Parrocchia Santa Caterina d'Alessandria V.M. Salaparuta

Parrocchia Santa Caterina d'Alessandria V.M. Salaparuta Parrocchia appartenente alla diocesi di Mazara del Vallo e della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

07/06/2026
Durante il mese di Maggio, dedicato a Maria Ss.ma, la Madonna pellegrina nelle famiglie della nostra parrocchia. Alcune ...
05/06/2026

Durante il mese di Maggio, dedicato a Maria Ss.ma, la Madonna pellegrina nelle famiglie della nostra parrocchia. Alcune foto ricordo.

31/05/2026

𝐈𝐥 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨, 𝐒𝐚𝐧 𝐕𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐀𝐬𝐬𝐢𝐬𝐢 𝐌𝐨𝐧𝐚𝐜𝐨 𝐞𝐫𝐞𝐦𝐢𝐭𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝟑𝟏 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨.
San Vitale, monaco ed eremita, nacque a Bastia Umbra nel 1295, dopo aver trascorso la giovinezza compiendo orrendi peccati, pentitosi, cercò di espiare le colpe commesse recandosi in pellegrinaggio nei più importanti santuari italiani ed europei. Ritornato in Umbria, vestì l'abito benedettino e condusse un'esperienza di vita eremitica. Trascorse il resto della sua esistenza nell'eremo di Santa Maria di Viole, presso Assisi, nella più assoluta povertà, coprendosi di stracci, a piedi nudi e lasciando incolta la chioma; unico suo bene era un canestro usato per andare a prendere l'acqua in una vicina fonte. Morì il 31 maggio 1370. La fama della sua santità si sparse presto dappertutto e a causa dei numerosi prodigi compiuti a favore di quanti erano affetti da patologie ai genitali e alla vescica, divenne il protettore di questi ammalati.

𝐈𝐥 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨, 𝐁𝐞𝐚𝐭𝐞 𝟏𝟓 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐧𝐠𝐫𝐞𝐠𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐒𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐂𝐚𝐭𝐞𝐫𝐢𝐧𝐚 𝐕𝐞𝐫𝐠𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫...
30/05/2026

𝐈𝐥 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨, 𝐁𝐞𝐚𝐭𝐞 𝟏𝟓 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐧𝐠𝐫𝐞𝐠𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐒𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐂𝐚𝐭𝐞𝐫𝐢𝐧𝐚 𝐕𝐞𝐫𝐠𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝟑𝟎 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨.
Papa Francesco in data 14 marzo 2024 ha riconosciuto il martirio in odio alla fede di Christophora Klomfass e 14 compagne, della Congregazione delle Suore di Santa Caterina Vergine e Martire; uccise in odio alla fede nel 1945 in Polonia e in Russia. Sotto il pontificato di Papa Leone XIV sono state solennemente beatificate il 31 maggio 2025. La loro comune memoria liturgica è stata fissata al 30 maggio. I sovietici si avventarono sulle Suore per il loro evidente status di religiose e l’oltraggio feroce della castità ne fu il segno più palese. Ciò è confermato anche dall’accanirsi degli stessi soldati sui simboli religiosi delle Suore: i veli, i rosari, le immaginette e, soprattutto, il loro abito, quasi sempre tagliato e lacerato. Rimasero fedeli alla propria vocazione accettando il rischio, pur di rimanere accanto agli ammalati, ai bambini e agli orfani. Rimasero al proprio posto prodigandosi per il bene del prossimo.

Quindici Suore, appartenenti alla Congregazione di Santa Caterina Vergine e Martire, tutte morte tra il 22 gennaio e il 25 novembre 1945, durante l’invasione russa in Polonia.

Esse sono:

1. Suor Maria Christophora (Marta) Klomfass. Nata a Raschung (Rasząg) il 19 agosto 1903, emise la professione religiosa il 25 aprile 1928. Dopo aver vissuto in varie comunità, nel 1937 fu trasferita come Infermiera e Maestra nella Scuola per Infermiere presso il St. Marienkrankenhaus di Allenstein. Venne uccisa il 21 gennaio 1945. Aveva quasi 42 anni.

