08/09/2026
PREDICA DELLA XIV DOMENICA DOPO TRINITATIS, 6 SETTEMBRE 2026
Predixa: Luca 19, 1-10
Pastore Martin Wallraff
1 Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. 2 Un uomo, di nome Zaccheo, il quale era capo dei pubblicani ed era ricco, 3 cercava di vedere chi era Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo di statura. 4 Allora, per vederlo, corse avanti e salì sopra un sicomoro, perché egli doveva passare per quella via. 5 Quando Gesù giunse in quel luogo, alzati gli occhi, gli disse: «Zaccheo, scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua».
6 Egli si affrettò a scendere e lo accolse con gioia. 7 Veduto questo, tutti mormoravano, dicendo: «È andato ad alloggiare in casa di un peccatore!» 8 Ma Zaccheo si fece avanti e disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo». 9 Gesù gli disse: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figlio di Abraamo; 10 perché il Figlio dell'uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto».
“Cercava di vedere chi era Gesù”: questa frase, cara Comunità, è il nucleo del Vangelo che abbiamo appena ascoltato. Al tempo stesso, è il testo della predicazione. “Cercava di vedere chi era Gesù”. Il piccolo Zaccheo non vuole nient'altro, in effetti: non vuole essere guarito dalla lebbra né tornare a vedere o a camminare. Vuole solo questo: vedere Gesù. Perché lo vuole?
Possiamo definirla una specie di curiosità. Gesù era diventato una celebrità locale. La gente accorreva, quando veniva, dove veniva, e Zaccheo c'è anche lui. Poiché è di bassa statura, deve arrampicarsi su un albero per vedere Gesù.
La mia predica, in effetti, gira intorno solo a questa paroletta, “curiosità”. La parola ha una connotazione negativa, di solito. Lo sappiamo per gli incidenti in cui i curiosi hanno reso più difficile l'intervento dei soccorsi. Circolare, non c'è niente da vedere. Oppure: non ha senso fissare la scena se si tratta solo di provare il sentimento piacevole che ciò che è accaduto qui non sia toccato a me. Non ha nessun senso fissare la scena, anche se, in effetti, si tratta di Schadenfreude, sentimento tanto tedesco che questo sostantivo viene usato anche in altre lingue.
Ma c'è qualcosa che è una “voglia di vedere”. Che non deve avere una connotazione così negativa. Il nostro basso Zaccheo non vuole vedere alcun genere di guai né vuole rallegrarsi di qualcosa di brutto. Proprio al contrario: desidera vedere chi sia Gesù. Quindi, vuole comprendere meglio chi sia davvero questo predicatore e salvatore. E non lo fa con il mezzo della riflessione o della fede, ma dello sguardo, appunto con la “voglia di vedere”. C'è un po' di curiosità e un po' di speranza di salvezza in senso lato.
Questo tema si addice particolarmente bene ai partecipanti del corso estivo e dell'anno di studi del Centro Melantone. Perché forse concorderanno con me, quando dico che l'incontro con la città di Roma costituisce una sfida e un'opportunità soprattutto per la voglia di vedere. Fin da quando, studente, conobbi Roma, ho sempre trovato che l'incontro con Roma consiste nel vedere. Occhi aperti in ogni via che conduce attraverso la città! Si tratta di portare dentro di sé, risucchiandolo per mezzo degli occhi, tutto ciò che vi è di estraneo e di bello, anche di insolito e, talvolta, di repulsivo, proprio in quanto teologo o teologa. Naturalmente, ci sono anche sfide confessionali; momenti, in cui ci si rende conto di quanto si vede come protestanti. Ma, almeno per me, ciò non è stata, di norma, la differenza confessionale in senso dogmatico.
Certo, siffatte differenze esistono: nella mariologia, riguardo il papato, nella concezione del ministero della Chiesa. Ma tutte queste sono differenze che si descrivono presto a livello intellettuale e che non spiegano davvero quanto c'è da vedere. E inoltre vale la vecchia frase ecumenica, così spesso citata: le cose che ci uniscono sono più di quelle che ci dividono.
