Curia Generalizia Carmelitani Scalzi

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DEFINITORIO STRAORDINARIO MESSICO SINTESI DEI LAVORIVenerdì 4 settembre La giornata è iniziata con l'intervento di P. Jé...
05/09/2026

DEFINITORIO STRAORDINARIO
MESSICO
SINTESI DEI LAVORI
Venerdì 4 settembre

La giornata è iniziata con l'intervento di P. Jérôme Paluku, segretario per la cooperazione missionaria. Ci ha presentato quanto sia necessario nen preparare i nostri progetti e richieste di sussidi, ma ha soprattutto insistito sulle recenti evoluzioni in Occidente delle diverse ONG (sempre più esigente in materia di trasparenza economica - ciò che è una buona cosa), e su una delle conseguenze per l'Ordine: uscire da una spirito di mendicità, contrario alla povertà dell'Ordine.


In che misura la custodia del diritto può esprimere una cura del carisma? E come questo rapporto incide sulle relazioni fraterne? Potremmo formularlo così, cioè in termini interrogativi e inizialmente generali, il tema della giornata di ieri, scandita dall’intervento di P. Angelo Lanfranchi, Segretario Generale dell’Ordine, e di P. Rafal Wilkosky, Delegato per le monache.

L’intervento di P. Angelo ci ha presentato infatti il “Prontuario per il governo provinciale”, uno strumento che non ha la pretesa di esaurire tutte le problematiche che può incontrare un governo provinciale, ma offre alcuni orientamenti e chiarificazioni che facilitano il compito del Superiore sul modo di procedere. Non cose nuove, dunque, ma un aiuto per come farle e farle bene. Quello che più conta ricordare è forse il principio pedagogico che regge il senso di questo strumento e che, prima ancora, sta dietro al compito di un Provinciale: un Superiore non governa da solo, non solo perché lo fa in dialogo con il suo Consiglio, i priori, i formatori e le comunità; ma anche perché lo fa nella custodia offerta da leggi che ultimamente si ispirano a verità, carità e giustizia.

In questa direzione di significati è andata anche la relazione di P. Rafal Wilkosky, che ieri ci ha illustrato come si stia modificando il ruolo e la funzione del Superiore Provinciale nei confronti delle monache. La sua relazione ha messo a fuoco il modo in cui le relazioni tra i superiori dell’Ordine e i monasteri delle Carmelitane Scalze hanno conosciuto, nell’ultimo secolo, una trasformazione profonda, sia sul piano giuridico che su quello ecclesiologico. Se fino al post Concilio Vaticano II si erano caratterizzate per un’effettiva giurisdizione dei superiori dei frati sulle comunità monastiche, la legislazione successiva ha gradualmente ridefinito questo approccio, riconoscendo l’autonomia piena dei monasteri sui iuris. L’evoluzione normativa è culminata nella costituzione apostolica Vultum Dei quaerere (2016) e nell’istruzione applicativa Cor orans (2018), che ha portato al conseguente processo di revisione del diritto proprio dell’Ordine. In particolare, è diventata chiara la necessità di riconfigurare il ruolo dei superiori dell’Ordine, che non è più quello di una giurisdizione diretta, quanto quello di una vigilanza e di una sollecitudine pastorale, nel rispetto della natura propria della vita contemplativa. Ma in secondo luogo, questo cambiamento riflette anche una diversa comprensione della comunione carismatica e della corresponsabilità nella Famiglia teresiana. Come se si fosse passati da una relazione prevalentemente istituzionale a una comunione fondata anzitutto sul patrimonio carismatico condiviso.

DEFINITORIO STRAORDINARIO MESSICO SINTESI DEI LAVORIGiovedì 3 settembre Questa giornata del Definitorio Generale ci ha i...
05/09/2026

DEFINITORIO STRAORDINARIO
MESSICO
SINTESI DEI LAVORI
Giovedì 3 settembre

Questa giornata del Definitorio Generale ci ha interrogato se e come valga oggi nella vita del nostro Ordine. Ne abbiamo avuto un riscontro ascoltando le relazioni dei Padri Definitori, che ci hanno riferito sui diversi contesti da loro seguiti. Province più giovani in evidente crescita, numerica e di consapevolezza, impegnate a darsi strutture e formazione adeguate; circoscrizioni storiche chiamate a collaborare se non a fondersi, per mettere al centro la qualità della vita carismatica di ogni comunità; territori in riduzione costante, sino al prevedibile spegnimento, ma in costante e umile offerta della propria presenza. Ma dove tutto questa ricchezza, come pure ciascuna prova, si presenta come appartenente a tutti, come l’espressione diversa – per età, ferite e brillantezza – di una stessa famiglia.

