Chiesa Luterana Confessionale d'Italia

Chiesa Luterana Confessionale d'Italia Chiesa Luterana Confessionale d’Italia (CLCI)

Pastori responsabili: p. Joshua Salas (320 625 1670), p. Lorenzo Murrone (331 912 9619) - Roma
Contatti: Luiz R.

Lange (Padova)
Missionari: Michael e Nancy Morizio, p. Tyler McMiller (missionari LCMS, Roma) L'annuncio della morte e della resurrezione di Gesù Cristo per il perdono dei nostri peccati e per la nostra giustificazione davanti a Dio, solamente per grazia Sua e soltanto attraverso la nostra fede in Gesù Cristo, è rilevante oggi come lo era nei secoli scorsi, fin dall'epoca degli apostoli biblici e

attraverso tutta la storia della Santa Chiesa del Signore. Urge dunque condividere questa Parola divina ovunque, cioè lì dove siamo. Siete tutti i benvenuti.

Sermone per la dodicesima domenica dopo Pentecoste scritto dal Pastore Tyler McMiller (+39-346-327-0882) sul Matteo 15, ...
17/08/2026

Sermone per la dodicesima domenica dopo Pentecoste scritto dal Pastore Tyler McMiller (+39-346-327-0882) sul Matteo 15, 21-28. Che Dio benedica il vostro ascolto!

