Comitato di Santa Balbina

Comitato di Santa Balbina Un esempio illuminante, a nostro modesto avviso, ne è la Basilica di Santa Balbina, uno dei luoghi di culto più sacro e antico della città eterna.

Per chi vuol conoscere la vera “grande bellezza” della città eterna i luoghi da visitare sono in tale numero che il tentativo di quantificarli ne viene immediatamente frustrato. Se si prova però, spinti da un desiderio capace di affrancarsi dalla contingenza mondana dell’estetica intesa come idea guida, a considerare l’aspetto preminente della più importante delle città religiose dell’Occidente, e

d è del sacro, ovviamente, a cui vogliamo far riferimento, allora il cerchio un poco, solamente un poco, si restringe. Questo perché nella nostra bella città i luoghi di culto, gli edifici religiosi o alla religiosità in qualche modo legati, sono la gran parte, il maggior numero. Su Roma la storia e la tradizione aleggiano come una nebbia dorata che impregna ogni angolo della città di presenze meravigliose che si concretizzano spesso in luoghi e in persone carichi di saggezza e di umanità. Purtroppo, altrettanto spesso, questi luoghi cadono prede del disadorno disinteresse o dell’incuria ragionata, mirata, indirizzata a quell’attività dello svalutare che come unico scopo si prefigge il depredare. Nata, come molti edifici con una analoga storia d’utilizzo, sulle vestigia di una edilizia cultuale precedente alla nascita del cristianesimo e da questo riutilizzata, la Basilica non rappresenta solamente uno dei monumenti religiosi più antichi della capitale ma, anche, uno dei più dotati di quella sacralità antica e originaria che caratterizzano le origini della religione cristiana. Peccato che questa sacralità sia stata, negli ultimi anni, sottoposta ad un lento offuscarsi, ad un silenzioso seppellimento sotto le ingiurie, evitabili ma inevitate, del tempo e, soprattutto, degli uomini. Fa dolere il cuore osservare come la sacralità di questo luogo millenario sia stata trasformata ora in parcheggio abusivo, ora in magazzino per attrezzi da nettezza urbana e, sovente, proscenio postribolare. È di fronte a questo degrado, a questa assenza di morale attenzione e rispetto nei riguardi di un percorso storico che, oltre ad essere stato disatteso, come nel caso della storia del Padre Simpliciano, si propone come vera e propria defraudazione, che abbiamo sentito il bisogno di unire i nostri cuori in questo comitato che si adopera per restituire alla Basilica di Santa Balbina e alla sua ex casa conventuale la perduta dignità, sacralità e spiritualità
Non possiamo prevedere se riusciremo nel nostro intento. È certo che non lasceremo nulla di intentato affinché il lascito morale che insiste inadempiuto sulla Basilica trovi il suo compimento.

Un pensiero su2 PIETRO 1,2-7!  LA SCALA DELLA VITA CRISTIANA!1. TUTTO DONATO         V2-4            “Grazia e pace abbo...
01/06/2026

Un pensiero su
2 PIETRO 1,2-7!

LA SCALA DELLA VITA CRISTIANA!

1. TUTTO DONATO
V2-4

“Grazia e pace abbondino.
La sua potenza ci ha donato tutto”.

Tutto parte da Dio. Siamo amati prima di fare qualsiasi cosa.
La grazia precede sempre.
Senza dono, non c’è cammino.

2. OGNI SFORZO
V5

“Per questo, fate ogni sforzo”.

La grazia non ci rende pigri.
Ci rende liberi di rispondere.
Fede → Virtù → Conoscenza → Dominio di sé → Pazienza → Pietà → Amore fraterno → Ca**tà.

3. SOSTENUTI
DA DIO
v8

“Se queste cose ci sono, non sarete sterili”.

Dio dà la forza, noi mettiamo il passo.
È cooperazione.
È camminare insieme.

“Partecipi della natura divina” v4.

Siamo di passaggio, ma con una meta.

La Chiesa, da Pietro fino a Papa Leone XIV, ripete lo stesso annuncio:
la salvezza è dono di Dio e impegno dell’uomo sostenuto dalla sua grazia.

Titolo: Chiamarla “intelligenza subordinata” aiuterebbe davvero a disarmarla?Il Papa Leone XIV, nell’enciclica _Magnific...
27/05/2026

Titolo:
Chiamarla “intelligenza subordinata” aiuterebbe davvero a disarmarla?

Il Papa Leone XIV, nell’enciclica _Magnifica Humanitas_, torna sul tema che ormai ci riguarda tutti: il rapporto tra uomo e intelligenza artificiale. L’invito è chiaro: “disarmare” l’IA, ricondurla al suo posto, evitare che da strumento diventi padrone. È un pensiero condivisibile, e forse c’è un modo semplice, quasi linguistico, per iniziare a farlo.

La proposta è questa: smettiamo di chiamarla “intelligenza artificiale”. Chiamiamola “intelligenza subordinata”.

Non è un gioco di parole. È un atto di chiarezza.

