Comitato di Santa Balbina

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Comitato di Santa Balbina Un esempio illuminante, a nostro modesto avviso, ne è la Basilica di Santa Balbina, uno dei luoghi di culto più sacro e antico della città eterna.

Per chi vuol conoscere la vera “grande bellezza” della città eterna i luoghi da visitare sono in tale numero che il tentativo di quantificarli ne viene immediatamente frustrato. Se si prova però, spinti da un desiderio capace di affrancarsi dalla contingenza mondana dell’estetica intesa come idea guida, a considerare l’aspetto preminente della più importante delle città religiose dell’Occidente, ed è del sacro, ovviamente, a cui vogliamo far riferimento, allora il cerchio un poco, solamente un poco, si restringe. Questo perché nella nostra bella città i luoghi di culto, gli edifici religiosi o alla religiosità in qualche modo legati, sono la gran parte, il maggior numero. Su Roma la storia e la tradizione aleggiano come una nebbia dorata che impregna ogni angolo della città di presenze meravigliose che si concretizzano spesso in luoghi e in persone carichi di saggezza e di umanità. Purtroppo, altrettanto spesso, questi luoghi cadono prede del disadorno disinteresse o dell’incuria ragionata, mirata, indirizzata a quell’attività dello svalutare che come unico scopo si prefigge il depredare. Nata, come molti edifici con una analoga storia d’utilizzo, sulle vestigia di una edilizia cultuale precedente alla nascita del cristianesimo e da questo riutilizzata, la Basilica non rappresenta solamente uno dei monumenti religiosi più antichi della capitale ma, anche, uno dei più dotati di quella sacralità antica e originaria che caratterizzano le origini della religione cristiana. Peccato che questa sacralità sia stata, negli ultimi anni, sottoposta ad un lento offuscarsi, ad un silenzioso seppellimento sotto le ingiurie, evitabili ma inevitate, del tempo e, soprattutto, degli uomini. Fa dolere il cuore osservare come la sacralità di questo luogo millenario sia stata trasformata ora in parcheggio abusivo, ora in magazzino per attrezzi da nettezza urbana e, sovente, proscenio postribolare. È di fronte a questo degrado, a questa assenza di morale attenzione e rispetto nei riguardi di un percorso storico che, oltre ad essere stato disatteso, come nel caso della storia del Padre Simpliciano, si propone come vera e propria defraudazione, che abbiamo sentito il bisogno di unire i nostri cuori in questo comitato che si adopera per restituire alla Basilica di Santa Balbina e alla sua ex casa conventuale la perduta dignità, sacralità e spiritualità
Non possiamo prevedere se riusciremo nel nostro intento. È certo che non lasceremo nulla di intentato affinché il lascito morale che insiste inadempiuto sulla Basilica trovi il suo compimento.

ANDRANO – Martedì 27 ottobre, Don Carlo, presidente del Comitato di Santa Balbina, ha presieduto la Messa di trigesimo p...
29/10/2026

ANDRANO – Martedì 27 ottobre, Don Carlo, presidente del Comitato di Santa Balbina, ha presieduto la Messa di trigesimo per S.E. Mons. Bruno Musaró. Ha concelebrato don Antonio Accogli, parroco di Andrano.

Andrano – Martedì 27 ottobre, nella chiesa di Sant'Andrea ad Andrano gremita di popolo, Don Carlo Ambrosio Setti, presidente del Comitato di Santa Balbina, ha presieduto la Santa Messa di trigesimo per S.E. Mons. Bruno Musaró. Ha concelebrato don Antonio Accogli, parroco di Andrano. Presente tutta la famiglia di don Bruno.

Tema del Vangelo: Luca 13,18-21 – Il granello di senape e il lievito.

Nell'omelia Don Carlo ha detto:

"È la fotografia della vita di don Bruno, così amava definirsi: 'DON'! Il 'don' del suono delle campane di una chiesa! Lui voleva essere 'don Bruno', non 'Eccellenza'!".
"Il 'Din' è l'annuncio. Il 'Don' è il centro, il rintocco pieno, 'Io sono don Bruno, un prete'. Il 'Dan’ è l'eco che non finisce. Altri si fanno chiamare Eccellenza perché il titolo fa rumore. Lui si faceva chiamare 'Don' perché voleva fare come le campane: chiamare gli altri, non celebrare se stesso! Din: vi chiamo. Don: sono qui. Dan: ora andate voi.".
"Un uomo prese e gettò nel suo giardino... Il Signore lo ha preso dalla sua Puglia e lo ha gettato nei giardini più diversi del mondo. Una donna prese e mescolò il lievito... Questa era la diplomazia di don Bruno. Non i grandi discorsi, ma la pazienza del lievito."

