09/06/2026
"L'uomo ricco e il povero Lazzaro" - sermone per la 1a Dom. dopo Trinità - predicato dal sem. Luiz R. Lange il 06 Giugno 2026 a Padova.
Testo: Luca 16, 19-31
La settimana scorsa era la Festa della Santissima Trinità. Abbiamo riaffermato questa importante dottrina, e abbiamo ricordato il nostro ingresso attraverso il Santo Battesimo nella nuova vita in Cristo come cittadini del regno dei cieli. Dall’avvio quindi del nostro cammino con Dio in questa vita, il testo di oggi invece ci porta al suo epilogo.
La maggior parte delle persone pensa molto poco alla propria morte. Dopotutto, molti vivranno fino alla vecchiaia. Lodato sia Dio che probabilmente la maggior parte di noi lo farà. Ma alcuni cercano di negare che moriranno mai, e questo significa che probabilmente vivono come se non dovessero mai rendere conto del modo in cui vivono.
Il nostro testo di oggi contiene immagini che possono sconvolgere. E questo perché il testo ritrae la nostra mortalità. Sì, infatti moriremo, noi tutti. A meno che Cristo non torni prima, ancora nella nostra generazione — il che, naturalmente, porterebbe comunque allo stesso risultato finale. Altrimenti, non resta che arrivare all’unica conclusione possibile: tutti noi moriremo un giorno. Quindi, per quel giorno tanto reale e innegabile,
Cristo ci prepara con la Parola reale
della realtà del Cielo e della realtà dell’Inferno.
Nel frattempo, durante i nostri giorni qui sulla terra, ciascuno riceve innumerevoli benedizioni dal Signore — a volte cose materiali, a volte spirituali. Tale è il caso dei due uomini nel nostro testo, una parabola spesso chiamata “Il ricco e il povero Lazzaro.”
Gesù racconta questa parabola perché i farisei, che Luca ci dice erano amanti del denaro, deridevano ciò che Gesù aveva appena detto (Luca 16, 14). Egli aveva appena narrato le parabole della pecora smarrita, della dracma perduta, del figlio prodigo e dell’amministratore o fattore infedele. Gesù aveva concluso quest’ultima dicendo che non si può servire Dio e la ricchezza (16, 13). A quel punto i farisei deridono Gesù. Come il ricco nella nostra parabola, i farisei amavano se stessi. La parabola di Gesù mostra che l’amore per il denaro e l’egoismo possono condurre all’inferno, mentre l’amore e la fiducia in Dio conducono al cielo.
Non sappiamo se questa storia sia un resoconto vero di due persone particolari o se Gesù stia semplicemente raccontando una storia per illustrare la verità. Il punto è che nella storia i due uomini muoiono, proprio come tutti noi moriremo realmente. E Gesù mette in contrasto i loro destini dopo la morte.
La differenza tra questi due uomini è drastica, ma, in realtà, riflette ciò che si poteva vedere in Palestina in un qualunque giorno. Il ricco indossava un magnifico mantello di colore porpora, un abito molto costoso, il meglio che il denaro poteva comprare. Viveva nel lusso. Spendeva i suoi soldi solo per se stesso, per ciò che lo rendesse bello. Il secondo uomo, Lazzaro, era un mendicante. Stava all’estremo opposto della scala socioeconomica. Lazzaro era malato e zoppo. Il testo dice che giaceva alla porta dell’uomo ricco. In realtà, questo è un eufemismo: la verità è che l’avevano scaricato lì! Lazzaro era una vista pietosa, coperto di ulcere. Senza vestiti puliti né medicinali, la sua unica speranza era che qualcuno — chiunque avesse avuto compassione! — lo aiutasse. Per peggiorare le cose, seduto alla porta, poteva benissimo osservare lo stile di vita dell’uomo ricco. Quanto desiderava ricevere qualche avanzo dalla tavola — un ritaglio di grasso, una buccia di patata, una crosta secca di pane...
