Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro - Diocesi di Roma

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Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro - Diocesi di Roma Servizio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Roma.

Lavoro, Giustizia e Pace, Salvaguardia del Creato sono i tre focus dentro i quali si muove il nostro Servizio.

05/06/2026

Il lavoro dignitoso e giusto, una via per la Pace.

Il lavoro, come la pace, ha interazioni inscindibili con la giustizia, la dignità, l’economia, il rispetto della persona, la possibilità di guardare al futuro con speranza.

Pace e lavoro vanno di pari passo e necessitano di una visione paziente e determinata nelle dinamiche che li sostengono.

Dalla “Rerum novarum” in poi non abbiamo più facili vie di fuga: il lavoro non può essere uno strumento del ricatto per accedere ad una illusoria e limitata vita sociale, in quanto deve essere pensato, valorizzato, organizzato e strutturato per rendere possibile ad ogni persona, in qualsiasi luogo e di qualsiasi cultura, l’opportunità di diventare una presenza significativa e degna di essere abitante e custode della casa comune.

In questa prospettiva di cura il lavoro non può prescindere dalla funzione di garantire benessere, opportunità di vita piena e partecipazione alla vita sociale, in una dimensione aperta ad un convivenza solidale totale e libera. Purtroppo molte, di sicuro troppe, scelte economiche che governano il modo della produzione e del lavoro sono schiacciate su logiche che o con la dignità e il rispetto di ogni persona hanno poco a che fare. Da dove si può cominciare per ridare al lavoro lo spazio che merita nella vita di ogni persona
senza che questo spazio la soffochi e la inaridisca? Ne parleremo con Giuseppe Iuliano, già responsabile internazionale CISL ora docente di Scienze Politiche alla LUMSA, Daniele Leppe, avvocato del lavoro, particolarmente attivo contro lo sfruttamento lavorativo, e Soana Tortora, coordinatrice di Solidarius Italia e promotrice di esperienze lavorative di comunità aperte alla prospettiva di un “lavoro buono”.

Fedeli al nostro peregrinare, da testimoni ostinati di una chiesa in uscita, ne parleremo il 12 giugno alla h 18,30 presso il complesso LIVING LAB VIGNE NUOVE , via Giovanni Conti 150.

Introdurrà Mons. Francesco Pesce e coordinerà Oliviero Bettinelli

19/05/2026

Le parole per fare Pace.

Una pace disarmata e disarmante

Giovedì 21 maggio 2026 ore 18

Incontro promosso con l' Istituto di ricerche internazionali Archivio Disamo che
da oltre 40 anni costituisce un punto di riferimento nazionale per la cultura della pace in
alternativa alla logica bellicista delle armi.

Roma via Paolo Mercuri n. 8

Disarmare e disarmarsi è un atto di volontà che sfida la storia nella
convinzione che le armi non sono una soluzione che permetta al mondo di coltivare una
speranza di futuro. Sappiamo che le risorse economiche e
intellettuali che impieghiamo per le armi potrebbero invece essere impiegate per offrire ai popoli più
salute, più istruzione, più cibo, più giustizia, più libertà.

Putroppo, incagliati dal concetto di sicurezza e deterrenza, svendiamo la nostra visione della pace al
servizio dei poteri politici ed economici che ce la vendono come un prodotto che deve inevitabilmente essere alimentato da morte e
macerie.
Dobbiamo rivedere e smontare queste narrazioni per alimentare una idea di difesa che possa
superare questa cultura e scelga senza indecisioni le dimensioni dei diritti, del dialogo, della giustizia sociale, della mediazione e della
nonviolenza.
Niente di questo è più difficile ma niente di questo è più necessario.

“Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”
Leone XIV

Interventi:

*Pastori e non guardiani del tempio per custodire ciò che conta davvero.
Mons. Francesco Pesce, Pastorale Sociale, lavoro e cura del creato della Diocesi di Roma

*Pace e guerra: c’è un ruolo per l'Europa?
Fabrizio Battistelli - Maurizio Simoncelli, Archivio Disarmo

*Perché un Laboratorio nazionale per la riconversione economica.
Carlo Cefaloni, Economia Disarmata

*La riconversione possibile, sviluppo e benessere locale. Il caso della Valle del Sacco.
Leopoldo Nascia, Sbilanciamoci

*L’oro e la guerra in Sudan, responsabilità ed omissioni.
Fr. Antonio Soffientini, Fondazione Nigrizia

*Guerre e disastri ambientali.
Maria Elena Lacquaniti. Commissione globalizzazione e ambiente – Fcei

Coordina: Oliviero Bettinelli

01/05/2026

Conferenza Episcopale Italiana

01 Maggio 2026
San Giuseppe lavoratore

Il Messaggio dei Vescovi per la Festa dei Lavoratori (1° maggio)

“Il lavoro e l’edificazione della pace”.

In un tempo come il nostro caratterizzato dal crescente incalzare di conflitti bellici, siamo chiamati a interrogarci sulla ricaduta sul lavoro e sulle condizioni inedite in cui l’attività umana oggi si trova. L’essenza del lavoro umano è quella di un’azione collettiva generativa. In una fabbrica, in un ufficio, in agricoltura, ogni giorno le persone si coordinano e cooperano per azioni che contribuiscono a creare comunità, per accrescere con nuovi prodotti e servizi la biodiversità civile ed economica della Terra. Le persone, autentico soggetto del lavoro, attraverso le loro attività dialogano tra di loro, mettono a disposizione saperi e competenze anche senza conoscersi, costruiscono il futuro del loro Paese e dell’umanità. È una forma di amore civile. Il lavoro è la grammatica della società, è il grande codice che fa comunicare anche senza conoscersi di persona.

Già San Giovanni Paolo II aveva affermato il valore profetico dell’attività umana: «Nel lavoro, grazie alla luce che dalla risurrezione di Cristo penetra dentro di noi, troviamo sempre un barlume della vita nuova, del nuovo bene, quasi come un annuncio dei “nuovi cieli e di una terra nuova”, i quali proprio mediante la fatica del lavoro vengono partecipati dall’uomo e dal mondo» (Laborem exercens 27). Il lavoro in Italia oggi, a causa della guerra che disgrega questa “grammatica della società”, soffre di problemi che si aggiungono ad altri: preoccupa in particolare l’aumento dei prezzi dell’energia, che ha una ricaduta sul bilancio delle famiglie, soprattutto di quelle che vivono nella precarietà economica, e su quello delle aziende. Constatiamo che il lavoro umano si intreccia sempre più con la pace e con la guerra. Non è una novità nella storia dell’umanità. Ancora oggi, l’intelligenza della mente e delle mani dei lavoratori è usata per edificare grandi opere di sterminio e grandi opere di pace. Ma tra l’azione collettiva per la pace e quella per la guerra c’è una differenza fondamentale: una guerra distrugge le vite umane, il benessere di interi Paesi, danneggia l’ambiente, invece l’economia nei tempi di pace contribuisce allo sviluppo dei popoli. Costruire case e ricostruire edifici distrutti non sono lo stesso gesto etico, anche se si somigliano; le civiltà si smarriscono quando iniziano a confondere le costruzioni e le ricostruzioni, i lavori di chi costruisce le città e di chi le ricostruisce dopo le guerre, senza aver tentato tutto per poterle evitare. Nel suo primo discorso ai Diplomatici accreditati presso la Santa Sede, papa Leone XIV ha ribadito: «[…] la guerra si accontenta di distruggere, la pace, invece, richiede uno sforzo continuo e paziente di costruzione e una continua vigilanza. Tale sforzo interpella tutti, a cominciare dai Paesi che detengono arsenali nucleari. […] Il pericolo è che ci si sogna, invece, nella corsa a produrre nuove armi sempre più sofisticate, anche mediante il ricorso all’intelligenza artificiale».