*Perché “artificiale” dice poco e confonde*

“Artificiale” ci porta subito sul terreno del magico, del quasi-umano. Sembra suggerire che ci troviamo davanti a una mente alternativa, con volontà propria, capace di decidere al di fuori di noi. È questo slittamento semantico che alimenta sia le paure apocalittiche sia le attese messianiche sull’IA.

In realtà, ogni modello, ogni algoritmo, ogni sistema che usiamo nasce da una scelta umana: chi lo progetta, chi raccoglie i dati, chi definisce gli obiettivi, chi decide dove può arrivare e dove deve fermarsi. Non c’è autonomia originaria. C’è derivazione.

*“Subordinata” dice la verità del rapporto*

Dire “intelligenza subordinata” significa mettere subito in ordine i ruoli. Subordinata perché creata dall’uomo. Subordinata perché esiste per servire l’uomo, non per sostituirlo. Subordinata perché il giudizio ultimo, etico e giuridico, resta sempre a chi porta la responsabilità umana.

Il linguaggio forma il pensiero. Se continuiamo a parlare di IA come se fosse un soggetto autonomo, finiamo per trattarla come tale. Le diamo spazio, le attribuiamo diritti, le cediamo decisioni che non le competono. Se invece la chiamiamo per quello che è – uno strumento subordinato – il rapporto si raddrizza.

*Un aiuto concreto al “disarmo” chiesto dal Papa*

Quando Leone XIV parla di disarmare l’IA, non chiede di spegnere i computer. Chiede di togliere all’IA la pretesa di sostituirsi alla coscienza umana, di decidere del destino delle persone, di eludere la responsabilità di chi la usa.

Cambiare nome è un primo passo pratico. Un’istituzione che parla di “sistemi di intelligenza subordinata” non può fingere di non sapere chi risponde in caso di errore. Un’azienda che sviluppa “intelligenza subordinata” non può nascondersi dietro l’idea che “la macchina ha deciso da sola”. Un cittadino che usa “intelligenza subordinata” sa che il controllo resta nelle sue mani.

Non è solo semantica. È una questione di verità e di responsabilità. E la verità, in questo caso, è semplice: l’uomo crea, l’uomo risponde, lo strumento serve.

*Non toglie valore, dà ordine*

Chiamarla “subordinata” non significa sminuirla. I martelli, le leve, i telescopi sono strumenti subordinati, eppure hanno cambiato la storia dell’uomo. Ma nessuno ha mai pensato che un martello avesse volontà propria.

Allo stesso modo, riconoscere la subordinazione dell’IA non ne limita l’utilità. Anzi, la rende più affidabile, perché la riporta dentro un quadro di responsabilità chiara.

Forse il Papa ha ragione: per disarmare l’intelligenza artificiale bisogna prima disarmare l’equivoco che la circonda. E a volte basta una parola messa al posto giusto.

Dr. Don Carlo
Ambrosio Setti

COMUNICATO STAMPAdel Comitato di Santa Balbina.Titolo:25 maggio: Nascita al Cielo del Venerabile P. Simpliciano della Na...
25/05/2026

COMUNICATO STAMPA
del
Comitato di Santa Balbina.

Titolo:
25 maggio: Nascita al Cielo del Venerabile P. Simpliciano della Natività. Il Comitato di Santa Balbina auspica coerenza con lo spirito statutario della Fondazione

Sottotitolo:
Oggi ricorre anche la nascita di San Pio da Pietrelcina. Il Comitato ricorda l’opera del fondatore e chiede il rispetto delle finalità originarie della Fondazione a lui intitolata.

Testo:
Roma, 25 maggio 2026 – Oggi ricorre l’anniversario della nascita al Cielo del Venerabile Padre Simpliciano della Natività, al secolo Aniello Francesco Saverio Maresca, religioso francescano minore. Nello stesso giorno del 1887 nasceva San Pio da Pietrelcina, canonizzato da Papa Giovanni Paolo II nel 2002.

Il Venerabile Padre Simpliciano è ricordato per il suo impegno a favore delle persone emarginate, in particolare delle donne vittime di sfruttamento e della prostituzione.
Nel 1869 fu chiamato a Roma presso il convento dell’Aracoeli come Segretario generale della Procura degli Alcantarini.
Tra il 1873 e il 1874 elaborò un progetto per il recupero e il reinserimento sociale di donne in difficoltà.

Con il sostegno del Ministro generale P. Bernardino da Portogruaro, nel 1879 diede vita a Roma, nel quartiere di Testaccio, all’Ospizio di riabilitazione e lavoro di Santa Margherita da Cortona per “il recupero delle donne sfruttate e sottratte alla prostituzione”, affidandone la conduzione alle Suore Alcantarine di Castellammare di Stabia.
L’Opera ricevette l’approvazione del Ministro generale il 22 febbraio 1879. In seguito, su richiesta di alcune ospiti che desideravano abbracciare la vita religiosa, fondò la Congregazione delle Suore Penitenti terziarie Francescane sotto la protezione di Santa Margherita da Cortona, dette “Margheritine”, riconosciute con decreto del 4 ottobre del 1886 dal Cardinale Lucido Maria Parocchi, chiamato a Roma, nel 1884, da Leone XIII che lo nomina suo Vicario per la diocesi di Roma.

