Santuario Madre Dei Bimbi

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Martedì 8 Settembre 2026NATIVITA' DELLA BEATA VERGINE MARIAGrado della Celebrazione: FESTAColore liturgico: BiancoPrima ...
08/09/2026

Martedì 8 Settembre 2026

NATIVITA' DELLA BEATA VERGINE MARIA

Grado della Celebrazione: FESTA

Colore liturgico: Bianco

Prima lettura

Mi 5,1-4
Partorirà colei che deve partorire.

Dal libro del profeta Michèa

E tu, Betlemme di Èfrata,
così piccola per essere fra i villaggi di Giuda,
da te uscirà per me
colui che deve essere il dominatore in Israele;
le sue origini sono dall’antichità,
dai giorni più remoti.
Perciò Dio li metterà in potere altrui,
fino a quando partorirà colei che deve partorire;
e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele.
Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore,
con la maestà del nome del Signore, suo Dio.
Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande
fino agli estremi confini della terra.
Egli stesso sarà la pace!

Parola di Dio.

Oppure (Rm 8,28-30: Quelli che Dio da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno.
Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

Parola di Dio

Salmo responsoriale

Sal 12

Gioisco pienamente nel Signore.

Guarda, rispondimi, Signore, mio Dio,
conserva la luce ai miei occhi.

Io nella tua fedeltà ho confidato;
esulterà il mio cuore nella tua salvezza,
canterò al Signore, che mi ha beneficato.

Canto al Vangelo

Alleluia, alleluia.
Beata sei tu, o Vergine Maria,
e degna di ogni lode:
da te è nato il sole di giustizia,
Cristo nostro Dio.
Alleluia.

Vangelo

Mt 1,1-16.18-23
Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.

Dal Vangelo secondo Matteo

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Parola del Signore.

Forma breve (Mt 1,18-23):

Dal Vangelo secondo Matteo

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Parola del Signore

Dagli Scritti di Luisa Piccarreta "Libro di Cielo" Vol 31, 8.9.1932Dice Gesù a Luisa: "Figlia benedetta della mia Volont...
08/09/2026

Dagli Scritti di Luisa Piccarreta "Libro di Cielo" Vol 31, 8.9.1932

Dice Gesù a Luisa: "Figlia benedetta della mia Volontà, *la nascita della mia Mamma Celeste racchiude tutte le meraviglie, tutti i prodigi uniti insieme*, ma sai perché? Non nasceva solo *Lei, la pura, la santa, la bella, l'Immacolata*, no, no, ma insieme con la celeste bambinella *nasceva in Lei la mia Volontà Divina* concepita già e racchiusa in Lei per formare la sua vita operante e crescente nella graziosa bambina. Racchiudersi la mia Volontà per nascere insieme, servirsi dell'organo della celeste creatura per operare e formare la sua vita Divina, *questo fu un prodigio che solo l'eterno Amore, la Divina Sapienza e Potenza potevano operare*... Perciò ammira e ringrazia il nostro Essere Supremo, che giunge a tanto amore verso questa neonata bambina, da far rinascere in Lei la nostra Volontà non nata, che non ha principio, né fine, né limiti nei suoi confini".
Felice Domenica nel DV 😇 (*Natività della Beata Vergine Maria*)

𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗜𝗧𝗔̀ 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗕𝗘𝗔𝗧𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗚𝗜𝗡𝗘 𝗠𝗔𝗥𝗜𝗔𝟴 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲«𝙉𝙖𝙩𝙞𝙫𝙞𝙩𝙖𝙨 𝙩𝙪𝙖, 𝘿𝙚𝙞 𝙂𝙚𝙣𝙞𝙩𝙧𝙞𝙭 𝙑𝙞𝙧𝙜𝙤, 𝙂𝙖𝙪𝙙𝙞𝙪𝙢 𝙖𝙣𝙣𝙪𝙣𝙩𝙞𝙖𝙫𝙞𝙩 𝙪𝙣𝙞𝙫𝙚𝙧𝙨𝙤 𝙢𝙪𝙣𝙙𝙤».«𝙇...
08/09/2026

𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗜𝗧𝗔̀ 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗕𝗘𝗔𝗧𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗚𝗜𝗡𝗘 𝗠𝗔𝗥𝗜𝗔

𝟴 𝗦𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲

«𝙉𝙖𝙩𝙞𝙫𝙞𝙩𝙖𝙨 𝙩𝙪𝙖, 𝘿𝙚𝙞 𝙂𝙚𝙣𝙞𝙩𝙧𝙞𝙭 𝙑𝙞𝙧𝙜𝙤, 𝙂𝙖𝙪𝙙𝙞𝙪𝙢 𝙖𝙣𝙣𝙪𝙣𝙩𝙞𝙖𝙫𝙞𝙩 𝙪𝙣𝙞𝙫𝙚𝙧𝙨𝙤 𝙢𝙪𝙣𝙙𝙤».

«𝙇𝙖 𝙩𝙪𝙖 𝙉𝙖𝙩𝙞𝙫𝙞𝙩𝙖̀, 𝙤 𝙑𝙚𝙧𝙜𝙞𝙣𝙚 𝙈𝙖𝙙𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝘿𝙞𝙤, 𝙝𝙖 𝙖𝙣𝙣𝙪𝙣𝙘𝙞𝙖𝙩𝙤 𝙡𝙖 𝙜𝙞𝙤𝙞𝙖 𝙖 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙤 𝙞𝙡 𝙢𝙤𝙣𝙙𝙤».