2. Suor Maria Liberia (Maria) Domnick. Nata il 12 ottobre 1904 a Klawsdorf-Waldhaus (Gajówka-Klewińska), emise i voti religiosi il 20 ottobre 1932. Dal 1939 fu Infermiera presso il Marienkrankenhaus di Allenstein, dove prestò il suo servizio come Seconda Assistente di Sala Operatoria. Venne uccisa il 22 gennaio 1945, colpita da una pallottola mentre si trova per strada, intenta a procurare del cibo per l’Ospedale. Aveva 40 anni.

3. Suor Maria Leonis (Käthe Elisabeth) Müller. Nata il 3 febbraio 1913 a Danzica (Gdańsk), emise la professione religiosa il 2 maggio 1938. Nel 1944, nel convento di Allenstein, svolgeva il servizio nell’amministrazione dell’Ospedale Marienkrankenhaus. Catturata dall’Armata Rossa il 22 gennaio 1945, fu ripetutamente violentata da 8 soldati sovietici e, il 27 gennaio, messa in carcere con altre consorelle. Il 9 febbraio venne trasferita al Campo di Zichenau (Ciechanów) per essere deportata in Russia il 16 marzo, dove morì probabilmente il 5 giugno 1945, per le violenze subite. Aveva 31 anni di età.

4. Suor Maria Mauritia (Anna) Margenfeld. Nata il 24 aprile 1904 ad Engelswalde (Sawity), il 20 ottobre 1932 emise la professione religiosa. Nel 1937 fu trasferita presso la comunità delle Suore di Allenstein, a servizio dell’Ospedale Marienkrankenhaus come Capo Dietologa e Insegnante di cucina nella Scuola per Infermiere. Catturata dall’Armata Rossa e ripetutamente violentata dai soldati sovietici, venne condotta in marcia forzata sino a Praschnitz (Przasnysz), per essere condotta il giorno successivo, sempre a piedi, a Zichenau, distante 27 km. Da qui, deportata a Tula dove si prese cura dei malati di tifo. Morì per i maltrattamenti il 7 aprile 1945. Stava per compiere 41 anni di età.

5. Suor Maria Tiburtia (Cäcilia) Mischke. Nata il 27 ottobre 1888 a Krokau (Krokowo), emise la professione religiosa il 12 ottobre 1909. Catturata dai sovietici il 21 gennaio 1945 a Allenstein, fu violentata e maltrattata per un’intera notte. Il 23 gennaio venne carcerata e, il 3 febbraio successivo, fu condotta in marcia forzata a Praschnitz (Przasnysz) da dove venne deportata a Tula in Russia. Il 7 agosto 1945, avendo assistito le altre consorelle e i malati, deperita e avendo contratto il tifo morì nel Campo di Osanowa, in Russia. Aveva 56 anni di età.

6. Suor Maria Sekundina (Barbara) Ra******rg. Nata il 23 dicembre 1887 a Blankenberg (Gołogóra), nel 1912 emise la professione religiosa. A Rastenburg (Kętrzyn), presso il Convento di Fischerstrasse, fu uccisa il 27 gennaio 1945. Aveva 57 anni di età.

7. Suor Maria Adelgard (Agathe Euphemia) Bönigk. Nata il 5 febbraio 1900 ad Altmark (Stary Targ), il 20 aprile 1926 emise la professione religiosa. A Rastenburg, dove aiutava nella chiesa parrocchiale e nell’assistenza degli infermi, fu uccisa il 27 gennaio 1945. Stava per compiere 45 anni di età.

8. Suor Maria Aniceta (Clara Anna) Skibowski. Nata il 12 agosto 1882 a Groß Bertung (Bartąg), il 25 aprile 1905 emise la professione religiosa. Fu uccisa a Heilsberg, dove svolgeva il servizio di infermiera, il 2 febbraio 1945. Aveva 62 anni di età.

9. Suor Maria Gebharda (Maria) Schröter. Nata il 1° dicembre 1886 a Karschau (Karszewo), emise la professione religiosa nel 1918. Fu uccisa a Seilergasse di Heilsberg il 2 febbraio 1945. Aveva 58 anni di età.

10. Suor Maria Sabinella (Rosalia) Angrick. Nata il 29 settembre 1880 a Schöndammerau (Dąbrowa), il 3 aprile 1902 emise la professione religiosa. Fu uccisa nel Convento di Heilsberg il 2 febbraio 1945. Aveva 64 anni di età.

