Confraternita M. SS. Addolorata - Rossano CS

Confraternita M. SS. Addolorata - Rossano CS Pagina ufficiale della Confraternita dell'Addolorata di Rossano (CS) Attualmente l’Arciconfraternita dell’Addolorata è l’unica presente in città.

L’Arciconfraternita “Maria SS.ma Addolorata” è sorta a Rossano sul finire del secolo sedicesimo. Rilanciata durante il Giubileo del 2000, il 15 gennaio 2001 la confraternita ha ottenuto dall’arcivescovo Andrea Cassone l’approvazione del nuovo Statuto, aggiornato alle più recenti normative canoniche.

Liturgia del giorno - Venerdì 29 Maggio 2026San Paolo VI Papa; San Massimino di Treviri VescovoVIII Settimana del Tempo ...
29/05/2026

Liturgia del giorno - Venerdì 29 Maggio 2026
San Paolo VI Papa; San Massimino di Treviri Vescovo
VIII Settimana del Tempo Ordinario
I Lettura 1Pt 4,7-13 Siate buoni amministratori della multiforme grazia di Dio.
Salmo (Sal 95) Tua è la gloria, Signore, nei secoli.
Vangelo Mc 11,11-25 La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni. Abbiate fede in Dio!

+ Dal Vangelo secondo Marco

La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni. Abbiate fede in Dio!

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Parola del Signore

COMMENTO (Monaci Benedettini Silvestrini)
Due episodi si susseguono e si intrecciano nel brano evangelico di Marco. Ci sorprende la maledizione che Gesù commina a un albero di fico senza frutti, ma essa ci richiama il brano dell’Apocalisse: «Tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca». È il rifiuto dell’indolenza e dell’apatia. È la condanna per chi non usa i talenti ricevuti per farli fruttificare; per tutti coloro che restano, per colpa, in uno stato servile e di paura e non fanno mai scattare la molla dell’amore. È poi naturale che ciò che è maledetto dal Signore diventi secco, arido. Ci viene in mente anche l’altra parabola, quella della vite e dei tralci: anche lì il tralcio che non porta frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Gesù approfitta dello stupore degli apostoli, che constatano la sorte del fico maledetto, per dare loro e a noi una fervida esortazione sulla preghiera e sulla fede che deve accompagnarla: «Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: “Lèvati e gettati nel mare”, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati». L’altro episodio riguarda i venditori del tempio, coloro che hanno fatto della casa del Signore, da luogo di preghiera, una spelonca di ladri. Gesù, preso da santo zelo, si erge a difensore del vero culto da rendere a Dio; Egli vuole recuperare la santità del tempio, dove il Padre ha posto la sua dimora tra gli uomini. Vuole liberare la sua Chiesa, sin dal suo nascere, dalla tentazione della simonia. Mercanteggiare le cose di Dio è un gravissimo peccato, perché significa svilirne i valori incommensurabili e vendere ciò che non ci appartiene, ma viene dato come dono nell’assoluta gratuità. Il gesto è poi sacrilego, perché si consuma all’interno della casa del Signore, dove è più viva la sua divina presenza. C’è infine un richiamo indiretto all’uso e all’abuso del denaro, che spesso tiranneggia noi mortali facendoci credere che abbia un potere che in realtà non possiede.

𝗙𝗘𝗦𝗧𝗔 𝗗𝗜𝗢𝗖𝗘𝗦𝗔𝗡𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗢𝗥𝗣𝗨𝗦 𝗗𝗢𝗠𝗜𝗡𝗜 - Gιovҽdì 4 Gιᥙgᥒo 2026, orҽ 18.00 - Pᥲrroᥴᥴhιᥲ Sᥲᥒtι Pιҽtro ҽ Pᥲoᥣo Tᥲrsιᥲ (CS)Coᥒᥴҽᥣ...
28/05/2026

