Sulla via della Santità

Sulla via della Santità Pagina dedicata a storie che profumano di santità che già in questa vita hanno lasciato traccia della loro testimonianza.

Venerabile, ANFRONSINA BERARDI - Fanciulla (San Marco di Preturo, L’Aquila, 06.12.1920 - 13.03.1933)Anfrosina Berardi, f...
02/07/2026

Venerabile, ANFRONSINA BERARDI - Fanciulla (San Marco di Preturo, L’Aquila, 06.12.1920 - 13.03.1933)

Anfrosina Berardi, fanciulla dell’Arcidiocesi di L’Aquila, venne colpita all’età di undici anni da un attacco di appendicite, degenerata successivamente in un’occlusione intestinale. Costretta a letto, cercò di sopportare i dolori che aveva, certa che il Signore aveva sofferto ben più di lei. Devotissima alla Vergine Maria, affermava di vederla spesso e di aver ricevuto da lei doni particolari, come il preannuncio del giorno della sua morte, sopraggiunta il 13 marzo 1933. Il 24 aprile 2021 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto con cui veniva dichiarata Venerabile. Attualmente riposa nella chiesa parrocchiale di San Marco Evangelista a San Marco di Preturo, in provincia de L’Aquila.

Anfrosina Berardi: poco più di 12 anni di vita, tutti in salita, contrassegnati da una sensibilità straordinaria, esperienze mistiche e doni particolari e culminati in quasi due anni di sofferenze atroci.
Che tuttavia non sia vissuta invano lo dimostra il fatto che, a più di 80 anni di distanza, si continua a parlare di lei e il suo processo di beatificazione continua ad avanzare: il 24 aprile 2021, infatti, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui è stata dichiarata Venerabile.
Nasce il 6 dicembre 1920 a San Marco di Preturo (nei pressi di L’Aquila), in una modesta famiglia contadina di nove figli che non fatica ad accorgersi che l’ultima nata non è come le altre: per la sensibilità che dimostra, per l’inclinazione alla vita religiosa, per l’attenzione che pone a tutto quello che fa e dice. La chiamano Anfrosina, forse con riferimento a Sant’Ambrogio, la cui festa viene a cadere proprio il giorno dopo la sua nascita.
Nell’aprile 1931 comincia ad accusare forti dolori addominali, che ne determinano il ricovero ospedaliero a L’Aquila e il 14 maggio viene sottoposta ad appendicectomia. L’intervento chirurgico non sembra tuttavia risolvere i suoi problemi, perché continua a non aver appetito e ad accusare i soliti dolori, che anzi si fanno via via più insopportabili.
Una successiva radiografia evidenzierà una progressiva occlusione intestinale, cui neanche chirurgicamente sarà possibile porre rimedio. Sempre più indebolita e sofferente, la bambina deperisce di mese in mese e la scienza medica si dichiara impotente anche solo a mitigarne il dolore.
Consapevole del suo progressivo peggioramento, si dice preoccupata soprattutto che la morte le impedisca di ricevere la Prima Comunione. Un’ulteriore sofferenza che le viene risparmiata, perché il 13 ottobre 1932, insieme alle sue compagne, ha la gioia di ricevere Gesù per la prima volta e anche il sacramento della Cresima.
Non ha però la forza di partecipare al piccolo rinfresco che la famiglia le ha preparato: ormai, i forti dolori che prova e il continuo senso di nausea le impediscono di assumere cibi solidi, ma anche i liquidi le devono essere somministrati a piccolissimi sorsi.
Proprio mentre le crisi aumentano di frequenza e di intensità, in Anfrosina cresce la consapevolezza, certamente non consona alla sua età, che la sua sofferenza può essere offerta per la propria e per l’altrui salvezza.
Poco più che bambina, impara in fretta, ma con maggior intensità dopo la Cresima, a unire i suoi dolori a quelli di Gesù sulla croce, trasformandoli in dono per tutti quelli che si avvicinano al suo letto per avere da lei un aiuto, un consiglio e magari una guarigione.
L’intero Abruzzo sente in quei mesi parlare di Anfrosina e davanti casa sua si forma ogni giorno una coda di persone che lentamente sfilano al suo capezzale: sono proprio questi i testimoni privilegiati delle sue frequenti estasi e dei suoi colloqui soprannaturali, al termine dei quali, con assoluta semplicità, riferisce di aver incontrato la Madonna ed i messaggi che da lei ha ricevuto. Sembra, a detta dei suoi primi biografi, che si sviluppi in lei anche la capacità di leggere nei cuori, invitando alla conversione soprattutto chi le si avvicina in stato di peccato.
Al fratello maggiore, che vorrebbe chiedere un ultimo consulto medico, dice apertamente che si tratterebbe di una spesa inutile, avendo avuto comunicazione dalla Madonna di una morte imminente.
Anzi, arriva il momento in cui dalla Madonna conosce esattamente il giorno e l’ora in cui sarebbe morta e lo comunica ai parenti, con la tranquillità di chi sa di finire in braccia materne che la accompagneranno direttamente in paradiso.
Il mattino del 13 marzo, autorizzata dalla Madonna a rompere il digiuno eucaristico, chiede un cucchiaio di caffè caldo e si prepara a ricevere quella che sa essere la sua ultima comunione, che il parroco le porta verso le 7; a metà mattinata, dopo aver sorriso ai genitori, alzando il braccio come per tracciare un segno di croce sui presenti, si addormenta dolcemente nella morte.
L’incessante e massiccio accorrere delle persone che vogliono vederla per l’ultima volta obbligano la famiglia, prima a trasferire il feretro in piazza e poi a spostare il funerale a fine giornata del giorno successivo.
Cominciano subito a verificarsi fatti inspiegabili e guarigioni che hanno del prodigioso, che altro non fanno che aumentare la fama di santità di Anfrosina; molti riferiscono anche di averla vista in sogno, soprattutto come richiamo a conversione. Così nel 1962 la diocesi inizia il processo di beatificazione di Anfrosina Berardi, mentre la sua salma viene traslata nella chiesa parrocchiale.

