Unione Buddhismo Theravada

Unione Buddhismo Theravada L'associazione ha lo scopo di riunire persone praticanti il buddhismo Theravada e l'insieme di movimenti, centri, associazioni, unioni scuole e gruppi ecc.

L’UBT di fatto nasce a Maggio 2011 con l’apertura ufficiale del centro alla presenza delle autorità e l’inizio delle diverse attività di pratica e di insegnamento del Buddhismo nella tradizione Theravada, grazie al supporto materiale e morale, alla disponibilità e alla concessione dell’utilizzo a scopo gratuito del centro di proprietà dell’associazione Eurasia World Peace Onlus conosciuto ora come

Tempio Nyanasamvara Verona e tutti i fedeli e simpatizzanti che conta più di 800 Famiglie sparse nel territorio limitrofo, grazie alla disponibilità dei Maestri Monaci che sono ospitati nella struttura e sostenuti dalla comunità in modo permanente. Avvenuta una separazione tra l'associazione Eurasia World Peace ovvero separazione con il Tempio Nyanasamvara in località di Bosco Chiesanuova che li ha ospitati sino al 2021, ora sta cercando una sede definitiva ed attende le disponibilità di eventuali praticanti per trovare un nuovo luogo di pratica. Vista la numerosità di fedeli e simpatizzanti, si è maturata la necessità di consolidare in modo ufficiale l’appartenenza e la costituzione di questa associazione operante di fatto che rispecchia la filosofia di ciò che il centro è ora UBT, ovvero un centro Buddhista Theravada ove si pratica e si insegna il Buddhismo nella tradizione Theravada alle persone che lo richiedano. L'UBT costituita , oltre ad essere un centro Buddhista, fornirà l’opportunità a persone e centri di trovare un punto di riferimento unico del Buddhismo nella tradizione Theravada ed ha le seguenti finalità:

- insegnamento e pratica del Buddhismo Theravada;

- diffondere la conoscenza e la pratica del Buddhismo Theravada, diffondere il

Dharma basato sulle scritture canoniche provenientj dal testo conosciuto come Tripitaka e sui loro commentari e con riferimento ai Tre Gioielli (Buddha, Dharma e Sangha) e alle Quattro Nobili Verità e garantire un comportamento etico rivolto al rispetto dei Cinque Precetti;

- riunire, assistere e coordinare i diversi movimenti, centri, associazioni, unioni e gruppi Buddhisti Theravada in Italia, Europa, Mondo;

- riunire, assistere e coordinare persone laiche e Monaci Buddhisti che possano contribuire alla comprensione, pratica e diffusione degli insegnamenti del Buddhismo Theravada;

- contribuire alla diffusione degli insegnamenti e delle pratiche della Dottrina Buddhista, nella tradizione della scuola Theravada, in particolare con azioni di sostegno, incoraggiamento e coordinamento delle iniziative di persone movimenti, centri, associazioni, unioni e gruppi Buddhisti;

- sviluppare la collaborazione fra i movimenti, centri, associazioni, unioni e gruppi delle varie e diverse scuole Buddhiste esistenti;

- favorire il dialogo con le altre comunità religiose e in generale con i centri di impegno spirituale, come pure con istituzioni culturali su argomenti di interesse comune;

- coltivare i rapporti con l'Unione Buddhista Italiana e d'Europa, la Federazione mondiale dei Buddhisti ed altre organizzazioni buddhiste estere ed internazionali in particolar modo con l'organizzazione "World Fellowship of Buddhists" - in abbreviato "WFB" e l'organizzazione Monaci Buddhisti Theravada Thailandese meglio conosciuto come "Sangha";

- gestire o promuovere attività didattiche sul buddhismo nel contesto della storia delle religioni e nella tradizione della scuola Theravada;

- istituire Scuole di insegnamento Buddhista nella tradizione Theravada;

- provvedere alla formazione di Monaci e Maestri di insegnamento laici;

- ordinare nuovi Monaci e Maestri insegnanti laici;

- mantenere un registro di riconoscimento di Monaci Ordinati e Maestri Laici che sono in possesso dei requisiti necessari;

- supportare i centri Buddhisti assegnando maestri laici o monaci Buddhisti Theravada riconosciuti dall' UBT, fornendo indicazioni e suggerimenti utili alla corretta diffusione degli insegnamenti e della pratica del Buddhismo Theravada;

- supportare i movimenti, centri, associazioni, unioni e gruppi di insegnamento e pratica delle diverse tecniche di meditazione riconosciute della pratica del Buddhismo;

- celebrare le feste del Vesak;

- stabilire scuole di insegnamento religioso Buddhista, luoghi di culto e di pratica del Buddhismo Theravada;

- stabilire movimenti, centri, associazioni, unioni, gruppi e scuole di insegnamento delle diverse tecniche di meditazione riconosciute dalla pratica del Buddhismo;

- richiedere l'adesione a Unioni Buddhiste presenti nel territorio che operino in sintonia con i principi Buddhisti per meglio convogliare la rappresentanza Buddhista nel territorio Italiano, Europeo, Mondiale;

- adoperarsi per richiedere il riconoscimento giuridico come ente di culto non cattolico da parte dello stato Italiano.