L’8 settembre la Chiesa celebra la 𝗡𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗕𝗲𝗮𝘁𝗮 𝗩𝗲𝗿𝗴𝗶𝗻𝗲 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗮, una delle più antiche feste mariane del calendario liturgico.

I Vangeli non raccontano la nascita di Maria e non ci trasmettono né la data né il luogo della sua nascita. Le notizie sulla sua famiglia e sulla sua infanzia appartengono invece alla tradizione cristiana antica e trovano una delle loro prime testimonianze nel 𝗣𝗿𝗼𝘁𝗼𝗲𝘃𝗮𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗚𝗶𝗮𝗰𝗼𝗺𝗼, uno scritto apocrifo risalente probabilmente al II secolo.

Secondo questa tradizione, Maria era figlia di 𝗚𝗶𝗼𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼 𝗲 𝗔𝗻𝗻𝗮 e nacque a Gerusalemme. La tradizione ha collegato la sua nascita ai luoghi nei quali oggi sorge la Basilica di Sant’Anna, ma si tratta di elementi appartenenti alla tradizione e non di informazioni riportate dai testi evangelici.

La festa della Natività di Maria si sviluppò inizialmente in Oriente e da lì si diffuse progressivamente nella Chiesa occidentale. A Roma la sua celebrazione è tradizionalmente collegata a 𝗽𝗮𝗽𝗮 𝗦𝗲𝗿𝗴𝗶𝗼 𝗜, alla fine del VII secolo.

L’8 settembre è inoltre legato all’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, che ricorre esattamente nove mesi prima.

𝗟𝗔 𝗡𝗔𝗦𝗖𝗜𝗧𝗔 𝗗𝗜 𝗠𝗔𝗥𝗜𝗔 𝗡𝗘𝗟 𝗗𝗜𝗦𝗘𝗚𝗡𝗢 𝗗𝗜 𝗗𝗜𝗢

Perché la Chiesa celebra la nascita di Maria?

Perché la sua nascita non viene considerata come un avvenimento isolato. Maria entra nella storia della salvezza come colei che sarà la 𝗠𝗮𝗱𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲.

La sua nascita precede infatti il mistero dell’Incarnazione: Maria sarà colei che accoglierà nel proprio grembo il Figlio di Dio fatto uomo.

Per questo la tradizione cristiana ha spesso visto nella nascita di Maria l’immagine dell’𝗮𝘂𝗿𝗼𝗿𝗮 che precede il sorgere del sole. Maria viene prima di Cristo come l’aurora precede la luce del giorno.

Il centro della festa, dunque, non è soltanto la nascita di una bambina, ma il mistero di Dio che prepara nella storia la venuta di Cristo.

È significativo anche che la liturgia celebri la nascita terrena di Gesù, di Maria e di san Giovanni Battista. Per gli altri santi, infatti, la memoria liturgica è normalmente legata al giorno della loro morte, considerato il passaggio alla vita eterna.

𝗠𝗔𝗥𝗜𝗔 𝗕𝗔𝗠𝗕𝗜𝗡𝗔: 𝗟𝗔 𝗗𝗘𝗩𝗢𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗖𝗛𝗘 𝗛𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗤𝗨𝗜𝗦𝗧𝗔𝗧𝗢 𝗜𝗟 𝗖𝗨𝗢𝗥𝗘 𝗗𝗘𝗜 𝗙𝗘𝗗𝗘𝗟𝗜

Tra le espressioni più conosciute della devozione alla Natività di Maria c’è quella di 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗕𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗮, particolarmente legata alla città di Milano.

Nel Santuario di Santa Maria Bambina è custodita una celebre immagine in cera raffigurante la Vergine appena nata, avvolta nelle fasce e adagiata nella sua preziosa culla.

La tradizione attribuisce la realizzazione di questa immagine a 𝘀𝘂𝗼𝗿 𝗖𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮 𝗜𝘀𝗮𝗯𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗙𝗼𝗿𝗻𝗮𝗿𝗶, religiosa francescana originaria di Todi, che nel XVIII secolo realizzò diverse immagini in cera raffiguranti Maria Bambina.

Una di queste giunse a Milano nel 1739, presso il monastero delle Cappuccine di Santa Maria degli Angeli.

Con le soppressioni degli istituti religiosi, l’immagine lasciò il monastero e, dopo diversi passaggi, arrivò alle 𝗦𝘂𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗖𝗮𝗿𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗦𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗕𝗮𝗿𝘁𝗼𝗹𝗼𝗺𝗲𝗮 𝗖𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗻𝗶𝗼 𝗲 𝗩𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗚𝗲𝗿𝗼𝘀𝗮, la congregazione fondata a Lovere nel 1832.

Proprio presso questa comunità la devozione a Maria Bambina si sviluppò in modo particolare, tanto che le religiose furono conosciute dal popolo anche come le 𝗦𝘂𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗕𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗮.

