Confraternita M. SS. Addolorata - Rossano CS

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Confraternita M. SS. Addolorata - Rossano CS Pagina ufficiale della Confraternita dell'Addolorata di Rossano (CS) Attualmente l’Arciconfraternita dell’Addolorata è l’unica presente in città.

L’Arciconfraternita “Maria SS.ma Addolorata” è sorta a Rossano sul finire del secolo sedicesimo. Rilanciata durante il Giubileo del 2000, il 15 gennaio 2001 la confraternita ha ottenuto dall’arcivescovo Andrea Cassone l’approvazione del nuovo Statuto, aggiornato alle più recenti normative canoniche.

1 Novembre: la Chiesa celebra la Solennità di Tutti i Santi La festa di oggi ha per oggetto la glorificazione di tutti i...
01/11/2026

1 Novembre: la Chiesa celebra la Solennità di Tutti i Santi

La festa di oggi ha per oggetto la glorificazione di tutti i Santi che sono in cielo: Angeli, Martiri, Confessori, Vergini. La sua origine viene dalla commemorazione di tutti i martiri che fin dal secolo quarto si faceva in alcune chiese particolari.

Bonifacio IV nel secolo sui chiese ed ottenne dall'imperatore Foca il Pantheon che Marco Agrippa aveva dedicato a Giove Vendicatore e lo consacrò dedicandolo a Maria SS. Regina di tutti i Martiri. Il tempio venne chiamato S. Maria ad Martires e nella Chiesa di Roma fu stabilita la festa della dedicazione per il giorno 13 maggio.

Terminata l'epoca della persecuzione, si senti il bisogno di presentare all'imitazione dei fedeli anche le anime che si erano santificate nelle condizioni di tempo e di luogo comuni a tutti. Con questo nuovo indirizzo, la festa di tutti i Martiri venne trasportata dal 13 maggio al I novembre, e dedicata a tutti i Santi del paradiso.

Per quanto sia grande il numero dei Santi di cui la Chiesa celebra la festa nel corso dell'anno, è certo molto più grande il numero di coloro dei quali non conosce il nome, le virtù, i meriti. Quante anime sante di tutte le età, di tutte le condizioni sociali, presso tutti i popoli! Santi nella gerarchia ecclesiastica, nei deserti, nei monasteri, tra i professionisti, tra gli operai, tra le donne di casa, tra i poveri, tra gli ammalati! Quanti servi fedeli di Dio nascosti nell'oscurità di una vita umile e sconosciuta! Quante anime grandi pur tra le occupazioni più basse e più comuni! Santi che Dio ha pienamente ricompensati! Era quindi giusto che la Chiesa li celebrasse ed onorasse, e ciò fece con l'istituzione della presente solennità.

In tal modo, tra quella immensa folla di cui parla l'evangelista S. Giovanni, «che nessuno può contare, di tutte le genti, tribù e popoli e lingue che stanno davanti al trono e davanti all'Agnello, rivestiti di bianche vesti, con le palme nelle mani» noi veneriamo quei virtuosi che nell'oscurità della loro condizione e tra privazioni di ogni sorta condussero una vita innocente e santa; quelli che non si sono lasciati abbagliare dalle cose del mondo, ma le hanno stimate nella loro realtà; rendiamo omaggio a quelle persone che pur tra gli splendori e gli onori mondani si sono conservate umili e pure; veneriamo quelli che si son fatti santi seguendo con purità di cuore le massime del Vangelo; onoriamo i nostri fratelli, che nella stessa casa, con le stesse regole di vita, con le medesime passioni, con le stesse tentazioni ed ostacoli, hanno raggiunto il cielo ed ora godono perfetta felicità. Certo, questa folla immensa che noi oggi festeggiamo, questa turba innumerevole di eroi che hanno raggiunto la mèta, pur passando attraverso le difficoltà della vita presente, devono essere per noi di grande consolazione e di incitamento ad imitarli.

