Confraternita M. SS. Addolorata - Rossano CS

Confraternita M. SS. Addolorata - Rossano CS Pagina ufficiale della Confraternita dell'Addolorata di Rossano (CS) Attualmente l’Arciconfraternita dell’Addolorata è l’unica presente in città.

L’Arciconfraternita “Maria SS.ma Addolorata” è sorta a Rossano sul finire del secolo sedicesimo. Rilanciata durante il Giubileo del 2000, il 15 gennaio 2001 la confraternita ha ottenuto dall’arcivescovo Andrea Cassone l’approvazione del nuovo Statuto, aggiornato alle più recenti normative canoniche.

08/09/2026

𝗦𝗘𝗧𝗧𝗘𝗡𝗔 𝗜𝗡 𝗢𝗡𝗢𝗥𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗕𝗘𝗔𝗧𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗚𝗜𝗡𝗘 𝗔𝗗𝗗𝗢𝗟𝗢𝗥𝗔𝗧𝗔 (𝟗 -𝟏𝟓 𝐒𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔)

Mercoledì 9 Settembre (Chiesa dell’Addolorata)
𝗢𝗿𝗲 𝟭𝟵:𝟱𝟬 – Intronizzazione dell’Addolorata
𝗢𝗿𝗲 𝟮𝟬:𝟬𝟬 – Recita della Corona dei 7 Dolori

Da Giovedì 10 a Sabato 12 Settembre (Chiesa dell’Addolorata)
𝗢𝗿𝗲 𝟭𝟵:𝟱𝟬 – Recita della Corona dei 7 Dolori

Domenica 13 Settembre (Cattedrale)
𝗢𝗿𝗲 𝟭𝟴:𝟯𝟬 – Recita della Corona dei Sette Dolori
𝗢𝗿𝗲 𝟭𝟵:𝟬𝟬 – Celebrazione della Santa Messa

Lunedì 14 Settembre (Chiesa dell’Addolorata e Cattedrale)
𝗢𝗿𝗲 𝟭𝟵:𝟱𝟬 – Recita della Corona dei 7 Dolori

Al termine della preghiera: Traslazione solenne della Sacra effige della Madonna Addolorata dalla Chiesetta dell’Addolorata in Cattedrale.

Martedì 15 Settembre – Festa della B.V. Addolorata (Cattedrale e Chiesa dell’Addolorata)
𝗢𝗿𝗲 𝟭𝟴:𝟯𝟬 – Recita della Corona dei Sette Dolori
𝗢𝗿𝗲 𝟭𝟵:𝟬𝟬 – Santa Messa Solenne

Al termine della Santa Messa: L'Effige della Beata Vergine Addolorata sarà Traslata dalla Cattedrale alla Chiesetta dell’Addolorata.

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8 Settembre: la Chiesa celebra la Festa della Natività della Beata Vergine Maria Nella data odierna le chiese d’Oriente ...
08/09/2026

