17/08/2026
Sermone per la dodicesima domenica dopo Pentecoste scritto dal Pastore Tyler McMiller (+39-346-327-0882) sul Matteo 15, 21-28. Che Dio benedica il vostro ascolto!
Ben si sa che ci sono due tipi, due categorie di storie. La commedia e la tragedia. Una commedia, non è necessariamente una storia divertente, che fa ridere, piena di barzellette. Una commedia, invece, è una storia con una lieta fine. Il Signore degli Anelli è un esempio di una commedia. Guerre stellari è una commedia, perché finisce con la vittoria degli eroi, nonostante tutte le difficoltà che affrontano insieme.
Dall'altro canto, una tragedia non significa, necessariamente, che tutta la storia sia triste, ma vuol dire, invece, questo sì che il finale è triste. Un esempio sarebbe il Titanic perché finisce con la morte del protagonista.
Spero che non sia un pensiero troppo triste chiedersi chi, nella storia del mondo, abbia avuto la vita più tragica, più triste? Anche nella bibbia ci sono tante storie tristi. La morte di Uria, il marito di Bath-Sceba, l’omicidio d’Abele da mano di suo fratello Caino. Il martirio di Santo Stefano. La settimana scorsa, nella nostra conferenza per i missionari abbiamo studiato la vita di Giobbe. Una storia molto triste, piena di sofferenze, privazioni e morte.
Ma vi chiedo, queste sono tragedie o commedie? Cari nel Signore, tutte sono commedie, perché hanno una lieta fine, perché tutte le storie nella bibbia finiscono sempre bene perché tutte quelle storie finiscono con una vittoria eterna per ogni cristiano, ogni figlio e figlia di Dio e fratello e sorella di Gesù.
Forse, non sempre vediamo quel lieto fine sulle pagine della storia stessa ma, non sbagliatevi, non vi scoraggiate, ogni storia finisce con la vita eterna e un luogo nei cieli con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Bisogna leggere e capire quelle storie alla luce della sola fede. La fede viene definita nella lettera agli Ebrei 11, 1 Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono; La storia della vita di ogni cristiano è una commedia perché la storia di ogni cristiano ha una lieta fine, nonostante le prove, nonostante le croci, nonostante le sofferenze.
Chi ha avuto la vita più triste di tutti? Sia nella bibbia che nella storia del mondo? Non è stata la vita di Abele, né quella di Uriah, né quella di Giobbe. La risposta può essere soltanto Gesù il nostro Dio e Salvatore. Cari nel Signore, Gesù Cristo il nostro Signore, che ha preso su di sé tutti i peccati del mondo e sulla croce si è sacrificato per tutti noi. Ma la sua vita non è una tragedia, invece è una commedia. Perché ha un lieto fine, la sua morte finisce bene, con la sua risurrezione e la vita eterna di tutti coloro che credono in lui.
Nel nostro vangelo d’oggi, abbiamo la storia della donna cananea. E vediamo che lei è un perfetto esempio, una vera campionessa nell’affrontare le difficoltà. E’ difficile pensare a una persona più povera, più oppressa, più avvilita di lei.
Per primo, era una donna. La vita per le donne nel mondo antico era molto difficile. Bisogna riconoscerlo, senza offendere. E come papà di due figlie, posso ringraziare il Signore per l’epoca che ci è toccata. Le donne non avevano gli stessi diritti legali e civili. La legge spesso non le proteggeva. In molte società antiche, le donne non potevano avere proprietà. Nell’impero romano sì, ma le fonti parlano sempre di donne della classe alta. Quindi, una donna da sola era sempre una preda facile per cui voleva approfittarsi di lei. Non sappiamo se lei avesse un marito o meno, ma di lui non si parla. O è morto o forse soffre anche lui di qualcosa o se ne frega sia di lei sia della sua figlia.
Secondo, era una cananea. Quindi, una non-ebrea. Attenzione alla parola, Matteo avrebbe potuto scrivere, “gentile”. Ma ha scelto di scrivere proprio cananea. Nell’antico testamento, i cananei erano i nemici acerrimi del popolo d’Israele. Avrebbero dovuto essere sterminati e l’unico motivo perché c’erano ancora era che il popolo d’Israele era stato meno fedele del dovuto.
Tre, ha una figlia indemoniata. Persino i poteri soprannaturali sono schierati contro di lei. Tutti i popoli idolatri erano fuori dal patto di Dio, ma il fatto che questa famiglia era sotto il dominio del diavolo si vedeva in un modo particolare, manifesto.
