Opera Don Orione

Opera Don Orione Profilo ufficiale della Piccola Opera della Divina Provvidenza di Don Orione (Opera Don Orione)

Don Orione Oggi è da oltre 100 anni la rivista ufficiale della Piccola Opera della Divina Provvidenza di Don Orione. Diretta da Don Flavio Peloso si avvale di una redazione composta da religiosi, religiose e laici.

È una pubblicazione mensile per un totale di 10 uscite all'anno. Gli abbonati sono oltre 90 mila e la rivista viene distribuita in tutta Italia e all'estero gratuitamente a quanti ne facciano richiesta alla redazione.

INCROCI DI SANTITÀ: IL 24/10 L'EVENTO SU “L'EREDITÀ DI SAN FRANCESCO NEL CUORE DI DON ORIONE”In occasione delle celebraz...
07/09/2026

INCROCI DI SANTITÀ: IL 24/10 L'EVENTO SU “L'EREDITÀ DI SAN FRANCESCO NEL CUORE DI DON ORIONE”

In occasione delle celebrazioni per l’ottavo centenario del transito di San Francesco d’Assisi (1226-2026), la famiglia orionina promuove un’occasione di incontro e riflessione per mettere in luce gli "incroci di santità" tra due figure straordinarie: Francesco, il "Giullare di Dio", e San Luigi Orione, definito da Alessandro Pronzato il "F***e di Dio". Nonostante i sette secoli di distanza, i due santi appaiono uniti da legami umani e spirituali profondi.

Un momento centrale di questo percorso celebrativo si terrà sabato 24 ottobre, alle ore 20.30, presso il Teatro Aurora di Marghera. L’evento, nato dall’invito di Don Filippo Benetazzo e con la consulenza di don Moreno Cattelan, vedrà protagonisti l’Orione Musical Group e il coro Perfetta Letizia di Campocroce. Attraverso un intreccio di parole, canti, musica e immagini, i partecipanti saranno guidati in un momento di ascolto e riflessione sulla spiritualità che accomuna questi due giganti della fede.

L'ammirazione di Don Orione per il Poverello d'Assisi non fu solo dottrinale, ma affonda le radici nella sua biografia. Il 1° settembre 1885, a soli tredici anni, Luigi Orione entrò nel convento francescano di Voghera, un luogo che sognava come il "Paradiso". Sebbene una grave malattia lo costrinse a lasciare il convento, egli rilesse sempre quell'episodio come una guida provvidenziale: entrato successivamente a Valdocco il 4 ottobre 1886, proprio nella festa del Santo d'Assisi, affermò in seguito che «San Francesco mi aveva consegnato a Don Bosco».

Per Don Orione, Francesco rimase un modello luminoso di povertà, obbedienza e ca**tà fraterna. Egli considerava la povertà francescana come il «saldo muro di difesa della Congregazione», convinto che dove essa fiorisce, cresce lo spirito di Dio.

Inoltre, Don Orione esortava spesso i suoi religiosi a praticare la “predica di San Francesco”: non un discorso pronunciato dal pulpito, ma la testimonianza quotidiana del buon esempio vissuta lungo le vie, nei cortili e nella preghiera. Secondo il Fondatore, questa forma di edificazione è la più efficace, capace di toccare i cuori più di quanto possano fare le semplici parole dei sacerdoti.

L'ispirazione francescana portò Don Orione anche a promuovere grandi manifestazioni popolari. Affascinato dalla visita a Greccio, dove Francesco realizzò la prima Natività nel 1223, Don Orione organizzò tra il 1930 e il 1934 imponenti presepi viventi a Novi Ligure, Tortona e Voghera. Il suo desiderio era quello di coinvolgere migliaia di fedeli di ogni classe sociale per «fare un po’ di bene, come fece San Francesco».

L'evento di Marghera si inserisce perfettamente in questo solco, offrendo una testimonianza attuale di come il messaggio di pace e santità di Francesco continui a vivere e a operare anche attraverso il carisma orionino.

MOZAMBICO - GLI SVILUPPI DEL PRIMO ORATORIO SAN LUIGI ORIONE A BEIRADa poco più di un mese, a Beira, in Mozambico, ha in...
04/09/2026

MOZAMBICO - GLI SVILUPPI DEL PRIMO ORATORIO SAN LUIGI ORIONE A BEIRA

Da poco più di un mese, a Beira, in Mozambico, ha iniziato il suo cammino il primo Oratorio San Luigi Orione. Un’esperienza ancora giovane, nata per offrire ai bambini un luogo di accoglienza, educazione, gioco e crescita nella fede, ma che in poche settimane ha già mostrato quanto fosse attesa e necessaria.

