Monache Agostiniane - Rossano

Monache Agostiniane - Rossano La nostra comunità è la fondazione più giovane in Italia. Partite da un antico monastero agostiniano per approdare a Rossano, nella costa ionica cosentina. C.)

Siamo una comunità di Monache appartenenti all’Ordine di S. Agostino; i nostri punti di riferimento sono, da una parte, la spiritualità di S. Agostino (354-430 d. e la sua Regola; dall’altra, la storia di santità dell’Ordine, sorto nel 1256 nel periodo in cui fiorivano gli ordini mendicanti. La nostra comunità è la fondazione più giovane in Italia: siamo infatti partite nel giugno 2009 dall’Eremo

di Lecceto, un antico monastero agostiniano nelle vicinanze di Siena, per approdare in Calabria e precisamente a Rossano, costa ionica cosentina, e dare qui inizio ad un nuovo monastero.

Le parole del Lunedì/  ATTENZIONEMa è poi così vero che siamo facili alla distrazione?Forse sarebbe più esatto dire che ...
01/12/2025

Le parole del Lunedì/ ATTENZIONE

Ma è poi così vero che siamo facili alla distrazione?

Forse sarebbe più esatto dire che lasciamo aperta l’attenzione simultanea a più cose. E tuttavia la domanda resta: cosa mi rimane dopo il mio zapping multitasking? Forse, solo un fastidioso ronzio nella testa. Forse, la sensazione di un vuoto sempre più grande.

Essere attenti ha un costo, in termini di scelta voluta e consapevole: in questo momento scelgo di rivolgere tutta la mia attenzione unicamente a te: spengo il cellulare, non compulso l’orologio, resto raccolto e calmo, rivolto a te. Perché riconosco che tu sei l’importante, qui e ora, a preferenza di tutto il resto.

È possibile crescere nella capacità di attenzione. La quale crea degli invisibili pertugi tra me e la realtà che mi circonda, permettendomi di scandagliarla a fondo.

Stiamo muovendo i primi passi nell’Avvento: se ci volgiamo ai Vangeli di questo tempo, scopriamo che c’è una stretta correlazione tra umiltà e attenzione. Chi sa riconoscere in un bambino come tanti il salvatore del mondo, sono i piccoli: attenti, come i pastori, a segni delicati e silenziosi, come una luce nel cuore della notte; o appassionati cercatori come i magi, attenti al significato di una stella diversa dalle altre; o un’umile giovane, Maria, attenta alla Parola che risuona nel suo cuore in modo che lei sa cogliere.

I sapienti del tempo, carichi di tutto il loro blasonato equipaggiamento intellettuale, si precludono da se stessi la capacità di comprendere, e, perché no, di essere sorpresi. L’attenzione, infatti, ha questo di bello, oltretutto: gode di lasciarsi sorprendere.

Il Signore ci doni di crescere nella capacità di attenzione, ad ogni età della nostra vita; per riconoscere i passi della sua venuta, così discreti e decisivi.

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Le parole del Lunedì/  SOSTASiamo sempre in movimento. E quando non è per necessità, è per la nostra volontà stanca e co...
24/11/2025

Le parole del Lunedì/ SOSTA

Siamo sempre in movimento. E quando non è per necessità, è per la nostra volontà stanca e confusa. Stranamente, ci succede questo, infatti: più siamo stanchi, più ci lasciamo trascinare in un movimento disparato e convulso.

Il movimento, è vero, dice vita. Ma dice vita anche la decisione di fermarsi, di stare.

Non sempre il nostro è un muoverci da pellegrini rivolti ad una meta ben chiara; a volte la nostra iperdinamicità è un alibi per scappare, sfuggire al dono del suo Incontro: la presenza di Dio così altra-da-me eppure così intima. Chissà cosa potrebbe chiedermi, chissà come potrebbe scomodarmi...

Il movimento permette di accumulare esperienze, conoscenze, incontri. È un viaggiare in estensione.

Sostare consente di riflettere per cercare raccordi di significato. È un viaggiare in profondità.

La sosta non è un ritaglio fra mille attività cogenti e primarie. Semmai, sta alla base di esse. Ecco perché non vale solo una volta, ma è necessaria ogni giorno.

