Per chi vuol conoscere la vera “grande bellezza” della città eterna i luoghi da visitare sono in tale numero che il tentativo di quantificarli ne viene immediatamente frustrato. Se si prova però, spinti da un desiderio capace di affrancarsi dalla contingenza mondana dell’estetica intesa come idea guida, a considerare l’aspetto preminente della più importante delle città religiose dell’Occidente, e
d è del sacro, ovviamente, a cui vogliamo far riferimento, allora il cerchio un poco, solamente un poco, si restringe. Questo perché nella nostra bella città i luoghi di culto, gli edifici religiosi o alla religiosità in qualche modo legati, sono la gran parte, il maggior numero. Su Roma la storia e la tradizione aleggiano come una nebbia dorata che impregna ogni angolo della città di presenze meravigliose che si concretizzano spesso in luoghi e in persone carichi di saggezza e di umanità. Purtroppo, altrettanto spesso, questi luoghi cadono prede del disadorno disinteresse o dell’incuria ragionata, mirata, indirizzata a quell’attività dello svalutare che come unico scopo si prefigge il depredare. Nata, come molti edifici con una analoga storia d’utilizzo, sulle vestigia di una edilizia cultuale precedente alla nascita del cristianesimo e da questo riutilizzata, la Basilica non rappresenta solamente uno dei monumenti religiosi più antichi della capitale ma, anche, uno dei più dotati di quella sacralità antica e originaria che caratterizzano le origini della religione cristiana. Peccato che questa sacralità sia stata, negli ultimi anni, sottoposta ad un lento offuscarsi, ad un silenzioso seppellimento sotto le ingiurie, evitabili ma inevitate, del tempo e, soprattutto, degli uomini. Fa dolere il cuore osservare come la sacralità di questo luogo millenario sia stata trasformata ora in parcheggio abusivo, ora in magazzino per attrezzi da nettezza urbana e, sovente, proscenio postribolare. È di fronte a questo degrado, a questa assenza di morale attenzione e rispetto nei riguardi di un percorso storico che, oltre ad essere stato disatteso, come nel caso della storia del Padre Simpliciano, si propone come vera e propria defraudazione, che abbiamo sentito il bisogno di unire i nostri cuori in questo comitato che si adopera per restituire alla Basilica di Santa Balbina e alla sua ex casa conventuale la perduta dignità, sacralità e spiritualità
Non possiamo prevedere se riusciremo nel nostro intento. È certo che non lasceremo nulla di intentato affinché il lascito morale che insiste inadempiuto sulla Basilica trovi il suo compimento.