16/05/2015
TRASTEVERE A COLORI - V PUNTATA
Monastero S. Cecilia
Sorge nella zona più antica di Roma, la caratteristica Trastevere, sulla casa della martire del cui titolo si pregia, nell'insula Anicia, alla cui gens appartenne S. Benedetto. Subito dopo il martirio di S. Cecilia (III secolo), l'antica domus romana divenne luogo di culto e, già prima, durante la vita della santa, si era distinta come luogo di accoglienza di varie forme di povertà e di testimonianza di vita evangelica.
Nella cripta è venerato il corpo di S. Cecilia, ritrovato nelle catacombe di San Callisto da Papa Pasquale I e riportato nella casa della martire, sulla quale Papa Pasquale edificò la chiesa consacrandola solennemente nell'821. Rinvenuto intatto nel 1599, il corpo di S. Cecilia fu ritratto in una splendida statua da Stefano Maderno. Famoso è il ciborio di Arnolfo di Cambio e l'affresco del Giudizio Universale che Pietro Cavallini dipinse sulla controfacciata della chiesa, oggi gioiello conservato su in alto nel coro monastico.
Le monache di S. Cecilia tessono e confezionano da secoli i palli, consegnati dal Papa agli Arcivescovi metropoliti ogni anno il 29 giugno, solennità dei SS. Pietro e Paolo, a significare la Comunione pastorale del successore di Pietro con i successori degli altri Apostoli. Il pallio, stola di forma e lunghezza variata nel tempo, vuole simboleggiare la pecorella smarrita, cercata, salvata e posta sulle spalle del Buon Pastore, e insieme l'Agnello crocifisso per la salvezza dell'umanità perduta. La Comunità di S. Cecilia invia i palli in Vaticano ogni anno, il 24 giugno, solennità di S. Giovanni Battista, il profeta che additò il Cristo come “Agnello di Dio”. Il pallio del Papa è il risultato della lana tosata di due agnellini che il Capitolo lateranense acquista ogni anno dal monastero trappista delle Tre Fontane e presenta al Pontefice il 21 gennaio, festa di S. Agnese. Gli agnellini, ottenuta la speciale benedizione, vengono condotti nel Monastero di S. Cecilia, dove sono allevati con cura sino a Pasqua.