13/06/2026
13/06/2026
13/06/2026

Scrittura
"Felicità e sofferenza non sono create da sé stessi né da altri"
«Venerabile Sāriputta, la vecchiaia e la morte sono causate da sé stessi? Sono causate da altri? Sono causate sia da sé stessi sia da altri? Oppure la vecchiaia e la morte sorgono senza che siano causate né da sé stessi né da altri?»
Il venerabile Sāriputta rispose: «Koṭṭhita, la vecchiaia e la morte non sono causate da sé stessi; non sono causate da altri; non sono causate né da sé stessi né da altri; e nemmeno sorgono senza alcuna causa. Piuttosto, è perché la nascita (jāti) è condizione che vi sono vecchiaia e morte.»
Koṭṭhita domandò: «Venerabile Sāriputta, allora la nascita è causata da sé stessi? Da altri? Da entrambi? Oppure sorge senza che sia causata né da sé stessi né da altri?»
Sāriputta rispose: «Koṭṭhita, la nascita non è causata da sé stessi, né da altri, né da entrambi; e nemmeno sorge senza causa. È perché il divenire (bhava) è condizione che vi è nascita.»
Koṭṭhita proseguì: «Venerabile Sāriputta, il divenire è causato da sé stessi?... L'attaccamento (upādāna) è causato da sé stessi?... La brama (taṇhā) è causata da sé stessi?... La sensazione (vedanā) è causata da sé stessi?... Il contatto (phassa) è causato da sé stessi?... Le sei basi sensoriali (saḷāyatana) sono causate da sé stessi?... Nome-e-forma (nāmarūpa) sono causati da sé stessi? Da altri? Da entrambi? Oppure sorgono senza che siano causati né da sé stessi né da altri?»
Sāriputta rispose: «Koṭṭhita, nome-e-forma non sono causati da sé stessi, né da altri, né da entrambi; e nemmeno sorgono senza causa. È perché la coscienza (viññāṇa) è condizione che vi sono nome-e-forma.»
Koṭṭhita chiese ancora: «Venerabile Sāriputta, la coscienza è causata da sé stessi? Da altri? Da entrambi? Oppure sorge senza che sia causata né da sé stessi né da altri?»
Sāriputta rispose: «Koṭṭhita, la coscienza non è causata da sé stessi, né da altri, né da entrambi; e nemmeno sorge senza causa. È perché nome-e-forma sono condizione che vi è coscienza.»
(Edizione Reale Thai, vol. 16, p. 110, §264)
La comprensione del Dhamma è diversa dalla visione del mondo
Nel mondo si dice che ci siano persone che nascono e persone che muoiono; ma secondo il Dhamma non è così.
Vi sono soltanto i cinque aggregati (khandha) che sorgono e cessano: non appartengono a nessuno.
Vi sono soltanto cause e condizioni che, sostenendosi reciprocamente, sorgono e svaniscono.
Guardando correttamente secondo il Dhamma e applicandolo in ogni istante, si vede soltanto l'origine dipendente (paṭiccasamuppāda) che scorre in una catena continua.
La corrente del saṃsāra non contiene alcun sé che nasca o muoia.
Perciò non si teme la morte: si accettano le cause e le condizioni che continuamente sorgono e cessano.
Nel mondo convenzionale esistono persone chiamate «lord» o «sir».
Bisogna fare attenzione a non lasciarsi trascinare dal desiderio di diventare qualcosa secondo queste convenzioni mondane, generando così brama.
In verità non c'è nessuno che possieda la brama: essa nasce dalle sensazioni di piacere e dolore.
E nessuno produce le sensazioni: esse sorgono perché il contatto ne è la condizione.
Questa nobile verità dovrebbe essere accolta e applicata nella vita quotidiana.
Essa è retta visione (sammā-diṭṭhi): vedere correttamente secondo il Dhamma fino all'ultimo giorno.
Il sotāpanna, il «colui che è entrato nella corrente», ha abbandonato la visione dell'io (sakkāya-diṭṭhi): non vede più un sé che nasce e muore.
Ha lasciato andare l'attaccamento ai cinque aggregati e conosce la verità che è il Nibbāna.
Luang Por Amnat Obhāso
13 giugno 2026

