Ordine dei Cavalieri della Porta Santa

Ordine dei Cavalieri della Porta Santa lo. Lo scopo primario dei Cavalieri D.P.S. è di riuscire ad aprire la porta del regno di Dio che giace nel profondo dei cuori di tutti gli Uomini.

22/03/2026

Basilica Normanna del XI secolo

*Il pensiero del giorno*_In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusa...
29/10/2025

*Il pensiero del giorno*

_In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Disse loro: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi” (Lc 13,22-30)._

I detti di Gesù, presenti nella pagina evangelica odierna di Luca, attirano la nostra attenzione circa l’insegnamento escatologico di Gesù e sulla salvezza eterna. Gli stessi, in relazione con Mt 8,11-12 e 25 10-12, evidenziano la polemica sul rigetto di quei Giudei persistenti nel rifiuto di Gesù e perciò lasciati fuori dal convito alla mensa del regno di Dio a cui invece avranno accesso i pagani convertiti insieme ad Abramo, Isacco e Giacobbe e a tutti i profeti, non per improvvisi indulti o improbabili diritti in qualche modo acquisiti. Infatti è detto chiaramente che sarà valorizzata unicamente la responsabilità personale di chi avrà finalmente risposto alla chiamata con sincerità e decisione coinvolgendo il proprio impegno di conversione con il dono di Dio.

Ecco, abbiamo tutti gli elementi di salutare meditazione e risoluzione per non illuderci di una facile salvezza eterna di massa magicamente all’ultimo momento. Allora invano certamente tutti vorranno salvarsi e cercheranno affannosamente di passare attraverso la porta che però resterà, come in precedenza, stretta e chiusa dallo sposo che non l’aprirà agli sconosciuti peccatori, operatori d’iniquità, chiusi al suo amore misericordioso.

Sarà comunque irreparabilmente urgente passare attraverso la porta della salvezza, che è il Signore Gesù Cristo, Via, Verità e Vita (Gv 14,6). Ma non si può inventare un qualche club di soci che garantisca la salvezza, della cui necessità magari si ha chiara consapevolezza. Neanche la familiarità con un certo vocabolario cristiano e la frequenza ai banchetti con il Signore può rendere sicura la partecipazione alla gloria e alla gioia della festa eterna delle nozze con lo Sposo, il Re dei re e il Signore dei signori. Il regno di Dio non è questione di formalismo, espressione di parole che restano tali e di pratiche religiose che non alimentano la vita nuova in Gesù e Maria perché fatte senza anima, attenzione e desiderio di conversione.

Urge sin da subito una sempre rinnovata accoglienza dell’amore di Dio da condividere con i poveri nella carne e nello spirito (Dilexit te). Il tempo stringe, l’ora è sempre più vicina. Non bisogna ammazzare il tempo. Piuttosto conviene non farsi ammazzare dal tempo, bensì cercare con la grazia di Dio, con pazienza e amore, di riempirlo con ogni opera buona secondo la propria vocazione per la maggior gloria di Dio anche sociale.

Commento biblico a cura di don Andrea Nizzoli, Opus Mariae Matris Ecclesiae; don Roberto Spataro, S.D.B.; don Giuseppe Zanghì, presbitero diocesi di Messina.

Siamo scogli in mezzo al mare o  mare fra gli scogli?Una delle cose più difficili per il nostro spirito è liberarsi dell...
21/10/2025

Siamo scogli in mezzo al mare o mare fra gli scogli?

Una delle cose più difficili per il nostro spirito è liberarsi delle vicissitudini della quotidianità per abbracciare a piene mani, la libertà cosmica nell'unica via perseguibile.

Ora prigioniero, ora ospite del nostro corpo materiale e della nostra mente terrena, lo spirito è in continua lotta con il nostro vivere stesso per crescere e dimostrarci consapevolezza di "Essere"

Talvolta perdiamo la bussola mescolandoci con le evidenze umane, personali, evidenza la cui importanza è, certamente, ma ad un livello diverso.

In queste situazioni il nostro spirito si mette in attesa!
Un' attesa di riflessione,di consolidamento, di discernimento.

Verrà il giorno della fioritura che avviene quando il tempo è maturo, quando il fiore sboccia perché la pianta, nel suo insieme, si immedesima nella totalità della sua natura stessa.

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09/10/2025

_In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». (Lc 11,5-13)_

Nella logica si usa ogni tanto il metodo detto “forza dell’opinione contraria”, che pone appunto in luce quanto sia sbagliata la posizione contraria a quella proposta. Un prigioniero tornava a casa dal campo di concentramento dove era stato internato per anni; essendo nel bisogno, lungo la strada bussò ad una casa per chiedere qualcosa. Gli risposero che non avevano nulla. Ma poi si sentirono dire che anche le guardie carcerarie erano in grado di dare un po’ di aiuto; allora si diedero da fare per dargli quanto gli era indispensabile per il viaggio. Mossi da quest’affermazione si sentirono toccati e non volevano essere da meno dei secondini.