In questa luce, diventa più chiaro quanto sia decisivo il servizio del Superiore Maggiore, cioè del Provinciale, quando è chiamato a occuparsi da vicino delle membra di questo corpo, quella porzione di vita a lui affidata in modo diretto. Ce lo ha raccontato P. Daniel Chowning, nel suo intervento pomeridiano, che ha descritto e analizzato il ruolo e la funzione connessi a questo incarico, e lo ha fatto con un taglio esperienziale, vivo ed efficace, ma nello stesso tempo sostenuto da solidi argomenti biblici, canonici e carismatici. Il Provinciale, ci è stato ricordato, non è il manager di un’azienda, che ha posizioni di potere da difendere o guadagni da realizzare; ma è un fratello incaricato per un servizio, peraltro temporaneo, che anzi dovrà anche imparare a lasciare al tempo opportuno, come “il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20,28). “Dare la vita per i miei frati”, questo potrebbe e dovrebbe essere il motto di ogni Provinciale, che abbia davvero capito il senso della sua chiamata.

Il senso della nostra unità, durante questa giornata è infine emerso con forza unica dalla testimonianza di due confratelli, chiamati dal P. Generale a raccontare la loro vita carmelitana in contesti particolarmente feriti. P. Rafal ha ringraziato per l’attenzione dell’Ordine al Paese in cui si trova a vivere e ci ha descritto che cosa significhi essere carmelitani oggi in Ucraina. Che significhi, cioè, per una comunità e per i suoi pastori vedere andar in guerra ragazzi della parrocchia e non vederli tornare, che significhi vedere una madre attendere come unica speranza il corpo del figlio morto, che significhi preparare coppie al matrimonio prima che lo sposo si rechi al fronte, che significhi prendersi cura di bambini privati di ogni sorriso. Ma soprattutto che significhi continuare a credere che il bene è sempre più grande del male e la vita sempre più forte della morte.

E questo anche quando uno stato di guerra dura da più di 50 anni, come in Libano, dove lo scontro tra Israele e Hezbollah insanguina da sempre quella terra santa. Credere significa restare, in questo caso, ma anche non rinunciare a vivere e ad aiutare gli altri. È quello che fanno i carmelitani libanesi, cerando di dare speranza a famiglie, giovani, anziani, con la carità che la Provvidenza non fa mai mancare e con l’annuncio del vangelo che è parola di speranza.

L’ascolto di queste due testimonianze, che mettono la nostra vocazione e il nostro ministero in rapporto diretto con la morte e le ferite dell’uomo, ci ha dunque ricordato come spesso tanti nostri problemi non siano così decisivi. E che possiamo ringraziare Dio dei tanti doni ricevuti, che non chiedono altro che di essere condivisi.

Fotografia dei Padri che partecipano al Definitorio straordinario. Messico 2026
05/09/2026

Fotografia dei Padri che partecipano al Definitorio straordinario.
Messico 2026

DEFINITORIO STRAORDINARIO MESSICO SINTESI DEI LAVORIMercoledì 2 settembre  Dopo i nostri tempi di preghiera, la giornata...
03/09/2026

DEFINITORIO STRAORDINARIO
MESSICO
SINTESI DEI LAVORI
Mercoledì 2 settembre



Dopo i nostri tempi di preghiera, la giornata è iniziata con la relazione di P. Agustì Borrell. Ci ha offerto una preziosa panoramica storico-canonica sulla strutturazione del nostro Ordine e sui passi recenti che si stanno compiendo a questo riguardo. Da un lato, infatti, il nostro Ordine è da sempre idealmente e concretamente costituito da province, vale a dire quelle circoscrizioni che godono di sufficiente autonomia vitale nel governo, nella formazione, nell'apostolato, nella missione, nell'economia... Da un certo momento in poi, tuttavia, sono state immaginate anche circoscrizioni più piccole, storicamente usate come fasi provvisorie di preparazione alla nascita di una nuova provincia, o di fronte alla riduzione eccezionale di una provincia. Dal 1968, tuttavia, esse si sono moltiplicate in numero e tipologia, quasi senza più una verifica del processo. Anche le Costituzioni attuali mantengono il principio che "l'Ordine è composto da province", ma aprono la porta ad "altri territori autonomi". Tuttavia questa libera configurazione ha iniziato a incontrare problemi strutturali. Il Definitorio Straordinario di Lisieux, tenutosi nel 2023, ha offerto alcuni nuovi orientamenti per la semplificazione e la riduzione delle tipologie di circoscrizioni, che il Definitorio Generale ha concretizzato e applicato successivamente.

Dopo la pausa, abbiamo ascoltato la Relazione di P. Jean-Baptiste Pagabeleguem sulla formazione. Dal 92° Capitolo Generale nel 2021, l'Ordine ha deciso di interessarsi maggiormente alla formazione e ne ha fatto una delle sue priorità durante questi sei anni di servizio. Il Definitorio ha istituito una commissione internazionale non solo per aggiornare la Ratio institutionis generalis, ma anche per risvegliare la coscienza di tutto l’Ordine riguardo alla nostra identità e missione. Il Superiore Generale ha inoltre offerto un Vademecum per fornire linee guida sintetiche e pratiche sulla formazione, come preludio all'aggiornamento della Ratio.
Ricominciare dal fuoco delle origini, che non è nostalgia per il passato, non si esaurisce con i nostri fondatori, ma si arricchisce dall'essere incarnati in ogni epoca, in ogni contesto storico e geografico, in lingue diverse, in ogni carmelitano che vive vita di preghiera, vita fraterna in comunità e vita apostolica.
In conclusione, diciamo che la formazione è una priorità fondamentale per il Carmelo Teresiano perché garantisce fedeltà al carisma, la stabilità delle comunità e la trasmissione di uno stile di vita radicato nella preghiera, nella fraternità e nell'apostolato.
Il pomeriggio è stato di nuovo dedicato agli incontri per coetus linguistico.