Autore: Gianpiero Pettiti

FONTE: https://www.santiebeati.it/dettaglio/91630

Don ANDREA SANTORO, Missionario - Martire (Priverno, 07.09.1945 - Trebisonda (Turchia), 05.02.2006) Andrea Santoro era n...
07/06/2026

Don ANDREA SANTORO, Missionario - Martire (Priverno, 07.09.1945 - Trebisonda (Turchia), 05.02.2006)

Andrea Santoro era nato a Priverno (Latina) il 7 settembre 1945 e a metà degli anni '50 si era trasferito a Roma con la famiglia. Entrato in seminario nel 1958, fino al 1970 (l’anno in cui divenne sacerdote) visse la formazione nella stagione della preparazione, dello svolgimento e della prima attuazione del Concilio Vaticano II. Fu ordinato dall’allora mons. Ugo Poletti, il 18 ottobre 1970, e iniziò il suo ministero cercando di dotarsi degli strumenti per entrare in dialogo con un mondo giovanile che si stava allontanando dalla Chiesa. Dal 1971 al 1980 fu viceparroco alla Trasfigurazione, nel quartiere di Monteverde, dove visse una intensa stagione di sperimentazione. Nel settembre 1981 venne trasferito in un quartiere in costruzione sulla Tiburtina, Verderocca, nella chiesa intitolata a Gesù di Nazareth nel 1988. Nel 1994 un periodo sabbatico gli consentì di guidare gruppi in Medio Oriente in collaborazione con l’Opera Romana Pellegrinaggi. Consolidò, così, il suo desiderio di partire in missione. Dopo un ulteriore periodo in parrocchia, quella dedicata ai santi martiri Fabiano e Venanzio, nel quartiere Appio, fu il card. Camillo Ruini, nel 2000, che gli concesse di partire come sacerdote fidei donum per la Turchia al servizio del Vicariato Apostolico dell’Anatolia. La sua prima destinazione fu Urfa (l’antica Edessa), città di tradizioni antichissime, poi Trabzon, l’antica Trebisonda, nel nord-est del paese, sul Mar Nero. La missione era quella di occuparsi di una parrocchia con una popolazione cattolica di meno di dieci persone, senza prete da molto tempo. A Trabzon don Andrea incontrò una situazione difficile. Assistette alle conseguenze della caduta del gigante sovietico: la forte emigrazione dai territori dell’ex-URSS in Turchia causata da miseria e disperazione, le pr******te cristiane - armene o georgiane - che egli considerò parte decisiva delle anime della sua parrocchia. E in quel contesto visse anche le conseguenze dell’11 settembre e delle guerre che ne sono seguite.

Il 5 febbraio 2006 don Andrea viene ucciso a Trebisonda, nella piccola chiesa di Santa Maria, dove aveva celebrato l'Eucarestia della Domenica in una ridottissima comunità.Il suo martirio
Don Andrea scelse di testimoniare la propria fede su questa faglia di crisi del mondo in una stagione segnata da cambiamenti profondi.
Ha scritto Andrea Riccardi, nella Prefazione al volume di Augusto D'Angelo, "Don Andrea Santoro. Un prete tra Roma e l'Oriente":

"Don Andrea fa il prete nel suo piccolo gregge a Trebisonda, pochi cattolici, un po’ di ortodossi dell’Est. Un ecclesiastico ortodosso mi ha detto stupito: ma che ci faceva là per quasi nessuno? La presenza di Santoro in Turchia è l’espressione del genio cattolico per cui il quasi nessuno diventa qualcuno. Lui traccia un modo nuovo di dialogo, che è antico, che è da prete e da cristiano: abitare vicino, essere se stesso, aprirsi agli altri con simpatia, cercare l’umano al di là della gabbia ideologica e psicologica della religione. Non si illude di capovolgere la situazione, ma va avanti passo dopo passo, incontro dopo incontro. Non fa bilanci, raccoglie briciole, si scontra con difficoltà … ma va avanti. Il suo fare mi ricorda un’espressione dell’abbé Monchanin proprio riguardo al dialogo: parlava di 'pazienza geologica'".