L’Oratorio ha infatti conosciuto fin dall’inizio una partecipazione crescente: dai circa 30 bambini dei primi giorni si è arrivati a 120 partecipanti. Un aumento significativo, che racconta da solo il bisogno di spazi educativi e ricreativi per i più piccoli nella realtà del quartiere dove risiede la Comunità religiosa orionina.

Ad accompagnare le attività ci sono quattro volontari locali, presenti quattro giorni alla settimana. Ogni giornata prevede due ore dedicate all’apprendimento e al sostegno scolastico e un’ora di giochi e attività ricreative.

Uno degli aspetti emersi con maggiore evidenza riguarda proprio le difficoltà scolastiche dei bambini, ma allo stesso tempo sorprende il loro desiderio spontaneo di imparare. P. Mateusz racconta che un giorno alcuni bambini gli hanno chiesto di fare matematica. Quando ha domandato quale argomento volessero studiare, gli hanno risposto semplicemente: «Padre, qualsiasi cosa». Così, accanto al gioco, sono iniziate attività di matematica e portoghese e, più recentemente, per alcuni, anche i primi insegnamenti di inglese.

A poche settimane dall’inizio dell’Oratorio è stata organizzata anche la prima uscita insieme. I bambini sono stati portati in spiaggia, per trascorrere una giornata diversa, giocare e vivere un momento di fraternità fuori dagli spazi abituali.

Per alcuni di loro è stata un’esperienza particolarmente significativa: era la prima volta che andavano sulla spiaggia, pur vivendo non lontano dall’oceano.

È proprio inviando le fotografie di questa prima uscita che padre Mateusz ha condiviso la sua gioia per il cammino appena iniziato:

«Sono davvero felice, soprattutto quando vedo che questo lavoro con i bambini vale la pena. A volte non è facile e non sempre ho molta pazienza, ma sono felice di stare con loro. Sono loro stessi a voler imparare».

E, guardando quanto accaduto in così poco tempo, aggiunge: «L’idea dell’Oratorio era davvero perfetta per questa realtà qui a Beira».

La crescita molto rapida dell’Oratorio ha già reso necessari alcuni primi interventi sugli ambienti. Con un aiuto della Comunità di Seregno è stata completata l’illuminazione, con l’installazione di cavi e lampadine, e sono state sostituite zanzariere, vetri e serrature. Sono stati inoltre recuperati e riutilizzati tavoli e banchi già disponibili sul posto.

Molto resta ancora da fare. Servono lavagne, nuovi spazi e interventi strutturali, in particolare sui tetti e sui servizi igienico-sanitari. Con l’aumento del numero dei bambini diventa sempre più importante poter disporre di ambienti adeguati per lo studio, il gioco e le attività comuni, compreso in futuro un salone polifunzionale da utilizzare soprattutto nei giorni di pioggia.

Accanto alla dimensione educativa e ricreativa, l’Oratorio sta iniziando a sviluppare anche quella pastorale. La Messa domenicale rappresenta già un momento importante della vita della comunità e, tra le prospettive future, ci sono la catechesi e momenti brevi dedicati alla condivisione della Parola di Dio.

L’esperienza potrà inoltre collegarsi in futuro al progetto della scuola, offrendo eventualmente anche attività più strutturate di sostegno e recupero scolastico.

Una priorità, però, dovrà rimanere sempre al centro: custodire il carattere sociale e caritativo dell’Oratorio, continuando ad accogliere in modo particolare i bambini che vivono nelle situazioni di maggiore bisogno. È un aspetto sottolineato anche dal Direttore Provinciale, P. Rodinei, che ha espresso apprezzamento per i primi risultati raggiunti e ha ricordato l’importanza di mantenere questa attenzione ai più bisognosi.

ARGENTINA - I 90 ANNI DEL CENTRO DONATORI A POMPEYAVenerdì 28 agosto, si è tenuto un commovente incontro presso il Centr...
03/09/2026

ARGENTINA - I 90 ANNI DEL CENTRO DONATORI A POMPEYA

Venerdì 28 agosto, si è tenuto un commovente incontro presso il Centro Donatori Don Orione, situato in via Cachi 566 nel quartiere Pompeya di Buenos Aires. Nell'ambito delle celebrazioni per i suoi 90 anni di attività, è stata benedetta e inaugurata una targa commemorativa per ricordare quasi un secolo di solidarietà, dedizione e servizio ai più bisognosi.

Alla cerimonia hanno partecipato lo staff, i donatori, i volontari e i membri della comunità. Padre Eldo Musso, Superiore Provinciale dell'Opera, non potendo essere presente per l’occasione ha inviato un caloroso messaggio di vicinanza e fraternità.

