29/08/2026
Spunti francescani sul vangelo domenicale
DOMENICA XXII (30.8.20): PIETRO ANGOLARE O DI INCIAMPO?
Mt 16,22-24: Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole ve**re dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua»
Povero Pietro! Si sentiva forte sia del suo riconoscimento dato poco prima alla messianicità di Gesù, dato poco prima, sia della conseguente lode che gli era stata fatta (“Beato te Simone, il Padre te lo ha rivelato”) e sia della missione affidatagli subito dopo: “Tu sei Pietro e su di te fonderò la mia Chiesa”. Si sentiva bravo e forte: aveva proclamato la messianicità e poteva ora guidare Gesù dissuadendolo in quella prospettiva di morte di cui aveva parlato subito dopo ai discepoli. Pietro si stava gloriando della sua posizione, e, sebbene per amore del suo Gesù e nella sicurezza che oramai aveva ottenuto di se stesso, assume un atteggiamento di autorità e potere fino a rimproverare Gesù. Si era appropriato del suo ruolo di “pietra”, mettendo così in luce un’altra verità della sua persona: era diventato “Satana”, che dissuadeva Gesù dal suo cammino, e dunque era diventato “scandalo-ostacolo”. Cosa era avvenuto? Pietro, con la sua “pre-potenza” su Gesù, sicuro di sapere ormai tutto di lui e su di lui, si era trasformato inconsapevole da “pietra angolare” della chiesa a “pietra di inciampo”.
C’è un testo bellissimo e centrale nella visione di Francesco di Assisi dove il Santo richiama i suoi frati al rischio della superbia spirituale, malattia mortale di ogni opera buona. La conclusione del testo è precisa: “Anche se tu fossi più bello e più ricco di tutti (spiritualmente) e se tu operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono di ostacolo e nulla ti appartiene, e in esse non ti puoi gloriare per niente, ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità e nel portare sulle spalle ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo” (Am V 7-8).
Le opere buone, quelle che nascono dalla fede nel messia e lo testimoniano agli altri, non sono la verifica definitiva della propria identità cristiana né della propria maturità umana. Francesco, forse richiamandosi anche a questa vicenda di Pietro in cui il “beato” e il “satana” si alternarono così strettamente, sapeva molto bene che le opere sono “beni” e “ricchezze” che possono nascondere il loro contrario, diventando occasione di autoglorificazione; e ciò avviene ogni volta che le prestazioni compiute o i ruoli svolti fanno rischiare di sentirsi oramai sopra agli altri, di sentirsi cioè “i prescelti da Dio”; e dentro al cuore, nascosto ma forte, regna uno sguardo nei confronti degli altri di benignità un po’ sprezzante insieme ad un senso malcelato di superiorità.
Al contrario, quali sono le uniche cose di cui possiamo gloriarci, quelle che ci mettono al riparo dall’essere uno “scandalo satanico” agli altri? Nel testo dell’Ammonizione il Santo propone due condizioni sicure, le stesse ricordate da Gesù ai discepoli: innanzitutto riconoscere la propria “infermità”, cioè la propria “insicurezza” e “fragilità” anche se siamo stati chiamati “pietra”; poi abbracciare la logica di vita di Gesù che nella croce trova la sua sintesi: e così prendere ogni giorno sulle proprie spalle, chiamate da Francesco “umiltà e pazienza”, l’infermità e la fragilità nostra e degli altri per renderla umana.
Signore due cose ti chiedo: preservami dall’orgoglio sottile e nascosto, e per questo satanico, di sentirmi una pietra salda e sicura dalla quale guardare gli altri, e non mi fare scandalizzare della mia croce, che mi ricorda la mia infermità e quella dei fratelli. Signore fammi guardare a te riconoscendoti il “messia del dono” e non del “potere”.
fraPM