FONTE: https://www.santegidio.org/pageID/37676/langID/it/DON-ANDREA-SANTORO.html

GIOVANNA RITA "KIRI" DI MARIA, Fanciulla - Testimoni (Alghero, Sassari, 30.11.1989 - Sassari, 24.10.2002)Giovanna Rita D...
18/04/2026

GIOVANNA RITA "KIRI" DI MARIA, Fanciulla - Testimoni (Alghero, Sassari, 30.11.1989 - Sassari, 24.10.2002)

Giovanna Rita Di Maria, Kiri nasce il 30 novembre del 1989, nel giorno di Sant'Andrea, ad Alghero anche se però ha vissuto sempre a Sassari, città d'origine della propria famiglia. E’ cresciuta in un ambiente familiare fatto di sani principi e permeato da una grande, indubitabile fede; potendo contare, tra l'altro, sull'amore sconfinato, oltreché dei genitori e del fratello Ettore, di una vasta parentela paterna e materna. Ha avvertito e vissuto con particolare intensità problemi e sentimenti quali la ca**tà, la giustizia, un irrefrenabile trasporto per l'esercizio pratico del volontariato, una marcata sensibilità e attenzione nei confronti degli anziani, dei bambini, degli umili, degli indifesi e dei più bisognosi in genere. E, su tutto, uno sterminato amore per il prossimo e una granitica fede in Dio. La preghiera preferita da Kiri era quella del perdono: nei confronti di tutti - ricorda la mamma Ornella -. Fin da bambina la teneva gelosamente custodita sotto il cuscino, raccomandando ad ogni occasione che restasse sempre lì, costantemente a portata di mano, a mo' di compagna inseparabile anche durante il sonno. Parole di Kiri all'età di otto anni: «II grande messaggio di Gesù è: pace, amore, gioia. Io vorrei fare qualcosa per migliorare il mondo. Secondo me se ognuno si impegnasse a fare buone azioni il mondo migliorerebbe».
Giovanna è stata sempre una bambina molto obbediente ed ordinata, pronta ad aiutare tutti coloro che le chiedevano aiuto. Aveva un carattere molto vivace, esuberante ed allegro. La mamma ricorda di Giovanna: «Non l'ho mai vista triste o di malumore, se non in occasione della morte dell'adorato nonno paterno... Ogni tanto, fin da bambina, sentiva il bisogno di dormire per terra rifiutando persino il cuscino. E spesso al mattino la trovavo così. Mi diceva che dormire in quel modo le stava bene perché altri lo facevano, ma per necessità, per mancanza di alternative. Un giorno mi disse che non era giusto che io le comprassi troppe cose perché al mondo c'erano bambini che non avevano niente. Si accontentava di un abbigliamento semplice e non si faceva condizionare da mode o marche; amava stare scalza.
Quando ha saputo di un bambina ammalata di tumore, ha voluto inviarle subito libri e videocassette di cartoni animati. Avrebbe anche voluto conoscerla, ma purtroppo non ce n'è stato il tempo... Un'altra volta si è fatta confezionare dei CD dal fratello Ettore e ha destinato l'intero ricavato della vendita alla mensa dei poveri del Centro vincenziano di accoglienza sociale. Voleva donare il sangue per darlo a chi ne aveva bisogno. E quando, ancora piccina, ha avuto necessità di fare analisi cliniche, ha ingenuamente chiesto all'infermiera di prelevargliene più del necessario per destinarlo, facendo finta che avesse già diciotto anni, agli ammalati bisognosi. Spesso mi parlava della vita dopo la morte, non aveva paura e un giorno mi ha detto: “Mamma, se io dovessi morire non ti preoccupare, intanto hai Ettore e devi stare serena... Se il Signore mi vuole io sono pronta”. Mi diceva che voleva andare in cielo e da lì vedere le persone che avevano bisogno per poterle aiutare. Una mattina, appena sveglia, mi raccontò che prima di addormentarsi aveva ricevuto la visita di un Angelo, tutto bianco e con grandi ali. “Mi ha preso in braccio - disse - mi ha fatto fare il giro della casa, entrando in tutte le stanze, e poi mi ha rimesso a letto”».
Tutti coloro che l’hanno conosciuta la descrivono come una bambina solare, sempre sorridente, capace di trovare il bello e il positivo anche nelle cose più brutte e negative, era come una giornata di sole che ti mette allegria. Ogni minuto della sua vita era speciale e lo viveva con tanto impegno e tanto amore verso sé e verso gli altri. Il 18 ottobre del 2002, Kiri viene colpita da una devastante ed irreversibile emorragia cerebrale e muore sei giorni più tardi, alle 11 e 45 del 24 ottobre, nel reparto rianimazione dell'Ospedale civile di Sassari. Aveva poco meno di tredici anni e frequentava la terza media. La sua morte ha suscitato dolore, sgomento, incredulità e rimpianto, tanto grandi quanto diffusi; ma ha fatto affiorare anche, attraverso lei e nel suo ricordo, un fitto ed esteso intreccio di pensieri e sentimenti elevati.

