Comitato di Santa Balbina

Comitato di Santa Balbina Un esempio illuminante, a nostro modesto avviso, ne è la Basilica di Santa Balbina, uno dei luoghi di culto più sacro e antico della città eterna.

Per chi vuol conoscere la vera “grande bellezza” della città eterna i luoghi da visitare sono in tale numero che il tentativo di quantificarli ne viene immediatamente frustrato. Se si prova però, spinti da un desiderio capace di affrancarsi dalla contingenza mondana dell’estetica intesa come idea guida, a considerare l’aspetto preminente della più importante delle città religiose dell’Occidente, e

d è del sacro, ovviamente, a cui vogliamo far riferimento, allora il cerchio un poco, solamente un poco, si restringe. Questo perché nella nostra bella città i luoghi di culto, gli edifici religiosi o alla religiosità in qualche modo legati, sono la gran parte, il maggior numero. Su Roma la storia e la tradizione aleggiano come una nebbia dorata che impregna ogni angolo della città di presenze meravigliose che si concretizzano spesso in luoghi e in persone carichi di saggezza e di umanità. Purtroppo, altrettanto spesso, questi luoghi cadono prede del disadorno disinteresse o dell’incuria ragionata, mirata, indirizzata a quell’attività dello svalutare che come unico scopo si prefigge il depredare. Nata, come molti edifici con una analoga storia d’utilizzo, sulle vestigia di una edilizia cultuale precedente alla nascita del cristianesimo e da questo riutilizzata, la Basilica non rappresenta solamente uno dei monumenti religiosi più antichi della capitale ma, anche, uno dei più dotati di quella sacralità antica e originaria che caratterizzano le origini della religione cristiana. Peccato che questa sacralità sia stata, negli ultimi anni, sottoposta ad un lento offuscarsi, ad un silenzioso seppellimento sotto le ingiurie, evitabili ma inevitate, del tempo e, soprattutto, degli uomini. Fa dolere il cuore osservare come la sacralità di questo luogo millenario sia stata trasformata ora in parcheggio abusivo, ora in magazzino per attrezzi da nettezza urbana e, sovente, proscenio postribolare. È di fronte a questo degrado, a questa assenza di morale attenzione e rispetto nei riguardi di un percorso storico che, oltre ad essere stato disatteso, come nel caso della storia del Padre Simpliciano, si propone come vera e propria defraudazione, che abbiamo sentito il bisogno di unire i nostri cuori in questo comitato che si adopera per restituire alla Basilica di Santa Balbina e alla sua ex casa conventuale la perduta dignità, sacralità e spiritualità
Non possiamo prevedere se riusciremo nel nostro intento. È certo che non lasceremo nulla di intentato affinché il lascito morale che insiste inadempiuto sulla Basilica trovi il suo compimento.

La festa dell'Assunta ci chia­ma ad aver fede nell'esito buono, positivo della storia: la terra è incinta di vita e non ...
15/08/2026

La festa dell'Assunta ci chia­ma ad aver fede nell'esito buono, positivo della storia: la terra è incinta di vita e non finirà fra le spire della vio­lenza; il futuro è minaccia­to, ma la bellezza e la vitalità della Donna sono più forti della violenza di qualsiasi drago.
Buona e Santa festa!

Don Carlo

27/07/2026

Celano, magia al Castello Piccolomini: ieri sera il Festival Jacovella ha acceso le stelle del cinema corto.
Presenti Luca Ward, il Vescovo Giovanni Massaro, l’Assessore Silvia Morelli, Corrado Oddi, il maestro Pietroniro, il sound design Francesco Cucinelli, il direttore della Film Commission Abruzzo Alessandro Voglino, Don Carlo Dr. Ambrosio Setti.

CELANO – Una serata di cinema, arte e comunità sotto il cielo della Marsica. Sabato 25 luglio alle ore 21.00 il Castello Piccolomini di Celano si è trasformato nel cuore pulsante del Festival Film Jacovella, la rassegna dedicata ai cortometraggi che ogni anno porta a Celano autori, attori e sguardi nuovi sul mondo.

Tra le mura storiche del castello, gremito di pubblico, si sono alternati proiezioni, emozioni e momenti istituzionali. Sul palco, insieme ai registi e ai protagonisti dei corti in concorso, una presenza d’eccezione: Luca Ward, voce tra le più amate del cinema e della tv italiana, accolto da un lungo applauso.

A condurre la serata l’attore Luca Ward, mentre a curarne l’anima artistica è stato il Direttore Artistico Corrado Oddi, che anche quest’anno ha costruito una selezione di corti capaci di parlare al cuore e alla mente, valorizzando talenti emergenti e storie che arrivano da tutta Italia.

Ad aprire i saluti istituzionali l’Assessore Silvia Morelli, intervenuta in rappresentanza del Sindaco Settimio Santilli, assente per impegni sopraggiunti all’ultimo momento. Con lei, a testimoniare la vicinanza della comunità, S.E. il Vescovo Giovanni Massaro e don Carlo Dr. Ambrosio Setti, Presidedrl Comitato di Santa Balbina in Roma.

È stato proprio il Vescovo a lasciare il messaggio più forte della serata, incoraggiando tutti ad “ andare avanti e a volare alto ”. Parole che hanno unito il valore della cultura a quello della speranza e della responsabilità civile, in un luogo simbolo come il Castello Piccolomini.