Durante la cerimonia, Padre Jorge Torti ha benedetto la nuova targa e si è rivolto ai presenti con parole sincere. Nel suo messaggio, ha espresso profonda gratitudine per il lavoro quotidiano dello staff e dei volontari del Centro, nonché per il sostegno incrollabile di ogni donatore che contribuisce a questa iniziativa.

Padre Jorge ha ricordato le origini di questa grande opera e ha rievocato l'immagine iconica del tradizionale "camioncino" di Don Orione, che percorreva le strade raccogliendo ciò che le famiglie desideravano condividere. Ha inoltre sottolineato il valore di questa missione quotidiana, che trasforma l'aiuto materiale in un segno visibile della Divina Provvidenza: ogni oggetto, mobile, indumento o alimento ricevuto non è solo una risorsa per sostenere i nostri Cottolengo e le nostre Case, ma anche l'incarnazione della solidarietà che circola e si moltiplica tra le persone.

Gran parte delle donazioni ricevute presso il Centro, infatti, vengono ritirate direttamente a domicilio dai veicoli dell'Opera.

Questa pratica continua una tradizione iniziata dallo stesso Don Orione nel maggio del 1935, quando designò il primo veicolo del Piccolo Cottolengo Argentino come "Il Camion della Ca**tà".

Durante la sua seconda visita in Argentina, dopo aver posato la prima pietra del Cottolengo a Claypole, Don Orione comprese la necessità di un mezzo per "raccogliere la Provvidenza". Fece incidere le parole "Cottolengo Argentino" sui lati del veicolo e "Divina Provvidenza - Ca**tà!" sulla parte superiore.

Voleva inoltre che avesse i colori bianco e azzurro, unendo il suo amore per la Madonna di Luján e la bandiera argentina. Dopo aver ricevuto la benedizione del Nunzio Apostolico, Don Orione salì personalmente a bordo del veicolo per il suo primo viaggio attraverso Buenos Aires.

Oggi, i camion e i furgoni che continuano a girare per la città alla ricerca di donazioni portano avanti la stessa missione. In questi 90 anni, migliaia di donatori hanno reso possibile il funzionamento di questa catena di solidarietà. Anche aziende e istituzioni si sono unite, trovando nel Centro un'alternativa per convogliare donazioni, eccedenze o beni ancora utilizzabili.

La sfida futura è quella di consolidare questo modello, rafforzando le alleanze con la comunità, le imprese e le organizzazioni pubbliche, affinché sempre più beni possano essere recuperati e riutilizzati. Il riutilizzo degli oggetti riduce gli sprechi e promuove un consumo più responsabile. Perché donare non significa solo regalare qualcosa che non usiamo più. Significa anche scegliere che quell'oggetto continui la sua storia.

Il Centro Donazioni Pompeya nasce dalla visione profetica e dal cuore compassionevole di San Luigi Orione. Nel corso degli anni, questo spazio non è diventato solo un'arteria vitale per sostenere le opere caritative orionine, ma anche una proposta concreta di tutela ambientale e inclusione sociale attraverso il riciclo, il riutilizzo e un lavoro dignitoso.

TORTONA – LA FAMIGLIA CARISMATICA ORIONINA ACCOGLIE MAMMA CAROLINA AL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA GUARDIAConcluso il g...
01/09/2026

TORTONA – LA FAMIGLIA CARISMATICA ORIONINA ACCOGLIE MAMMA CAROLINA AL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA GUARDIA

Concluso il grande afflusso di pellegrini per la festa della Madonna della Guardia, il tardo pomeriggio di lunedì 31 agosto è stato dedicato a un momento di memoria più raccolto e familiare. La Famiglia Carismatica Orionina si è infatti ritrovata nella cripta del Santuario per accogliere le spoglie di Mamma Carolina Feltri, traslate dal cimitero cittadino.

In una cerimonia semplice e partecipata la madre di San Luigi Orione ha trovato riposo in un luogo particolarmente significativo per la Congregazione. Con questo gesto la Famiglia Orionina ha voluto manifestare un profondo riconoscimento spirituale verso quella donna che, nel silenzio e nel sacrificio, è stata la radice della santità del figlio. È questo un ritorno a casa, la madre torna a riposare accanto al figlio, nel luogo che più di ogni altro racconta la loro missione comune.

La cerimonia, presieduta dal Direttore generale padre Tarcisio Vieira, si è sviluppata attorno ad alcuni temi centrali della vita di Carolina Feltri, proposti alla riflessione dei presenti dalla Superiora generale delle PSMC, Madre Alicja Kędziora, insieme alla Responsabile generale dell’ISO Rosita Dore, alla Responsabile generale dell’ISMN Dina Guardini e alla Coordinatrice generale del MLO Armanda Sano. Le loro parole, intrecciate a momenti di preghiera e raccoglimento, hanno guidato l’assemblea in un percorso di memoria, gratitudine e approfondimento spirituale.

