Scolasticato Interprovinciale Saletino di San Giuseppe - Roma

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Scolasticato Interprovinciale Saletino di San Giuseppe -  Roma "La gioia del Vangelo: attività scolastiche, eucaristia, tavole rotonde, articoli rivista"

Ritiro mensile,con Padre Israel (Missionario Claretiano)Ci ha guidati nella riflessione sull’incontro tra l’eunuco e Fil...
24/01/2026

Ritiro mensile,

con Padre Israel (Missionario Claretiano)

Ci ha guidati nella riflessione sull’incontro tra l’eunuco e Filippo, di cui parla At 8, 26-40. È un incontro con il Signore, mediato dalla Parola e dall’annuncio, che apre alla fede e al Battesimo. Il predicatore sottolineava che non si tratta di un semplice incontro con Filippo, ma dell’incontro con Colui di cui parlano le Scritture, a partire dal versetto 34:
"about whom, I ask you, does the prophet say this, or about someone else?"

Grazie mille.

10/05/2025

IV Domenica di Pasqua
Il Buon Pastore!

Celebriamo oggi la Quarta Domenica di Pasqua, tradizionalmente chiamata Domenica del Buon Pastore ed è dedicata alle vocazioni. È una festa luminosa e carica di speranza: celebrare il Buon Pastore significa riconoscere la presenza viva di Cristo in mezzo al suo Popolo, una presenza che guida, accompagna, cura e consola.
Questa celebrazione assume un significato ancora più profondo per la nostra Chiesa, che proprio in questi giorni accoglie con gratitudine il nuovo Successore di Pietro: Papa Leone XIV. I Signori Cardinali, docili all’azione dello Spirito Santo, hanno indicato il nuovo Pastore della Chiesa universale. E come affermano i Padri del Concilio Vaticano II, il Papa è “il principio perpetuo e visibile e il fondamento dell’unità, tanto dei Vescovi quanto della moltitudine dei fedeli” (Lumen Gentium, 23). In lui riconosciamo il volto del Buon Pastore che, nella fragilità di un uomo, porta sulle spalle il peso dell’intero gregge.
Le caratteristiche del Buon Pastore sono scolpite nella Scrittura. Le troviamo nel profeta Ezechiele, nel capitolo 34, dove Dio stesso promette di essere il pastore del suo popolo: “Radunerò le pecore disperse, le condurrò al riposo, curerò quelle ferite, cercherò quella smarrita”. E nell’Apocalisse, san Giovanni ci ricorda che il Pastore guiderà il suo popolo alle fonti delle acque della vita, e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi.
Sì, la Chiesa piange. Le sue lacrime oggi non sono solo un ricordo del passato, ma sono lacrime vive e presenti. Piange con i poveri, i migranti, le vittime della guerra e delle ingiustizie. Piange con chi è stato abusato, tradito, scartato. Piange per la secolarizzazione, per l’indifferenza alla fede, per l’abbandono dei sacramenti. Piange per i conflitti interni, per la mancanza di unità tra i cristiani, per le ferite profonde inflitte da chi avrebbe dovuto curare.
Eppure, in queste lacrime, non c’è solo dolore. C’è anche speranza. Perché Dio asciuga ogni lacrima, e queste stesse lacrime, come dicevano i Padri, sono semi di resurrezione. I cristiani perseguitati e dimenticati, i martiri del nostro tempo, testimoni silenziosi della fede, sono le radici nascoste della santità della Chiesa.
In questa prospettiva, la Chiesa ha bisogno — oggi più che mai — di un pastore misericordioso e compassionevole, un pastore che sappia ascoltare, accogliere, condividere. Un pastore che non divide, ma unisce; che non esclude, ma include. Un pastore che promuove la corresponsabilità e il coinvolgimento di tutti i fedeli, ciascuno con i propri doni, nella missione comune.
Ce lo ricorda anche la prima lettura, con Paolo e Barnaba in missione: la salvezza è universale. Dio non fa preferenze: giudei o pagani, siamo tutti suoi figli. Non conta dove si nasce, ma come si risponde. Quello che importa è accogliere con umiltà Dio e la sua Parola, permettere che trasformi il nostro cuore.
Con i Cardinali, ieri, il Papa Leone XIV, nella sua Messa pro Ecclesia, ha pronunciato parole che ci toccano profondamente. Ha detto che chi nella Chiesa ha un ministero di autorità deve “sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Cristo sia conosciuto e glorificato” (cfr Gv 3,30). E oggi, nel suo discorsi ai Cardinali ha aggiunto: “Il Papa, da San Pietro fino a me, suo indegno Successore, è un umile servitore di Dio e dei fratelli, non altro che questo.”
Sono parole che richiamano fortemente l’eredità spirituale di Papa Francesco, che ha voluto una Chiesa povera per i poveri, una Chiesa, i cui pastori abbiano l’odore delle pecore, che non parli solo di misericordia, ma la viva.
Il pastore vero, ci dice il Vangelo di oggi, non si vanta delle sue prediche né crede che le pecore siano sue. Le pecore sono un dono del Padre. Gesù afferma con forza: “Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti” (Gv 10,29). E le accoglie con amore oblativo, quell’amore che si dona senza calcoli, senza chiedere nulla in cambio. Come ha detto Papa Benedetto XVI, è questo l’amore che deve caratterizzare il ministero del pastore: un amore che si consuma per il bene degli altri.
Preghiamo per le vocazioni!
Ma non dimentichiamo che la preghiera, da sola, non basta: essa dev’essere accompagnata da gesti concreti, da uno stile di vita che generi vocazioni, che le sostenga, che le faccia fiorire. È vero, le vocazioni vengono da Dio, ma Dio non parte dal nulla. Dio chiama, ma ha bisogno di un terreno fertile: famiglie generose, comunità vive, cuori aperti alla vita e alla fede. Senza figli, non ci saranno mai vocazioni. Senza giovani da amare, da educare, da accompagnare, come potrà la Chiesa vedere sorgere nuovi pastori, missionari, consacrati?
La Chiesa, madre dell’Occidente, non può smettere di partorire per Cristo.
Non può rinunciare a generare figli nella fede, a coltivare sogni di santità, a seminare vocazioni nella carne e nel cuore del suo popolo. Preghiamo, sì, con fervore! Ma preghiamo mettendo in gioco la nostra vita, le nostre famiglie, le nostre parrocchie, perché diventino giardini vocazionali, luoghi di ascolto della voce del Pastore, e grembi aperti alla vita e al Vangelo.