Quattro, prestiamo attenzione a come viene ricevuta, accolta da Gesù. Nel versetto 22 Ed ecco una donna Cananea, venuta da quei dintorni, si mise a gridare, dicendo: «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide! Mia figlia è terribilmente tormentata da un demone!». 23 Ma egli non le rispondeva nulla. E i suoi discepoli, accostatisi, lo pregavano dicendo: «Licenziala, perché ci grida dietro». 24 Ma egli, rispondendo, disse: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d'Israele».
Quanti malati aveva Gesù guarito! Quanti lebbrosi aveva purificato! Quante moltitudini di persone aveva sfamato, ma questa donna tragica viene rifiutata davanti a Dio stesso.
Ovviamente, è difficile pensare ad una figura più tragica di quella donna. Ma, cari nel Signore, in questa storia vediamo tutti gli indizi, tutti i possibili spunti di un esito positivo, benedetto e vittorioso. Sappiamo già che Gesù è buono e misericordioso. Quindi, possiamo leggere questa storia con fede, sapendo che finirà non come una tragedia ma come una commedia, con una lieta fine.
In primo luogo, leggiamo che Gesù è andato verso Tiro per incontrarla. Sarebbe più chiaro se guardassimo la mappa ma Tiro si trova abbastanza lontano dal resto d’Israele. Anche dopo la storia, leggiamo che Gesù torna subito indietro. Tutto indica che ha fatto questo viaggio per trovare lei e soltanto lei.
In secondo luogo, possiamo vedere e concludere che questa donna è sommamente furba. Forse, non siamo abituati a chiamare i cristiani furbi. In italiano, potrebbe essere quasi considerata una parola negativa. Ma non sbagliatevi, il cristiano deve essere furbo, saggio e sapere affrontare sia il mondo che la parola divina. Noi cristiani dobbiamo essere saggi come serpenti e abbiamo ricevuto lo Spirito Santo per conoscere ogni cosa necessaria per la nostra salvezza.
Vediamo la furbizia di questa stessa donna. Cosa grida? «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide! Figlio di Davide? Fra tutti i titoli che avrebbe potuto scegliere, perché mai, Figlio di Davide? Io, se fossi un cananeo, avrei scelto tanti altri titoli. Signore misericordioso, Salvatore clemente, Agnello di Dio. Perché mai, Figlio di Davide?
Ma questa donna è furba, veramente furba. Lei ha scelto molto bene quella frase. Davanti a Dio, lei si abbassa di più, di più sempre di più. Tu non sei il mio re, ma chiedo la tua clemenza. Non sono degna della tua misericordia, ma so che mi ami. Non sono per natura una figlia, ma soltanto una creatura, un cagnolino, ma tu mi innalzerai. Per fede, per fede, per fede. Mi aggrappo alle tue promesse, mi afferro alla tua parola. Una parola eterna che non verrà mai meno.
Il cristiano prende Dio per le mani per fede e lo sconfigge, lo scuote e dice Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Perché mi lasci indietro? Perché non mi rispondi? La tua parola dice che mi ami, perché sei lontano? Tuo Figlio Gesù Cristo è morto per me? Perché mi lasci così? Mi hai fatto una promessa e le tue promesse non vengono mai meno.
Noi facciamo la stessa cosa all’inizio di ogni Servizio Divino. Ci confessiamo davanti a Dio come peccatori ma ci aggrappiamo alle sue promesse. Non facciamo politica, non cerchiamo un accordo, ma piuttosto chiediamo perdono, fiduciosi che Dio ci perdonerà.
Il cristiano non dovrebbe fingere di non sapere già in anticipo che Dio, dopo che abbiamo confessato i nostri peccati, ci perdonerà. Non è necessario. Andiamo in chiesa e quella donna cananea corre dietro a Gesù con piena fiducia che questa sarà una commedia, che questa sarà una storia con un lieto fine, che questa nostra storia finirà con la nostra salvezza eterna.
Così dice Gesù stesso, 28 Allora Gesù le rispose, dicendo: «O donna, grande è la tua fede! Ti sia fatto come tu vuoi». E in quel momento sua figlia fu guarita. Gesù indica la chiave della sua vittoria perché anche noi possiamo imitare. Non grande sei tu (questo non ci aiuterebbe), né grande sono io, cioè Dio (lo sappiamo già), ma grande è la tua fede. Quella fede ce l’abbiamo già, quella fede ci ha portati qui, con quella fede confessiamo il Simbolo di Nicea e preghiamo il Padre Nostro. In quell’ultimo giorno, Dio guarderà ognuno di noi con occhi pieni d’amore. Cosa mi volete chiedere, come ti posso aiutare? O Signore, che abiti per sempre nella tua casa. E lui risponderà, grande è la tua fede! Ti sia fatto come tu vuoi» Amen.
Martin LuteroChiesa Luterana Confessionale d'ItaliaBen si sa che...