Viviamo, inoltre, in una stagione storica dell’Europa e del mondo in cui molti si stanno di nuovo esercitando nel “mestiere della guerra”, coinvolgendo anche le attività industriali e informatiche. Lo spirito dei tempi è cambiato: ci stiamo di nuovo abituando alla logica del riarmo e della deterrenza; come conseguenza, stiamo valutando i quasi ottant’anni di pace che l’Europa ha conosciuto come una parentesi, anche se non poche volte alcuni Paesi europei si sono coinvolti in conflitti scoppiati in tutto il mondo. Dimentichiamo che la pace in Europa è stata frutto di una immensa volontà politica, di istituzioni e di persone che questa pace hanno voluto e difeso, e lo hanno fatto anche, e soprattutto, con l’economia e con il lavoro. Sentiamo l’urgenza di orientare ogni attività umana alla pace, ed è il tempo di ribadire che il futuro si può costruire solo se ci poniamo ancora in ascolto della profezia di Isaia: «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra» (Is 2,4). Sentiamo anche una grande responsabilità educativa verso le nuove generazioni, per eliminare ogni pretesto che possa spingere i giovani a immaginare il futuro come attesa per vendicare il sangue dei propri cari (cf. Francesco, Messaggio per la LVIII Giornata mondiale della pace Rimetti a noi i nostri debiti, concedici la tua pace, 8 dicembre 2024).

Constatiamo inoltre che il lavoro che è al servizio di obiettivi bellici investe ingenti risorse economiche sottraendole ad altre finalità, come ha sottolineato papa Leone XIV nel Messaggio per Giornata mondiale della pace del 2026, ricordando che le spese militari hanno raggiunto il 2,5% del PIL mondiale. Rileggendo la recente Nota pastorale dei Vescovi Educare ad una pace disarmata e disarmante, sentiamo l’esigenza di ribadire che è necessario rafforzare la normativa in materia di produzione delle armi, «irrobustendo i vincoli al loro possesso personale e il contrasto all’esportazione di manufatti bellici – anche indirettamente, tramite triangolazioni – verso Paesi impegnati in azioni offensive o a rischio di usi in violazione dei diritti umani» (138). Inoltre, occorre vigliare affinché «la speculazione da parte di investitori che, sostenendo gli acquisti di titoli azionari dell’industria militare, contribuiscono all’economia di guerra e indirizzano, seppur inconsapevolmente, l’impegno militare da parte dei governi» (139). Va sostenuta anche la coscienza di chi lavora in questi ambiti e si chiede come contribuire a costruire la pace in tempi così difficili.

Il venerabile Vescovo Tonino Bello si rivolse agli operai costruttori di armi con queste parole: «Non ti esorto, almeno per ora, a quella forte testimonianza profetica di pagare, con la perdita del posto di lavoro, il rifiuto di collaborare alla costruzione di strumenti di morte. Ma ti incoraggio a batterti perché si attui al più presto, e in termini perentori, la conversione dell’industria bellica in impianti civili, produttori di beni, atti a migliorare la qualità della vita». Questo auspichiamo anche noi oggi: che ci sia una coraggiosa riconversione dal militare al civile, come incoraggiava lo stesso Giovanni Paolo II il 12 novembre 1983 parlando ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze: «Siano disertati i laboratori e le officine della morte per i laboratori della vita».

Il lavoro non può perdere la sua più vera e forte vocazione alla pace, la sua natura profonda di relazione buona tra gli uomini e con la natura. A volte la neghiamo, non la riconosciamo, e trasformiamo «gli aratri in lance». Ma il lavoro continua a chiamarci alla pace: ci ricorda che la guerra è il grande inganno.

Roma, 25 marzo 2026
Solennità dell’Annunciazione del Signore

La Commissione Episcopale
per i problemi sociali e il lavoro,
la giustizia e la pace.

