19/03/2026
UNA RIFLESSIONE, ANCHE CRITICA, SUGGERITA DALLA LETTURA DEL LIBRO di ALDO CAZZULLO:“FRANCESCO -IL PRIMO ITALIANO”!
Ho appena terminato di leggere il libro di Aldo Cazzullo dal titolo “Francesco” e come sottotitolo “Il primo italiano”.
A pagina 195 del testo Cazzullo ha scritto che Tommaso da Celano “fa un lavoro d’inchiesta -oggi diremmo giornalistico-…”. Questa affermazione mi pare essere un po' anacronistica e non rende giustizia al lavoro di Tommaso da Celano. Tommaso, si deve sapere, che era un francescano che ha conosciuto PERSONALMENTE San Francesco e ha scritto la sua biografia con grande devozione e rispetto e soprattutto con grande UMILTÀ. Che è la virtù che tanto ha praticato Tommaso da Celano e sarà questa virtù a portarlo finalmente agli onori degli altari, vista la quasi millenaria devozione che il popolo marsicano, e non solo, nutre per il non solo personaggio…,ma anche e soprattutto considerato “BEATO” celanese! Il Beato o Santo è legato ad un preciso territorio ad una precisa chiesa locale, così si è espresso il vescovo dei Marsi, Giovanni Massaro, nella sua chiara e precisa relazione nel recente convegno scientifico su Tommaso da Celano. Tenutosi il 26 febbraio scorso nel castello Piccolomini di Celano. Oltre al vescovo dei Marsi hanno relazionato il Prof. Giuseppe Falanga, docente dell’Università di Santa Croce in Roma e Padre Enzo Fortunato, francescano conventuale e direttore della rivista”Piazza San Pietro”. Il convegno oltre i saluti di rito del Sindaco di Celano , Settimio Santilli, e la Presidente del Consiglio comunale di Celano , Avv. Silvia Morelli, il Direttore del castello Piccolomini Dr. Daniele Giorgi, ha visto la partecipazione dell’attore Corrado Oddi che ha interpretato Tommaso da Celano nel film “PAROLA DI TOMMASO”. Ad aprire il convegno è stato fatto ascoltare il brano scritto dal sottoscritto, arrangiato dal maestro Fabrizio Palma, dal titolo “Giorno di speranza e di luce”, dedicato a Tommaso da Celano.
Ritorniamo a Tommaso da Celano
la cui opera è considerata, e non mi sbaglio, una delle fonti più importanti per la vita di San Francesco, e il fatto che abbia condiviso la vita dei frati e abbia conosciuto PERSONALMENTE il Santo assisano rende il suo racconto ancora più prezioso, in quanto veritiero e realistico. Su ciò che ha scritto Tommaso, nelle sue due agiografie, è come se avesse interiorizzato la spiritualità e la vita di Francesco, e la sua scrittura riflette questo. Non è solo un resoconto storico, ma una testimonianza di fede di amicizia e di devozione, tanto che parlando di Francesco è come se parlasse di se stesso ed è questa, secondo il mio modesto parere, la sua AUTOBIOGRAFIA! C’è tanto materiale che conferma la santità di Tommaso da Celano!
Mi sembra che l'autore del libro, “Francesco- Il primo italiano”, abbia voluto semplificare un po' troppo il lavoro di Tommaso e ciò potrebbe aver portato a una certa superficialità di esposizione.
Aldo Cazzullo nel suo libro "Francesco Il primo italiano" cita sì Tommaso da Celano come fonte principale per la biografia di San Francesco, ma sembra che la sua interpretazione di Tommaso non sia corretta, pur citandolo per 18 volte, e pare che sia stata criticata anche da altri lettori!
Cazzullo afferma di aver lavorato direttamente sulle fonti medievali, tra cui la biografia di Tommaso da Celano, e di aver consultato studi recenti di storici come Jacques Le Goff e Chiara Frugoni. Tuttavia, non è chiaro da dove Cazzullo abbia tratto l'idea che Tommaso "copia le vite dei santi", è riportato a pag. 195, ripeto!
