Cappellania Universitaria della Gregoriana

Cappellania Universitaria della Gregoriana Cuore della Gregoriana SANTA MESSA

Riprenderà con orario quotidiano feriale con inizio prossimo anno accademico

🌟 Nuovo anno accademico e pastorale alla Pontificia Università Gregoriana 🌟La comunità universitaria riapre le porte: be...
08/09/2026

🌟 Nuovo anno accademico e pastorale alla Pontificia Università Gregoriana 🌟
La comunità universitaria riapre le porte: benvenuti ai nuovi studenti e bentornati a chi continua il proprio cammino di studio e ricerca.
La Gregoriana è casa nostra: luogo di ascolto e comunione, dove ciascuno può trovare spazio per crescere, confrontarsi e lasciarsi accompagnare.
📚 Stiamo progettando le nuove iniziative di pastorale universitaria: momenti di preghiera, esercizi spirituali, volontariato sociale e vita comunitaria che ci accompagneranno nei mesi che verranno.
👋 La porta della Cappellania è sempre aperta: passate a trovarci al piano terra del palazzo Lucchesi!
🔔 Rimanete aggiornati qui sui canali: presto condivideremo appuntamenti, proposte e attività per vivere insieme questo nuovo anno accademico.

Cari amici,dopo la pausa estiva, come di consueto, torna la rubrica dedicata agli scatti spirituali. Questo mese si vola...
01/09/2026

Cari amici,
dopo la pausa estiva, come di consueto, torna la rubrica dedicata agli scatti spirituali. Questo mese si vola nel sud della Francia e precisamente in Occitania, a Tolosa con la Basilica di San Sernin. Costruita in stile romanico nel XII secolo, la Chiesa di San Saturnino è patrimonio Unesco poichè è un'importante tappa del cammino francese verso Santiago De Compostela.

Tolosa, agosto 2026.

R. A.

Per un rientro che dona leggerezza ad un dramma antico.IL GIARDINO SEGRETOdi Anna Sanfelice ViscontiDANZATRICI?Il salone...
31/08/2026

Per un rientro che dona leggerezza ad un dramma antico.

IL GIARDINO SEGRETO
di Anna Sanfelice Visconti
DANZATRICI?

Il salone è enorme. Sul pavimento di marmo, nell’angolo sudoccidentale, una meridiana solare funziona dal 1791, ricordo di quando il palazzo doveva ospitare il primo osservatorio astronomico. Poi l’osservatorio è stato costruito più in alto, sulla collina di Capodimonte, e nel 1926 l’edificio è diventato il Museo archeologico di Napoli.
Nel salone della Meridiana sono esposti diversi tesori provenienti dalla villa dei Papiri di Ercolano. Abbiamo già parlato dei due atleti sul punto di scattare, per una gara di corsa o per una lotta, chissà. Pochi passi più avanti c’è un’altra meraviglia, altrettanto, se non più misteriosa, le cosiddette danzatrici.
Cinque statue di bronzo alte circa un metro e mezzo, che ornavano il vestibolo della villa, composte, le braccia che accennano piccoli movimenti armoniosi, come seguendo una cadenza musicale. Ognuna diversa dall’altra, per fisionomia, pettinatura, posizione del corpo, tutte accomunate da questa danza quasi impercettibile ma chiaramente raffigurata.
La datazione è quella consueta, tra il I secolo a.C. e il I d.C.; sono ispirate a modelli greci e sul loro significato ci si interroga senza risposte certe. Ninfe? Divinità acquatiche? Ma c’è un’ipotesi inquietante. Guardando da vicino il loro viso si nota in tutte un’espressione angosciata, quasi di terrore. E viene avanzata un’ipotesi drammatica; si tratterebbe delle Danaidi, le figlie di Danao, spinte dal padre ad uccidere i loro mariti subito dopo le nozze. Una sola si era ribellata alla volontà paterna, Ipermnestra, il cui sposo Linceo aveva sterminato le assassine, risparmiando soltanto lei. Zeus le aveva precipitate nel Tartaro, dove avrebbero dovuto in eterno attingere acqua da versare in una botte dal fondo bucato. Il bello è che prima di ve**re uccise si erano sposate con principi del loro paese, la Libia, dando origine ai Danai, cioè ai Greci. La storia ha ispirato Eschilo per la tragedia “Le supplici”.
A questo punto viene spontanea una domanda. Come mai i Greci hanno fatto risalire la nascita del loro popolo ad un episodio così crudele? E così poco glorioso? Le armoniose danzatrici ci guardano, eternamente spaventate, senza svelare il loro mistero.