“Il Jacovella non è solo un festival, ha sottolineato Corrado Oddi, è un ponte tra il territorio e il cinema, tra Celano e il mondo. E vederlo crescere ogni anno ci riempie di orgoglio”.

Applausi, incontri, e la bellezza di un castello che di notte diventa palcoscenico. Il Festival Jacovella conferma così il suo ruolo: portare il cinema corto dove la gente vive, e far volare alto il nome di Celano e dell’Abruzzo.
La bella serata si è conclusa presso la prestigiosa locanda “ Madonna delle Vigne” gestita da Sandro Baliva che, da buon padrone di casa, propone ai suoi ospiti prodotti tipici del territorio e cucina tradizionale abruzzese.


Oddi

PER DON MATTEO, IL SEMINATORESignore,  oggi è la domenica del Seminatore.  E il nostro cuore piange perché un seminatore...
12/07/2026

PER DON MATTEO, IL SEMINATORE

Signore,
oggi è la domenica del Seminatore.
E il nostro cuore piange perché un seminatore,
don Matteo, ha finito di seminare qui sulla terra…!

Tu solo sai quanta fatica c’era in quel campo.
Quante lacrime ha bagnato la terra,
quanti "sì" ha detto anche quando le forze mancavano.

E ora ci chiediamo con il cuore stretto:
"Don Matteo, quale seme sarai adesso?
Dopo tanta fatica, dopo un dolore così grande…?”.

Signore, noi non giudichiamo.
Noi affidiamo…!
Affidiamo don Matteo alla Tua misericordia
che è più grande
di ogni nostro "perché".

Tu che sei il Padrone della messe,
raccogli anche questo chicco spezzato.
Fallo germogliare nella Tua luce.

Il Signore non butta via nessun seme.
Neppure quelli spezzati,
neppure quelli caduti nella terra più dura.
Tu li raccogli tutti,
e li trasformi in pane per la vita eterna.

Padre, accoglilo!
Eterno riposo
dona a lui, o Signore,
e splenda ad lui
la luce perpetua.
Riposi in pace.
Amen.

E a noi che restiamo, Signore,
insegnaci a chiedere: "Fratello, come stai nel cuore?"
Insegnaci a non portare la croce
da soli.
Gesù, io mi affido a Te!
Liberaci dal male. Amen.

Don Carlo

GIORNATA INTERNAZIONALE DEL BACIO_6 Luglio_ IL BACIO CHE SUGGELLO’ L’AMORENel buio degli ulivi, tra le spade,  s’avanza ...
04/07/2026

GIORNATA INTERNAZIONALE DEL BACIO
_6 Luglio_


IL BACIO CHE SUGGELLO’ L’AMORE

Nel buio degli ulivi, tra le spade,
s’avanza un’ombra con le labbra pie:
“Rabbi” sussurra, e sulla guancia cade
il bacio usato un tempo in Galilea.

Non è di ferro il segno del tradire,
non grido, non catena, non rumore.
È l’ultimo linguaggio per poter dire:
_“Perdonami, mio Signore...”_ nel cuore.

Sulla Croce salì per puro amore,
non per catene o forza di soldati.
E nella notte quel gesto di dolore
suggellò i passi a Dio consacrati.

Perché il Cielo non scende senza l’uomo,
senza il nostro sì, senza il nostro “va”.
Anche il male fu preso e fatto dono,
anche il bacio entrò nella Sua via.

Non era lucido, Signore, lo so.
Aveva il cuore a pezzi e gli occhi spenti.
Disse _“ho peccato”_ e i denari rese,
poi prese il buio con passi lenti.

Eppure, Cristo, nel Tuo bacio teso
c’era già il raggio per la sua notte.
Tu che salvi il ladro in croce appeso,
non lascerai neppure le sue grotte.

Quel bacio insegna ancora all’umanità:
Dio bacia anche chi fugge dalla Sua pietà.
E se il giudizio è Tuo, a noi resta l’amore:
chiamarlo fratello, e affidarlo al Tuo cuore.

Don Carlo

Per Monsignore FRANCO CAMALDO nel giorno del cinquantesimo anniversario della sua  Ordinazione sacerdotale. Monsignore, ...
26/06/2026

Per Monsignore FRANCO CAMALDO nel giorno del cinquantesimo anniversario della sua Ordinazione sacerdotale.

Monsignore, anzi Carissimo Franco,

Oggi il cielo di Roma fa festa, perché 50 anni fa un giovane Franco Camaldo ha detto “eccomi” al Signore. 50 anni di Messe, di confessioni, di mani alzate sul popolo di Dio.

E io, Don Carlo, non posso non ringraziare.

Ti ringrazio per i 50 anni di sacerdozio vissuti con quella discrezione elegante che solo un vero cerimoniere di Dio sa avere. Tu hai servito San Giovanni Paolo II come cerimoniere pontificio. Hai messo ordine nella bellezza della Liturgia davanti al Papa Santo. Hai fatto sì che ogni gesto dicesse Cristo, e non se stesso!

Ma ti ringrazio per un motivo ancora più personale.

