24/11/2024
Sulla Festa di Cristo Re nel nuovo rito.
QUAS PRIMAS?
La riforma del calendario liturgico ha depotenziato un aspetto a mio avviso centrale di questa meravigliosa Solennità di Cristo Re dell'Universo, dato per implicito fin dalla sua promulgazione con l'enciclica "Quas Primas" di Pio XI: la Regalità sociale.
Ora, per un cattolico rinunciare alla Regalità sociale di Cristo significa (senza mezzi termini) abdicare a qualsiasi autentica missione soteriologica a lungo termine: significa altresì ritenere la Buona Battaglia una mera astrazione da relegare a tempi apostolici che risultano quasi leggendari, in virtù del fatto che ne si postula arbitrariamente la totale irrealizzabilità.
Questo non solo pone limiti aprioristici all'attività evangelizzatrice a cui, di per se, non sarebbe lecito stabilire degli argini, ma ripiega la Fede su uno smodato intimismo orientato (lo dimostrano oggigiorno molti insegnanti di seminario e teologi "di spicco") inevitabilmente verso la concezione calvinistico-luterana di "Habitus Fidei" e la relativa dottrina di Grazia santificante predestinataria.
Infine, rinunciare alla Regalità sociale di Cristo significa tarpare irrimediabilmente le ali alla Dottrina sociale della Chiesa che sorge proprio come principio guida del Cattolicesimo politico.
Perché la Regalità sociale di Nostro Signore per vigere abbisogna della realizzazione del Bene Comune attraverso la giustizia umana; necessita cioè di giustizia sociale.
Uno stato che ha a cuore il Regno Sociale di Gesù non è uno stato in cui il povero è sottomesso al ricco, il lavoratore vessato dal proprio datore di lavoro, il vecchio ed il malato lasciati a morire in una clinica fatiscente perché indigenti o, magari, esortati a suicidarsi in quanto “costi demografici”.
Uno stato che ha a cuore il Regno Sociale di Gesù non permette alle donne di vendere il proprio corpo o uccidere il figlio che portano in grembo. Giammai!
Allo stesso modo non permette al padre di famiglia di annientare se stesso con il gioco d'azzardo e gli stupefacenti, magari sfogando con i propri cari la sua completa inadeguatezza personale.
So cosa mi state per rispondere amici democristiani, lo so benissimo; in fondo, è la stessa penosa argomentazione che vi ha portato a giustificare la (vostra) legge sull'aborto nel nostro paese.
“Questo tuo stato non esiste e forse non è nemmeno mai stato storicamente realizzato.”
Beh, tutto all'opposto di essere una scusante, non dovremmo forse farcene una colpa? Non è forse vero che, citando Chesterton, «l'ideale cristiano non è stato messo alla prova e trovato manchevole: è stato giudicato difficile, e non ci si è mai provati ad applicarlo»?
E allora Viva Cristo Re! Possa ogni nazione ed ogni forma statuale riconoscere la Sua assoluta sovranità ed il Suo dolce giogo, affinché si concretizzi finalmente un governo vicino alla perfezione Celeste.
{Lorenzo Nicola Roselli}
*In foto, "Cristo Re dell'universo" conservato nella Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, Città del Messico.