Oggi, una sosta: «Signore, resto in ascolto della tua parola di amore sulla mia vita».

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Le parole del Lunedì/  MISURAChi ci insegna oggi la misura?Oggi, che ci si fa un vanto di rompere o scavalcare ogni form...
17/11/2025

Le parole del Lunedì/ MISURA

Chi ci insegna oggi la misura?

Oggi, che ci si fa un vanto di rompere o scavalcare ogni forma di misura e ponderatezza?

Misura ci ricorda che ognuno di noi necessita, quotidianamente, di una “razione” adeguata all’unicità di ciascuno. Una razione per il corpo: cibo, riposo, attività; per il cuore: amicizia, solitudine, riflessione; per lo spirito: silenzio, lettura, preghiera.

Misura fa riferimento all’eleganza, all’adeguatezza, alla delicatezza. È l’opposto del fragore e dell’eccesso, dello sguaiato e del grossolano, e dice attenzione, considerazione, senso sereno del limite proprio e altrui.

La misura conosce due nemici: l’impulsività e la paura. L’impulsività non si dà tempo per riflettere, per cui sbotta feroce e aggressiva; la paura lascia a briglie sciolte le proprie segrete ansietà, finendo con l’ingigantire i problemi e vedere dappertutto mostri.

La misura nel parlare è così necessaria: utilizzare le parole giuste nel dare forma al proprio pensiero per manifestarlo all’interlocutore; attendere il momento opportuno per parlare, restare semplicemente in silenzio per ascoltare o quando non si ha nulla da dire; non avere la preoccupazione di riempire per forza ogni spazio col rumore delle nostre parole; ricorrere alle pause e non temere il silenzio.

Fra le numerose richieste che rivolgiamo a Dio, non facciamo mancare una piccola preghiera, da rinnovare ad ogni nuovo giorno: “Signore, insegnami la misura!”.

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Le parole del Lunedì/  NUMEROUna volta un maestro di scuola elementare ci disse di aver scoperto, dopo tanti anni di ins...
10/11/2025

Le parole del Lunedì/ NUMERO

Una volta un maestro di scuola elementare ci disse di aver scoperto, dopo tanti anni di insegnamento della matematica, che i numeri “hanno un’anima”. Dunque vanno trattati con rispetto. Perché un numero parla. È portatore di un messaggio che va decodificato.

I numeri sono il costante rimando ad obbedire alla realtà. Con la sua concretezza scarna e priva di poesia. Eppure anche i numeri non sono così rigidi: sottoposti alle “operazioni”, si trasformano, cambiano, diminuendo o aumentando.

Il mondo dei numeri non è sconosciuto a Dio. Egli crea in sei giorni, e il settimo si riposa (Gen 2, 1-3). Conta i passi del nostro “vagare” (Sal 56, 9), cioè della nostra vita che tante volte procede a tentoni, tra alti e bassi, sbagli di strada e… ricalcoli di percorso; conta i capelli del nostro capo (Mt 10, 30), e non certo per schedarci, quanto per un amore che è attento a tutto di noi. Assicura la sua presenza là dove sono appena due o tre riuniti nel suo nome (Mt 18, 20).

Noi contiamo, e, purtroppo, così spesso calcoliamo: cosa ci guadagno, cosa ci perdo; quanto costa, che prezzo ha, quanto devo sborsare…

C’è poi il rischio di idolatrare i numeri: quanto più alti, tanto più rilevatori di importanza. Ma il Vangelo ci propone una sapienza diversa, che dà valore alla forza moltiplicativa presente anche nel trascurabile, nell’umile: il piccolo resto, il pugno di farina, il granello di senape, la presa di sale. Come a dire: non aspettate di essere in tanti per muovervi, per vivere il Vangelo. Non vergognatevi e non disprezzate i numeri bassi: partite, quelli che siete; e cominciate voi, sì proprio quei quattro gatti che siete, a vivere sul serio la Parola di vita del Vangelo.