FONTE: https://www.santiebeati.it/dettaglio/94228

Padre PAOLO MATTEO ABBONA, Missionario in Birmania - Testimoni (Monchiero, 27.04.1806 - Boves, 13.02.1874)Paolo Matteo A...
30/03/2026

Padre PAOLO MATTEO ABBONA, Missionario in Birmania - Testimoni (Monchiero, 27.04.1806 - Boves, 13.02.1874)

Paolo Matteo Abbona nacque il 27 aprile 1806. Fu ordinato sacerdote nel 1830 all'età di 24 anni. Nel 1839 partì per la Ava e Pegù (Birmania) dopo aver ricevuto dal Papa la triplice benedizione.
Dopo essersi fermato per circa sei mesi a Madras, giunse ad Amarapura, capitale dell'impero birmano, nei primi mesi del 1841. Ben presto il padre Abbona si rese gradito all'imperatore birmano e alla corte imperiale. Si dedicò alla cura dei malati già dal 1842 in seguito allo scoppio del vaiolo e, poco dopo, del colera. Per le sue capacità mediche fu spesso consultato anche dal re. Si interessò anche di astronomia facendosi un nome nei circoli culturali della capitale.
Durante i trenta e più anni di permanenza in missione il p. Abbona fu un instancabile costruttore di chiese, scuole, collegi e ospedali.
Fu catturato prigioniero, insieme ad altri missionari durante la guerra anglo-birmana (1852-1854). Tornò in Italia nel 1856 per ricevere dal Cavour, ministro degli esteri, un trattato commerciale da presentare al re birmano. Nel 1866 visse il dramma della rivoluzione birmana. Ancora una volta ripartì per l'Italia nel 1853 accompagnando con sé, su volere del re birmano, cinque giovani di famiglia regale e di famiglie nobili. La permanenza in Italia avrebbe dovuto durare pochi mesi, ma la sua vita si concluse con la morte il 13 febbraio 1874.

FONTE: https://www.santiebeati.it/dettaglio/94016

Testimoni - CARLOTTA NOBILE, Giovane laica (Roma, 20.12.1988 - Benevento, 16.07.2013)Annunciata come «una donna eccezion...
12/03/2026

Testimoni - CARLOTTA NOBILE, Giovane laica (Roma, 20.12.1988 - Benevento, 16.07.2013)