Sorelle e fratelli, voglio lasciarvi con le parole che Papa Francesco rivolse ai giovani alla Giornata Mondiale della Gioventù, nel 2023: “Nella Chiesa c’è spazio per tutti, per tutti! Nessuno è inutile, nessuno è superfluo. Così come siamo, tutti.” E Gesù, in uno di questi passi del vangelo, ci insegna la stessa cosa: “Andate e portate tutti, giovani e vecchi, sani e malati, giusti e peccatori: tutti, tutti, tutti.” Questa è la nostra Chiesa: una casa per tutti, un corpo in cui ogni carisma è al servizio dell’unità.
Preghiamo dunque il Signore perché, per intercessione della Vergine di Pompei, custodisca il Santo Padre, il nuovo Pastore universale, e tutta la Chiesa. Che ci doni pastori secondo il suo cuore, capaci di amare fino alla fine, e un popolo fedele, pronto a seguirli sulle orme del Buon Pastore.

P. Jose Kangwe (MS)
(IV Domenica di Pasqua)

QUE LEÃO XIV SEJA TÃO INOVADOR QUANDO FOI LEÃO XIII E PAPA FRANCISCOTodas nós estamos muito surpresas, imagino. Única ce...
08/05/2025

QUE LEÃO XIV SEJA TÃO INOVADOR QUANDO FOI LEÃO XIII E PAPA FRANCISCO

Todas nós estamos muito surpresas, imagino. Única certeza dos vaticanistas é que não seria latino americano nem estadunidense. Os cardeais conseguiram a proesa do novo Papa ser os dois, dos EUA, e também peruano (onde se naturalizou). A eleição de Robert Francis Prevost, tudo indica, teve importante participação dos cardeais latino americanos. Primeiro papa dos EUA, primeiro papa do Peru (naturalizado), primeiro agostiniano.