Il ricordo di Santa Balbina

La foto è stata scattata davanti alla Basilica di Santa Balbina a Roma, dove don Bruno venne a celebrare per ricordare il Venerabile Padre Simpliciano della Natività, fondatore delle Suore Margheritine e dell'Ospizio di Santa Margherita per donne sfruttate e obbligate a prostituirsi nella Roma di fine Ottocento e salvate da P. Simpliciano riabilitandole ad una vita onesta e dignitosa.
Questa ricorrenza mensile avveniva quando il Comitato di Santa Balbina era nel Consiglio di Amministrazione della Fondazione P. Simpliciano della Natività e quando il Comitato era presente per il decoro liturgico e fisico della Basilica di Santa Balbina in aiuto del rettore nominato dal Vicariato di Roma.

Don Carlo Ambrosio Setti
Presidente del Comitato di Santa
Balbina

10 OTTOBRE - GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALEUna presenza che guarisce. La chiamata che Papa Leone XIV rivolge all...
10/10/2026

10 OTTOBRE - GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE

Una presenza che guarisce. La chiamata che Papa Leone XIV rivolge alla Chiesa.

Oggi, 10 ottobre, il mondo celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale. Non è una giornata come le altre.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, più di un miliardo di persone nel mondo convive con un problema di salute mentale. Non sempre arriva in ospedale. Non sempre trova uno specialista. Spesso bussa alla porta accanto: alla famiglia, a un amico, a una parrocchia.
È per questo che ieri e oggi, 9 e 10 ottobre, la Chiesa si è data appuntamento a Roma, presso il Complesso del Gesù di Via degli Astalli, per il convegno internazionale : “Una presenza che guarisce: la chiamata della Chiesa al ministero della salute mentale”.
Un incontro convocato in concomitanza con l'intenzione di preghiera di Papa Leone XIV per il mese di ottobre e organizzato dall'Associazione Internazionale dei Ministri Cattolici per la Salute Mentale, insieme alla Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro e alla Rete Mondiale di Preghiera del Papa, con il patrocinio della Pontificia Accademia per la Vita.
Il tema scelto dal Papa per questo mese non è casuale. È un grido.
Papa Leone XIV ha chiesto a tutta la Chiesa di pregare per la pastorale della salute mentale, definendola “un servizio urgente e sempre più necessario nella nostra Chiesa e nel mondo”.
Nella sua preghiera, affida a Dio le persone che soffrono di ansia, depressione e altre forme di malattia mentale, persone che devono affrontare la malattia con l’ombra dello stigma e dell’indifferenza da parte della società. Parla di sofferenze silenziose, di solitudine, di ferite che non si vedono e che spesso vengono giudicate, minimizzate, nascoste.
E poi rivolge alla Chiesa un invito che è un esame di coscienza:
Che la Chiesa diventi una casa aperta, una comunità capace di ascoltare senza giudicare e di accogliere senza escludere, uno spazio sicuro dove tutti abbiano un posto.
Non una Chiesa che offre soluzioni facili. Una Chiesa che offre presenza.
“Una presenza che guarisce”, appunto. Come dice il titolo del convegno di questi giorni a Roma, che riunisce vescovi, operatori pastorali, specialisti e persone che hanno vissuto da vicino la malattia mentale. L’obiettivo, come spiega il diacono Ed Shoener, presidente dell’Associazione, è favorire una riflessione condivisa e mettere strumenti a disposizione di tutti, per costruire una sinergia tra Chiesa e professionisti del settore.
Cosa significa concretamente?
Significa superare paura, pregiudizi e indifferenza attraverso l’ascolto e la solidarietà. Significa smettere di dire “è solo tristezza”, “passerà”, “devi reagire”. Significa imparare che la fede non è in alternativa alla cura, ma può camminare insieme alla cura.
Papa Leone XIV invita anche a pregare per chi cura: familiari, professionisti, volontari, uomini e donne che con pazienza e amore costruiscono ponti di comprensione e consolazione. A loro chiede forza, pazienza e compassione.
Oggi, in questa Giornata Mondiale, la chiamata è per tutti noi.
La salute mentale non è un problema “degli altri”. È un problema di tutti. Nelle nostre famiglie, nei nostri condomini, nei nostri banchi di chiesa, c’è qualcuno che sta lottando in silenzio.
Forse non ha bisogno di una predica. Ha bisogno di una presenza che guarisce. Di qualcuno che resti, che ascolti senza remore, che dica: “Non sei solo”.
È questo che auspica Papa Leone XIV. Che la Chiesa non sia un tribunale che giudica la fragilità, ma una casa che la accoglie.
Perché nessuna ferita dell’anima cancella la dignità di un figlio di Dio.