UN RICORDO E UNA PREGHIERA A TUTTE LE CHIESE DELL'AMERICA LATINA NELLA FESTA DELLA LORO PATRONA SANTA ROSA DA LIMA
23/08/2026

UN RICORDO E UNA PREGHIERA A TUTTE LE CHIESE DELL'AMERICA LATINA NELLA FESTA DELLA LORO PATRONA SANTA ROSA DA LIMA

ECCO UN ALTRO FORMIDABILE APPUNTAMENTO CON LA NOSTRA RUBRICAIL GIARDINO SEGRETOdi Anna Sanfelice ViscontiBELLAForse, a p...
21/08/2026

ECCO UN ALTRO FORMIDABILE APPUNTAMENTO CON LA NOSTRA RUBRICA

IL GIARDINO SEGRETO
di Anna Sanfelice Visconti
BELLA

Forse, a parte la Beatrice dantesca, mai una donna è stata fonte di ispirazione come lei, Bella Rosenfeld, prima moglie di Marc Chagall. Si erano conosciuti giovanissimi, lui ventitré anni, lei neanche quindici, lui pittore agli inizi, lei di famiglia benestante, entrambi della stessa cittadina bielorussa, Vitebsk. Si sposano nel 1915 e si trasferiscono a Parigi. Avranno una figlia, Ida, l’anno successivo.
Bella diventa il soggetto quasi esclusivo dell’arte di Marc, in forme diverse, a volte surreali. Nella Passeggiata vola, leggerissima, mentre lui la tiene per mano, sono di loro due i profili azzurri degli innamorati che si baciano, è lui che la avvolge in un abbraccio, quasi sotto forma di nuvola. Sogni, poesia, fiaba trasferiti su tela. Di Bella però esegue anche ritratti, questo del 1935 particolarmente vivo e commovente.
Risaltano i profondi occhi neri che lo avevano affascinato, e che insieme ai capelli contrastano con la pelle candida del viso. Il contrasto c’è anche tra l’abito verde scuro, con riflessi che fanno intuire la morbidezza del velluto, e il colletto, i polsini di pizzo e il ventaglio, per attenuare la severità del vestito. Bella è seria, concentrata, con un’ombra di tristezza nello sguardo.
Per lei Marc aveva scritto versi sognanti: “I tuoi occhi mi toccano./ Con te io sono giovane/ cadono i miei anni come foglie/ e qualcuno colora le mie tele./ Allora esse brillano di te/ e sul tuo volto il sorriso è radioso,/ più chiaro assai delle nubi più chiare./ Allora io corro dove sei/ dove mi pensi e dove mi attendi.”
La loro storia durerà trent’anni scarsi; “a un tratto, un rombo di tuono, le nuvole si aprirono alle sei di sera del 2 settembre 1944, quando Bella lasciò questo mondo. Tutto è diventato tenebra.” La sua musa era stata uccisa da un’infezione virale.
Chagall resterà un anno intero senza dipingere, sprofondato nella depressione, poi, poco alla volta, su insistenza della figlia, riprenderà. Viaggerà, si dedicherà a diverse forme d’arte, vetrate, mosaici, ceramica, incisioni, si risposerà. Ma niente potrà paragonarsi a quell’amore da sogno, totalizzante, che comprendeva l’arte e la vita, e che gli ha assicurato un posto a sé nell’espressione artistica mondiale. Morirà quasi centenario in Provenza, dove si era ritirato, nel 1985.

18 agosto - ricordiamo questa grande santa, a 1700 anni dal viaggio di Sant'Elena Augusta, madre di Costantino, alla ric...
18/08/2026

18 agosto - ricordiamo questa grande santa, a 1700 anni dal viaggio di Sant'Elena Augusta, madre di Costantino, alla ricerca delle testimonianze della Passione di Cristo.