DEFINITORIO STRAORDINARIO OCDMESSICO 2026SINTESI DEI LAVORI – Lunedì 31 agosto 2026 «Sappiamo che l’efficacia di questo ...
02/09/2026

DEFINITORIO STRAORDINARIO OCD
MESSICO 2026

SINTESI DEI LAVORI – Lunedì 31 agosto 2026

«Sappiamo che l’efficacia di questo nostro incontro non dipenderà dalla brillantezza dei nostri discorsi o dal solo consenso umano, ma dalla nostra capacità di aprirci alla voce dello Spirito Santo». La prima giornata del Definitorio Generale di Città del Messico si è aperta con queste preziose parole, di ammonizione e di prospettiva, offerte nell’omelia della Santa Messa dal Padre Vicario, Agustì Borrell.

Una giornata che è stata già ricca di contenuti e prospettive che – dopo il saluto iniziale rivolto ai presenti dal Provinciale del Messico, Padre Ricardo Pérez – ha subito previsto l’intervento del Padre Generale Miguel Márquez. La sua relazione, dopo un doveroso ringraziamento al Provinciale e ai confratelli del Messico per la storia della loro Provincia e per l’accoglienza di questo Definitorio, si è sviluppata in quattro grandi quadri:

La Parola di Dio come luce per il cammino, richiamata dal P. Generale attraverso tre brani, che ci hanno parlato di cura, fede e comunione:
Il primo: «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9): che ci ha interrogato su quale sia la qualità della nostra cura reciproca, sia personale che comunitaria .
Il secondo: «Guarda il cielo e conta le stelle, se riesci a contarle… così sarà la tua discendenza» (Gen 15.5): che ci ha interrogato su quale sia la qualità della nostra fede in ciò che Dio può fare, in particolare mentre siamo nella debolezza o nella notte
Il terzo: «Tutti perseveravano nella preghiera, con un unico spirito, insieme ad alcune donne, a Maria, madre di Gesù, e ai suoi fratelli» (At 1,14): che ci ha interrogato sulla qualità della nostra preghiera condivisa e sul nostro affidamento filiale a Maria, anche nella crisi.
Il Definitorio Straordinario di Lisieux ci ha messi di fronte alla mancanza di realismo, cioè la difficoltà ad accettare la realtà così com’è, con le fragilità che la segnano oggi e i cambiamenti necessari per il domani. In quell’occasione abbiamo capito che accogliere una diagnosi ben fatta significa iniziare a guarire. E che quindi accogliere il progetto di una ristrutturazione delle circoscrizioni e delle nostre presenze signfica desiderare e credere di poterci esserci ancora, nella Chiesa, come Carmelitani, insieme e con passione.
Le principali preoccupazioni e sfide emerse dalle visite del P. Generale alle Province, che sono relative alla qualità della nostra comunicazione, del nostro discernimento, della nostra capacità di essere “squadra”, del nostro governo come servizio, del nostro formarci a una vita e non solo a nozioni, del nostro entusiasmo vocazionale, che ci dovrebbe ricordare di essere degli innamorati.
Il P. Generale ha concluso: «Siamo custodi dei nostri fratelli, senza dubbio!... Queste tre icone ci impediscono di distogliere lo sguardo di fronte alle crisi delle nostre province o alla sofferenza del mondo. Vi invito a fare di questi giorni un cenacolo di parresia: parliamo con libertà, ascoltiamo con il cuore e discerniamo con audacia».

***

Abbiamo dopo la pausa avuto l'Intervento di P. Paolo de Carli, economo generale. Nella sua relazione P. Paolo ha toccato tre temi fondamentali relativi all’economia della Casa Generalizia, al contributo delle Province e agli investimenti sulla formazione. Non richiamiamo i dati numerici, ma qualche nota a margine sul senso degli stessi dati.

***

Di pomeriggio si è lavorato in gruppo linguistico (inglese, francese, spagnolo, italiano). P. Miguel ha lasciato alcune domande, sulle quali si sono confrontati i coetus linguistico-geografici:
A) Quali aspetti della relazione sono prioritari e urgenti per il lavoro da fare in vista del capitolo generale?
B) Indica qualche barlume di speranza nella tua regione e la tua maggiore preoccupazione o difficoltà
C) Cosa possiamo fare per ravvivare la nostra vita di preghiera in modo pratico ed efficace?
D) Potremmo proporci la dimensione e il discernimento missionario come orizzonte di lavoro in vista del Capitolo Generale del 2027, sotto la doppia chiave dell’identità e della missione, sia nella sua fedeltà interna (missione-identità) sia nel suo dispiegarsi verso il mondo (missione ad extra)?

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Rome
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