24/05/2026

[480] Com’è un monaco che pratica correttamente il sentiero?
“O monaci, se qualcuno è ancora dominato dalla brama e dall’avidità verso i beni altrui, senza averle abbandonate;
se è animato da malevolenza, desiderando la rovina degli esseri, senza averla abbandonata;
se è incline all’ira, senza aver abbandonato l’ira;
se conserva rancore, senza aver abbandonato il rancore;
se tende a disprezzare i meriti altrui, senza aver abbandonato tale disprezzo;
se ama competere e misurarsi con gli altri, senza aver abbandonato questo atteggiamento;
se è invidioso, senza aver abbandonato l’invidia;
se è avaro, senza aver abbandonato l’avarizia;
se si vanta di sé stesso, senza aver abbandonato la vanagloria;
se è ingannevole e nasconde i propri difetti, senza aver abbandonato l’inganno;
se nutre desideri malvagi, senza averli abbandonati;
e se mantiene visioni errate, senza averle abbandonate —
poiché non ha ancora eliminato queste impurità mentali, questi fattori che oscurano il cuore, che contaminano la mente, che sono colpevoli e pericolosi, simili a un veleno nascosto, causa di rinascita nei mondi infelici e di sofferenza futura —
io non dico che costui pratichi degnamente la vita santa.
È come un’arma chiamata mataja, affilata su entrambi i lati e impregnata di veleno mortale, avvolta però in un panno: così è l’ordinazione di un tale monaco — un’arma avvelenata nascosta sotto una veste.”
L’abbandono delle impurità secondo i diversi stadi del Sentiero
Le seguenti sei impurità:
disprezzo dei meriti altrui,
spirito di rivalità,
invidia,
avarizia,
inganno,
vanagloria,
vengono eliminate con il Sentiero del Sotāpanna (Entrata nella Corrente).
Le seguenti quattro impurità:
malevolenza,
ira,
rancore,
negligenza spirituale,
vengono eliminate con il Sentiero dell’Anāgāmī (Non-ritornante).
Le seguenti sei impurità:
avidità e cupidigia ingiusta,
ostinazione,
spirito competitivo,
orgoglio,
arroganza,
ebbrezza dell’ego,
vengono eliminate con il Sentiero dell’Arahant.
Spiegazioni delle impurità
Il disprezzo dei meriti altrui distrugge il bene già compiuto dal praticante e rende la mente impura e torbida. Per questo il Beato lo definì “una macchia della mente”.
Allo stesso modo, lo spirito competitivo porta una persona a paragonarsi agli altri dicendo:
“Anche quel grande sapiente non ha un destino sicuro; allora cosa avrebbe di speciale rispetto a me?”
L’invidia consiste nel criticare gli onori e i riconoscimenti ricevuti dagli altri.
L’avarizia è l’incapacità di sopportare che altri condividano i propri beni.
L’inganno è il comportamento falso e manipolatore.
La vanagloria si manifesta nel vantarsi e nel parlare con superbia.
Lo spirito competitivo corrompe la mente impedendole di diventare limpida; per questo il Buddha lo chiamò “una contaminazione della mente”.
E come la competizione, anche l’orgoglio nasce dal gonfiarsi dell’ego.
La vanagloria oscura il cuore; similmente, l’ostinazione impedisce l’umiltà e porta a tenere il capo alto con arroganza.
Riassunto poetico
Il Sotāpanna abbandona il disprezzo dei meriti altrui,
riconosce con rispetto la bontà di madre, padre e maestri.
Non si paragona agli altri con superbia,
non cerca difetti, non è avaro né invidioso,
non inganna e non si vanta.
L’Anāgāmī abbandona malevolenza e ira,
non imprigiona nessuno nel carcere del rancore.
Vive con presenza mentale e senza negligenza,
ma dimora ancora nei mondi puri, nella sua ultima esistenza.
L’Arahant elimina ogni attaccamento ai mondi dell’esistenza,
abbandona ostinazione e competizione.
Non vede più un “sé” da confrontare con altri,
non ha orgoglio, non disprezza nessuno,
non è più inebriato dall’ego.
Queste sedici impurità oscurano la mente.
Perché conservarle nel cuore e renderlo triste e torbido?
Abbandona l’avidità per esistenza e rinascita,
abbandona l’illusione che i cinque aggregati siano “io”.
Tra queste sedici contaminazioni mentali,
quale porta davvero beneficio?
— Luang Por Amnat Obhāso
13 maggio 2026