Annunciata come «una donna eccezionale» dalla mistica centenaria Madre Raffaelina Borruto prima ancora che ne si sapesse il sesso, Carlotta Nobile (Roma, 20 dicembre 1988 – Benevento, 16 luglio 2013) fin da bambina manifestò una sensibilità profonda e tormentata, testimoniata da vari scritti: «La mia storia sarà diversa» scrisse al papà a 8 anni. Mostrò presto un singolare talento che la lanciò in una sorprendente e precoce carriera violinistica di livello nazionale, coltivata nelle maggiori accademie europee e coronata con la vittoria di vari prestigiosi concorsi. Parallelamente a ciò, pubblicò due libri e si laureò con lode in Storia dell’Arte, proseguendo gli studi a New York e a Cambridge. Severa ed esigente con se stessa, con «l’amore intorno e la disciplina dentro» -come scrisse-, durante l’adolescenza vide sbiadire la fede dell’infanzia. Nel pieno dei suoi 22 anni, arrivò però la diagnosi di un melanoma. Dopo una prima reazione di rabbia nei confronti di un destino che percepiva come ingiusto, dalla domanda «Perché a me?» passò presto al «Perché non a me?», dopo aver realizzato che quella frenetica ed inconscia ricerca di perfezione che la tormentava da anni era un’illusione e dopo aver iniziato ad amarsi in un modo nuovo rispettando i propri limiti. «Odio essere compatita» -disse- e per questo proseguì la sua carriera non rivelando quasi a nessuno la sua malattia. Bisognosa comunque di comunicare quel che provava, nell’aprile 2012 aprì il blog anonimo “Il Cancro E Poi_”, col quale infuse coraggio e speranza a migliaia di persone, invitando il prossimo a vedere il cancro non solo come un nemico, ma come un maestro: «Io non so più neanche quanti centimetri di cicatrici chirurgiche ho. -scrisse- Ma li amo tutti, uno per uno, ogni centimetro di pelle incisa che non sarà mai più risanata. Sono questi i punti di innesto delle mie ali.» Alternò la sua vita tra concerti e ospedali ed aderì ai “Donatori di Musica” per offrire note e speranza ai pazienti oncologici, senza però rivelare di essere anch’ella malata. Il 4 marzo 2013 a Milano, al risveglio da un coma, scoprì di aver ricevuto il dono di una radicale Fede in Cristo. Scrisse: «Io sono guarita nell’anima. In un istante, in un giorno qualunque, al risveglio da una crisi. Ho riaperto gli occhi ed ero un’altra. E questo è un miracolo. C’è un disegno più grande. Perché ora FINALMENTE sono sana dove non lo ero da due anni, cioè DENTRO, nell’anima!!!!». Carlotta rimase poi folgorata dall’omelia di Papa Francesco della Domenica delle Palme: «Voi giovani dovete portare la Croce con Gioia!». Il Venerdì Santo del 2013 a Roma, desiderosa di confessarsi, incontrò colui che diventerà il suo confessore, Don Giuseppe Trappolini, parroco di San Giacomo in Augusta, il quale, stupito dalla testimonianza della ragazza, ne scrisse al Pontefice. La risposta non tardò ad arrivare: il Papa telefonò in parrocchia. «Questa ragazza mi dà coraggio» disse. Proprio in quel momento Carlotta cadeva in una crisi cerebrale all’ospedale di Carrara e, dopo aver ripreso conoscenza, ebbe un’apparizione trinitaria: sdraiata sul letto nella sua stanza, vide un Triangolo di luce sulla parete. Con gioia scrisse allora al Papa: «Caro Papa Francesco, Tu mi hai cambiato la vita. Io sono onorata e fortunata di poter portare la Croce con Gioia a 24 anni. So che il cancro mi ha guarita nell'anima, sciogliendo tutti i miei grovigli interiori e regalandomi la Fede, la Fiducia, l'Abbandono e una Serenità immensi proprio nel momento di maggior gravità della mia malattia. Io confido nel Signore e, pur nel mio percorso difficile e tormentato, riconosco sempre il Suo aiuto. Caro Papa Francesco, Tu mi hai cambiato la vita. Vorrei rivolgerTi una preghiera... Avrei un desiderio immenso di conoscerTi e, anche solo per un minuto, pregare il Padre Nostro insieme a Te! "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" e "Liberaci dal male" Amen. Affido questo mio sogno a don Giuseppe e confido in Dio! Prega per me Santo Padre. Io prego per Te ogni giorno. Carlotta». L’incontro con il Papa non potrà mai esserci: nel maggio 2013 le condizioni di Carlotta peggiorarono e allora tornò nella sua casa di Benevento, dove trascorse i suoi ultimi tre mesi. Nonostante sofferenze indicibili, davanti agli occhi sbalorditi della famiglia, visse un paradossale stato di grazia e di serenità, senza mai un lamento, nella preghiera. Il cappuccino Padre Giampiero Canelli la ascoltò nell’ultima Confessione: «Quasi fu lei ad incoraggiare me!» racconterà. Nei primi giorni di luglio, Carlotta disse al fratello: «Io ho guadagnato la Fede, non quella delle litanie o altro, ma quella dell’affidarsi al Padre». Il 14 Carlotta disse ai familiari «È finita!», ma sorrideva. Quella notte, l’ultima della sua vita, già in pieno travaglio respiratorio, il padre la sentì sussurrare ripetutamente, guardando il soffitto: «Signore, ti ringrazio. Signore, ti ringrazio. Signore, ti ringrazio». Il giorno successivo, poco prima di morire, rivolse con fatica ai suoi cari e al suo fidanzato l'ultimo saluto: «I miei tre uomini meravigliosi: papà, Alessandro e Matteo. La mia dolce mamma» e poi, accarezzando la guancia della mamma, «Cosa voglio di più?! Io sono fortunata». Carlotta morì a 24 anni allo scoccare del 16 luglio 2013, giorno della Madonna del Carmelo. La sua testimonianza, diffusasi sul web e sulle televisioni, ha fatto il giro del mondo, dagli Stati Uniti al Sud Sudan, dall’Ungheria al Messico, e continua ad aprire i cuori di tanti, in particolare giovani e malati, tanto che nel febbraio 2018 è stata inserita dalla Santa Sede tra i “Giovani Testimoni” per il Sinodo dei Vescovi.
FONTE: www.carlottanobile.it

Serva di Dio - SANTINA CAMPANA, vergine (Alfedena (AQ) 02.02.1929 - Pescina 04.10.1950)Santina Campana nacque ad Alfeden...
22/02/2026

Serva di Dio - SANTINA CAMPANA, vergine (Alfedena (AQ) 02.02.1929 - Pescina 04.10.1950)

Santina Campana nacque ad Alfedena (AQ) il 2 febbraio 1929. Era Ia settima figlia di Giuseppe e Margherita Di Palma. Fin da piccola imparò ad amare il Signore sopra ogni cosa e all'età di 7 anni si offrì vittima per la vocazione religiosa delle sorelle e sacerdotale dei fratelli. Ripeteva: «Dove c'è una vocazione non può mancare una vittima». Nel 1943, aveva 14 anni, a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, dovette sfollare con i suoi genitori e le sorelle per le montagne dell'Abruzzo e del Molise. Già compromessa da tempo a causa della pleurite non curata, le sue condizioni andarono via via peggiorando.
Incoraggiava sempre tutti ripetendo: «Coraggio, sarà quello che il Signore vorrà: se egli non permetterà, nessuno ci potrà fare del male». Sull'esempio di santa Teresa di Gesù Bambino aveva scelto di offrire la sua vita per il papa, i vescovi, i sacerdoti e le Missioni.
A 16 anni fu ammessa tra le novizie delle Suore della ca**tà di santa Giovanna Antida Thouret, verso la quale nutrì sempre una devozione filiale. Edificando le maestre e le consorelle con lo spirito di sacrificio e di fede, ripeteva: «Sarò suora e santa». Nel 1947, a causa di una emottisi polmonare, fu costretta a lasciare il noviziato per il ricovero nel sanatorio di Villa Rinaldi a Pescina (AQ).
Dal letto di dolore, che lei chiamava il suo trono bianco, attirava a sé le anime afflitte e le consolava: «Coraggio, il soffrire passa, l'aver sofferto rimane».
Da sempre, prima ad Alfedena e poi a Pescina, membro dell'Azione cattolica, nel 1950 fu eletta presidente del circolo del sanatorio.
II suo motto era: «Dio solo per fine, Gesù per modello, Maria per guida, l'Angelo per aiuto, io sempre nel sacrificio». Ricca di meriti e di virtù eroiche morì a 21 anni, il 4 ottobre 1950.
Il suo corpo, inizialmente tumulato nel cimitero di Pescina, nel 1967 fu traslato nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe, sorta vicino a Villa Rinaldi. Nel 1979 papa Giovanni Paolo II approvò l'introduzione della causa di beatificazione della serva di Dio.