Ciò che secondo il salmista dovremmo domandare nella preghiera è la sapienza del cuore, che matura attraverso la considerazione seria e serena che i giorni che abbiamo da vivere non sono infiniti come i numeri…

«Insegnaci a contare i nostri giorni
e giungeremo alla sapienza del cuore»
(Salmo 90, 12).

Le parole del Lunedì/  RICETTIVITÀIl risveglio dopo una giornata di lavoro all’aperto è particolarmente arduo: sensazion...
04/11/2025

Le parole del Lunedì/ RICETTIVITÀ

Il risveglio dopo una giornata di lavoro all’aperto è particolarmente arduo: sensazione di disarticolazione diffusa; chiudendo gli occhi, ancora si vedono, come in una foto al negativo, olive, olive e olive, tonde e grosse, spuntare tra le foglie. Ci stiamo dedicando, infatti, a raccoglierle.

L’olivo è albero generoso, tenace e obbediente.
Soprattutto, è l’albero della ricettività: lui riceve tutto. Il bello e il cattivo tempo; il caldo e il freddo; la pioggia e l’arsura. Non si irrigidisce, non si ribella: lo testimoniano i suoi rami, elastici e flessibili. Accoglie anche l’indesiderato; le intemperie; il fastidio; le contrarietà. E tuttavia non smette di produrre i suoi frutti.

Sarà per questo che l’anonimo orante del Salmo 52 vede nell’olivo l’immagine-metafora dell’uomo di fede, l’uomo che pone la sua fiducia in Dio.

Il Signore doni anche a noi di crescere come persone della ricettività: che non si ritraggono di fronte alla sventura, le contrarietà, i malanni, ma rimangono aperti: nel dare e nel ricevere.

Io invece come olivo verdeggiante
nella casa di Dio.
Mi abbandono alla fedeltà di Dio
ora e per sempre.
(Sal 52,10)

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Le parole del Lunedì/  CONCIMEC’è tutto un insieme di “rifiuti”, esiti di vissuti esauriti e sofferti, che, se non trovi...
28/10/2025

Le parole del Lunedì/ CONCIME

C’è tutto un insieme di “rifiuti”, esiti di vissuti esauriti e sofferti, che, se non troviamo il modo di trovare per loro la giusta collocazione, restano lì, a pesare sul cuore e nella mente, in un loop che non porta a nulla e alla fine fa ammalare.

Quante energie spese dietro a occasioni mancate rimuginate all’infinito, col corredo di un’autopunizione senza sosta.
Quanto tempo a riascoltare dolori patiti ma comunque ormai lontani nel tempo…

La stagione autunnale in corso ci suggerisce la sapienza di un gesto antico e tanto necessario: la concimazione. Sul terreno, affaticato dopo la stagione dei frutti, viene steso uno strato di concime che favorirà nuova produttività alla terra.
Eppure, a ben considerare, quel concime altro non è che un insieme di rifiuti, ceneri, dove va a confluire anche il guasto, il marcio, ciò che non ha più vita insomma.

Possiamo spendere interi anni a va***re e riva***re il “terreno” di mille situazioni trascorse e ormai date nei loro esiti, senza per questo ricavarne nulla.
Ma possiamo prendere da quelle la dose di tristezza che hanno causato e considerarla un concime per il cuore: sì, abbiamo patito, ma quel dolore favorisce il frutto di un’umile pace.

Frutto diffusivo di bene.

Signore Gesù,
nel dolore che continua a far sentire la sua voce
vienimi incontro,
e trasformalo in concime per il cuore:
che possa procurare lacrime di umiltà
a irrigare questo terreno della mia vita
e disporlo ad un frutto di pace:
molti intorno a me attendono di esserne nutriti.

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Le parole del Lunedì/  GRAZIACi sono termini e concetti il cui significato cambia a seconda che vengano usati al plurale...
20/10/2025

Le parole del Lunedì/ GRAZIA

Ci sono termini e concetti il cui significato cambia a seconda che vengano usati al plurale o al singolare.

Un esempio.
Un conto è dire: «le luci»: tante, svariate, anche poco significative; altra cosa è dire: «la luce», una, quella importante, che illumina davvero.

Si potrebbe continuare.

