Chiesa Luterana Confessionale d'Italia

Chiesa Luterana Confessionale d'Italia Chiesa Luterana Confessionale d’Italia (CLCI)

Pastori responsabili: p. Joshua Salas (320 625 1670), p. Lorenzo Murrone (331 912 9619) - Roma
Contatti: Luiz R.

Lange (Padova)
Missionari: Michael e Nancy Morizio, p. Tyler McMiller (missionari LCMS, Roma) L'annuncio della morte e della resurrezione di Gesù Cristo per il perdono dei nostri peccati e per la nostra giustificazione davanti a Dio, solamente per grazia Sua e soltanto attraverso la nostra fede in Gesù Cristo, è rilevante oggi come lo era nei secoli scorsi, fin dall'epoca degli apostoli biblici e

attraverso tutta la storia della Santa Chiesa del Signore. Urge dunque condividere questa Parola divina ovunque, cioè lì dove siamo. Siete tutti i benvenuti.

"L'uomo ricco e il povero Lazzaro" - sermone per la 1a Dom. dopo Trinità - predicato dal sem. Luiz R. Lange il 06 Giugno...
09/06/2026

"L'uomo ricco e il povero Lazzaro" - sermone per la 1a Dom. dopo Trinità - predicato dal sem. Luiz R. Lange il 06 Giugno 2026 a Padova.

Testo: Luca 16, 19-31

La settimana scorsa era la Festa della Santissima Trinità. Abbiamo riaffermato questa importante dottrina, e abbiamo ricordato il nostro ingresso attraverso il Santo Battesimo nella nuova vita in Cristo come cittadini del regno dei cieli. Dall’avvio quindi del nostro cammino con Dio in questa vita, il testo di oggi invece ci porta al suo epilogo.

La maggior parte delle persone pensa molto poco alla propria morte. Dopotutto, molti vivranno fino alla vecchiaia. Lodato sia Dio che probabilmente la maggior parte di noi lo farà. Ma alcuni cercano di negare che moriranno mai, e questo significa che probabilmente vivono come se non dovessero mai rendere conto del modo in cui vivono.

Il nostro testo di oggi contiene immagini che possono sconvolgere. E questo perché il testo ritrae la nostra mortalità. Sì, infatti moriremo, noi tutti. A meno che Cristo non torni prima, ancora nella nostra generazione — il che, naturalmente, porterebbe comunque allo stesso risultato finale. Altrimenti, non resta che arrivare all’unica conclusione possibile: tutti noi moriremo un giorno. Quindi, per quel giorno tanto reale e innegabile,

Cristo ci prepara con la Parola reale
della realtà del Cielo e della realtà dell’Inferno.

Nel frattempo, durante i nostri giorni qui sulla terra, ciascuno riceve innumerevoli benedizioni dal Signore — a volte cose materiali, a volte spirituali. Tale è il caso dei due uomini nel nostro testo, una parabola spesso chiamata “Il ricco e il povero Lazzaro.”

Gesù racconta questa parabola perché i farisei, che Luca ci dice erano amanti del denaro, deridevano ciò che Gesù aveva appena detto (Luca 16, 14). Egli aveva appena narrato le parabole della pecora smarrita, della dracma perduta, del figlio prodigo e dell’amministratore o fattore infedele. Gesù aveva concluso quest’ultima dicendo che non si può servire Dio e la ricchezza (16, 13). A quel punto i farisei deridono Gesù. Come il ricco nella nostra parabola, i farisei amavano se stessi. La parabola di Gesù mostra che l’amore per il denaro e l’egoismo possono condurre all’inferno, mentre l’amore e la fiducia in Dio conducono al cielo.

Non sappiamo se questa storia sia un resoconto vero di due persone particolari o se Gesù stia semplicemente raccontando una storia per illustrare la verità. Il punto è che nella storia i due uomini muoiono, proprio come tutti noi moriremo realmente. E Gesù mette in contrasto i loro destini dopo la morte.

La differenza tra questi due uomini è drastica, ma, in realtà, riflette ciò che si poteva vedere in Palestina in un qualunque giorno. Il ricco indossava un magnifico mantello di colore porpora, un abito molto costoso, il meglio che il denaro poteva comprare. Viveva nel lusso. Spendeva i suoi soldi solo per se stesso, per ciò che lo rendesse bello. Il secondo uomo, Lazzaro, era un mendicante. Stava all’estremo opposto della scala socioeconomica. Lazzaro era malato e zoppo. Il testo dice che giaceva alla porta dell’uomo ricco. In realtà, questo è un eufemismo: la verità è che l’avevano scaricato lì! Lazzaro era una vista pietosa, coperto di ulcere. Senza vestiti puliti né medicinali, la sua unica speranza era che qualcuno — chiunque avesse avuto compassione! — lo aiutasse. Per peggiorare le cose, seduto alla porta, poteva benissimo osservare lo stile di vita dell’uomo ricco. Quanto desiderava ricevere qualche avanzo dalla tavola — un ritaglio di grasso, una buccia di patata, una crosta secca di pane...