Il 1995. San Giovanni Paolo II. La mia ordinazione sacerdotale. Tu c’eri!
In veste di cerimoniere con la stessa cura con cui guidavi, col maestro delle cerimonie pontificie, S. Ecc. Mons. Piero Marini, le celebrazioni del Papa. Hai fatto sì che io potessi dire il mio “sì” davanti a Papa Wojtyla senza inciampare… Troppe prove mi avevi fatto fare il giorno prima della mia ordinazione sacerdotale, visto che non venivo da un seminario, ma da una corsia di ospedale dove ero dirigente medico!

Non te lo ricordi , Caro Franco?!? Ma io sì!
Perché il giorno in cui un prete nasce, ogni volto intorno all’altare diventa indelebile. E il tuo era lì, a servire il Papa che mi ordinava, come erano lì i volti dei miei genitori, dei miei fratelli e sorelle, dei miei amici, dei miei colleghi e di Padre Nicola Stollagli, agostiniano, che mi è stato vicino in un momento molto triste… prima della mia ordinazione sacerdotale…!

Tu mi hai ordinato senza impormi le mani. Mi hai ordinato servendo. E questo è il sacerdozio più vero: scomparire perché appaia Cristo!

50 anni dopo, guardi indietro e vedi il frutto: Papi, vescovi, preti, fedeli. E vedi anche me, Don Carlo di Santa Balbina, che oggi combatte per gli anziani poveri e scrive di dialogo all’Ara Pacis. Una parte di quel “sì” del 1995 è anche tuo!

Ad multos annos, Caro Franco!
Che il Signore ti dia ancora tempo, salute e gioia per il sacerdozio. E quando sarai stanco, ricordi: ho servito due Papi: il Sommo ed Eterno Sacerdote Gesù
e San Giovanni Paolo II!

Ti abbraccio con gratitudine filiale e ti benedico, come mi hai insegnato tu quel giorno e il giorno delle prove prima della cerimonia di ordinazione sacerdotale.

Roma,26.06.2026

Don Carlo
Dr. Ambrosio Setti

Ara Pacis, 25 giugno: quindici fedi firmano. Noi cristiani firmiamo con il Vangelo in mano.Oggi, 25 giugno, all’Ara Paci...
25/06/2026

Ara Pacis, 25 giugno: quindici fedi firmano. Noi cristiani firmiamo con il Vangelo in mano.

Oggi, 25 giugno, all’Ara Pacis quindici realtà religiose presenti in Italia hanno sottoscritto “La via italiana del dialogo interreligioso”.
Come riporta “Avvenire”, è un cammino nato in seno alla CEI e maturato dentro l’esperienza sinodale.
Io non c’ero, ma sarebbe stato meraviglioso esserci!
Quindici firme, se non ho letto male. Quindici storie diverse.
Quindici modi di cercare Dio.
Tutti nello stesso luogo dove Augusto celebrava la “pace romana”.
Oggi noi celebriamo un’altra pace: quella che nasce quando l’uomo smette di vedere nel diverso un nemico.
Da sacerdote e da uomo di fede e di fede in Dio, vedo e dico tre cose dopo questa firma:

1 - Il dialogo italiano ha il volto dei poveri
“Via italiana” vuol dire partire da noi.
Da Roma,
dalle nostre parrocchie,
dalle nostre mense…
dalle nostre case.
Il sinodo ci ha insegnato ad ASCOLTARE!
Ma ascoltare non è mettere la Verità in discussione.
È mettere l’uomo al centro.
E l’uomo, qui in Italia, si chiama anche “anziano solo”, “donna maltrattata”,
“bambino abusato”
“migrante stanco”, “mamma che non arriva a fine mese”….
Se il dialogo non arriva lì, resta un bel convegno.

2 - Hanno firmato sapendo cosa firmavano
Hanno firmato, penso, con gioia l’impegno a dialogare. Perché il nostro Maestro ha detto: “Beati gli operatori di pace”. E hanno firmato sapendo che Gesù è “la via, la verità e la vita”.
Non sono andati al tavolo del dialogo per trattare su Cristo.
Ci sono andati per testimoniarlo con dolcezza.
La Chiesa è sicura quando dialoga. Dubita quando tace!

3 - Adesso iniziano i fatti, non le parole…
“Avvenire” ha dato la notizia.
Ora tocca a noi
dare
la testimonianza. Quindici realtà hanno firmato una carta. Bene.
Ma la “via italiana del dialogo interreligioso” si vedrà quando, dopo un attentato per motivi religiosi, saremo tutti in piazza INSIEME!
Quando un anziano solo, una donna maltrattata, un bambino abusato…ecc. …. troveranno una porta aperta in parrocchia e in altri luoghi di culto…!
Quando i nostri e i loro ragazzi non avranno più paura del diverso.

Conclusione da Santa Balbina

Ringrazio “Avvenire”per il servizio e per aver dato voce a questo significativo passo. Ringrazio il Signore perché ci permette di essere in prima fila, non per protagonismo, ma per servizio, anche attraverso la notizia di “Avvenire”.

Preghiamo per queste quindici realtà.
Preghiamo per tutti i sacerdoti, affinché non confondano mai l’accoglienza con il relativismo. Preghiamo per ogni credente perché non trasformi la fede, nel Dio in cui credono, in un’arma di morte.
E preghiamo soprattutto per gli anziani... Loro sono il termometro: se una religione non si china su di loro, tutto il resto è vento!