Per il suo stile di servizio ai più fragili, la figura di Padre Simpliciano viene spesso accostata a quella di Don Oreste Benzi, definito da Papa Benedetto XVI nel telegramma per i funerali del 5 novembre 2007 -“un infaticabile apostolo della ca**tà a favore degli ultimi e degli indifesi”-.

Dal 2020 opera a Roma una Fondazione intitolata al Venerabile Padre Simpliciano della Natività.
Il Comitato di Santa Balbina, che ha avuto l’onere del percorso che ha portato l’IPAB di Santa Margherita all’Aventino a trasformarsi in Fondazione ONLUS, ribadisce l’auspicio che l’ente operi in piena coerenza con i principi statutari e con lo spirito di ca**tà che ha ispirato il Fondatore.

Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione è attualmente composto da rappresentanti delle Suore Francescane dei Sacri Cuori, del Capitolo di San Pietro in Vaticano e della Regione Lazio. Il Comitato di Santa Balbina, non più presente nel CdA, non per propria scelta…, auspica un dialogo aperto per la valorizzazione delle finalità originarie dell’opera.

Oggi la Chiesa celebra anche la memoria della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa. A Lei è affidata l’opera di Padre Simpliciano della Natività, dichiarato Venerabile dalla Chiesa.

Ieri, 14 Maggio, ho celebrato il mio anniversario di sacerdozio a casa di mia mamma.Non c’era una chiesa grande, c’era i...
15/05/2026

Ieri, 14 Maggio, ho celebrato il mio anniversario di sacerdozio a casa di mia mamma.

Non c’era una chiesa grande, c’era il suo salotto, il divano a fiori, la luce che entra dalle finestre.
E c’era Lei!

Ho voluto dedicare questa Messa a mia mamma Rosa.
Il suo nome è il suo fiore, ed è anche il mio fiore preferito.
Lei che è stata tanto male, che ha attraversato giorni di paura e di dolore. Oggi, con l’aiuto di Dio, dei medici, della cura instancabile di mia sorella Rita e delle attenzioni di noi figli, sta lentamente migliorando. E poterle offrire il sacrificio di Cristo nella sua casa è stato per me il dono più grande.

Non so spiegare a parole cosa ho provato. È stato semplicemente bellissimo.
Vederla appoggiarsi a me dopo la Messa, fragile e serena, mi ha fatto capire ancora una volta che il sacerdozio non è lontano dalla vita: è lì, nel quotidiano, nel prendersi cura, nel dire “eccomi” a chi ti ha dato la vita.

Medico e sacerdote, due nomi per un solo volto. E quel volto ieri aveva i lineamenti di mia madre.

Grazie, Signore, per mia mamma Rosa.
Grazie per avermi fatto suo figlio e tuo sacerdote.

La mia omelia in versi, oggi 14 Maggio, anniversario della mia ordinazione sacerdotale.UNICA VOCAZIONEOggi l’anniversari...
14/05/2026

La mia omelia in versi, oggi 14 Maggio, anniversario
della mia ordinazione sacerdotale.

UNICA VOCAZIONE

Oggi l’anniversario mi torna in petto,
come eco
di San Pietro,
in quel maggio ’95:
San Giovanni Paolo II,
con gesto eletto,
mi aggiunse
ai figli del Seminario, umile e mite.

Era Maggio,
il mese di Maria
mia sostenitrice,
Lei
che ha tenuto
la mano
sul mio “Sì” incerto…

Lo Spirito Santo ispirò gli Apostoli nella scelta di Mattia,
l’Apostolo aggiunto
al cuore esperto
dei Dodici,
fedeli,
che sapevano in Lui un testimone eletto,
dal Battesimo
al Giordano
alla Croce dei Cieli.

Aggiunto anch’io, Signore,
senza merito,
tra il camice bianco
e la stola indossata:
curare il corpo ferito, l’anima in cammino,
due sponde
di un’unica
ca**tà donata.

Nato il 22 maggio, memoria
di Santa Rita,
patrona
dei casi impossibili
e dell’attesa.
Forse lo ero anch’io,
a voler servire
in due vesti,
ma la fede
che professo
dice con certezza:
non è offesa,
non è contraddizione, ma dono benedetto,
perché Dio guarda alla sincerità del cuore di chi chiede.

Oggi Leone XIV
è alla Sapienza,
dove ebbi
l’aula,
il bisturi,
la sete di sapere.
Non credo al caso:
è Provvidenza
in presenza,
che sigilla
il sogno
che non ho smesso
di vivere.

Medico e sacerdote: due nomi,
un solo volto,
quello di Cristo
che tocca e perdona.
E se pesò la croce, non mi son voltato:
“Ama e fai ciò che vuoi”, Sant’Agostino mi sprona.