Le parole per fare paceL’ecologia integrale terreno fertile per la paceUn modo in pace non è solo un mondo senza guerre ...
23/04/2026

Le parole per fare pace

L’ecologia integrale terreno fertile per la pace

Un modo in pace non è solo un mondo senza guerre ma è un modo che offre alla vita l’opportunità di manifestarsi in tutte le sue forme perché possa crescere, fare frutti, generare altra vita.
L'impegno per una ecologia integrale non nasce solo dalla preoccupazione necessaria di curare cio' che ci circonda per renderlo bello e gradevole ma richiede invece la capacità di convertire il cuore e la mente di ognuno di noi a una visione solidale, non solo verso gli uomini che abitano terra ma verso il luogo in cui gli uomini devono e vogliono esprimere la loro umanità.
Sappiamo e sperimentiamo che il rapporto tra ambiente e qualità della vita è indissolubile e interconnesso. Non basta custodire l’ambiente, occorre curarlo, cosi come non basta evitare l’inquinamento dell’atmosfera e delle relazioni ma bisogna rendere l’aria più pura. Come comunità abbiamo maturato che la nostra conversione non deve mirare solo a coltivare un impegno personale ma deve essere messa al servizio di una trasformazione collettiva e politica che renda il creato la nostra casa comune. La pace, per essere vissuta in pieno, ha bisogno di terreni bonificati, pacificati e rispettati, sia che siano generati dalle scelte dell’umanità o sia che si riflettano sulla tutela della diversità che rende ineguagliabile la ricchezza della natura.

Approfondiremo questa tematica il giorno 30 aprile alle h.18,30 presso l’”Eco-Charity Garden”, un luogo privilegiato di riflessione su queste tematiche che sul colle Aventino offre percorsi di meditazione personale e comunitaria sull’importanza di vivere con responsabilità l’ecologia integrale.
L“Eco-Charity Garden” si trova in Via della Greca 11, sede della Casa Generalizia delle Suore della Ca**tà di Santa Giovanna Antida Thouret .

Introdurrà l'incontro Mons.Francesco Pesce, direttore dell’Ufficio della Pastorale sociale, del lavoro e cura del creato della Diocesi di Roma, offrirà poi spunti di riflessione Oliviero Bettinelli, vicedirettore dello stesso Ufficio, e ascolteremo la testimonianza di chi anima con passione e costanza i percorsi che “Eco Charity Garden” propone a tutti coloro che cercano spazio e tempo per riscoprire la nostra vocazione alla cura del creato. Una esperienza nella nostra città per ribadire che le parole per fare pace non vanno solo pensate, ma vanno pronunciate e vissute.

25/03/2026
LE PAROLE PER FARE PACELa pace ha bisogno di testa e di gambe. Solo così possiamo entrare nella storia ed abitarla con p...
25/03/2026

LE PAROLE PER FARE PACE

La pace ha bisogno di testa e di gambe. Solo così possiamo entrare nella storia ed abitarla con passione, competenza, realismo e capacità di guardare il futuro.

La parola che vogliamo approfondire è partecipazione. Partecipare non significa solo guardare ed indignarsi per ciò che non va e che non riteniamo giusto.

“PARTECIPARE E’ COMUNITÀ”.

Significa riconoscere senza timore ciò che “ci ruba la speranza” per scovare insieme strategie, metodi ed azioni per possano avviare processi di inclusione e di crescita in funzione del bene comune. Questi percorsi per fare pace non sono lontani da noi. A volte basta mettersi in cammino e andarli a cercare. E per questo ci sono le gambe. Poi bisogna saperli accogliere ed ascoltare. E per questo abbiamo la testa. Esercizio non sempre facile, ma si può fare.

Il Polo Civico Esquilino è uno di questi posti. Si definisce a ragione “un progetto di governane urbana promosso da oltre 40 realtà impegnate sul territorio, per costruire legami di comunità, economia di prossimità e animazione territoriale”. E’ un “segno dei tempi” forte che esprime la vitale esigenza di rappropriarsi di un territorio non per chiuderlo nel propri confini ma per inserirlo in un progetto ampio fatto di “poli civici” cha possano ridare respiro e responsabilità a tutta la città.
Un progetto ambizioso ma realistico che conosceremo mercoledì 1 aprile alle h 18,45 presso la sede di CSV, in via G.Galilei 53 .