L’uomo ricco aveva più denaro di quanto potesse spendere, ma non considerò mai le condizioni di Lazzaro, appena fuori dalla sua porta. E il racconto peggiora ancora: i cani leccavano le ferite di quel pover’uomo. Erano degli spazzini, dei cani randagi, eppure erano in condizioni migliori di Lazzaro. Cosa mangiava Lazzaro? Quando mangiava Lazzaro? Forse solo ciò che i cani spazzini non volevano — dopo che i cani si erano già saziati.
Salomone una volta dichiarò che c’è “un tempo per nascere e un tempo per morire” (Eccl. 3:2). E, come per tutti, venne il tempo anche per Lazzaro di morire. Ma, certo, anche il ricco morì. Il ricco fu sepolto. Non c’è dubbio che abbia avuto un funerale grandioso, da ricordare. Avrebbe fatto notizia sui giornale nei giorni d’oggi. Nessuna menzione, però, del funerale di Lazzaro. Avrà probabilmente ricevuto soltanto una tomba da povero, non segnata, subito dimenticata.
Che cosa ci racconta il testo in seguito? Lazzaro è condotto al seno di Abramo! Subito dopo la sua morte, Lazzaro è preso e portato in cielo. E l’uomo ricco invece? Allo stesso modo, immediatamente, si è ritrovato in inferno. Non solo era stato escluso dalla gloria del cielo ma era anche in estrema angoscia. Tormento! Stava subendo una tortura continua! Due uomini che si dichiaravano figli di Dio. Uno muore e riceve le ricchezze e la gloria del cielo. L’altro muore ed è gettato all’inferno per subire l’ira di Dio riservata ai peccatore. Due uomini che in vita erano in situazioni opposte. Così anche nella morte sono in situazioni opposte.
Che cosa ha fatto la differenza? Uno sembrava essere benedetto da Dio in vita. Aveva ricevuto doni fisici e materiali in abbondanza. Ora è nella dannazione eterna ed è maledetto da Dio! Che cosa mancava nella sua vita? La risposta è che non aveva fede né fiducia in Dio. Il ricco era orgoglioso e arrogante, cercando di fare ciò che era meglio per sé. Si riteneva grande tra il popolo di Dio. Era ricco! Era un rispettato discendente di Abramo. Ma non aveva misericordia né amore per gli altri, solo per sé stesso. Lazzaro invece non aveva altro che la sua fiducia in Dio. Infatti, il nome Lazzaro significa letteralmente “Dio è il mio aiuto.”
Guardate cosa era successo poi: Lazzaro era stato portato dagli angeli in cielo. Il ricco nell’inferno alza gli occhi per vedere. E che cosa ha visto? Abramo con Lazzaro al suo fianco! Egli grida per pietà — era così disperato che implorava una goccia d’acqua per rinfrescare la lingua. Non aveva mostrato misericordia per Lazzaro prima di morire, ma ora chiedeva misericordia a Lazzaro. Ma ciò non è possibile. Abramo rispose che c’era un grande baratro fissato tra loro; nessuno lo può attraversare.
È importante capire cosa significa che il ricco è all’inferno. È in una sofferenza molto reale, tormentato e torturato continuamente — tormentato nelle fiamme! L’inferno è un luogo molto reale, un luogo terribile. E quel tormento non finisce mai! Gesù descrive l’inferno come un luogo “dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne” (Mc 9:48). Lì, dice, c’è “pianto e stridore di denti” (Mt 8:12).
Un modo per illustrare questo tormento infernale è guardare il racconto del roveto ardente. In Esodo 3, Mosè vide un roveto che bruciava, ma non si consumava. Il fuoco continuava a bruciare, ma il legno non si consumava. Le fiamme si portavano avanti ininterrottamente. L’inferno è un fuoco che brucia ma non consuma. Il fuoco continua per tutta l’eternità.
Molte persone oggi negano l’inferno, così come molti scelgono di negare che Dio esista. La verità è che un giorno crederanno all’inferno e a Dio. Si dice che all’inferno non ci sono atei.
Il ricco, dall’inferno, vedendo che non poteva salvarsi, aveva finalmente pensato a qualcun altro. Implorava per i suoi fratelli. “Padre Abramo, per favore manda Lazzaro ad avvertire i miei fratelli di tutto questo.”