21/05/2026

“O monaci, l’uomo comune non istruito in questo mondo, che non ha visto i nobili esseri, che non è esperto del Dhamma degli Ariya, che non è stato ben guidato nel Dhamma degli Ariya, che non ha visto i veri uomini virtuosi, che non è esperto del Dhamma dei sapienti, che non è stato ben guidato nel Dhamma dei sapienti, considera la coscienza come sé (vede il sé come avente coscienza, vede la coscienza nel sé, vede il sé nella coscienza).
O monaci, questo modo di vedere è una formazione mentale (saṅkhāra). E questa formazione mentale, quale causa ha? Da che cosa nasce? Qual è la sua origine, qual è il suo fondamento? O monaci, questa formazione mentale nasce dalla brama che sorge nell’uomo comune non istruito, colui che è toccato dalle sensazioni nate dal contatto condizionato dall’ignoranza.
Così pure, il vedere “il sé possiede coscienza”… oppure “la coscienza è nel sé”… oppure “il sé è nella coscienza”.
O monaci, anche questo modo di vedere è una formazione mentale. E quella formazione mentale, quale causa ha? Da che cosa nasce? Qual è la sua origine, qual è il suo fondamento? Essa nasce dalla brama che sorge nell’uomo comune non istruito, colui che è toccato dalle sensazioni nate dal contatto condizionato dall’ignoranza.
O monaci, in questo modo anche quella formazione mentale è impermanente, composta da condizioni, sorta in dipendenza da cause. Anche quella brama, anche quella sensazione, anche quel contatto, anche quell’ignoranza sono impermanenti, condizionati, sorti da cause. O monaci, quando una persona conosce e vede così, le impurità mentali (āsava) si estinguono gradualmente.
(Lo stesso viene insegnato riguardo a forma, sensazione, percezione, formazioni mentali e coscienza.)
(Edizione Reale 17/96/178)
[90] O monaci, qual è il sentiero che conduce alla cessazione dell’identificazione col corpo e con il sé (sakkāya-nirodha)?
O monaci, il nobile discepolo istruito in questo insegnamento ha visto i nobili esseri, è esperto del loro Dhamma, è stato ben guidato nel Dhamma degli Ariya; ha visto uomini virtuosi, è esperto del loro Dhamma, ed è stato ben guidato nel Dhamma dei sapienti. Egli non considera la coscienza come sé, non vede il sé come avente coscienza, non vede la coscienza nel sé, non vede il sé nella coscienza.
O monaci, questo è chiamato il sentiero che conduce alla cessazione dell’identificazione col sé.
O monaci, quanto è stato detto qui è chiamato la contemplazione che conduce alla cessazione della sofferenza. Questo è il senso essenziale di questo insegnamento.
(Lo stesso viene insegnato riguardo a forma, sensazione, percezione, formazioni mentali e coscienza.)
(Edizione Reale 17/44/90)
Inoltre, l’occhio è chiamato elemento dell’occhio (cakkhu-dhātu); la forma visibile è chiamata elemento della forma (rūpa-dhātu); il vedere è chiamato elemento della coscienza visiva (cakkhu-viññāṇa-dhātu). Le sensazioni e gli altri fattori associati a quella coscienza visiva sono chiamati elemento del Dhamma (dhamma-dhātu).
Quando questi otto elementi si incontrano in questo modo, sorgono il guardare diritto, il guardare a sinistra e il guardare a destra. E quando questi modi di vedere sorgono per il potere dei quattro elementi, chi sarebbe colui che guarda diritto? Chi sarebbe colui che guarda a sinistra o a destra?
(Makuṭa 17/707/152)
Quando l’occhio entra in contatto con la forma, nasce la coscienza visiva.
È un elemento del Dhamma secondo la legge naturale: è semplicemente così.
Non esiste un sé, una persona o un essere che possieda la coscienza visiva.
L’uomo comune costruisce formazioni mentali e immagina che la coscienza sia il sé.
La coscienza è semplice percezione, diversa dalla saggezza che conosce chiaramente.
Comprendere che la coscienza non è un sé significa conoscere la sofferenza e conoscere la via della liberazione.
Il nobile discepolo percepisce la coscienza allo stesso modo dell’uomo comune,
ma il nobile discepolo non considera la coscienza come sé: la differenza è nella saggezza.
La coscienza percepisce, ma la saggezza conosce il sentiero.
Il sentiero dell’entrata nella corrente (sotāpatti-magga) vede l’impermanenza nelle formazioni condizionate.
La saggezza vede nella coscienza il carattere del cambiamento e della trasformazione.
Il sotāpanna vede che la coscienza è impermanente e muta continuamente in altro.
Quando l’occhio incontra la forma, nasce la coscienza visiva: la legge è la stessa.
Ma il nobile entrato nella corrente possiede la saggezza del sentiero e perciò può liberarsi dalla sofferenza.
L’uomo comune ha la coscienza che percepisce, ma manca della saggezza che vede cause e condizioni.
Il nobile discepolo, avendo ascoltato il Dhamma, si libera dall’attaccamento alla coscienza e conosce mediante la saggezza.
Luang Por Amnat Obhāso
20 maggio 2569 B.E. (2026)

17/05/2026

«[93] Nella città di Savatthi, ecc.
“O monaci, la forma è impermanente. Ciò che è impermanente è sofferenza. Ciò che è sofferenza è non-sé. Ciò che è non-sé, voi dovete contemplarlo con retta saggezza, secondo realtà, così: ‘Questo non è mio, questo non sono io, questo non è il mio sé.’
La sensazione è impermanente… la percezione è impermanente… le formazioni mentali sono impermanenti… la coscienza è impermanente. Ciò che è impermanente è sofferenza. Ciò che è sofferenza è non-sé. Ciò che è non-sé, voi dovete contemplarlo con retta saggezza, secondo realtà, così: ‘Questo non è mio, questo non sono io, questo non è il mio sé.’
Quando si vede con retta saggezza, secondo realtà, in questo modo, non sorgono più visioni legate alla parte iniziale (il passato). Quando non vi sono più visioni legate al passato, non sorgono più visioni legate alla parte finale (il futuro). Quando non vi sono più visioni legate al futuro, non vi è più forte attaccamento.
Quando non vi è più forte attaccamento, la mente perde la passione per forma, sensazione, percezione, formazioni mentali e coscienza, e si libera dalle impurità perché non si aggrappa più. Poiché è liberata, la mente dimora stabile; dimorando stabile, è colma di gioia; colma di gioia, non trema più. Non tremando più, si estingue completamente in se stessa. Quel monaco comprende chiaramente: ‘La nascita è finita, la vita santa è compiuta, ciò che doveva essere fatto è stato fatto; non vi è altro da fare per questa condizione.’”
(Edizione Reale 17/45-46/93)
Con consapevolezza si vedono i cinque aggregati del passato ormai cessati;
non li si afferra come “io”, non ci si lamenta,
non li si rimpiange né li si desidera con nostalgia.
Così la mente diventa libera dal passato e vede il dissolversi.
La nuova mente non è la mente del passato;
non porta preoccupazione per i risultati futuri né timore.
Dimora nel presente, che è una mente nuova,
che non può permanere e svanisce come un bastone che incide la superficie dell’acqua.
La sofferenza nasce perché la mente vaga nel passato e teme il futuro,
dimenticando la freschezza del presente davanti a sé.
Il presente è impermanente, sofferenza e non-sé;
non dovrebbe essere visto come “io” o “mio”.
Non aggrappandosi ai cinque aggregati del passato e non temendo il futuro,
la mente diventa luminosa e gioiosa, e si libera.
Non trema né ha paura pensando che i cinque aggregati siano sé o proprietà del sé.
Liberandosi dall’attaccamento ai cinque aggregati, si conclude ciò che doveva essere fatto.
Luang Por Amnat Opaso
17 maggio 2026.»