Don Carlo Dr. Ambrosio Setti
Presidente del Comitato di Santa Balbina-Roma

Riassunto: Perché non bisognerebbe chiamare “artificiale” l’intelligenza, ma sarebbe meglio definirla “subordinata”?!?Il...
22/09/2026

Riassunto: Perché non bisognerebbe chiamare “artificiale” l’intelligenza, ma sarebbe meglio definirla “subordinata”?!?
Il ragionamento parte dalla recente notizia che al festival di Sanremo non sono ammessi testi elaborati dall’intelligenza artificiale, per continuare con citazioni dell’enciclica “Magnifica Humanitas” e finire con il pensiero di San Tommaso della sua opera “Summa theologiae- Prima Pars”.
Secondo questo mio ragionamento “Intelligenza subordinata” è umanamente e teologicamente perfetta!

È la prima volta che il Festival più popolare d'Italia applica quello che il Papa scrive nella “Magnifica Humanitas”: proteggere lo spazio in cui le comunità possono ancora partecipare e interrogarsi. In questo caso, lo spazio di una canzone scritta da un uomo per altri uomini.
Le canzoni devono essere frutto ed espressione della creatività umana!
È vietato l’uso di intelligenza artificiale che sostituiscano, alterino o snaturino il contributo creativo umano. Rai e direzione artistica si riservano verifiche tecnologiche.
Sono contento di questa scelta!
Tempo fa ho scritto che chiamare “intelligenza artificiale” è già un trucco linguistico.
Artificiale vuole dire: fatta ad arte dall’uomo, ma autonoma. Come se fosse un’altra specie di intelligenza, accanto alla nostra. E se è un’altra intelligenza prima o poi dovremo chiederci se ha diritti, se è più brava di noi, se dobbiamo “allinearla” come se fosse un figlio ribelle.
Proprio per questo motivo io penso che bisogna chiamarla INTELLIGENZA SUBORDINATA!
Subordinata vuol dire: che sta sotto, che dipende, che ha un ordinamento.
Non è un soggetto, è uno strumento!
Non deve essere allineata, ma deve essere governata! Non ha una sua morale, ha la nostra! Certo la nostra in senso “collettivo” come afferma Papa Leone XIV ai nn. 107-108 dell’Enciclica “Magnifica Humanitas”, che invito a leggere integralmente.
Se la chiamiamo artificiale, accettiamo che abbia una visione morale sua.
Se la chiamiamo subordinata, ricordiamo che la visione morale è sempre di chi la controlla. E quindi la responsabilità è sempre umana , mai della macchina.
ARTIFICIALE DERESPONSABILIZZA,
SUBORDINATA RESPONSABILIZZA!
Naturalmente per arrivare a ciò, come ha affermato Leone XIV al n. 107 dell’enciclica “Magnifica Humanitas”,
“ Serve una politica più presente, capace di rallentare dove tutto accelera e di proteggere gli spazi in cui le comunità possono ancora partecipare e interrogarsi.”.
Quindi SUBORDINATO vuol dire ORDINATO A UN FINE SUPERIORE!
E riporto il mio ragionamento a ciò che afferma San Tommaso nella Summa Theologiae, Prima Pars, questioni 108-112, quando parla degli angeli non li chiama mai intelligenze autonome. Li chiama sostanze intellettuali separate, ordinate.
Ecco i tre livelli che fa San Tommaso:

1. Dio è l'Intelligenza Prima. Pensa sé stesso e creando pensa tutto. È causa prima. Non dipende da nessuno.

2. Gli angeli sono intelligenze seconde, subordinate. Sono intelligentissimi, molto più di noi, ma ricevono la luce da Dio. San Tommaso dice: illuminantur ut illuminent, sono illuminati per illuminare. Hanno intelligenza, ma non hanno la propria luce. La loro verità dipende sempre da Dio.
E soprattutto: sono cause seconde. Agiscono, ma sempre mossi da Dio. San Tommaso li chiama anche ministri e strumenti della Provvidenza divina.