Ben si sa che ci sono due tipi, due categorie di storie. La commedia e la tragedia. Una commedia, non è necessariamente una storia divertente, che fa ridere, piena di barzellette. Una commedia, invece, è una storia con una lieta fine. Il Signore degli Anelli è un esempio di una commedia. Guerre stellari è una commedia, perché finisce con la vittoria degli eroi, nonostante tutte le difficoltà che affrontano insieme.
Dall'altro canto, una tragedia non significa, necessariamente, che tutta la storia sia triste, ma vuol dire, invece, questo sì che il finale è triste. Un esempio sarebbe il Titanic perché finisce con la morte del protagonista.
Spero che non sia un pensiero troppo triste chiedersi chi, nella storia del mondo, abbia avuto la vita più tragica, più triste? Anche nella bibbia ci sono tante storie tristi. La morte di Uria, il marito di Bath-Sceba, l’omicidio d’Abele da mano di suo fratello Caino. Il martirio di Santo Stefano. La settimana scorsa, nella nostra conferenza per i missionari abbiamo studiato la vita di Giobbe. Una storia molto triste, piena di sofferenze, privazioni e morte.
Ma vi chiedo, queste sono tragedie o commedie? Cari nel Signore, tutte sono commedie, perché hanno una lieta fine, perché tutte le storie nella bibbia finiscono sempre bene perché tutte quelle storie finiscono con una vittoria eterna per ogni cristiano, ogni figlio e figlia di Dio e fratello e sorella di Gesù.
Forse, non sempre vediamo quel lieto fine sulle pagine della storia stessa ma, non sbagliatevi, non vi scoraggiate, ogni storia finisce con la vita eterna e un luogo nei cieli con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Bisogna leggere e capire quelle storie alla luce della sola fede. La fede viene definita nella lettera agli Ebrei 11, 1 Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono; La storia della vita di ogni cristiano è una commedia perché la storia di ogni cristiano ha una lieta fine, nonostante le prove, nonostante le croci, nonostante le sofferenze.
Chi ha avuto la vita più triste di tutti? Sia nella bibbia che nella storia del mondo? Non è stata la vita di Abele, né quella di Uriah, né quella di Giobbe. La risposta può essere soltanto Gesù il nostro Dio e Salvatore. Cari nel Signore, Gesù Cristo il nostro Signore, che ha preso su di sé tutti i peccati del mondo e sulla croce si è sacrificato per tutti noi. Ma la sua vita non è una tragedia, invece è una commedia. Perché ha un lieto fine, la sua morte finisce bene, con la sua risurrezione e la vita eterna di tutti coloro che credono in lui.
Nel nostro vangelo d’oggi, abbiamo la storia della donna cananea. E vediamo che lei è un perfetto esempio, una vera campionessa nell’affrontare le difficoltà. E’ difficile pensare a una persona più povera, più oppressa, più avvilita di lei.
Per primo, era una donna. La vita per le donne nel mondo antico era molto difficile. Bisogna riconoscerlo, senza offendere. E come papà di due figlie, posso ringraziare il Signore per l’epoca che ci è toccata. Le donne non avevano gli stessi diritti legali e civili. La legge spesso non le proteggeva. In molte società antiche, le donne non potevano avere proprietà. Nell’impero romano sì, ma le fonti parlano sempre di donne della classe alta. Quindi, una donna da sola era sempre una preda facile per cui voleva approfittarsi di lei. Non sappiamo se lei avesse un marito o meno, ma di lui non si parla. O è morto o forse soffre anche lui di qualcosa o se ne frega sia di lei sia della sua figlia.
Secondo, era una cananea. Quindi, una non-ebrea. Attenzione alla parola, Matteo avrebbe potuto scrivere, “gentile”. Ma ha scelto di scrivere proprio cananea. Nell’antico testamento, i cananei erano i nemici acerrimi del popolo d’Israele. Avrebbero dovuto essere sterminati e l’unico motivo perché c’erano ancora era che il popolo d’Israele era stato meno fedele del dovuto.
Tre, ha una figlia indemoniata. Persino i poteri soprannaturali sono schierati contro di lei. Tutti i popoli idolatri erano fuori dal patto di Dio, ma il fatto che questa famiglia era sotto il dominio del diavolo si vedeva in un modo particolare, manifesto.
Quattro, prestiamo attenzione a come viene ricevuta, accolta da Gesù. Nel versetto 22 Ed ecco una donna Cananea, venuta da quei dintorni, si mise a gridare, dicendo: «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide! Mia figlia è terribilmente tormentata da un demone!». 23 Ma egli non le rispondeva nulla. E i suoi discepoli, accostatisi, lo pregavano dicendo: «Licenziala, perché ci grida dietro». 24 Ma egli, rispondendo, disse: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d'Israele».
Quanti malati aveva Gesù guarito! Quanti lebbrosi aveva purificato! Quante moltitudini di persone aveva sfamato, ma questa donna tragica viene rifiutata davanti a Dio stesso.
Ovviamente, è difficile pensare ad una figura più tragica di quella donna. Ma, cari nel Signore, in questa storia vediamo tutti gli indizi, tutti i possibili spunti di un esito positivo, benedetto e vittorioso. Sappiamo già che Gesù è buono e misericordioso. Quindi, possiamo leggere questa storia con fede, sapendo che finirà non come una tragedia ma come una commedia, con una lieta fine.
In primo luogo, leggiamo che Gesù è andato verso Tiro per incontrarla. Sarebbe più chiaro se guardassimo la mappa ma Tiro si trova abbastanza lontano dal resto d’Israele. Anche dopo la storia, leggiamo che Gesù torna subito indietro. Tutto indica che ha fatto questo viaggio per trovare lei e soltanto lei.
In secondo luogo, possiamo vedere e concludere che questa donna è sommamente furba. Forse, non siamo abituati a chiamare i cristiani furbi. In italiano, potrebbe essere quasi considerata una parola negativa. Ma non sbagliatevi, il cristiano deve essere furbo, saggio e sapere affrontare sia il mondo che la parola divina. Noi cristiani dobbiamo essere saggi come serpenti e abbiamo ricevuto lo Spirito Santo per conoscere ogni cosa necessaria per la nostra salvezza.
Vediamo la furbizia di questa stessa donna. Cosa grida? «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide! Figlio di Davide? Fra tutti i titoli che avrebbe potuto scegliere, perché mai, Figlio di Davide? Io, se fossi un cananeo, avrei scelto tanti altri titoli. Signore misericordioso, Salvatore clemente, Agnello di Dio. Perché mai, Figlio di Davide?
Ma questa donna è furba, veramente furba. Lei ha scelto molto bene quella frase. Davanti a Dio, lei si abbassa di più, di più sempre di più. Tu non sei il mio re, ma chiedo la tua clemenza. Non sono degna della tua misericordia, ma so che mi ami. Non sono per natura una figlia, ma soltanto una creatura, un cagnolino, ma tu mi innalzerai. Per fede, per fede, per fede. Mi aggrappo alle tue promesse, mi afferro alla tua parola. Una parola eterna che non verrà mai meno.
Il cristiano prende Dio per le mani per fede e lo sconfigge, lo scuote e dice Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Perché mi lasci indietro? Perché non mi rispondi? La tua parola dice che mi ami, perché sei lontano? Tuo Figlio Gesù Cristo è morto per me? Perché mi lasci così? Mi hai fatto una promessa e le tue promesse non vengono mai meno.
Noi facciamo la stessa cosa all’inizio di ogni Servizio Divino. Ci confessiamo davanti a Dio come peccatori ma ci aggrappiamo alle sue promesse. Non facciamo politica, non cerchiamo un accordo, ma piuttosto chiediamo perdono, fiduciosi che Dio ci perdonerà.
Il cristiano non dovrebbe fingere di non sapere già in anticipo che Dio, dopo che abbiamo confessato i nostri peccati, ci perdonerà. Non è necessario. Andiamo in chiesa e quella donna cananea corre dietro a Gesù con piena fiducia che questa sarà una commedia, che questa sarà una storia con un lieto fine, che questa nostra storia finirà con la nostra salvezza eterna.
Così dice Gesù stesso, 28 Allora Gesù le rispose, dicendo: «O donna, grande è la tua fede! Ti sia fatto come tu vuoi». E in quel momento sua figlia fu guarita. Gesù indica la chiave della sua vittoria perché anche noi possiamo imitare. Non grande sei tu (questo non ci aiuterebbe), né grande sono io, cioè Dio (lo sappiamo già), ma grande è la tua fede. Quella fede ce l’abbiamo già, quella fede ci ha portati qui, con quella fede confessiamo il Simbolo di Nicea e preghiamo il Padre Nostro. In quell’ultimo giorno, Dio guarderà ognuno di noi con occhi pieni d’amore. Cosa mi volete chiedere, come ti posso aiutare? O Signore, che abiti per sempre nella tua casa. E lui risponderà, grande è la tua fede! Ti sia fatto come tu vuoi» Amen.

Martin LuteroChiesa Luterana Confessionale d'ItaliaBen si sa che...