11. Suor Maria Bona (Anna) Pestka. Nata nel 1905, emise la professione religiosa il 30 aprile 1932 e quella perpetua il 30 aprile 1935. Contratta la tubercolosi, fu ricoverata all’Ospedale sull’Andreasberg a Wormditt (Orneta), dove fu malmenata dai soldati dell’Armata Rossa il 14 febbraio 1945. Morì in conseguenza dei pestaggi il 1° maggio 1945. Aveva circa 40 anni di età.

12. Suor Maria Gunhild (Dorothea) Steffen. Nata il 2 settembre 1918 a Rosenwalde (Wola Wilknicka), il 26 ottobre 1939 emise la professione religiosa. Mentre si trovava in servizio presso l’Ospedale Marienkrankenhaus di Allenstein, contrasse la tubercolosi polmonare. Ricoverata nel Sanatorio di Wormditt, fu violentata, percossa e torturata dai soldati il 14 febbraio 1945. Ricevette tre colpi di arma da fuoco, che ne provocano la morte il 30 maggio 1945. Aveva 26 anni di età.

13. Suor Maira Rolanda (Maria) Abraham. Nata il 17 giugno 1914 a Tolkemit (Tolkmicko), il 2 maggio 1938 emise la professione religiosa. Contratta la tubercolosi polmonare, fu ricoverata nel Sanatorio sull’Andreasberg a Wormditt. Dopo essere stata violentata e percossa dai soldati dell’Armata Rossa il 14 febbraio 1945, morì il 2 luglio 1945. Aveva 31 anni di età.

14. Suor Maria Charitina (Hedwig) Fahl. Nata il 10 marzo 1887 a Bürgerwald (Miejska Wola), il 29 aprile 1912 emise la professione religiosa. Mentre svolgeva il servizio di Vicaria Generale della Congregazione, il 22 febbraio 1945, le autorità tedesche emanarono l’ordine di evacuare la popolazione civile da Braunsberg e, tra il 23 e il 24 febbraio, le Suore furono caricate sui camion delle SS e scaricate ad Heiligenbeil (Mamonowo), dove si imbarcarono su un traghetto per Danzica. Qui subirono l’aggressione dei soldati dell’Armata Rossa. La Serva di Dio tentò di proteggere le Novizie ma fu percossa e colpita con il calcio del fucile. Morì il 5 giugno 1945 in seguito alle ferite riportate. Aveva 58 anni di età.

15. Suor Maria Xaveria (Maria) Rohwedder. Nata il 25 maggio 1887 a Plal wich (Płoskinia), il 23 aprile 1907 a Braunsberg emise la professione religiosa. Mentre era in viaggio per la Germania, alla stazione di Deutsch Eylau (Iława), venne duramente percossa da un soldato. Non potendo assumere cibo a causa delle ferite, morì il 25 novembre 1945, sul treno nei pressi di Schneidemühl (Piła). Aveva 58 anni di età.

Nei giorni in cui l’Armata Rossa entrò in Polonia, il contesto fu caratterizzato dal dilagare dell’ideologia atea e comunista che avversava la Chiesa Cattolica, le sue strutture e i suoi esponenti in quanto ritenuti dannosi per gli interessi del comunismo.
Riguardo al martirio materiale, alcune Suore furono uccise subito, mentre altre morirono dopo qualche tempo in seguito alle violenze subite.
Circa l’elemento formale ex parte persecutoris, l’Armata Rossa era composta da ufficiali e soldati impregnati di idee atee e contrarie alla Chiesa Cattolica e le Suore erano riconoscibili in quanto indossavano l’abito religioso. Esse furono violentate e colpite con estrema efferatezza, segno di un odio feroce nei loro confronti. Non è da escludere un’ostilità dovuta anche al fatto che fossero tutte di origine tedesca. Ma accanto a questa probabile volontà di vendetta, i sovietici si avventarono sulle Suore per il loro evidente status di religiose e l’oltraggio feroce della castità ne fu il segno più palese. Ciò sembra confermato anche dall’accanirsi degli stessi soldati sui simboli religiosi delle Suore: i veli, i rosari, le immaginette e, soprattutto, il loro abito, quasi sempre tagliato e lacerato. Anche le Suore morte di tifo nei campi di concentramento russi sono da ritenere martiri poiché si ammalarono in quanto costrette a vivere in condizioni terribili, perendo ex aerumnis carceris.
È chiaro il martirio formale ex parte victimarum. Le Suore rimasero fedeli alla propria vocazione accettando il rischio, pur di rimanere accanto agli ammalati, ai bambini e agli orfani. Pur avendo avuto la possibilità di fuggire, come fecero altre religiose anche della stessa Congregazione, rimasero al proprio posto prodigandosi per il bene del prossimo.
La fama di martirio è rimasta costante nel tempo, soprattutto nei luoghi in cui si verificarono i fatti e all’interno della Congregazione di appartenenza.