17/05/2026

«P.» = il Buddha
«V.» = Vappa
P. “O Vappa, che cosa ne pensi?
Le impurità mentali (āsava) che causano sofferenza e afflizione sorgono a causa dell’azione del corpo. Quando una persona si astiene dalle azioni corporee, quelle impurità che causano sofferenza e afflizione non sorgono più in lei. Non crea nuovo karma e, ricevendo i frutti del karma passato, li esaurisce. Questa è la pratica che consuma e distrugge le contaminazioni mentali: visibile da sé stessi, senza dipendere dal tempo, degna di essere vista, degna di essere realizzata interiormente; i saggi la conoscono direttamente da sé.
O Vappa, vedi forse una base per cui queste impurità, causa di sensazioni dolorose, possano seguire un individuo nelle vite future?”
V. “Non la vedo, Signore.”
P. “O Vappa, che cosa ne pensi?
Le impurità che causano sofferenza e afflizione sorgono a causa delle azioni della parola. Quando una persona si astiene dalle azioni verbali, quelle impurità non sorgono più in lei. Non crea nuovo karma e, ricevendo i frutti del karma passato, li esaurisce. Questa è la pratica che consuma e distrugge le contaminazioni mentali… i saggi la conoscono direttamente da sé.
O Vappa, vedi forse una base per cui queste impurità, causa di sofferenza, possano seguire un individuo nelle vite future?”
V. “Non la vedo, Signore.”
P. “O Vappa, che cosa ne pensi?
Le impurità che causano sofferenza e afflizione sorgono a causa delle azioni della mente. Quando una persona si astiene dalle azioni mentali, quelle impurità non sorgono più in lei. Non crea nuovo karma e, ricevendo i frutti del karma passato, li esaurisce. Questa è la pratica che consuma e distrugge le contaminazioni mentali… i saggi la conoscono direttamente da sé.
O Vappa, vedi forse una base per cui queste impurità, causa di sofferenza, possano seguire un individuo nelle vite future?”
V. “Non la vedo, Signore.”
P. “O Vappa, che cosa ne pensi?
Le impurità che causano sofferenza e afflizione sorgono a causa dell’ignoranza (avijjā). Quando l’ignoranza viene estinta e nasce la conoscenza autentica, quelle impurità non sorgono più in lui. Non crea nuovo karma e, ricevendo i frutti del karma passato, li esaurisce. Questa è la pratica che consuma e distrugge le contaminazioni mentali… i saggi la conoscono direttamente da sé.
O Vappa, vedi forse una base per cui queste impurità, causa di sofferenza, possano seguire un individuo nelle vite future?”
V. “Non la vedo, Signore.”
P. “O Vappa, quando un monaco ha la mente completamente liberata in questo modo, realizza sei stati di dimora costante:
vedendo una forma con l’occhio, non gioisce né si rattrista; dimora nell’equanimità, con consapevolezza e chiara comprensione.
Udendo un suono con l’orecchio…
odorando un profumo con il naso…
gustando un sapore con la lingua…
toccando un oggetto con il corpo…
conoscendo gli oggetti mentali con la mente, non gioisce né si rattrista; dimora nell’equanimità, con consapevolezza e chiara comprensione.
Quando prova sensazioni limitate al corpo, comprende chiaramente: ‘Sto sperimentando sensazioni limitate al corpo’.
Quando prova sensazioni limitate alla vita stessa, comprende chiaramente: ‘Sto sperimentando sensazioni limitate alla vita’.
Comprende chiaramente che, quando il corpo si dissolverà e la vita finirà, tutte le sensazioni non più piacevoli in questo mondo si raffredderanno e cesseranno.”
(Testo Reale 21/188-189/195)
“O monaci, che cos’è l’elemento del Nibbāna senza residui?
Un monaco, in questa dottrina e disciplina, è un arahant, con le contaminazioni distrutte, che ha compiuto la vita santa, fatto ciò che doveva essere fatto, deposto il fardello, raggiunto il proprio scopo, completamente distrutto i vincoli dell’esistenza e liberato tramite la retta conoscenza.
Per quel monaco, tutte le sensazioni presenti in questa stessa esistenza non possono più essere oggetto di attaccamento da parte delle impurità, come il desiderio. Esse si raffredderanno e cesseranno.
O monaci, questo io chiamo l’elemento del Nibbāna senza residui.”
(Testo Reale 25/192/222)
Versi finali
Ricevere i frutti del karma passato significa avere questo corpo;
inevitabilmente vi sono sensazioni fisiche e mentali secondo natura.
Ma senza brama non si crea nuovo karma tramite mente, corpo e parola;
non vi è più attaccamento al bene, al male o ai cinque aggregati come sé.
Le impurità del desiderio sensuale non continuano ad accumularsi;
non si accumulano più le impurità dell’esistenza e del karma confuso.
Non si accumula più l’impurità dell’ignoranza, né l’illusione di un sé;
così si può liberarsi dalla sofferenza: questa è la legge naturale.
Con consapevolezza nelle sei basi sensoriali che danno origine alla coscienza:
occhio e forma producono coscienza visiva e sensazione, ma non brama.
Non si elaborano giudizi di bene o male, vedendo nascita, cessazione e non-sé;
si dimora nell’equanimità, senza creare nuovo karma né seguire il flusso del dolore mentale.
La consapevolezza delle sei basi sensoriali è la via della liberazione e del risveglio;
dimorando nell’equanimità, senza brama nei tre mondi dell’esistenza,
non si crea nuovo karma né nuova esistenza, e il dolore mentale non trascina più;
il raffreddarsi e l’estinguersi delle sensazioni: questo è l’Anupādisesa Nibbāna.
— Luang Por Amnat Obhaso
16 maggio 2569 BE (2026 d.C.)