L’uomo ricco aveva più denaro di quanto potesse spendere, ma non considerò mai le condizioni di Lazzaro, appena fuori dalla sua porta. E il racconto peggiora ancora: i cani leccavano le ferite di quel pover’uomo. Erano degli spazzini, dei cani randagi, eppure erano in condizioni migliori di Lazzaro. Cosa mangiava Lazzaro? Quando mangiava Lazzaro? Forse solo ciò che i cani spazzini non volevano — dopo che i cani si erano già saziati.

Salomone una volta dichiarò che c’è “un tempo per nascere e un tempo per morire” (Eccl. 3:2). E, come per tutti, venne il tempo anche per Lazzaro di morire. Ma, certo, anche il ricco morì. Il ricco fu sepolto. Non c’è dubbio che abbia avuto un funerale grandioso, da ricordare. Avrebbe fatto notizia sui giornale nei giorni d’oggi. Nessuna menzione, però, del funerale di Lazzaro. Avrà probabilmente ricevuto soltanto una tomba da povero, non segnata, subito dimenticata.

Che cosa ci racconta il testo in seguito? Lazzaro è condotto al seno di Abramo! Subito dopo la sua morte, Lazzaro è preso e portato in cielo. E l’uomo ricco invece? Allo stesso modo, immediatamente, si è ritrovato in inferno. Non solo era stato escluso dalla gloria del cielo ma era anche in estrema angoscia. Tormento! Stava subendo una tortura continua! Due uomini che si dichiaravano figli di Dio. Uno muore e riceve le ricchezze e la gloria del cielo. L’altro muore ed è gettato all’inferno per subire l’ira di Dio riservata ai peccatore. Due uomini che in vita erano in situazioni opposte. Così anche nella morte sono in situazioni opposte.

Che cosa ha fatto la differenza? Uno sembrava essere benedetto da Dio in vita. Aveva ricevuto doni fisici e materiali in abbondanza. Ora è nella dannazione eterna ed è maledetto da Dio! Che cosa mancava nella sua vita? La risposta è che non aveva fede né fiducia in Dio. Il ricco era orgoglioso e arrogante, cercando di fare ciò che era meglio per sé. Si riteneva grande tra il popolo di Dio. Era ricco! Era un rispettato discendente di Abramo. Ma non aveva misericordia né amore per gli altri, solo per sé stesso. Lazzaro invece non aveva altro che la sua fiducia in Dio. Infatti, il nome Lazzaro significa letteralmente “Dio è il mio aiuto.”

Guardate cosa era successo poi: Lazzaro era stato portato dagli angeli in cielo. Il ricco nell’inferno alza gli occhi per vedere. E che cosa ha visto? Abramo con Lazzaro al suo fianco! Egli grida per pietà — era così disperato che implorava una goccia d’acqua per rinfrescare la lingua. Non aveva mostrato misericordia per Lazzaro prima di morire, ma ora chiedeva misericordia a Lazzaro. Ma ciò non è possibile. Abramo rispose che c’era un grande baratro fissato tra loro; nessuno lo può attraversare.

È importante capire cosa significa che il ricco è all’inferno. È in una sofferenza molto reale, tormentato e torturato continuamente — tormentato nelle fiamme! L’inferno è un luogo molto reale, un luogo terribile. E quel tormento non finisce mai! Gesù descrive l’inferno come un luogo “dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne” (Mc 9:48). Lì, dice, c’è “pianto e stridore di denti” (Mt 8:12).

Un modo per illustrare questo tormento infernale è guardare il racconto del roveto ardente. In Esodo 3, Mosè vide un roveto che bruciava, ma non si consumava. Il fuoco continuava a bruciare, ma il legno non si consumava. Le fiamme si portavano avanti ininterrottamente. L’inferno è un fuoco che brucia ma non consuma. Il fuoco continua per tutta l’eternità.

Molte persone oggi negano l’inferno, così come molti scelgono di negare che Dio esista. La verità è che un giorno crederanno all’inferno e a Dio. Si dice che all’inferno non ci sono atei.

Il ricco, dall’inferno, vedendo che non poteva salvarsi, aveva finalmente pensato a qualcun altro. Implorava per i suoi fratelli. “Padre Abramo, per favore manda Lazzaro ad avvertire i miei fratelli di tutto questo.”

“I tuoi fratelli hanno Mosè e i Profeti. Ascoltino quelli,” ha detto Abramo — le Sacre Scritture della Bibbia: cioè, il libro della Genesi, Esodo, Isaia e tutti gli altri.

“No, Padre Abramo! Non basta! Non è sufficiente!” rispose il ricco con enfasi. “Ma se qualcuno dovesse risorgere dai morti, allora si convertiranno.” Mosè e i Profeti non erano bastati, ne era sicuro il ricco. Aveva vissuto con Mosè e i Profeti; aveva udito la Parola di Dio letta e predicata, e ora era all’inferno. Non gli piaceva quella Teologia basata su una fede in parole, anche se quelle parole provenivano da Dio stesso. Ci voleva qualcosa di più affascinante, più appariscente.