I canti eseguiti dal Coro del Santuario della Madonna della Guardia, hanno accompagnato con sensibilità e intensità tutta la celebrazione.

Alcuni momenti della cerimonia hanno coinvolto in modo particolarmente intenso tutti i presenti. Tra questi, ha suscitato grande partecipazione l’invito rivolto a ciascuno a scrivere il nome della propria mamma su un biglietto, e deporlo in una cassetta. Un gesto semplice ma profondamente evocativo, pensato «per affidare tutte le mamme al Signore, perché nessuna sia dimenticata e perché la loro fede, come quella di Carolina, continui a portare frutto nei figli».

Attraverso i vari temi che hanno dato forma alla celebrazione sono stati espressi quegli insegnamenti che nella quotidianità Mamma Carolina ha trasmesso ai suoi figli e che, in particolare, hanno dato direzione alla vita di Don Orione:

Le radici umane della grazia. Un accento speciale è stato posto sul valore delle radici. La santità di Don Orione non è nata dal vuoto, ma ha germogliato nel terreno umile e fecondo di una casa semplice e povera. Carolina Feltri, figlia di braccianti e donna di straordinaria energia, incarna la "radice nascosta" che ha nutrito l'albero della missione orionina. Durante la celebrazione, il simbolo della terra di Pontecurone richiama proprio questo legame indissolubile con il terreno umano, fatto di fatiche e fede quotidiana, dove la grazia di Dio ha trovato accoglienza.

La santità del quotidiano e il "grembiule". La figura di Carolina emerge dalle fonti come l'icona di una maternità operosa e forte. Don Orione ricordava con commozione i suoi sacrifici: «Quanti sacrifici ha fatto questa donna per noi!». Era una donna che “si alzava alle tre di notte” per lavorare, capace di far trionfare la famiglia in una "povertà onesta e discreta". Tra i segni scelti per onorarla spicca il grembiule, simbolo di una santità vissuta nella fatica di ogni giorno e intrecciata alla preghiera. Carolina ha insegnato al figlio la rettitudine, lo spirito di sacrificio e il rispetto profondo per i doni di Dio, come il pane, che non andava mai sprecato. Questa educazione non passava solo dalle parole, ma dalla testimonianza di una vita spesa al servizio degli altri, conclusasi serenamente nel 1908 tra gli orfani e i poveri.

Un legame mariano e carismatico. Un'altra caratteristica fondamentale è il profondo legame con la Vergine Maria. È significativo che Carolina si sia sposata con Vittorio Orione l’11 febbraio 1858, proprio mentre a Lourdes appariva l’Immacolata. Fu lei la prima maestra di fede per Luigi, insegnandogli ad amare la Madonna attraverso gesti semplici come il rosario e l'Angelus. Portare Carolina nel Santuario della Guardia significa dunque ricongiungere la madre terrena alla Madre celeste sotto il cui sguardo Don Orione ha costruito la sua opera.

La Comunione dei Santi. La traslazione è infine un atto di fede nella Comunione dei Santi. Come scriveva lo stesso Don Orione, la morte non è che un “sospiro prezioso verso il Padre celeste” che non infrange i legami di bene vissuti in terra. Accogliendo Carolina nel sepolcreto, la Famiglia Orionina non solo onora la memoria storica, ma rinnova il proprio impegno a vivere il carisma della ca**tà e della fiducia nella Provvidenza, di cui Mamma Carolina è stata testimone autentica. L'oleandro, trapiantato di generazione in generazione e portato come segno in processione, simboleggia proprio questa famiglia spirituale che continua a espandersi nel mondo partendo da quelle umili radici.

Attraverso i simboli della rosa (segno di grazia), del grembiule (fatica) e dell'oleandro (simbolo della famiglia che si espande), la figura di Carolina Feltri viene ricordata non solo come madre di un santo, ma come modello di una “santità nascosta” che sostiene e genera il bene nel mondo.

Al termine della celebrazione, le Piccole Suore Missionarie della Ca**tà hanno aperto le porte della Casa Madre per un momento conviviale.