𝗜𝗟 𝗠𝗜𝗥𝗔𝗖𝗢𝗟𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝟭𝟴𝟴𝟰

La storia del simulacro è legata anche a un episodio che contribuì profondamente alla diffusione della devozione.

L’8 settembre 1884, proprio nella festa della Natività di Maria, l’immagine venne portata nell’infermeria della comunità, dove si trovavano alcune religiose ammalate.

Il giorno successivo, 9 settembre, secondo la tradizione del santuario, la superiora si recò dalle suore portando con sé la sacra effigie.

Tra le ammalate vi era la giovane postulante 𝗚𝗶𝘂𝗹𝗶𝗮 𝗠𝗮𝗰𝗮𝗿𝗶𝗼, gravemente malata da alcuni giorni. Secondo il racconto tramandato dalla devozione, dopo aver ricevuto l’immagine e averla baciata, la giovane avrebbe improvvisamente avvertito un miglioramento.

«𝙎𝙤𝙣𝙤 𝙜𝙪𝙖𝙧𝙞𝙩𝙖!», avrebbe esclamato.

Si alzò quindi dal letto e riprese a camminare.

L’episodio, tramandato nella storia devozionale di Maria Bambina, contribuì alla grande diffusione del culto e il 9 settembre divenne il giorno tradizionalmente ricordato come 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗶𝗿𝗮𝗰𝗼𝗹𝗼.

L’antica infermeria venne successivamente trasformata nel santuario che ancora oggi custodisce la venerata effigie.

Il simulacro è conservato all’interno di una grande teca e adagiato su una preziosa culla d’argento, circondata da angeli.

La piccola immagine di Maria Bambina, così semplice e delicata, è diventata nel tempo un segno di affidamento, tenerezza e speranza per tanti fedeli.

𝗟𝗔 𝗚𝗜𝗢𝗜𝗔 𝗗𝗜 𝗨𝗡𝗔 𝗡𝗔𝗦𝗖𝗜𝗧𝗔

La festa dell’8 settembre ci invita così a guardare Maria non soltanto come la bambina che nasce, ma come la donna attraverso la quale Dio prepara la venuta del Salvatore.

In Maria vediamo l’inizio di un cammino che porterà a Betlemme, alla nascita di Gesù e al compimento della promessa di Dio.

La sua nascita è una promessa di gioia.

È l’aurora che precede l’alba.

È l’inizio di un cammino che conduce a Cristo.

E forse proprio Maria Bambina ci aiuta a comprendere questo mistero con particolare semplicità: Dio comincia spesso la sua opera attraverso ciò che agli occhi del mondo appare piccolo e fragile.

Una bambina appena nata.

Una vita affidata a Dio.

Un sì che ancora deve essere pronunciato.

Ma attraverso quella piccola vita passerà la salvezza del mondo.

«𝙉𝙖𝙩𝙞𝙫𝙞𝙩𝙖𝙨 𝙩𝙪𝙖, 𝘿𝙚𝙞 𝙂𝙚𝙣𝙞𝙩𝙧𝙞𝙭 𝙑𝙞𝙧𝙜𝙤, 𝙂𝙖𝙪𝙙𝙞𝙪𝙢 𝙖𝙣𝙣𝙪𝙣𝙩𝙞𝙖𝙫𝙞𝙩 𝙪𝙣𝙞𝙫𝙚𝙧𝙨𝙤 𝙢𝙪𝙣𝙙𝙤».

Buona festa della 𝗡𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗕𝗲𝗮𝘁𝗮 𝗩𝗲𝗿𝗴𝗶𝗻𝗲 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗮. 🌹

🌹🌹🌹 🌹🌹🌹🙏NATIVITA' DELLA BEATA VERGINE MARIA🙏«Nel mondo si è accesa una lucealla nascita della Vergine: beata è la stirpe...
08/09/2026

🌹🌹🌹 🌹🌹🌹🙏NATIVITA' DELLA BEATA VERGINE MARIA🙏
«Nel mondo si è accesa una luce
alla nascita della Vergine:
beata è la stirpe, santa la radice,
benedetto il suo frutto.»

07/09/2026

7 SETTEMBRE, PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

Adorazione Eucaristica questa sera alle 21.30 presso la chiesa parrocchiale a La Serra.

Lunedì 7 Settembre 2026Lunedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)Grado della Celebrazione: FeriaColore...
07/09/2026

Lunedì 7 Settembre 2026

Lunedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Grado della Celebrazione: Feria

Colore liturgico: Verde

Prima lettura

1Cor 5,1-8
Togliete via il lievito vecchio. Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, si sente dovunque parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al punto che uno convive con la moglie di suo padre. E voi vi gonfiate di orgoglio, piuttosto che esserne afflitti in modo che venga escluso di mezzo a voi colui che ha compiuto un’azione simile!
Ebbene, io, assente con il corpo ma presente con lo spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha compiuto tale azione. Nel nome del Signore nostro Gesù, essendo radunati voi e il mio spirito insieme alla potenza del Signore nostro Gesù, questo individuo venga consegnato a Satana a rovina della carne, affinché lo spirito possa essere salvato nel giorno del Signore.
Non è bello che voi vi vantiate. Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete àzzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con àzzimi di sincerità e di verità.