08/Ago/2026 - Le cose necessarie alla tua pace - 10a Dom. dopo la Festa della SS. Trinità - Sem. Luiz R. Lange (+39 340-...
11/08/2026

08/Ago/2026 - Le cose necessarie alla tua pace - 10a Dom. dopo la Festa della SS. Trinità - Sem. Luiz R. Lange (+39 340-0056164)

La città di Gerusalemme ha migliaia di anni. La sua storia risale a prima di Abramo. Il nome “Gerusalemme” significa fondazione di pace. Era la città capitale della nazione eletta da Dio. Il re Davide regnò da Gerusalemme. I profeti furono sepolti a Gerusalemme. Il tempio era a Gerusalemme. Era la città di Dio. Era la città santa. Era più di una città. Era un simbolo della fedeltà permanente di Dio al suo popolo.

Gesù pianse su Gerusalemme. Dio non è un uomo da ridere o piangere. Non dobbiamo attribuire a Dio emozioni umane come se fosse governato da sentimenti capricciosi come noi. Dio è immutabile. Ma Dio divenne uomo. Colui che era eternamente generato dal Padre divenne carne e sangue nel grembo della Vergine Maria. Fu fatto uomo. Come Dio incarnato guardò la sua città santa e pianse. Pianse perché la amava. Vide ciò che stava arrivando. Gerusalemme sarebbe stata distrutta. Sarebbe accaduto poi dopo circa quarant’anni. Sarebbe stato devastante. Madri in attesa sarebbero state brutalmente uccise insieme ai loro bambini non ancora nati. Centinaia di migliaia di persone sarebbero state uccise. Gerusalemme sarebbe stata rasa al suolo. Il tempio, completamente distrutto. Gli ebrei, venduti come schiavi. Non si riuscirebbe a immaginare un’umiliazione più grande. Fu Gesù a dire: “Chiunque si innalza sarà abbassato” (Luca 18,14). Non stava parlando a vuoto. Stava pronunciando la parola di Dio.

La parola di Dio lo stabilisce, ma le persone religiose sono troppo piene di sé per ascoltare. Sono troppo occupate ad ascoltare i propri cuori e seguire le proprie emozioni per prendersi il tempo di fermarsi e ascoltare Dio. Ma Dio non sarà ignorato. Se Dio distrusse Gerusalemme, giudicherà la chiesa di oggi. Sì, giudicherà la chiesa.

Quando pensiamo a Gerusalemme, pensiamo alla città capitale dell’antico regno di Israele. Dopo che il regno fu diviso, era la città capitale dell’antica nazione di Giuda che, sotto il dominio romano, divenne la regione denominata Giudea. Gerusalemme era la città capitale di una nazione. Ma più di questo, Gerusalemme era il centro della Chiesa dell’Antico Testamento. Il tempio era dove Dio incontrava il suo popolo. Il tempio significava pace perché era dove il sangue sacrificale era versato nel luogo santissimo del tempio, affinché l’ira di Dio contro i peccatori fosse tolta. Il sangue animale era incapace di rimuovere il peccato. Dio accettava quei sacrifici animali per amore del sacrificio di Cristo che poi sarebbe stato offerto per il peccato del mondo. Il tempio ottenne la sua dignità e santità da colui il cui corpo sarebbe stato il tempio. Il corpo di Gesù è il tempio, come leggiamo in Ebrei 10,5:

> “Perciò, entrando nel mondo, egli dice: ‘Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo’.”

Il corpo di Cristo è il tempio perché è dove Dio incontra il suo popolo. Gesù profetizzò: “Distruggete questo tempio e in tre giorni io lo ricostruirò” (Giovanni 2,19). Dio visitò il suo popolo nella persona del suo Figlio. Dio venne alla sua città santa. I capi della chiesa respinsero colui la cui venuta i loro stessi profeti avevano predetto. Rigettarono colui che era il vero tempio. Respinsero la pace che era il diritto di nascita di Gerusalemme. E, respingendo Gesù, attirarono su di sé il giudizio.

Il giudizio di Dio contro il suo popolo dell’antica alleanza non fu principalmente un giudizio contro i mali della società civile. Confrontati con il modo di vivere dei romani, gli ebrei conducevano vite esemplari, decenti e morali. Erano civili nel loro comportamento. Il giudizio di Dio fu un giudizio contro la chiesa. Dio li giudicò. Dio giudicò la sua chiesa e lo farà di nuovo.

A rigor di termini, la chiesa è l’assemblea dei santi che sono giustificati da Dio mediante la sola fede in Cristo, il Redentore. Chiamiamo questa chiesa “invisibile” perché le apparteniamo mediante la sola fede, e la fede è invisibile. Quando parliamo di Dio che giudica la chiesa, non stiamo parlando di Dio che giudica la vera chiesa invisibile. Essa è la pupilla del suo occhio. Non sarà mai giudicata. È protetta dalle ali della misericordia in Cristo e non può essere trovata colpevole di alcun peccato. È rivestita della giustizia di Gesù ed è adornata come una sposa senza macchia davanti a lui. Dio non la giudica. Dio la libera dal giudizio mediante i meriti e la mediazione di Gesù.

Ma Dio giudicherà la chiesa visibile. Se giudicò Gerusalemme e la punì attraverso l’agenzia di un governante pagano, come può la chiesa visibile di oggi sopravvivere se respinge la parola di Dio? C’è dell’arroganza tra le persone religiose, un’arroganza che deriva dal loro orgoglio peccaminoso. L’orgoglio si insinua nei nostri cuori e finisce per impadronirsi di tutto quanto. Distorce la grazia di Dio. Dio sceglie il suo popolo per pura grazia, senza alcun riguardo per le loro buone opere o merito. Li sceglie per amore di Cristo – sia la sua chiesa dell’Antico Testamento che del Nuovo Testamento – è sempre per amore di Cristo che Egli la sceglie. Le dà uno status e una dignità. La considera preziosa e santa.

