Il Santo del Giorno

Il Santo del Giorno Ogni giorno la storia, i riti e le tradizioni dei Santi

Il Papa ha benedetto la Torre di Gesù Cristo, la torre principale della Sagrada Família, che ora è la chiesa più alta de...
10/06/2026

Il Papa ha benedetto la Torre di Gesù Cristo, la torre principale della Sagrada Família, che ora è la chiesa più alta del mondo.

SALUTO DEL SANTO PADRE DAL BALCONE DELL’ABBAZIA DI MONTSERRATGrazie, grazie!Fratelli e sorelle, buongiorno!Grazie per es...
10/06/2026

SALUTO DEL SANTO PADRE DAL BALCONE DELL’ABBAZIA DI MONTSERRAT
Grazie, grazie!
Fratelli e sorelle, buongiorno!
Grazie per essere qui. Grazie per questa bellissima manifestazione di fede. Tutti uniti in un’unica famiglia, accolti dalla nostra Madre Maria, la Vergine di Montserrat.
La gioia, l’entusiasmo, il profondo senso di fede che stiamo vivendo in questi giorni: prima a Madrid, in questi giorni a Barcellona, in Catalogna, poi alle Canarie: tutta la Spagna piena di fede, di amore, piena di questo desiderio di lodare Dio, di rendere grazie a Dio e di essere uniti.
Grazie alla Catalogna per aver accolto tante persone provenienti da altri Paesi, perché insegna come integrare tutti in un’unica famiglia.
Grazie alla comunità di fede, alla comunità dei nostri fratelli monaci, che accolgono tutti i pellegrini che vengono a pregare Maria, nostra Signora.
Grazie a ciascuno e a tutti voi che siete qui questa mattina, per ricordare a tutti, in Catalogna, in Spagna, nel mondo, che la fede dà vita e la fede dà speranza.
Ed è Maria, che Gesù ci ha dato come Madre dalla croce, è Maria che ci accompagna, che è espressione di amore materno che ci accompagnerà sempre. [Benedizione]
Grazie, grazie a tutti

DISCORSO DEL SANTO PADRE AL TERMINE DELLA  PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO ALL'ABBAZIA DI MONTSERRAT Saluto cordialmente Vos...
10/06/2026