GIORNI ESTIVI FRA LA FESTA DELL'ASSUNZIONE E QUELLA DI MARIA REGINA ... ECCO UN GRAZIOSO "GIARDINO" IN TEMA:IL GIARDINO ...
17/08/2026

GIORNI ESTIVI FRA LA FESTA DELL'ASSUNZIONE E QUELLA DI MARIA REGINA ... ECCO UN GRAZIOSO "GIARDINO" IN TEMA:

IL GIARDINO SEGRETO
di Anna Sanfelice Visconti
UNA MADONNINA


È la festa della Madonna Assunta e il nostro giardino ospita una piccola, poetica storia legata ad un’immagine della Madonna con Bambino. È di ceramica, bianco opaco con le linee del panneggio che accennano ad un rosa pallidissimo. Ma che cos’ha di tanto speciale?
E’ il regalo di nozze che, più di mezzo secolo fa, ho ricevuto da una cugina. Dotata di senso artistico e di innato buon gusto, ha utilizzato la sua abilità modellando oggetti diversi, donati poi a parenti ed amici in varie occasioni.
La storia è questa. La nostra artista era innamorata in gioventù di un coetaneo, che si era però trasferito in America Latina dove aveva messo su famiglia. Passano gli anni. Parecchi. L’antico innamorato resta vedovo. I figli sono ormai adulti. Lui la chiama. Lei lo raggiunge. Si sposano. Passano serenamente insieme il tempo che resta ad entrambi.
Della loro storia d’amore resta, muta testimone, la Madonnina in ceramica sul muro di casa nostra. Buona festa dell’Assunta a tutti i frequentatori del giardino segreto!

AUGURI PER LA FESTA DELLA TRASFIGURAZIONEIl capolavoro di Raffello onora questo grande mistero: commuove pensare che il ...
06/08/2026

AUGURI PER LA FESTA DELLA TRASFIGURAZIONE

Il capolavoro di Raffello onora questo grande mistero: commuove pensare che il Maestro d'Urbino abbia dedicato al volto del Cristo il cimento finale della sua opera, riunendo in una sola tela anche l'episodio, successivo nei Vangeli, della guarigione del giovinetto indemoniato.

Nella calura stiva un angolo del giardino a suo modo rinfrescante.IL GIARDINO SEGRETOdi Anna Sanfelice ViscontiPICCOLE C...
06/08/2026

Nella calura stiva un angolo del giardino a suo modo rinfrescante.

IL GIARDINO SEGRETO
di Anna Sanfelice Visconti
PICCOLE COSE BELLE



L’arte non si identifica solo con le grandi opere, edifici splendidi, magnifiche sculture, quadri che ci lasciano pieni di ammirazione. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento nasce in Inghilterra un movimento che vuole valorizzare in senso artistico le arti applicate, gli oggetti di uso comune.
Il movimento Arts and Crafts è la risposta a quella industrializzazione di massa che produce quantità enormi di oggetti tutti uguali, talvolta di qualità mediocre e di cattivo gusto. Vuole riscoprire l’artigianalità medioevale, l’opera paziente e unica che idealmente si ispira a valori cristiani di purezza e onestà. La fonda Augustus Pugin nel 1880, ma il suo vate è William Morris, che disegnerà mobili, tappeti, stoffe, carte da parati, fondendo l’idea originaria con lo stile preraffaellita, dopo essere entrato in contatto con Dante Gabriel Rossetti.
Guardate questi pettini. Sono dell’orefice Elia Naper e risalgono al 1906. Che cosa c’è di più ordinario, di più quotidiano, di due pettini per fermare i capelli? Ma il gioielliere ne ha fatto oggetti di squisita, raffinata eleganza. Sono di c***o dipinto di verde, e diventano alla sommità due foglie di ninfea. Le foglie sono cosparse di gocce di pietra di luna, una rugiada luminosa. Non vi danno un senso di freschezza? Per maggiore realismo le gocce hanno dimensioni diverse, proprio come la rugiada. Bellezza pura in due piccoli oggetti.
Il movimento non ebbe lunga vita per i costi elevati dei suoi prodotti, che nelle intenzioni dei protagonisti avrebbero dovuto diffondersi in tutti i livelli sociali, contrastando l’anonima industrializzazione. Ma ha dimostrato che la bellezza può esistere anche nel quotidiano, se viene alimentata dalla fantasia e da una mano abile e accurata. Questi due meravigliosi pettini avranno ornato le chiome di chissà quale romantica fanciulla … a noi resta il piacere di immaginarlo.