La Parola di Dio gli era stata inutile perché non l’aveva mai accolta nel cuore. Si chiamava figlio di Abramo, ma non aveva l’amore né la fede che Abramo aveva avuto. Mosè e i Profeti esortavano la gente: amate Dio e amate il prossimo. Il ricco amava solo se stesso. “No, non basta, padre Abramo! Se qualcuno risorgesse dai morti, allora sì, si convertirebbero.”

La risposta di Abramo, qual è stata? “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non crederanno neppure se uno risorgesse dai morti” (v. 31). Neppure una risurrezione convincerebbe chi rifiuta la Parola di Dio.

Il ricco desiderava un segno certo per i suoi fratelli. Eppure, che cosa accadde quando Gesù risuscitò un altro uomo chiamato Lazzaro dai morti? Alcuni credettero. Altri dubitarono. E alcuni tramavano di ucciderlo, di farlo presto morire di nuovo. Neppure una risurrezione porterà alla conversione chi rifiuta Mosè e i Profeti, cioè la Bibbia.

Qual è il punto della parabola? Il punto è che siamo tutti mortali! Possiamo mettere da parte il pensiero, ma la verità, la realtà è che un giorno moriremo. In quel momento c’è un giudizio (Eb 9:27); cielo e inferno sono luoghi molto reali! Ciò che determina il nostro luogo per tutta l’eternità è la fede e la fiducia in Dio, o l’assenza di tale fede e fiducia. Il ricco aveva avuto un amore peccaminoso per il denaro. Il denaro non è, naturalmente, il male in sé, ma il suo amore per il denaro aveva soffocato la fede e la fiducia in Dio.

La fede e la fiducia sono ciò che Mosè e i Profeti insegnano. La fede è credere che Dio sia un Dio misericordioso! Sì, Egli ha avuto misericordia di noi. Ci ha visto privi di cibo e di vestiario. Ci ha visto malati e contaminati, perché la realtà e le conseguenze del peccato sono tutt’intorno a noi. Ma il nostro Padre amorevole aveva il potere di aiutarci, e lo ha fatto. Ha mandato Gesù a morire sulla croce, portando su di sé i nostri peccati. Gesù morì e fu posto nella tomba. Il terzo giorno risorse, sconfiggendo i nostri nemici e ottenendo la gioia eterna — la beatitudine e la benedizione del cielo — per ciascuno di noi.
Come risposero le persone a quella risurrezione? Alcuni credettero; altri dubitarono. Altri ancora cercarono di insabbiare la verità.

Non ci sono più grandi segni da vedere, non ci sono rivelazioni sconvolgenti. Mosè e i Profeti proclamarono ciò che Dio avrebbe fatto. Il Nuovo Testamento proclama ciò che Dio ha fatto. Qui riponiamo la nostra fiducia — in Gesù, crocifisso e risorto dai morti. Indipendentemente dalle circostanze, confidiamo nella Parola di Dio, perché la Parola rivela l’amore e la misericordia di Dio per noi in Gesù Cristo. La Parola rivela l’amore e la misericordia di Dio per te in Gesù Cristo.

Nel suo nome. Amen.

sem. Luiz R. Lange
Cell: +39 340-0056164

Testo: Luca 16, 19-31"La settimana scorsa era la Festa della Sant...

Cari nel Signore, oggi, martedì, il 9 giugno alle 19:30, continuiamo con le nostre lezioni online sul Catechismo Minore ...
09/06/2026

Cari nel Signore, oggi, martedì, il 9 giugno alle 19:30, continuiamo con le nostre lezioni online sul Catechismo Minore di Martin Lutero.

Oggi continuiamo a studiare il secondo articolo del credo apostolico, su Gesù Cristo

La lezione sarà guidata dal Pastore Lorenzo Murrone.

Ci potete scrivere per messenger o scrivere al Pastore Tyler McMiller per il link di ZOOM.

07/06/2026
Sermone per la Festa della Santissima Trinità, predicato il 30/maggio/2026 dal sem. Luiz R. Lange - Cell +39-340-0056164...
04/06/2026

Sermone per la Festa della Santissima Trinità, predicato il 30/maggio/2026 dal sem. Luiz R. Lange - Cell +39-340-0056164.
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Devo confessare che ogni anno attendo con gioia la domenica della Trinità. E’ l’unica domenica dell’anno in cui, in chiesa, recitiamo tutti insieme il Credo atanasiano, come abbiamo appena fatto oggi. Anche da bambino mi affascinava per il suo linguaggio circolare e preciso. Suonava come un castello costruito con massi giganteschi che si incastrano perfettamente, perché esprime chiaramente ciò che è insegnato nella Bibbia, la stessa parola di questo Dio, senza lasciare alcuno spazio per dei dubbi. Perfetto come un diamante. Il Credo atanasiano mi pareva una fortezza robusta, eretta per resistere a qualsiasi attacco, a qualunque devastazione, a ogni sorta di guerra.