FONTE: https://www.diocesidiavezzano.it/index.php/uffici-pastorali/9-ministries/164-santina-campana

SILAS EDENFIELD, Bimbo (Hemet (California) 04.06.2008 - Lione (Georgia - US) 25.05.2013)È il 25 maggio 2013 quando Silas...
08/02/2026

SILAS EDENFIELD, Bimbo (Hemet (California) 04.06.2008 - Lione (Georgia - US) 25.05.2013)

È il 25 maggio 2013 quando Silas Edenfield, un bel bambino biondo di 4 anni, arriva in Cielo. Quando ho visto il video della sua preziosa chiacchierata sul paradiso fatta con la mamma, prima di morire, ho pensato che nessuna laurea in Teologia avrebbe potuto aggiungere altro di essenziale, su Dio e sul paradiso. Poi mi sono lasciata andare alla commozione.

Gesù aveva ragione su tutta la linea quando ci parlava dei bambini, dei semplici, dei poveri in spirito, come di coloro che già “possiedono” la Verità. Il video è stato girato in ospedale, quattro mesi prima della sua morte per tumore. La mamma gli sta parlando dolcemente ed il figlio la guarda con una serenità, vicina già nell’Infinito.

“Voglio il paradiso. Voglio passare lì tutto il tempo” dice con delicatezza decisa Silias.
“Come sarà il paradiso?” gli chiede la mamma.
“Non sono sicuro…” dice il bimbo, riflettendo tra sé e sé per scegliere bene le parole.
“Avrai un corpo in paradiso?”.
“Si” risponde Elias.
“Come sarà il tuo nuovo corpo?”.
“Senza cancro” dice un po’ sottovoce il bimbo, ma poi si gira verso la mamma e scandendo bene le parole, con piglio deciso, aggiunge “… e non mi ammalerò MAI!”.
“E’ fantastico! E sarai solo in paradiso?”.
“No! Ci sarà Dio con me” risponde Silias con gli occhi furbetti ed il tono divertito di chi già immagina…
Poi continua e dice alla mamma: “E vuoi sapere qual è la cosa che preferisco del paradiso?”.
“Cosa preferisci del paradiso?”.
“Che tutto è…è tutto… che le strade sono d’oro”.
“Le strade sono d’oro?” richiede la mamma.
“Sì!”.
“Bello!…Ti voglio bene!”.
Ma il bambino sembra non far tanto caso a ciò che gli dice la mamma. Sta guardando il suo orizzonte Infinito e gli preme continuare a chiarire alcune cose importanti: “Un’altra cosa che mi piace è che … è che tutto è bello in paradiso!”.
“Si?”.
“Bello!”.
“E poi…poi Gesù e Dio saranno sempre insieme a me”.
“Vero!”.

Vorrei andare da questa mamma per dirle un “grazie” grande come la mia stessa vita, per aver condiviso le ultime parole della sua creatura, oramai arrivata al confine tra la terra ed il Cielo.

San Giovanni Bosco lo diceva in continuazione: “Voglio con me, in Paradiso, tutti i miei ragazzi!”. Un giorno del 1881 don Bosco venne chiamato dal Conte Colle di Tolone: suo figlio stava morendo e lui desiderava che lo benedicesse. Il ragazzo si chiamava Luigi e don Bosco rimarrà ammirato dalla sua innocenza e limpidezza (“Sembrava un altro san Luigi Gonzaga” dirà poi).

Il 3 aprile, poco prima di morire, disse ai suoi genitori: “Vado in Paradiso; me l’ha detto Don Bosco!” San Giovanni Bosco scrisse poi un opuscolo su Luigi Colle, presentandolo quale modello ai suoi ragazzi (forse oggi avrebbe fatto un video su youtube, come la mamma di Silias).

Per una ventina di volte Luigi apparve in “sogno” a Don Bosco (e qui non credo ci sia bisogno di raccontare come Dio parlasse spesso al santo, attraverso i “sogni”, basta leggere la sua vita), facendogli conoscere la felicità che provava in paradiso. Tutto registrò Don Bosco e tutto oggi è pubblicato.