A escolha de seu nome papal, Leão XIV, joga luz ao papado de Leão XIII, autor da Rerum Novarum, de 1891 (Das coisas novas - sobre as condições dos operários), que inaugura os documentos sociais da igreja. Um documento progressista, que abre a igreja as questões de seu tempo, após muitos anos de fechamento e retrocesso (papas anteriores condenaram a energia elétrica e a luz, entre outras invenções). A Rerum Novarum contribuiu com a luta dos trabalhadores mundo afora.

Prevost tem caminhada de pastoral social, com conhecimento da América Latina, tendo morado 13 anos no Peru (1985 a 1998); com pastoreio marcado por posicionamentos contra o autoritarismo, a favor dos migrantes, e ao lado dos pobres. Atuou também na fronteira do México com os Estados Unidos; criticou abertamente Trump e o vice Vance.

Estava próximo ao Papa Francisco, ocupando cargos importante no Vaticano, como prefeito do Dicastério para os Bispos e para a Amércia Latina. É jovem, tudo indica que terá um pontificado longo. Representa continuidade em vários aspectos.

O primeiro norte-americano, podemos dizer também, o primeiro peruano, e o primeiro agostiniano. Tem apenas dois anos de cardeal - algo muito raro, ser eleito papa com tão pouco tempo como cardeal. Jovem para termos papais, 69 anos, seu papado deve ser longo.

Ir. Evelyn Caroline OSR

19/04/2025

Lucas 24,1-6

Jesus, hoje é a noite, chamada de mãe de todas as noites da história humana e da existência de cada um de nós. Porque, dessa noite surgiu um novo dia, o primeiro dia de uma nova criação, de uma nova humanidade. A luz que rompeu do seu túmulo escuro venceu a escuridão da morte e as trevas do pecado. Por isso, acendemos o Círio pascal, para que a pequenina vela da nossa fé se reacenda na Luz da sua Vida, que é eterna e se irradia sobre todo o mundo e sobre todos os séculos. Assim como as mulheres, primeiras testemunhas privilegiadas e anunciadoras felizes da sua Ressurreição, nós também desejamos proclamar com alegria que o senhor ressuscitou verdadeiramente, aleluia. Esta noite do anúncio pascal, mais do que uma recordação, é um sacramento do acontecimento central da nossa fé cristã, na certeza absoluta de que o senhor assumiu a fragilidade da nossa natureza humana para fazê-la participar da eternidade da sua vida divina. Esta vigília pascal é a fonte da esperança, que não nos engana e alimenta a nossa confiança no futuro do ser humano, apesar de tantos sinais negativos que ainda persistem em nosso mundo. Ainda há muitas cruzes e muitos túmulos fechados na escuridão da fé e na podridão do pecado, causas de tanta dor e de tanta desilusão em nossa geração. Mas, ao cantar Aleluia na noite da Páscoa, nós esperamos e cremos que há uma nova história presente em nosso mundo, testemunhada por todas(os) aqueles que seguem a procissão do Círio pascal.
Senhor, ao celebrar a alegria desta Páscoa, nós somos solidárias(os) com os povos em guerra, dispersos e vítimas dos poderes das trevas e da morte. E suplicamos que esta Páscoa seja para elas(es) também a esperança de um novo dia, quando recuperem o direito de viver e de conviver em paz.
Maria santíssima, a noite passou, o dia renasceu, as lágrimas secaram, porque seu Filho ressuscitou. Mãe do Ressuscitado, enxugue as lágrimas de todas(os) os sofredoras(es) que ainda estão aos pés da cruz. Faça ecoar em todo o mundo a alegria do seu Magnificat de gratidão pela nossa Redenção e de Peregrinos de Esperança, para levarmos a todas(os) o Jubileu deste Ano Santo. Amém! Aleluia!