SANT'IGNAZIO DI LOYOLA, S.J.(1491-1556)SACERDOTE FONDATORE DELLA COMPAGNIA DI GESU'Ignazio di Loyola è il fondatore dei ...
31/07/2026

SANT'IGNAZIO DI LOYOLA, S.J.
(1491-1556)
SACERDOTE FONDATORE DELLA COMPAGNIA DI GESU'

Ignazio di Loyola è il fondatore dei gesuiti. Di lui non si sa molto. Anzi non è per nulla popolare, forse per la fama di austerità che lo circonda. Eppure ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della Chiesa e dell’Europa. Per giunta non era nemmeno bello, un uomo di Padova suo contemporaneo lo ha descritto così: “Uno spagnoletto, piccolo, un po’ zoppo, che ha gli occhi allegri”. Ignazio era infatti alto 1,58, parlava male l’italiano, ma quando apriva la bocca sprigionava una grande forza, perché era l’uomo di grandi desideri e di grandi aspirazioni.

È stato un cavaliere, non un militare come molti dicono. Dopo essere stato ferito in una battaglia a Pamplona si è convertito leggendo la vita di Cristo. Da allora le sue armi diventano la preghiera, lo studio, la testimonianza personale e il servizio.
Voleva vivere a Gerusalemme, ma si ritroverà a Roma e lì offre la sua obbedienza al Papa di allora, Paolo III Farnese. La completa disponibilità ai desideri del Papa ha portato la Compagnia ad essere una “task force” che ha attirato non poche inimicizie ai gesuiti. L’Ordine che ha pensato doveva essere agile e mobile capace di spostarsi sempre alle “frontiere”, geografiche e intellettuali. Il motto dell’Ordine: “Ad maiorem Dei gloriam”, non significa infatti “Per la massima gloria di Dio”, ma “Per una gloria di Dio sempre più grande”. Questo modo di fare lo hanno ereditato anche coloro che si ispirano alla spiritualità ignaziana.

Ecco cosa è stato scritto di lui: “Il modo di parlare del Padre consiste nel dire le cose con semplicità, con pochissime parole, non facendo alcuna riflessione, ma limitandosi a narrarle. In tal modo lascia che gli uditori facciano essi stessi delle considerazioni e traggano, dalle premesse, le conclusioni; così riesce ad essere mirabilmente persuasivo, senza mostrare alcuna inclinazione per una cosa o l’altra e accontentandosi di una mera enunciazione. Quello a cui tiene particolarmente è il toccare tutti i punti essenziali che possono portare alla persuasione, e tralasciare tutto quello che non vi è strettamente collegato, secondo come egli giudica pertinente”.

Il suo modo di essere gli ha permesso di parlare con tutte le persone, dal Papa ai Re, fino alle persone meno istruite e ai bambini di strada. Oltre alla predicazione era attento anche al servizio ai più poveri, nel periodo romano quando andava all’ospedale a trovare i poveri lavava loro i piedi, a chi invece aveva bisogno di aiuto dava l’elemosina in segreto.

Attraverso il suo modo di vivere e grazie alla sua capacità di conversare conquista “donne onorate, sposate e vedove” che gli finanziano alcune opere di carità molto importanti, ma anche persone come san Filippo Neri di cui era il confessore. Alcune lo aiutano a Manresa, altre a Barcellona, altre ancora a Roma come ad esempio Vittoria Colonna, marchesa di Pescara.