In uno di questi dialoghi, Don Bosco stesso ci raccontò che…

“Mi apparve Luigi Colle in un mare di luce, bellissimo nell’aspetto, con vesti bianco-rosate e sul petto ricami d’oro, con una collana a vari colori, bianco, nero e rosso; ma con questi tre ve n’erano infiniti altri, da non potersi descrivere. Gli domandai:
– Perché vieni, caro Luigi?
– Non è necessario che io venga; non ho bisogno di camminare.
– Sei felice?
– Godo perfetta felicità…
– Cosa devo dire ai tuoi genitori?
– Che si facciano precedere dalla luce, e si procaccino amici nel Cielo.
Il volto di Luigi era radioso e di una luminosità che cresceva sino ad abbagliare la vista; i suoi lineamenti erano i medesimi che da vivo.
– Dimmi, Luigi: Tu sei morto o vivo?
– Sono vivo.
– Eppure sei morto!
– Il mio corpo è sepolto; ma io vivo…
– E tu in che modo vedi noi?
– In Dio si vedono tutte le cose; il passato, il presente e l’avvenire vi si vedono come in uno specchio.
– Che cosa fai in Cielo?
– Dico: ” Gloria a Dio! ” A Dio si rendono grazie! Grazie a Colui che ci ha creati, a Colui dal quale tutto ha principio! Grazie! Lodi! Alleluia! … “.

Luigi prese a magnificare con entusiasmo la grandezza delle opere di Dio, parlando in latino: Se si andasse in treno diretto dalla terra al sole, vi s’impiegherebbe non meno di trecentocinquanta anni. Per arrivare poi all’altra parte del sole, vi sarebbe uguale distanza. Ogni nebulosa è cinquanta milioni di volte maggiore del sole, e la sua luce per giungere alla terra impiega dieci milioni di anni. La luce del sole percorre trecentomila chilometri al secondo…

– Basta, basta! – esclamò Don Bosco. La mia mente non ti può più tener dietro. Eppure è soltanto il principio della grandezza delle opere di Dio!…
– Dimmi ancora: Come va che tu sei in Paradiso ed anche qui?
– Più presto della luce e con la rapidità dei pensiero io vengo qui, nella casa dei miei genitori e altrove…

Quando Don Bosco fece la narrazione di tutto ai Conti Colle, osservò: “È indicibile la bellezza degli ornamenti che rivestivano la persona di Luigi. La sola corona che gli cingeva la fronte, avrebbe richiesto non giorni o mesi, ma anni per esaminarla particolarmente, divenendo sempre più brillante e dilatandosi a misura che la si contemplava”.

Ma come è scritto: “Le cose che occhio non vide, che orecchio non udì e che mai salirono nel cuore dell’uomo sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano” (1 Corinzi 2,9)

FONTE: https://comboni2000.org/2015/12/29/bambino-di-4-anni-parla-del-cielo-prima-della-morte-per-tumore/
VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=TtsYZroxJ7o

Testimoni - LAURA DEGAN, Fanciulla (Padova, 13.12.1987 - 11.09.1994)Laura nasce il 13 dicembre 1987, giorno di santa Luc...
24/01/2026

Testimoni - LAURA DEGAN, Fanciulla (Padova, 13.12.1987 - 11.09.1994)