“O monaci, perché si chiama saṅkhāra? Perché compone e condiziona i fenomeni condizionati (saṅkhata-dhamma), per questo ...
06/05/2026

“O monaci, perché si chiama saṅkhāra? Perché compone e condiziona i fenomeni condizionati (saṅkhata-dhamma), per questo è chiamato saṅkhāra.
[486] O monaci, vi sono tre caratteristiche dei fenomeni condizionati. Quali tre?
Il sorgere (all’inizio)
La manifestazione della dissoluzione (alla fine)
Mentre permangono, si manifesta il cambiamento
O monaci, queste sono le tre caratteristiche dei fenomeni condizionati.
Significa che le condizioni si uniscono per costruire (comporre). Il segno che permette di riconoscere che “questa cosa è stata composta dalle condizioni” si chiama caratteristica del condizionato.
Vale a dire: il sorgere. La disgregazione è chiamata cessazione; il decadimento è chiamato cambiamento di ciò che già permane. I fenomeni che esistono nei tre piani sono chiamati condizionati.
O monaci, vi sono tre caratteristiche dei fenomeni non condizionati (asaṅkhata). Quali tre?
Il sorgere non appare
La dissoluzione non appare
Durante la permanenza, il cambiamento non appare
O monaci, queste sono le tre caratteristiche dei fenomeni non condizionati (il Nibbāna è chiamato non condizionato).
O monaci, l’uomo comune non istruito in questo mondo, che non ha visto i nobili (ariya), non è abile nel Dhamma dei nobili, non è stato guidato in esso, non ha visto i saggi, non è abile nel Dhamma dei saggi, non è stato guidato in esso — egli considera la forma come sé.
O monaci, questo modo di vedere è un saṅkhāra. E questo saṅkhāra, da cosa nasce? Qual è la sua causa, la sua origine, il suo luogo di nascita?
O monaci, questo saṅkhāra nasce dalla brama (taṇhā) che sorge nell’uomo comune non istruito, colpito dalla sensazione derivante dal contatto con l’ignoranza (avijjā).
O monaci, in questo modo, anche questo saṅkhāra è impermanente, condizionato, sorto da cause. Anche quella brama, quella sensazione, quel contatto e quell’ignoranza sono impermanenti, condizionati, sorti da cause.
O monaci, quando una persona conosce e vede così, le impurità (āsava) si esauriscono gradualmente.
(Analogamente si insegna: “il sé ha forma”, “la forma è nel sé”, “il sé è nella forma”, fino a considerare sensazione, percezione, formazioni e coscienza come sé.)
[369] O monaci, se un monaco considera qualsiasi saṅkhāra come permanente, non è possibile che possieda la pazienza adeguata. Non possedendo tale pazienza, non potrà entrare nella giusta via e nella certezza. Non entrando nella giusta via e nella certezza, non potrà realizzare il frutto dell’entrata nella corrente (sotāpanna), del ritorno una sola volta (sakadāgāmī), del non ritorno (anāgāmī) o dell’arhatta.
O monaci, invece, se un monaco vede tutti i saṅkhāra come impermanenti, è possibile che possieda la pazienza adeguata. Possedendola, entrerà nella giusta via e nella certezza. Entrando nella giusta via e nella certezza, potrà realizzare il frutto dell’entrata nella corrente, del ritorno una sola volta, del non ritorno o dell’arhatta.
Una persona contempla il mondo come vuoto attraverso la visione dei saṅkhāra come vuoti.
Il termine saṅkhāra come è compreso dalla gente comune è diverso da quello insegnato dal Buddha.
Il Buddha insegna che i fenomeni condizionati (saṅkhata) hanno la caratteristica di sorgere e cessare. Quando appaiono, cambiano secondo le cause e condizioni.
I fenomeni condizionati, riuniti, sono chiamati forma (rūpa), sensazione (vedanā), percezione (saññā).
Dire che i saṅkhāra sono vuoti significa che sono vuoti di permanenza reale. Tuttavia, i fenomeni che sorgono e cessano, riunendosi, sono chiamati saṅkhāra. Riunendosi, sono anche chiamati coscienza (viññāṇa). Tutti sono fenomeni condizionati, vuoti di un sé.
L’uomo comune costruisce quindi l’idea che la forma sia il sé, che vi sia un sé nella forma. Il corpo nasce e si dissolve ogni giorno, ma si cade nell’illusione di dire “sono io”, senza ragione.
Il saṅkhāra è la costruzione mentale che considera i cinque aggregati (khandha) come sé. Esso sorge nell’uomo comune che entra in contatto attraverso l’ignoranza.
Vedere che i saṅkhāra sono impermanenti e privi di sé porta alla liberazione dalla visione errata di un “io” nei cinque aggregati.
Percorrendo il sentiero con calma mentale (samatha) insieme alla visione penetrante (vipassanā), si può raggiungere lo stato di entrata nella corrente fino all’arhatta, come insegnato dal Buddha.
Luang Por Amnat Opaso
4 maggio 2569 (calendario