BRASILE NORD - CON CORAGGIO E FEDE NELLA DIVINA PROVVIDENZA: XXI RITIRO REGIONALE DEL MLO DI RIO DE JANEIROIl XXI Ritiro...
28/08/2026

BRASILE NORD - CON CORAGGIO E FEDE NELLA DIVINA PROVVIDENZA: XXI RITIRO REGIONALE DEL MLO DI RIO DE JANEIRO

Il XXI Ritiro Regionale Annuale dei Laici Orioniti dello Stato di Rio de Janeiro si è svolto il 22 e 23 agosto 2026 a Valença (RJ), riunendo 57 partecipanti provenienti da Valença, Jardim Botânico, Niterói, Juiz de Fora (MG) e dal Santuario di Nostra Signora di Fatima, il cui gruppo del Movimento Laicale Orionino (MLO) è attualmente in fase di riorganizzazione. Erano presenti il Coordinatore Territoriale dell'MLO Brasile Nord, Luciano Soares, Cristiane F. Mendes Loures, invitata a guidare le riflessioni del ritiro, Fra Jerônimo, l'Assistente Spirituale Fra Francisco e Padre Sérgio Natalício dos Santos, che ha amministrato il Sacramento della Riconciliazione.

La prima giornata si è svolta presso l'Espaço Oásis Cruzeiro da Flor, nella Fazenda Santo Antônio do Paiol, a Esteves. I partecipanti sono stati accolti dalla coordinatrice del MLO di Valença, Maria José Machado Lima, in un clima di fraternità, preghiera e condivisione. Il tema del ritiro, “Laici Orionini: coraggio e fede nella Divina Provvidenza”, è stato sviluppato da Cristiane Mendes Loures attraverso momenti di formazione, meditazione e approfondimento della spiritualità orionita. I partecipanti hanno vissuto tempi di silenzio, preghiera personale e riflessione, occasione preziosa per rafforzare la fede e rinnovare il proprio impegno nella missione.

Uno dei momenti più significativi è stata la Camminata Mariana, dall'Oásis Cruzeiro da Flor alla Grotta di Nostra Signora Aparecida. Durante il percorso, i gruppi presenti hanno guidato la recita dei misteri del Santo Rosario, affidando il cammino del Movimento Laicale Orionino alla protezione della Vergine Maria.

La serata del 22 agosto è stata dedicata alla fraternità, con momenti di dialogo, musica, testimonianze e aggiornamenti sul percorso dell'MLO. Un'occasione che ha favorito la conoscenza reciproca e il rafforzamento dei legami di amicizia e comunione tra i partecipanti.

Il 23 agosto la giornata è iniziata con la preghiera del mattino animata dal gruppo di Niterói. Successivamente si è svolto il momento conclusivo del ritiro, culminato con la celebrazione della Santa Messa presieduta da Padre Sérgio e vissuta insieme alla comunità locale di Valença. Durante la celebrazione, gli Oblati hanno rinnovato i loro voti, offrendo una testimonianza significativa di fedeltà alla propria vocazione.

Particolarmente emozionante è stato il momento dedicato al gruppo del Santuario di Nostra Signora di Fatima (RJ). Luciano Soares ha consegnato la Bandiera del Movimento Laicale Orionino e la Ca****la di San Luigi Orione al signor Max e alla signora Eleutéria, segnando ufficialmente la ripresa del cammino di questo gruppo, accompagnato da Padre Ilídio. Il gesto ha rappresentato l'inizio di una nuova fase di fede, comunione e servizio ispirata al carisma di San Luigi Orione e affidata alla Divina Provvidenza.

Al termine dell'incontro sono stati rivolti sentiti ringraziamenti a tutti coloro che hanno collaborato alla preparazione e alla realizzazione del ritiro: ai religiosi presenti, ai coordinatori dei gruppi, alle Oblate impegnate nell'organizzazione e a quanti hanno animato con la musica i momenti di preghiera e fraternità.

Il ritiro si è concluso con un pranzo conviviale, lasciando nei partecipanti il desiderio di proseguire con rinnovato entusiasmo il cammino spirituale e missionario. Questa esperienza ha rappresentato un'importante occasione di crescita nella fede, di consolidamento della comunione tra i gruppi e di rinnovato impegno nel vivere il carisma orionina attraverso opere concrete di ca**tà e servizio.

Affidati alla Divina Provvidenza e sostenuti dall'intercessione di San Luigi Orione e della Vergine Maria, i Laici Orionini continuano il loro cammino con fiducia, certi che, come insegnava il Fondatore, «Solo la ca**tà salverà il mondo».

ROMANIA - «LA MIA LUCE È IN TE»: UN'ESPERIENZA DI FEDE, COMUNIONE E AMICIZIADal 21 al 24 agosto 2026, giovani provenient...
27/08/2026

ROMANIA - «LA MIA LUCE È IN TE»: UN'ESPERIENZA DI FEDE, COMUNIONE E AMICIZIA

Dal 21 al 24 agosto 2026, giovani provenienti da Iași, Oradea e dall’Ucraina si sono incontrati a Câmpulung Moldovenesc a circa 200 Km da Iași, per vivere alcuni giorni intensi di preghiera, giochi, amicizia ed esperienze condivise.