8 Settembre: la Chiesa celebra la Festa della Natività della Beata Vergine Maria

Nella data odierna le chiese d’Oriente e d’Occidente celebrano la nascita di Maria, la madre del Signore. La fonte prima che racconta l’evento è il cosiddetto Protovangelo di Giacomo secondo il quale Maria nacque a Gerusalemme nella casa di Gioacchino ed Anna. Qui nel IV secolo venne edificata la basilica di sant’Anna e nel giorno della sua dedicazione veniva celebrata la natività della Madre di Dio. La festa si estese poi a Costantinopoli e fu introdotta in occidente da Sergio I, un papa di origine siriana. «Quelli che Dio da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati»: Dante sembra quasi parafrasare il versetto di san Paolo quando definisce Maria «termine fisso d’eterno consiglio».
Dall’eternità, Il Padre opera per la preparazione della Tuttasanta, di Colei che doveva divenire la madre del Figlio suo, il tempio dello Spirito Santo. La geneaologia di Gesù proposta dal Vangelo di Matteo culmina nell’espressione «Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo». Con Maria, dunque, è venuta l’ora del Davide definitivo, della instaurazione piena del regno di Dio. Con la sua nascita inoltre prende forma il grembo offerto dall’umanità a Dio perché si compia l’incarnazione del Verbo nella storia degli uomini. Maria bambina infine è anche immagine dell’umanità nuova, quella da cui il Figlio suo toglierà il cuore di pietra per donarle un cuore di carne che accolga in docilità i precetti di Dio.
Onorando la natività della Madre di Dio si va al vero significato e il fine di questo evento che è l'incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli, di Dio". E’ questo del resto il motivo per cui di Maria soltanto (oltre che di S. Giovanni Battista e naturalmente di Cristo) non si festeggia unicamente la " nascita al cielo ", come avviene per gli altri santi, ma anche la venuta in questo mondo. In realtà, il meraviglioso di questa nascita non è in ciò che narrano con dovizia di particolari e con ingenuità gli apocrifi, ma piuttosto nel significativo passo innanzi che Dio fa nell'attuazione del suo eterno disegno d'amore. Per questo la festa odierna è stata celebrata con lodi magnifiche da molti santi Padri, che hanno attinto alla loro conoscenza della Bibbia e alla loro sensibilità e ardore poetico. Leggiamo qualche espressione del secondo Sermone sulla Natività di Maria di S. Pier Damiani: “Dio onnipotente, prima che l'uomo cadesse, previde la sua caduta e decise, prima dei secoli, l'umana redenzione. Decise dunque di incarnarsi in Maria”.
"Oggi è il giorno in cui Dio comincia a mettere in pratica il suo piano eterno, poiché era necessario che si costruisse la casa, prima che il Re scendesse ad abitarla. Casa bella, poiché, se la Sapienza si costruì una casa con sette colonne lavorate, questo palazzo di Maria poggia sui sette doni dello Spirito Santo. Salomone celebrò in modo solennissimo l'inaugurazione di un tempio di pietra. Come celebreremo la nascita di Maria, tempio del Verbo incarnato? In quel giorno la gloria di Dio scese sul tempio di Gerusalemme sotto forma di nube, che lo oscurò. Il Signore che fa brillare il sole nei cieli, per la sua dimora tra noi ha scelto l'oscurità (1 Re 8,10-12), disse Salomone nella sua orazione a Dio. Questo nuovo tempio si vedrà riempito dallo stesso Dio, che viene per essere la luce delle genti.
"Alle tenebre del gentilesimo e alla mancanza di fede dei Giudei, rappresentate dal tempio di Salomone, succede il giorno luminoso nel tempio di Maria. E’ giusto, dunque, cantare questo giorno e Colei che nasce in esso".

ᖴoᥒtҽ: 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐁𝐞𝐚𝐭𝐢

𝗠𝗔𝗥𝗧𝗜𝗥𝗢𝗟𝗢𝗚𝗜𝗢 𝗥𝗢𝗠𝗔𝗡𝗢: Festa della Natività della Beata Vergine Maria, nata dalla discendenza di Abramo, della tribù di Giuda, della stirpe del re Davide, dalla quale è nato il Figlio di Dio fatto uomo per opera dello Spirito Santo per liberare gli uomini dall’antica schiavitù del peccato.

𝗢𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
Concedi, o Signore, ai tuoi servi il dono della grazia celeste e poiché la maternità della beata Vergine ha segnato l’inizio della salvezza, la festa della sua nascita accresca in noi la pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Liturgia del giorno - Martedì 8 Settembre 2026𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗜𝗧À 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗕𝗘𝗔𝗧𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗚𝗜𝗡𝗘 𝗠𝗔𝗥𝗜𝗔 (festa)I Lettura Mi 5,1-4 Partorirà col...
08/09/2026

Liturgia del giorno - Martedì 8 Settembre 2026
𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗜𝗧À 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗕𝗘𝗔𝗧𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗚𝗜𝗡𝗘 𝗠𝗔𝗥𝗜𝗔 (festa)
I Lettura Mi 5,1-4 Partorirà colei che deve partorire.
Salmo (Sal 12) Gioisco pienamente nel Signore.
Vangelo Mt 1,1-16.18-23 Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Parola del Signore