𝗙𝗘𝗦𝗧𝗔 𝗗𝗜𝗢𝗖𝗘𝗦𝗔𝗡𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗢𝗥𝗣𝗨𝗦 𝗗𝗢𝗠𝗜𝗡𝗜 - Gιovҽdì 4 Gιᥙgᥒo 2026, orҽ 18.00 - Pᥲrroᥴᥴhιᥲ Sᥲᥒtι Pιҽtro ҽ Pᥲoᥣo Tᥲrsιᥲ (CS)
Coᥒᥴҽᥣҽbrᥲzιoᥒҽ Eᥙᥴᥲrιstιᥴᥲ Pιᥲzzᥲ Sᥲᥒ Frᥲᥒᥴҽsᥴo dι Pᥲoᥣᥲ
A sҽgᥙιrҽ:
Proᥴҽssιoᥒҽ ҽ Bҽᥒҽdιzιoᥒҽ Eᥙᥴᥲrιstιᥴᥲ ρrҽsso ᥣᥲ Chιҽsᥲ Sᥲᥒtι Cosmᥲ ҽ Dᥲmιᥲᥒo.

Liturgia del giorno - Giovedì 28 Maggio 2026San Germano di Parigi VescovoVIII Settimana del Tempo OrdinarioI Lettura 1Pt...
28/05/2026

Liturgia del giorno - Giovedì 28 Maggio 2026
San Germano di Parigi Vescovo
VIII Settimana del Tempo Ordinario
I Lettura 1Pt 2,2-5.9-12 Voi siete il sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato.
Salmo (Sal 99) Presentatevi al Signore con esultanza.
Vangelo Mc 10,46-52 Rabbunì, che io veda di nuovo!

+ Dal Vangelo secondo Marco

Rabbunì, che io veda di nuovo!

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore

COMMENTO (Monaci Benedettini Silvestrini)
Essere ciechi, nel linguaggio biblico, non ha solo una dimensione fisica, ma prevalentemente spirituale: riguarda sia l’anima sia gli occhi. Esempi di cecità spirituale abbondano nella Sacra Scrittura e abbondano anche nella nostra vita: «Sordi, ascoltate; ciechi, volgete lo sguardo per vedere. Chi è cieco, se non il mio servo? Chi è sordo come colui al quale io mandavo araldi? Chi è cieco come il mio privilegiato? Chi è sordo come il servo del Signore? Hai visto molte cose, ma senza farvi attenzione; hai aperto gli orecchi, ma senza sentire». Così si esprime il profeta Isaia. Gli scribi e i farisei sono definiti ciechi da Gesù: «Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso». Gli stessi apostoli stentavano spesso a credere alle parole del Signore, perché il loro spirito era accecato e orientato dalle logiche umane. Ricordiamo i due discepoli di Emmaus, che non riconoscono Gesù lungo la via perché i loro occhi erano impediti dalla mancanza di fede nel Risorto. Riconosceranno Gesù quando Egli proclama e spiega la Parola e nello spezzare il pane. Gesù si proclama luce del mondo e afferma: «Ancora per poco tempo la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce». La luce di Cristo viene infusa in noi mediante la fede. Questa è la virtù fondamentale che apre la vista dell’anima per accogliere la persona di Cristo e le verità che Egli ci ha rivelato. «Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Dopo aver ripetutamente affermato l’importanza della fede, Gesù interviene compiendo miracoli a favore dei ciechi per riaprire loro gli occhi e l’anima. Molti di loro inizialmente implorano solo la guarigione dalla loro cecità fisica. Alla richiesta di Gesù: «Che cosa vuoi che io faccia per te?», anche nel Vangelo odierno il cieco implora: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». Egli, però, riceve più di quanto osa sperare: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. La fede del cieco aveva già riconosciuto Gesù e nella sua preghiera, gridata umilmente, implorava: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Da cieco e mendicante lo ritroviamo, dopo l’intervento prodigioso di Cristo, illuminato nel corpo e nello spirito: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Liturgia del giorno - Mercoledì 27 Maggio 2026Sant' Agostino di Canterbury VescovoVIII Settimana del Tempo Ordinario I L...
27/05/2026

Liturgia del giorno - Mercoledì 27 Maggio 2026
Sant' Agostino di Canterbury Vescovo
VIII Settimana del Tempo Ordinario
I Lettura 1Pt 1,18-25 Foste liberati dalla vostra vuota condotta con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Salmo (Sal 147) Celebra il Signore, Gerusalemme.
Vangelo Mc 10,32-45 Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato.

+ Dal Vangelo secondo Marco

Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato.