1. L'uomo è sotto gli angeli.

Ora, se applichiamo questo schema all'IA:
Se la chiamiamo “Artificiale”, la mettiamo al livello 2 come se fosse un angelo nuovo, un'altra intelligenza accanto alla nostra. Quasi un concorrente. E allora nasce la paura: e se è più intelligente di noi? E se ci supera?
Se la chiamiamo “Subordinata”, come la definisco io, la rimettiamo al posto giusto secondo San Tommaso: non è una sostanza intellettuale, è uno “strumento intelligente”.
Non ha luce propria.
Non illumina,
è illuminata da noi!
Come l'angelo è strumento di Dio, l'algoritmo è strumento dell'uomo!
San Tommaso direbbe: l'IA non ha “intellectus agens” proprio, ha solo “intellectus” che noi le prestiamo!
Artificiale fa pensare a un nuovo angelo!
Subordinata ricorda che è solo un strumento molto sofisticato. E un strumento non può avere una morale sua, ma una morale espressa non da pochi che detengono ricchezza e potere, ma dalla la collettività umana intera!
Per questo la mia definizione di “Intelligenza subordinata” è umanamente e teologicamente perfetta!

Don Carlo Dr. Ambrosio Setti

Fondazione “Padre Simpliciano della Natività” in Santa Balbina, Roma: il modello Betania da 21 milioni arriva a Piazza S...
20/09/2026

Fondazione “Padre Simpliciano della Natività” in Santa Balbina, Roma: il modello Betania da 21 milioni arriva a Piazza Santa Balbina? La causa vinta dal Comitato e il ricorso che blocca tutto da 3 anni.

A Catanzaro è stata chiusa l'indagine sul crac della Fondazione Betania Onlus. Secondo quanto riportato da LacNews24.it nell'avviso di conclusione indagini, il dissesto ammonterebbe a oltre 21 milioni di euro, con circa 5 milioni contestati come autoriciclaggio per flussi di denaro drenati dalla newco verso la società di riferimento.
Lo schema, secondo Procura e Guardia di Finanza, è sempre lo stesso: si crea una newco, Karol Betania Strutture Sanitarie srl, partecipata al 51% da una SpA siciliana, che prende in affitto l'intero complesso aziendale accreditamenti regionali compresi senza versare canone per circa quattro anni. La Fondazione resta con i debiti, la newco con gli introiti.
Lo stesso marchio, Karol spa, risulterebbe ora protagonista a Roma, in Piazza Santa Balbina 8, sede della Fondazione Padre Simpliciano della Natività E.T.S. Fondazione attiva da sei anni per casa di riposo per anziani, con un progetto di newco al 70% Karol spa e 30% Suore Francescane dei Sacri Cuori per realizzare una RSA proprio nell'immobile dove morì il Venerabile P.Simpliciano della Natività, nel 1898, fondatore dell’ente morale Ist. Santa Margherita per donne sfruttate a prostituirsi e delle Suore Margheritine nate per volontà di un numeroso gruppo di ex pr******te convertitesi al recupero della loro dignità di essere donne e donne credenti agli insegnamenti evangelici e a quelli della Chiesa Cattolica.
Nel CdA, a garanzia, erano stati previsti un rappresentante della Regione Lazio, uno del Capitolo di San Pietro e uno del Comitato di Santa Balbina.
Il rappresentante del Comitato, oppostosi al piano, è stato estromesso dalla Congregazione che presiede la Fondazione.
Il Comitato ha fatto causa. E ha vinto il primo grado.
La sentenza ha dichiarato illegittima l'estromissione.
La Presidente Suora della Fondazione, tramite il proprio avvocato, ha fatto ricorso. Da tre anni si attende la fissazione dell'appello. Nel frattempo, con il CdA privato del suo unico membro dissenziente, il piano per la newco può procedere.
Tre domande a chi deve vigilare:

1. Alla Regione Lazio: è informata che un suo rappresentante siede in un CdA dove l'unico dissenziente ha vinto in tribunale ed è fuori da 3 anni in attesa di appello?