COMMENTO (Monaci Benedettini Silvestrini)
La celebrazione odierna - leggiamo nel brano dei Discorsi di Sant’Andrea di Creta, proclamato nell’odierno Ufficio delle Letture - onora la natività della Madre di Dio. Però il vero significato e il fine di questo evento è l’incarnazione del Verbo di Dio, di Gesù. Infatti, “Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli”. È questo, del resto, il motivo per cui di Maria soltanto (oltre che di San Giovanni Battista e, naturalmente, di Cristo) non si festeggia unicamente la “nascita al cielo”, come avviene per gli altri santi, ma anche la venuta in questo mondo. In realtà, il meraviglioso di questa nascita non è in ciò che narrano con dovizia di particolari e con ingenuità i Vangeli apocrifi, ma piuttosto nel significativo passo che Dio fa nell’attuazione del suo eterno disegno d’amore. Per questo la festa odierna è stata celebrata con lodi magnifiche da molti santi Padri, che hanno attinto alla loro conoscenza della Bibbia e alla loro sensibilità e ardore poetico. Leggiamo qualche espressione del secondo Sermone sulla Natività di Maria di San Pier Damiani: “Dio onnipotente, prima che l’uomo cadesse, previde la sua caduta, e decise, prima dei secoli, l’umana redenzione. Decise dunque di incarnarsi in Maria”. “Oggi è il giorno in cui Dio comincia a mettere in pratica il suo piano eterno, poiché era necessario che si costruisse la casa, prima che il Re scendesse ad abitarla. Casa bella, poiché, se la Sapienza si costruì una casa con sette colonne lavorate, questo palazzo di Maria poggia sui sette doni dello Spirito Santo. Salomone celebrò in modo solennissimo l’inaugurazione di un tempio di pietra. Come celebreremo la nascita di Maria, tempio del Verbo incarnato? In quel giorno la gloria di Dio scese sul tempio di Gerusalemme sotto forma di nube, che lo oscurò. Il Signore che fa brillare il sole nei cieli, per la sua dimora tra noi, ha scelto l’oscurità (1 Re 8,10-12). Questo nuovo tempio si vedrà riempito dallo stesso Dio, che viene per essere la luce delle genti”. “Alle tenebre del gentilesimo e alla mancanza di fede dei Giudei, rappresentati dal tempio di Salomone, succede il giorno luminoso nel tempio di Maria. È giusto, dunque, cantare questo giorno e Colei che nasce in esso. Ma come potremmo celebrarla degnamente? Possiamo narrare le gesta eroiche di un martire o le virtù di un santo, perché sono umane. Ma come potrà la parola mortale, passeggera e transitoria, esaltare Colei che diede alla luce la Parola che resta? Come dire che il Creatore nasce dalla creatura?”.

Liturgia del giorno - Lunedì 7 Settembre 2026San Grato di Aosta Vescovo; Santa Regina di Alise Vergine e martireXXIII Se...
07/09/2026

Liturgia del giorno - Lunedì 7 Settembre 2026
San Grato di Aosta Vescovo; Santa Regina di Alise Vergine e martire
XXIII Settimana del Tempo Ordinario
I Lettura 1Cor 5,1-8 Togliete via il lievito vecchio. Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!
Salmo (Sal 5) Guidami, Signore, nella tua giustizia.
Vangelo Lc 6,6-11 Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato.

