07/06/2021
Vita giosefina: vita di giustizia e santità
Il grande posto che san Giuseppe, nella sua qualità di Sposo della Madre di Dio e Padre di Gesù,
occupa nell’opera della santificazione dei credenti, giustifica appieno il desiderio di una vita di
intimità con lui. Come il figlio sta volentieri con suo padre, o con i suoi genitori in generale, così il
cristiano vive volentieri con Maria e Giuseppe e si serve di tante piccole industrie per mantenere
desto il loro ricordo. Per esempio, cerca di avere sotto gli occhi l’immagine del santo Patriarca,
abituandosi a frequentarlo amorosamente tutte le volte che lo scorge. Ma con lo sguardo di fede e di
devozione il cristiano-devoto va al di là delle immagini, va fino a Giuseppe vivente nella gloria e
che, per mezzo della visione beatifica, lo vede, lo segue, conosce tutti i suoi bisogni, lo soccorre col
suo aiuto di padre provvidente e premuroso. Infatti, san Giuseppe non ha smesso la sua funzione di
‘custode e protettore’ né la sua funzione di cooperatore della salvezza, ma con la sua molteplice
intercessione, continua ad ottenerci le grazie desiderate per la salute dell’anima e del corpo. Così,
mediante la fede, il cristiano può vivere in continuo contatto con san Giuseppe che veglia
paternamente su ognuno di noi. Chi sperimenta la feconda devozione al Santo Sposo di Maria,
spontaneamente moltiplica durante il giorno o la settimana le pratiche di pietà in suo onore, le
invocazioni, le giaculatorie e tutto questo gli serve per intensificare i suoi rapporti col santo
Carpentiere. Le feste liturgiche, i mercoledì, il mese di marzo, quest’anno giuseppino, sono
altrettante occasioni per ricordarlo in modo speciale, per meditare le sue prerogative, per
contemplare la grandezza e la sua santità, per tenere fisso il suo insigne esempio. Infatti non è
possibile portare nella mente e nel cuore la tenera figura di san Giuseppe, senza sentirsi mossi sia ad
‘amarlo per conoscerlo’ sia a ‘conoscerlo per amarlo’; senza provare il bisogno di dimostrargli la
realtà del proprio affetto, cercando di fargli piacere, di vivere da veri suoi apprendisti-lavoratori
nella sua bottega, ma direi soprattutto da veri suoi figli della sua casa. In tal modo la vita giosefina,
ossia la frequentazione con san Giuseppe, può permeare tutta la vita cristiana e mariana e condurre
ad una maggiore fedeltà nell’adempimento del dovere perché nulla può far più piacere al Capo della
Santa Famiglia che vedere i suoi figli adottivi compiere con amore la volontà del suo Gesù e amare
la Vergine santissima. E d’altra parte, la vita cristiana, vissuta sotto lo sguardo paterno di san
Giuseppe, acquista quella speciale dolcezza e soavità che nasce dalla compagnia continua di un
padre e protettore, ombra e immagine della paternità divina, che circonda di premure coloro che
l’amano e ricorrono a lui con fiducia. “Nel corso della sua vita, che fu una peregrinazione nella
fede, Giuseppe, come Maria, rimase fedele sino alla fine alla chiamata di Dio… Giuseppe al
momento della sua «annunciazione» non proferì alcuna parola: semplicemente egli «fece come gli
aveva ordinato l'angelo del Signore» (Mt 1,24). E questo primo «fece» divenne l'inizio della «via di
Giuseppe». Lungo questa via i Vangeli non annotano alcuna parola detta da lui. Ma il silenzio di
Giuseppe ha una speciale eloquenza: grazie ad esso si può leggere pienamente la verità contenuta
nel giudizio che di lui dà il Vangelo: il «giusto» (Mt 1,19)... Nel corso delle generazioni la Chiesa
legge in modo sempre più attento e consapevole una tale testimonianza, quasi estraendo dal tesoro
di questa insigne figura «cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52)” (RC 17). La vita giosefina è una
vita alla giustizia e alla perfezione della ca**tà. Molti santi, che lo hanno scelto come modello di
santità per sé e per i loro Ordini e le loro Congregazioni, ce lo confermano. Basterebbe viverla, a
partire da quest’anno giubilare che a lui stiamo dedicando.
Paolo Antoci – Ragusa 06.06.2021