Poi la chiesa comincia a pensare che la sua santità, il suo status, la sua dignità siano suoi a causa di chi e di ciò che essa stessa è. Dimentica di cosa sia la grazia divina. Dimentica Cristo. Dimentica il sacrificio di sangue che è stato richiesto affinché essa sia in pace con il Dio santo. Nella sua arroganza comincia a credere di meritare in qualche modo il suo status privilegiato. Crede che nessuno possa toglierle ciò che è suo per diritto.

Ascolta, cristiano, chiunque tu sia: la tua santità, la tua dignità, il tuo status – questi sono tutti doni di Dio. Non te li meriti mai. Non sono tuoi perché tu sei tu; sono tuoi perché Dio ti è grazioso per amore di Cristo. Se dovessi ricevere ciò che meriti, saresti fuori a guardare dentro. Il Dio che mandò il generale romano Tito ad assediare Gerusalemme nel 70 d.C. e a distruggerla completamente è lo stesso Dio che purifica continuamente il suo tempio da coloro che lo vorrebbero profanare.

Quando l’amore immeritato di Dio è disprezzato – cioè, il perdono dei peccati acquistato dal sangue di Gesù – c’è sempre una contraffazione scadente che prende il suo posto. Spesso assume la forma religiosa dell’adorazione del denaro. Più le cose cambiano, più restano le stesse. Gesù cacciò i cambiavalute dal tempio. E lo fa anche oggi. Ci sono sempre stati coloro che distorcono la fede in un mezzo per fare denaro. Non sono solo i ciarlatani televisivi che vendono il loro vangelo della prosperità. Sono i frequentatori di chiesa più rispettabili che modificano attentamente le affermazioni taglienti del cristianesimo per adattarle alle aspettative sociali così da non offendere personaggi importanti della società. Coloro che distorcono la vera fede per arricchirsi o per assicurarsi uno status sociale devono ricordare la distruzione di Gerusalemme e ciò che significa.

Non significa che Dio non ami gli ebrei. Gesù pianse per il suo popolo. Gesù era un ebreo. I primi cristiani erano ebrei. Dio distrusse Gerusalemme a causa della loro incredulità. Portavano il nome di Dio e vivevano nella città di Dio e rivendicavano lo status di figli di Dio. Ma respinsero la parola di Dio, cioè la parola scritta delle Sacre Scritture. Come Gesù disse loro:

> “Voi investigate le Scritture, perché pensate di aver per mezzo di esse vita eterna; ed esse sono quelle che testimoniano di me. 40 Ma voi non volete ve**re a me per avere la vita.” (Giovanni 5,39-40)

Rifiutarono la parola di Dio predicata, lapidando Stefano quando la predicò loro. Respinsero il Verbo incarnato, negando la sua vera divinità, negando il suo potere di salvare, negando la sua grazia, e consegnandosi alle ricompense delle proprie giustizie che erano, come dice la loro Bibbia, come stracci sporchi.

Gesù pianse su Gerusalemme. Ma non la risparmiò. È morto per lei. Ma la sua morte non salva nessuno che respinga la grazia che fluisce dalle sue ferite. La grazia non è una medicina come la penicillina che cura ciò che ti affligge indipendentemente da ciò che credi. Ascoltate Gesù:

> “Oh, se tu, proprio tu, avessi riconosciuto almeno in questo tuo giorno le cose necessarie alla tua pace! … tu non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata.” (v. 42, 44)

Dio non salva nessuno al di fuori della fede in Cristo. La fede in Cristo viene dalla parola di Dio. Come scrive san Paolo: “La fede dunque viene dall'udire, e l'udire viene dalla parola di Dio” (Rom 10,17). Il nostro Vangelo per oggi conclude:

> “Ogni giorno egli insegnava nel tempio. E i capi dei sacerdoti, gli scribi e i capi del popolo cercavano di farlo morire. Ma non riuscivano a decidere che cosa fare, perché tutto il popolo lo ascoltava pendendo dalle sue labbra.” (v. 47-48)

Se Gerusalemme fu distrutta, così sarà anche la chiesa visibile di oggi che scarta i misteri di Dio per la politica, il denaro o lo status sociale. La distruzione di Gerusalemme è un segno della distruzione dell’intero mondo nel giorno della seconda venuta di Cristo. Chi sopravviverà a quel giorno? Coloro che saranno stati attenti ad ascoltare la parola di Cristo. La chiesa è l’arca della salvezza. È la pupilla dell’occhio di Dio. È la sposa di Cristo. È la Gerusalemme celeste. Ma è invisibile all’occhio e la sua gloria è nascosta a questo mondo. Vediamo la sua bellezza e dignità solo mediante la fede in Colui che l’ha acquistata con il suo sangue, il cui corpo è il suo tempio santo, dove essa incontra Dio e trova pace.

C’è pace in questo mondo. Qui, in questo luogo dove ci riuniamo per confessare i nostri peccati e implorare la misericordia di Dio, il vangelo di Cristo è proclamato e il suo corpo e sangue sono distribuiti e ricevuti. Qui Gesù abita nel suo tempio. Dio viene a trovarci e fa pace con noi.