Parola di Dio

Salmo responsoriale

Sal 5

Guidami, Signore, nella tua giustizia.

Tu non sei un Dio che gode del male,
non è tuo ospite il malvagio;
gli stolti non resistono al tuo sguardo.

Tu hai in odio tutti i malfattori,
tu distruggi chi dice menzogne.
Sanguinari e ingannatori, il Signore li detesta.

Gioiscano quanti in te si rifugiano,
esultino senza fine.
Proteggili, perché in te si allietino
quanti amano il tuo nome.

Canto al Vangelo

Gv 10,27

Alleluia, alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono.
Alleluia.

Vangelo

Lc 6,6-11
Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato.

Dal Vangelo secondo Luca

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Parola del Signore

𝟳 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟲𝗨𝗡 𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗗𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗔𝗡𝗢𝗡𝗜𝗭𝗭𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗦𝗔𝗡 𝗖𝗔𝗥𝗟𝗢 𝗔𝗖𝗨𝗧𝗜𝗦È trascorso un anno da una giornata che è entrata nella ...
07/09/2026

𝟳 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟲
𝗨𝗡 𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗗𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗔𝗡𝗢𝗡𝗜𝗭𝗭𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗦𝗔𝗡 𝗖𝗔𝗥𝗟𝗢 𝗔𝗖𝗨𝗧𝗜𝗦

È trascorso un anno da una giornata che è entrata nella storia della Chiesa.

Era il 7 settembre 2025 quando, in Piazza San Pietro, papa Leone XIV presiedeva la Santa Messa durante la quale la Chiesa proclamava santi due giovani: Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis.

Due ragazzi vissuti in epoche diverse, con storie, caratteri e sensibilità differenti, ma uniti da una stessa direzione: mettere Cristo al centro della propria vita.

Quel giorno Piazza San Pietro era piena di fedeli provenienti da ogni parte del mondo. In mezzo alla grande folla, moltissimi erano i giovani venuti a Roma per partecipare a una celebrazione che parlava direttamente a loro.

Prima dell’inizio della Santa Messa, papa Leone XIV si rivolse proprio ai presenti e definì quella giornata «una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo».

Poi arrivò il momento solenne della canonizzazione.

Dopo la richiesta della Chiesa e la lettura delle testimonianze sulla vita e sui miracoli attribuiti all’intercessione dei due Beati, papa Leone XIV pronunciò la formula con la quale Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati vennero iscritti nell’Albo dei Santi:

«Dichiariamo e definiamo Santi i Beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis e li iscriviamo nell’Albo dei Santi».

In quel momento, Carlo Acutis, morto a soli quindici anni il 12 ottobre 2006, diventava ufficialmente santo.

Un ragazzo nato a Londra, cresciuto a Milano, profondamente legato ad Assisi e innamorato di Gesù.

Un ragazzo che aveva vissuto soltanto quindici anni, ma che aveva imparato a vivere quei quindici anni con uno sguardo rivolto verso il Cielo.

𝗖𝗔𝗥𝗟𝗢 𝗘 𝗟'𝗘𝗨𝗖𝗔𝗥𝗜𝗦𝗧𝗜𝗔

Al centro della vita di Carlo c'era l'Eucaristia.

La partecipazione alla Santa Messa quotidiana, l'adorazione eucaristica e la sua grande devozione verso Gesù presente nel Sacramento non erano per lui semplicemente delle pratiche religiose.

Erano il cuore della sua vita.

Carlo aveva compreso che l'Eucaristia non era qualcosa di distante dalla vita quotidiana, ma la presenza concreta di Gesù che gli permetteva di affrontare ogni giorno con una fede più forte.

Per questo aveva definito l'Eucaristia la sua «autostrada per il Cielo».

Una frase diventata famosa, ma che acquista il suo significato più vero quando viene collegata alla vita concreta di Carlo.

Non si trattava soltanto di una bella espressione.

Era una scelta.

Carlo cercava Gesù nell'Eucaristia e cercava di riconoscerlo anche nelle persone che incontrava, soprattutto nei più poveri e nei più fragili.

La sua fede, infatti, non rimase mai chiusa dentro una chiesa.

Si trasformò in attenzione verso gli altri, in ca**tà, in amicizia, in disponibilità.

E anche la tecnologia, che Carlo conosceva e utilizzava con grande passione, divenne per lui uno strumento per parlare di Dio e far conoscere i miracoli eucaristici.

𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗢𝗟𝗢 𝗜𝗟 “𝗦𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟'𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗡𝗘𝗧”

Proprio per questo è importante non fermarsi all'immagine di Carlo come «il santo dei computer» o «il santo di Internet».

Carlo era un ragazzo del suo tempo, certamente appassionato di informatica, ma la tecnologia non è stata il centro della sua vita.

Al centro c'era Cristo.

Il computer, Internet, i video, la sua capacità di comunicare erano soltanto strumenti attraverso i quali cercava di trasmettere ciò che aveva scoperto nella fede.

La sua vera passione era Gesù.

E la sua testimonianza dimostra che la santità non significa fuggire dal mondo nel quale viviamo, ma imparare a vivere dentro questo mondo senza perdere di vista Dio.

