Opus Dei Italia

Opus Dei Italia Prelatura personale della Chiesa Cattolica che diffonde la chiamata universale alla santità.

L'Opus Dei è una istituzione della Chiesa Cattolica fondata da san Josemaría Escrivá che aiuta a incontrare Cristo nel lavoro, nella vita familiare e nel resto delle attività ordinarie. Direzione spirituale, ritiri, lezioni dottrinali e di catechismo: ecco alcune attività che l’Opus Dei organizza in tutta Italia (e nel mondo) per aiutare coloro che desiderano migliorare la propria vita spirituale.

Si svolgono nei centri dell’Opus Dei, oppure nelle chiese, o nelle parrocchie o nel domicilio di qualcuno che vi partecipa; sono aperte a tutti. Dal punto di vista giuridico l'Opus Dei è una Prelatura personale della Chiesa Cattolica, una figura giuridica prevista dal Concilio Vaticano II per rispondere in modo adeguato a nuove esigenze pastorali. Come tutte le diocesi e le altre circoscrizioni ecclesiastiche dipende dal Papa attraverso la Congregazione dei Vescovi. Svolge le sue attività pastorali previo l'accordo e il consenso dei vescovi locali.

❌ orgoglio
27/06/2026

❌ orgoglio

27/06/2026

Bisogna avere una relazione quotidiana con Cristo, fatta anche di piccole cose, come una rapida genuflessione. E quando parli con Lui, "se non vi viene in mente niente, ditegli che non vi viene in mente niente". Questi sono alcuni consigli di san Josemaría per vivere meglio la propria vita interiore.

27/06/2026
Vangelo e commento di oggi 27 giugnoVangelo (Mt 8, 5-17)Entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che l...
27/06/2026

Vangelo e commento di oggi 27 giugno
Vangelo (Mt 8, 5-17)

Entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva:

- Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente.

Gli disse:

- Verrò e lo guarirò.

Ma il centurione rispose:

- Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa.

Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano:

- In verità io vi dico, in Israele io non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel Regno dei Cieli, mentre i figli del Regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti.

E Gesù disse al centurione:

- Va’, avvenga per te come hai creduto.

In quell’istante il suo servo fu guarito.

Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.

Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:

- Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie.

Commento

L’affetto del centurione per il suo servo è ciò che lo spinge ad avvicinarsi al Signore. Ama il suo servo malato e questo affetto gli fa superare eventuali rispetti umani.

Inoltre dimostra una grande delicatezza nei confronti di Gesù. Quando un ebreo entrava nella casa di un gentile contraeva una impurità legale, in base alla Legge di Mosè. Pertanto, voleva evitare a Gesù di dover entrare in casa sua. È evidente questa delicatezza del centurione nei confronti del Signore.

Però, soprattutto, meraviglia la sua fede nei poteri di Gesù. Allo stesso modo che lui, come centurione romano, ha una potestà sui soldati, è consapevole che molto superiore è la potestà di Dio: quanto dice sarà fatto. La sua fede fu efficace: in quello stesso momento il servo guarì. E Gesù resta impressionato da questa sua fede: “In verità vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!”. Che lode meravigliosa! Chiediamo al Signore la fede del centurione.

La liturgia della Chiesa usa le parole del centurione per ravvivare la fede nel momento in cui si riceve lo stesso Gesù nella Santa Eucaristia. Infatti la fede deve essere anche umile. L’umiltà del centurione è stata la porta attraverso cui il Signore è entrato, non solo per guarire il corpo del malato, ma anche per introdursi nell’anima del centurione.

Dopo questo primo miracolo, Gesù guarisce la suocera di Pietro, che immediatamente si mette a servirlo. E più avanti continua guarendo i malati e allontanando gli spiriti dagli indemoniati. Gesù si commuove per la sofferenza umana e la fa sua: “Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” (Is 53, 4).