Il tema dell’incontro, «La mia luce è in Te!», li ha invitati a scoprire che la loro vera luce viene da Gesù.

I giovani di Iași sono arrivati accompagnati da don Andrieș Cristian-Sergiu, quelli di Oradea da don Gabriel Ciubotariu, mentre il gruppo proveniente dall’Ucraina era accompagnato da don Tiba Neculai. Insieme a loro erano presenti anche i seminaristi orionini Cornel, Silviu e Orest.

I partecipanti hanno scoperto la luce di Gesù nei momenti di preghiera, nella Santa Messa e nella Lectio Divina, ma anche nelle cose semplici che li hanno riuniti: giochi, danze, visite, risate e momenti nei quali ciascuno ha avuto il coraggio di raccontare qualcosa della propria vita.

Forse la scoperta più bella è stata quella che la lingua e la cultura non devono necessariamente separarci. Pur provenendo da realtà diverse, i giovani hanno scoperto molte cose che li uniscono. E le loro differenze non sono state un problema, ma una vera ricchezza. L’esperienza vissuta insieme ha reso visibile ciò che affermava San Luigi Orione: «La ca**tà parla una sola lingua e tutte le lingue». Al di là delle parole, la vicinanza, l’amicizia e l’amore per l’altro sono diventati un linguaggio comune per tutti.

Si è parlato anche della «luce» che rimane accesa anche quando la vita è oscurata dalla sofferenza. Per i giovani provenienti dall’Ucraina, questa immagine ha assunto un significato particolare: la ferita della guerra può oscurare molte cose, ma non può spegnere la luce di Gesù.

Al termine dell’incontro, i partecipanti sono ripartiti con una sfida semplice, ma importante: cercare Gesù ogni giorno e portare agli altri la gioia della sua presenza. Perché, quando la loro luce viene da Lui, essa non rimane soltanto per loro, ma diventa luce anche per le persone che incontrano.

SUI PASSI DI DON ORIONE: UN ITINERARIO CARISMATICO PER RITORNARE ALLE RADICICi sono cammini che non portano lontano da c...
26/08/2026

SUI PASSI DI DON ORIONE: UN ITINERARIO CARISMATICO PER RITORNARE ALLE RADICI

Ci sono cammini che non portano lontano da casa, ma più a fondo dentro di essa. È quanto vivono, dal 20 al 31 agosto 2026, suore, religiosi e sacerdoti orionini: dodici giorni sui luoghi di Don Orione. Non un pellegrinaggio qualsiasi, ma un ritorno alle sorgenti, per capire di nuovo da dove veniamo e verso dove il Signore ci chiama.

Tutto parte da un sogno. E da una porta chiusa.

C'è quella stanzetta sul voltone del Duomo di Tortona, dove il giovane Orione si ritrova dopo che il Vescovo gli ha ordinato di chiudere l'oratorio. E c'è il sogno della Madonna dal manto azzurro: un manto che si allarga, si distende, copre non più un piccolo oratorio ma una missione grande, che va oltre quello che il giovane Orione può immaginare da solo. Il disegno di Dio non si ferma. Si amplia.

È il cuore dell'itinerario, ed è la prima meditazione che apre i giorni di riflessione a Tortona: "Il sogno di Giacobbe e di Don Orione". Perché è la stessa scala di Betel. Un uomo posa la testa su una pietra, stanco, forse deluso, e Dio gli mostra che il cielo resta aperto sopra di lui.

I giorni intrecciano preghiera, memoria e fraternità. Le Lodi al mattino, l'adorazione, i rosari, le Novene al Santuario della Madonna della Guardia. E poi i luoghi, uno dopo l'altro. I santuari mariani della terra di Don Orione: Fumo, Casei Gerola, la Fogliata, dove la devozione popolare ha nutrito la sua fede fin da ragazzo. I luoghi della sua formazione: il seminario, il Duomo, l'Episcopio, dove una vocazione ha preso forma sotto la guida della Chiesa. La Casa Madre delle Piccole Suore Missionarie della Ca**tà, Pontecurone dove Don Orione è nato, e ancora il Paterno, la casetta delle 400 lire, il carcere e la Società San Vincenzo, dove il carisma della ca**tà prende corpo nella vita concreta dei poveri. Le grotte dei primi cristiani di San Ponzo. L'eremo di Sant'Alberto di Butrio. E la cripta del Santuario, dove riposeranno le spoglie di Mamma Carolina e vive la sua memoria.