Roma, 25 giugno 2026

Dr. Don Carlo Ambrosio Setti
Presidente
del Comitato
di Santa Balbina

23/06/2026

“I Giganti della Montagna”: quando il teatro diventa cuore!

_Del Dr. Don Carlo Ambrosio Setti, Presidente Comitato Santa Balbina - Roma_

Giovedì 18 giugno, al Teatro Olimpico di Roma, ho assistito a qualcosa che va oltre lo spettacolo. Ho visto _I Giganti della Montagna_ di Pirandello prendere vita grazie a _L’Arte nel Cuore Accademia_.

In scena non c’erano “attori con disabilità”. C’erano attori. Punto. Ragazzi, giovani e meno giovani, con fragilità diverse, ma con un talento uguale per tutti: quello di emozionare. Uno più bravo dell’altro. Senza pietismi, senza retorica. Solo arte pura.
Pirandello è difficile. Chiede anima, voce, presenza. E loro ce l’avevano tutta. Ho visto negli occhi del pubblico quello che ho provato anch’io: stupore. Perché quando il teatro è vero, le etichette cadono. Resta solo l’uomo, con la sua grandezza e i suoi limiti. Proprio come i “giganti” del titolo.
Il merito è anche di chi ha costruito questo sogno giorno dopo giorno.
I complimenti più sinceri vanno a Daniela Alleruzzo, Presidente, e a Susi, socia_L’Arte nel Cuore_. Ma anche a tutta la regia di Gabriele Guarino e Melania Giglio, alle coreografie, alla musica, ai costumi, a tutti i volontari. Dietro a ogni gesto in scena c’è un lavoro immenso di inclusione, pazienza e amore.
Nel lavoro teatrale ho visto tantissimo “CUORE”. Scritto maiuscolo, proprio come si chiama l’Accademia. Un cuore che non esclude nessuno, che fa spazio a tutti sul palcoscenico e nella vita.
Da Presidente del Comitato di Santa Balbina sento il dovere di dire grazie. Grazie perché ci ricordate che la Chiesa, la società, la città, sono davvero comunità solo quando nessuno resta dietro le quinte.
Dio benedica _L’Arte nel Cuore_ e il vostro servizio. Continuate a far salire sul palco i “giganti” che il mondo fatica a vedere. Noi da sotto abbiamo tanto da imparare.

Ieri  alle ore 16.30 Papa Leone XIV ha presieduto, all’altare della cattedra, il rito funebre del Cardinale Camillo Ruin...
19/06/2026

Ieri alle ore 16.30 Papa Leone XIV ha presieduto, all’altare della cattedra, il rito funebre del Cardinale Camillo Ruini. Durante l’omelia il Santo Padre ha chiamato il defunto cardinale “un fratello”. Lo facevano anche gli altri pontefici, ma questa volta è suonato ai miei orecchi con un significato nuovo. È come se Papa Leone XIV avesse voluto dire che il Cardinale Camillo Ruini è stato un “pastore fedele, uomo di Chiesa, uomo di dialogo”!
Inoltre quando il Papa chiama un cardinale “fratello” davanti a tutta la Chiesa, penso, che stia dicendo 3 cose:

1. Uguali davanti a Dio: Niente gerarchie davanti al Signore!

2. Il Papa e il Cardinale sono due battezzati, due servi. Ruini è stato Presidente della CEI, se non ricordo male, per 16 anni, voce fortissima negli anni ’90-2000… ma da defunto è tornato ad essere semplicemente “fratello Camillo”.

3. Stima personale: “Fratello” non è un titolo di protocollo… E conoscendo il cuore sensibile di Papa Leone XIV, penso che per Lui voglia dire affetto! Vedo che il Santo Padre lo usa spesso per chi ha speso la vita per la Chiesa senza cercare se stesso. Il Cardinale Camillo Ruini durante la sua vita ha preso tante critiche per le sue posizioni pubbliche, ma il Papa ha scelto di ricordare l’uomo che ha amato la Chiesa fino alla fine!
Lo ha fatto formando generazioni di sacerdoti. Ieri al suo funerale eravamo tanti sacerdoti!Chiamarlo “fratello” è stato anche dire a noi sacerdoti: “guardate a Lui come a un fratello maggiore nella fede, non solo come a uno che ha ricoperto ruoli importanti nella Chiesa!”.
Durante l’omelia,poi, il Santo Padre ha riportato un pensiero del testamento spirituale del Cardinale Ruini.
Il pensiero è questo: “Da loro ho ricevuto non meno di quello che ho cercato di dare”. Queste parole, secondo me, sono una freccia dritta al cuore del sacerdozio!
È la confessione di un uomo grande che muore piccolo. Ruini,ripeto, ha guidato la CEI per 16 anni, ha parlato a piccoli e grandi, ha incrociato Papi e presidenti. Eppure sul letto di morte dice: “Io sono debitore”!
Per un pastore è rivoluzionario. Noi sacerdoti spesso contiamo le messe, le confessioni, i consigli dati. Lui, il Cardinale Ruini, ha contato i doni ricevuti: la fede semplice della signora in parrocchia, la domanda scomoda del giovane, la pazienza del sagrestano…!
È l’umiltà di Pietro: “Non ho argento né oro, ma quello che ho te lo do”... e poi aggiunge “e tu mi hai dato molto più di quello che ti ho dato io”.
Noi sacerdoti rischiamo due tentazioni:
- Presunzione: “Senza di me la parrocchia o altri compiti crollano”!
- Stanchezza: “Non serve a niente quello che faccio!”.
Il Cardinale Ruini invece ci indica la terza via: servizio + umiltà + fiducia.
Ci dice anche da morto: “Fai la tua parte fino in fondo, ma riconosci che la grazia passa anche attraverso la gente. E dopo aver fatto tutto, dormi tranquillo perché Dio
non molla! “.
Penso che se un Cardinale come Ruini, importante…, muore così, dandoci questa testimonianza, allora vale la pena essere sacerdoti!
Vale la pena spendersi per la gente sapendo che saremo sempre più ricevitori che donatori!
Eminenza, anzi caro fratello Camillo, in Paradiso ti accolgano gli angeli…!