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Parola del Signore

COMMENTO (Monaci Benedettini Silvestrini)
La contrapposizione nei confronti del Cristo, da parte del Giudaismo “ufficiale”, cresce man mano che il Redentore annuncia e testimonia la buona novella dell’amore. La grettezza e la miopia spirituale sono nemici del messaggio di salvezza universale. I nemici del Signore non tollerano, in nome della legge, gli afflati di bontà e di misericordia che egli sta spargendo sulla terra. Non siamo esenti da certe assurde manifestazioni di zelo neanche noi: quante volte, codice alla mano o, meglio, Bibbia alla mano, leggiamo la Parola di Dio, per usarla come strumento di giudizio e di condanna spietata… Quanti ancora ai nostri giorni, nelle nostre chiese, scandiscono sentenze di morte per coloro che cercano la risurrezione e la vita e lo fanno o pretendono di agire nel nome di Cristo. Gesù, a scanso di equivoci, dichiara apertamente: «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui». Gli scribi e i farisei, invece, non riescono e non vogliono comprendere la novità che Cristo sta annunciando. Sono preoccupati prevalentemente che la legge, come loro stessi la interpretano e di cui si sentono custodi esclusivi, sia osservata e si dimenticano così dello scopo ultimo che il Signore ha voluto annettere a tutta la rivelazione. Gesù nel Vangelo di oggi sfida apertamente i suoi nemici: «Ma Gesù era a conoscenza dei loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano inaridita: “Alzati e mettiti nel mezzo!”». È bello e consolante che il Signore ci ponga al centro, nel mezzo: così egli dichiara il primato dell’uomo e la sua sublime dignità. Egli già sta dicendo ai suoi nemici e a tutti noi che prima della legge, o il cuore stesso della legge, è l’uomo con le sue miserie, le sue più urgenti necessità, la sua salvezza e la sua guarigione. Il culmine dell’insipienza è la reazione che gli scribi e i farisei manifestano dopo che Gesù ha compiuto il miracolo: «Ma essi furono pieni di rabbia e discutevano fra di loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù». Quando sgorga in noi la rabbia dinanzi alla bontà divina, vuol dire che la perversione ha raggiunto gli abissi più profondi. Che Dio ci scampi e liberi da tali pensieri. Noi lodiamo Dio perché eterna è la sua misericordia!

𝗫𝗫𝗜𝗜𝗜 𝗗𝗢𝗠𝗘𝗡𝗜𝗖𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗧𝗘𝗠𝗣𝗢 𝗢𝗥𝗗𝗜𝗡𝗔𝗥𝗜𝗢/𝗔 - 6 Settembre 2026𝗜 𝗟𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 Ez 33,1.7-9 Se tu non parli al malvagio, della sua mort...
06/09/2026

𝗫𝗫𝗜𝗜𝗜 𝗗𝗢𝗠𝗘𝗡𝗜𝗖𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗧𝗘𝗠𝗣𝗢 𝗢𝗥𝗗𝗜𝗡𝗔𝗥𝗜𝗢/𝗔 - 6 Settembre 2026
𝗜 𝗟𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 Ez 33,1.7-9 Se tu non parli al malvagio, della sua morte domanderò conto a te.
𝗦𝗮𝗹𝗺𝗼 (Sal 94) Ascoltate oggi la voce del Signore.
𝗜𝗜 𝗟𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 Rm 13,8-10 Pienezza della Legge è la ca**tà.
𝗩𝗮𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 Mt 18,15-20 Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.

La correzione fraterna è sempre, e prima di tutto, un atto di ca**tà. Va fatta con delicatezza, in privato, con il solo scopo di riconciliare e guadagnare il fratello.

+ 𝐃𝐚𝐥 𝐕𝐚𝐧𝐠𝐞𝐥𝐨 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨

Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

𝐏𝐚𝐫𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐞

𝗦𝗔𝗣𝗘𝗥𝗘 𝗖𝗢𝗥𝗥𝗘𝗚𝗚𝗘𝗥𝗘 𝗘 𝗗𝗜 𝗖𝗛𝗜 𝗦𝗔 𝗔𝗠𝗔𝗥𝗘
«Se tuo fratello commetterà una colpa...». Gesù colloca la correzione fraterna nel cuore della vita comunitaria. Essa non nasce dal bisogno di avere ragione, ma dalla responsabilità per l'altro, per non lasciarlo solo nel suo errore. Prima ancora del peccato, viene la relazione. Il percorso indicato da Gesù è graduale e delicato: dal faccia a faccia, dove la parola può ancora salvare senza umiliare, al coinvolgimento della comunità, non per schiacciare ma sempre per sostenere e guadagnare il fratello. Il linguaggio è sorprendente: il fratello è un bene prezioso, che non si può rischiare di perdere, e la correzione è un atto di custodia. Ognuno deve sentire la responsabilità di essere come sentinella per il fratello (I Lettura) per vegliare su di lui come un angelo o un compagno di vita. Chi tace per paura o quieto vivere può cadere nella mancanza di amore, chi, invece, interviene è perché non si rassegna alla perdita del fratello e sa che anche la parola più scomoda può trasformarsi in luogo di salvezza perché «la ca**tà non fa alcun male al prossimo» (II Lettura) in quanto diventa verità senza durezza, coraggio senza violenza, fedeltà anche quando costa.