Guarivi i corpi Tu, Maestro di Galilea,
come segno visibile di un’anima sanata.
Così ho imparato, tra corsia e liturgia,
che ogni ferita
può essere sanata.

Grazie a Dio che mi ha chiamato
per nome,
grazie
a Giovanni Paolo II, Santo,
che comprese
il disegno…
mettendo i suoi occhi
nei miei occhi
allora tristi…

Porto la croce,
la porto
ogni giorno,
e dico il mio “eccomi” come medico
e Segno:
il segno del sacerdozio,
le mani
unte d’olio santo,
che benedicono
e curano
nell’unico Canto!

Questo sono io!
E questo
è come Dio
mi ha pensato
e chiamato!

Grazie per i vostri auguri!

"Liberi sotto la Grazia": all’Augustinianum presentate le omelie di Leone XIV da Priore GeneraleIl card. Parolin: "Già a...
07/05/2026

"Liberi sotto la Grazia": all’Augustinianum presentate le omelie di Leone XIV da Priore Generale

Il card. Parolin: "Già allora indicava la libertà come dono, non conquista"

ROMA, 6 maggio 2026 -
“Una radiografia dell’anima di un pastore”.
Così il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, ha definito _Liberi sotto la Grazia_, il volume che raccoglie le omelie tenute da Leone XIV quando era Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino, dal 2001 al 2013.

Il testo è stato presentato ieri pomeriggio nell’Aula Magna del Pontificio Istituto Patristico _Augustinianum_, casa della formazione agostiniana a Roma. Con me era presente un altro componente del Comitato di Santa Balbina, Enrico Moschetti, essendo egli molto vicino ai Padri agostiniani in quanto originario di Genazzano dove si venera da secoli la Vergine Maria col titolo di ”Madre del buon consiglio”. Il santuario è retto dagli agostiniani.

Un Papa agostiniano nel metodo e nel cuore!

Davanti a cardinali, confratelli agostiniani, docenti e studenti, Parolin ha tracciato il filo che lega il Prevost Priore Generale al Leone XIV di oggi: _“In queste pagine c’è già tutto il suo magistero: il primato della grazia, la libertà interiore come vocazione, l’inquietudine di Agostino che diventa via per incontrare Dio. Non parlava a un Ordine, parlava all’uomo”_.

Il volume, edito dalla LEV, raccoglie le omelie pronunciate nei Capitoli Generali, nelle visite alle province e nelle feste agostiniane.

Il tema: la libertà non è assenza di legami!

Il titolo, _Liberi sotto la Grazia_, riprende un’omelia del 2007 al Capitolo Intermedio di Roma.
L’allora P. Robert Prevost scriveva: _“La tentazione del religioso è credere che la libertà sia assenza di legami. Agostino dice il contrario: siamo liberi solo quando siamo legati alla Grazia. Lì finisce l’affanno e inizia la pace”_.

Un passaggio rilanciato da P. Joseph Lawrence Farrell, OSA, americano, eletto 98° Priore Generale dell’Ordine il 9 settembre 2025. In un messaggio letto in sala, Farrell ha ricordato: _“Da superiore, P. Prevost non impose mai. Indicava. E indicava sempre Cristo!Questo libro è il suo stile di governo: illuminare, non comandare”_!

L’Augustinianum: ritorno alla fonte.

La scelta della sede è simbolica. L’Augustinianum è la casa madre della formazione agostiniana e fu il luogo del Capitolo Generale del settembre 2025. _“Presentare qui questo libro significa tornare alla fonte”_, ho sentito nei commenti dell’aula magna dell’Istituto!
Ed ancora un agostiniano, di cui non conosco il nome, mi ha detto:” Leggendo queste omelie si ritrova lo stesso Prevost che conoscevamo da Priore. Stesso tono, stessa concretezza evangelica. Per noi agostiniani è la conferma: il Papa non si inventa. Il Papa continua il cammino iniziato allora”!

In sala diversi ambasciatori presso la Santa Sede e superiori di altri Ordini. Assente, come da prassi, il Santo Padre!

Il messaggio per oggi.

Il Cardinal Parolin ha chiuso citando l’ultima omelia del libro, 2013, prima della partenza di Prevost per Chiclayo: _“Un Ordine non si riforma con le strutture. Si riforma se torna a piangere con Agostino: “Tardi ti ho amato”. Solo chi ha pianto, può guidare”!

Dr. Don Carlo
Ambrosio Setti
Presidente
del Comitato di
Santa Balbina

Oggi 22 Aprile l'ONU promuove manifestazioni e lancia appelli a tutte le nazioni del mondo in favore della tutela dell'a...
22/04/2026

Oggi 22 Aprile l'ONU promuove manifestazioni e lancia appelli a tutte le nazioni del mondo in favore della tutela dell'ambiente e dell'intero ecosistema del nostro Pianeta.
A proposito dell’ambiente come presidente del Comitato di Santa Balbina desidero portare l’attenzione su una realtà in pieno degrado nella nostra amata città di Roma.

