ORIGINE DELLA DEVOZIONE MARIANA
NELL’ISOLA “POLESINE” DELLA LAGUNA DI BASELEGHE
Nei tempi remotissimi i cammini degli uomini hanno incontrato questo luogo di struggente bellezza; la Storia ha ne ha registrato l’effettiva esistenza soltanto dal XVI secolo, quando gli archivi della Serenissima Repubblica di Venezia, lo annoverano fra le stazioni di vigilanza sui traffici di merci e le peregrinazioni
di persone. Una mappa del 1558 ne riporta anche il nome: «Cason del Frassene». La devozione mariana, oggi peculiarità del luogo, la si fa risalire agli anni bui della Prima Guerra Mondiale: nel 1917 fu un pescatore proveniente da Caorle che affisse a una rudimentale asse di legno l’immagine della Madonna, come voto di ringraziamento per una scampata sciagura, di una certa gravità se – come si dice – pare avesse “visto la morte in faccia”. L’immagine e il luogo divennero subito oggetto di devozione da parte della buona gente di Caorle, piena di sentimento religioso. Era il 1943 e la città di Caorle, di domenica, subiva una delle frequenti incursioni aeree alleate, che provocò la distruzione di alcune vecchie case del centro storico, nei pressi della Cattedrale. Se grande fu il sollievo della popolazione nel vedersi salva la vita, altrettanto intensa la disperazione: le abitazioni rase al suolo rendevano ancora più tristi quei periodi di insensata violenza. Alla Messa domenicale prendeva pure parte un gruppo di soldati tedeschi; tra questi un certo Johann, di certo cattolico nonché ufficiale graduato, che come segno di ringraziamento per lo scampato pericolo, si decise a rinnovare il voto del ’17, sostituendo l’asse di legno con una più nobile colonna di marmo, che egli stesso si premurò di prelevare dalle macerie del bombardamento. Si presume che questo luogo egli lo conoscesse per le frequenti battute di caccia. Fu fatta scolpire anche l’attuale immagine della Madonna col Bambino in pietra. Una volta innalzato il nuovo monumento, il 20 novembre, alla presenza di molta gente accorsa da Caorle e dall’entroterra di Terzo Bacino e delle campagne circostanti, venne impartita la benedizione dall’allora cappellano Don Eugenio Bressan. C’erano pure un gruppo di Religiose e i soldati tedeschi, che ne avevano provveduta la realizzazione. Improvvisamente, come da questi periodi in avanti sarebbe stata esperienza comune, comparve una pattuglia aerea alleata: fu comprensibilmente un momento di terrore per i presenti, consapevoli com’erano, della disinvoltura nell’attaccare dall’alto con i mitragliatori. Testimoni riferiscono di come i soldati a terra si tolsero gli elmetti per non farsi riconoscere, tentando di scongiurare il cattivo presagio, e la gente tese le braccia in segno di saluto. Da allora, fino a quando questi luoghi furono frequentati dalla gente di Caorle, che abitava i “casoni” dall’8 settembre (la “Madonna dei fagotti”) alle feste natalizie, per le attività di pesca autunnale, fu un susseguirsi di devozione mariana, fatta di recite del rosario, preghiere, rudimenti di catechismo, e perfino istruzioni ai piccoli su come si mantenga acceso il lume a olio, che sempre ardeva dinanzi all’immagine della Madonna col Bambino. Il seguito è tutto recente passato. Nel 2005, in occasione di un pellegrinaggio della Comunità della Cattedrale di Caorle presieduto dall’Arciprete Mons. Giuseppe Manzato, in preparazione ai solenni festeggiamenti quinquennali della Madonna dell’Angelo, mi parve di intuire che la valorizzazione del luogo poteva essere la via maestra da seguire, per farne rifiorire la fede e la devozione che l’avevano caratterizzato nei tempi lontani. Si attese il disbrigo delle pratiche intese a conferire nuova dignità e decoro all’isolotto, la cui proprietà, tra l’altro, generosamente donata dalla Società PortoBaseleghe, passò alla Parrocchia. Interventi di ripascimento con le terre di risulta furono eseguiti negli anni a seguire dal Consorzio di Bonifica delle Pianure Venete tra Livenza e Tagliamento, e – finalmente - si ebbe la ricollocazione della stele mariana, sulla sommità del capitello ideato dal Geom. Vincenzo Borghello, in linee essenziali che si armonizzano con l’ambiente circostante. Il 28 agosto 2010 il Vescovo diocesano di Concordia-Pordenone, Mons. Ovidio Poletto, impartì la sua benedizione all’opera, inaugurando così una bella stagione di autentica devozione mariana che porta ogni anno numerosi fedeli, sia in pellegrinaggi organizzati sia in visite private, a venerare la Vergine Maria, onorata col titolo di “Stella della Nuova Evangelizzazione”. Illustre visitatore, l’anno successivo fu il suo Successore, Mons. Giuseppe Pellegrini, giunto a celebrarvi solennemente per la prima volta l’Eucaristia, che rivolgendosi ai presenti li invitò a non disperdere l’esperienza vissuta, bensì a proseguire con entusiasmo negli anni a ve**re.