𝐈𝐥 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨, 𝐁𝐞𝐚𝐭𝐨 𝐑𝐨𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐑𝐢𝐯𝐢 𝐒𝐞𝐦𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐬𝐭𝐚, 𝐦𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐞, Santo del giorno 29 maggio.E' doveroso ricordare che la st...
29/05/2026

𝐈𝐥 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨, 𝐁𝐞𝐚𝐭𝐨 𝐑𝐨𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐑𝐢𝐯𝐢 𝐒𝐞𝐦𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐬𝐭𝐚, 𝐦𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐞, Santo del giorno 29 maggio.
E' doveroso ricordare che la storia d'Italia nel periodo della II guerra mondiale fu anche macchiata da indicibili omicidi in nome di una resistenza che si è resa responsabile anch'essa di gravi crimini. Il cieco odio, verso tutto quello che è religione cristiana è stato capace di scagliarsi verso un bambino di 13 anni, un seminarista, reo di portare la tonaca e ingiustamente accusato ( e per questo giustiziato) di essere una spia fascista.
Rolando Maria Rivi nacque il 7 gennaio 1931 a San Valentino, borgo rurale del Comune di Castellarano (Reggio Emilia), in una famiglia profondamente cattolica. Brillante e vivace, di lui si diceva: «o diventerà un mascalzone o un santo! Non può percorrere una via di mezzo». Con la prima Comunione e la Cresima divenne maturo e responsabile. Rolando, ogni mattina, si alzava presto per servire la Santa Messa e ricevere la Comunione. All’inizio di ottobre del 1942, terminate le scuole elementari, entrò nel Seminario di Marola (Carpineti, Reggio Emilia). Si distinse subito per la sua profonda fede. Amante della musica, entrò a far parte della corale e suonava l’armonium e l’organo. Quando stava per terminare la seconda media, i tedeschi occuparono il Seminario e i frequentanti furono mandati alle loro dimore. Rolando continuò a sentirsi seminarista: la chiesa e la casa parrocchiale furono i suoi luoghi prediletti. Sue occupazioni quotidiane, oltre allo studio, la Santa Messa, il Tabernacolo, il Santo Rosario. I genitori, spaventati dall’odio partigiano, invitarono il figlio a togliersi la talare; tuttavia egli rispose: “Ma perché? Che male faccio a portarla? Non ho voglia di togliermela. Io studio da prete e la veste è il segno che io sono di Gesù”. Questa pubblica appartenenza a Cristo gli fu fatale. Un giorno, mentre i genitori si recavano a lavorare nei campi, il martire Rolando prese i libri e si allontanò, come al solito, per studiare in un boschetto. Arrivarono i partigiani, lo sequestrarono, gli tolsero la talare e lo torturarono. Rimase tre giorni loro prigioniero, subendo offese e violenze; poi lo condannarono a morte. Lo condussero in un bosco, presso Piane di Monchio (Modena); gli fecero scavare la sua fossa, fu fatto inginocchiare sul bordo e gli spararono due colpi di rivoltella, una al cuore e una alla fronte. Poi, della sua nera e immacolata talare, ne fecero un pallone da prendere a calci. Era venerdì 13 aprile 1945. È stato beatificato il 5 ottobre 2013. La memoria liturgica per le diocesi di Reggio Emilia-Guastalla e di Modena-Nonantola è stata fissata al 29 maggio.
il libro di Mino Martelli, "Una guerra, due resistenze" (Ed. Paoline, Alba, 1976), che, narrava la storia di un seminarista di Reggio Emilia, ucciso dai partigiani comunisti. mise in risalto il caso del piccolo.
Un uomo appassionato
Seppi che il suo papà si chiamava Roberto Rivi ed era nato a S. Valentino di Castellarano (Reggio Emilia), il 30 ottobre 1903, primo di numerosi fratelli. Crebbe, alla scuola di mamma Anna, una donna di fede ardente, a pregare ogni giorno la Madonna con il Rosario e a incontrare tutte le domeniche Gesù nella S. Messa e Comunione. La sua guida era il parroco don Jemmi.
Dopo le elementari, Roberto rimase a casa a lavorare la campagna e a testimoniare la fede cristiana tra la sua gente. A 20 anni, prestò servizio militare, passando anche alcuni mesi a Zara, nell’Istria, assai lontano da casa, vivendo in ambienti difficili, sempre in fedeltà a Gesù, a costo di qualsiasi sacrificio.
A metà degli anni ’20, era rientrato in famiglia a S. Valentino, proprio nel periodo in cui la Chiesa, guidata da Papa Pio XI, organizzava la gioventù nell’Azione Cattolica: anche Roberto fece parte di quei giovani appassionati. Ogni giorno, con la mamma Anna, partecipava alla Messa con la Comunione. Lo farà sino all’ultimo giorno della sua vita, preparandosi alla Comunione quotidiana con la Confessione settimanale e la preghiera personale.
Ventiquattrenne, Roberto aveva incontrato Albertina e la sposò, deciso a farsi una famiglia, che avesse come centro Gesù, Luce, Amore e Guida.
Quindi erano venuti i figli che furono la sua più grande gioia.