Questa la narrazione:

“Le palme di Wojtyła secche e l’erba alta: il parco di Santa Balbina muore nell’incuria”

Occhiello:

Roma, Piccolo Aventino. Il Comitato: “Era dedicato alla Donna e alla martire romana. Così si perde tutto”

Sommario:

Ai lati della Basilica di Santa Balbina, il parco è nel degrado. Persa per abbandono la donazione di Giovanni Paolo II: le palmette per la piazza antistante. Il Comitato aveva chiesto al Comune di intitolare l’area alla Donna e a Santa Balbina. Oggi regna l’incuria. Appello: “Chi ha lasciato morire questo luogo faccia esame di coscienza”.

ROMA, PICCOLO AVENTINO– Erba alta, rifiuti, panchine rotte. E non ci sono più. Le palmette che San Giovanni Paolo II donò per la piazza antistante la Basilica di Santa Balbina sono andate p***e. Secche, sradicate, sparite nell’incuria.

È lo stato in cui versa oggi il parco che corre ai due lati della Basilica, sul Piccolo Aventino. Un’area verde nata con un’intenzione precisa, che il tempo e l’abbandono stanno cancellando.

La memoria: il progetto benedetto da Wojtyła

Il Comitato di Santa Balbina lo ricorda bene. Anni fa presentò agli uffici comunali preposti la richiesta formale di dedicare quell’area alla Donna e a Santa Balbina, martire romana del II secolo, titolare della Basilica. Un parco che fosse segno di memoria, di dignità femminile, di custodia del sacro in città.

San Giovanni Paolo II – raccontano dal Comitato – approvò il progetto. E fece di più: donò personalmente le palmette destinate alla piazza antistante la Basilica, come primo gesto concreto di quella dedicazione. Le palme, simbolo di martirio e di vittoria, davanti alla chiesa di una martire.

Il degrado di oggi

Di quel progetto resta poco. Il parco è terra di nessuno: sporcizia, rami caduti, illuminazione carente, verde non curato. Le palme di Wojtyła non ci sono più. La targa che doveva ricordare la doppia intitolazione alla Donna e a Santa Balbina non è mai stata messa.

Un degrado che offende due volte: la memoria di una santa romana e la volontà di un Papa santo. E offende le donne di questo quartiere, a cui quell’area doveva essere dedicata.

L’appello del Comitato

“Non cerchiamo colpevoli, ma responsabili – dicono dal Comitato di Santa Balbina –. Chi negli anni aveva il compito di custodire questo luogo, chi doveva curare le piante donate da un Papa, chi doveva dare seguito alla richiesta di intitolazione: faccia un esame di coscienza. E faccia il _mea culpa_”.

Perché un parco non muore da solo. Muore quando chi deve curarlo si gira dall’altra parte. Muore quando si dimentica che dietro un’aiuola ci può essere la storia di una martire e il gesto di un santo.

Il Comitato chiede ora tre cose al Comune di Roma e al Municipio I: immediata pulizia e messa in sicurezza dell’area; ripiantumazione di nuove palme a memoria di quelle donate da Giovanni Paolo II; delibera per l’intitolazione ufficiale del parco alla Donna e a Santa Balbina martire romana, come da richiesta originaria.

La Basilica è lì dal V secolo. Le pietre resistono. Il verde, senza cura, no. E con il verde se ne va anche la memoria.

Don Carlo
Dr. Ambrosio Setti
(Presidente
del Comitato
di Santa Balbina)

Oggi si celebra la giornata internazionale del “BACIO” e mi riporta ad un bacio famosissimo, non quello del film “Via co...
13/04/2026

Oggi si celebra la giornata internazionale del “BACIO” e mi riporta ad un bacio famosissimo, non quello del film “Via col Vento, di Rossella e Rhett, ma quello di Giuda e Gesù!

Il bacio di Giuda è uno dei gesti più amari del Vangelo, perché trasforma il segno dell’amicizia e dell’amore in strumento di tradimento. Eppure, io penso, in quel gesto c’è anche attaccamento. Giuda poteva solo indicarlo ai soldati, puntare il dito… invece sceglie il bacio. Era il segno concordato: “Quello che bacerò, è lui” Mc 14,44. Ma proprio lì sta il segreto: Giuda sceglie il gesto dell’intimità, non quello della distanza.

Questo ci dice che Giuda amava Gesù, o almeno lo aveva amato. Tre anni insieme, a tavola, per strada. Eppure l’amore umano non è sempre fedele. Perché? Perché siamo liberi e feriti. Possiamo volere bene e tradire nello stesso istante. Possiamo baciare e consegnare. Pietro rinnega, Tommaso dubita, Giuda bacia e vende. Tutti amavano Gesù. Nessuno era perfetto.