Nel nome di Gesù.

Amen.

(...)Il giudizio di Dio contro il suo popolo dell’antica alleanza ...

Sermone per l'undicesima domenica dopo Pentecoste scritto dal Pastore Tyler McMiller (39 346 327 0882) su Giovanni 4, 1-...
09/08/2026

Sermone per l'undicesima domenica dopo Pentecoste scritto dal Pastore Tyler McMiller (39 346 327 0882) su Giovanni 4, 1-22 e 1 Timoteo 2, 1-7. Dio vi benedica.

Nella lettura del Vangelo di oggi, Gesù, presso un pozzo, invita la donna samaritana ad abbandonare l’unione con le cose di questo mondo per entrare in un’unione mistica con lui. Faremo bene a pensare al matrimonio. Dopotutto, l’Antico Testamento è pieno di legami tra pozzi d’acqua e il matrimonio. Mosè incontrò sua moglie presso un pozzo. Il servo di Abramo trovò Rebecca, la futura moglie di Isacco, presso un pozzo. Giacobbe incontrò la bella Rachele presso un pozzo e, pianse di gioia e di stanchezza, quando la vide.
La nostra lettura del Vangelo di Giovanni 4 è piena di queste allusioni. E Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo (Gesù uomo, stanco dal viaggio), aspetta la donna samaritana vicino al pozzo all’ora sesta (per noi sarebbe mezzogiorno, le 12), l’ora più calda della giornata.
Possiamo cominciare mettendo immediatamente da parte tutte le strane teorie secondo le quali Gesù avrebbe avuto una moglie in senso fisico e dei figli biologici, idee nate dal film e dal libro Il codice da Vinci di Dan Brown o dai vangeli gnostici tipo il fra virgolette Vangelo di Filippo. Forse ricordate come, circa quindici anni fa, la professoressa di Harvard Karen L. King trovò un antico papiro copto chiamato Il Vangelo della moglie di Gesù. Io non so nulla di manoscritti antichi, ma mi sarebbe bastato dargli un’occhiata per dirvi che era un falso; eppure al mondo accademico moderno ci sono voluti quattro anni per arrivare a quella stessa conclusione. E oggi la professoressa Karen L. King continua a insegnare, scrivere e pubblicare a Harvard.
Gesù non fu mai sposato, almeno non nel modo in cui noi pensiamo al matrimonio. Gesù non ebbe mai figli, almeno non nel modo in cui il mondo pensa alla generazione e al concepimento di figli biologici. Ma Paolo, nella sua lettera agli Efesini, presenta Gesù come lo sposo spirituale della sua sposa, la Chiesa. E Gesù risorto, alla fine del Vangelo di Giovanni, quando dalla riva chiama i discepoli che stanno pescando sulla barca, li chiama spiritualmente i suoi figli. Figli che egli ha generato mediante il suo amore.
Dio è amore, e questa è una bellissima consolazione in questo mondo pieno di odio, divisioni, complotti, guerre e violenza. Che vogliate seguire Agostino e dire che lo Spirito Santo è l’amore tra il Padre e il Figlio (è un’ottima formula per spiegare la Trinità), oppure che preferiate collocare l’amore nella prima persona della Trinità, Dio Padre (anche questo funziona, forse persino meglio)... comunque lo si voglia distinguere, Dio è amore. E’ una cosa che bisogna confessare davanti a tutti senza paura. Non lasciamo mai che ci rendano sospettosi dell’amore, al punto che la Chiesa fugga verso altre parole come onore, sottomissione, rispetto o obbedienza.
Noi cristiani dobbiamo guardare a Dio per capire che cosa sia l’amore... Dio è amore e le persone della Trinità sono unite dall’amore. Lo Spirito Santo è l’amore tra il Padre e il Figlio, e il Figlio è l’amore tra il Padre e lo Spirito Santo. E il Padre è l’amore tra lo Spirito Santo e il Figlio. Ed è impossibile che sia diversamente, perché l’amore è sempre rivolto verso l’altro e non verso se stessi e perché non è soltanto una persona della Trinità è amore, ma tutte e tre, poiché Giovanni scrive che Dio è amore.
Gesù ama questa donna samaritana, ma non era sposato con lei. Gesù amava Maria Maddalena, Marta, Maria sua madre e quell’altra Maria che andò al sepolcro, ma non era sposato neppure con loro. Eppure le amava, e le amava con il suo cuore umano. Proprio come amava i suoi discepoli, così anche oggi ama tutto il mondo con il cuore che aveva ricevuto da sua madre, la Vergine Maria. Come sappiamo che Gesù ama il mondo? Come definisce Dio l’amore? Abbiamo ricevuto la risposta nella lettura dell’Epistola di oggi. Perché egli è morto per il mondo, perché si è sacrificato per esso e lo ha fatto con il suo corpo umano. Perché il Figlio eternamente generato ha sacrificato le ricchezze del cielo, le consolazioni della casa del Padre, la facilità di un’esistenza spirituale e incorporea, per un’umanità che egli amava.
Alcuni mesi fa, stavo leggendo il Contro Celso di Origene. Origene era un Padre della Chiesa del II secolo che scrisse contro Celso, filosofo greco pagano ed empio. Celso scrisse un lungo libro (che in seguito è andato perduto) nel quale derideva il cristianesimo e, in particolare, l’incarnazione. L’argomentazione di Celso era più o meno questa: Perché Dio, che è beato, vive nell’agio, nella beatitudine e nella pace, dovrebbe ve**re sulla terra? Per vivere in Israele e morire su una croce? Semplicemente non ha alcun senso... La risposta? Per amore. Ogni sacrificio ha senso quando viene compiuto per amore.
Come cristiani, siamo chiamati a sacrificare. Ma il motivo è sempre l’amore. Io amo tutti voi e prego per la nostra chiesa in Italia e in Eurasia, ma sono sposato soltanto con una di voi; come cristiano, però, sono chiamato ad amare tutti voi. E l’amore non è soltanto un sentimento: è un’azione che nasce dal perdono. Gesù conquista il perdono mediante la sua morte d’amore sulla croce, e noi, nell’amore, ci perdoniamo gli uni gli altri. Con o senza matrimonio c’è amore, perché dentro e fuori dal matrimonio c’è il perdono cristiano.
Così Gesù, nella nostra lettura del Vangelo, chiama la donna samaritana presso il pozzo a un matrimonio d’amore eterno, lontano dai suoi cinque matrimoni falliti del passato, verso il matrimonio eterno del banchetto nuziale dell’Agnello nel suo regno che non avrà fine. Non preoccupatevi: anche il vostro coniuge cristiano sarà lì. Questa conversazione sul cielo può diventare molto strana molto rapidamente. Conoscerete vostro marito o vostra moglie cristiani in cielo, perché in cielo conoscerete tutti i cristiani. Conoscete il vostro stesso corpo? In cielo, e anche adesso, siamo un solo corpo con Cristo e un solo corpo gli uni con gli altri.
L’amore rende uno, e noi saremo uno con il Dio Trino, proprio come il corpo incarnato di Gesù è incorporato nella Trinità come una cosa sola. Se è possibile che il corpo risorto di Gesù sia unito alla Trinità, lo stesso sarà possibile per i nostri corpi risorti, uniti a Cristo, una volta che il peccato sarà eternamente lavato via. Questo è matrimonio, questa è unione. Qualcosa di cui i matrimoni terreni non sono che un’ombra debole, pallida, devastata dal peccato.
Nel nome di Gesù. Amen.