𝗱𝗼𝗻 𝗗𝗼𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗔𝗹𝗹𝗲𝗴𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶

Liturgia del giorno - Sabato 5 Settembre 2026Santa Teresa di Calcutta, Vergine; San Quinto di Capua MartireXXII Settiman...
05/09/2026

Liturgia del giorno - Sabato 5 Settembre 2026
Santa Teresa di Calcutta, Vergine; San Quinto di Capua Martire
XXII Settimana del Tempo Ordinario
I Lettura 1Cor 4,6-15 Soffriamo la fame, la sete, la nudità.
Salmo (Sal 144) Il Signore è vicino a chiunque lo invoca.
Vangelo Lc 6,1-5 Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?

+ Dal Vangelo secondo Luca

Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Parola del Signore

COMMENTO (Monaci Benedettini Silvestrini)
Gli occhi di molti erano puntati sulla persona del Cristo durante la sua esperienza terrena. I più ne traevano motivo di ammirazione per quanto egli andava annunciando e testimoniando; i soliti scribi e farisei cercavano invece di coglierlo in fallo, per poi trarne motivi di accusa. La loro mente era inquinata da false interpretazioni sulla legge, di cui si sentivano immeritatamente i custodi unici e gelosi. Erano poi incappati in una forma di religiosità solo esteriore ed ipòcrita: si preoccupavano di minùzie e tralasciavano l’essenziale. Gesù stigmatizza ripetutamente il loro comportamento. Abbiamo sentito in questi giorni: li definiva sepolcri imbiancati, guide cieche, e smascherava più volte le loro ipocrisie. Oggi prendono lo spunto da un gesto semplice ed innocente degli apostoli, i quali, passando attraverso rigogliosi campi di grano, raccolgono in giorno di festa qualche spiga, per mangiarne i chicchi. Ecco pronta la critica rivolta a loro, ma indirizzata allo stesso Gesù: «Perché fate ciò che non è permesso di sabato?». Ignorano la novità di Cristo, ignorano la libertà che egli vuole dare ai suoi, non vogliono riconoscere che egli è l’inviato di Dio, il Messia tanto atteso ed ora rifiutato e contestato. È terribile essere privi della vista degli occhi del nostro corpo; è di gran lunga peggiore la situazione di chi cade nella cecità dell’anima. I puri di cuore vedono Dio e percepiscono la sua divina presenza. I ciechi nell’anima sono capaci di rinnegare anche l’evidenza per restare aggrappati al loro misero orgoglio. Senza il dono della fede saremmo cechi anche noi. Ringraziamo Dio per tutti i suoi doni. Ringraziamolo dei segni quotidiani con i quali ci conferma nel bene e nella verità. Ringraziamolo perché ci ha liberati dai lacci della legge, per aprirci all’amore, che supera ogni timore e ci congiunge direttamente a Dio.

Liturgia del giorno - Venerdì 4 Settembre 2026Santa Rosalia, Vergine; San Mosè ProfetaXXII Settimana del Tempo Ordinario...
04/09/2026

Liturgia del giorno - Venerdì 4 Settembre 2026
Santa Rosalia, Vergine; San Mosè Profeta
XXII Settimana del Tempo Ordinario
I Lettura 1Cor 4,1-5 Il Signore manifesterà le intenzioni dei cuori.
Salmo (Sal 36) La salvezza dei giusti viene dal Signore.
Vangelo Lc 5,33-39 Quando lo sposo sarà loro tolto, allora in quei giorni digiuneranno.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Quando lo sposo sarà loro tolto, allora in quei giorni digiuneranno.