Foᥒtҽ: 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨

𝗠𝗔𝗥𝗧𝗜𝗥𝗢𝗟𝗢𝗚𝗜𝗢 𝗥𝗢𝗠𝗔𝗡𝗢: Solennità di tutti i Santi uniti con Cristo nella gloria: oggi, in un unico giubilo di festa la Chiesa ancora pellegrina sulla terra venera la memoria di coloro della cui compagnia esulta il cielo, per essere incitata dal loro esempio, allietata dalla loro protezione e coronata dalla loro vittoria davanti alla maestà divina nei secoli eterni.

𝗢𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
Dio onnipotente ed eterno, che ci doni la gioia di celebrare in un’unica festa i meriti e la gloria di tutti i Santi, concedi al tuo popolo, per la comune intercessione di tanti nostri fratelli, l’abbondanza della tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜 𝗜 𝗦𝗔𝗡𝗧𝗜/𝐒𝐨𝐥𝐞𝐧𝐧𝐢𝐭𝐚̀ - Domenica 1 Novembre 2026𝗜 𝗟𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 Ap 7,2-4.9-14 Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine ...
01/11/2026

𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜 𝗜 𝗦𝗔𝗡𝗧𝗜/𝐒𝐨𝐥𝐞𝐧𝐧𝐢𝐭𝐚̀ - Domenica 1 Novembre 2026
𝗜 𝗟𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 Ap 7,2-4.9-14 Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.
𝗦𝗮𝗹𝗺𝗼 (Sal 23) Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.
𝗜𝗜 𝗟𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 1Gv 3,1-3 Vedremo Dio così come egli è.
𝗩𝗮𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 Mt 5,1-12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Le Beatitudini sono la carta d'identità del cristiano. Scegliamo oggi di vivere una di esse chiedendo a Dio un cuore mite, misericordioso e puro. 𝗢𝗴𝗴𝗶 è 𝗹𝗮 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗮𝗻𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘂𝗻𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮𝗹𝗲.

+ 𝐃𝐚𝐥 𝐕𝐚𝐧𝐠𝐞𝐥𝐨 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

In quel tempo, vedendo le f***e, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

𝐏𝐚𝐫𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐞

𝗡𝗢𝗜 𝗦𝗔𝗥𝗘𝗠𝗢 𝗦𝗜𝗠𝗜𝗟𝗜 𝗔 𝗟𝗨𝗜, 𝗟𝗢 𝗩𝗘𝗗𝗥𝗘𝗠𝗢 𝗖𝗢𝗦𝗜 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗘'
Celebriamo oggi una solennità antichissima, cara alla devozioe alla venerazione di tutta la Chiesa. Durante il corso dell'anno liturgico, la Chiesa, di volta in volta, fa memoria dei santi, ma in questo giorno vuole celebrare la gloria di tutti i santi, quasi a convogliarli in un'unica grande richiesta di intercessione perché l'umanità intera sia radunata nella vita eterna del regno di Dio.
Non solo, in questa celebrazione la Chiesa riconosce la sua identità più profonda, cioè quella di essere immersa nella Pasqua di Cristo, che per il credente scaturisce dalle acque del Battesimo. Quel germe di vita, desiderato e accolto come dono dello Spirito Santo, è destinato a crescere e a svilupparsi secondo le indicazioni delle Beatitudini, che anzitutto sono una rappresentazione della vita stessa di Cristo e costituiscono perciò l'identità del cristiano che crede in lui. Aprendoci a questo tipo di esistenza, possiamo sempre più «lavare le nostre vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello» (II Lettura) e raggiungere la corona di gloria che Dio Padre desidera donare a ciascuno, perché noi tutti siamo suoi figli.