Don Carlo

Del Cardinale Camillo Ruini dico 3 cose, così come le vediamo oggi con un po’ di distanza:1. Il pastore “della presenza ...
17/06/2026

Del Cardinale Camillo Ruini dico 3 cose, così come le vediamo oggi con un po’ di distanza:

1. Il pastore “della presenza pubblica”.

Ruini è stato Presidente della CEI dal 1991 al 2007. 16 anni lunghissimi.
Negli anni ’90 l’Italia cambiava velocissimo: leggi sulla famiglia, bioetica, scuola. Lui ha scelto di portare la voce della Chiesa in piazza, non solo in sagrestia.
_Stile_: interventi fermi, ragionati, senza urlare. Il famoso “appello ai cattolici” prima dei referendum, le lettere alla nazione.
_Obiettivo_: dire che il Vangelo ha conseguenze anche sulle leggi. Per lui il pastore non può tacere quando è in gioco la vita, il matrimonio, l’educazione.
Molti lo hanno amato per il coraggio. Altri lo hanno accusato di “clericalismo”. Ma nessuno ha messo in dubbio che ci fosse: c’era, parlava, si prendeva la responsabilità.

2. Il pastore “della Chiesa-comunione”.

Dentro la Chiesa italiana lui ha puntato tutto su 2 binari:
Diocesi + Aggregazioni laicali.
Ha creduto fortissimo in Comunione e Liberazione, nel Rinnovamento,
nel Cammino Neocatecumenale.
Li ha difesi e integrati!
_Idea_: la Chiesa non è solo preti e vescovi. È un popolo di movimenti che evangelizza.
_Risultato_: negli anni 2000 le nostre parrocchie si sono riempite di laici formati. Anche la Giornata Mondiale della Gioventù di Roma 2000 porta la sua firma.
Al tempo stesso ha tenuto un profilo molto “romano”. Vicinissimo a Giovanni Paolo II. Pastore fedele al Papa, linea chiara, poca ambiguità. Per questo molti preti di quella generazione si sono sentiti guidati e protetti. Anche io che, grazie a Lui e a San Giovanni Paolo II, ho potuto esercitare il mio ministero sacerdotale attraverso la professione medica.

3. La morte e l’eredità.

È morto a 95 anni.
Fino alla fine lucido, in preghiera.
Da pastore anziano ha dato un’ultima testimonianza: accettare il calare delle forze senza fare rumore. Niente memorie scandalose, niente polemiche. Solo: “Ho fatto quello che ho potuto”.
Oggi molti dicono:
“Con Ruini la Chiesa italiana aveva una voce sola, forte”.
Altri dicono:
“Era la Chiesa della contrapposizione col mondo”.
La verità sta in mezzo!
È stato un pastore che ha scelto la chiarezza in un tempo di nebbia. Ha pagato il prezzo della divisione, ma ha evitato il prezzo dell’irrilevanza.
Caro Cardinale riposa nella Pace di Dio del “servo buono e fedele”!

Don Carlo

DIALOGO                   CON         UN MIO AMICO               SUL “SÌ     DI MARIA VERGINEUn mio amico mi ha chiesto:...
15/06/2026

DIALOGO
CON
UN MIO AMICO
SUL “SÌ
DI MARIA VERGINE

Un mio amico mi ha chiesto: ” Se Maria Vergine avesse detto “NO” a Dio, l’umanità Dio come l’avrebbe salvata?!?
Gesù come sarebbe venuto al mondo?!?”.

Bella domanda, caro amico mio.
È la domanda che tutti ci facciamo almeno una volta davanti al “SÌ” di Maria a Nazareth.

La risposta breve della teologia cattolica:

“Dio non forza. Ma Dio trova sempre la via.”!

Te lo spiego in 3 punti chiave:

1. Maria poteva dire “no”.

Dio ha creato l’uomo libero. Anche Maria era pienamente libera. L’angelo non le impone: “Ave, piena di grazia… Ecco la serva del Signore: _avvenga_ secondo la tua parola”.
Il “fiat” di Maria è un sì libero. Se avesse detto “no”, Dio l’avrebbe rispettato.
Dio non è un burattinaio!