Introdurranno Mons. Francesco Pesce e Oliviero Bettinelli.
Interverranno
· Riccardo Troisi, ricercatore – Università Tor Vergata-NeXt Nuova Economia.
· Carlo Cellamare, professore Urbanistica- Università “La Sapienza di Roma ”- Direttore del laboratorio di Studi Urbani Territori dell’abitare. Direttore della rivista Tracce Urbane.
Coordinerà: Monica Di Sisto, giornalista economista, vice presidente di Fairwatch, ONG italiana di economia solidale, e promotrice di Trade Game.

"Le Parole per fare Pace."Quando la Pace cresce e vive nei territori. Una seconda “chance” per i ragazzi del Quarticciol...
16/03/2026

"Le Parole per fare Pace."
Quando la Pace cresce e vive nei territori. Una seconda “chance” per i ragazzi del Quarticciolo.

Ci sono esperienze che sentiamo necessarie perché nascono, si sviluppano e crescono con le persone e tra le persone. Esistono e questo è un dono perché si interrogano sui fatti e rispondono con una visione inclusiva e solidale. Sono necessarie come l’aria. Necessarie alle nostre sensibilità e alla nostra coscienza, anche se troppe volte, quando non riescono contaminare una società per renderla un sistema senza violenza e capace di speranza. non sembrano sufficienti
L’esperienza dei ragazzi del Quarticciolo invece si colloca con convinzione tra il sufficiente e il necessario. Una esperienza di comunità che si radica in un contesto complesso in mondo nonviolento. Affronta i problemi chiamandoli per nome e li gestisce attraverso un percorso politico orientato a trasformare la lettura delle criticità in progetti capaci di avviare processi.
Per conoscere il loro lavoro e le loro aspettative ci incontreremo con Daniele, Fiamma, Emanuele e Pietro venerdì 20 marzo alle h 18,30 nella sede di ViaTrani 1. Ci racconteranno con la loro testimonianze che la pace è fatta di partecipazione attiva e di capacità di gestire i conflitti. Le seconde “chance” non sono un regalo occasionale, ma possono diventare semi di futuro solo se sono impastate di idee, di intelligenza e di solidarietà. Le “Parole per fare Pace” non si perdono nel vento ma si piantano e si radicano nella terra.
Saranno con noi anche mons.Francesco Pesce, direttore dell'ufficio della Pastorale Sociale, del Lavoro e della Cura del Creato della Diocesi di Roma e padre Daniele Canali, parroco di Quarticciolo.

La Pace non è solo assenza di guerra,La pace, quella vera e duratura, si costruisce sostenendo un sistema di giustizia s...
04/03/2026

La Pace non è solo assenza di guerra,
La pace, quella vera e duratura, si costruisce sostenendo un sistema di giustizia sociale che garantisce ad ognuno la possibilità di vivere con pienezza ogni aspetto della sua vita.
Un sistema politico ed economico che crea disuguaglianze e “scarta” chi è più debole non può non interrogare la nostra coscienza di cittadini e di cristiani. Nella logica dello scarto si annida quel rancore e quella sfiducia che rende le nostre relazioni senza speranza. Il mondo che viviamo crea disuguaglianze e stratifica le situazioni di incomunicabilità e conflitto che le alimentano in modo sempre più drammatico.
La giustizia sociale non sopravvive grazie a nomi che la mascherano o con parole vuote di buon auspicio; sopravvive se noi abbiamo il coraggio di declinarla attraverso la nostra consapevolezza con una puntuale informazione e uno spazio aperto alla progettualità.
Nel nostro percorso “LE PAROLE PER FARE PACE” discuteremo di questo tema, il 12 marzo alle h 18,30, con MISHA MASLENNIKOV, curatore per Oxfam Italia del rapporto 2026, “NEL BARATRO DELLE DISUGUAGLIANZE - COME USCIRNE e PRENDERSI CURA DELLA DEMOCRAZIA”
Lo faremo presso la sede della “Fondazione Don Luigi di Liegro” , in Via Ostiense 106, ospiti di uno dei luoghi più significativi nella nostra città. Posto per noi imprescindibile sia per ritrovare la memoria di una persona che ha messo al centro della sua vita di sacerdote la cura di chi viene scartato e sia per la costate presenza della Fondazione nel servizio delle fragilità più profonde della nostra città.