Martin LuteroChiesa Luterana Confessionale d'ItaliaNella lettura...

06/08/2026

Rimarremo chiusi il 15 e il 22 agosto per la pausa estiva. Riprenderemo la celebrazione regolare della Santa Messa a partire dal 29 agosto.

01/Ago/2026 -  La certezza della propria salvezza - 9a Dom. dopo la Festa della SS Trinitàsem. Luiz Roberto LangeCell: +...
03/08/2026

01/Ago/2026 - La certezza della propria salvezza - 9a Dom. dopo la Festa della SS Trinità
sem. Luiz Roberto Lange
Cell: +39 340-0056164

Testo: 1 Cor. 10:12-13
“Perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere. Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana; or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita, affinché la possiate sostenere.”

Gesù una volta raccontò una parabola su due uomini che erano andati al tempio di Gerusalemme per adorare Dio e per trovare conforto nella sua presenza. Entrambi guardarono dentro se stessi, ma ciascuno vide qualcosa di diverso. Esposti entrambi ai comandamenti della Legge di Dio, uno riconobbe di non essere riuscito a seguirla. Vide i suoi peccati, se ne pentì e chiese che Dio fosse placato per i suoi peccati dal sangue di un animale innocente sacrificato lì sull'altare. L'altro uomo vide la Legge di Dio e vi trovò conforto, perché vedeva i propri progressi nel seguirla ed era abbastanza contento del proprio successo, specialmente se confrontato con gli altri.

Succede continuamente: guardiamo un bicchiere d'acqua e uno lo vede mezzo pieno, l'altro mezzo vuoto. Se ci mostrano un foglio di carta con una macchia al centro, uno vede un punto nero, l'altro vede un foglio per lo più bianco. È una questione di prospettiva.

Cosa succede quando ci guardiamo allo specchio della Legge di Dio? Allo specchio dei suoi comandamenti? Allo specchio del Sermone di Gesù sul monte, che è propriamente Legge divina, e non solo un insieme di raccomandazioni, non solo dei suggerimenti ad uso esclusivo dei campionissimi della fede.

Se quando ti guardi attraverso le lenti della Legge di Dio vedi il tuo peccato e te ne penti, e forse pensi: «Dio mi accoglierà mai di nuovo?» Ho una buona notizia per te: Gesù è il tuo Salvatore. Egli ti perdona, ti salva e ti purifica da tutti i tuoi peccati. Sei un figlio amato di Dio e gli appartieni in Cristo. Stanne certo.

Ma se invece, quando ti guardi attraverso le lenti della Legge di Dio, vedi il successo nella maggior parte della tua vita cristiana, ti rendi conto di essere avanti nella santificazione rispetto alla maggior parte delle persone intorno a te, ma non sei sicuro di essere già abbastanza perfetto o no. E allora? Potresti pensare: non sarebbe troppo orgoglioso dire che sono già perfetto e pronto per andare in cielo? Non è troppo arrogante dire che sono sicuro di andare in cielo?