Non luoghi da visitare come turisti, ma luoghi dove una vocazione è nata e si è forgiata, e dove la nostra può ritrovare respiro.

Il filo di questi giorni è uno solo: la fedeltà. Non quella che ripete stancamente il passato, ma una fedeltà che genera futuro. Don Orione insegna che i disegni di Dio non si interrompono davanti alle nostre fatiche, alle incomprensioni, alle porte chiuse. Si concretizzano, se ci affidiamo. Il sogno di Dio su di noi continua e tocca a noi continuare a realizzarlo.

Sono giorni di fraternità vera. Confratelli e consorelle che condividono la mensa, la preghiera, il cammino, i silenzi. Ci si guarda in faccia, ci si racconta, ci si rimette in strada insieme. È qui che una vocazione si rinnova: non nell'isolamento, ma dentro una famiglia che cammina.

L'itinerario si chiude il 31 agosto con una giornata di revisione e di verifica. Perché ogni ritorno alle radici ha senso solo se diventa un nuovo slancio. Si torna alle proprie comunità, alle proprie opere, portando dentro la certezza che accompagna tutta l'esperienza: il Signore è con noi. Ci guida. Ci chiama ancora. E desidera da noi una testimonianza vera del suo amore, secondo il cuore di Don Orione.

Il manto azzurro continua ad allargarsi. Anche su di noi.

SEV ORIONE '84 - VOLI DI SOLIDARIETÀ 2026. SI PARTE PER FARE, SI TORNA PER ESSERESi è conclusa l’esperienza nella missio...
25/08/2026

SEV ORIONE '84 - VOLI DI SOLIDARIETÀ 2026. SI PARTE PER FARE, SI TORNA PER ESSERE

Si è conclusa l’esperienza nella missione orionina del Madagascar per un gruppo di giovani volontari partiti grazie al progetto “Voli di Solidarietà” della ONG orionina SEV Orione ’84. Un viaggio di servizio, incontro e condivisione che ha lasciato un segno nei loro cuori. Ecco la loro testimonianza.

«Come è andata?».

È una domanda semplice, quasi inevitabile, che ci siamo sentiti rivolgere molte volte tornando a casa. Eppure, è proprio a questa domanda che facciamo più fatica a rispondere. Perché raccontare il Madagascar significa molto più che parlare dei luoghi che abbiamo visto o delle attività che abbiamo svolto. Significa provare a raccontare incontri, emozioni, fatiche, domande e consapevolezze che ancora oggi continuano ad accompagnarci.

Siamo partiti in diciotto, ragazzi e ragazze provenienti da diverse parti d’Italia, per vivere delle settimane di servizio missionario insieme a don Lorenzo Lodi e don Paolo Nagari, sacerdote di Vigevano. Ad accoglierci c’era don Luciano Mariani, missionario orionino che da venticinque anni vive e opera in Madagascar. Non siamo partiti pensando di poter cambiare una realtà così complessa, né con la presunzione di avere risposte da offrire. Siamo partiti con la disponibilità a metterci al servizio e, soprattutto, con la voglia di lasciarci interrogare da una realtà diversa dalla nostra.

Il nostro viaggio è iniziato nella capitale, Antananarivo, una città immensa e caotica, fatta di rumori, persone, traffico e vita. Qui abbiamo lavorato nelle scuole della comunità orionina, frequentate da migliaia di bambini e ragazzi, fino alle superiori. Abbiamo pulito gli ambienti, sistemato e ridipinto le aule. Abbiamo anche incontrato insegnanti e famiglie, iniziando a conoscere una realtà che, dietro le sue difficoltà, ci mostrava ogni giorno una grande voglia di futuro.

La scuola, in particolare, ci ha fatto comprendere quanto l’istruzione possa essere uno strumento concreto di riscatto. In un Paese segnato da profonde disuguaglianze, offrire a un bambino la possibilità di studiare significa offrirgli la possibilità di conoscere, pensare, scegliere e costruire un futuro diverso.

Dopo i primi giorni nella capitale ci siamo spostati a Miandrarivo, un villaggio lontano circa 180 chilometri, dove il ritmo della vita era completamente diverso. Qui non c’erano i comfort ai quali siamo abituati e le giornate erano scandite dalla luce del sole, dalla preghiera, dal lavoro e dai ritmi della natura. La mattina iniziava presto e trascorrevamo le nostre giornate lavorando nella scuola del villaggio, dipingendo decine di aule.

È stata una settimana faticosa, ma proprio quella fatica ci ha insegnato qualcosa. Quando uno di noi riusciva a dare dieci, gli altri davano venti, trenta, quaranta. E insieme arrivavamo a cento. Abbiamo scoperto che il lavoro diventava più leggero quando era condiviso e che anche la stanchezza poteva trasformarsi in gioia quando ci si sentiva parte di qualcosa di più grande.