𝗱𝗼𝗻 𝗧𝗶𝗯𝗲𝗿𝗶𝗼 𝗖𝗮𝗻𝘁𝗮𝗯𝗼𝗻𝗶

Liturgia del giorno - Sabato 31 Ottobre 2026Santa Lucilla di Roma Vergine e Martire; San Quintino Martire### Settimana d...
31/10/2026

Liturgia del giorno - Sabato 31 Ottobre 2026
Santa Lucilla di Roma Vergine e Martire; San Quintino Martire
### Settimana del Tempo Ordinario
I Lettura Fil 1,18-26 Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno.
Salmo (Sal 41) L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente.
Vangelo Lc 14,1.7-11 Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto.
Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore

COMMENTO (Monaci Benedettini Silvestrini)
Il Vangelo di oggi ci riferisce di un certo «lavoro» che, questa volta, Gesù stesso proibisce a tutti, non solo nel giorno di sabato, ma sempre. Entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare, osservava come la gente si sistemava e vide che tutti miravano ai primi posti. Questo è un lavoro che tutti sappiamo fare molto bene e che rende e piace, perché i primi posti, le poltrone, diremmo oggi, significano esaltazione, prestigio e onorificenze. Di fronte a questa gara individuale, nella quale ciascuno cerca di prevalere sugli altri, Gesù propose loro, con la parabola degli invitati a nozze, di scegliere gli ultimi posti, così che «venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». La proposta di Gesù non è una semplice regola di educazione, né uno stratagemma per migliorare la propria posizione. È invece la rivelazione del giudizio di Dio, che valuta le cose in modo opposto al nostro. È quanto Gesù ci ha manifestato e quanto ciascuno di noi è chiamato a vivere. Egli ha scelto l’ultimo posto, si è fatto servo di tutti e si è umiliato. Suoi amici sono quanti fanno altrettanto. Questa umiltà è un atteggiamento religioso che ha a che vedere con il posto nel banchetto del Regno di Dio, che umilia il superbo e innalza l’umile, come cantò la Vergine Maria nel suo Magnificat. Solo l’umile dà gloria a Dio e riceve da lui gloria. Il superbo, invece, dà gloria al proprio io e resiste a Dio. L’ultimo posto è il posto di Dio: lì troveremo Gesù, nostro Maestro. Ed è questo il motivo per cui Dio ama gli ultimi. Solo questi partecipano al banchetto del Regno, che la misericordia del Padre imbandisce per il figlio perduto e ora ritrovato.

Da oggi la Confraternita Maria SS. Addolorata di Rossano ha un nuovo "Emblema". Progettato amatorialmente dal nostro Seg...
30/10/2026

Da oggi la Confraternita Maria SS. Addolorata di Rossano ha un nuovo "Emblema". Progettato amatorialmente dal nostro Segretario Giuseppe Calarota

Liturgia del giorno - Venerdì 30 Ottobre 2026Sant' Angelo d’Acri, Sacerdote Cappuccino### Settimana del Tempo Ordinario ...
30/10/2026

Liturgia del giorno - Venerdì 30 Ottobre 2026
Sant' Angelo d’Acri, Sacerdote Cappuccino
### Settimana del Tempo Ordinario
I Lettura Fil 1,1-11 Colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
Salmo (Sal 110) Grandi sono le opere del Signore. Vangelo Lc 14,1-6 Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?

+ Dal Vangelo secondo Luca

Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.
Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.

Parola del Signore

COMMENTO (Monaci Benedettini Silvestrini)
«Chi di voi, se un figlio o un bue gli cadesse in un pozzo, non lo tirerebbe sùbito fuori, anche se fosse giorno di festa?». L’agire di Dio ci interpella profondamente. È una domanda che tocca il cuore della nostra esistenza, spesso tentata dal dubbio e dall’incredulità, e ci chiede di dare risposte concrete. La Chiesa di Cristo ha forse paura, oggi, di guarire anche in giorno di sabato? Ha paura di portare agli uomini la forza liberatrice del Vangelo e di rendere visibile, attraverso le proprie opere, l’amore smisurato di Dio? Le critiche all’agire di Dio, a Gesù Cristo suo Figlio e alla sua Chiesa nascono spesso dalla presunzione di chi crede di sapere tutto, da una mentalità ristretta o da un modo di vivere la fede fatto soltanto di gesti esteriori, che rischiano di allontanarci dalla Verità. Dio è più grande del sabato e di ogni grandezza umana. Egli supera i nostri ragionamenti e i suoi disegni vanno oltre i limiti della nostra comprensione. Questo, però, non significa che umili la nostra ragione: al contrario, la illumina e la rende capace di comprendere più profondamente la realtà, attraverso la sua grazia. Chiediamo oggi al Signore di saper riconoscere sempre i segni dei tempi e di accogliere la sua grazia, con la quale egli continua ad arricchire e illuminare la nostra vita.