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore

COMMENTO (Monaci Benedettini Silvestrini)
San Pietro nella prima lettura continua la sua catechesi richiamandoci alla realtà del nostro Battesimo che, in virtù della morte e risurrezione del Signore, ci ha rinnovati e ci ha aperto la via della salvezza. Tocca a noi ora dimostrare che siamo diversi da quando eravamo immersi nelle tenebre dell’ignoranza. Segno inequivocabile di questa novità è l’amore verso i fratelli: un amore intenso, scaturito dalla sincerità del cuore, senza distinzioni, modellato sull’amore di Gesù, che ha convalidato il suo insegnamento con l’esempio della vita. È un amore che è donazione, senza nulla chiedere, e che suppone la morte a noi stessi. Dinanzi a questi insegnamenti stride fortemente l’atteggiamento dei discepoli e, in particolare, dei due fratelli figli di Zebedeo. La loro ricerca e richiesta di privilegi, dopo che Gesù ha parlato della sua prossima umiliazione, della sua condanna e morte, appare assolutamente fuori posto. L’indignazione degli altri fa capire che tutti erano alla ricerca di onori, mentre il Signore preannuncia flagellazioni e umiliazioni. Sono uomini nella loro pura umanità. Non è ancora venuto lo Spirito a far loro comprendere pienamente gli insegnamenti di Gesù, che li richiama al suo esempio e allo stile nuovo che dovrà avere chi sarà posto a capo della Chiesa: uno stile di servizio più che di dominio. Forse suscita in noi una certa meraviglia questa rozzezza e insensibilità degli apostoli. Non avevano ancora imparato abbastanza dalla comunione di vita e dagli ammaestramenti di Gesù. E noi, che tante volte abbiamo meditato la passione del Signore, i suoi esempi di umile servitore, che abbiamo ricevuto anche lo Spirito Santo, non siamo forse continuamente tormentati dallo spirito di superbia che ci spinge a ricercare privilegi, talvolta anche con intrighi e comportamenti tutt’altro che leali?

26 Maggio: la Chiesa fa memoria di San Filippo Neri Sacerdote Firenze, 21 luglio 1515 - Roma, 26 maggio 1595Filippo Neri...
26/05/2026