Il piccolo chiamato
Il 7 gennaio 1931, gli nacque Rolando che si dimostrò subito un figlio speciale. A 5 anni, il piccolo già serviva la Messa al parroco don Olinto Marzocchini, e si vedeva che gli piaceva proprio stare in chiesa a pregare e a cantare le lodi del Signore.
Nella festa del Corpus Domini, 16 giugno 1938, Rolandino ricevette la I Comunione e fu davvero per lui festa umile e solenne: Gesù diventava il suo intimo Amico. A scuola, guidato dalla maestra Clotilde Selmi, giovane donne dalla Comunione quotidiana, preparata e tutta dedita alla sua missione di educatrice cristiana, seppe dare buoni risultati: sostenuto da una vivace intelligenza, imparava con facilità e aiutava volentieri i compagni.
Era generosissimo con i poveri di passaggio ai quali donava con larghezza, dicendo: “La ca**tà non rende povero nessuno. Ogni povero per me è Gesù”. Il 24 giugno 1940, dal Vescovo diocesano di Reggio Emilia, Mons. Edoardo Brettoni, Rolando ricevette la Cresima. Si sentì ancora più obbligato con il Signore Gesù, “un soldato di Cristo”, come allora si diceva, e prese forti impegni con Lui: la Messa e Comunione quotidiana, la Confessione settimanale, il Rosario alla Madonna ogni giorno, da solo e in famiglia.
I suoi piccoli amici del borgo, Rolando cercava di portarli in chiesa, al catechismo, davanti al Tabernacolo, per crescere nella fede e nell’amore al Signore. Papà Roberto si chiedeva: “Chi mai sarà questo bambino?”. Rolando finì le elementari in modo brillante. La maestra ricorderà sempre “i suoi occhi vivi, espressivi al massimo, cui non sfuggiva nulla, la sua intuizione immediata, la logica serrata dei suoi ragionamenti, la sua ottima memoria”.
A lui, però, ciò che più importava, era il rapporto, intenso, sempre più intenso con Gesù. Il sacerdote all’altare – don Narzocchini, sua guida e modello di vita – quando consacrava il Pane e il Vino nella Messa, gli appariva grande da toccare il Cielo: “Perché – si domandava – non avrebbe potuto essere come lui?”.
S. Pio X, il papa dell’Eucaristia ai bambini in giovanissima età, un giorno previde: “Ci saranno tanti ragazzi santi e tanti chiamati al sacerdozio, grazie a Gesù Eucaristico adorato e santamente ricevuto da loro”.
Per tutta la prima metà del secolo XX – e oltre – grazie a una pedagogia davvero eucaristica da parte delle parrocchie e dell’Azione Cattolica, la “profezia” di S. Pio X si è avverata largamente: lo scrivente, ricercatore di “santità giovane”, lo può ampiamente documentare, appoggiandosi anche sulla testimonianza scientifica e teologica di illustri Maestri della psicologia, del dogma e dell’ascetica cristiana, quali P. Agostino Gemelli, P. Garrigou-Lagrange, il Card. Pietro Palazzini (si veda il testo di L. Castano, Santità giovanile, LDC, Torino, 1989).
Ebbene, proprio nell’ambito della profezia di S. Pio XII, Rolando Rivi, decenne, a contatto di Gesù vivo nel Tabernacolo e del suo parroco don Marzocchini, vero “sacerdos propter Eucaristiam”, sentì la voce di Gesù che lo chiamava alla santità e al sacerdozio. A 11 anni, decise: “Voglio farmi prete. Papà, mamma, vado in Seminario”.
Così all’inizio dell’ottobre 1942, entrò in Seminario, a Marola (Reggio Emilia), vestendo subito l’abito talare, come allora si usava. Studiava con serietà e, con la sua bella voce, faceva parte del coro. Stava assai volentieri davanti all’Eucaristia, appassionato sempre di più della sua vocazione, sentendosi un prediletto di Dio.
A casa, in vacanza, durante l’estate, continuava a vivere da seminarista, con fedeltà ai suoi impegni, la Messa e la Comunione quotidiana, la meditazione al mattino, la visita al SS.mo Sacramento e il Rosario alla Madonna, ogni sera, in una vita di studio e di purezza, e facendo apostolato tra i compagni. Portava sempre con orgoglio l’abito religioso, spiegando: “È il segno che io sono di Gesù”.
Suonava in chiesa l’harmonium e accompagnava i cantori, tra i quali il suo ottimo papà, Roberto Rivi, fiero di cantare con il suo “tesoro” che si preparava, più convinto che mai, a diventare “un altro-Gesù” nel sacerdozio. Lo si vedeva spesso circondato da piccoli amici, con i quali il discorso era caldo di luce e di amore: voleva raccoglierli tutti attorno a Gesù, insegnare loro ad amarlo come Lui solo merita di essere amato.

