14/06/2026
L’ ECO DI SANTA RITA
II FOGLIO SETTIMANALE DELLA Comunità PARROCCHIALE
XI DOMENICA - TEMPO ORDINARIO - ANNO A – 14 GIUGNO 2026
PARROCCHIA SANTA RITA DA CASCIA
1a lettura: Es 19,2-6a; Salmo: 99; 2a lettura: Rm 5,6-11; Mt 9,36 -10,8
SOLLEVATI SULLE ALI DELLA COMPASSIONE
«Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una gente santa»: il popolo al quale Mosè trasmette l’annuncio di Dio è un popolo che Dio ha «sollevato su ali di aquila» facendolo uscire dall’Egitto. Israele non è un regno con a capo sacerdoti, ma è un regno di sacerdoti; non è gente affidata a persone sante, ma è un popolo santo. Un popolo di sacerdoti non delega a qualcuno il servizio a Dio, ma è tutto un popolo capace di culto a Dio, ed è l’intera sua vita a diventare altare. Un popolo di schiavi non può scegliere, un popolo libero può invece farsi carico del mondo, per questo è un popolo santo. La santità non è delegata a una casta; ogni membro del popolo deve farsi custode del fratello, difensore del povero, garante della giustizia. Il popolo d’Israele è libero non perché ha vinto una guerra contro l’Egitto, ma perché è stato “sollevato su ali di aquila” e condotto fuori dalla prigionia. Dio non libera Israele dalla schiavitù perché diventi padrone dispotico di altri popoli, ma perché sia liberato da ogni forma di schiavitù sacrale, religiosa, politica. La salvezza dell’Esodo è un atto politico e spirituale che trasforma una massa di schiavi in un corpo solo, dove il potere è sostituito dalla gratuità e il giogo dalla responsabilità etica. Sono f***e sfiancate quelle che Gesù vede e ne ha compassione, «perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore». Se nell’Antico Testamento Dio solleva il popolo per portarlo fuori dal dominio del faraone, nel Vangelo Gesù si china sulle f***e e le solleva sulle ali della compassione. Una compassione che non si limita a consolare, ma solleva, rialza perché va oltre il semplice sentimento di dispiacere o la parola di conforto fine a sé stessa. Gli aggettivi in greco resi con “stanche e sfinite”, descrivono non solo la fatica fisica, ma uno stato di vessazione interiore e abbandono spirituale. Il dominio non è più solo quello di un impero straniero, ma quello di una legge religiosa che si fa giogo pesante e di una speranza che si è spenta nel cuore. La scelta di Gesù di istituire e inviare i Dodici in risposta alla stanchezza delle f***e ha in sé un legame profondo tra la liberazione di Israele dalla condizione di schiavitù e la nuova alleanza del Vangelo. Gesù affida ai discepoli un potere che è l’esatto opposto del dominio del faraone: dà loro il potere di guarire, risuscitare e liberare. E la gratuità del mandato attesta che essa è l’unica forza capace di spezzare le catene che riducono l’essere umano a strumento di profitto, che è alla base di ogni forma di schiavitù. La missione dei Dodici è l’attuazione pratica della compassione di Gesù. Essi sono inviati per annunciare che «il regno dei cieli è vicino». Questo annuncio serve a rialzare lo sguardo del popolo dall’oppressione presente verso un orizzonte di speranza e di senso, trasformando una massa sfinita in una comunità libera che cammina verso la vita. La Chiesa di oggi è chiamata a riscoprire la propria missione come esercizio di compassione viscerale. In un mondo popolato da f***e “stanche e sfinite” dai nuovi dominatori, la Chiesa ha senso solo se annuncia la gratuità del Regno. Una comunità autenticamente si assume il peso del mondo, diventando un altare dove ogni ferita guarita è il segno che Dio è ancora all’opera per liberare l’uomo dalla sua stanchezza.