Azione Cattolica San Giuseppe Salice

Azione Cattolica San Giuseppe Salice Pagina ufficiale dell'Azione Cattolica Parrocchia San Giuseppe Salice

✨ Due anni dopo... ancora Protagonisti! ✨Sembra ieri, eppure sono già passati due anni da quel 25 aprile così speciale. ...
24/05/2026

✨ Due anni dopo... ancora Protagonisti! ✨
Sembra ieri, eppure sono già passati due anni da quel 25 aprile così speciale. Guardando questa bellissima immagine, è impossibile non sorridere ricordando l'emozione e quel senso di comunità che ci ha uniti nella nostra Cresima.
Come diceva la dedica sul quadro:
"Siete voi il nostro sale della Terra, siete voi il nostro futuro presente. Siete solo voi i protagonisti della bella storia che scriviamo."
Siete cresciuti, siete cambiati, ma quel "sale" è ancora lì a dare sapore a tutto quello che fate. Un abbraccio grande a ognuno di voi e un grazie per aver reso questo ricordo sempre vivo❤️.

22 maggio Santa Rita. Un momento intenso di preghiera, condivisione e devozione che ha attraversato il cuore della nostr...
24/05/2026

22 maggio Santa Rita.
Un momento intenso di preghiera, condivisione e devozione che ha attraversato il cuore della nostra parrocchia, camminare insieme, uniti dallo stesso spirito, è il dono più bello.
Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e reso speciale questa giornata di grazia. 🌹✨

24/05/2026
22/05/2026

🌍✨ MISSIONE TERRA – Da qui casa è tutta un’altra cosa ✨🌍

Uno sguardo nuovo sul mondo, sulla fraternità e sul sentirci davvero parte della stessa casa.
Un pomeriggio di festa, incontro e condivisione pensato per grandi e piccoli. 💙💛

📅 Sabato 30 Maggio
🕞 15:30 – 19:00
📍 Piazza Unità d’Italia – San Pancrazio Salentino

Ti aspettiamo! 🚀🌎

🕊️ Un Traguardo di Grazia e Servizio: 40 Anni di Sacerdozio di Don Salvatore 🕊️La nostra comunità di San Giuseppe a Sali...
20/05/2026

🕊️ Un Traguardo di Grazia e Servizio: 40 Anni di Sacerdozio di Don Salvatore 🕊️

La nostra comunità di San Giuseppe a Salice Salentino sta per vivere un momento di immensa gioia e gratitudine. Il 31 Maggio 2026 festeggeremo il 40° anniversario di ordinazione presbiterale del nostro amato Pastore, Don Salvatore Innocente.
Quarant'anni di fedeltà, di preghiera, di cammino condiviso e di instancabile servizio per ciascuno di noi.
Per preparare il nostro cuore a questa grande festa, vi invitiamo a stringervi attorno a lui in due speciali momenti di riflessione e preghiera .

Non mancate. La vostra presenza, il vostro sorriso e la vostra preghiera sono il dono più bello per il nostro Don Salvatore❤️.
📍 Vi aspettiamo in Parrocchia! Condividiamo insieme la gioia di essere Chiesa.

"Come comunità ecclesiale dobbiamo diminuire il nostro attivismo organizzativo, che se da un lato gratifica in quanto a ...
11/05/2026

"Come comunità ecclesiale dobbiamo diminuire il nostro attivismo organizzativo, che se da un lato gratifica in quanto a immagine, dall’altro trascura le relazioni umane e la trasmissione del Vangelo attraverso il dialogo, il confronto, la condivisione di quei pesi della vita che spesso creano disagio, rabbia e delusione.
Dio umanizza la nostra vita..."
Grazie vescovo Giovanni ❤️

Dov’è Dio in questo perenne macello? Se esiste bisogna fucilarlo!
Riflessione sull’episodio vandalico accaduto a San Donaci


In merito all’episodio della scritta comparsa nottetempo ad opera di ignoti sulla facciata laterale della Chiesa Madre di San Donaci, mi unisco all’indignazione già espressa dall’Amministrazione Comunale perché un atto vandalico non va mai giustificato, soprattutto in un tempo come il nostro in cui abbiamo a disposizione tanti modi per comunicare i nostri pensieri.
Tuttavia, anche un episodio del genere può trasformarsi in una occasione di riflessione per noi credenti e per tutti gli uomini e donne di buona volontà.
Non so per quale motivo l’autore o gli autori hanno pensato di scrivere questa frase, se per rabbia, per gioco, per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, per cercare uno spazio di protagonismo che altrove è negato, per manifestare un disorientamento diffuso in un momento storico come questo, non so, ma tuttavia la frase suscita una riflessione, che per un credente è una certezza: Dio è dentro il macello e le macerie di questo mondo violento e guerrafondaio.
Dio è tra le vittime, tra coloro che sono uccisi, privati dei loro diritti elementari, costretti a fuggire, umiliati nella loro dignità; coloro che non hanno più una casa, il cibo, l’acqua, la terra, le cure mediche, l’istruzione per i ragazzi.
Il Dio cristiano, quello che Gesù Cristo ci ha fatto conoscere è sempre dalla parte dei poveri, degli emarginati, di chi vive la solitudine, il disagio e qualsiasi sofferenza interiore e fisica.
Se c’è questo macello, come si esprime l’autore o gli autori della scritta è proprio perché abbiamo già e continuiamo ancora a fucilare Dio, a ritenerlo morto, o superfluo, o inutile, o un retaggio archeologico di altri tempi.
Abbiamo estromesso Dio dalla nostra vita per garantirci una presunta libertà che Lui sembrava impedirci, poiché l’abbiamo spesso visto come padrone, distributore di regole da osservare; in verità ci siamo sbagliati su di Lui, perché questo non è il Dio di Gesù Cristo, il padre misericordioso e tenero, pronto sempre ad accogliere la persona, senza alcuna discriminazione.
Come responsabile della Chiesa diocesana mi sento chiamato in causa da questo episodio e sento di dover fare un discernimento personale ma invitare tutta la comunità diocesana a farne uno comunitario. Quale Dio annunciamo al mondo in cui viviamo?
Forse la nostra evangelizzazione è troppo stanca, abitudinaria e convenzionale e spesso fatta di luoghi comuni che generano una immagine distorta di Dio.
Come comunità ecclesiale dobbiamo diminuire il nostro attivismo organizzativo, che se da un lato gratifica in quanto a immagine, dall’altro trascura le relazioni umane e la trasmissione del Vangelo attraverso il dialogo, il confronto, la condivisione di quei pesi della vita che spesso creano disagio, rabbia e delusione.
Dio umanizza la nostra vita, senza Dio il macello è senza fine, perché smarriamo ogni relazione fraterna e la nostra umanità si logora sotto i colpi dell’individualismo, del benessere economico a tutti i costi, del guadagno facile e della corsa alla prestazione che taglia le gambe a tanti giovani e li costringe a una vita mediocre e rassegnata.
Pur restando sbagliata la modalità di espressione di un disagio, tuttavia, questa scritta è per noi Chiesa un segnale che ci chiama a un nuovo modo di evangelizzare, costruendo relazioni di accompagnamento, che attraverso il dialogo, il confronto, l’incontro ci consentano di illuminare la vita dei nostri fratelli e sorelle con la luce del Vangelo di Cristo, luce di umanità.