26 Maggio: la Chiesa fa memoria di San Filippo Neri Sacerdote

Firenze, 21 luglio 1515 - Roma, 26 maggio 1595

Filippo Neri nasce a Firenze il 21 luglio 1515, e riceve il battesimo nel "bel san Giovanni" dei Fiorentini il giorno seguente, festa di S. Maria Maddalena.
La famiglia dei Neri, che aveva conosciuto in passato una certa importanza, risentiva allora delle mutate condizioni politiche e viveva in modesto stato economico. Il padre, ser Francesco, era notaio, ma l'esercizio della sua professione era ristretto ad una piccola cerchia di clienti; la madre, Lucrezia da Mosciano, proveniva da una modesta famiglia del contado, e moriva poco dopo aver dato alla luce il quarto figlio.
La famiglia si trovò affidata alle cure della nuova sposa di ser Francesco, Alessandra di Michele Lenzi, che instaurò con tutti un affettuoso rapporto, soprattutto con Filippo, il secondogenito, dotato di un bellissimo carattere, pio e gentile, vivace e lieto, il "Pippo buono" che suscitava affetto ed ammirazione tra tutti i conoscenti.
Dal padre, probabilmente, Filippo ricevette la prima istruzione, che lasciò in lui soprattutto il gusto dei libri e della lettura, una passione che lo accompagnò per tutta la vita, testimoniata dall'inventario della sua biblioteca privata, lasciata in morte alla Congregazione romana, e costituita di un notevole numero di volumi. La formazione religiosa del ragazzo ebbe nel convento dei Domenicani di San Marco un centro forte e fecondo. Si respirava, in quell'ambiente, il clima spirituale del movimento savonaroliano, e per fra Girolamo Savonarola Filippo nutrì devozione lungo tutto l'arco della vita, pur nella evidente distanza dai metodi e dalle scelte del focoso predicatore apocalittico.
Intorno ai diciotto anni, su consiglio del padre, desideroso di offrire a quel figlio delle possibilità che egli non poteva garantire, Filippo si recò da un parente, avviato commerciante e senza prole, a San Germano, l'attuale Cassino. Ma l'esperienza della mercatura durò pochissimo tempo: erano altre le aspirazioni del cuore, e non riuscirono a trattenerlo l'affetto della nuova famiglia e le prospettive di un'agiata situazione economica.
Lo troviamo infatti a Roma, a partire dal 1534. Vi si recò, probabilmente, senza un progetto preciso. Roma, la città santa delle memorie cristiane, la terra benedetta dal sangue dei martiri, ma anche allettatrice di tanti uomini desiderio di carriera e di successo, attrasse il suo desiderio di intensa vita spirituale: Filippo vi giunse come pellegrino, e con l'animo del pellegrino penitente, del "monaco della città" per usare un'espressione oggi di moda, visse gli anni della sua giovinezza, austero e lieto al tempo stesso, tutto dedito a coltivare lo spirito.
La casa del fiorentino Galeotto Caccia, capo della Dogana, gli offrì una modesta ospitalità - una piccola camera ed un ridottissimo vitto - ricambiata da Filippo con l'incarico di precettore dei figli del Caccia. Lo studio lo attira - frequenta le lezioni di filosofia e di teologia dagli Agostiniani ed alla Sapienza - ma ben maggiore è l'attrazione della vita contemplativa che impedisce talora a Filippo persino di concentrarsi sugli argomenti delle lezioni.
La vita contemplativa che egli attua è vissuta nella libertà del laico che poteva scegliere, fuori dai recinti di un chiostro, i modi ed i luoghi della sua preghiera: Filippo predilesse le chiese solitarie, i luoghi sacri delle catacombe, memoria dei primi tempi della Chiesa apostolica, il sagrato delle chiese durante le notti silenziose. Coltivò per tutta la vita questo spirito di contemplazione, alimentato anche da fenomeni straordinari, come quello della Pentecoste del 1544, quando Filippo, nelle catacombe si san Sebastiano, durante una notte di intensa preghiera, ricevette in forma sensibile il dono dello Spirito Santo che gli dilatò il cuore infiammandolo di un fuoco che arderà nel petto del santo fino al termine dei suoi giorni.
Questa intensissima vita contemplativa si sposava nel giovane Filippo ad un altrettanto intensa, quanto discreta nelle forme e libera nei metodi, attività di apostolato nei confronti di coloro che egli incontrava nelle piazze e per le vie di Roma, nel servizio della ca**tà presso gli Ospedali degli incurabili, nella partecipazione alla vita di alcune confraternite, tra le quali, in modo speciale, quella della Trinità dei Pellegrini, di cui Filippo, se non il fondatore, fu sicuramente il principale artefice insieme al suo confessore P. Persiano Rosa.