Ir. Evelyn Caroline OSR

17/04/2025

João 13,1.4-5.15

Jesus, a Quinta-feira santa é o dia em que o senhor nos faz visualizar o sentido profundo do seu projeto de Reino de Deus, pelo qual iria entregar a sua vida, e que estava em contradição gritante com o projeto de sociedade, que se perpetua no mundo. O senhor nos amou até o fim, e, diante de sua morte e ressurreição, quis ofercer-nos um ícone final de tudo o que nos havia ensinado, a sua Última Ceia com os discípulos. Às vésperas do seu martírio, quis realizar com eles um encontro de ternura e de despedida, em que o seu amor por nós se manifestou, mais do que em palavras, pelo gesto de lavar os pés de cada um dos seus discípulos. A partilha do pão e do vinho transfigurou-se em sinal vivo da doação que fez da sua vida pela nossa redenção. O pão consagrado iria renovar a doação da sua vida por nós, o vinho consagrado se tornaria o sinal vivo do sangue derramado para a nova e eterna aliança de amor conosco. Assim, a tragédia da sua paixão e morte foi iluminada por essa Última Ceia, dando-nos o seu sentido redentor. O ministério que passou aos seus apóstolos, longe de ser uma delegação de poder terreno, era um compromisso de união fraterna, de doação da própria vida e de serviço de lava-pés uns aos outros. Senhor, hoje nos perguntamos se as nossas Missas têm sido de fato uma memória renovadora dessa Última Ceia. Será que não nos desviamos dessa cena tão viva do Evangelho e reduzimos tudo isso a um ato de culto oficial, tal como já se fazia nos templos pagãos? Que a celebração desta Quinta-feira santa provoque a conversão de todas as Igrejas cristãs e de cada um de nós, para que celebremos as nossas Missas como memória viva desse sacramento maior e central da nossa fé cristã: sacramento da sua morte e ressurreição, vínculo de comunhão, e força da nossa missão evangelizadora para cada geração. Nós lhe agradecemos esse sacramento de amor e de união com o senhor, e tudo o que lhe pedimos é que, ao receber o seu Corpo e Sangue, também nós aprendamos a lavar os pés uns dos outros. Somente assim poderemos ser Peregrinos de Esperança, que impelem o nossa sociedade arrogante e piramidal a converter-se em Reino de Deus, onde a dignidade maior é de quem serve e lava os pés uns dos outros.
Maria santíssima, Mãe da Igreja, ajude-a a retomar a coragem e a alegria de ser simplesmente servidora, cujo principal paramento deveria ser uma toalha para lavar e enxugar os pés de tanta gente sofrida, cansada e ferida. Amém!

Ir. Evelyn Caroline OSR

DON BOSCO, L’educatore divenne Santo IL SISTEMA PREVENTIVO DI DON BOSCODon Bosco ha risposto alla chiamata di Dio per di...
31/01/2025