Nel Vangelo di oggi (Giovanni 3:1-17) Gesù insegnava a Nicodemo la via giusta, unica e certa per la vita eterna. È perfettamente adatto alla domenica della Trinità perché illustra i ruoli distinti delle tre persone della Divinità nella più grande opera di tutte: l’opera divina della giustificazione e della salvezza di noi, poveri esseri umani.

- Dio Padre dimostrò il suo amore per il mondo intero donando e inviando il suo Figlio unigenito.
- Dio Figlio si sottomise ad essere donato e, come il serpente di bronzo che Mosè aveva alzato nel deserto, come ci racconta nel libro dei Numeri cap. 21, come il serpente di bronzo Dio Figlio permise di essere innalzato sulla croce a Gerusalemme circa 2000 anni fa, affinché i credenti non periscano.
- Dio Spirito Santo viene ancora oggi attraverso l’acqua del santo Battesimo, la sua potente Parola essendo connessa all’acqua del Battesimo, per accendere la fede e rigenerarci per il regno di Dio.

Questa realtà dovrebbe rallegrarci il cuore. L’intera Divinità è unanime nel volerci salvare dal peccato, dalla morte e dal diavolo, e per questo non abbiamo motivo di fuggire da Dio per timore o di serbare contro di Lui un cuore cattivo. Dovremmo invece correre verso di Lui. In timore, perché Egli è l’unico vero Dio, degno di ogni riverenza. Ma oltre al timore, anche con fiducia, perché ci ha veramente, profondamente amati nel suo Figlio Gesù Cristo.

La cecità della ragione e della legge umana

Nicodemo era uno scriba, un attento studioso dell’Antico Testamento. Era un uomo ben intenzionato che si avvicinò a Gesù di notte. Di nascosto, per non essere visto dai suoi compagni. Nicodemo stimava sinceramente Gesù Cristo. Lo stimava come un maestro mandato da Dio, ma la sua comprensione era profondamente ostacolata. Come tutti i cuori umani — compresi i frequentatori delle moschee e delle sinagoghe, o quei cristiani che confidano per la propria salvezza negli ordini monastici, nella propria sapienza o nelle proprie buone opere — Nicodemo presumeva che la pietà esteriore, la disciplina e l’osservanza dei Dieci Comandamenti fossero sufficienti per garantirsi la salvezza davanti a Dio.

Gesù Cristo infrange questa sua sicurezza in se stesso, questa sua supposizione, con un severo decreto: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio».

L’insufficienza delle virtù

La ragione, il libero arbitrio e perfino una condotta onorevole sono doni nobili e belli, ordinati da Dio, e sono ricompensati in questa vita. Però, quando si tratta di entrare nel regno di Dio, non servono a nulla. Ripeto: La ragione, il libero arbitrio e perfino una condotta onorevole sono doni nobili e belli, ma davanti a Dio, quando si tratta di entrare nel regno di Dio, non servono a nulla. Cristo stesso ci insegna in questo passo che, senza la nuova nascita dallo Spirito Santo, anche la vita terrena più virtuosa appartiene, in ultimo, al diavolo nell’abisso dell’inferno. E se dipende dalla nuova nascita, significa che non può dipendere da noi stessi, ma solo da Dio.

Il pericolo della giustizia propria

Come il fariseo, nella storia del fariseo e del pubblicano (Luca 18, 9ss), egli che si gloriava del suo digiuno e delle sue decime, la ragione umana conclude erroneamente che evitare i peccati esteriori garantisca automaticamente il paradiso. E invece non è così!

La risposta giusta

Ovviamente, non dobbiamo decidere di cessare di fare il bene; anzi, dobbiamo adoperarci diligentemente per osservare i Dieci Comandamenti, mentre allo stesso tempo confessiamo davanti a Dio, con sincera e disarmata umiltà, che al di fuori della grazia di Dio in Cristo, siamo soltanto dei poveri peccatori condannati a morte eterna.

Rigenerazione mediante l’acqua e lo Spirito - La natura del Battesimo

Nicodemo, completamente confuso dall’apparente impossibilità fisica di una seconda nascita, viene corretto da Cristo. Gli dice: «Se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio». Qui Cristo sta parlando del santo Battesimo.

L’acqua di per sé è un semplice elemento che da sola può soltanto pulire la pelle, ma non l’anima. Invece il santo Battesimo è acqua intimamente connessa alla Parola di Dio, al comando e alla promessa di Dio. Non dobbiamo mai separare la Parola dall’acqua. Quando la Parola di Dio e l’acqua sono unite, nel modo conforme all’istituzione di Cristo, lì lo Spirito Santo è presente per perdonare i peccati e operare la rigenerazione (la rinascita).