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

Parola del Signore

COMMENTO (Monaci Benedettini Silvestrini)
Il digiuno, per noi credenti in Cristo, è un gesto penitenziale e di espiazione, scandito da precisi momenti liturgici e affidato alla generosità dei singoli. Digiunando intendiamo partecipare personalmente e comunitariamente alle sofferenze di Cristo, per aggiungere quel che manca, nella nostra carne, alla sua passione. Digiuniamo anche per allenare il nostro spirito alle scelte migliori e ai decisi rifiuti delle tentazioni. Nei momenti di gioia siamo sollecitati ad esprimere tutta la nostra partecipazione: dobbiamo rallegrarci nel Signore per la sua presenza viva, per la sua risurrezione, per i suoi doni e le sue grazie. Quando lo Sposo è presente e la festa delle nozze è in atto, noi, come invitati, dobbiamo doverosamente rallegrarci nel Signore. Non può essere quello il tempo del digiuno. La festa cristiana ha le sue preminenti motivazioni nella fede e mai soltanto negli eventi umani. La liturgia, quando è intensamente vissuta, ci unisce alla festa perenne del cielo, facendoci ripercorrere i momenti della storia della nostra salvezza. Così accade che gioia e dolore, festa e lutto scandiscono la nostra vita fino all’approdo finale, alle nozze eterne, alla Pasqua finale, dove «Non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate». Gli apostoli sono con lo Sposo, con Cristo, e non possono e non debbono digiunare. Verrà anche per loro il momento della passione, della croce, e allora lo Sposo scomparirà dai loro occhi. Allora avranno sì motivo di digiunare e di rattristarsi, ma per rincontrarsi nella festa eterna, nel banchetto eterno che non finirà mai.

3 Settembre: la Chiesa fa memoria di San Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa Roma, 540 - 12 marzo 604Gregorio Ma...
03/09/2026

3 Settembre: la Chiesa fa memoria di San Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa

Roma, 540 - 12 marzo 604

Gregorio Magno nasce nel 540 circa a Roma, figlio di Gordiano e di Santa Silvia, erede della famiglia senatoriale degli Anicii. Dopo avere studiato diritto e grammatica, ricopre la carica di prefetto della città di Roma (praefectus urbi Romae), ruolo che segna il suo esordio nella vita pubblica.

Ammiratore di Benedetto da Norcia, di cui è anche biografo, impegna molte delle proprie risorse per trasformare in monasteri le sue proprietà in Sicilia e a Roma, oltre che per aiutare i poveri. Dopo avere rinunciato alla carica di prefetto, decide di farsi monaco, intraprendendo la vita cenobitica e spendendo molto tempo nella lettura della Bibbia.

Dimora per qualche tempo nel suo convento del Celio, ma ben presto è costretto a lasciarlo: una volta ordinato diacono, infatti, intorno al 579 viene inviato da Papa Pelagio II come apocrisario alla corte di Costantinopoli, allo scopo di chiedere sostegno per combattere i Longobardi. Rimane a Costantinopoli per sei anni, e qui si guadagna la stima di Maurizio I, l'imperatore salito al trono nel 582, al punto che viene scelto per battezzare suo figlio Teodosio.

Tornato a Roma nel 586, rientra nel monastero del Celio, ma anche in questo caso la sua permanenza dura pochi anni. Il 7 febbraio del 590, infatti, Papa Pelagio II muore per colpa della peste, e Gregorio Magno viene chiamato al soglio pontificio, complice il sostegno del senato romano e del clero. Egli, tuttavia, prova a opporsi e a resistere alle insistenze del popolo, chiedendo all'imperatore Maurizio di non ratificare l'elezione tramite una lettera che, tuttavia, viene intercettata e sostituita da una petizione del popolo a sostegno della sua nomina papale.

La situazione rimane in stallo per diversi mesi, e ad agosto Gregorio invita alla penitenza i fedeli, organizzando anche una processione presso la basilica di Santa Maria Maggiore. Nel corso della processione, ha la visione dell'Arcangelo Michele che rinfodera la sua spada in cima alla Mole Adriana, e interpreta questo simbolo come un segno del cielo che anticipa la fine dell'epidemia di peste che imperversa ormai da mesi.