Ti chiedo in quel caso di riflettere un momento: chi è veramente il TUO SALVATORE? Da che cosa dipende fondamentalmente la tua salvezza? Qual è la fonte della tua forza mentre stai in piedi nella fede davanti a Dio?

Se dovessi morire stanotte, andresti in cielo? Se non lo sai, che cosa ti fa dubitare? Come ti aspetti di arrivare in cielo? Se pensi che dipenda da te, stai solo cercando di essere umile quando dubiti di te stesso. L'umiltà è cosa buona e giusta. Ma se è Gesù Cristo stesso ad aver guadagnato il cielo per te e se te l'ha promesso Egli stesso come un dono gratuito della sua grazia, allora non dovresti dubitare di andare in cielo. Quello sarebbe dubitare di Gesù. Dobbiamo dubitare di noi stessi. Ma non dovremmo mai dubitare di Dio. Se andare in cielo dipendesse da noi, non potremmo mai essere sicuri della nostra salvezza. Se invece andare in cielo dipende dalla fedeltà di Dio verso di noi, possiamo e dobbiamo essere sicuri di andare in cielo.

Un cristiano può e deve essere sicuro di andare in cielo. “Sì, certo,” diresti magari, “ma non potrei cadere un giorno? Non sarebbe possibile per un cristiano cadere dalla grazia, rinnegare Cristo, vivere nel peccato senza pentimento e così rifiutare la fede salvifica ed essere perduto per sempre? Non sarebbe possibile una cosa del genere?”

Certo di sì. È veramente possibile perdere la fede, e cadere della grazia. Alcuni insegnano la dottrina conosciuta come «una volta salvati, sempre salvati». Sostengono che non sia possibile per un cristiano cadere.

Ma ciò non è vero. Il nostro testo dice chiaramente che è possibile per un cristiano cadere. «Perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere.» La Bibbia non solo dice che è possibile cadere dalla fede, ma fa anche esempi di persone che sono cadute. San Paolo menziona Imeneo e Alessandro che hanno fatto «naufragio» della fede (1 Timoteo 1,20). La parabola del seminatore che Gesù ha raccontato (Matteo 13) menziona quelli che credono per un po' ma cadono quando le cose si fanno difficili. Quindi la dottrina «una volta salvati, sempre salvati» è sbagliata. È possibile per un cristiano perdere la fede ed essere perduto.

Se un cristiano può cadere, può comunque avere fiducia che non cadrà? Puoi essere sicuro di andare in cielo quando morirai? Dopo tutto, potremmo credere oggi e rinnegare la fede domani. Possiamo essere sicuri di non perdere la fede? Nel rito funebre storico della chiesa c'è una preghiera che il ministro deve recitare sulla tomba. Include queste parole:

> Eppure, o Signore Dio santissimo, o Signore potentissimo,
> o Santo e misericordiosissimo Salvatore,
> non ci abbandonare alle amare pene della morte eterna.
> Tu conosci, o Signore, i segreti dei nostri cuori;
> non chiudere le tue orecchie misericordiose alle nostre preghiere;
> ma abbi pietà di noi, o Signore santissimo;
> o Dio potentissimo,
> o Santo e misericordiosissimo Salvatore,
> o Giustissimo Giudice eterno,
> non permettere che, nell'ora estrema,
> per i dolori della morte cadiamo da Te.

È questa la preghiera di qualcuno che pensa di poter cadere dalla fede? Potrebbe sembrare di sì. Perché altrimenti pregheremmo: «Non permettere che, nell'ora estrema, per i dolori della morte cadiamo da Te»? Beh, potremmo davvero cadere. Potremmo. Se la nostra salvezza dipendesse da noi, di sicuro cadremmo. Ma non dipende da noi. E la nostra certezza della salvezza non dipende da una dottrina del tipo «una volta salvati, sempre salvati», come se non potessimo cadere. Certo che potremmo! Ecco perché preghiamo! Non solo questa preghiera, ma anche la preghiera che il Signore stesso ci ha insegnato: «Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male». È impensabile che Dio ignori la preghiera che Egli stesso ci ha insegnato. È impossibile che Dio ci insegni a chiedere qualcosa che poi rifiuta di darci. Perciò preghiamo. Preghiamo per la fedeltà di Dio.

Preghiamo per ciò che Dio ha promesso. Questo significa pregare: «Sia fatta la tua volontà». Vogliamo ciò che ha promesso. Ed Egli ha promesso la sua fedeltà. È su questo che contiamo ed è questo che ci dà la certezza della salvezza. La sua fedeltà, non la nostra. Quando Pietro disse che anche se tutto il mondo avesse rinnegato Gesù, non l'avrebbe mai rinnegato, non stava parlando nella fede. Si stava vantando della propria fedeltà. È così che si perde la salvezza. Come dice il nostro testo: «Chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere». La vera fede è fondata sulla fedeltà di Dio, non sulla nostra. Come dice ancora il nostro testo: «Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita, affinché la possiate sostenere». Ve la darà Lui stesso.