La parola grazia si inserisce in questo filone; al plurale: «le grazie», fa riferimento a favori particolari che domandiamo a Dio, nelle nostre specifiche necessità.
Al singolare, invece, «grazia» è qualcosa di ben diverso: racchiude in sé benevolenza, gentilezza, delicatezza e cura; un insieme di atteggiamenti che partono dal di dentro e si effondono con generosità sull’interlocutore, plasmandolo, lasciando su di lui come un’impressione: ti dono tutto questo perché anche tu ne resti “segnato”, positivamente, dentro.

Pregare è, tanto spesso, domandare grazie a Dio, per noi o per altri: d’accordo. Tuttavia sarebbe limitante fermarsi alle «preghiere»: ci è donato di passare alla «preghiera», scoprendola come uno spazio per accogliere la grazia: quell’amore disinteressato, totalmente gratuito che Dio vuole riversare in noi. E non una volta sola, ma continuamente. Benevolenza che si effonde su di noi senza alcun merito da parte nostra. Pura, persino delicata, cioè rispettosa della nostra libertà. Arriva in punta di piedi sino alla soglia del nostro cuore, e non la varca con violenza, ma attende che noi le apriamo.

Con quale immagine esprimere questa grazia di Dio verso di noi?

Proviamo a pensare ad una madre china sul suo neonato, che grida e piange. Il sorriso della madre lo calma, lo rassicura, ne vince la paura e lo rende attento a qualcosa di diverso dai suoi bisogni primari. Il bimbo riceve il sorriso, e, proprio perché se ne riconosce destinatario, arriva a ricambiarlo, sorridendo egli stesso.

La grazia, sorriso di Dio su di noi.
Sorriso buono e vivificante: accogliamolo, e ridoniamolo.

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Le parole del Lunedì/  AROMABasta un semplice boccone per riaprire canali di memoria ostruiti dal tempo; per riattivare ...
29/09/2025

Le parole del Lunedì/ AROMA

Basta un semplice boccone per riaprire canali di memoria ostruiti dal tempo; per riattivare affetti e rimettere in circolo calore. Se vuoi bene ad una persona, cerchi di metterle sul piatto quegli aromi che la facciano “sentire a casa”.

Abbiamo un magnifico affaccio sullo Ionio. Una veduta mozzafiato. Apertura a centottanta gradi sulla vastità del declinare del terreno, poi sul mare, poi sul cielo. Vastità. Una volta qualcuno ci disse, davanti a tanta immensità di vago sapore leopardiano: “Ma questa è la mondovisione!”.

Eppure, quando qualche amico o amica rossanese raggiunge lo stesso punto, l’attenzione è assorbita da tutt’altro: le piante spontanee del fi*****io selvatico, numerose sul nostro terrazzo naturale. A noi non dicevano niente, finché non abbiamo visto l’entusiasmo nel rintracciarle e la cura nel coglierle. Allora abbiamo capito: è aroma che racchiude in sé un’intera storia; ricomprende valori, modi di pensare, abitudini di vita: un’intera cultura vi è implicata.

Pare che la piana di Maratona, dove si combatté una storica cruenta battaglia tra ateniesi e persiani, fosse tutta punteggiata di queste piante. Parenti strette del fieno, dunque anche piante-simbolo di ciò che ha breve durata: la vita umana, insomma.
Chissà: forse all’oplita ateniese ricordava il sapore dei piatti di casa; forse, al soldato persiano evocava qualche cibo preparato con cura dalle mani materne. Forse entrambi, raggiunti da quell’aroma così caratteristico, provarono un sussulto di nostalgia, una voglia di essere altrove, il desiderio del calore della loro famiglia.
Ma solo alcuni poterono farvi ritorno.

Quante cose sa raccontarci un semplice ciuffo di fi*****io selvatico…

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Le parole del Lunedì/  MANDORLAIl nostro alberello ogni anno ci regala una buona quantità di mandorle: la raccolta costi...
15/09/2025

Le parole del Lunedì/ MANDORLA

Il nostro alberello ogni anno ci regala una buona quantità di mandorle: la raccolta costituisce sempre un momento allegro e distensivo.