1. Dio però non cambia piano: l’Incarnazione doveva avvenire.

Fin dall’eternità Dio ha deciso di salvare l’uomo facendosi uomo:
“Il Verbo si fece carne”. Questa è la sua scelta d’amore. Se Maria avesse detto “no”, Dio non avrebbe rinunciato a salvarci. Avrebbe scelto un’altra creatura, un’altra donna, un altro “sì”. Perché Dio, come dice Sant’Agostino, “sa trarre bene dal male” e sa scrivere diritto anche con le nostre righe storte.

Immaginiamo un fiume: se mettiamo un sasso, l’acqua lo aggira. Maria era la via più bella, più pura, più preparata fin dall’Immacolata. Ma Dio non è senza vie alternative. La storia della salvezza è piena di “piani B” di Dio: pensa ad Abramo, a Mosè, a Davide… tutti uomini fragili, ma Dio va avanti!

1. Gesù sarebbe comunque venuto al mondo.

Il Figlio di Dio si è incarnato “per noi e per la nostra salvezza”, dice il Credo. Questo è certo. Il _come_ e il _da chi_ dipende dalla libertà umana. Senza il “sì” di Maria non ci sarebbe stata Maria, non ci sarebbe stata Nazareth, non ci sarebbe stato quel preciso volto di Gesù. Ma il Figlio di Dio si sarebbe fatto carne lo stesso, perché l’amore di Dio per l’uomo è più testardo dei nostri rifiuti!

San Tommaso d’Aquino dice che l’Incarnazione era il modo “più conveniente” scelto da Dio, non l’unico possibile in senso assoluto!
Ma Maria era la “più conveniente” perché la sua umiltà, la sua fede, il suo grembo erano già preparati da Dio stesso.

Allora che senso ha il “Sì” di Maria?

Ha senso infinito per noi. Maria ci insegna che la storia della salvezza non va avanti senza l’uomo. Dio vuole collaboratori, non spettatori.
Il “fiat” di Maria è il modello di ogni vocazione: anche quella sacerdotale di oggi. Dio chiama, ma aspetta la nostra libertà!

Se Maria avesse detto “no”, noi saremmo stati salvati lo stesso… ma avremmo perso il volto di una Madre che ci insegna a dire “sì” anche a noi. E il mondo avrebbe perso il suo titolo più bello: “Madre di Dio”.

È questo che rende Maria unica: non che Dio non potesse fare senza di Lei, ma che ha voluto fare _con_ Lei. E l’ha scelta per prima.

Domando al mio amico: “Che ne pensi? Ti torna questa lettura, o la vedi da un altro angolo teologico?”.

La risposta del mio amico: “È troppo scontata!”.

“Hai ragione, carissimo…” e gli ho detto:

“Dio trova un’altra via”, è la risposta da catechismo. Proviamo a scavare dove fa un po’ più male…

Se Maria avesse detto “NO”, non sarebbe cambiato solo “CHI” portava Gesù!
Cambiava proprio il _VOLTO_ della salvezza.
Te li dico in 3 spunti meno scontati:

1. Dio si è legato le mani al nostro “SÌ”.

Paradosso: l’Onnipotente ha scelto di diventare mendicante del nostro consenso. Non perché ne avesse bisogno, ma perché voleva una salvezza _con_ noi, non _malgrado_ noi!
Se Maria dice “no”, Dio non fallisce.
Ma il progetto “Dio si fa bambino dipendente da una madre” fallisce. Sarebbe nato lo stesso, ma non sarebbe più stato “il Figlio dell’uomo” figlio _di una_ donna. Sarebbe stato un’apparizione divina, un teofania.
E il Vangelo sarebbe stato un’altra cosa: meno carne, più spettacolo!

1. Il “no” di Maria ci avrebbe rivelato un Dio diverso!

Un Dio che, al primo rifiuto umano, cambia attrice. Un Dio stratega, non Padre. Invece Dio aspetta 9 mesi nel grembo di una ragazza impaurita. Accetta i tempi lenti, il rischio, la libertà. Se Maria dice “no”, Dio ci mostra che per Lui la libertà dell’uomo vale più dell’efficienza del piano. E questo è scandaloso: un Dio che preferisce aspettare piuttosto che forzare. Un Dio che perde tempo per amore.

1. Gesù sarebbe venuto, ma noi saremmo rimasti orfani.

Sì, l’Incarnazione sarebbe avvenuta. Ma senza Maria avremmo perso 3 cose che non si recuperano:

- Una Madre:

Dio non ci ha solo dato un Salvatore.
Ci ha dato una MAMMA che sta ai piedi della Croce e che a Cana dice “fate quello che vi dirà”.
Senza Maria, chi ci insegna a dire “SÌ” quando abbiamo paura?

- Una risposta umana perfetta:

Il “fiat” di Maria è l’unica risposta umana che non sbaglia. È la nostra rivincita sul “non serviamo” di Adamo. Senza quel “sì”, l’umanità non avrebbe mai dato a Dio una risposta totalmente libera e bella.

- Il segno che Dio si fida:

Scegliere Maria significa che Dio si fida di una creatura. Si affida.
Se dice “no” e Dio cambia, capiamo che Dio non si fida davvero!
Invece Lui si fida fino in fondo, al punto da mettere il destino del Verbo nelle mani di una ragazza di Nazareth.