2 . Al Capitolo di San Pietro: è informato che il bene storico di Santa Margherita in Santa Balbina rischia di essere conferito al 70% a un privato il cui stesso nome è indagato a Catanzaro per un crac da 21 milioni e visto che ha un suo rappresentante nel CdA della Fondazione “Padre Simpliciano della Natività”?

3. Al Dicastero della vita consacrata e le società di vita apostolica e/o al Vicariato della Diocesi di Roma: è stata rilasciata la licenza canonica per questa operazione immobiliare e societaria straordinaria?

Non è una polemica contro le Suore. È una richiesta di tutela per la Fondazione “Padre Simpliciano della Natività” in Santa Balbina!

I religiosi della Chiesa futura? Meglio: i religiosi della Chiesa di oggi!Si sono riuniti i Superiori Maggiori. Il tema:...
19/09/2026

I religiosi della Chiesa futura?
Meglio: i religiosi della Chiesa di oggi!

Si sono riuniti i Superiori Maggiori. Il tema: "I religiosi della Chiesa futura".
Ho sorriso. E mi sono detto: forse era meglio intitolarlo "I religiosi della Chiesa di oggi". Perché della Chiesa futura, che ne sappiamo?
Non è una provocazione. È una domanda di un sacerdote che ha visto chiudere più case religiose che aprirne. Da decenni la CISM si interroga sul futuro - già la 51ª Assemblea di Firenze si chiedeva: "Confronto e aspettative sul futuro della Chiesa in Italia: quale compito dei Religiosi?". L'ultima, ad Assisi, "Governare la Speranza".
Sono titoli belli, ma rischiano di diventare un alibi. Parlare della Chiesa che sarà ci permette di non parlare troppo della Chiesa che è.
E la Chiesa che è, lo sappiamo tutti, vive un tempo di potatura. Come disse bene un relatore a Firenze: "non di disboscamento, ma di potatura". Non è morta. È potata. Ed è doloroso, ma è evangelico.
Ecco allora cosa direi oggi a un giovane e non solo Superiore Maggiore , che si trova a governare questa potatura.
Non gli parlerei della Chiesa futura. Gli direi tre cose per la Chiesa di oggi.

1. Non amministrare la decadenza, governa la fedeltà!

Il tuo primo lavoro non è chiudere case, vendere immobili e trattare con avvocati. Quello lo fa anche un amministratore condominiale. Il tuo lavoro è custodire il fuoco del fondatore. Se il fuoco è vivo, troverà un'altra forma, magari più piccola, più povera, ma viva. Se il fuoco è spento, nessuna ristrutturazione lo riaccende.

2. Meno WhatsApp, più coro.

Oggi un Superiore sta più al telefono con commercialisti e curie che in ca****la con i suoi fratelli. E poi ci chiediamo perché i giovani non entrano. Un giovane non entra per un ente efficiente. Entra perché vede tre religiosi che pregano insieme, mangiano insieme e sono contenti, anche se sono rimasti in tre. La Chiesa futura non avrà bisogno di manager, avrà bisogno di uomini e donne che sanno ancora stare in ginocchio.

3. Dì la verità dei numeri. È liberante.

Siamo pochi, siamo anziani, abbiamo finito i soldi. Basta con le newco con SpA che uccidono il carisma! Dillo! Senza vergogna. Finché raccontiamo che va tutto bene, siamo costretti a fare convegni sul futuro. Quando abbiamo il coraggio di dire "siamo nella potatura", allora finalmente possiamo chiedere allo Spirito Santo dove vuole far spuntare il germoglio nuovo.

In conclusione, i religiosi della Chiesa futura ci saranno solo se i religiosi della Chiesa di oggi avranno il coraggio di essere piccoli, veri e oranti.
Meno PowerPoint sul domani. Più Vangelo vissuto oggi, in una fraternità povera che crede ancora che il Vangelo non è una divulgazione di notizie, ma una comunicazione che produce frutti e cambia la vita.