La mandorla ha questo di caratteristico: è un frutto composito. Prima c’è da togliere il mallo esterno, molle e carnoso. Ma non basta ancora. Ti ritrovi fra le mani quel guscio legnoso e duro, che richiede di essere spezzato con accortezza, altrimenti si finisce col rovinare l’interno che custodisce: la mandorla vera e propria. E finalmente quel seme, dolce con una punta di amaro: sapore sapienziale...

Viene da pensare che il cuore abbia affinità con la mandorla: non sarà che anche il nostro interno è rinchiuso in un guscio duro da vincere?
E poi: perché quella punta di amaro? Non sarebbe meglio il dolce al cento per cento?

Oggi celebriamo La Madre del Signore Addolorata. Un intero giorno dedicato al dolore del cuore di Maria sotto la croce del Figlio.

Maria ci fa il grande dono, oggi, di accostare il nostro cuore al suo, perché i nostri affetti ne vengano educati. Fare nostro il suo dolore. Ascoltarlo, vederlo, meditarlo. Per lasciarci imprimere dentro quelle ferite che fanno sanguinare ma al tempo stesso aprono: varchi di prossimità, il dilatarsi dello sguardo oltre noi.

Ecco la funzione dell’amaro: pungola, lascia aperta la ricerca.

Le fenditure del guscio iniziano da lì. Per le vie misteriose rese possibili dall’affidarsi, anche quel dolore-amaro diventa generativo.

Gli antichi amavano praticare la preghiera della contemplazione affettiva: la Sequenza dello Stabat Mater ne è un esempio luminoso. In questa giornata possiamo sostare a pregarla, lentamente, con gli occhi del cuore aperti sul cuore di Maria.

Le parole del Lunedì/  INNOCENZADavanti ad un bambino appena nato, il tempo si ferma. Si resterebbe a contemplarlo all’i...
08/09/2025

Le parole del Lunedì/ INNOCENZA

Davanti ad un bambino appena nato, il tempo si ferma. Si resterebbe a contemplarlo all’infinito. Tutto dice innocenza.

Ma per noi adulti, col cumulo dei nostri chiaroscuri interiori che nel tempo si è ingrossato, è ancora possibile parlare di innocenza?

La festa di oggi, Natività di Maria, ci dà una buona notizia: sì, è ancora possibile recuperare l’innocenza di cui eravamo rivestiti nella nostra infanzia. Maria ha saputo custodire la bellezza trasparente del suo cuore, anche attraversando dolori, affanni, angosce di ogni tipo. Nel segno dell’umiltà: compagna fedele della verità, quando lasciamo che la sua luce ci attraversi.
Ecco perché Maria, umilmente, può esclamare: «Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente!».

L’umile riconosce il bene ed è grato per le mani buone di Dio da cui lo riceve.

L’umile lotta con la preghiera contro la tentazione dell’amarezza, elisir letale che cerca sempre nuovi pertugi da cui introdurre il suo veleno.

L’umile non si atteggia, rimane in contatto coi propri limiti, rifugge dalle esagerazioni.

L’umile accetta anche il male, il dolore e la morte. Sceglie di fidarsi senza aspettare di comprendere.

L’umile è audace, coraggioso, propositivo, creativo. Mai da solo, tuttavia: sempre insieme a Dio, col suo aiuto. E con gli altri.

«L’umiltà è il sentimento di chi non aspira a eccellere per successi mondani che passano, ma è volto sinceramente a un bene eterno che sa di poter raggiungere, non con le proprie forze ma con l'aiuto che riceve» (Agostino, Disc. 353,2,1).

Maria ci prenda per mano e ci accompagni, col passo dell’umiltà, a coltivare l’innocenza del cuore e della vita.

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Le parole del Lunedì/  SPECCHIOOrmai è cosa lontana nel tempo. Eppure quell’impressione così forte rimane, nella memoria...
11/08/2025

Le parole del Lunedì/ SPECCHIO
Ormai è cosa lontana nel tempo. Eppure quell’impressione così forte rimane, nella memoria, ancora tanto viva.