CONCLUSIONE SCOMODA:

Dio avrebbe salvato l’umanità comunque.
Ma senza il “sì” di Maria, la salvezza sarebbe stata meno umana.
E noi saremmo stati salvati, ma non “adottati”.
Perché è Maria che ci rende figli: “Ecco tua madre”.

Quindi la domanda vera non è:
“Dio come avrebbe fatto?”, ma è:
“Noi, senza Maria, chi saremmo diventati?”.

“Che ne pensi amico mio di questo ragionamento?!?
Troppo eretica come lettura o ci siamo?”.

Il mio amico mi chiede: “Senza Maria come saremmo stati?!?”.

“Senza Maria, amico caro, saremmo stati salvati, ma orfani!”.
E gliel’ho spiegato in maniera netta, senza giri…:

1. Salvati sì, adottati no.

Il Figlio di Dio si sarebbe incarnato lo stesso. La Croce ci avrebbe redenti comunque. Ma senza Maria, nessuno ci avrebbe presi per mano alla Croce e detto: “Ecco tua madre” Gv 19,27.
Saremmo stati figli di Dio per adozione giuridica, non per nascita!
Come figli di un “padre ricchissimo” che ti manda l’assegno ma non ti presenta mai la madre!
Salvati, ma con un vuoto che il Vangelo non riempie!

1. Avremmo avuto un Dio perfetto, ma lontano.

Maria è la prova che Dio si abbassa davvero. Se non c’è una ragazza di Nazareth che allatta, cambia i pannolini, piange sotto la Croce… allora l’Incarnazione rischia di diventare un’idea, non una carne.
Senza Maria, Gesù sarebbe stato “il Verbo” ma non “il figlio di Maria”.
E noi avremmo creduto in un Dio sceso dal cielo, non in un Dio nato da una donna che trema, spera, perde. Avremmo avuto teologia, meno casa!

1. Avremmo perso l’unica risposta umana che non sbaglia.

Adamo dice “non serviamo”.
L’umanità da lì in poi balbetta solo “no”!
Maria è l’unica creatura che risponde a Dio con un “SÌ” totale, libero, senza ombre.
È la nostra rivincita!
Senza quel “sì”, Dio non avrebbe mai ricevuto da noi una risposta perfetta.
E noi non avremmo mai saputo com’è una creatura che dice “sì” fino in fondo. Saremmo rimasti condannati a tentare, sbagliare, ricominciare… senza modello!

1. La Chiesa sarebbe stata un esercito, non una famiglia.

Maria a Cana dice “fate quello che vi dirà”. A Pentecoste prega con gli Apostoli impauriti. È lei che insegna alla Chiesa come si aspetta, come si obbedisce, come si tace…!
Senza di Lei, la Chiesa sarebbe stata più Pietro e Paolo: dottrina, missioni, martirio!
Cose grandissime. Ma meno “MADRE”. Meno “GREMBO”. Meno “CASA” dove tornare quando si sbaglia!
Saremmo stati soldati di Cristo, non FIGLI!

In una frase, amico mio:

“Senza Maria, Dio ci avrebbe dato la vita eterna. Con Maria, Dio ci ha dato anche una MADRE.
E la differenza è tutta lì: tra sopravvivere ed essere amati!”.
E ancora:
“Salvati sì. Ma con un Natale senza presepe, una Croce senza donna ai piedi, una Chiesa senza tenerezza!”.

“È questa la risposta “non scontata” che cercavi?”. Gli ho detto…!

“Perché una Madre e perché la Croce?!?”. Mi ha chiesto!

“Perché una Madre e perché la Croce?
gli ho replicato, “Qui tocchiamo il nervo scoperto di Dio!”.

“Non è casuale! È il progetto intero…”. Te lo dico in punti:

1. Perché una Madre?

Perché Dio non voleva solo salvarci. Voleva generarci!
Un giudice ti assolve con un decreto. Un padre ti genera con il suo sangue.
Dio sceglie la seconda via. E per generare serve un grembo!

Senza madre, l’uomo resta “creatura”. Con una madre, l’uomo diventa “figlio”!
Adamo è stato plasmato dalla polvere: capolavoro, ma orfano. Per questo ha avuto paura quando Dio ha chiamato…!
Con Maria, Dio fa il contrario: non plasma da fuori, si fa plasmare da dentro. Nove mesi di silenzio, di battito, di latte. Vuole che l’umanità non sia più opera delle sue mani, ma frutto del suo amore!

Una madre serve perché:

- Ti insegna a dire “sì”:
Adamo ha detto “no”. Maria dice “sì!
Dio voleva che l’umanità imparasse una risposta nuova. E l’ha messa nel grembo di una donna!

- Ti insegna a restare:

I padri mandano in missione.
Le madri stanno sotto la croce quando tutto fallisce.
Dio sapeva che avremmo avuto bisogno di qualcuno che non scappa quando vediamo il sangue!

- Ti fa sentire amato, non solo perdonato: Il perdono è legale. L’amore di madre è carnale. Dio non voleva solo cancellare il debito. Voleva darci un petto su cui piangere!

Dio poteva mandare un angelo. Ha scelto un utero. Perché l’eternità voleva assaggiare il tempo!

1. Perché la Croce?
Perché solo l’amore che muore dimostra di essere vero!

Dio poteva salvarci con un decreto, un miracolo, un colpo di spugna. Ma sarebbe stato un amore da padrone.

