16/06/2026
Santi Quirico e Giulitta, due tra i martiri più celebri e venerati dell'antichità cristiana, la cui memoria liturgica ricorre proprio il 16 giugno. La loro agiografia unisce la tenerezza dell'infanzia alla fermezza incrollabile della fede di fronte alle persecuzioni.
La vicenda si svolge agli inizi del IV secolo, intorno al 304 d.C., durante la feroce persecuzione dei cristiani ordinata dall'imperatore Diocleziano. Giulitta era una nobile e ricca vedova cristiana di Iconio, nell'odierna Turchia. Rimasta sola con il figlioletto Quirico, che aveva circa tre anni, decise di fuggire per sottrarsi alle violenze e proteggere il bambino. Abbandonò tutti i suoi beni materiali e si rifugiò prima a Seleucia e successivamente a Tarso, in Cilicia.
A Tarso, tuttavia, la situazione era altrettanto drammatica a causa della presenza del governatore Alessandro, un uomo noto per la sua spietatezza nell'applicare i decreti imperiali. Giulitta fu riconosciuta e arrestata insieme al piccolo Quirico. Condotta davanti al tribunale, le fu intimato di rinnegare la propria fede e di sacrificare agli dei pagani per avere salva la vita. La donna rifiutò con fermezza, continuando a dichiarare con orgoglio la propria identità cristiana.
Durante il duro interrogatorio, per fiaccare la resistenza della madre, il governatore Alessandro tolse il bambino dalle braccia di Giulitta, tenendolo sulle proprie ginocchia e cercando di accattivarselo con carezze e parole dolci. Il piccolo Quirico, vedendo la madre torturata, iniziò a piangere, a scalciare e a graffiare il viso del magistrato, gridando con voce squillante le stesse parole della madre: "Sono cristiano anch'io!".
Accecato dall'ira per l'inaspettata ribellione e per l'umiliazione subita davanti alla corte, il governatore afferrò Quirico per un piede e lo scagliò con violenza giù dai gradini del tribunale. Il bambino batté la testa sui marmi e morì sul colpo. Giulitta, anziché cedere alla disperazione, ringraziò Dio perché suo figlio la aveva preceduta nella gloria del Paradiso, coronato dal martirio. Furiosa per la reazione della donna, l'autorità romana ordinò che venisse immediatamente decapitata. I loro corpi, inizialmente gettati tra quelli dei criminali, furono segretamente recuperati e sepolti da alcune ancelle, diventando fin da subito oggetto di profonda venerazione.