DISCORSO DEL SANTO PADRE AL TERMINE DELLA PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO ALL'ABBAZIA DI MONTSERRAT
Saluto cordialmente Vostra Eccellenza, Mons. Xavier Gómez García, l’Abate di Montserrat Manel Gasch i Hurios, nonché i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e tutti i fedeli che partecipano a questo pellegrinaggio, in modo particolare i bambini e le bambine che ci accompagnano oggi. Grazie per averci accolto, grazie per la vostra presenza. Sono lieto di poter ve**re ai piedi della Moreneta per affidarle, pieno di fiducia nella sua intercessione materna, il mio servizio petrino e la missione della Chiesa nel mondo, che grida chiedendo giustizia e pace.
Con emozione ho ricordato i miei anni come parroco della parrocchia di Santa Maria di Montserrat a Trujillo, in Perù. La Moreneta mi ha sempre accompagnato. Grazie, Catalogna, per la tua fede! Le mura di questo santuario potrebbero raccontarci le innumerevoli storie di devozione, gratitudine e speranza che hanno contemplato nel corso dei secoli attorno alla Mare de Déu di Montserrat e sono state anche testimoni del sangue versato per amore di Gesù Cristo. Al loro interno sono state custodite le gioie e i dolori, le letizie e le lacrime di tanti fedeli, ed esse hanno ascoltato anche le voci celestiali del canto infantile della più antica Escolanía d’Europa.
Quando il mio Predecessore, Papa Francesco, nel 2023 ha offerto la rosa d’oro a questa venerata immagine, ci invitava a considerare come, per centinaia di anni, i fedeli, senza distinzione, siano passati da questo Santuario recitando il rosario, perché Maria, Mare de Déu, è fondamentale nella vita di ogni cristiano. In quella stessa occasione egli ha sottolineato: Davanti alla Madre, è come se si risvegliassero i sentimenti più nobili di una persona. In effetti, ella suscita in noi profonde conversioni, come quella di sant’Ignazio di Loyola, il quale in questo luogo suggestivo, dopo una notte di preghiera davanti alla Vergine, consegnò le sue armi da cavaliere, momento che segnò l’inizio di una nuova vita al servizio di Gesù Cristo.
Con questo stesso atteggiamento filiale, vi invito oggi ad accogliere l’invito di Maria: Fate quello che vi dirà. Queste parole pronunciate a Cana di Galilea contengono un vero e proprio programma di vita cristiana, perché Maria ci conduce verso Cristo e ci insegna ad ascoltare la sua voce, a obbedire alla sua parola e a lasciarci trasformare da Lui. La volontà di Gesù è chiara: Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri. Si tratta di un amore che ha in Lui stesso la sua misura e la sua fonte: Come io ho amato voi. Per questo, quando Maria ci dice: Fate quello che vi dirà, ci invita a raggiungere un cuore riconciliato con i criteri del Vangelo.
Gesù ci mostra la via della misericordia, della riconciliazione, della verità e della mitezza. Allo stesso tempo, smaschera la violenza che può nascondersi nelle nostre parole e nei nostri atteggiamenti: la critica che umilia, la condanna che distrugge e l’aggressività che divide. Tale violenza nascosta può spesso rivestirsi di armature apparenti con cui cerchiamo di proteggere le nostre ferite, le nostre paure o la sofferenza causata dalle ingiustizie. Contempliamo Maria di Montserrat che ci mostra Gesù come un bambino indifeso che riposa sul suo grembo, dal momento che Lei è qui, accanto al Figlio, invitandoci ad amarci gli uni gli altri. Deponiamo oggi ai suoi piedi le corazze che hanno indurito poco a poco il cuore.
Il Bambino Gesù che Maria tiene tra le braccia non porta armature e sarà Lui stesso che poi, n**o sulla croce, si abbandonerà totalmente al Padre per salvarci con la forza disarmata e disarmante dell’amore. Alziamo lo sguardo a Maria e supplichiamola di aiutarci a rivestirci unicamente delle armi di Dio, come esorta san Paolo: Attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio.
Oggi, come pellegrini a Montserrat, manifestiamo il sincero desiderio di riaffermare il nostro servizio a Dio Padre, che ci ha rivelato Gesù Cristo, il quale ci dice: Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me. Consideriamo anche come la Vergine, nella sua mano destra, regga la sfera del mondo, segno della sua cura materna, perché il mondo intero trova posto nel suo cuore. Ella ci invita a riconoscerci fratelli e sorelle, così che nessuno sia escluso e la comunione sia più forte di ogni divisione. Chiediamo a Maria, Regina della pace, di insegnarci a rinunciare alle parole offensive, al giudizio affrettato, alle maldicenze e alle calunnie. E che impariamo a custodire e a coltivare l’amore in famiglia, tra amici, sul posto di lavoro, nei social network, nelle discussioni politiche e nelle comunità cristiane, affinché l’odio lasci il posto alla speranza e alla pace.
Che Maria, Madre della Chiesa, ci orienti sempre verso Gesù. Vi invito a onorarla con queste parole:
Per i catalani sarai sempre la Principessa,
per gli spagnoli e per il mondo intero tutto l’amore;
di’ a noi: «Siete il mio tesoro,
io sono la vostra madre, non temete» Così sia.

Papa Leone XIV in preghiera  davanti alla Madonna di Montserrat
10/06/2026

Papa Leone XIV in preghiera davanti alla Madonna di Montserrat

Il primo impegno del Papa oggi in Spagna, a Montserrat, è stato la visita ai carcerati. Più precisamente, Leone XIV ha t...
10/06/2026

Il primo impegno del Papa oggi in Spagna, a Montserrat, è stato la visita ai carcerati. Più precisamente, Leone XIV ha trascorso la mattinata presso il Centro Penitenziario Brians 1, un carcere della Generalitat de Catalunya situato nel comune di Sant Esteve Sesrovires.