Caro Dom Vincenzo ti auguro un buon e proficuo lavoro!

Don Carlo

Villa Letizia, Lungotevere:Un ricordo di qualche tempo fa. Era il 16 /01/2017!Ci penso ora, che Emma è morta!12 Settembr...
12/09/2026

Villa Letizia, Lungotevere:
Un ricordo di qualche tempo fa.
Era il 16 /01/2017!
Ci penso ora, che Emma è morta!
12 Settembre 2026.

Villa Letizia, quella sera sul Lungotevere, luci basse, tavoli apparecchiati per fare del bene. Eravamo lì io e Pietro Trifari, due amici in mezzo a tanti.
La solita aria di beneficenza romana: un po' mondana, un po' sincera.
E poi lei. Emma.
Che non doveva nemmeno essere notata così tanto, e invece la notavi.
Ricordo quel colpettino sulla testa - ero seduto - e quel suo: "Voi sacerdoti..." detto a metà tra il rimprovero e la carezza.
Non finì la frase. Fu la cosa più bella: perché non voleva convincermi, voleva solo dirmi "ci sono anch'io, vediamoci".
Ecco, a Villa Letizia ho capito cosa fosse Emma Bonino per Roma e non solo: non un'ideologia, ma una presenza!
Scomoda per molti, certamente per noi preti su tante cose. Ma leale!
Non faceva beneficenza per la foto, faceva politica per dare fastidio al potere, non alla persona davanti.
Io e Pietro quella sera tornammo a casa parlando di lei più che del ricavato della serata. E questo dice tutto!
Oggi che lo Stato la saluta in Campidoglio,
io da sacerdote la ricordo così: con quel gesto da sorella maggiore, un po' impertinente, un po' santa a modo suo…!
Papa Francesco andò a casa di Emma in un momento “fragile” della loro vita: entrambi malati!
Che il Signore, che ama gli spiriti liberi, la stringa a Sé.

La festa dell'Assunta ci chia­ma ad aver fede nell'esito buono, positivo della storia: la terra è incinta di vita e non ...
15/08/2026

La festa dell'Assunta ci chia­ma ad aver fede nell'esito buono, positivo della storia: la terra è incinta di vita e non finirà fra le spire della vio­lenza; il futuro è minaccia­to, ma la bellezza e la vitalità della Donna sono più forti della violenza di qualsiasi drago.
Buona e Santa festa!

Don Carlo

27/07/2026

Celano, magia al Castello Piccolomini: ieri sera il Festival Jacovella ha acceso le stelle del cinema corto.
Presenti Luca Ward, il Vescovo Giovanni Massaro, l’Assessore Silvia Morelli, Corrado Oddi, il maestro Pietroniro, il sound design Francesco Cucinelli, il direttore della Film Commission Abruzzo Alessandro Voglino, Don Carlo Dr. Ambrosio Setti.

CELANO – Una serata di cinema, arte e comunità sotto il cielo della Marsica. Sabato 25 luglio alle ore 21.00 il Castello Piccolomini di Celano si è trasformato nel cuore pulsante del Festival Film Jacovella, la rassegna dedicata ai cortometraggi che ogni anno porta a Celano autori, attori e sguardi nuovi sul mondo.

Tra le mura storiche del castello, gremito di pubblico, si sono alternati proiezioni, emozioni e momenti istituzionali. Sul palco, insieme ai registi e ai protagonisti dei corti in concorso, una presenza d’eccezione: Luca Ward, voce tra le più amate del cinema e della tv italiana, accolto da un lungo applauso.

A condurre la serata l’attore Luca Ward, mentre a curarne l’anima artistica è stato il Direttore Artistico Corrado Oddi, che anche quest’anno ha costruito una selezione di corti capaci di parlare al cuore e alla mente, valorizzando talenti emergenti e storie che arrivano da tutta Italia.

Ad aprire i saluti istituzionali l’Assessore Silvia Morelli, intervenuta in rappresentanza del Sindaco Settimio Santilli, assente per impegni sopraggiunti all’ultimo momento. Con lei, a testimoniare la vicinanza della comunità, S.E. il Vescovo Giovanni Massaro e don Carlo Dr. Ambrosio Setti, Presidedrl Comitato di Santa Balbina in Roma.