Giovanissimo martire
Ha testimoniato di lui un suo compagno di Seminario, ora prete e parroco: “Rolando era vivace e svelto in tutti i giochi, a pallone a pallavolo. Il campione della classe, della sua camerata. Attentissimo a scuola, molto studioso, esemplare, innamoratissimo di Gesù. Tutto in lui era superlativo. Si stava volentieri con lui: contagiava gioia e ottimismo. Era l’immagine perfetta del ragazzo santo, ricco di ogni virtù, portata nella vita quotidiana all’eroismo”.
Papà Roberto era orgoglioso che il buon Dio gli avesse dato un figlio così e già pregustava la gioia di vederlo sacerdote. Ma nel 1944, il Seminario, a causa della guerra, fu chiuso. Rolando, rientrato in famiglia a S. Valentino, viveva, nonostante le difficoltà, la sua stessa vita ardente e luminosa, intessuta di preghiera e di studio, di amore intenso a Gesù Eucaristico, di pietà mariana.
Il momento era difficilissmo, per le scorribande di tedeschi, fascisti e partigiani; l’odio alla Chiesa e ai preti diffuso e rabbioso. Venne a sostituire il parroco, un givoane curato, don Alberto Camellini. Rolando con i suoi amici seminaristi di S. Valentino, diceva spesso: “Preghiamo per tornare al più presto in Seminario. Quando sarò prete, partirò come missionario a portare Gesù a quelli che non lo conoscono”.
Non temeva né derisione né minacce – che non gli mancavano – segnato a dito, come “il pretino”. A chi gli chiedeva di vestire come gli altri ragazzi, rispondeva: “Non posso lasciare la mia veste: è il segno che io appartengo al Signore”.
Il 10 aprile 1945, finì in mano a un gruppo di partigiani comunisti a Monchio (Modena). Lo portarono nella loro base e lo processarono come un colpevole (colpevole della sequela Christi!). Poi emisero la sentenza: “Uccidiamolo, avremo un prete in meno”. In un bosco, presso Piane di Monchio, dopo averlo percosso e malmenato senza pietà, gli scavarono la fossa… Mentre Rolando, inginocchiatosi, pregava il suo Gesù per sé, per i suoi genitori, forse per gli stessi aguzzini, questi lo presero a calci, poi, con due colpi di rivoltella al cuore e alla fronte, lo finirono barbaramente.
Era il 13 aprile 1945, un venerdì, quando Rolando Rivi, a 14 anni appena, fu freddato nel clima di odio contro la Chiesa e i sacerdoti.
L’indomani, papà Roberto e don Camellini ritrovarono il suo corpo martoriato. Sepolto provvisoriamente a Monchio, un mese dopo, tornava a S. Valentino tra la sua gente in lacrime che guardava a lui, come a un piccolo angelo, della razza dei martiri, uccisi dai senza-Dio, dai primi secoli cristiani a quelli contemporanei della Russia, del Messico e della Spagna. Sulla sua tomba, papà Roberto fece scrivere le parole da lui composte: “Tu che dalle tenebre e dall’odio fosti spento, vivi nella luce e pace di Cristo”.