Liturgia del giorno - Giovedì 29 Ottobre 2026Sant' Onorato di Vercelli, Vescovo### Settimana del Tempo OrdinarioI Lettur...
29/10/2026

Liturgia del giorno - Giovedì 29 Ottobre 2026
Sant' Onorato di Vercelli, Vescovo
### Settimana del Tempo Ordinario
I Lettura Ef 6,10-20 Prendete l’armatura di Dio, perché possiate resistere e restare saldi dopo aver superato tutte le prove.
Salmo (Sal 143) Benedetto il Signore, mia roccia.
Vangelo Lc 13,31-35 Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.

In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».

Parola del Signore

COMMENTO (Monaci Benedettini Silvestrini)
Il linguaggio di Gesù, secondo lo stile tipicamente orientale, è spesso permeato di sottili allegorie, non sempre di immediata comprensione, specie per noi non assuefatti a quello stile. Erode, che sta tramando contro di lui, viene definito una volpe per designare la sua astuzia malvagia. Gesù dichiara poi che, nonostante le minacce e il reale pericolo, deve compiere la sua missione e ha bisogno di tre giorni. Anche qui il Signore sottintende quanto avverrà dopo la sua morte: egli risorgerà dopo tre giorni. È il tempo che intercorre tra la morte e la vita. Egli sta compiendo miracoli e prodigi che anticipano quell’evento. Non dimentico, però, del clima ostile che deve respirare nella città santa, Gerusalemme, Gesù ci fa ascoltare il suo lamento accorato nei confronti di quella città e dei suoi abitanti: «Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!». C’è un contrasto terribile tra le cure riservate a quella città e l’ingratitudine e la violenza con cui i suoi abitanti hanno risposto agli inviati dal Signore. È sempre grave il peccato in ogni sua forma, ma quello dell’ingratitudine verso un amore di predilezione è sicuramente particolarmente doloroso. È il peccato dei prediletti, di un popolo e di una città che, solo per scelta divina, dovevano brillare di luce e di grazia e avrebbero dovuto accogliere l’Atteso delle genti come il dono più grande che si potesse desiderare. Invece, anche dinanzi al Figlio di Dio, continua l’ostilità e sono già in atto trame di morte. Siamo invitati a un attento esame di coscienza, per non cadere nel tremendo errore di ricambiare con l’ingratitudine l’infinito amore che è stato riversato nei nostri cuori.

28 Ottobre: la Chiesa celebra la Festa dei Santi Simone e Giuda Apostoli - I sec. dCSan Simone fu soprannominato Cananeo...
28/10/2026

28 Ottobre: la Chiesa celebra la Festa dei Santi Simone e Giuda Apostoli - I sec. dC

San Simone fu soprannominato Cananeo o Zelote per distinguerlo da S. Pietro e da S. Simone, che succedette a S. Giacomo il Minore nella sede vescovile di Gerusalemme. Dopo la sua chiamata fu zelantissimo per la gloria del Maestro. Egli mostrò una santa indignazioné contro quelli che disonoravano colla loro condotta la fede che professavano. Il Vangelo parla poco di questo santo Apostolo; tutto quello che riferisce di lui è che il Divin Maestro lo ammise nel numero dei suoi Apostoli.

Egli ricevette insieme agli altri lo Spirito Santo nel gran giorno della Pentecoste e fu sempre fedelissimo alla sua vocazione. Predicò la divina parola ai popoli dell'Egitto e della Mauritania. Recatosi nella Persia fu assalito da sacerdoti idolatri e da quelli crocifisso dopo aver sofferto i più atroci tormenti per il santo nome di Gesù Cristo. Si ritiene che gran parte delle sue reliquie si trovino nella chiesa di S. Pietro a Roma e nella cattedrale di Tolosa.

