino, come pane per i figli, come briciole per ogni cucciolo d’uomo.

Sogno qualcuno che prenda i piccoli da sotto la tavola e li tiri su, li metta come lampade sopra il lucerniere perché anch’essi hanno occhi di luce, perché ci sia più luce sulla tavola del pane di tutti, più luce sul futuro del mondo.

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13/08/2026

15 agosto 2026 – Assunzione di Maria

Lc 1, 39-56

ICONA DEL NOSTRO FUTURO

Il Vangelo presenta la sola scena in cui le uniche protagoniste sono due donne. Maria, Elisabetta e nessun'altra presenza, che non sia quella del mistero di Dio pulsante nel loro grembo. Nel Nuovo Testamento profetizzano per prime le madri, e così accade nel mondo: ogni madre che dà alla luce il figlio, pronuncia una profezia.

La festa dell'Assunta (la Pasqua d’estate, secondo le chiese orientali, frutto della Grande Pasqua di primavera), ci rassicura sull'esito buono della storia: la terra non finirà stritolata dal drago della violenza; la Bellezza e la generatività della Donna sono più forti di ogni drago rosso, di ogni malattia, violenza, depressione, solitudine, sconforto. Un’impennata di senso su tutto ciò che accade.
“Vidi una donna vestita di sole, che era incinta”: immagine bellissima della Chiesa, di Maria, di me, piccola ombra sul mondo. Saremo tutti come quella Donna: vestiti di luce, portatori di vita, in lotta contro tutto ciò che uccide. Contro il grande drago che non vincerà, perché il mondo è gravido, non di morte ma di vita, e porta un altro mondo nel grembo.

L'Assunzione di Maria al cielo in anima e corpo è l'icona del nostro futuro, del destino che ci attende. Questa festa intona il canto del corpo, annunciando che il Creatore non spreca le sue meraviglie: anche il corpo è santo e avrà, trasfigurato, lo stesso destino dell'anima. Perché l'uomo è uno.
Questo corpo così fragile e caro, così dolente e gioioso, nido d'amore e talvolta tana di violenza, sarà, un giorno, trasparenza di cristallo, sacramento dell'incontro perfetto.
Vergine, anello d'oro del tempo e dell'eterno, ​​​​​​ tu porti la nostra carne in paradiso
e Dio nella nostra carne (D. M. Turoldo).
Anello d'oro, dove il tempo e l'eternità si innestano l'uno nell'altra. Sconfinamento: carne di donna in paradiso, carne di Dio sulla terra.

Il vangelo racconta che "Maria si mise in viaggio, in fretta, verso la montagna". Donna dell'amore che ha sempre fretta, che non sopporta ritardi; corre, portata dal futuro che già preme in lei.
Donna in viaggio, in esodo sulle tracce dell’esodo di Dio verso la terra.
In viaggio da casa a casa, lascia Nazaret e va: da Elisabetta, dagli sposi di Cana, a Cafarnao, alla camera alta a Gerusalemme, quasi che la sua casa si fosse moltiplicata seguendo il crescere del cuore di madre.
Donna in viaggio, nella gioia e nella trepidazione. Gioia che con Elisabetta si fa abbraccio e danza dei grembi: “Benedetta tu…” Prima parola che incarna la promessa di Dio quando, in principio, “li benedisse” (Gn 1,28). Benedizione è, o dovrebbe essere, la prima parola di ogni dialogo tra persone: Dio mi benedice con la tua presenza, possa Egli benedire te con la mia presenza.
Il corpo di Maria si fa salmo: l'anima canta! Lo spirito danza!
Perché la gioia, come la pace, come l'amore, si vivono appieno solo condividendoli; con il corpo, con gli occhi e le mani, con la voce e le parole.
Maria è la sorella che è andata avanti, danzando. E il suo destino è il nostro:
“Poiché il tuo corpo è fra le stelle
Spera, Maria, la nostra carne oscura...” (E. Bono).

Indirizzo

Via Angelo Fraccacreta 14
San Severo
71016

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