L'ignoranza ha il significato di essere causa della formazioneLa formazione ha il significato di essere causa della cosc...
04/05/2026

L'ignoranza ha il significato di essere causa della formazione
La formazione ha il significato di essere causa della coscienza, ecc.
La nascita ha il significato di essere causa della vecchiaia e della morte.
Questa è la verità definitiva, immutabile, che non diventa qualcos'altro.
Il Buddha ha conosciuto questa verità completa, e per questa ragione è chiamato "Tathāgata" perché ha conosciuto la vera realtà.
Il Buddha è chiamato Tathāgata perché ha conosciuto la verità assoluta, come è, nella sua vera natura.
(Makuta 11/179/90)
In questi insegnamenti
L'ignoranza ha come caratteristica l'ignoranza, come attività la confusione, come manifestazione l'occultamento, e come causa prossima gli influssi (āsava).
La formazione ha come caratteristica la produzione, come attività l'accumulo, come manifestazione l'organizzazione, e come causa prossima l'ignoranza.
La coscienza ha come caratteristica la conoscenza, come attività il comando, come manifestazione la nascita, e come causa prossima la formazione o gli oggetti e i sensi.
Il nome ha come caratteristica l'inclinazione, come attività l'unione con ciò, come manifestazione la non separazione, e come causa prossima la coscienza.
La forma ha come caratteristica la dissoluzione, come attività la non conoscenza degli oggetti, come manifestazione l'unione, e come causa prossima la coscienza.
(Makuta 44/68/38)
La persona deve riflettere sulla forma in questi modi:
Come vuota,
Come priva di sé,
Come perduta,
Come non appartenente all'io,
Come priva di sostanza,
Come qualcosa che uccide,
Come segno di sofferenza,
Come causa degli influssi,
Come una formazione condizionata.
La persona deve riflettere anche sulle sensazioni (come vuote), sulla percezione (come vuota), sulle formazioni (come vuote) e sulla coscienza (come vuota), come una formazione condizionata.
La persona deve riflettere sul mondo come su qualcosa di perduto (vuoto) attraverso questi dieci segni.
(Edizione del Re 30/192-196/505)
Pertanto, il ciclo esistenziale (samsara) ha come causa principale la mancanza di attenzione sottile, come detto in precedenza.
La mancanza di attenzione sottile, quando si sviluppa, conduce alla perfezione del Nobile Ottuplice Sentiero, con la giusta visione come primo passo.
Perché il Sutra afferma:
"Monaci, i monaci che sono pieni di attenzione sottile, devono sperare in questo: che essi svilupperanno il Nobile Ottuplice Sentiero e lo renderanno completo."
Con la parola "conoscenza", il saggio dovrebbe comprendere il ciclo di esistenza, che ha la mancanza di attenzione sottile come sua causa principale, come segue:
Poiché nasce l'ignoranza (nascono le formazioni ecc.), e quando l'ignoranza svanisce, cessano le formazioni, e così via, la fine della sofferenza totale può essere raggiunta in questo modo.
(Makuta 17/159/19)
Meditare vedendo la forma come vuota da sé, dai suoi
Sentimenti vuoti da sé, la felicità e la sofferenza non sono permanenti, senza padrone.
La percezione vuota da sé, non vincolata,
Le formazioni (composte) vuote da sé, non sono una cosa di qualcun altro.
La coscienza vuota da chiunque, sia Buddhisti, Musulmani, Cristiani,
Gli occhi vedono la forma — la coscienza visiva è quella di una persona svizzera o thailandese,
Le orecchie percepiscono il suono — la coscienza auditiva è quella di un uc***lo o no?
Le sei coscienze non appartengono a esseri, persone — vuote da sé.
Meditare vedendo i cinque aggregati come vuoti, con la visione della saggezza.
L'ignoranza non può comporre i cinque aggregati — né buoni né cattivi, senza confusione.
L'ignoranza non entra nella mente, poiché i cinque aggregati sono visti come vuoti da sé.
La saggezza si arrende alle prove, ed è pacifica, conforme alla realtà.
Come si possono produrre cose buone o cattive con la vacuità?
L'ignoranza non entra nella mente, la mente è calma e stabile,
Le formazioni non possono produrre bene o male, poiché non sono reali.
Rimanendo nella realtà, si è liberi dal ciclo esistenziale — si supera l'ignoranza.
Luang Por Amnat Opaso
3 Maggio 2026.