Nella così detta “parabola dell’insistenza”, c’è qualcosa di simile. Non era semplice nelle case dell’antico Israele alzarsi di notte per prendere un pane, perché la casa era composta di una sola stanza e tutti i famigliari dormivano distesi per terra sopra a delle stuoie. Alzarsi, comportava dover svegliare tutta la famiglia. Ma l’insistenza accorata scioglie i cuori più duri. Dio non può certo essere meno misericordioso. Nel Medio Evo spagnolo c’era il così detto spirito cavalleresco, cioè il desiderio di mostrarsi sempre superiori, nelle battaglie ma anche nella generosità. Il cavaliere dava sempre di più agli altri. Per questo sant’Ignazio chiamava Dio cavaliere: in tutte le occasioni è Lui che dà sempre più di tutti.

SANTA TERESA DI GESU' BAMBINO, VERGINE E DOTTORE DELLA CHIESA Dal Vangelo secondo LucaLc 9,57-62In quel tempo, mentre ca...
01/10/2025

SANTA TERESA DI GESU' BAMBINO, VERGINE E DOTTORE DELLA CHIESA

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,57-62

In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

“Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo»”. È interessante come la provvidenza ci faccia leggere questa pagina del Vangelo proprio oggi nella memoria liturgica di Santa Teresa di Gesù bambino. Tutta la spiritualità di questa giovanissima e straordinaria donna è racchiusa proprio nella richiesta che fa Gesù a colui che gli chiede di seguirlo. Non avere dove posare il capo significa non avere quelle certezze che molto spesso umanamente noi cerchiamo anche con la fede. Chi segue Gesù sa che l’unica forza che viene da lui nasce da una totale fiducia, e da un immenso senso di abbandono nelle sue mani. Chi cerca Gesù per avere le certezze di questo mondo, rimane deluso. Teresina è colei che più di tutti gli altri aveva capito questa intuizione. Solo un bambino sa bene questa modalità perché non mette quasi mai in dubbio l’amore della propria madre o del proprio padre e lo considera un punto di appoggio affidabile per poter vivere la propria vita. Non a caso quando un bambino viene ferito proprio in questa fiducia, si porta queste ferite per il resto della propria esistenza. La vita spirituale è recuperare questa fiducia primordiale che è nel cuore di ciascuno di noi. È la “piccola via”, cioè “l’infanzia spirituale”. Chi trova questa strada ha trovato un tesoro prezioso che può cambiargli l’esistenza.

Don Luigi Maria Epicoco

SAN GIROLAMO, PRESBITERO E DOTTORE DELLA CHIESADal Vangelo secondo LucaLc 9,51-56Mentre stavano compiendosi i giorni in ...
30/09/2025

SAN GIROLAMO, PRESBITERO E DOTTORE DELLA CHIESA

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,51-56

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l'ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

“Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme”. Questo versetto presente nella pagina del Vangelo di Luca di oggi è un versetto decisivo perché testimonia la decisione chiara e consapevole di Gesù di recarsi a Gerusalemme affinché il suo destino si compia fino in fondo. È un po’ come se il Vangelo volesse dirci che Gesù non dona la sua vita per caso, ma la dona deliberatamente prendendo una decisione che sa bene comporterà delle conseguenze. Quante volte nella nostra vita mancano decisioni simili. Troppe volte, lasciamo che le cose accadano casualmente senza che ognuno di noi prenda veramente delle decisioni grandi. Ci diciamo spesso “come va, va!”, ma questo è il contrario dell’atteggiamento di Gesù. Non basta pensare all’amore come sentimento, bisogna saper prendere delle decisioni serie rispetto ad esso, e Gesù fa questo fino in fondo. Ovviamente tutto ciò turba gli altri fino al punto che in un villaggio non vogliono accoglierlo. Suona terribile la considerazione di Giacomo e Giovanni: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Nessun Vangelo si può propagare con la violenza , e chi sceglie questo tipo di alfabeti non ha nulla a che fare con Gesù: “Ma Gesù si voltò e li rimproverò. E si avviarono verso un altro villaggio”.

Don Luigi Maria Epicoco

SANTI ARCANGELI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELEDal Vangelo secondo GiovanniGv 1,47-51In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle c...
29/09/2025

SANTI ARCANGELI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,47-51

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Ma che cosa è un Angelo? La Sacra Scrittura e la tradizione della Chiesa ci lasciano scorgere due aspetti. Da una parte, l’Angelo è una creatura che sta davanti a Dio, orientata con l’intero suo essere verso Dio. Tutti e tre i nomi degli Arcangeli finiscono con la parola "El", che significa "Dio". Dio è iscritto nei loro nomi, nella loro natura. La loro vera natura è l’esistenza in vista di Lui e per Lui. Proprio così si spiega anche il secondo aspetto che caratterizza gli Angeli: essi sono messaggeri di Dio. Portano Dio agli uomini, aprono il cielo e così aprono la terra. Proprio perché sono presso Dio, possono essere anche molto vicini all’uomo. Dio, infatti, è più intimo a ciascuno di noi di quanto non lo siamo noi stessi. Gli Angeli parlano all’uomo di ciò che costituisce il suo vero essere, di ciò che nella sua vita tanto spesso è coperto e sepolto. Essi lo chiamano a rientrare in se stesso, toccandolo da parte di Dio. In questo senso anche noi esseri umani dovremmo sempre di nuovo diventare angeli gli uni per gli altri – angeli che ci distolgono da vie sbagliate e ci orientano sempre di nuovo verso Dio.