“I tuoi fratelli hanno Mosè e i Profeti. Ascoltino quelli,” ha detto Abramo — le Sacre Scritture della Bibbia: cioè, il libro della Genesi, Esodo, Isaia e tutti gli altri.
“No, Padre Abramo! Non basta! Non è sufficiente!” rispose il ricco con enfasi. “Ma se qualcuno dovesse risorgere dai morti, allora si convertiranno.” Mosè e i Profeti non erano bastati, ne era sicuro il ricco. Aveva vissuto con Mosè e i Profeti; aveva udito la Parola di Dio letta e predicata, e ora era all’inferno. Non gli piaceva quella Teologia basata su una fede in parole, anche se quelle parole provenivano da Dio stesso. Ci voleva qualcosa di più affascinante, più appariscente.
La Parola di Dio gli era stata inutile perché non l’aveva mai accolta nel cuore. Si chiamava figlio di Abramo, ma non aveva l’amore né la fede che Abramo aveva avuto. Mosè e i Profeti esortavano la gente: amate Dio e amate il prossimo. Il ricco amava solo se stesso. “No, non basta, padre Abramo! Se qualcuno risorgesse dai morti, allora sì, si convertirebbero.”
La risposta di Abramo, qual è stata? “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non crederanno neppure se uno risorgesse dai morti” (v. 31). Neppure una risurrezione convincerebbe chi rifiuta la Parola di Dio.
Il ricco desiderava un segno certo per i suoi fratelli. Eppure, che cosa accadde quando Gesù risuscitò un altro uomo chiamato Lazzaro dai morti? Alcuni credettero. Altri dubitarono. E alcuni tramavano di ucciderlo, di farlo presto morire di nuovo. Neppure una risurrezione porterà alla conversione chi rifiuta Mosè e i Profeti, cioè la Bibbia.
Qual è il punto della parabola? Il punto è che siamo tutti mortali! Possiamo mettere da parte il pensiero, ma la verità, la realtà è che un giorno moriremo. In quel momento c’è un giudizio (Eb 9:27); cielo e inferno sono luoghi molto reali! Ciò che determina il nostro luogo per tutta l’eternità è la fede e la fiducia in Dio, o l’assenza di tale fede e fiducia. Il ricco aveva avuto un amore peccaminoso per il denaro. Il denaro non è, naturalmente, il male in sé, ma il suo amore per il denaro aveva soffocato la fede e la fiducia in Dio.
La fede e la fiducia sono ciò che Mosè e i Profeti insegnano. La fede è credere che Dio sia un Dio misericordioso! Sì, Egli ha avuto misericordia di noi. Ci ha visto privi di cibo e di vestiario. Ci ha visto malati e contaminati, perché la realtà e le conseguenze del peccato sono tutt’intorno a noi. Ma il nostro Padre amorevole aveva il potere di aiutarci, e lo ha fatto. Ha mandato Gesù a morire sulla croce, portando su di sé i nostri peccati. Gesù morì e fu posto nella tomba. Il terzo giorno risorse, sconfiggendo i nostri nemici e ottenendo la gioia eterna — la beatitudine e la benedizione del cielo — per ciascuno di noi.
Come risposero le persone a quella risurrezione? Alcuni credettero; altri dubitarono. Altri ancora cercarono di insabbiare la verità.
Non ci sono più grandi segni da vedere, non ci sono rivelazioni sconvolgenti. Mosè e i Profeti proclamarono ciò che Dio avrebbe fatto. Il Nuovo Testamento proclama ciò che Dio ha fatto. Qui riponiamo la nostra fiducia — in Gesù, crocifisso e risorto dai morti. Indipendentemente dalle circostanze, confidiamo nella Parola di Dio, perché la Parola rivela l’amore e la misericordia di Dio per noi in Gesù Cristo. La Parola rivela l’amore e la misericordia di Dio per te in Gesù Cristo.
Nel suo nome. Amen.
sem. Luiz R. Lange
Cell: +39 340-0056164
Testo: Luca 16, 19-31"La settimana scorsa era la Festa della Sant...