Anche noi abbiamo le nostre malattie interiori: i nostri peccati. Ricorriamo con fede al Signore, specialmente nei Sacramenti e nell’orazione. Se Gesù trova in noi la fede del centurione, se confidiamo in Lui, viene in nostro aiuto.

Javier Massa

"𝘎𝘪𝘢̀ 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘯𝘯𝘪 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘰 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪𝘵𝘰 𝘥𝘪𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘢𝘯 𝘑𝘰𝘴𝘦𝘮𝘢𝘳𝘪́𝘢 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢 𝘢𝘯𝘵𝘪𝘤𝘪𝘱𝘢𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘊𝘰𝘯𝘤𝘪𝘭𝘪𝘰. 𝘔𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘪𝘨𝘯𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘴𝘴𝘦...
26/06/2026

"𝘎𝘪𝘢̀ 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘯𝘯𝘪 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘰 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪𝘵𝘰 𝘥𝘪𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘢𝘯 𝘑𝘰𝘴𝘦𝘮𝘢𝘳𝘪́𝘢 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢 𝘢𝘯𝘵𝘪𝘤𝘪𝘱𝘢𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘊𝘰𝘯𝘤𝘪𝘭𝘪𝘰. 𝘔𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘪𝘨𝘯𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘴𝘴𝘦 𝘭𝘰 𝘢𝘷𝘳𝘦𝘪 𝘴𝘤𝘰𝘱𝘦𝘳𝘵𝘰 𝘥𝘰𝘱𝘰, 𝘦, 𝘥𝘦𝘷𝘰 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘦𝘳𝘭𝘰, 𝘭𝘰 𝘴𝘵𝘰 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢 𝘴𝘤𝘰𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘰".

In occasione della festa di san Josemaría, pubblichiamo la testimonianza di Giancarlo, comunicatore che ha conosciuto l’Opera negli anni ‘70 e che ripercorre alcuni aspetti centrali del messaggio del fondatore. (Link nel primo commento)

❤ Oggi è la festa di san Josemaría!
26/06/2026

❤ Oggi è la festa di san Josemaría!

26/06/2026

Il 1975 tornava alla casa del Padre san Josemaría. Di quell'ultimo giorno sulla terra il beato Álvaro del Portillo, che è stato accanto a lui tutto il tempo, ci ha lasciato un racconto.

In questo breve video ne ripercorriamo i momenti salienti.

Vangelo e commento di oggi 26 giugnoVangelo (Lc 5, 1-11)Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola...
26/06/2026

Vangelo e commento di oggi 26 giugno

Vangelo (Lc 5, 1-11)

Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Genesaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle f***e dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». E tirate le barche a terra lasciarono tutto e lo seguirono.

Commento

Sul lago di Genesaret convivono due diverse dimensioni. Da un lato, c’è Dio. Dall’altro, alcuni pescatori. Il primo ha un progetto eterno, gli altri il programma di ogni giorno. E poi Dio ha deciso che quel programma quotidiano doveva essere cambiato in un progetto eterno. È il primo capitolo di una storia d’amore.

Per questo, salì nella barca. All’inizio, quelli pensarono di stargli facendo un favore, ma, via via, cominciarono a percepire che il governo della barca cominciava a prenderlo Lui. Dopo, capirono che stavano vivendo qualcosa di straordinario: una pesca miracolosa. Per questo, quando saranno tornati a riva, avranno già capito che nulla sarebbe stato come prima. Era come se gli si fossero aperti gli occhi per la prima volta. Subito, lasciarono ogni cosa. Per guadagnare tutto, per guadagnarlo con Lui.

Quello che è successo a Genesaret si è ripetuto infinite volte, quante il numero degli uomini che hanno popolato la terra. Molti, disgraziatamente, non se ne resero conto e, quindi, la loro vita si è sviluppata a una sola dimensione.