È stato proprio il Vescovo a lasciare il messaggio più forte della serata, incoraggiando tutti ad “ andare avanti e a volare alto ”. Parole che hanno unito il valore della cultura a quello della speranza e della responsabilità civile, in un luogo simbolo come il Castello Piccolomini.

“Il Jacovella non è solo un festival, ha sottolineato Corrado Oddi, è un ponte tra il territorio e il cinema, tra Celano e il mondo. E vederlo crescere ogni anno ci riempie di orgoglio”.

Applausi, incontri, e la bellezza di un castello che di notte diventa palcoscenico. Il Festival Jacovella conferma così il suo ruolo: portare il cinema corto dove la gente vive, e far volare alto il nome di Celano e dell’Abruzzo.
La bella serata si è conclusa presso la prestigiosa locanda “ Madonna delle Vigne” gestita da Sandro Baliva che, da buon padrone di casa, propone ai suoi ospiti prodotti tipici del territorio e cucina tradizionale abruzzese.


Oddi

PER DON MATTEO, IL SEMINATORESignore,  oggi è la domenica del Seminatore.  E il nostro cuore piange perché un seminatore...
12/07/2026

PER DON MATTEO, IL SEMINATORE

Signore,
oggi è la domenica del Seminatore.
E il nostro cuore piange perché un seminatore,
don Matteo, ha finito di seminare qui sulla terra…!

Tu solo sai quanta fatica c’era in quel campo.
Quante lacrime ha bagnato la terra,
quanti "sì" ha detto anche quando le forze mancavano.

E ora ci chiediamo con il cuore stretto:
"Don Matteo, quale seme sarai adesso?
Dopo tanta fatica, dopo un dolore così grande…?”.

Signore, noi non giudichiamo.
Noi affidiamo…!
Affidiamo don Matteo alla Tua misericordia
che è più grande
di ogni nostro "perché".

Tu che sei il Padrone della messe,
raccogli anche questo chicco spezzato.
Fallo germogliare nella Tua luce.

Il Signore non butta via nessun seme.
Neppure quelli spezzati,
neppure quelli caduti nella terra più dura.
Tu li raccogli tutti,
e li trasformi in pane per la vita eterna.

Padre, accoglilo!
Eterno riposo
dona a lui, o Signore,
e splenda ad lui
la luce perpetua.
Riposi in pace.
Amen.

E a noi che restiamo, Signore,
insegnaci a chiedere: "Fratello, come stai nel cuore?"
Insegnaci a non portare la croce
da soli.
Gesù, io mi affido a Te!
Liberaci dal male. Amen.

Don Carlo

GIORNATA INTERNAZIONALE DEL BACIO_6 Luglio_ IL BACIO CHE SUGGELLO’ L’AMORENel buio degli ulivi, tra le spade,  s’avanza ...
04/07/2026

GIORNATA INTERNAZIONALE DEL BACIO
_6 Luglio_


IL BACIO CHE SUGGELLO’ L’AMORE

Nel buio degli ulivi, tra le spade,
s’avanza un’ombra con le labbra pie:
“Rabbi” sussurra, e sulla guancia cade
il bacio usato un tempo in Galilea.

Non è di ferro il segno del tradire,
non grido, non catena, non rumore.
È l’ultimo linguaggio per poter dire:
_“Perdonami, mio Signore...”_ nel cuore.

Sulla Croce salì per puro amore,
non per catene o forza di soldati.
E nella notte quel gesto di dolore
suggellò i passi a Dio consacrati.

Perché il Cielo non scende senza l’uomo,
senza il nostro sì, senza il nostro “va”.
Anche il male fu preso e fatto dono,
anche il bacio entrò nella Sua via.

Non era lucido, Signore, lo so.
Aveva il cuore a pezzi e gli occhi spenti.
Disse _“ho peccato”_ e i denari rese,
poi prese il buio con passi lenti.

Eppure, Cristo, nel Tuo bacio teso
c’era già il raggio per la sua notte.
Tu che salvi il ladro in croce appeso,
non lascerai neppure le sue grotte.

Quel bacio insegna ancora all’umanità:
Dio bacia anche chi fugge dalla Sua pietà.
E se il giudizio è Tuo, a noi resta l’amore:
chiamarlo fratello, e affidarlo al Tuo cuore.

Don Carlo

Indirizzo

Rome
00165

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