Ha scelto la Croce perché:

La Croce è l’unica risposta al “no” dell’uomo!

Noi abbiamo detto “no” nell’Eden, abbiamo detto “crocifiggilo” davanti a Pilato. Dio non risponde con un altro “no”. Risponde aprendo le braccia.
La Croce è Dio che prende su di sé il nostro “no” e lo trasforma in “sì”.
Se non ci fosse la Croce, il nostro peccato resterebbe senza risposta. Con la Croce, Dio dice: “Hai ragione, ma meriti la morte. E io te la do. La mia!”.

La Croce è dove nasce la Madre!

È lì che Gesù dice a Maria: “Donna, ecco tuo figlio”. E a Giovanni: “Ecco tua madre”!
Nota: non dice “Ecco la regina”. Dice “Ecco tua madre” proprio mentre muore.
Dio ha messo la nascita della maternità spirituale nel punto più buio della storia!
Perché le madri vere nascono solo dove c’è dolore!
Una madre che non ha pianto non sa consolare!
Maria diventa Madre di tutti perché prima è stata madre di un Figlio morto!

La Croce è l’antidoto al potere.

Il mondo salva con la forza, il denaro, l’algoritmo!
Dio salva con l’impotenza. Un Dio inchiodato smaschera tutte le nostre idolatrie. Se Dio avesse scelto il trono, avremmo continuato a pensare che per vincere serve dominare. Scegliendo il patibolo, ci insegna che per vincere bisogna donarsi!
Mettile insieme: Madre + Croce = la formula di Dio!

La Madre ti genera. La Croce ti rigenera.

Maria ti dà la vita fisica a Betlemme. La Croce ti dà la vita nuova sul Golgota.

Senza madre, nasci schiavo della paura. Senza croce, nasci schiavo del peccato!

Dio ha scelto Madre e Croce perché voleva figli, non sudditi. E i figli nascono solo dove c’è dolore e amore insieme!

È crudele come piano?
Sì, per la nostra logica…!
È geniale come amore? Amore di DIO AMORE!
Sì, per chi ha visto una madre piangere sotto la croce e non andarsene!!!

Ti convince, o ti suona ancora troppo “teologico”, caro amico mio?!?

Mi ha chiesto:
”Perché questo ragionamento non lo metti in versi poetici?!!”. Sa che scrivo poesie fin dalla mia adolescenza!

Hai ragione, amico mio .
Certe verità non stanno nella prosa…!Stanno nel verso poetico!
Anche la Bibbia è tutta poesia, una meravigliosa poesia del POETA DELL’UNIVERSO: DIO!

Eccolo, in poesia:

MADRE E CROCE

Perché una Madre, Dio?
Non bastava un decreto dal cielo,
una firma d’eternità
su pergamena di stelle?

No.
Perché il Figlio non nasce da un editto,
ma da un respiro.
Perché l’uomo non si salva con un’assoluzione,
ma con una nascita.

Dio non voleva sudditi assolti.
Voleva figli generati.
E per generare serve un grembo,
non un tribunale.

Così ha scelto Nazareth, non il Sinai.
Un’utero, non un trono.
Perché l’Onnipotente ha capito
che per farti “figlio”
doveva prima farsi “bambino”.

E perché la Croce, Dio?
Non potevi vincere senza sangue,
senza spine, senza “Dio mio, perché”?

No.
Perché l’amore che non muore
è solo buona educazione.
L’amore vero è quello che resta
quando tutto dice “scappa”.

La Croce è il tuo “sì”
al nostro “no” dell’Eden.
È il punto dove Dio non contrattacca,
ma si lascia inchiodare.

Lì, mentre cade,
ti inventa una Madre.
“Donna, ecco tuo figlio”.
E il mondo capisce
che le madri vere
nascono solo ai piedi dei patiboli!

E ancora:

MADRE E CROCE

Una
Madre ti mette al mondo.
La Croce ti rimette al mondo.
Maria ti canta la ninna nanna a Betlemme.
La Croce ti canta la ninnananna nuova:
“Dormi, peccatore. Io veglio al posto tuo”!

Dio ha scelto Madre e Croce
perché sapeva una cosa sola:
che noi, senza un grembo che ci ha portati
e senza un legno che ci ha riscattati,
saremmo rimasti per sempre
orfani e condannati.

Con Madre e Croce, invece,
siamo figli.
E i figli, anche se cadono,
hanno sempre dove tornare.

“Ti va così”, amico mio?
“O la vuoi in terzine dantesche, stile Divina Commedia?”. Non per sminuire
il ragionamento…!

La sua risposta:”Va bene! Grazie!”.

Ed io:”Mi fa piacere che i versi ti siano arrivati al cuore. A volte la teologia ha bisogno della poesia per non restare solo in testa!”.
“Spero”, ho concluso, “che un po’ tutti noi, credenti in Dio, ritroviamo un po’ di quel “SÌ” che ha cambiato la storia…, ma oggi, ho aggiunto, credenti e non credenti in Dio, sappiamo dire troppi “NO” per cose buone come il pane, ad esempio la PACE!

Don Carlo
Ambrosio Setti
( Dr. In Teologia morale - perfezionato in Bioetica)

Indirizzo

Rome
00165

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