A Miandrarivo abbiamo anche imparato a rallentare. In un mondo in cui siamo abituati a riempire ogni momento, ci siamo trovati davanti a persone capaci di aspettare, di stare nel tempo, di vivere con ciò che avevano. All’inizio ci siamo chiesti: «Che cosa stanno aspettando?». Poi abbiamo iniziato a capire che forse eravamo noi ad avere dimenticato come si aspetta, come ci si ferma, come si vive semplicemente il presente.

Il nostro incontro con le famiglie ci ha messo davanti anche alla parte più difficile del Madagascar. Abbiamo visto abitazioni estremamente povere, case senza cucina e senza bagno, con un solo letto per più persone e tetti attraverso i quali entra la pioggia. Abbiamo ascoltato storie di abbandono, discriminazione, abuso e difficoltà quotidiane. Abbiamo conosciuto madri che lavorano duramente per garantire ai propri figli anche ciò che per noi è scontato: un pasto, un tetto, la possibilità di studiare.
Eppure, dentro quelle case e lungo quelle strade, abbiamo incontrato anche qualcosa che non ci aspettavamo: una straordinaria capacità di sorridere.

Lo abbiamo visto soprattutto nei bambini. All’inizio molti ci guardavano con diffidenza e paura, nascondendosi davanti a quei volti stranieri, gli uomini bianchi (“Vazaha”, letto Vasà in malgascio). Poi, giorno dopo giorno, si sono avvicinati. Una mano cercava la nostra, un sorriso diventava un invito, una carezza si trasformava in un gioco. Una volta, fermandoci in una piccola strada spoglia, ci siamo ritrovati circondati da bambini curiosi. Abbiamo iniziato a giocare con loro e, in pochi minuti, quella strada si è riempita di voci, risate e vita.

In quei momenti abbiamo capito che non eravamo soltanto noi a dare qualcosa. Stavamo ricevendo una lezione che nessun libro avrebbe potuto insegnarci. Quei bambini ci hanno insegnato a vedere ciò che c’è, invece di concentrarci continuamente su ciò che manca.

Ci hanno ricordato che la felicità non dipende necessariamente da quanto possediamo, ma dalla capacità di riconoscere, amare e condividere ciò che abbiamo.

Abbiamo iniziato anche a chiederci chi fosse davvero lo «straniero». Eravamo arrivati in Madagascar sentendoci ospiti, ma eravamo noi a trovarci nelle loro strade, nelle loro case, nelle loro abitudini. Eppure, attraverso un sorriso, una mano stretta o un abbraccio, quella distanza è progressivamente scomparsa.

Tornando a casa ci siamo accorti che il viaggio non è finito. Il Madagascar ci ha lasciato una nuova scala di valori e la consapevolezza che la missione non consiste soltanto nel partire, lavorare e tornare. La missione continua nel modo in cui scegliamo di vivere, nelle relazioni che costruiamo, nella cura dell’altro e nella capacità di condividere ciò che abbiamo.

Abbiamo imparato che non sempre siamo chiamati a vedere il frutto di ciò che seminiamo. A volte siamo semplicemente chiamati a seminare, con la fiducia che qualcun altro, un giorno, potrà raccogliere.

Siamo partiti pensando di poter lasciare qualcosa al Madagascar. Siamo tornati scoprendo che, in realtà, era il Madagascar ad aver lasciato qualcosa dentro di noi. Una parte di noi è rimasta tra quelle strade, negli occhi dei bambini, nei sorrisi, nelle mani che abbiamo stretto e nelle storie che abbiamo ascoltato. Ma una parte del Madagascar è tornata con noi.

Per questo non vogliamo mettere un punto a questa esperienza. Perché ci sono esperienze che finiscono quando si torna a casa e altre che, proprio in quel momento, cominciano davvero. La nostra continua nelle scelte che faremo, nel modo in cui guarderemo le persone, nella capacità di fermarci, ascoltare e prenderci cura. Continua ogni volta che sceglieremo di non dare per scontato ciò che abbiamo.

Siamo partiti per donare e siamo tornati consapevoli di aver ricevuto molto di più. Siamo partiti per servire e abbiamo imparato che, a volte, il primo cambiamento deve avvenire dentro di noi. Siamo partiti pensando di poter cambiare un piccolo pezzo di mondo. E siamo tornati con la certezza che un piccolo pezzo di mondo ha cambiato noi. (Fonte: www.donorioneitalia.it)

Indirizzo

Via Etruria 6
Rome
00183

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