San Giuda, soprannominato Taddeo per non confonderlo col traditore del Signore, era figlio di Cleofa e di Maria, cugina della Beatissima Vergine; parente quindi del Divin Redentore, al quale fu caro non tanto per i vincoli del sangue, quanto piuttosto per il disprezzo del mondo e per l'ardore del suo zelo. Dopo la discesa dello Spirito Santo, predicò nelle Indie, nella Samaria, nella Siria; ma soprattutto nella Mesopotamia. Nell'anno 62, il santo Apostolo fece ritorno a Gerusalemme.

Passato nella Persia, operò gran bene colla sua parola ispirata. Tra le conversioni quivi operate va ricordata quella di tutta la famiglia reale e di molti dignitari della corte, che ricevettero il battesimo dalle sue mani. Aprì chiese e fondò una comunità di fedeli, in Babilonia. In Persia subì il martirio suggellando col sangue i suoi insegnamenti.

Ci lasciò una bellissima lettera indirizzata a tutte Ie chiese dell'Oriente, in particolare ai Giudei convertiti che furono l'oggetto principale delle sue apostoliche fatiche. In essa si rivela il suo grande zelo per tener lontano dalla Chiesa ogni errore, poichè in quei tempi si erano già manifestate tre sorti di eresie: il Simonianismo, il Nicolaitismo e lo Gnosticismo. Egli si serve, descrivendo gli eretici, di forti epiteti e di similitudini molto espressive. Li chiama meteore erranti, che dopo un effimero bagliore vanno a perdersi nella notte eterna. La loro caduta deriva dall'essere mormoratori, dall'abbandonarsi all'orgoglio, all'invidia, all'amore dei piaceri sensuali, e dalla negligenza nel mortificare le proprie passioni.

L'Apostolo esorta i fedeli a trattar con molta compassione quelli che hanno errato; a distinguere i falli che derivano da malizia da quelli che nascono da debolezza; ad allontanare gli uomini dalle eresie e dai vizi. Egli vuole che ci stia sempre innanzi agli occhi l'obbligo che abbiamo di erigere l'edificio spirituale della carità, crescendo nell'amor di Dio, ed implorando la sua misericordia per i meriti infiniti di N. S. Gesù Cristo.

ᖴoᥒtҽ: 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨

𝗠𝗔𝗥𝗧𝗜𝗥𝗢𝗟𝗢𝗚𝗜𝗢 𝗥𝗢𝗠𝗔𝗡𝗢: Festa dei santi Simone e Giuda, Apostoli: il primo era soprannominato Cananeo o “Zelota”, e l’altro, chiamato anche Taddeo, figlio di Giacomo, nell’ultima Cena interrogò il Signore sulla sua manifestazione ed egli gli rispose: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».

𝗢𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
O Dio, che per mezzo degli apostoli ci hai fatto giungere alla conoscenza del tuo nome, per l’intercessione dei santi Simone e Giuda concedi alla tua Chiesa di crescere sempre con l’adesione di nuovi popoli alla fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Liturgia del giorno - Mercoledì 28 Ottobre 2026SANTI SIMONE E GIUDA APOSTOLI (Festa)I Lettura Ef 2,19-22 Edificati sopra...
28/10/2026

Liturgia del giorno - Mercoledì 28 Ottobre 2026
SANTI SIMONE E GIUDA APOSTOLI (Festa)
I Lettura Ef 2,19-22 Edificati sopra il fondamento degli apostoli.
Salmo (Sal 18) Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio.
Vangelo Lc 6,12-19 Ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Parola del Signore