อวิชชามีเนื้อความ ว่าเป็นปัจจัยแก่สังขาร
สังขารมีเนื้อความว่า เป็นปัจจัยแก่วิญญาณ ฯ ล ฯ
ชาติมีเนื้อความว่า เป็นปัจจัยแก่ชราและมรณะ
เป็นเนื้อความที่แท้ ไม่แปรผัน ไม่กลายเป็นอย่างอื่น.
พระผู้มีพระภาคเจ้าตรัสรู้ธรรมที่แท้นั้นทั้งหมด แม้เพราะเหตุนั้น จึงได้รับพระนามว่า ตถาคต เพราะตรัสรู้ ธรรมที่แท้.
พระผู้มีพระภาคเจ้าทรงพระนามว่า ตถาคต เพราะตรัสรู้ ธรรมที่แท้จริง ตามที่เป็นจริง เป็นอย่างนี้แล.
(มกุฏ๑๑/๑๗๙/๙๐)
ในธรรมเหล่านั้น
๑.อวิชชา มีความไม่รู้เป็นลักษณะ มีความหลงลืมเป็นกิจ มีการปกปิดเป็นอาการปรากฏ มีอาสวะเป็นเหตุใกล้.
๒.สังขาร มีความปรุงแต่งเป็นลักษณะ มีการประมวลมาเป็นกิจ มีการจัดแจงเป็นอาการปรากฏ มีอวิชชาเป็นเหตุใกล้.
๓.วิญญาณ มีการรู้แจ้งเป็นลักษณะ มีการเป็นหัวหน้าเป็นกิจ มีปฏิสนธิเป็นอาการปรากฏ มีสังขารเป็นเหตุใกล้ หรือมีวัตถุและอารมณ์เป็นเหตุใกล้.
นาม มีการน้อมไปเป็นลักษณะ มีสัมปโยคะ(การบรรจบกับสิ่งนั้น)เป็นกิจ มีไม่แยกจากกันเป็นอาการปรากฏ มีวิญญาณเป็นเหตุใกล้.
รูป มีการสลายไปเป็นลักษณะ มีการไม่รู้อารมณ์เป็นกิจ มีภาวะเป็นสัมปโยคะ(การบรรจบกัน)เป็นอาการปรากฏ มีวิญญาณเป็นเหตุใกล้.ฯ
(มกุฏ๔๔/๖๘/๓๘)
บุคคลย่อมพิจารณาเห็นรูป
โดยความว่าง ๑
โดยความเปล่า ๑
โดยความสูญ ๑
โดยไม่ใช่ตน ๑
โดยไม่เป็นแก่นสาร ๑
โดยเป็นดังผู้ฆ่า ๑
โดยความเสื่อม ๑
โดยเป็นมูลแห่งทุกข์ ๑
โดยมีอาสวะ ๑
โดยความเป็นขันธ์อันปัจจัยปรุงแต่ง ๑.
บุคคลย่อมพิจารณาเห็นเวทนา(ว่าง) สัญญา(ว่าง) สังขาร(ว่าง) วิญญาณ โดยความว่าง ฯ... โดยความเป็นขันธ์อันปัจจัยปรุงแต่ง.
บุคคลย่อมพิจารณาเห็นโลกโดยความเป็นของสูญ(ว่าง) โดยอาการ ๑๐ อย่างนี้.
(ฉบับหลวง๓๐/๑๙๒-๑๙๖/๕๐๕)
ฯฉะนั้น. วัฏฏะมีการไม่ใส่ใจโดยแยบคายเป็นมูลรากดังว่ามานี้ก่อน.
ส่วนการใส่ใจโดยแยบคาย เมื่อเจริญขึ้นย่อมทำมรรคมีองค์ ๘ มี สัมมาทิฏฐิเป็นข้อแรกให้บริบูรณ์ เพราะพระบาลีว่า
ภิกษุทั้งหลาย ภิกษุผู้สมบูรณ์ด้วยการใส่ใจโดยแยบคาย พึงหวังข้อนี้ได้ คือ เธอก็จักเจริญอริยมรรคมีองค์ ๘ จักกระทำให้มากซึ่งอริยมรรคมีองค์ ๘. ด้วยบทว่า วิชชา นี้ บัณฑิตพึงทราบวิวัฏฏะซึ่งมีการใส่ใจ โดยแยบคายเป็นมูลรากอย่างนี้ว่า
เพราะอวิชชาเกิดขึ้น(สังขารจึงเกิดฯ)
และอวิชชาดับไป ความดับแห่งสังขารจึงเกิดมีแก่ภิกษุนั้น ฯลฯ ความดับแห่งกองทุกข์ ทั้งมวลนี้ย่อมมีได้ด้วยอาการอย่างนี้.
(มกุฏ๑๗/๑๕๙/๑๙)

ภาวนาเห็นรูปว่างจากตน-จากของตน
เวทนาว่างจากตน สุขทุกข์ไม่เที่ยง ไร้เจ้าของ
สัญญาว่างจากตน ไม่ถูกกักขังจำจอง
สังขาร(ปรุงแต่ง)ว่างจากของตน ไม่ใช่เป็นตัวตนใคร

วิญญาณว่างจากของคนพุทธ มุสลิม-คริสฯ
ตาเห็นรูป-จักขุวิญญาณคนสวิส หรือของคนไทย
หูกระทบเสียง-โสตวิญญาณ เป็นของนก หรือไม่?
วิญญาณ๖ทางไม่ใช่สัตว์-คน-ว่างจากของตน

ภาวนาเห็นขันธ์๕ว่าง-ด้วยวิปัสสนาปัญญา
อวิชชาไม่อาจปรุงขันธ์๕-ดี-ร้าย ไม่สับสน
อวิชชาไม่เข้ามาในใจ เพราะเห็นขันธ์๕ว่างจากตน
ปัญญาย่อมจำนนต่อหลักฐาน สงบงามตามเป็นจริง

จะปรุงแต่งดี-ชั่ว กับความว่างได้อย่างไร?
อวิชชาไม่เข้ามาในใจ ภายในจิตสงบนิ่ง
สังขารไม่อาจปรุงดี-ร้าย เพราะไม่ใช่เรื่องจริง
อยู่กับความจริง ย่อมพ้นจากวัฏฏะ-ละอวิชชา

หลวงพ่ออำนาจ โอภาโส
3 พฤษภาคม 2569.

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Via Casette Di Camacici
San Giovanni Lupatoto
37057

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