La differenza la fa il “dopo”. Pietro piange e torna. Giuda piange e si impicca. Il bacio non condanna Giuda: lo condanna la disperazione, il non credere più che quel Maestro potesse perdonare anche il tradimento.

Teologicamente, quel bacio innesca la Passione. Senza arresto non c’è Calvario, senza Calvario non c’è Risurrezione. La Chiesa dice da sempre che Dio scrive dritto sulle righe storte: ha permesso il male per trarne un bene più grande. Il bacio resta colpevole, ma diventa paradossalmente parte del piano di salvezza.

E Gesù? In quel momento lo chiama ancora “Amico” Mt 26,50. L’ultimo titolo che gli dà è quello dell’affetto. Come a dire: “Io il tuo bacio lo prendo, anche se mi trafigge. Io resto fedele anche quando tu non lo sei”. Qui vediamo che l’amore di Gesù per Giuda non era solo divino. Era divino e pienamente umano, perché in Cristo le due nature non si separano mai.

Era l’umanità buona voluta dal Creatore, quella di Genesi: “vide che era cosa molto buona”. Gesù gli lava i piedi Gv 13,5, gli offre il boccone Gv 13,26 – gesti di intimità umana, fatti di sguardi, tempo condiviso, cuore di carne. Un amore umano che soffre, si delude, ma non si corrompe. Se lo avesse amato solo come Dio, non ci sarebbe scandalo. Lo scandalo è che lo ama anche come uomo tradito, guardandolo negli occhi dopo il bacio.

Giuda amava Gesù con un amore umano, spezzato. Gesù amava Giuda da uomo-Dio: con un cuore umano fedele fino alla croce, e con un amore divino che rende quell’umanità capace di non spezzarsi nemmeno davanti al tradimento.

Come considerarlo allora? Non come modello da imitare, ma come specchio. È il gesto che ci fa dire: “Signore, liberami dal baciare con le labbra e tradire col cuore”. Ci ricorda che anche i segni d’amore possono ferire se il cuore non è pulito, e ci invita a far sì che i nostri baci, abbracci, parole corrispondano davvero a ciò che proviamo.

È duro, ma anche consolante: se Dio si è fatto uomo per amarci con un cuore come il nostro, e in quel cuore c’era posto anche per Giuda, allora può accogliere anche i nostri amori stanchi, contraddittori, infedeli… purché glieli riportiamo.

Don Carlo
Ambrosio Setti
Presidente del Comitato di Santa Balbina

UNA RIFLESSIONE, ANCHE CRITICA, SUGGERITA DALLA LETTURA DEL LIBRO di ALDO CAZZULLO:“FRANCESCO -IL PRIMO ITALIANO”!Ho app...
19/03/2026

UNA RIFLESSIONE, ANCHE CRITICA, SUGGERITA DALLA LETTURA DEL LIBRO di ALDO CAZZULLO:“FRANCESCO -IL PRIMO ITALIANO”!