Al di là dell’odio
Su quell’immane tragedia, papà Roberto disse soltanto: “Perdono”. Era straziato, ma con la sua fede grandissima riprese a vivere infondendo coraggio ai suoi e illuminando il dolore con la preghiera incessante, sentendosi quasi chiamato a compiere il bene al posto di Rolando.
Il martirio del figlio seminarista lo spinse a fondo, a impegnarsi in prima persona, negli anni del dopoguerra affinché l’Italia non cadesse sotto un’altra dittatura, e a costruire una società cristiana. Nel tempo del conflitto, gli erano morti al fronte, lontanissimo da casa, i due fratelli Rino e Adolfo, e in casa, la sorella Lina. Negli anni che verranno, altri lutti e dolori proveranno la sua forte tempra e la sua fede invincibile.
Stupiva chi lo avvicinava, persino i sacerdoti che lo stimavano e ne amavano la compagnia, e la sorella suora. “Con tutto quanto ha patito, come piò essere così forte e sereno?”. La sua risposta era la Croce di Cristo. Così papà Roberto portava la sua fede davanti a chiunque, sempre “uno con Gesù”: nella famiglia, nel lavoro, nei rapporti sociali, nel modo di intendere le cose e le scelte quotidiane. Una vera mentalità di fede, la sua, tradotta nelle opere, in semplicità e letizia.
Gli anni passavano e la sua esistenza si faceva sempre più traboccante di preghiera: la Messa e la Comunione quotidiana, in un colloquio prolungato con Gesù, per la Chiesa, per i sacerdoti, per la conversione del mondo, fino al punto di riconoscere, con il suo amico don Ugolini: “Io starei sempre davanti al Signore del Tabernacolo”.
La via Crucis diventò la sua preghiera prediletta: la ripeteva anche sette volte al giorno, tenendo la foto di Rolando tra le mani, ricordando al divino Sofferente i suoi familiari, gli amici, i sacerdoti e… coloro che gli avevano fatto del male.
Il 22 ottobre 1992, a 89 anni, papà Roberto rivedeva il suo Rolando e i suoi cari che lo avevano preceduto in Paradiso. Chi lo ha conosciuto di persona o semplicemente lo ha sentito qualche volta per telefono è rimasto incantato dalla sua fede granitica e dolce: anche lui, la sua vita, come Rolando, l’aveva consumata per Gesù, nostro Re e Signore.