L’istituto penitenziario è stato inaugurato nel 1991 e si estende su una superficie edificata di oltre 61.000 metri quadrati. Inizialmente destinato esclusivamente a detenuti di sesso maschile, nel 1993 è stato ampliato con l’apertura di una nuova struttura per detenute all’interno dello stesso complesso.

Il Papa è stato accolto dal direttore della struttura. Nella sala conferenze erano presenti i cappellani, un gruppo di detenute e alcuni volontari.

Dopo il saluto di benvenuto, sono intervenuti il direttore del centro e due detenute, che hanno portato la loro testimonianza. Storie segnate dalla sofferenza, tra malattie, droga e incidenti, ma accomunate da una fede mai venuta meno. Al termine dei loro interventi, il Pontefice ha abbracciato con affetto entrambe le donne.

Rivolgendosi ai detenuti, Leone XIV ha ricordato che «non esiste alcuna situazione che induca il Signore a distogliere da noi il suo sguardo. È una verità consolante che ci accompagna in ogni momento e che ci ricorda come il suo amore misericordioso sia sempre al di sopra di quanto bene o male abbiamo fatto».

«Questo vale in modo particolare per voi, cari fratelli e sorelle, che portate il peso di essere lontani dai vostri cari e che, inoltre, soffrite a causa della vostra attuale condizione. Anche se l’oppressione e la tristezza segnano alcuni momenti del vostro cammino, ricordate che gli errori della vita non determinano l’identità di una persona».

Il Papa ha quindi richiamato l’esempio di Sant’Agostino: «Nelle Confessioni ci racconta il suo percorso di vita. Se confidiamo nella grazia divina e ci lasciamo guidare e trasformare da essa, scopriamo che il passato non condanna il futuro, ma ci offre la possibilità di cambiare le nostre decisioni e le nostre scelte. Facciamo spazio al Signore nel nostro cuore e cerchiamo il suo volto. Lasciamoci accompagnare dal suo amore».

Proseguendo il suo discorso in spagnolo, Leone XIV ha aggiunto: «Egli continua a parlarci nel profondo delle nostre coscienze per farci scoprire che ha la sua dimora in mezzo a noi. Aspetta soltanto che gli diamo una possibilità. Cari amici e amiche, vi invito a continuare a sognare il sogno di Dio. A ciascuno di voi dico: Dio ti ama così come sei, ma ti sogna migliore!».

«Il Signore permette a tutti noi di ricominciare sempre da capo, poiché essere umani ed essere cristiani non significa non sbagliare, ma crescere nella capacità di convertirsi, pentirsi, emendarsi e, soprattutto, di riconciliarsi e perdonare», ha affermato il Pontefice.

Al termine della visita, il Papa ha donato al centro penitenziario un quadro della Madonna di Fatima. «È il dono di Maria, che è sempre con i suoi figli e non li dimentica mai», ha detto a braccio.

TREDICINA A SANT’ANTONIO UNDICESIMO GIORNO- 10 GiugnoSANT' ANTONIO MODELLO DI AMORE ALLAVERGINE SANTISSIMA.NEL NOME DEL ...
10/06/2026

TREDICINA A SANT’ANTONIO
UNDICESIMO GIORNO- 10 Giugno
SANT' ANTONIO MODELLO DI AMORE ALLA
VERGINE SANTISSIMA.

NEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO.
Dagli scritti di Sant'Antonio:
"Il Signore aveva creato il paradiso terrestre O vi pose l'uomo perché vi lavorasse e Io custodisse. Purtroppo, Adamo malamente Io lavorò e malamente lo custodi. Fu quindi necessario che Dio creasse un altro Paradiso, di gran lunga più bello: la Madonna. In questo secon­do Paradiso fu posto il nuovo Adamo, Gesù, che vi compì opere grandi e Io custodì conservandolo incontaminato.
O Madre mia, come sei bella nell'anima e splendente nel corpo, nelle delizie della vita eterna!
In questo mondo la beata Vergine fu poverella e sconosciuta, ma in Cielo è gloriosa e bella, Regina degli Angeli. Che Ella ti inebri in ogni tempo! Che tu sia sempre rapito nel suo amore così che, assorto in Lei, tu sappia disprezzare i piaceri ingannevoli del mondo e calpestare la concupiscenza della carne".