Ho appena terminato di leggere il libro di Aldo Cazzullo dal titolo “Francesco” e come sottotitolo “Il primo italiano”.
A pagina 195 del testo Cazzullo ha scritto che Tommaso da Celano “fa un lavoro d’inchiesta -oggi diremmo giornalistico-…”. Questa affermazione mi pare essere un po' anacronistica e non rende giustizia al lavoro di Tommaso da Celano. Tommaso, si deve sapere, che era un francescano che ha conosciuto PERSONALMENTE San Francesco e ha scritto la sua biografia con grande devozione e rispetto e soprattutto con grande UMILTÀ. Che è la virtù che tanto ha praticato Tommaso da Celano e sarà questa virtù a portarlo finalmente agli onori degli altari, vista la quasi millenaria devozione che il popolo marsicano, e non solo, nutre per il non solo personaggio…,ma anche e soprattutto considerato “BEATO” celanese! Il Beato o Santo è legato ad un preciso territorio ad una precisa chiesa locale, così si è espresso il vescovo dei Marsi, Giovanni Massaro, nella sua chiara e precisa relazione nel recente convegno scientifico su Tommaso da Celano. Tenutosi il 26 febbraio scorso nel castello Piccolomini di Celano. Oltre al vescovo dei Marsi hanno relazionato il Prof. Giuseppe Falanga, docente dell’Università di Santa Croce in Roma e Padre Enzo Fortunato, francescano conventuale e direttore della rivista”Piazza San Pietro”. Il convegno oltre i saluti di rito del Sindaco di Celano , Settimio Santilli, e la Presidente del Consiglio comunale di Celano , Avv. Silvia Morelli, il Direttore del castello Piccolomini Dr. Daniele Giorgi, ha visto la partecipazione dell’attore Corrado Oddi che ha interpretato Tommaso da Celano nel film “PAROLA DI TOMMASO”. Ad aprire il convegno è stato fatto ascoltare il brano scritto dal sottoscritto, arrangiato dal maestro Fabrizio Palma, dal titolo “Giorno di speranza e di luce”, dedicato a Tommaso da Celano.
Ritorniamo a Tommaso da Celano
la cui opera è considerata, e non mi sbaglio, una delle fonti più importanti per la vita di San Francesco, e il fatto che abbia condiviso la vita dei frati e abbia conosciuto PERSONALMENTE il Santo assisano rende il suo racconto ancora più prezioso, in quanto veritiero e realistico. Su ciò che ha scritto Tommaso, nelle sue due agiografie, è come se avesse interiorizzato la spiritualità e la vita di Francesco, e la sua scrittura riflette questo. Non è solo un resoconto storico, ma una testimonianza di fede di amicizia e di devozione, tanto che parlando di Francesco è come se parlasse di se stesso ed è questa, secondo il mio modesto parere, la sua AUTOBIOGRAFIA! C’è tanto materiale che conferma la santità di Tommaso da Celano!
Mi sembra che l'autore del libro, “Francesco- Il primo italiano”, abbia voluto semplificare un po' troppo il lavoro di Tommaso e ciò potrebbe aver portato a una certa superficialità di esposizione.
Aldo Cazzullo nel suo libro "Francesco Il primo italiano" cita sì Tommaso da Celano come fonte principale per la biografia di San Francesco, ma sembra che la sua interpretazione di Tommaso non sia corretta, pur citandolo per 18 volte, e pare che sia stata criticata anche da altri lettori!
Cazzullo afferma di aver lavorato direttamente sulle fonti medievali, tra cui la biografia di Tommaso da Celano, e di aver consultato studi recenti di storici come Jacques Le Goff e Chiara Frugoni. Tuttavia, non è chiaro da dove Cazzullo abbia tratto l'idea che Tommaso "copia le vite dei santi", è riportato a pag. 195, ripeto!
È possibile che Cazzullo abbia interpretato in modo personale le parole di Tommaso o che abbia utilizzato fonti secondarie non specificate nel libro. In ogni caso, la critica di Cazzullo a Tommaso da Celano sembra essere stata percepita come ingiusta non solo da me, ma anche da altri lettori. Io e questi altri consideriamo Tommaso un TESTIMONE OCULARE ATTENDIBILE della vita di San Francesco e non un “copiatore”di vite di santi!
Cazzullo poi ha citato, sempre a pag. 195, Chiara Mercuri che è una storica italiana che ha scritto sul francescanesimo, ma non mi è stato chiaro se lo abbia fatto come fonte per la sua critica a Tommaso da Celano circa l’affermazione che ritroviamo nel testo”copia le vite di altri santi…”!
Forse ho letto male?!?
Altra cosa che mi ha lasciato perplesso e non calzante, per San Francesco, il sottotitolo "il primo italiano"!
Mi sembra un po' in contrasto con la figura di San Francesco, che ha scelto di vivere una vita di umiltà e povertà, identificandosi con i più piccoli ed emarginati.
San Francesco è noto per aver rifiutato il potere e la gloria, scegliendo invece di vivere una vita semplice e austera. Il suo ideale di "minorità" è proprio l'opposto della ricerca della gloria o del riconoscimento.
Il sottotitolo l’ho visto, spero di non sbagliarmi, come un tentativo di appropriarsi di San Francesco come simbolo nazionale, ma potrebbe non essere il modo più appropriato per rappresentare la sua figura e il suo messaggio oggi!
L'ottavo centenario della morte di San Francesco è un'occasione importante per la Chiesa e non solo per l'Italia, ma per il mondo intero e l'autore non penso che abbia voluto sfruttare questo evento per promuovere il suo libro.
Penso che sia un peccato, perché San Francesco è una figura così grande e importante che non ha bisogno di "trovate" per essere apprezzato. Ma è anche vero che il marketing è il marketing, e gli autori devono trovare modi per far conoscere i loro libri!
Comunque, è interessante vedere come la figura di San Francesco continui a ispirare e a essere celebrata anche oggi, ma è anche vero che spesso il mondo di oggi celebra San Francesco con parole e gesti esteriori, ma non sempre con un vero impegno a seguire il suo messaggio di povertà, umiltà e cura per la creazione e lavoro per la pace.
Oggi è molto presente la sindrome del super-io! Penso che sia un'espressione azzeccata per descrivere i governanti che si presentano come grandi leader, ma in realtà sono mossi da ambizioni personali e da una sete di potere, non presenti in San Francesco…Anzi…!
San Francesco ci invita a essere "minimi" e a servire gli altri, ma il mondo di oggi sembra essere più interessato a celebrare la grandezza e il successo e invece dovrebbe essere praticato l'ascolto, il dialogo e il rispetto per le diversità che sono elementi essenziali per costruire un mondo più giusto e pacifico.
L'idea, poi, di "esportare democrazia" è spesso una forma di imperialismo culturale che non tiene conto delle specificità locali e delle storie dei popoli.
San Francesco ci insegna a essere "minimi" e a servire gli altri, senza imporre la nostra visione del mondo. Il suo esempio ci mostra che la vera forza sta nella capacità di ascoltare e di comprendere l'altro.
La storia ci ha insegnato che l'imposizione di modelli politici o culturali ha spesso portato a conflitti e distruzioni. È tempo di cambiare approccio e di riconoscere il valore della diversità e della cooperazione.
Non me ne abbia Aldo Cazzullo…il suo lavoro editoriale, però, mi ha dato l’opportunità di capire, meglio e di più, cosa significhi parlare e pensare e perché no, pregare un Santo, come Francesco, tanto lontano nel tempo e tanto diverso da questo nostro tempo…!
Chissà se questo centenario sulla morte di San Francesco, non ci faccia riscoprire la bellezza e il dono immenso della vita, non solo la vita in genere, ma la vita di ogni uomo e donna e di ogni essere vivente… la vita del mondo e della creazione tutta!