È possibile che Cazzullo abbia interpretato in modo personale le parole di Tommaso o che abbia utilizzato fonti secondarie non specificate nel libro. In ogni caso, la critica di Cazzullo a Tommaso da Celano sembra essere stata percepita come ingiusta non solo da me, ma anche da altri lettori. Io e questi altri consideriamo Tommaso un TESTIMONE OCULARE ATTENDIBILE della vita di San Francesco e non un “copiatore”di vite di santi!
Cazzullo poi ha citato, sempre a pag. 195, Chiara Mercuri che è una storica italiana che ha scritto sul francescanesimo, ma non mi è stato chiaro se lo abbia fatto come fonte per la sua critica a Tommaso da Celano circa l’affermazione che ritroviamo nel testo”copia le vite di altri santi…”!
Forse ho letto male?!?
Altra cosa che mi ha lasciato perplesso e non calzante, per San Francesco, il sottotitolo "il primo italiano"!
Mi sembra un po' in contrasto con la figura di San Francesco, che ha scelto di vivere una vita di umiltà e povertà, identificandosi con i più piccoli ed emarginati.
San Francesco è noto per aver rifiutato il potere e la gloria, scegliendo invece di vivere una vita semplice e austera. Il suo ideale di "minorità" è proprio l'opposto della ricerca della gloria o del riconoscimento.
Il sottotitolo l’ho visto, spero di non sbagliarmi, come un tentativo di appropriarsi di San Francesco come simbolo nazionale, ma potrebbe non essere il modo più appropriato per rappresentare la sua figura e il suo messaggio oggi!
L'ottavo centenario della morte di San Francesco è un'occasione importante per la Chiesa e non solo per l'Italia, ma per il mondo intero e l'autore non penso che abbia voluto sfruttare questo evento per promuovere il suo libro.
Penso che sia un peccato, perché San Francesco è una figura così grande e importante che non ha bisogno di "trovate" per essere apprezzato. Ma è anche vero che il marketing è il marketing, e gli autori devono trovare modi per far conoscere i loro libri!
Comunque, è interessante vedere come la figura di San Francesco continui a ispirare e a essere celebrata anche oggi, ma è anche vero che spesso il mondo di oggi celebra San Francesco con parole e gesti esteriori, ma non sempre con un vero impegno a seguire il suo messaggio di povertà, umiltà e cura per la creazione e lavoro per la pace.
Oggi è molto presente la sindrome del super-io! Penso che sia un'espressione azzeccata per descrivere i governanti che si presentano come grandi leader, ma in realtà sono mossi da ambizioni personali e da una sete di potere, non presenti in San Francesco…Anzi…!
San Francesco ci invita a essere "minimi" e a servire gli altri, ma il mondo di oggi sembra essere più interessato a celebrare la grandezza e il successo e invece dovrebbe essere praticato l'ascolto, il dialogo e il rispetto per le diversità che sono elementi essenziali per costruire un mondo più giusto e pacifico.
L'idea, poi, di "esportare democrazia" è spesso una forma di imperialismo culturale che non tiene conto delle specificità locali e delle storie dei popoli.
San Francesco ci insegna a essere "minimi" e a servire gli altri, senza imporre la nostra visione del mondo. Il suo esempio ci mostra che la vera forza sta nella capacità di ascoltare e di comprendere l'altro.
La storia ci ha insegnato che l'imposizione di modelli politici o culturali ha spesso portato a conflitti e distruzioni. È tempo di cambiare approccio e di riconoscere il valore della diversità e della cooperazione.
Non me ne abbia Aldo Cazzullo…il suo lavoro editoriale, però, mi ha dato l’opportunità di capire, meglio e di più, cosa significhi parlare e pensare e perché no, pregare un Santo, come Francesco, tanto lontano nel tempo e tanto diverso da questo nostro tempo…!
Chissà se questo centenario sulla morte di San Francesco, non ci faccia riscoprire la bellezza e il dono immenso della vita, non solo la vita in genere, ma la vita di ogni uomo e donna e di ogni essere vivente… la vita del mondo e della creazione tutta!
Don Carlo Dr. Ambrosio Setti
(Presidente del Comitato di Santa Balbina)