IL MIRACOLO DEL SANTO.
Certo Frate Bernardino, nativo di Parma, per un male sopravvenutogli era diventato muto da due mesi. Ricordando i miracoli di Sant’Antonio, in lui ripose piena fiducia, e si fece portare a Padova. Accostandosi devotamente alla tomba del Santo, cominciò a muovere la lingua, tuttavia muto. Perseverando nella preghiera fervorosa insieme con altri Frati, finalmente alla presenza di numeroso popolo riacquistò la favella.
Fuori di sé dalla gioia, uscì in lodi al Taumaturgo, ed intonò l’antifona della Vergine: Salve Regina, che cantò col popolo con grande devozione.

TREDICINA UNDICESIMO GIORNO
O soccorritore dei poveri, che ascolti quanti ricorrono a te, accogli la mia supplica e presentala a Dio affinché egli mi doni il suo aiuto. Gloria al Padre,
Se cerchi i miracoli,
ecco messi in fuga la morte, l’errore, le calamità e il demonio;
ecco gli ammalati divenir sani.
Il mare si calma, le catene si spezzano;
i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute.
S’allontanano i pericoli, scompaiono le necessità:
lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen

LITANIE ANTONIANE.
Sant'Antonio: ricco di prudenza prega per noi
Sant'Antonio: ricco di temperanza prega per noi
Sant'Antonio: ricco di fortezza prega per noi
Sant'Antonio: fervido nella ca**tà prega per noi
Sant'Antonio: generoso nell'amore prega per noi
Sant'Antonio: amante della pace prega per noi
Sant'Antonio: nemico dei vizi prega per noi
Sant'Antonio: disprezzatore della vanità prega per noi
Sant'Antonio: modello di ogni virtù prega per noi
Sant'Antonio: gemma dei confessori prega per noi
Sant'Antonio: predicatore insigne del Vangelo prega per noi

PREGHIAMO
Vergine Maria, Madre di Dio e Madre nostra, rivolgi a noi i tuoi occhi misericordiosi, soccorrici nelle nostre difficoltà, assistici durante la vita e nell'ora della nostra morte.
Amen.

INCONTRO CON LA COMUNITÀ DIOCESANAStadio “Santiago Bernabéu” (Madrid)Cari fratelli e sorelle, buonasera!Immagino che per...
09/06/2026

INCONTRO CON LA COMUNITÀ DIOCESANA
Stadio “Santiago Bernabéu” (Madrid)

Cari fratelli e sorelle, buonasera!

Immagino che per un calciatore fare un gol in questo stadio sia qualcosa che lascia un segno nella vita. Ma [si rivolge all’Arcivescovo], Don José, oggi la Chiesa di Madrid ha segnato un supergol per sempre!

Questa sera è un grande inno della fede e sono lieto di unire la mia voce alle vostre, per lodare Dio e incoraggiare i legami di una così bella famiglia ecclesiale che sta imparando l’arte della polifonia, cioè della diversità nell’unità. Ringrazio il vostro Arcivescovo, Don José, per avere introdotto la parabola del canto, che suggerisce come non bastino i numeri, i dati, i fatti a generare comunità: il nostro cuore ha bisogno di cantare, cioè di interpretare gli avvenimenti e le situazioni celebrando con gli altri il senso che sprigionano. Per la Chiesa questo avviene in modo singolare nella liturgia, il grande Memoriale della storia che ci ha salvati.