Don Carlo Dr. Ambrosio Setti
(Presidente del Comitato di Santa Balbina)

L’ANTICRISTO!A proposito dell’anticristo vi invito leggere la fonte dove se ne parla. È la Prima lettera di San Giovanni...
16/03/2026

L’ANTICRISTO!

A proposito dell’anticristo vi invito leggere la fonte dove se ne parla. È la Prima lettera di San Giovanni apostolo. Eccola qui di seguito:

18Figlioli, è giunta l’ultima ora. Come avete sentito dire che l’anticristo deve ve**re, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l’ultima ora. 19Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri. 20Ora voi avete ricevuto l’unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza. 21Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità. 22Chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L’anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. 23Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre.
24Quanto a voi, quello che avete udito da principio rimanga in voi. Se rimane in voi quello che avete udito da principio, anche voi rimarrete nel Figlio e nel Padre. 25E questa è la promessa che egli ci ha fatto: la vita eterna.
26Questo vi ho scritto riguardo a coloro che cercano di ingannarvi. 27E quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che qualcuno vi istruisca. Ma, come la sua unzione vi insegna ogni cosa ed è veritiera e non mentisce, così voi rimanete in lui come essa vi ha istruito.
28E ora, figlioli, rimanete in lui, perché possiamo avere fiducia quando egli si manifesterà e non veniamo da lui svergognati alla sua venuta. 29Se sapete che egli è giusto, sappiate anche che chiunque opera la giustizia, è stato generato da lui.

Questo brano, come dicevo, è tratto dalla Prima Lettera di Giovanni (1 Giovanni 2,18-29) e affronta il tema dell’anticristo.

L’ANTICRISTO: UNA REALTÀ GIÀ PRESENTE

Il testo afferma che l'Anticristo è già venuto e che molti anticristi sono già presenti nel mondo (v. 18). Ciò significa che l'opposizione a Cristo e alla sua dottrina è già una realtà attuale, non solo un evento futuro.

CARATTERISTICHE DELL’ANTICRISTO

L'Anticristo è descritto come colui che:

- Nega che Gesù è il Cristo (v. 22)
- Nega il Padre e il Figlio (v. 22)
- È un bugiardo e un ingannatore (v. 22)
- Non opera la giustizia (v. 29)

LA RISPOSTA DI NOI CREDENTI

Il testo esorta i credenti a:

- Rimanere fedeli alla dottrina di Cristo (v. 24)
- Mantenere l'unzione ricevuta dal Santo (v. 27)
- Operare la giustizia (v. 29)
- Avere fiducia in Cristo e aspettare la sua venuta (v. 28)

MESSAGGIO PRINCIPALE

Il brano sottolinea l'importanza di rimanere fedeli a Cristo e alla sua dottrina, nonostante le opposizioni e le ingannevoli dottrine dell'Anticristo. Noi credenti siamo chiamati a essere vigili e a mantenere la nostra fede, sapendo che l'unzione ricevuta da Cristo ci guida e ci protegge.
Ho voluto scrivere su questo tema, poiché su più giornali è apparsa la notizia che Peter Thiel, il magnate pro Trump, è a Roma per dare una lezione sull’Anticristo. Penso che, su questo tema, come insegnamento ci basta ciò che abbiamo sentito e letto nella Prima lettera di San Giovanni apostolo.
“Lo spiritualismo di Thiel affonda le radici dichiarate nel cristianesimo ultraconservatore americano, ma di distorce in qualcosa di molto più radicale”. Così scrive Luca Cereda su Famiglia Cristiana.
San Giovanni nella lettera qui riportata scrive: “sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri”. E allora a che pro ascoltare chi strumentalizza il tema dell’Anticristo in un periodo così particolare come il nostro dove a contare è il potere del dio denaro e chi lo possiede ne approfitta per confondere e destabilizzare il pensiero e le coscienze dei più “piccoli”?!?
Uso il termine evangelico “piccoli”, i soggetti indifesi amati da Cristo e che non voleva che venissero scandalizzati.
Nel Vangelo di San Matteo infatti si legge: “ Chi invece scandalizza uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”. (Matteo 18:6-14).

Don Carlo Dr. Ambrosio Setti

Indirizzo

Rome
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