Il vento invisibile

La ragione, la nostra ragione, disprezza il Battesimo perché sembra insignificante. Non si nota alcun cambiamento. Cristo ne spiega il mistero usando l’immagine del vento: ne ascolti il suono ma non vedi dove comincia o dove finisce. Allo stesso modo non possiamo vedere con gli occhi l’operare dello Spirito Santo; dobbiamo semplicemente aggrapparci all’opera esteriore dell’acqua e accogliere «il suono» (cioè, la Parola predicata, la promessa e il comandamento nella Scrittura). Accogliere il suono della Parola di Dio per fede. E ciò è vero anche in riferimento agli infanti. Infatti, ogni convertito è un nato di nuovo nel regno dei cieli — non c’è alcuna differenza. Così come è impossibile che un neonato da solo creda in Cristo, allo stesso modo è impossibile per un adulto umano credere in Cristo basato soltanto sulla propria ragione, sulle proprie forze. Così abbiamo ricevuto il nome di Dio su di noi, unicamente attraverso l’operato potente dello Spirito Santo. In questo modo soltanto siete divenuti figli di Dio, uniti nel Battesimo a Dio mentre Egli pose su di voi il suo santo nome (Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo).

Questo è ciò che il Battesimo opera, secondo il nostro testo di oggi. Il Battesimo ci unisce a ciò che Cristo ha compiuto sulla croce: «E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.» (v. 14-15)

Il veleno del vecchio serpente

Nel deserto, durante i quarant’anni di viaggi di Israele, Dio punì gli Israeliti mormoranti con dei serpenti ardenti il cui veleno mortale fece molti morire. Nessuna medicina poteva guarirli, se non guardare quel serpente di bronzo che Dio aveva comandato Mosè di innalzare sopra un’asta. Allo stesso modo il vecchio serpente (il diavolo) ha morso tutta l’umanità, avvelenando la nostra natura col peccato, così che la morte ci prende per la gola.

La forma della croce

Cristo prese per sé la nostra carne e il nostro sangue, facendosi presente e visibile nella totale somiglianza della nostra natura avvelenata. La portò sulla croce, eppure era del tutto senza peccato, completamente privo del peccato. Egli vi è rimasto appeso fino alla sua morte per assorbire e curare il veleno del mio peccato e del tuo peccato. Morì, e noi con lui. Poi risuscitò, e per mezzo di lui, noi abbiamo la vita eterna.

Giustificazione attraverso il «guardare» (per fede)

Così come alcuni Giudei nel racconto di Mosè nel deserto probabilmente schernirono l’idea che bastasse guardare un serpente di bronzo per guarire da un morso fisico di un serpente, e in questo modo avranno subito la morte a causa del veleno, così anche molti oggi disprezzano la fede, cioè il confidare soltanto in Cristo, esigendo invece una medicina basata sulle proprie opere. Eppure Cristo decreta che la fede — il «guardare» a lui sulla croce come Colui che ha pagato il nostro debito, colui che ha pagato la nostra morte e ci ha riconciliati con Dio — questa è l’unica vera medicina contro il veleno del nostro peccato.

Frutti pratici

Quando questa dottrina salvifica è realmente afferrata per fede, crea cuori completamente nuovi. Di fronte al peccato, alla morte e alla tentazione satanica, puoi dichiarare con fiducia che, benché il diavolo ti abbia gravemente avvelenato, Cristo ha vinto quel veleno sulla croce per te. Puoi ripeterlo forte: Cristo ha vinto il veleno del peccato sulla croce per me e per te.

E attraverso il tuo Battesimo l’onnipotente Dio ti ha dato il suo nome insieme alla vittoria di Cristo. Così sei cristiano di nome — cioè, unicamente nel nome del vero Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. A motivo di Gesù Cristo, quel santo nome posto su di te è la tua fortezza, una roccaforte che ti protegge verso la vita eterna. Amen.

Questo sermone è stato predicato nel culto del 30 maggio 2026, in c...

Sermone per la Festa della Pentecoste, predicato il 23/maggio/2026 dal sem. Luiz R. Lange - Cell +39-340-0056164.[facebo...
04/06/2026

Sermone per la Festa della Pentecoste, predicato il 23/maggio/2026 dal sem. Luiz R. Lange - Cell +39-340-0056164.
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"Nel giorno di Pentecoste lo Spirito Santo venne, come è descritto in Atti 2, e quando venne accaddero due cose stupende!

Venne in modo completamente unico e non ripetuto. Venne nel fragore di un vento impetuoso e discese sui discepoli sotto forma di lingue come di fuoco. Cominciarono a parlare il messaggio della salvezza in lingue che altrimenti non conoscevano. In questo modo Dio, lo Spirito Santo, rese possibile che i pii giudei radunati a Gerusalemme per la festa potessero udire il Vangelo nelle proprie lingue madri. Questo è davvero un grande miracolo.

Venne anche in un altro modo, anch’esso totalmente unico (cioè, non c’è nulla di simile nella natura o nell’esperienza umana). Continua a ve**re in questo modo giorno dopo giorno e settimana dopo settimana. Fa sì che la Parola di Dio venga pronunciata in parola umana, e attorno a quella parola, e per mezzo di essa, raduna una moltitudine di persone, rivela il loro peccato e bisogno, e offre loro il dono della fede, della speranza e della nuova vita in Cristo.