Carlo giocava a pallone, amava gli animali, aveva amici, frequentava la scuola, utilizzava il computer, scherzava e viveva le normali esperienze di un adolescente.

Non era un ragazzo estraneo alla vita.

Era un ragazzo che aveva imparato a vivere la vita con Dio.

Ed è proprio questo che rende ancora oggi così forte la sua testimonianza.

𝗟𝗔 𝗠𝗔𝗟𝗔𝗧𝗧𝗜𝗔 𝗘 𝗟'𝗨𝗟𝗧𝗜𝗠𝗔 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗨𝗔 𝗩𝗜𝗧𝗔

Nell'autunno del 2006, una malattia improvvisa cambiò tutto.

Carlo fu colpito da una leucemia fulminante.

In pochi giorni la sua vita cambiò profondamente.

Aveva soltanto quindici anni.

Eppure, anche davanti alla malattia e alla morte, cercò di vivere la sofferenza nella fede, affidandosi a Dio.

Morì il 12 ottobre 2006.

La sua vita terrena era durata pochissimo, ma il seme della sua testimonianza avrebbe continuato a crescere.

Nel 2018 papa Francesco riconobbe l'eroicità delle virtù di Carlo, dichiarandolo Venerabile.

Il 10 ottobre 2020, ad Assisi, Carlo venne proclamato Beato.

E poi arrivò il riconoscimento del secondo miracolo attribuito alla sua intercessione, quello che avrebbe aperto definitivamente la strada alla canonizzazione.

Nel 2025, dopo il rinvio della celebrazione inizialmente prevista per il Giubileo degli Adolescenti, il nuovo appuntamento venne fissato da papa Leone XIV.

La data era il 7 settembre.

E quel giorno, finalmente, Carlo sarebbe stato proclamato santo.

𝗟𝗘 𝗣𝗔𝗥𝗢𝗟𝗘 𝗗𝗜 𝗣𝗔𝗣𝗔 𝗟𝗘𝗢𝗡𝗘 𝗫𝗜𝗩

Nell'omelia della canonizzazione, papa Leone XIV non presentò Carlo come qualcuno lontano dalla vita dei giovani.

Al contrario, parlò proprio alla loro vita.

Ricordando le figure di Carlo e Pier Giorgio, il Papa mise in guardia dal rischio più grande che possiamo correre:

«Il rischio più grande della vita è quello di sprecarla al di fuori del progetto di Dio».

Sono parole che assumono un significato particolare pensando a Carlo.

La sua vita fu breve, ma non fu sprecata.

Fu una vita vissuta intensamente, nella quotidianità, nell'amicizia, nella preghiera, nell'Eucaristia, nella ca**tà e nella ricerca della volontà di Dio.

Per questo Leone XIV rivolse a tutti, e in modo particolare ai giovani, un invito che rimane forse il messaggio più forte di quella giornata:

«Non sciupare la vita, ma orientarla verso l'alto e farne un capolavoro».

Non sciupare la vita.

Non lasciarla scorrere senza una direzione.

Non vivere soltanto inseguendo ciò che passa.

Orientarla verso l'alto.

Verso Dio.

E farne un capolavoro.

Non un capolavoro secondo i criteri del mondo, fatto di successo, ricchezza o notorietà, ma una vita bella agli occhi di Dio.

𝗗𝗜𝗢 𝗔𝗟 𝗖𝗘𝗡𝗧𝗥𝗢

Il Papa ha poi ricordato una delle espressioni più conosciute di Carlo:

«Non io, ma Dio».

Poche parole, ma capaci di racchiudere il senso della sua esistenza.

Carlo non cercò di diventare importante per se stesso.

Non cercò di essere ricordato.

Non cercò la fama.

Cercò Dio.

E proprio per questo, paradossalmente, il suo nome oggi è conosciuto in tutto il mondo.

La sua santità non nasce dalla straordinarietà delle cose che fece, ma dalla profondità con cui visse quelle ordinarie.

È questo uno degli aspetti più belli della sua testimonianza.

Carlo ci ricorda che la santità non è riservata a poche persone chiamate a compiere imprese eccezionali.

La santità può cominciare nella nostra quotidianità.

Nella famiglia.

Nella scuola.

Nel lavoro.

Nelle amicizie.

Nel modo in cui utilizziamo il nostro tempo.

Nel modo in cui guardiamo una persona che soffre.

Nel modo in cui scegliamo di utilizzare la tecnologia.

Nel modo in cui viviamo la nostra fede.

𝗖𝗔𝗥𝗟𝗢 𝗘 𝗔𝗦𝗦𝗜𝗦𝗜

E poi c'è Assisi.

Una città che Carlo amava profondamente e nella quale aveva scelto di essere sepolto.

Qui, nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione, riposano oggi le sue spoglie mortali.

Carlo era particolarmente affascinato dalla figura di san Francesco.

Ad Assisi aveva trovato un luogo nel quale il Vangelo sembrava diventare concreto attraverso la vita del Poverello.

La scelta di essere sepolto qui non fu dunque casuale.

E oggi milioni di pellegrini arrivano ad Assisi anche per pregare davanti alla sua tomba.

È significativo che proprio qui, nel luogo che custodisce la memoria terrena di Carlo, venga celebrato il primo anniversario della sua canonizzazione.