Ma per fortuna molti altri hanno capito. Prima di Genesaret, Dio era stato a Nazaret a presentare il suo progetto eterno a Maria. Secoli dopo, a Milano per cambiare Agostino; a Siena, per trovare Caterina; a Pamplona, per scuotere Ignazio; in Uganda, per chiamare Carlo. Tutti risposero con un sì e, come quei primi pescatori, cambiarono il corso della storia.

«Sembra che siate stati scelti a uno a uno…, diceva. — Ed è proprio così! » (San Josemaría, Solco, n. 220).

Passati i secoli, ha deciso di andare anche a Logroño, a svegliare, con alcune impronte nella neve, un ragazzo di nome Josemaría, nato a Barbastro. Le modalità sono state quelle di sempre: salire nella barca e, se la risposta è positiva, andare diventando poco a poco Maestro e Signore. La conclusione è stata la stessa: il ragazzo capì che nulla sarebbe stato come prima. Che l’amore è giocarsi la vita in un colpo. E, lasciata ogni cosa, lo seguì.

Come abbiamo già detto, Dio aveva deciso che il programmo di ogni giorno doveva trasformarsi in un progetto di eternità. La vita ordinaria degli uomini e delle donne doveva essere il luogo del proprio incontro stabile con il Creatore.

Tuttavia, dato che molti, continuando a non viverlo, lo hanno dimenticato, allora, la missione di questo nuovo pescatore di uomini è diventata esattamente questa: gridare al mondo, con parole ma soprattutto con la sua vita, che ogni istante ha un valore di eternità. Che Cristo ha camminato su questa terra per santificarla, che Gesù è stato un lavoratore, che Gesù Risorto ha perfino arrostito un pesce (cfr. Gv 21, 9) e che, quindi, ogni attività umana può essere divina.

La festa di san Josemaría è l’occasione per ringraziare Dio, che ci ricorda sempre, con particolare forza, il desiderio del Signore di legare la sua vita alla nostra, l’anelito eterno che noi sappiamo scrivere la nostra vita a quattro mani, lasciando che Egli sia l’autore e il protagonista.

«Se rispondi alla chiamata che il Signore ti ha rivolto, la tua vita — la tua povera vita! — lascerà nella storia dell'umanità un solco profondo e ampio, luminoso e fecondo, eterno e divino» (san Josemaría, Forgia, n. 59).

La vita di Josemaría Escrivá, per ogni cristiano, può essere una spinta meravigliosa per farci ricordare che la nostra esistenza, indipendentemente da dove e come si svolga, può ricevere la luce di Cristo e riflettere questa luce anche per gli altri. Non ci sono scuse di sorta: certamente, possiamo anche rifiutare l’invito, fingere di essere sordi o che nessuno ci ha avvertito. «Neppure io pensavo che Dio mi afferrasse come ha fatto. Ma il Signore — lascia che te lo ripeta — non ci chiede il permesso per “complicarci la vita”. Vi entra... e basta!» (san Josemaría, Forgia, n. 902)

Tutti, senza eccezione, siamo chiamati ad essere santi. Questa è la volontà di Dio e questa è l’unica via che conduce alla piena felicità.

Cristo è salito nella barca, la mia. Da noi dipende che il seguito sia una storia d’amore. Come quella di Josemaría e di tutti i santi prima di lui.

Luis Miguel Bravo Álvarez

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25/06/2026

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"𝐶𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑟𝑝𝑟𝑒𝑠𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖, 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑡𝑖𝑟𝑎𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑎 𝑟𝑖𝑝𝑜𝑠𝑎𝑟𝑒, 𝑑𝑜𝑛 𝐽𝑜𝑠𝑒𝑚𝑎𝑟𝑖́𝑎 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑜̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑜𝑡𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑣𝑒𝑔𝑙𝑖𝑎 𝑖𝑛 𝑝𝑟𝑒𝑔ℎ𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎𝑧𝑧𝑎, 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑜 𝑠𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑜 𝑟𝑖𝑣𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑝𝑜𝑛𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖".

Indirizzo

Via Tevere 21, Ufficio Comunicazione Opus Dei
Rome
00198

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