DON BOSCO,
L’educatore divenne Santo

IL SISTEMA PREVENTIVO DI DON BOSCO

Don Bosco ha risposto alla chiamata di Dio per diventare padre, amico, mediatore e fratello dei giovani abbandonati, orfani, poveri, svantaggiati, e anche dei disabili, rifugiati, immigrati, ragazzi di strada e vittime di abusi. Questa risposta si è estesa anche al mondo femminile con la fondazione delle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice.
Don Bosco ha sempre avuto una visione cristiana e antropologica, diventando "difensore e promotore dei diritti umani e dei minori", un obiettivo che continua a guidare i Salesiani anche oggi. Il loro compito è formare un "buon cristiano e onesto cittadino", cioè un uomo che si orienta verso Dio e verso la società, che teme Dio, obbedisce ai superiori e lavora con dignità; è l’uomo dell’oratorio, luogo di famiglia, comunione e sinodalità, dove i giovani sono accolti e accompagnati.
Il Sistema Preventivo non si limita alla correzione dei comportamenti, ma è un processo globale che include l’assistenza sociale, l’educazione morale e religiosa. Gli educatori devono essere sempre presenti, non autoritari, e favorire un ambiente di ascolto e crescita. La spiritualità salesiana si esprime nel supporto continuo e nella cura dei giovani, in modo che possano svilupparsi integralmente, anche attraverso il lavoro e la preghiera.
Una caratteristica importante dell’Oratorio è la sua capacità di formare buoni cristiani e onesti cittadini, attraverso un ambiente che promuove la fede e la partecipazione sociale. Don Bosco, attraverso il suo Sistema Preventivo, ha offerto a milioni di giovani un’opportunità di crescita umana e spirituale.
Infine, il Sistema Preventivo è un modello di educazione che si basa sull’amorevolezza, sulla presenza e sull’assistenza continua. Gli educatori, con la loro testimonianza di vita cristiana, sono chiamati a prendersi cura dei giovani, guidandoli con pazienza e rispetto. La sinodalità, cioè il camminare insieme, è un aspetto centrale del metodo educativo di Don Bosco, che vede la comunità come un luogo di crescita reciproca, dove ogni individuo ha valore e può contribuire al bene comune.
Pietro Braido descrive Don Bosco come un educatore, ma io ritengo che fosse anche un teologo, in quanto le sue scelte pedagogiche erano radicate in una profonda comprensione teologica della missione della Chiesa. Il suo approccio educativo si intreccia con temi teologici come la catechesi, i sacramenti, la mariologia e la teologia morale, che non erano solo teorici, ma concreti nelle sue azioni quotidiane.

A tutti i Salesiani e colleghi dell'UPS, a Roma.
un caro saluto e auguro una buona sessione di esami a chi non li ha ancora terminati.

In fede
Jose KANGWE, MS

Roma, 31 gennaio 2025

"Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell'infanzi...
28/01/2025

"Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell'infanzia. Possiamo però, cambiare noi stessi, riparare i guasti, riacquistare la nostra integrità perdita"

(Miller, 1996)

27/01/2025

JESUS CRISTO, MEDIADOR E REDENTOR:
A Presença Salvadora nos Sacramentos da Igreja

O Eterno Pai, na Sua infinita misericórdia, quis, desde sempre, que o homem se salvasse através de Seu Filho, Jesus Cristo, o "Resplendor da Sua glória e Imagem fiel da Sua Substância" (Heb 1,3). Por isso, enviou-O ao mundo para ser a Luz dos homens, de modo que todo aquele que O segue não ande nas trevas, mas tenha a Luz da vida (Jo 8,12). Jesus é o único Mediador entre Deus e os homens (1Tm 2,5), e, segundo Romano Guardini, está “imediatamente junto de Deus” pela Sua essência. Por meio d'Ele, temos acesso a Deus no Espírito Santo (DV 2). Assim, Ele reintegra o homem na comunhão de vida, amor e felicidade com Deus sempre que este se afasta d'Ele pelo pecado (Mt 9,13; Jo 14,6).
Desejando perpetuar na Terra a Sua obra de Mediador e Redentor, Jesus anunciou o início da redenção e proclamou o Reino de Deus (Mt 4,12-17; Mc 1,14-15; Lc 4,14-15). Para continuar a Sua obra salvífica, Ele instituiu os sacramentos, que são a extensão dessas ações no tempo e no espaço, constituindo a via ordinária para a salvação. Os sacramentos são, portanto, ações santificadoras de Cristo, que difundem a graça no Seu Corpo Místico, a Igreja. Não apenas por serem instituídos por Cristo, mas porque é Ele quem age em cada um deles. Como afirmam São Boaventura, Santo Agostinho, Santo Isidoro e Hugo de São Vítor, "nos sacramentos opera em segredo a virtude divina".

José KANGWE
Roma, 27.01.2025

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