Cantare è un bisogno che attraversa la convivenza e interpella la cultura, la provoca a restare aperta e in costante dive**re. Voi siete Chiesa diocesana dentro un popolo che ama la musica, la danza e lo stare insieme, eppure conosce anche conflitti, rassegnazione, talvolta disperazioni, situazioni che il Vangelo può aprire alla speranza. Testimoniate il Vangelo nella capitale di un grande Paese europeo, sede di Istituzioni e Organizzazioni in cui si prendono importanti decisioni per il presente e il futuro, ma anche meta di milioni di visitatori e di fratelli e sorelle alla ricerca di nuove opportunità. La vostra gioia sarà contagiosa se diverrà, da emozione di qualche momento, un modo d’essere stabile, un sentire di fondo che rinnova i singoli, i gruppi e la comunità diocesana. Non è un caso che gli Apostoli, nei loro scritti, invitino così spesso le Chiese alla gioia, raccomandandola quasi come un comandamento. È l’Evangelii gaudium, una corale risposta all’opera di Dio in Gesù Cristo: la sua vita, morte e risurrezione ha modificato per sempre la percezione della storia di chi lo ha incontrato e seguito, seppure in modi e su strade diverse. Anche oggi l’amore di Cristo ci spinge (cfr 2Cor 4,14) – il verbo che usa San Paolo, significa anche “ci avvince”, “ci tiene uniti”, “ci possiede” – e così ci chiama alla responsabilità dell’azione.

Sì, cari fratelli e sorelle, come alcuni di voi hanno testimoniato questa sera, il Battesimo cambia davvero la vita. Le nostre sensibilità, provenienze e priorità si incontrano in Cristo e dalla sua vita ricevono linfa, come i tralci dalla vite. Concretamente, questo significa che in noi molto di ciò che già c’era si trasforma, perché si volge al servizio, cessa di essere un dono privato e si piega al bene comune. Questo non va temuto, perché non produce mai uniformità. Al riguardo, il Nuovo Testamento testimonia, nella differenza delle sue voci, della comunione nella diversità, ovvero dell’intesa scomparsa a Babele, dove tutti, secondo il racconto biblico, costretti in un progetto totalitario e solamente umano, finirono col non capire più il proprio vicino.

Nell’Enciclica Magnifica humanitas ho proposto, come alternativa a omologazione e confusione, la figura di Neemia, che coinvolge l’intera comunità nella ricostruzione di Gerusalemme. «Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E, dentro questa opera condivisa, i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perché alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella pratica della sinodalità, diventi lo spazio in cui l’umanità ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo» (Lett. enc. Magnifica humanitas, 11).

Vi è allora un rapporto speciale fra Chiesa e città, ancora più importante nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo: un rapporto che, naturalmente, si realizza fra persone in carne e ossa, nelle relazioni di lavoro e di prossimità, ma non di meno nelle diverse comunità, associazioni, realtà di quartiere. Emerge sempre più una specificità della missione cristiana all’interno di grandi realtà urbane, dove «una cultura inedita palpita e si progetta» (Francesco, Evangelii gaudium, 73). La lucidità su questo punto è molto maturata nel cammino sinodale, che ha consentito di conoscerci e ascoltarci con più profondità nei contesti in cui la comunità diocesana vive e prende forma. La domanda più importante diventa: ciò che siamo e operiamo come cristiani arriva «là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi», ovvero ai «nuclei più profondi dell’anima delle città» (ibid.)? Rispondere può essere difficile, certo, ma è possibile, se cerchiamo insieme la verità.

Ecco perché è tanto importante non disperderci e non chiuderci ciascuno nel gruppo o nella realtà in cui già si sente sicuro, tra persone che cantano sempre la stessa melodia. Per arrivare al cuore della città occorre coltivare la consapevolezza che la verità è sinfonica e sempre ci supera, coltivare il desiderio di trovare il Risorto che è sempre più avanti di noi, ci precede e forse è già presente dove ancora non lo abbiamo cercato. Cercarlo e seguirlo è infatti condizione per indicarlo: non c’è altrimenti evangelizzazione e oggi possiamo intendere questo meglio che in passato. Nelle grandi città, più che altrove, a volte ci pare di non avere più le mappe per muoverci con sicurezza. Allora occorre imparare nuovamente l’arte spirituale dell’attenzione, senza la quale persino l’annuncio del Vangelo rischia di diventare impersonale ripetizione e, perdendo di efficacia, lascia spazio a frustrazione e sfiducia.