Più importante di questo punto confessionale è, credo, un'altra cosa: tendiamo a costruire il nostro essere cristiani, con molta forza, sul concetto di “fede”. Com'è la mia fede; che cosa questo o quello significa per la mia fede; che cosa mi rafforza o mi affligge nella fede. Non è questo l'approccio di Zaccheo. “Cercava di vedere chi era Gesù”. Per lui si tratta di vedere. Il suo riferimento a Gesù è una pura voglia di vedere. Non intendo dire che anche noi dovremmo fare così. Non posso dirlo, assolutamente, senza segare il ramo su cui sono seduto. Perché, in quanto teologo universitario, io vivo proprio del fatto che si rifletta e si studi e che quanto visto sia descritto e rielaborato in modo conseguente. Non nego tutto questo. Ma lasciamoci coinvolgere, per un momento, dalla voglia di vedere. Prima che arrivino tutta la fede e le riflessioni, cioè questi atti del tutto cognitivi, andiamo a vedere, semplicemente, chi sia Gesù. Se le tante raffigurazioni, in questa città, guidano a lui o ne allontanano. Se il vedere sul luogo sia qualcosa di diverso dal vedere in Internet e nella lezione ben preparata con Powerpoint. Se essere cristiani non sia solo credere, ma anche vedere. L'episodio di Zaccheo continua con Gesù che passa davvero; il testo dice che Gesù, “alzati gli occhi, gli disse”. Quindi Gesù non ha guardato in alto in modo casuale, ma ha visto davvero Zaccheo, gli ha prestato attenzione. Lo ha visto come persona e si è anche rivolto a lui come persona.
Quelli ferrati nello studio della Bibbia, tra gli ascoltatori, adesso diranno: no, questo nel testo non c'è. Bella questione. Secondo quanto abbiamo sentito nella lettura, è scritto solo “alzati gli occhi, gli disse”. Ma la maggior parte dei manoscritti hanno questa termine che si riferisce al vedere, anche riguardo a Gesù, quindi è un vedere reciproco. Zaccheo desidera vedere Gesù e Gesù alza gli occhi e lo vede. Così ha tradotto anche Lutero, in modo perfino più bello: “Gesù alzoò gli occhi e lo guardò”. Se questo “guardare”, che è un vedere consapevole, sia davvero parte del testo originario o non lo sia, non è questione che approfondirò qui; possiamo lasciarla serenamente agli specialisti. E se pure fosse no, si deve dire che chi l'ha aggiunto aveva di sicuro in mente qualcosa di preciso.
Gesù e Zaccheo: è un rapporto che si fonda in modo essenziale sul vedere. Uno brama vedere chi sia l'altro e l'altro alza gli occhi e lo guarda. Questo è forse più importante di o precede ogni forma di proclamazione di fede religiosa, dell'appellativo di “Signore” o “rabbi” o dell'invocazione “abbi pietà di me” o “salvami”. Tutto questo viene dopo e ne deriva.
La cosa più importante, la prima cosa è, in ogni caso, imparare a vedere l'altro. Considerarlo come essere umano e guardarlo negli occhi. Questo vale, inoltre, anche per la storia. Si deve vederla per prima cosa e poi riflettere. Questo è il motivo per cui offriamo corsi estivi e anni di studio. Inoltre, è anche il motivo per cui il corso, con quello che è stato di gran lunga il maggior numero di domande, è stato il corso alla fine del periodo della pandemia. Ciò che si vede qui non si vede allo stesso modo in Internet o nel manuale o via Zoom. La voglia di vedere, nel miglior senso del termine, ci porta a Roma e va bene così. Nei grandi luoghi del turismo vige, di solito, un vedere unilaterale. Per la Ca****la Sistina è uguale se vi sfilino migliaia di persone o migliaia di persone più il mio piccolo io. Ma, facendo astrazione dal turismo e dall'overtourism, ci sono sempre luoghi del vedere e dell'essere visti. Non dev'essere come una visione di Gesù, in cui Gesù aza gli occhi e vede te. Ci sono anche molte altre possibilità, in cui il vedere conduce anche all'essere visti; in cui il vedere diventa dialogo e il dialogo conduce a un dialogo di fede.
Ma, in conclusione, devo accennare ancora al versetto biblico che si addice al tema e su cui, di certo, qualcuno mi interpellerà, bevendo acqua fresca in giardino, dopo il culto. Gesù, dopo Pasqua, dice a Tommaso: “Beti coloro che, pur non avendo visto, crederanno.”
Non è questo, forse, il contrario del vedere di Zaccheo? Non è questa la prova della pura teoria, del puro pensiero senza la vista del corpo?
Non lo so. Credo davvero che si dovrebbe dire: beati coloro che non vedono, ma credono. Abbiamo bisogno di entrambe le cose e le vogliamo entrambe. Vogliamo vedere. Sì, bramiamo vedere Gesù, vedere chi sia. Ma non vogliamo fermarci a questo. Vediamo quel che viene ancora dopo il vedere. Crediamo che il vedere sia l'inizio, ma che non sia tutto. Sappiamo che, dopo il vedere, vengono ancora molte cose. Perché l'essenziale è invisibile agli occhi. Ma questo non vuol dire che non si debba dirigere lo sguardo, che non si debbano aprire gli occhi, apprezzando ciò che è visibile. Auguro questo a noi tutti, nel corso di questa settimana e di questi giorni a Roma.
Amen.
Immagine: Gesù e Zaccheo, Venezia, Basilica di S. Marco