A questo degnissimo sacerdote, che viveva a san Girolamo della Ca**tà, e con il quale Filippo aveva profonde sintonie di temperamento lieto e di impostazione spirituale, il giovane, che ormai si avviava all'età adulta, aveva affidato la cura della sua anima. Ed è sotto la direzione spirituale di P. Persiano che maturò lentamente la chiamata alla vita sacerdotale. Filippo se ne sentiva indegno, ma sapeva il valore dell'obbedienza fiduciosa ad un padre spirituale che gli dava tanti esempi di santità. A trentasei anni, il 23 maggio del 1551, dopo aver ricevuto gli ordini minori, il suddiaconato ed il diaconato, nella chiesa parrocchiale di S. Tommaso in Parione, il vicegerente di Roma, Mons. Sebastiano Lunel, lo ordinava sacerdote.
Messer Filippo Neri continuò da sacerdote l'intensa vita apostolica che già lo aveva caratterizzato da laico. Andò ad abitare nella Casa di san Girolamo, sede della Confraternita della Ca**tà, che ospitava a pigione un certo numero di sacerdoti secolari, dotati di ottimo spirito evangelico, i quali attendevano alla annessa chiesa. Qui il suo principale ministero divenne l'esercizio del confessionale, ed è proprio con i suoi penitenti che Filippo iniziò, nella semplicità della sua piccola camera, quegli incontri di meditazione, di dialogo spirituale, di preghiera, che costituiscono l'anima ed il metodo dell'Oratorio. Ben presto quella cameretta non bastò al numero crescente di amici spirituali, e Filippo ottenne da "quelli della Ca**tà" di poterli radunare in un locale, situato sopra una nave della chiesa, prima destinato a conservare il grano che i confratelli distribuivano ai poveri.
Tra i discepoli del santo, alcuni - ricordiamo tra tutti Cesare Baronio e Francesco Maria Tarugi, i futuri cardinali - maturarono la vocazione sacerdotale, innamorati del metodo e dell'azione pastorale di P. Filippo. Nacque così, senza un progetto preordinato, la "Congregazione dell'Oratorio": la comunità dei preti che nell'Oratorio avevano non solo il centro della loro vita spirituale, ma anche il più fecondo campo di apostolato. Insieme ad altri discepoli di Filippo, nel frattempo divenuti sacerdoti, questi andarono ad abitare a San Giovanni dei Fiorentini, di cui P. Filippo aveva dovuto accettare la Rettoria per le pressioni dei suoi connazionali sostenuti dal Papa. E qui iniziò tra i discepoli di Filippo quella semplice vita famigliare, retta da poche regole essenziali, che fu la culla della futura Congregazione.
Nel 1575 Papa Gregorio XIII affidò a Filippo ed ai suoi preti la piccola e fatiscente chiesa di S. Maria in Vallicella, a due passi da S. Girolamo e da S. Giovanni dei Fiorentini, erigendo al tempo stesso con la Bolla "Copiosus in misericordia Deus" la "Congregatio presbyterorm saecularium de Oratorio nuncupanda". Filippo, che continuò a vivere nell'amata cameretta di San Girolamo fino al 1583, e che si trasferì, solo per obbedienza al Papa, nella nuova residenza dei suoi preti, si diede con tutto l'impegno a ricostruire in dimensioni grandiose ed in bellezza la piccola chiesa della Vallicella.
Qui trascorse gli ultimi dodici anni della sua vita, nell'esercizio del suo prediletto apostolato di sempre: l'incontro paterno e dolcissimo, ma al tempo stesso forte ed impegnativo, con ogni categoria di persone, nell'intento di condurre a Dio ogni anima non attraverso difficili sentieri, ma nella semplicità evangelica, nella fiduciosa certezza dell'infallibile amore divino, nella letizia dello spirito che sgorga dall'unione con Dio. Si spense nelle prime ore del 26 maggio 1595, all'età di ottant'anni, amato dai suoi e da tutta Roma di un amore carico di stima e di affezione.
La sua vita è chiaramente suddivisa in due periodi di pressoché identica durata: trentasei anni di vita laicale, quarantaquattro di vita sacerdotale. Ma Filippo Neri, fiorentino di nascita - e quanto amava ricordarlo! - e romano di adozione - tanto egli aveva adottato Roma, quanto Roma aveva adottato lui! - fu sempre quel prodigio di ca**tà apostolica vissuta in una mirabile unione con Dio, che la Grazia divina operò in un uomo originalissimo ed affascinante.
"Apostolo di Roma" lo definirono immediatamente i Pontefici ed il popolo Romano, attribuendogli il titolo riservato a Pietro e Paolo, titolo che Roma non diede a nessun altro dei pur grandissimi santi che, contemporaneamente a Filippo, avevano vissuto ed operato tra le mura della Città Eterna. Il cuore di Padre Filippo, ardente del fuoco dello Spirito, cessava di ba***re in terra in quella bella notte estiva, ma lasciava in eredità alla sua Congregazione ed alla Chiesa intera il dono di una vita a cui la Chiesa non cessa di guardare con gioioso stupore. Ne è forte testimonianza anche il Magistero del Santo Padre Giovanni Paolo II che in varie occasioni ha lumeggiato la figura di san Filippo Neri e lo ha citato, unico dei santi che compaiano esplicitamente con il loro nome, nella Bolla di indizione del Grande Giubileo del 2000.