Brindisi, 6 maggio 2026

Il Vescovo Giovanni

06/05/2026

Dov’è Dio in questo perenne macello? Se esiste bisogna fucilarlo!
Riflessione sull’episodio vandalico accaduto a San Donaci


In merito all’episodio della scritta comparsa nottetempo ad opera di ignoti sulla facciata laterale della Chiesa Madre di San Donaci, mi unisco all’indignazione già espressa dall’Amministrazione Comunale perché un atto vandalico non va mai giustificato, soprattutto in un tempo come il nostro in cui abbiamo a disposizione tanti modi per comunicare i nostri pensieri.
Tuttavia, anche un episodio del genere può trasformarsi in una occasione di riflessione per noi credenti e per tutti gli uomini e donne di buona volontà.
Non so per quale motivo l’autore o gli autori hanno pensato di scrivere questa frase, se per rabbia, per gioco, per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, per cercare uno spazio di protagonismo che altrove è negato, per manifestare un disorientamento diffuso in un momento storico come questo, non so, ma tuttavia la frase suscita una riflessione, che per un credente è una certezza: Dio è dentro il macello e le macerie di questo mondo violento e guerrafondaio.
Dio è tra le vittime, tra coloro che sono uccisi, privati dei loro diritti elementari, costretti a fuggire, umiliati nella loro dignità; coloro che non hanno più una casa, il cibo, l’acqua, la terra, le cure mediche, l’istruzione per i ragazzi.
Il Dio cristiano, quello che Gesù Cristo ci ha fatto conoscere è sempre dalla parte dei poveri, degli emarginati, di chi vive la solitudine, il disagio e qualsiasi sofferenza interiore e fisica.
Se c’è questo macello, come si esprime l’autore o gli autori della scritta è proprio perché abbiamo già e continuiamo ancora a fucilare Dio, a ritenerlo morto, o superfluo, o inutile, o un retaggio archeologico di altri tempi.
Abbiamo estromesso Dio dalla nostra vita per garantirci una presunta libertà che Lui sembrava impedirci, poiché l’abbiamo spesso visto come padrone, distributore di regole da osservare; in verità ci siamo sbagliati su di Lui, perché questo non è il Dio di Gesù Cristo, il padre misericordioso e tenero, pronto sempre ad accogliere la persona, senza alcuna discriminazione.
Come responsabile della Chiesa diocesana mi sento chiamato in causa da questo episodio e sento di dover fare un discernimento personale ma invitare tutta la comunità diocesana a farne uno comunitario. Quale Dio annunciamo al mondo in cui viviamo?
Forse la nostra evangelizzazione è troppo stanca, abitudinaria e convenzionale e spesso fatta di luoghi comuni che generano una immagine distorta di Dio.
Come comunità ecclesiale dobbiamo diminuire il nostro attivismo organizzativo, che se da un lato gratifica in quanto a immagine, dall’altro trascura le relazioni umane e la trasmissione del Vangelo attraverso il dialogo, il confronto, la condivisione di quei pesi della vita che spesso creano disagio, rabbia e delusione.
Dio umanizza la nostra vita, senza Dio il macello è senza fine, perché smarriamo ogni relazione fraterna e la nostra umanità si logora sotto i colpi dell’individualismo, del benessere economico a tutti i costi, del guadagno facile e della corsa alla prestazione che taglia le gambe a tanti giovani e li costringe a una vita mediocre e rassegnata.
Pur restando sbagliata la modalità di espressione di un disagio, tuttavia, questa scritta è per noi Chiesa un segnale che ci chiama a un nuovo modo di evangelizzare, costruendo relazioni di accompagnamento, che attraverso il dialogo, il confronto, l’incontro ci consentano di illuminare la vita dei nostri fratelli e sorelle con la luce del Vangelo di Cristo, luce di umanità.

Brindisi, 6 maggio 2026

Il Vescovo Giovanni

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