Laura nasce il 13 dicembre 1987, giorno di santa Lucia, nell’ospedale di Padova da Paolo Degan e da Paola Franceschetto. Viene battezzata dal parroco, don Rino, domenica 7 febbraio 1988. È una bambina solare, vivace, felice, che ama giocare, correre, saltare. Ha appena due anni quando il 25 febbraio 1990 i medici le diagnosticano una malattia gravissima e la famiglia decide di portarla al Santuario di San Leopoldo, qui un religioso apre per la piccola la vetrinetta dove viene custodita il saio del Santo: la mamma ne ha preso un lembo e lo ha appoggiato al viso di Laura;, a questo punto la piccola si è inginocchiata e ha così pregato: «Nonno Poldo, aiutami a guarire!».
Il 27 fenbbraio 1990 Laura entra per la prima volta in sala operatoria nel reparto di chirurgia pediatrica dell’Ospedale di Padova: è molto agitata e per acquietarsi decide di chiedere alla mamma di cantarle l’Ave Maria e si addormenta.
Della situazione di Laura viene informato nel 1991 Giovanni Paolo II, al quale Laura fa pervenire disegni e offerte per i bambini poveri e dal Vaticano partono messaggi e corone del Rosario.
L’8 gennaio 1993 è sottoposta a trapianto di midollo, mentre l’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, la mamma porta Laura alla basilica di Sant’Antonio, dove si trova il Vescovo, monsignor Antonio Mattiazzo che benedice la piccola malata.
Frequenta la scuola materna, il catechismo fino a tre mesi di scuola elementare. Impara a leggere e scrivere e il 16 maggio 1994 compone una poesia dal titolo La primavera è bella. La famiglia riesce ad ottenere dal parroco la possibilità di anticipare la Prima Comunione, che Laura desiderava tanto ricevere.
La sera del 6 luglio 1994, festa di santa Maria Goretti, Laura venne vestita di bianco e di blu, come il giorno della processione del Corpus Domini del 1993, quando aveva sparso petali di rose per le vie del paese. Espresse i desiderio di poter essere presente anche lei il giorno in cui i suoi compagni di prima elementare avrebbero fatto la loro prima Comunione e chiese: «Posso farla anch’ io con la tunichetta bianca?».
Dal 6 luglio Laura prese la Comunione tutti i giorni, finché fu possibile andò con la sua mamma alla Santa Messa della chiesa del Sacro Cuore di Saccolongo e un giorno proprio la mamma, tenendola in braccio, le spiegò tutta la Via Crucis. Quando non le fu più possibile andare in chiesa, perché costretta a letto, un sacerdote, fra i tanti che conosceva la famiglia Degan, le portava l’Eucaristia che la piccola attendeva con grande apprensione. Capitava che venisse anche celebrata la Snata Messa nella sua cameretta, che era diventata luogo sacro, dove l’amore divino si incontrava con Lauretta. Don Rino ha lasciato scritto: «Quello che mi sorprendeva sempre in questa bambina di pochi anni non era tanto l’atteggiamento raccolto e consapevole che assumeva nel ricevere l’Eucaristia, quanto invece il silenzio e la solitudine che voleva attorno a sé: chiedeva di rimanere sola, di non essere disturbata. Certe cose non si percepiscono se non nel silenzio e con gli occhi del cuore. Non per nulla Gesù, in un impeto di commozione, lodò il Padre con le parole: Ti benedico, o Padre, perché hai rivelato i misteri del Regno di Dio ai piccoli e non ai sapienti!».
Il viso di Laura era ormai sfigurato e stava perdendo la vista. Un giorno, nel giardino degli amici Meggiorin, mentre veniva recitato il Rosario, come tutti i lunedì, per la guarigione della bambina, Laura esclamò ad un tratto: «Guarda un Angioletto! Vedo un Angelo!» e da allora lo vide, fino alla fine, e alla mamma che le chiedeva che cosa si dicevano fra di loro, lei rispose: «Tu parla con il tuo Angelo; io parlo con il mio».
La sera del 1° agosto 1994, verso le 22,30, già in condizioni molto gravi, Lauretta si mise a cantare l’Inno della Madonna di Czestochowa. Una volta venne a farle visita un padre della basilica ci Sant’Antonio, dove Laura era stata più volte pregando sul marmo dove riposa il taumaturgo, portando con sé una reliquia del santo. Ma quale meraviglia quando le venne portato un frammento della Santa Croce di Cristo Gesù.
La sera del 6 agosto, giorno della Trasfigurazione, riceve la Santa Cresima e fra il 9 e 10 dello stesso mese p***e la vista, ma non ci fu lamento; quando si avvicinava al fratellino Marco lo accarezzava e gli diceva che era bellissimo, pur non vedendoci. Lauretta chiese alla mamma di assistere ogni mattina alla Santa Messa perché così facendo i suoi mali diminuivano, la nonna era molto preoccupata dell’assenza della mamma, temeva, infatti, le frequenti emorragie a cui la nipotina andava soggetta. Ma la piccola la rassicurava sempre, affermando che mentre la mamma era in chiesa non poteva accaderle nulla di male.
Una notte si mise a piangere angosciata, dicendo di soffrire molto a causa di fasci di luce fortissimi; in realtà la camera era totalmente al buio; ma, appeso, alla parete c’era un immagine di Gesù Misericordioso, dal qual scaturivano grandi fasci di luce. Quelli che colpivano Laura?
La notte, spesso, non riusciva a riposare, allora ascoltava Radio Maria, in particolare i canti rivolti a Maria Vergine e il santo Rosario, ma le piaceva molto anche ascoltare la voce di Padre Pio, registrata su cassette. Oppure parlava con la mamma o la nonna. Si considerava fortunata perché poteva avere sempre accanto a sé la sua mamma e avere le medicine necessarie, non così, diceva, accadeva ai poveri bambini del Ruanda o della Bosnia.
Il viso bellissimo, innocente e puro divenne tutta una piaga e nei momenti di grande sofferenza chiedeva delle gocce di olio santo da mettere nelle orecchie che sentiva chiuse; oppure faceva richiesta che le venisse bagnato il viso con l’acqua benedetta o che si appoggiassero sulle piaghe alcune foglie di edera del pozzo della Madonna del Sacro Cuore di Saccolongo. La casa ospitava continuamente sacerdoti, religiosi e religiose: ognuno di loro ha mantenuto un ricordo immacolato di Lauretta ed è pronto a testimoniare, come molte altre persone che l’hanno conosciuta, la sua santa piccola esistenza. Casa Degan divenne così luogo di preghiera e si potrebbe dire di espiazione per i peccati altrui.
Parlava con Gesù Bambino, la Madonna e il suo Angelo custode fino ad arrivare a domenica 11 settembre 1994. Alle 13,50 la mamma appoggiò alla sua gola un’immagine di padre Pio. Spirò. Lascia testimonianza la nonna: «Insieme al forte dolore per il distacco che regnava nei nostri cuori anche una grande pace. La tua mamma disse al parroco di suonare le campane a festa. Don Rino, dopo un attimo di perplessità, esaudì questo suo – e certamente anche tuo – desiderio».

Autore: Cristina Siccardi

Note: Per approfondire: Lorenzo Laporta - Mi vestirò da angelo. Laura Degan. Una nonna ci racconta l'incredibile storia di una bambina nella malattia - Ed. Shalom

FONTE: https://www.santiebeati.it/dettaglio/95392

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