Dio è fedele. Conosce le tentazioni comuni che ci vengono incontro. Se guardi i vari peccati elencati nella Lettura dell'Epistola di oggi, peccati che hanno portato alla rovina degli antichi Israeliti, vedi anche delle tentazioni simili a quelle che affrontiamo oggi. ** Gli Israeliti desideravano ciò che è male. Noi affrontiamo la stessa tentazione perché la nostra natura è proprio come la loro. Amiamo ciò che è semplicemente sbagliato. Purtroppo anche a noi piace peccare. ** Gli Israeliti caddero nell'idolatria. Noi siamo costantemente tentati di amare e servire la creazione piuttosto che il Creatore. ** Commisero peccati sessuali. Oggi sono quelli che promuovono la castità e condannano l'immoralità a essere emarginati dai rispettabili della società. L'immoralità sessuale è considerata un diritto civile e sociale. ** Misero alla prova Cristo. Oggi l'opera di Cristo e le sue parole vengono scartate dentro la stessa chiesa a favore di un Umanesimo superficiale. ** Si lamentarono contro Dio. Oggi Dio è visto come necessario solo per farci stare bene e per il sollievo dei nostri dolori. E se non funziona, la colpa è di Dio.

Queste sono le cose che hanno portato l'antico Israele alla rovina, e anche alcune chiese nel Nuovo Testamento. Paolo li avvertì di poter così perdere ciò che Dio aveva dato loro. Paolo avverte anche noi.

La certezza della nostra salvezza dipende solo da Dio. Dipende da ciò che Dio ha già fatto per noi e poi da ciò che Dio fa ora in noi.

Per primo: dipende da ciò che Dio ha già fatto per noi sulla croce. C'è per caso un peccato per cui Gesù non abbia versato il suo sangue? C'è un debito nostro verso Dio che Egli non abbia già pagato? Manca ancora qualcosa alla redenzione che Gesù ha acquistato per noi peccatori? A queste tre domande, la risposta è un netto No, no e di nuovo no. Quindi non può esserci alcun dubbio che Gesù ha pienamente guadagnato il cielo per noi. Non è rimasto assolutamente nulla che dobbiamo noi ancora fare. Gesù ha già fatto tutto per noi.

In secondo luogo, la nostra certezza della salvezza dipende da ciò che Dio fa in noi, cioè dal fatto che Dio ci mantenga nella fede. San Giovanni disse: «Colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo» (1 Giovanni 4,4). In altre parole, Dio lo Spirito Santo è più grande del diavolo. Dio, che ha creato la fede nei nostri cuori, è più grande del bugiardo e distruttore di anime, che cerca di strapparle via. Dio ci può mantenere -- e ci manterrà -- nella fede nello stesso modo in cui ci ha chiamati alla fede, e cioè mediante la sua parola di perdono e i sacramenti. Dio è fedele e la sua fedeltà per noi ci è data perché abbiamo la certezza in noi.

La scorsa settimana abbiamo visto come Gesù ci avverte dei falsi profeti che vorrebbero distruggere la fede. Le menzogne che ci arrivano da fuori sono come un veleno spirituale per l'anima che lentamente distrugge la fede dentro di noi. Ma non è solo il falso insegnamento che viene da fuori a distruggere la nostra fede. C’è anche il peccato dentro di noi, alimentato dalle tentazioni del diavolo. Se poi finissi per dare ascolto alle sue tentazioni, il male te lo faresti da solo.

Noi vogliamo onore perché siamo orgogliosi. Vogliamo ricchezze perché siamo avidi. Vogliamo piacere perché amiamo prima di tutto e soprattutto noi stessi. Tutto questo distrugge la fede. La fede nasce nell'umiltà, nella povertà e nella vergogna. Perciò queste sono dei veri doni di Dio. Sì, quando Dio ti umilia, ti ama e ti protegge dal maligno. Quando Dio toglie qualsiasi idolo di cui ti stavi fidando, ti ama e ti salva dall'idolatria. Quando ti porta dolore, ti ama, ti salva da te stesso. Se solo sapessimo quanto Dio ci ama. Possiamo solo guardare al prezzo che ha pagato sulla croce e meravigliarci della profondità e ricchezza di un amore simile. Un amore tale da far sì che Colui contro cui abbiamo peccato abbia Egli stesso pagato per il nostro peccato. Che Dio ci ami quando siamo i più indegni di amore, e non con un amore riluttante o condizionale. Dio ci ha amati con un amore immenso, un amore onnipotente.

Dio non può negare se stesso. Cristo è morto per i nostri peccati, per i tuoi peccati. Egli è fedele. È a questo che ci aggrappiamo quando affrontiamo il senso di colpa dei nostri peccati. È a questo che ci teniamo stretti quando affrontiamo la prova e anche quando abbiamo fallito la prova. Dio è fedele. La sua ultima parola per noi è quella che aveva detto sulla croce: «È compiuto», mentre Gesù prendeva su di sé pienamente il nostro carico di peccato, mentre Gesù affrontava pienamente la pena della nostra morte e così facendo la stava rimuovendo. Oh, potremmo cadere, non c'è dubbio su questo, e cadremmo se dipendesse da noi anche solo minimamente lo stare in piedi. Ma Dio non può mentire. E vive dentro di noi tanto certamente quanto ci ha dato la sua parola di assoluzione. Vive in noi per darci piena certezza della vita eterna, tanto certamente quanto ci nutre con il suo corpo e sangue vivificanti nella Santa Cena. Sì, possiamo e dobbiamo essere sicuri di andare in cielo. Ma non ci andremo alle nostre condizioni. Ci andremo invece alle condizioni di Dio, mentre riceviamo nella fede semplice la sua fedele promessa di vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore.

Nel suo nome. Amen.

LRL

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