Carissimi, Madrid è una grande città dove convivono tradizioni e “anime” diverse. Dio conosce uno per uno i cuori dei suoi abitanti. Li conosce come solo Lui sa e può fare, cioè nell’amore e dunque nella libertà. Egli è misericordia infinita e vuole che tutti siano salvati. Lo vuole al punto da farsi carne e prendere su di sé tutto il peccato, il male, il negativo del mondo. Ecco Gesù Cristo! Ecco la Buona Notizia, la Grazia che abbiamo ricevuto e che siamo mandati a condividere con tutti. Perché tutti, nessuno escluso, sono fatti per la vita e la vita in pienezza. La presenza della Chiesa in una grande città è parabola di questo mistero di salvezza. Viene in mente il Libro di Giona, uno dei gioielli della Bibbia che vi invito a leggere o rileggere, personalmente e in comunità. Non è un caso se è proprio nelle città che gli Apostoli hanno impiantato la Chiesa nascente, trovando non solo rifiuto, ma anche accoglienza dove più naturalmente le persone sono alle prese con la diversità e il cambiamento.

Nulla vi turbi, allora, nulla vi spaventi! Insieme, come Chiesa diocesana, potete offrire la testimonianza evangelica che libera le migliori energie di un’umanità bombardata di immagini e di parole, ma affamata di giustizia e assetata di verità. Abbiate fiducia nel fatto, sempre più evidente, che si può tornare alla fede o conoscerla per la prima volta in età adulta. Disponetevi ad accogliere i nuovi inizi non come eccezione, ma come regola della missione. L’investimento sui consigli parrocchiali e diocesani non ha un obiettivo minore di questo: modificare la sensibilità di ciascuno grazie a un più profondo ascolto di ciò che lo Spirito dice alla Chiesa. È un peccato ridurli ad adempimenti burocratici. Sono luoghi di reciproco ascolto per l’esercizio del discernimento, senza il quale non solo ognuno va per la sua strada, ma rischiamo di non intendere dove il Signore ci vuole, in che cosa ci attende, a quali conversioni ci chiama. Quando questo avviene, allora il culto diventa vita e fra le persone sorgono legami di fraternità e progetti di solidarietà.

Invito i presbiteri a riconoscere la pratica del discernimento comunitario come una delle maggiori opportunità che la sinodalità offre al loro ministero. Cari fratelli, senza distogliervi dall’essenziale, il regolare fermarvi col vostro popolo a interpretare la vita dei quartieri, i cambiamenti culturali, le tensioni sociali, le pratiche ecclesiali alla luce del Vangelo arricchirà e consolerà il vostro ministero. Aiuterà anche ciascuno e ogni comunità a uscire dall’isolamento e a provare la gioia dello Spirito Santo. È lo Spirito, infatti, che ci manca quando riduciamo la vita ecclesiale a una routine in cui ciascuno resta chiuso nelle sue abitudini e nel suo ruolo. Lo Spirito suscita vocazioni e le compone in unità, provocando talvolta subbuglio, discussione, ricerca di equilibri ulteriori. Non spaventatevi di tutto questo: gustatelo!

Le storie che questa sera abbiamo ascoltato dicono, anzi “cantano”, quanta vita c’è in questa Chiesa. Qualcuno ha testimoniato: “Posso dire senza esitazione che amo profondamente la Chiesa, famiglia di Dio, dove tutti abbiamo un posto”. Un altro ha detto: “Ho provato una grande gioia e responsabilità nel diventare un membro più attivo della comunità e nel condividere con il resto dei membri della Chiesa i miei doni”. E ancora: “Per noi, servire non è solo un modo per aiutare, ma anche un modo per restituire tutto l’affetto e il sostegno che abbiamo ricevuto”. Ecco la Chiesa, cari fratelli e sorelle! Ecco la musica del Vangelo, col suo ritmo coinvolgente. Quando arriva al cuore, fa dire, come alla famiglia venuta a Madrid dal Perù, di sentirsi accolti a braccia aperte. In molti, come lei e la sua famiglia, provano un iniziale timore ad avvicinarsi, hanno sentito parlare di pregiudizi e delusioni. La bontà, anche di pochi, può vincere la paura di molti. Siate, per tutti, come una Bibbia aperta: sui vostri volti e nella vostra vita si possa incontrare la Parola di Dio. L’amore, infatti, è la lingua che fa sentire tutti a casa. Molte grazie.