L’abitudine a consultare lo specchio riceveva, in monastero, un’improvvisa e decisa rottura. Lo specchio non era a disposizione come si sarebbe desiderato, a dire com’eri, se andavi bene, se era tutto in ordine. Era ridotto ormai a un quadratino appena sufficiente a capire dove fermare il velo con gli spilli, all’altezza delle tempie.

All’inizio questa mancanza si faceva sentire, e anche tanto. Poi, a poco a poco si percepiva come una sorta di liberazione.

Anni dopo, l’arrivo a Rossano. E qui la sorpresa. Uno specchio dalle dimensioni enormi, spropositate, forse utile per chi ha tempo di rimirarsi in tutti i dettagli, ma certamente non per noi, allenate, nella continua spending review del tempo, a risparmiare su quello da dedicare all’external appearance. Non fu poco il disagio.

Ma ecco il dato simpatico: alla base di quello specchio, la scritta: “L’essenziale è invisibile agli occhi”. Chissà cosa aveva spinto gli ideatori a inserire quella citazione. Ad ogni modo, ci aveva fatto riflettere.

Rimìrati pure a fondo, ma non sarà quello specchio a dire tutto di te.

Ce ne vuole uno diverso a mettere in luce chi siamo davvero.

Agostino aveva capito che le Scritture sono uno specchio: ci rivelano chi è Dio, e chi siamo noi per lui. E imparò a convertire il tempo trascorso davanti allo “specchio” degli applausi e dei successi in lunghe soste silenziose immerso nella meditazione della Parola di Dio.

Vera, non solo sincera. Misericordiosa, non spietata.

Quella Parola dall’alto mi rivela i lati oscuri del cuore, coi suoi passaggi ingarbugliati, tortuosi, anche sbagliati. Le mie bruttezze interiori, insomma. Ma non mi lascia come sono. Vuole ridonarmi bellezza: un cuore che sia di nuovo bambino nella sua innocenza. Puro, semplice, affidato.

Possibile? Tutto è possibile a Dio. Tutto è possibile a chi crede.

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Le Parole del Lunedì/  FRESCHEZZAC’è qualcosa di prettamente tipico di un giovane: la freschezza. Un misto di genuinità,...
04/08/2025

Le Parole del Lunedì/ FRESCHEZZA

C’è qualcosa di prettamente tipico di un giovane: la freschezza. Un misto di genuinità, purezza, bellezza. Anche con un pizzico di sana ma non sprovveduta ingenuità.

Qualche giorno fa, la Famiglia agostiniana ha fatto memoria di un giovane religioso agostiniano: il beato Giovanni da Rieti.
Chi era costui?
Un ragazzo che ha saputo custodire la freschezza. Al punto da diffonderla, contagiarla attorno a sé. Senza fare cose strepitose. Semplicemente, alimentando di bellezza e di letizia la sua vita.

Aveva deciso di consacrare a Dio il fiore della sua giovinezza: gli anni più belli della sua vita racchiusi nel perimetro di un convento; preghiera, servizio, ospitalità, nel silenzio di un’ordinarietà senza sussulti. Giovanni non ha bisogno di emozioni straordinarie per giungere ad assaporare il gusto di Dio.

Il biografo riporta un particolare commovente: «Giovanni era solito recarsi da solo nell’orto del convento, e spesso, quando ne usciva, si notava che aveva molto pianto. A chi gli domandò, una volta, perché avesse pianto, rispose: Perché vedo che l’erba, gli alberi, gli uccelli e la terra con i suoi frutti obbediscono a Dio, mentre gli uomini ai quali è stata promessa la vita eterna in premio della loro obbedienza, trasgrediscono la legge del loro Creatore».

Quando anche noi ci sentiamo “punti” da una commozione fino alle lacrime, possiamo stare certi che la giovinezza ancora resiste.

Il sepolcro del b. Giovanni si trova presso la splendida chiesa di S. Agostino a Rieti: almeno col cuore possiamo recarci là, per chiedere l’intercessione di questo giovane beato, affinché non ci lasciamo rubare la freschezza buona e ricca di energia della giovinezza.

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Indirizzo

Loc. Piana Vernile
Rossano
87067

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