Lunedì 7 settembre 2026, alle ore 18.00, nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione, sarà celebrata la Santa Messa per il primo anniversario della canonizzazione di san Carlo Acutis, presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti.

Un anno dopo quel giorno di festa in Piazza San Pietro, Assisi torna così a raccogliersi attorno a Carlo.

𝗨𝗡 𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗗𝗢𝗣𝗢

Ma che cosa significa ricordare una canonizzazione un anno dopo?

Significa fermarsi e guardare oltre la fotografia di quella giornata.

Il 7 settembre 2025 migliaia di persone hanno visto Carlo diventare santo.

Oggi, un anno dopo, la domanda è diversa:

che cosa significa per noi la sua santità?

Che cosa ci lascia la sua testimonianza?

Forse proprio la risposta che Carlo aveva dato con la sua vita.

Non serve aspettare un momento straordinario per cominciare a vivere diversamente.

Non serve avere una vita lunga per avere una vita piena.

Non serve essere perfetti.

Serve scegliere dove mettere il cuore.

Carlo aveva scelto Dio.

Aveva scelto l'Eucaristia.

Aveva scelto la ca**tà.

Aveva scelto di non chiudersi davanti alla sofferenza degli altri.

Aveva scelto di utilizzare i talenti che possedeva per qualcosa di più grande di se stesso.

E aveva capito che il tempo è un dono che non possiamo sprecare.

𝗨𝗡 𝗠𝗘𝗦𝗦𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗣𝗘𝗥 𝗜 𝗚𝗜𝗢𝗩𝗔𝗡𝗜

Forse è proprio questo il motivo per cui la figura di Carlo continua a parlare con tanta forza ai giovani.

Perché Carlo non dice loro di diventare qualcun altro.

Dice, attraverso la sua vita, di diventare pienamente ciò che Dio li ha chiamati ad essere.

Non chiede di fuggire dal mondo.

Chiede di non lasciarsi dominare dal mondo.

Non chiede di rinunciare alla tecnologia.

Chiede di imparare a usarla senza permettere che sia essa a prendere il posto di Dio.

Non chiede una vita senza problemi.

Mostra che anche nella sofferenza è possibile continuare ad affidarsi al Signore.

E soprattutto ricorda che la felicità non si trova nell'avere sempre di più, ma nell'incontrare Cristo e nel donarsi agli altri.

𝗗𝗔𝗟 𝟳 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟱 𝗔𝗟 𝟳 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟲

Un anno è passato da quel giorno.

Un anno da quando la Chiesa ha proclamato Carlo Acutis santo.

Un anno da quando il suo nome è stato pronunciato insieme a quello di Pier Giorgio Frassati nella solenne formula della canonizzazione.

Un anno da quando Piazza San Pietro ha accolto migliaia di giovani che guardavano a due ragazzi come a degli amici capaci di indicare una strada.

Ma la santità non appartiene soltanto al giorno in cui viene proclamata.

Continua nella vita di chi, incontrando un santo, decide di cambiare qualcosa nella propria.

Ed è forse questo il modo più bello per ricordare Carlo oggi.

Non soltanto guardando una sua fotografia.

Non soltanto visitando la sua tomba.

Non soltanto ripetendo le sue frasi.

Ma provando a vivere ciò che lui ha vissuto.

Mettere Dio al centro.

Tornare all'Eucaristia.

Accorgersi di chi ha bisogno.

Usare bene i propri talenti.

Non sprecare il tempo.

E imparare, ogni giorno, a guardare verso l'alto.

Un anno dopo quella Piazza San Pietro, la voce di Carlo continua a parlare.

Una voce che non ha bisogno di grandi discorsi.

Perché la sua vita, breve ma piena, continua a dirci una cosa semplice:

𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗱𝗼𝗻𝗼, 𝗲 𝘃𝗮𝗹𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗻𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗿𝗹𝗮 𝗯𝗲𝗻𝗲.

San Carlo Acutis,
prega per noi e accompagna soprattutto i giovani nel cammino della vita.

𝗦𝗮𝗻 𝗖𝗮𝗿𝗹𝗼 𝗔𝗰𝘂𝘁𝗶𝘀
𝟯 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝟭𝟵𝟵𝟭 – 𝟭𝟮 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟬𝟲
𝗖𝗮𝗻𝗼𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝟳 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟱

𝟳 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟲𝗨𝗡 𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗗𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗔𝗡𝗢𝗡𝗜𝗭𝗭𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗦𝗔𝗡 𝗣𝗜𝗘𝗥 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗚𝗜𝗢 𝗙𝗥𝗔𝗦𝗦𝗔𝗧𝗜È passato un anno da quel 7 settembre 2025 che ...
07/09/2026

𝟳 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟲
𝗨𝗡 𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗗𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗔𝗡𝗢𝗡𝗜𝗭𝗭𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗦𝗔𝗡 𝗣𝗜𝗘𝗥 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗚𝗜𝗢 𝗙𝗥𝗔𝗦𝗦𝗔𝗧𝗜

È passato un anno da quel 7 settembre 2025 che ha consegnato alla Chiesa uno dei volti più amati della santità giovanile del nostro tempo: Pier Giorgio Frassati.