Benedetto XVI

Dal Vangelo secondo LucaLc 16,19-31In quel tempo, Gesù disse ai farisei:«C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di p...
28/09/2025

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 16,19-31

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: "Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma".
Ma Abramo rispose: "Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi".
E quello replicò: "Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento". Ma Abramo rispose: "Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro". E lui replicò: "No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno". Abramo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti"».

Nel Vangelo di oggi si parla di un ricco e di un povero di nome Lazzaro. Ecco! Qui c'è tutto il Vangelo.
I nostri averi possono prendere il posto del nostro nome, mentre i poveri sono coloro che conservano un nome, un volto, un'identità.
Finchè avremo qualche mancanza e resisteremo alla tentazione di riempirla a tutti i costi allora avremo la grazia di restare vivi nonostante tutte le avversità della vita e anche nonostante la morte stessa.
Ma chi dimentica chi è, alla fine può essere solo sepolto.
La pagina di Luca di oggi ci interroga se siamo ancora qualcuno o siamo diventati solo "qualcosa" in mezzo alle cose che passano.

Don Luigi Maria Epicoco

Dal Vangelo secondo Luca9,43b-45In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai s...
27/09/2025

Dal Vangelo secondo Luca
9,43b-45

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

“E tutti furono stupiti per la grandezza di Dio. Mentre tutti erano sbalorditi per tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato in mano degli uomini»”. Le spiazzanti parole di Gesù nel Vangelo di oggi ci ricordano che la grandezza di una persona non la si misura dalle cose eccezionali che riesce a fare, ma da come sa stare su una Croce, da come la sa accettare, da come sa abbandonarsi fiduciosamente nelle mani del Padre. È questa la vera grandezza di Gesù. È sbagliato ammirarlo per i suoi miracoli, per i segni e i prodigi. La cosa più convincente di Gesù è come ha accettato il mistero della Croce, e come attraverso di esso ci ha mostrato che cosa significa sapersi amato e amare fino all’estreme conseguenze. Perché nessuno può stare su una Croce se non sa di essere innanzitutto amato, e allo stesso tempo non si può stare su una Croce se non perché si è deciso di amare fino al dono totale di sé. Tu vuoi sapere quanto è grande una persona, guardala nel momento della prova della sofferenza e lì capirai la sua grandezza o la sua inconsistenza. Un cristiano non è migliore degli altri, ma può contare su due cose fondamentali: sapere di essere profondamente amato (e questo gli dà la forza) e avere davanti agli occhi come si sta nelle situazioni difficili (la testimonianza di Gesù).

Don Luigi Maria Epicoco

SANTI COSMA E DAMIANODal Vangelo secondo LucaLc 9,18-22Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I disc...
26/09/2025

SANTI COSMA E DAMIANO

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,18-22

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le f***e, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo - disse - deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, ve**re ucciso e risorgere il terzo giorno».

Nei Vangeli sinottici la confessione di Pietro è sempre seguita dall’annuncio da parte di Gesù della sua prossima passione. Un annuncio di fronte al quale Pietro reagisce, perché non riesce ancora a capire. Eppure si tratta di un elemento fondamentale, su cui perciò Gesù insiste con forza. Infatti, i titoli attribuiti a Lui da Pietro – tu sei "il Cristo", "il Figlio del Dio vivente" – si comprendono autenticamente solo alla luce del mistero della sua morte e risurrezione. Ed è vero anche l’inverso: l’avvenimento della Croce rivela il suo senso pieno soltanto se "quest’uomo", che ha patito ed è morto in croce, "era veramente Figlio di Dio", per usare le parole pronunciate dal centurione dinanzi al Crocifisso . Questi testi dicono chiaramente che l’integrità della fede cristiana è data dalla confessione di Pietro, illuminata dall’insegnamento di Gesù sulla sua "via" verso la gloria, cioè sul suo modo assolutamente singolare di essere il Messia e il Figlio di Dio. Una "via" stretta, un "modo" scandaloso per i discepoli di ogni tempo, che inevitabilmente sono portati a pensare secondo gli uomini e non secondo Dio. Anche oggi, come ai tempi di Gesù, non basta possedere la giusta confessione di fede: è necessario sempre di nuovo imparare dal Signore il modo proprio in cui egli è il Salvatore e la via sulla quale dobbiamo seguirlo.

Papa Benedetto XVI

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