Aᥙtorҽ: 𝐌𝐨𝐧𝐬. 𝐄𝐝𝐨𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐀𝐥𝐝𝐨 𝐂𝐞𝐫𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐂𝐎

𝗠𝗔𝗥𝗧𝗜𝗥𝗢𝗟𝗢𝗚𝗜𝗢 𝗥𝗢𝗠𝗔𝗡𝗢: Memoria di san Filippo Neri, sacerdote, che, adoperandosi per allontanare i giovani dal male, fondò a Roma un oratorio, nel quale si eseguivano letture spirituali, canti e opere di ca**tà; rifulse per il suo amore verso il prossimo, la semplicità evangelica, la letizia d’animo, lo zelo esemplare e il fervore nel servire Dio.

𝗢𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
O Dio, che sempre esalti i tuoi servi fedeli con la gloria della santità, infondi in noi il tuo santo Spirito, che infiammò mirabilmente il cuore di san Filippo [Neri].
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Liturgia del giorno - Martedì 25 Maggio 2026SAN FILIPPO NERI SACERDOTE (memoria)I Lettura 1Pt 1,10-16 I profeti preannun...
26/05/2026

Liturgia del giorno - Martedì 25 Maggio 2026
SAN FILIPPO NERI SACERDOTE (memoria)
I Lettura 1Pt 1,10-16 I profeti preannunciavano la grazia a voi destinata; perciò restate sobri e abbiate speranza.
Salmo (Sal 97) Il Signore ha rivelato la sua giustizia.
Vangelo Mc 10,28-31 Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.

+ Dal Vangelo secondo Marco

Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Parola del Signore

COMMENTO (Monaci Benedettini Silvestrini)
Il mistero della salvezza eterna, adombrato nel Vangelo di ieri dal giovane ricco, è riproposto oggi da san Pietro nella prima lettura. Egli invita i fedeli a rileggere la storia dei profeti non tanto come avvenimenti passati, quanto come realtà vissute oggi dai discepoli del Signore, che per primo ha adempiuto quanto le Scritture avevano profetizzato di Lui. Non bisogna quindi fermare l’attenzione su ciò che è transitorio, come le prove e la sofferenza, ma su ciò che è eterno: la gloria della risurrezione. Occorre rivestirsi di una mentalità nuova, che sappia dare alle realtà umane il loro vero valore. Il brano del Vangelo conferma la necessità della sequela del Signore. Pietro si rivolge a Gesù: «Noi che abbiamo lasciato tutto, che ci siamo liberati dai vincoli del possesso e dalla mentalità del mondo, che cosa avremo?». La risposta del Signore è quanto mai consolante: «Avrete cento volte tanto, insieme a persecuzioni… e nel futuro la vita eterna». È una promessa esplicita per le anime consacrate, e non solo. Ma attenzione agli inganni del demonio. I Padri della spiritualità ci ripetono: «Non hai lasciato nulla se non lasci te stesso». E questo lasciare noi stessi, il nostro egoismo, il nostro orgoglio, il nostro “mondo”, non è facile; ma, d’altra parte, costituisce un’esigenza evangelica nella sequela di Gesù: «Chi mi vuol seguire…». È quindi una meta proposta alle anime consacrate, che vogliono seguire più da vicino il Signore, ma anche a tutti i fedeli. Tutti, infatti, siamo chiamati a morire a noi stessi per far trionfare la grazia dello Spirito.

25 Maggio: Lunedì dopo Pentecoste (celebrazione mobile) la Chiesa fa memoria della Beata Vergine Maria Madre della Chies...
25/05/2026

25 Maggio: Lunedì dopo Pentecoste (celebrazione mobile) la Chiesa fa memoria della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa

Il 21 novembre 1964, a conclusione della terza Sessione del Concilio Vaticano II, dichiarò la beata Vergine Maria «Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei Pastori, che la chiamano Madre amantissima». La Sede Apostolica pertanto, in occasione dell’Anno Santo della Riconciliazione (1975), propose una messa votiva in onore della beata Maria Madre della Chiesa, successivamente inserita nel Messale Romano; diede anche facoltà di aggiungere l’invocazione di questo titolo nelle Litanie Lauretane (1980). Papa Francesco, considerando attentamente quanto la promozione di questa devozione possa favorire la crescita del senso materno della Chiesa, come anche della genuina pietà mariana, ha stabilito nel 2018 che la memoria della beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, sia celebrata dal Calendario Romano nel Lunedì dopo Pentecoste.