Quel giorno, in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV presiedeva la Santa Messa e il Rito della Canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis. Due giovani vissuti in epoche diverse, ma uniti da una stessa cosa: l’amore per Gesù Cristo, vissuto con semplicità, concretezza e senza paura.

Era una domenica di grande festa. Tantissimi giovani erano arrivati a Roma da diversi Paesi e, prima dell’inizio della celebrazione, Papa Leone XIV li aveva salutati con parole che ancora oggi conservano tutta la loro forza:

«Oggi è una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo!»

E poco dopo aveva indicato proprio Pier Giorgio e Carlo come due giovani innamorati di Gesù, capaci di donare tutto per Lui.

𝗨𝗡 𝗚𝗜𝗢𝗩𝗔𝗡𝗘 𝗖𝗛𝗘 𝗛𝗔 𝗩𝗜𝗦𝗦𝗨𝗧𝗢 𝗟𝗔 𝗙𝗘𝗗𝗘

Pier Giorgio Frassati nacque a Torino il 6 aprile 1901.

Morì il 4 luglio 1925, a soli 24 anni, colpito da una poliomielite fulminante che in pochi giorni lo portò alla morte.

Tra queste due date c’è una vita breve, ma straordinariamente intensa.

Era uno studente, un giovane universitario, un ragazzo che amava lo sport, la montagna, le escursioni e l’amicizia. Studiava ingegneria mineraria al Politecnico di Torino e viveva pienamente la sua giovinezza.

Ma soprattutto era un giovane profondamente innamorato di Dio.

La sua fede si nutriva dell’Eucaristia quotidiana, della preghiera, della confessione frequente e della vita associativa.

Frequentò l’Azione Cattolica, la FUCI, le Conferenze di San Vincenzo e, nel 1922, entrò nel Terz’Ordine domenicano, assumendo il nome di Fra Girolamo.

La sua fede, però, non rimase mai qualcosa di privato.

Pier Giorgio la portava nella vita concreta.

La portava nelle amicizie, nello studio, nella società, nell’impegno politico e soprattutto nell’attenzione verso i poveri.

𝗟𝗔 𝗙𝗘𝗗𝗘 𝗖𝗛𝗘 𝗦𝗜 𝗙𝗔 𝗖𝗔𝗥𝗜𝗧À

Per Pier Giorgio il povero non era una persona da guardare da lontano.

Era un fratello.

Visitava le famiglie più bisognose di Torino, portava loro aiuti, sacrificava il proprio denaro e spesso anche ciò che gli serviva personalmente.

Gli amici, vedendolo continuamente per le strade della città con carretti pieni di aiuti destinati ai poveri, arrivarono scherzosamente a chiamarlo «Frassati Impresa Trasporti».

Dietro quel sorriso c'era però una scelta molto seria: mettere la propria vita al servizio degli altri.

Papa Leone XIV, nell'omelia della canonizzazione, ha ricordato proprio questo aspetto della sua vita, sottolineando come Pier Giorgio non abbia vissuto la fede come una semplice devozione privata, ma si sia impegnato nella società e abbia servito con generosità i poveri.

È forse questo uno degli aspetti più belli della sua santità.

Pier Giorgio non si è allontanato dal mondo per diventare santo.

Ha cercato Dio vivendo pienamente la sua vita.

𝗟𝗔 𝗠𝗢𝗡𝗧𝗔𝗚𝗡𝗔 𝗘 𝗤𝗨𝗘𝗟𝗟'𝗜𝗡𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗖𝗢𝗡 𝗗𝗜𝗢

Tra le grandi passioni di Pier Giorgio c'era la montagna.

Amava camminare, arrampicare, stare con gli amici e affrontare insieme la fatica delle salite.

La montagna era per lui anche un luogo di amicizia, di libertà e di gioia.

E proprio la sua ultima fotografia lo ritrae durante un'escursione sulle montagne della Val di Lanzo, con lo sguardo rivolto verso la meta.

Su quella fotografia aveva scritto due parole destinate a diventare inseparabili dal suo nome:

«Verso l'alto».

Due parole semplici.

Ma dentro quelle due parole c'è tutta la vita di Pier Giorgio.

Verso l'alto, verso la vetta.

Verso Dio.

Verso quella pienezza che non si trova nel vivere soltanto per se stessi.

𝗟𝗔 𝗠𝗔𝗟𝗔𝗧𝗧𝗜𝗔 𝗘 𝗚𝗟𝗜 𝗨𝗟𝗧𝗜𝗠𝗜 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗜

Alla fine di giugno del 1925 comparvero i primi sintomi della malattia.

In pochi giorni le sue condizioni peggiorarono rapidamente.

Pier Giorgio aveva soltanto 24 anni.

Anche nella sofferenza non smise però di affidarsi a Dio.

Ricevette gli ultimi sacramenti e il 4 luglio 1925 morì.

La sua morte lasciò incredula la sua famiglia e profondamente colpita la città di Torino.

Ai funerali partecipò una folla immensa.

Molte di quelle persone che si presentarono per l'ultimo saluto erano poveri che Pier Giorgio aveva aiutato in silenzio, senza cercare riconoscimenti.

La sua famiglia scoprì allora quanto fosse stato grande il bene che quel giovane aveva compiuto lontano dai riflettori.