TREDICINA A SANT’ANTONIO DECIMO GIORNO 9 GiugnoSANT' ANTONIO MODELLO DI PREGHIERA.NEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELL...
09/06/2026

TREDICINA A SANT’ANTONIO
DECIMO GIORNO 9 Giugno
SANT' ANTONIO MODELLO DI PREGHIERA.

NEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO.
- Dagli scritti di Sant'Antonio:

"A contatto con lo Spirito Santo l'anima perde via via le sue macchie, la freddezza, la durezza e si trasforma tutta nel fuoco che la brucia; lo Spirito Santo, infatti, è ispirato all'uomo per infondergli una sua somiglianza, per quanto è possibile. Sotto la sua azione l'uomo si purifica, si riscalda, arriva all'amore di Dio, come dice l'Apostolo: «L'Amore divine s'è versate nei nostri cuori, per le Spirito Sante che ci fu date». Si, l'anima del giusto, nella quale lo Spirito Santo abita con i suoi doni ineffabili, diviene fragrante di divinità come una stanza in cui si conserva un balsamo prezioso".

MIRACOLO DEL SANTO.
Tornando S. Antonio dalla Francia in Italia, passò col suo compagno di viaggio per un paese della Provenza; ed ambedue erano digiuni, quantunque fosse tardi. Vedutili una povera ma pia donna, li fece passare in casa sua perché mangiassero. Fattosi prestare da una vicina un bicchiere di vetro a forma di calice, pose loro dinanzi pane e vino. Or avvenne che il compagno di Antonio, non abituato a simili oggetti di lusso, lo ruppe, in modo che la coppa si staccò di netto dal piede. Inoltre verso la fine della refezione, volle la donna attingere ancora del vino in cantina.
Quale non fu la sua sgradita sorpresa, a vedere buona parte del vino versato per terra! Nella fretta di porre a mensa i suoi ospiti, ella sbadatamente aveva lasciato aperta la cannella della botte.
Ritornando confusa ed addolorata, raccontò ai due Frati l’accaduto. S. Antonio, avendo pietà della poverina, nascosto il viso tra le mani ed appoggiato il capo sulla mensa, pregò. Meraviglia! La coppa di vetro, che era da una parte della tavola, si alza e viene a Riunirsi al suo piede. La rottura era invisibile. Partiti i Frati, fiduciosa nella virtù che le aveva portato a nuovo il bicchiere, la donna corse in cantina. La botte poco innanzi appena mezza, era talmente piena, che il vino usciva spumeggiante dalla sommità.

TREDICINA DECIMO GIORNO
O santo Taumaturgo, che hai avuto il dono di ricongiungere ai corpi le membra recise, non permettere che io mi separi mai dall'amore di Dio e dall'unità della Chiesa. Gloria al Padre,
Se cerchi i miracoli,
ecco messi in fuga la morte, l’errore, le calamità e il demonio;
ecco gli ammalati divenir sani.
Il mare si calma, le catene si spezzano;
i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute.
S’allontanano i pericoli, scompaiono le necessità:
lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.

LITANIE ANTONIANE.
Sant'Antonio: protettore delle cose perdute prega per noi
Sant'Antonio: potente contro la lebbra prega per noi
Sant'Antonio: potente contro ogni infermità prega per noi
Sant'Antonio: potente contro la morte prega per noi
Sant'Antonio: consolatore degli afflitti prega per noi
Sant'Antonio: emulo del Padre S. Francesco prega per noi
Sant'Antonio: immagine di Gesù Cristo prega per noi
Sant'Antonio: gloria del Portogallo prega per noi
Sant'Antonio: letizia dell'Italia prega per noi
Sant'Antonio: onore della Chiesa prega per noi

PREGHIAMO
Vieni, o Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in noi il fuoco del tuo amore. Tu che con il Padre e il Figlio vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

PREGHIERA E OMAGGIO ALLA VERGINE DELL'ALMUDENA Ringrazio Sua Eminenza, Arcivescovo di Madrid, per le parole che mi ha ri...
08/06/2026