Anche questo è un grande miracolo, un miracolo ancor più grande del primo. Per mezzo di esso Dio Spirito Santo opera attraverso semplici parole umane per aprire le ferite che di solito nascondiamo (anche a noi stessi), esponendo l’incredulità, lo scetticismo e ogni forma di infedeltà e di peccato.

Tutto questo lo fa affinché i peccatori siano condotti alle acque del Battesimo e al ravvedimento quotidiano che scaturisce dai cuori credenti nelle nostre menti, nei nostri membri e nelle nostre opere. Invita i peccatori a udire la parola del perdono pronunciata su di loro nell’Assoluzione, e a ricevere l’antipasto del banchetto celeste nella Santa Comunione, nella quale Cristo è allo stesso tempo Colui che ospita e il cibo.

Questi due miracoli ebbero ciascuno un ruolo vitale nei piani di Dio per la Pentecoste.

Fu il primo miracolo a catturare immediatamente l’attenzione di coloro che erano venuti alla festa. Non potevano capire ciò che stavano vedendo né comprenderne il significato.

Alcuni pensarono che i discepoli fossero ubriachi e deliranti.
Pietro, a nome di tutti, spiegò il miracolo come l’adempimento della promessa fatta per mezzo del profeta Gioele, la promessa dello effondersi dello Spirito Santo: «Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; e di questo noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato innalzato alla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre la promessa dello Spirito Santo, ha sparso quello che ora voi vedete e udite» (v 32-33).

Ma il primo miracolo prepara la via al secondo, il miracolo mediante il quale prima Pietro e, dopo di lui, un numero incalcolabile di predicatori, furono usati da Dio, lo Spirito Santo, per radunare la santa Chiesa cristiana, estenderla in tutto il mondo e conservarla fino al ritorno glorioso del nostro Signore.

Nella sua predica, per prima cosa Pietro disse chi è Gesù in termini che la folla potesse comprendere: «Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù il Nazareno, uomo accreditato da Dio tra di voi per mezzo di potenti operazioni, prodigi e segni che Dio fece tra di voi per mezzo di lui, come anche voi sapete» (v 22).

In secondo luogo Pietro rimprovera il popolo per aver rifiutato quest’uomo di Dio, come il Padre nei cieli sapeva che avrebbero fatto, perché questo è ciò che fanno i peccatori: «Egli, dico, secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, vi fu dato nelle mani e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste.» (v 23). Il peccatore si pone contro Dio, sia con il peccare in modo svergognato sia con la presunta santità. Quando si trova davanti a Dio, il peccatore cerca di scacciarlo — e di annientarlo del tutto.

Cristo Gesù non poteva essere scacciato né annientato: «Ma Dio lo ha risuscitato, avendolo sciolto dalle angosce della morte, poiché non era possibile che fosse da essa trattenuto. Infatti Davide dice di lui: "Io ho avuto del continuo il Signore davanti a me, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso."» (vv 24–25). Davide aveva profetizzato nel Salmo 16, parlando con la voce del Cristo che doveva ve**re: «perché tu non lascerai l'anima mia nello Sceol e non permetterai che il tuo Santo veda la corruzione.» (v 10). Dio lo liberò dai dolori della morte e lo risuscitò dai morti (vv 26–32).

Quest’opera seconda dello Spirito Santo — condurre le persone al ravvedimento e nella Chiesa — è davvero miracolosa, perché il messaggio di Pietro non è ciò che potremmo chiamare “di facile ascolto”. Pietro non lascia ai suoi ascoltatori la possibilità di sfuggire alla piena portata del loro rifiuto e delle sue conseguenze.

Dove non c’è confessione di peccato, non c’è accoglienza del perdono. Dove non c’è riconoscimento della falsità e delle pretese passate, non c’è possibilità di un futuro cambiamento.

Ma non è in noi conoscere, se non ci viene detto, né confessare, se non siamo istruiti. E quando veniamo a sapere ciò che siamo stati e ciò che abbiamo fatto, ciò che non siamo stati e non abbiamo fatto, è probabile che cercheremo o di zittire l’accusatore ignorando il giudizio, o di zittire colui attraverso cui quel giudizio ci è stato pronunciato. Pietro e gli altri sapevano come il mondo avrebbe reagito alla loro predicazione; sapevano quale croce li attendeva.

Ma per grazia e misericordia di Dio, non tutti si volgono via con arroganza e disprezzo: «Or essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore e chiesero a Pietro e agli apostoli: «Fratelli, che dobbiamo fare?»» (v 37). Alcuni ascolteranno, si ravvederanno e saranno battezzati, e saranno aggiunti alla Chiesa prima che il giorno della grazia di Dio giunga alla sua fine e giunga il termine di tutti i giorni.

Questo è il miracolo più grande che celebriamo nel giorno di Pentecoste:
Dio usa le parole degli uomini, nella predicazione della Sua Legge, per condurre le persone al Vangelo e alla Chiesa.