𝗟𝗔 𝗖𝗛𝗜𝗔𝗠𝗔𝗧𝗔 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗔𝗡𝗧𝗜𝗧À

Dopo la sua morte iniziò un lungo cammino ecclesiale.

Pier Giorgio fu dichiarato Venerabile nel 1987 e beatificato da San Giovanni Paolo II il 20 maggio 1990, in Piazza San Pietro.

Per decenni il suo esempio ha continuato a parlare soprattutto ai giovani.

Il 20 novembre 2024 Papa Francesco aveva autorizzato la promulgazione del decreto riguardante un miracolo attribuito alla sua intercessione, aprendo così la strada alla canonizzazione.

Poi arrivò quel 7 settembre 2025.

Durante il Concistoro del 13 giugno, Papa Leone XIV aveva decretato che Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis fossero iscritti insieme nell'Albo dei Santi.

E così, un secolo dopo la sua morte, Pier Giorgio veniva finalmente proclamato santo.

𝗟𝗘 𝗣𝗔𝗥𝗢𝗟𝗘 𝗗𝗜 𝗣𝗔𝗣𝗔 𝗟𝗘𝗢𝗡𝗘 𝗫𝗜𝗩

Nell'omelia del 7 settembre 2025, Papa Leone XIV ha indicato Pier Giorgio come un modello particolarmente luminoso per i giovani.

Ha ricordato la sua preghiera, le sue amicizie, la ca**tà, l'impegno ecclesiale e sociale.

E poi ha richiamato quella frase che Pier Giorgio aveva lasciato come una sorta di programma della propria vita:

«Se avrai Dio per centro di ogni tua azione, allora arriverai fino alla fine».

Accanto alle parole di Carlo Acutis, «Non io, ma Dio», Papa Leone XIV ha definito questa la «formula semplice, ma vincente» della loro santità.

E proprio qui possiamo comprendere perché, ancora oggi, Pier Giorgio continui a parlare a tanti giovani.

Non perché abbia avuto una vita senza difficoltà.

Non perché sia stato un ragazzo fuori dal mondo.

Ma perché ha saputo vivere pienamente la propria giovinezza mettendo Dio al centro.

Amava la montagna, lo sport, gli amici, lo studio, la vita.

E proprio dentro quella vita ha incontrato Cristo.

𝗩𝗘𝗥𝗦𝗢 𝗟'𝗔𝗟𝗧𝗢

A un anno dalla sua canonizzazione, quelle due parole — «Verso l'alto» — sembrano ancora una volta rivolte a ciascuno di noi.

Viviamo in un tempo nel quale è facile accontentarsi, fermarsi alle apparenze, vivere inseguendo ciò che passa.

Pier Giorgio ci ricorda invece che la vita può essere molto di più.

Può essere donata.

Può diventare servizio.

Può diventare amicizia vera.

Può diventare ca**tà.

Può diventare un cammino verso Dio.

Lo stesso Papa Leone XIV, pochi mesi dopo la canonizzazione, parlando agli studenti, è tornato proprio su Pier Giorgio Frassati e sui suoi due motti: «Vivere senza fede non è vivere, ma vivacchiare» e «Verso l'alto».

E ha invitato i giovani a non accontentarsi delle apparenze e delle mode, ma ad avere il coraggio di vivere in pienezza.

𝗨𝗡 𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗗𝗢𝗣𝗢

Oggi, 7 settembre 2026, è passato un anno da quella grande giornata in Piazza San Pietro.

A Torino, la città che lo vide nascere, studiare, pregare, amare, servire e partire verso Dio, il primo anniversario viene celebrato con una serie di appuntamenti dedicati alla sua memoria.

Dal 5 al 7 settembre, l'Arcidiocesi di Torino e il Comitato Pier Giorgio Frassati hanno promosso «Santo tra i santi», tre giorni per ricordare il primo anniversario della canonizzazione e continuare a far conoscere la testimonianza del giovane santo torinese.

Ma il modo più vero per ricordare Pier Giorgio non è soltanto guardare indietro.

È guardare avanti.

È raccogliere il suo invito.

È scegliere, anche nelle piccole cose di ogni giorno, di vivere con Dio al centro.

Di non avere paura della fede.

Di non vergognarsi della ca**tà.

Di non vivere soltanto per se stessi.

Di avere il coraggio di salire.

𝗩𝗘𝗥𝗦𝗢 𝗟'𝗔𝗟𝗧𝗢.

San Pier Giorgio Frassati, giovane santo della gioia, dell'amicizia, della montagna, dell'Eucaristia e della ca**tà, continua a camminare con noi.

Insegnaci a non sprecare la vita.

Insegnaci a riconoscere Cristo nei poveri e negli ultimi.

Insegnaci a vivere una fede concreta, capace di diventare amore.

E quando la strada si farà difficile, aiutaci a non fermarci.

A guardare la vetta.

A guardare il Cielo.

A continuare il cammino.

𝗩𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗹'𝗮𝗹𝘁𝗼.

San Pier Giorgio Frassati,
𝗽𝗿𝗲𝗴𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗼𝗶.

Indirizzo

Via Fiume 45
San Miniato
56028

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