𝗣𝗔𝗣𝗔 𝗚𝗥𝗘𝗚𝗢𝗥𝗜𝗢 𝗜
Poco dopo, da Costantinopoli giunge la ratifica all'elezione papale, a dispetto delle reticenze di Gregorio, il quale, dunque, il 3 settembre del 590 viene consacrato Papa Gregorio I.

Egli rimane molto turbato da questa ascesa al soglio pontificio, che per molti versi appare quasi come obbligata e lo contraria: riesce, comunque, a superare il momento di difficoltà grazie alla sua fede e al desiderio di guidare la redenzione umana.

𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗡𝗧𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗚𝗥𝗘𝗚𝗢𝗥𝗜𝗢 𝗠𝗔𝗚𝗡𝗢
Nel corso del pontificato, egli si rivela un amministratore energico non solo dal punto di vista delle questioni ecclesiastiche interne, ma anche per quel che riguarda i temi politici e sociali. Si dimostra, quindi, un uomo di azione, a dispetto della sua salute tutt'altro che forte, imponendosi la moralizzazione della Curia romana.
Sul piano politico, cerca in più occasioni l'aiuto militare dell'impero, per tentare di contrastare le devastazioni compiute dai Longobardi, che hanno l'effetto di far scappare il clero. L'esarca di Ravenna, tuttavia, non fornisce alcun aiuto, e anzi tenta di ostacolarlo: le trattative intavolate da Gregorio Magno con il duca di Spoleto finalizzate a ottenere una pace separata vengono interrotte, così come quelle intraprese dal pontefice direttamente con i Longobardi.

A causa di un esercito imperiale tutt'altro che efficiente, anche perché pagato male, Papa Gregorio I si trova a dover organizzare in prima persona la difesa di Roma, e paga 5mila libbre d'oro di tasca propria ad Agilulfo per indurlo a levare l'assedio, assicurandogli al tempo stesso il pagamento di un notevole tributo ogni anno.
Così, in maniera del tutto arbitraria il pontefice si sostituisce al senato e all'autorità civile cittadina, privi ormai di qualsiasi tipo di ruolo politico, riuscendo a salvare il popolo romano. Egli, però, viene accusato di infedeltà dall'imperatore Maurizio, che disapprova il suo comportamento e lo accusa di avere cercato di negoziare con il nemico in maniera poco intelligente.
In realtà, in qualità di vescovo di Roma, Gregorio I ritiene che i propri beni e quelli ricavati dalle donazioni dai privati debbano essere messi a disposizione non dei diaconi e dei vescovi, ma del popolo romano.
Nel frattempo, egli si attiva anche per regolamentare i rapporti dell'istituzione monastica con i vescovi, garantendo un'autonomia giuridica maggiore per i monasteri, che in nessun modo avrebbero dovuto avere a che fare con le ingerenze ecclesiastiche, e disciplinando i rapporti tra la vita familiare e la scelta monacale. Avendo come punto di riferimento questa visione della missione della Chiesa, cerca di evangelizzare non solo i Visigoti di Spagna, guidati da re Recaredo I, ma anche, per l'appunto, i Longobardi: e in effetti con questi stabilisce, in seguito alla pace del 598, dei rapporti positivi, dando il la alla loro conversione, anche in virtù dell'impegno della regina Teodolinda.

Lo stesso sforzo missionario viene messo in pratica anche verso i Britanni: in questo caso, Gregorio spedisce dei monaci benedettini allo scopo di cristianizzare le popolazioni, e ottiene in breve tempo la conversione della Britannia, anche con l'aiuto della regina Brunechilde (i rapporti con i Franchi erano ottimi), affidandola al priore del convento di Sant'Andrea Agostino, che poi verrà consacrato vescovo di Canterbury.
Se le relazioni con i Franchi sono ottime, lo stesso non si può dire per i rapporti con l'imperatore Maurizio, al di là della questione longobarda: tra i motivi di attrito tra i due si ricorda l'editto promulgato dall'imperatore che proibisce ai soldati privati e ai funzionari pubblici di diventare monaci (una decisione assunta per arrestare la fuga dei decurioni).