E sì, lo Spirito Santo continua a compiere questo miracolo anche oggi.

Come nel giorno di Pentecoste, Dio ci ha radunati oggi attorno alla proclamazione della sua Parola pura, invitandoci al Battesimo, alla Parola del perdono e alla Cena del corpo e del sangue di Cristo — tutti noi che Egli ha condotto a conoscere e confessare il nostro peccato e bisogno.

Non abbiamo bisogno di un nuovo giorno di Pentecoste, perché quel primo giorno di Pentecoste è ancora su di noi. Prego al Signore che possiate rimanere in esso, e quindi rimanere in Cristo, per tutti i vostri giorni, finché esso ceda al giorno della venuta del Signore.

Nel nome di Gesù. Amen."

Questo sermone è stato predicato nel culto del 23 maggio 2026, in c...

Sermone per domenica della Trinità scritto dal Pastore Tyler McMiller (39-346-327-0882) su Matteo 28, 16-20 e Genesi 1 e...
31/05/2026

Sermone per domenica della Trinità scritto dal Pastore Tyler McMiller (39-346-327-0882) su Matteo 28, 16-20 e Genesi 1 e 2. Che Dio benedica il vostro ascolto!

Oggi le chiese in tutto il mondo celebrano la domenica della Trinità. E i pastori hanno il dovere di spiegare l’inspiegabile. Di parlare di ciò che nessuno ha visto. Di trattare ciò che nessuno riesce ad approfondire nella sua totalità. Dio Trino, un solo Dio, tre persone, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Ma possiamo iniziare bene, se sottolineiamo che il nostro rapporto con la Trinità riguarda non il sapere, ma invece riguarda il conoscere. L’italiano (come quasi tutte le lingue tranne l’inglese che comunque è una lingua br**ta) distingue fra il sapere e il conoscere. Per farla breve, e voi lo sapete meglio di me, sapere riguarda il cervello, l'intelletto, ma conoscere riguarda l’anima e un’esperienza vissuta da tutta la persona. Forse sapete che Tokyo si trova in Giappone. Lo so anch’io. Ma non ci sono mai andato, quindi so dove si trova sulla mappa, ma non conosco quella città. Tante cose divine non lo sappiamo. Ma questo non importa. Perché bisogna avere un rapporto personale, intimo con questo Dio Trino, e conoscerlo, e non sapere, o meglio ancora pensare di sapere come funziona la Trinità.
Negli ultimi anni e mesi, si è parlato tanto dell’intelligenza artificiale, ma vorrei dire che l’intelligenza artificiale sa tante cose ma non conosce niente. Perché? Perché non ha l’anima, non ha un cuore, uno spirito. Sembra vivo, ma non è. Dietro la luce dello schermo, non c’è niente. Il computer sogna nel buio più totale. Fai la prova, chiedi a Chat GPT: sai come funzionano gli aerei? E riesce a scrivertene a perdifiato. Ma poi chiedi se ha mai volato, viaggiato… Forse un giorno riuscirà a comporre dei pezzi e a fabbricare gli aerei. Ma mai e ti dico mai, mai conoscerà cosa significa volare, sentire il vento nei capelli, le forze G che agiscono contro il tuo corpo, la stanchezza di un volo, l'emozione del viaggio, la gioia di conoscere un nuovo paese, di conoscere queste cose…
Riguardo alla Trinità, noi come cristiani abbiamo l’invito di conoscere il Dio Trino. Un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Tre e uno. Sapere? Sapere come funziona tutto questo? spiegarlo? Mica tanto, ma conoscere sì. Avere un rapporto intimo sì, avere la relazione fra membri della famiglia, fra Dio come nostro Padre celeste come preghiamo nel Padre Nostro, e noi come suoi figli, sì, sì, sì… questo invece sì.
Forse pensiamo di aver studiato il meccanismo interno della Trinità. Forse riusciamo a ripetere a memoria che il Figlio è generato, che lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio. Forse pensiamo di capire la differenza fra generare e procedere (ma se veramente pensi di conoscere la differenza, ti illudi, nessuno la sa). Forse possiamo spiegare tutte le sfumature fra persona in latino e prosopon in greco. Forse abbiamo studiato la crisi ariana, i dibattiti sulla divinità dello Spirito Santo.
Ma forse anche no. E sapete una cosa? Bisogna ribadirlo a sfinimento. Non saranno i tuoi studi a salvarti, non saranno ciò che sai o pensi di sapere. Tu puoi conoscere un aereo dentro e fuori, aver memorizzato cosa fa ogni cosa, sapere smontarlo e rimontarlo mille volte. Ma finché non ti siedi dentro, prendi il volante nelle tue mani, accendi il motore e parti… tu sei intrappolato qua sulla terra.. Tu sai tante cose, ma non conosci niente.