19/02/2026

Continua il nostro percorso per riappropriarci delle “Parole per la pace”.
Abbiano affrontato il tema dei diritti umani, pensati e voluti come necessità e esigenza imprescindibile per garantire ad ogni essere umano la dignità di essere riconosciuto come tale. Tutelare i diritti significa imparare a pensare e ad agire considerando che ogni persona che vive chiede, come chiediamo noi, di essere messo in condizione di vivere la sua vita con pienezza.
Abbiamo poi proseguito il 14 febbraio per focalizzare una condizione essenziale perché ciò avvenga; la necessità di disarmarci di oggetti, parole, pensieri, manipolazioni che riducono l’altro come un nemico da sconfiggere. La creazione del nemico è funzionale a una industria delle armi che divora ogni possibile risorsa, mentale ed economica, che invece potrebbe e dovrebbe essere valorizzata per favorire il bene comune. Le armi non sono un prodotto neutro del mercato. Le armi sono prodotte per distruggere ed uccidere. L’industria delle armi ha questi obiettivi che ribaltano il concetto di sicurezza e di difesa. Il rifiuto delle armi e la necessità di riconvertirne la produzione non merita solo una rigorosa valutazione economica, ma esige una profonda scelta etica,
Il prossimo incontro del nostro cammino, il 12 marzo alle 18,30, sarà dedicato al tema della giustizia sociale. La guerra e le disuguaglianze non sono calamità naturali ma sono il risultato di scelte economiche e politiche bene precise, pianificate e volute. Affronteremo il tema con Misha Maslennikov, curatore in Italia del rapporto Oxfam sui temi della ricchezza e della povertà evidenziando le cause delle disuguaglianze
Lo incontreremo presso alla sede della “Fondazione Luigi Di Liegro”. Sarà anche un modo per fare memoria di chi la giustizia l’ha perseguita con coraggio e perseveranza, in fedeltà senza riserve alla sua vocazione.
Che sia un Quaresima di conversione per tutti noi.

La Parole per fare Pace.Inesorabilmente stiamo erodendo il significato di troppe parole e con questo stiamo impoverendo ...
03/02/2026

La Parole per fare Pace.
Inesorabilmente stiamo erodendo il significato di troppe parole e con questo stiamo impoverendo il nostro linguaggio. Molte riflessioni che sentiamo sono ripetizioni stantie di cose senza significato, un “taglia e incolla” di frasi fatte che rende alla fine tutto piatto, inutile e velenoso. Parole soffocate che opprimono l’essenza della nostra umanità privandola del dialogo e del confronto.
Ma noi crediamo che il “nostro parlare debba essere si se è si, e no se è no”.
Il significato di alcune parole, quando sono nate, era molto chiaro. Dicevano quello che volevano dire senza troppi voli pindarici persi tra concetti astratti e inutili. Hanno sviluppato una costruzione lenta ma arricchente e profonda. Su queste parole, che vogliamo riscoprire, abbiamo costruito la nostra visione di società, i nostri progetti e i nostri sogni. Con convinzione e rispetto non abbiamo il diritto di disperdere la fatica di chi ci ha permesso di capirle e non meritano di essere manipolate e spesso ridicolizzate. Di fronte alla logica della forza e della violenza parlare di democrazia, partecipazione e ascolto sembra un inutile perdita di tempo, di fronte ai conflitti non si propone che l’unica ragione della forza e chi non lo fa è un debole; di fronte alla disuguaglianza sociale l’unica prospettiva è la rassegnazione, e chi non l’accetta è un sognatore. Sembra tutto già definito perché i tempi della comunicazione usa e getta non prevedono tempi per pensare ma solo la brutale esigenza di convincerci.
Per ritrovare un sentiero a volte bisogna saper tornare indietro e ricominciare. Quando succede sembra di perdere del tempo ma non è cosi; riprendere la strada è l’unica opportunità che abbiamo per arrivare dove dobbiamo arrivare.

Indirizzo

Piazza San Giovanni In Laterano, 6
Rome
00184

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