“Un angelo della terra”
Raccolte numerose testimonianze su Rolando, abbiamo pubblicato la sua biografia: “Un ragazzo per Gesù” (Ediz. Del Noce, Camposampiero – PD – 1997).
Il volumetto si è diffuso per ogni dove e continua a diffondersi.
Il 29 giugno 1997, solennità dei SS. Pietro e Paolo, Apostoli e i più grandi Martiri della Fede cattolica, dal cimitero, la salma di Rolando è stata traslata nella chiesa di S. Valentino, dove era stato battezzato ed era sbocciata la sua vocazione al sacerdozio. Da quel giorno, la sua tomba è diventata meta di pellegrinaggio da ogni parte d’Italia e da più lontano, e luogo di preghiera.
Nell’aprile del 2001, i giornali hanno parlato a lungo di un bambino inglese di tre anni, James Blacknel, guarito dalla leucemia per l’intercessione di Rolando. Da allora sono assai frequenti le testimonianze di grazie, guarigioni e celesti favori ottenuti da chi lo prega. Si tratta di umile gente, ma anche di uomini di cultura che si rivolgono a lui, certi di essere esauditi (Gente, 31 maggio 2001, pp. 113-115; Famiglia Cristiana, 17 giugno 2001, pp. 72-73; Il giornale, 13 aprile 2002, p. 31, oltre le pubblicazioni locali dell’Emilia e della Toscana).
Nel settembre 2002 e nel settembre 2003, si sono svolti a S. Valentino due convegni per ricordarlo e approfondire la conoscenza della sua nobile figura che emerge sempre più luminosa e affascinante nello splendore del martirio. Anche l’Osservatore Romano ha scritto più volte di lui (12 aprile 2000; 16 gennaio 2004). Il 7 maggio 2000, nella solenne celebrazione dei martiri del XX secolo, voluta a Roma da papa Giovanni Paolo II, anche Rolando Rivi è stato ricordato.
È diffusa ormai di lui una larga “fama sanctitatis”, in Italia e all’estero, fino al lontano Brasile. Il 1 Dicembre 2003, il Card. José Saraiwa Martins, Prefetto della Congregazione della Cause dei Santi, lo ha definito “splendida figura di seminarista e vero angelo della terra”, augurando "che si possa al più presto iniziare la sua causa di beatificazione. Il suo esempio verrebbe a indicare l’unica via davvero affascinante per educare i ragazzi alla fede e all’amore a Cristo e far sbocciare autentiche vocazioni al sacerdozio in un vero cammino di santità".
Rolandi Rivi, a 14 anni, ha proclamato a fronte alta davanti al mondo che continua a perseguitare gli amici di Gesù: “Vitam et sanguinem pro Christo nostro Rege”. Solo ragazzi e giovani come lui saranno capaci anche oggi di una nuova rivoluzione cristiana davanti a cui nessuno potrà chiudere gli occhi e tanto meno chiudere il cuore.

𝐈𝐥 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨, 𝐒𝐚𝐧 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐕𝐈 (𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐁𝐚𝐭𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐢) 𝐏𝐚𝐩𝐚, 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝟐𝟖 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨.San Paolo VI, nato Giovan...
28/05/2026

𝐈𝐥 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨, 𝐒𝐚𝐧 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐕𝐈 (𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐁𝐚𝐭𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐢) 𝐏𝐚𝐩𝐚, 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝟐𝟖 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨.
San Paolo VI, nato Giovanni Battista Montini, è stato il 262° Papa della Chiesa Cattolica. Ricordato per il suo ruolo chiave nel portare a termine il Concilio Vaticano II, iniziato dal suo predecessore San Giovanni XXIII, Paolo VI è stato un pontefice di transizione in un'epoca di grandi cambiamenti sociali e culturali. Uno dei fatti più rilevanti del suo pontificato è stata la pubblicazione dell'enciclica 'Humanae Vitae' nel 1968, che ribadiva l'opposizione della Chiesa alla contraccezione artificiale, provocando dibattiti e controversie. Inoltre, è stato il primo Papa a viaggiare in aereo, visitando i cinque continenti e promuovendo il dialogo ecumenico e interreligioso. La sua beatificazione è stata celebrata il 19 ottobre 2014 e la canonizzazione è avvenuta il 14 ottobre 2018, entrambe sotto il pontificato di Papa Francesco.

Seguendo le normali procedure che portano alla santità, papa Benedetto XVI ha dichiarato che il defunto pontefice Paolo VI aveva vissuto una vita di virtù eroiche e gli ha conferito il titolo di Venerabile il 20 dicembre 2012. Papa Francesco lo ha beatificato il 19 ottobre 2014 dopo il riconoscimento di una miracolo attribuito alla sua intercessione. La sua festa liturgica è stata celebrata alla data della sua nascita, il 26 settembre 2019, quando è stata spostata alla data della sua ordinazione sacerdotale, il 29 maggio. Papa Francesco ha canonizzato Paolo VI il 14 ottobre 2018.

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