Giacomo Laínez che lo ricorda in preghiera lo descrive con queste parole: “Di notte, egli saliva su un terrazzo o sul tetto della casa. E là rimaneva, nella massima tranquillità, si toglieva il berretto e se ne stava a guardare il cielo. Poi cadeva in ginocchio, faceva una profonda riverenza a Dio e si sedeva poi su una panca, perché la sua debolezza fisica non gli permetteva altre posizioni. Restava a capo scoperto, senza muoversi, e le lacrime cominciavano a scorrergli sul volto, come un fiume; ma il suo dolore era così silenzioso che non si udivano singhiozzi o sospiri, e rimaneva immobile”.
Il momento privilegiato delle sue preghiere è la notte, guardando il cielo e le stelle: “Lo facevo spesso e molto a lungo, perché provavo a questa visione una grande energia per servire nostro Signore”. Per questo motivo ripeteva: “Come è misera la terra, quando contemplo il cielo”.

Lascia scritto: “L’amore deve porsi più negli atti che nelle parole” perché “l’amore consiste in una reciproca comunicazione” da cui deve nascere la capacità di trovare Dio in ogni cosa.

Vive da monaco nel cuore della città ed è definito un “contemplativo nell’azione”, vive i ritmi della città da monaco, per questo prevede che i gesuiti possano passare dalla Compagnia alla Certosa con facilità.
Le sue abitudini sono regolari, si alza con le prime luci dell’alba, rimane a letto a pregare a causa dei dolori alla gamba, celebra la Messa da solo in una stanzetta vicino alla sua camera, poi riprende a pregare per un paio d’ore.
Gli ultimi 15 anni della sua vita è costretto a vivere in una cameretta l’itineranza del pellegrino per governare i primi gesuiti che, sparsi nel mondo, iniziavano a fondare residenze, scuole, istituti, collegi e seminari.

Scrive quasi 7.000 lettere; i libri che tiene in camera si limitano al Vangelo e all’Imitazione di Cristo. Mangia da solo e come superiore di comunità sappiamo che perdonava qualsiasi peccato grave dei gesuiti eccetto quelli che favoriscono la sfiducia e il pettegolezzo e che dividevano la comunità.

La città dunque è il suo monastero. Nella Roma del Cinquecento che aveva circa 50.000 abitanti, Ignazio sceglie di collocare strategicamente le sue residenze nel cuore della città. Nella piazza del Collegio Romano a Roma si può capire cosa sia la missione per Ignazio. Lì si trovano l’antico Collegio romano in cui si preparava il clero nel mondo e una piccola casa, chiamata Santa Marta, in cui accoglieva e recuperava le pr******te. Cultura e azione sociale per Ignazio vanno insieme.

Orizzonti universali, eccellenza negli studi, formazione integrale della persona, legame con il mondo moderno sono, fin dall’inizio, le principali caratteristiche della missione educativa del Collegio romano, che è diventato poi l’Università Gregoriana.

Muore da solo verso le 7,00 del mattino del 31 luglio 1556. Poche ore prima Polanco, il suo segretario, gli chiede “State veramente male?”. Ignazio gli risponde “Mi sento che mi manca solo di morire”. Alla sua morte la Compagnia di Gesù ha più di 1.500 gesuiti sparsi in tutto il mondo. Venne canonizzato il 12 marzo 1622.

La sua vita può essere sintetizzata dal significato di due frasi molto note: Ad maiorem Dei gloriam (alla maggior gloria di Dio) e Non coerceri a maximo, contineri antem a minimo divinum est. La prima ricorda di diventare e formare persone responsabili senza aver paura dei cambiamenti e di fare non sempre più cose ma farle sempre meglio. La seconda ci insegna che è “divino non essere ristretti neanche dallo spazio più ampio possibile ed essere capaci di essere contenuti dallo spazio più ristretto possibile”.

P. Francesco Occhetta, S.J.
http://www.francescoocchetta.it/wordpress/?p=61784

Indirizzo

Piazza Della Pilotta 4
Rome
00187

Orario di apertura

Lunedì 07:00 - 20:00
Martedì 07:00 - 20:00
Mercoledì 07:00 - 20:00
Giovedì 07:00 - 20:00
Venerdì 07:00 - 20:00
Sabato 07:00 - 13:00

Telefono

06 6701 5331

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