PREGHIERA E OMAGGIO ALLA VERGINE DELL'ALMUDENA

Ringrazio Sua Eminenza, Arcivescovo di Madrid, per le parole che mi ha rivolto. Saluto con affetto tutti voi, fratelli e sorelle che, con gioia e fervore, vi unite oggi nell’omaggio alla Nostra Signora dell’Almudena, Madre e Protettrice di questa Arcidiocesi, durante il quale poserò ai suoi piedi la rosa d’oro, simbolo dell’amore filiale del Papa per la Vergine Maria. Sono numerose le generazioni di madrileni che, nel corso dei secoli, hanno venerato quest’immagine di Maria Santissima, che porta in braccio il suo Figlio divino e ce lo porge. La tradizione narra che, in tempi difficili per la comunità cristiana, per proteggere la statua della Vergine, la si nascose in un anfratto delle mura della cittadella, dove rimase nascosta per molto tempo, fino a quando, dopo il crollo miracoloso di una parte delle mura, venne ritrovata intatta.
Questa millenaria devozione mariana, così sentita da tutti voi, è un segno delle radici cristiane che vi caratterizzano e vi danno vita, ma anche della grande speranza che continua ad animarvi per proseguire nel cammino. Fu grazie a una muraglia distrutta che accadde il nuovo incontro della Madre con il suo popolo. Questo fatto è provvidenziale, perché indica il percorso che Gesù, attraverso la sua Santa Madre, ci invita a percorrere. In un primo momento, un muro che cade provoca un boato, caos, disordine, ma apre anche spazi, ristabilisce possibilità e sprona a restaurare. Nelle nostre società attuali esistono ancora molti muri che non proteggono, ma dividono, allontanano e isolano. A volte, pensando che abbatterli significhi dover affrontare ciò che non ci piace, preferiamo la comodità di puntellarli appena e, più frequentemente, di ignorarli.
Tuttavia, la Nostra Signora dell’Almudena, con la sua presenza e la sua sicura protezione, ci dice un’altra cosa: per edificare qualcosa di nuovo, bello e duraturo, bisogna essere disposti ad abbattere muri, perché per ricominciare il cammino sono necessari spazi che ci permettano di intravedere l’orizzonte. Siccome siamo convinti che il Signore cammina con il suo Popolo santo, ascolta le sue paure e accoglie con premura tutti i suoi sforzi di bene, vi esorto a non venir meno nella vostra testimonianza di fede, per contemplare il disegno d’amore del Padre. Vi esorto a non mancare di ca**tà, per unirvi come un’unica famiglia di fratelli e sorelle, e a non perdere la speranza, per sostenervi l’un l’altro nella vostra azione nel mondo. Prego che con l’esempio e l’intercessione di Santa Maria la Real de la Almudena, la Vergine del Magnificat che continua a proclamare la grandezza del Signore ed esultare in Dio suo Salvatore, Egli stesso custodisca e rafforzi il vostro amore per Gesù e per la Chiesa, affinché possiate essere costruttori di legami che restaurino il linguaggio universale della comunione, dell’amore fraterno e della concordia.
Facendo mie alcune parole dell’inno a lei dedicato, vi raccomando al potente aiuto del suo amore materno:
Santa Maria dell’Almudena,
Vergine e Madre del Redentore,
Regina del Cielo, Madre d’Amore,
sotto il tuo manto, Vergine umile,
cercano protezione i tuoi figli.
Madre amorevole, Tempio di Dio,
proteggici, Signora, e aiutaci a essere
costruttori di pace e riconciliazione.
Amen.

Pregando dinanzi alla Vergine dell’Almudena, Papa LeoneXIV ricorda il “crollo miracoloso” dell’anfratto in cui era stata...
08/06/2026

Pregando dinanzi alla Vergine dell’Almudena, Papa LeoneXIV ricorda il “crollo miracoloso” dell’anfratto in cui era stata nascosta la statua di Maria, che tornò così a essere venerata al suo popolo, come metafora di cambiamento per il mondo. Esso non deve limitarsi a puntellare o ignorare le barriere, ma essere disposto ad aprire spazi per ristabilire possibilità e “intravedere l’orizzonte”

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