Il cervello sa, ma l’anima conosce, e noi dobbiamo conoscere Dio, e veramente conoscerlo. Come lo conosciamo? Cari fratelli e sorelle, non ne dubitiamo, questo bisogna sottolinearlo profondamente, lo conosciamo per mezzo del nostro battesimo. Un battesimo fatto nel nome del Dio Trino, un battesimo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. E questo battesimo, lo Spirito Santo che opera per mezzo dell’acqua entra nei nostri cuori, nelle nostre menti, sulla pelle, attraverso i capelli e entra in ogni cellula dei nostri corpi. Fra Dio e la sua umanità battezzata c’è la più assoluta intimità, c’è conoscenza, dimestichezza, e unione. Per cosa? Per mezzo del battesimo. Per mezzo della nuova nascita. Una nuova nascita nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo.
Un battesimo che Gesù Cristo risorto comanda agli apostoli e a tutta la chiesa ad amministrare nel suo nome in tutte le nazioni della terra. Cosa significa? Non significa portare tutte le sfumature teologiche che comunque cambiano fra le lingue riguardo alla Trinità. Ma significa sì, invece, dare conoscenza, vera conoscenza, conoscenza di Dio, conoscenza di chi è Dio per noi, conoscenza del fatto di che lui è il nostro Salvatore, conoscenza del fatto che il suo amore ci perdona tutti i peccati e che sulla croce lui ha pagato il prezzo del nostro riscatto.
Io conosco i membri della mia famiglia. Perché sono nato in una casa. Li conosco ma nella Trinità noi conosciamo Dio, più importante ancora, Dio conosce noi. Conosce le nostre paure e ci dà la sua pace, conosce i nostri peccati, e li spazza via, conosce i nostri debiti, e li salda con il suo sangue.
E così anche noi conosciamo Dio! Lo conosciamo, e veramente lo conosciamo per la nostra salvezza eterna. Conosciamo il mistero più grande di tutti i misteri, il mistero della Trinità stessa. Prendiamo le parole di Gesù stesso e diciamo amen. Battezzati nel nome (al singolare) del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Un nome, al singolare, e tre titoli diversi, come avrebbe potuto dirlo in un modo più chiaro?
Nella nostra lettura dell’antico testamento d’oggi, abbiamo letto come noi siamo stati creati all’immagine di Dio e cioè del Dio Trino. E questo fa riferimento principalmente alla nostra anima. La nostra anima è stata creata alla sua immagine. Quando Dio ha creato l’umanità, l’uomo e la donna, ha parlato al plurale. Orsù, Dio ha detto, creiamo l’umanità alla nostra immagine e alla nostra somiglianza. Poi, dopo la caduta, quell’immagine è stata danneggiata, terribilmente contaminata, pervertita e dannata… ma, nonostante quel danno, l’intenzione, il proposito, lo scopo, il piano originale di Dio non verrà mai meno. Nell’acqua del battesimo, quell’immagine è stata creata di nuovo. Quale immagine? L’immagine di Dio.
Oggi conosciamo per fede, ma un giorno conosceremo Dio per esperienza propria. Sarà una conoscenza completa. Penso che, persino nei cieli, ci saranno ancora tante cose che non sapremo, ma conosceremo tutto, perché conosceremo Dio.
La prima lettura d’oggi era la storia della creazione del mondo. Tu sai come sono stati creati il mondo, i cieli, i mari, le stelle, gli animali, i cani, i gatti e i pesci che nuotano nei mari? No, no lo so, non so come Dio l’ha fatto. E più miracolosamente ancora, come Dio ha fatto tutto quello in sei giorni. Ma Dio lo sa, mica io.
Ma dato che tu vivi nel mondo, bevi l’acqua, mangi dagli alberi, hai toccato gli animali, puoi guardare le stelle, il cielo blu con i tuoi occhi. Come potresti non rispondere che “sì, è vero, non lo so, ma comunque conosco tutte queste cose”?
Mentre ancora non sappiamo tante cose, non cristiani possiamo vantarci di una saggezza che va oltre tutti i grandi studiosi e intellettuali del mondo- una saggezza che viene da Dio. Cari fratelli e sorelle nel Signore, il peccato ha dannato terribilmente il nostro cuore, la nostra anima, il nostro intelletto. Ha accecato i nostri occhi, ha turato i nostri orecchi, ha riempito il nostro cervello di distrazione e ha turbato il nostro cuore con paure. Ma nel Battesimo, nell’Eucaristia, nella Santa Comunione, Dio arriva in tutta la sua potestà, tutta la sua maestà, tutta la sua pienezza per spazzare via tutto quanto. Per illuminare i nostri occhi, riempire una i nostri orecchi con una parola evangelica e dare pace ai nostri cuori. E questa conoscenza salva. Veramente salva, e una conoscenza salvifica che non gonfia ma riempie i nostri cuori con pace e ringraziamento a Dio. E’ una conoscenza che va in tutte le nazioni e che fa rinascere gli uomini mediante tutta la Trinità per mezzo del battesimo. Un battesimo che si dà nel suo nome. Un nome che conosciamo. Amen.

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