COMMENTO (Monaci Benedettini Silvestrini)
In un’unica festa celebriamo oggi due dei dodici apostoli. Leggiamo i loro nomi nell’elenco che l’evangelista Luca riporta. Ciò è sufficiente per ricordare che sono stati scelti da Cristo per condividere con lui i tre anni, o quanti fossero, della sua vita terrena e per essere poi, irrorati e fortificati dallo Spirito Santo, inviati nel mondo ad annunciare il suo Regno e a essere testimoni della sua risurrezione. In altra parte della liturgia possiamo ricordare le scarne e incerte notizie su questi due apostoli. A noi serve piuttosto ricordare la loro fortificazione interiore, operata da Cristo per mezzo dello Spirito Santo. Serve, per attingere coraggio, ricordare che uomini deboli e insicuri, come molti di noi, sono stati capaci di adempiere una missione che supera sicuramente le forze umane. Celebriamo perciò in loro la potenza di Dio, la sua indefettibile fedeltà e l’ulteriore conferma che egli sceglie gli ultimi e i meno adatti, secondo le valutazioni umane, per realizzare i suoi più arditi progetti. Non a caso proprio uno dei due, Giuda, da non confondere con l’Iscariota, il traditore, chiede a Gesù: «Come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». È un interrogativo che ogni apostolo si pone e che potrebbe fare proprio ogni cristiano. Serve a riconoscere ancora una volta l’assoluta gratuità dei doni divini e le misteriose vie che il Signore percorre nel fare le sue scelte. Possiamo dire soltanto che egli opera ogni cosa con infinita sapienza e amore. Ciò deve indurci a una riconoscenza ancora maggiore, anche per la fede che è giunta a noi per mezzo degli apostoli. Quando li ricordiamo e festeggiamo, come facciamo quest’oggi, dovremmo pregare con maggiore intensità e fervore per la Chiesa, per il Papa e per tutti gli apostoli di oggi, che dovrebbero trarre i migliori esempi dai primi, scelti direttamente da Cristo.

Liturgia del giorno - Martedì 27 Ottobre 2026Sant' Evaristo, Papa e Martire### Settimana del Tempo OrdinarioI Lettura Ef...
27/10/2026

Liturgia del giorno - Martedì 27 Ottobre 2026
Sant' Evaristo, Papa e Martire
### Settimana del Tempo Ordinario
I Lettura Ef 5,21-33 Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!
Salmo (Sal 127) Beato chi teme il Signore.
Vangelo Lc 13,18-21 Il granello crebbe e divenne un albero.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Il granello crebbe e divenne un albero.

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Parola del Signore

COMMENTO (Monaci Benedettini Silvestrini)
Il Vangelo odierno contiene due brevi parabole sul Regno di Dio: il granellino di senape e il lievito nella massa di farina. La prima ne sottolinea la crescita in estensione, la seconda ne mostra la profondità. Ciò che importa è l’arbusto pieno di rami, dove si annidano gli uccelli, e l’impasto fermentato. Le due immagini riferite al Regno si fondono insieme: indicano l’aspetto universale del Regno, aperto a tutti gli uomini. «Dio non fa preferenza di persone»: tutti sono accetti. L’intenzione di Gesù è chiara. Siamo alla sua scuola. Siamo suoi discepoli. Egli vuole farci comprendere la sua presenza in noi, il suo vivere in noi. «Il mio regno è in mezzo a voi». Nella fede, infatti, abbiamo accolto quel seme e quel lievito, la Parola, non nella pienezza, ma nella crescita. Nella pazienza e nella fedeltà quotidiana, poi, lo faremo crescere in noi e attorno a noi, fino alla pienezza «della misura che conviene alla piena maturità di Cristo in noi». Ecco perché queste due parabole ci mettono di fronte a un grande problema personale. È vero che il granellino di senape sta crescendo in noi? È vero che quel poco di lievito sta fermentando sempre di più la nostra vita? Dio continua a operare cose grandi attraverso il nostro piccolo. Continua a rivelare il suo mistero infinito attraverso il nostro quotidiano, a volte incerto. L’apostolo Paolo ne era convinto e lo esprime così: «La vita che io vivo nella carne, la vivo nella fede di colui che mi ha amato e ha dato la sua vita per me». Quanto sono valide queste parole nei nostri giorni! Possa essere questo un sprone a far fruttificare sempre più in noi i doni divini, nonostante ogni ostilità esteriore.

Indirizzo

Piazza Duomo
Rossano
87067

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