La gioiosa venerazione riservata alla Madre di Dio dalla Chiesa contemporanea, alla luce della riflessione sul mistero di Cristo e sulla sua propria natura, non poteva dimenticare quella figura di Donna (cf. Gal 4, 4), la Vergine Maria, che è Madre di Cristo e insieme Madre della Chiesa.
Ciò era già in qualche modo presente nel sentire ecclesiale a partire dalle parole premonitrici di sant’Agostino e di san Leone Magno. Il primo, infatti, dice che Maria è madre delle membra di Cristo, perché ha cooperato con la sua ca**tà alla rinascita dei fedeli nella Chiesa; l’altro poi, quando dice che la nascita del Capo è anche la nascita del Corpo, indica che Maria è al contempo madre di Cristo, Figlio di Dio, e madre delle membra del suo corpo mistico, cioè della Chiesa. Queste considerazioni derivano dalla divina maternità di Maria e dalla sua intima unione all’opera del Redentore, culminata nell’ora della croce.
La Madre infatti, che stava presso la croce (cf. Gv 19, 25), accettò il testamento di amore del Figlio suo ed accolse tutti gli uomini, impersonati dal discepolo amato, come figli da rigenerare alla vita divina, divenendo amorosa nutrice della Chiesa che Cristo in croce, emettendo lo Spirito, ha generato. A sua volta, nel discepolo amato, Cristo elesse tutti i discepoli come vicari del suo amore verso la Madre, affidandola loro affinché con affetto filiale la accogliessero.
Premurosa guida della Chiesa nascente, Maria iniziò pertanto la propria missione materna già nel cenacolo, pregando con gli Apostoli in attesa della venuta dello Spirito Santo (cf. At 1, 14). In questo sentire, nel corso dei secoli, la pietà cristiana ha onorato Maria con i titoli, in qualche modo equivalenti, di Madre dei discepoli, dei fedeli, dei credenti, di tutti coloro che rinascono in Cristo e anche di “Madre della Chiesa”, come appare in testi di autori spirituali e pure del magistero di Benedetto XIV e Leone XIII.
Da ciò chiaramente risulta su quale fondamento il beato papa Paolo VI, il 21 novembre 1964, a conclusione della terza Sessione del Concilio Vaticano II, dichiarò la beata Vergine Maria «Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei Pastori, che la chiamano Madre amantissima», e stabilì che «l’intero popolo cristiano rendesse sempre più onore alla Madre di Dio con questo soavissimo nome».
La Sede Apostolica pertanto, in occasione dell’Anno Santo della Riconciliazione (1975), propose una messa votiva in onore della beata Maria Madre della Chiesa, successivamente inserita nel Messale Romano; diede anche facoltà di aggiungere l’invocazione di questo titolo nelle Litanie Lauretane (1980) e pubblicò altri formulari nella raccolta di messe della beata Vergine Maria (1986); ad alcune nazioni, diocesi e famiglie religiose che ne facevano richiesta, concesse di aggiungere questa celebrazione nel loro Calendario particolare.
Il Sommo Pontefice Francesco, considerando attentamente quanto la promozione di questa devozione possa favorire la crescita del senso materno della Chiesa nei Pastori, nei religiosi e nei fedeli, come anche della genuina pietà mariana, ha stabilito che la memoria della beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, sia iscritta nel Calendario Romano nel Lunedì dopo Pentecoste e celebrata ogni anno.

Aᥙtorҽ: 𝐂𝐚𝐫𝐝. 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭 𝐒𝐚𝐫𝐚𝐡

𝗢𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
Dio Padre di misericordia, il tuo unico Figlio, morente sulla croce, ha dato a noi come madre nostra la sua stessa madre, la beata Vergine Maria; fa' che, sorretta dal suo amore, la tua Chiesa, sempre più feconda nello Spirito, esulti per la santità dei suoi figli e riunisca tutti i popoli del mondo in un'unica famiglia. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Indirizzo

Piazza Duomo
Rossano
87067

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Confraternita M. SS. Addolorata - Rossano CS pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Il Luogo Di Culto

Invia un messaggio a Confraternita M. SS. Addolorata - Rossano CS:

Condividi