Dopo avere promosso il canto liturgico che da lui prenderà il nome di canto gregoriano, Papa Gregorio I - ricordato storicamente come Gregorio Magno - muore a Roma il 12 marzo del 604: il suo corpo viene sepolto nella Basilica di San Pietro.

𝗠𝗔𝗥𝗧𝗜𝗥𝗢𝗟𝗢𝗚𝗜𝗢 𝗥𝗢𝗠𝗔𝗡𝗢: Memoria di san Gregorio Magno, papa e dottore della Chiesa: dopo avere intrapreso la vita monastica, svolse l’incarico di legato apostolico a Costantinopoli; eletto poi in questo giorno alla Sede Romana, sistemò le questioni terrene e come servo dei servi si prese cura di quelle sacre. Si mostrò vero pastore nel governare la Chiesa, nel soccorrere in ogni modo i bisognosi, nel favorire la vita monastica e nel consolidare e propagare ovunque la fede, scrivendo a tal fine celebri libri di morale e di pastorale. Morì il 12 marzo.
(12 marzo: A Roma presso san Pietro, deposizione di san Gregorio I, papa, detto Magno, la cui memoria si celebra il 3 settembre, giorno della sua ordinazione).

𝗢𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
O Dio, che guidi il tuo popolo con la soavità e la forza dell’amore, per intercessione del papa san Gregorio [Magno] dona spirito di sapienza a coloro che hai posto a guida della Chiesa, perché il progresso del tuo santo gregge sia gioia eterna dei pastori.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Liturgia del giorno - Giovedì 3 Settembre 2026SAN GREGORIO MAGNO PAPA E DOTTORE DELLA CHIESA (memoria)I Lettura 1Cor 3,1...
03/09/2026

Liturgia del giorno - Giovedì 3 Settembre 2026
SAN GREGORIO MAGNO PAPA E DOTTORE DELLA CHIESA (memoria)
I Lettura 1Cor 3,18-23 Tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.
Salmo (Sal 23) Del Signore è la terra e quanto contiene.
Vangelo Lc 5,1-11 Lasciarono tutto e lo seguirono.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Lasciarono tutto e lo seguirono.

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle f***e dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Parola del Signore

COMMENTO (Monaci Benedettini Silvestrini)
Gesù sale sulla barca di Pietro. Si scosta un po’ dalla riva e, in una specie di anfiteatro naturale, imparte alla folla gli insegnamenti. Quella barca, ci insegnano i Padri, è la nostra Chiesa, madre e maestra. Quella barca si è avventurata talvolta nella notte dei tempi, ha gettato le reti, ma ha lavorato invano. Gesù non era presente e la fecondità non esiste senza di Lui, che è la fonte inesauribile della vera vita. Quando poi la sua presenza è garantita e risuona l’invito a scostarsi dalla riva, a prendere il largo negli spazi infiniti di Dio, alla luce della fede, la pesca diventa abbondantissima, miracolosa. Le barche si riempiono, non solo quella di Pietro, ch’è ricolma di grossi pesci. Egli, Pietro, nella sua umana debolezza, si accorge finalmente del suo peccato di presunzione, quando ha pescato al buio, nella notte, senza la Luce, senza Cristo. Ora si apre per lui e per i suoi compagni un mare più vasto ed una pesca diversa. Dovranno diventare pescatori di uomini, da prendere nella rete del Regno. Quella voce dalla barca di Pietro è ancora oggi la guida della Chiesa. Il Romano Pontefice continua a lanciare i suoi accorati e luminosi appelli a tutto il mondo. Ha varcato i confini della Chiesa, sollecitando altre barche a raccoglierne i frutti. Ha tracciato i solchi profondi per una vera collaborazione tra i credenti di ogni fede ed ha insegnato come realizzare la solidarietà tra i popoli della terra. Ancora, instancabile nel lungo percorso, ci appare come Cristo anche sulla via del Calvario. Seguiamo la sua voce, come quella di Cristo. È lui il suo Vicario sulla terra.

Indirizzo

Piazza Duomo
Rossano
87067

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