01/02/2024
La Basilica dei SS. Silvestro e Martino ai Monti raccontata da un monticiano.
[parte quinta]
A questo punto si era formata una squadra di valenti artisti, soprattutto il Dughet e il Naldini, sotto la direzione di Filippo Gagliardi, per non parlare degli altri che stavano dipingendo le tele degli otto altari, posti sulle due navate laterali: Pietro Testa detto “il Lucchesino”, Girolamo Muziano, Giovanni Angelo Canini, Matteo Piccioni, Fabrizio Chiari detto il Tittarella”, Giovan Battista Greppi, Filippo Gherardi, Giovanni Francesco Grimaldi detto “il Bolognese” (si ipotizza che si stato lui ha realizzare due degli affreschi di Dughet).
Filippo Gagliardi si accingeva a dare il tocco artistico definitivo alla navata centrale.
Per lui, fanatico delle prospettive, la navata centrale aveva un problema, un errore di prospettiva, ovviamente; la causa, il meraviglioso soffitto donato nel ‘500 dal Cardinale S. Carlo Borromeo, titolare della nostra Basilica, che però veniva a schiacciare la prospettiva di questa chiesa che era nata con il soffitto a capriate, con ben più ampio respiro.
Per correggere questo ‘errore’ il Gagliardi, se fosse stata una persona normale, poteva rimediare innalzando il soffitto, ma dato che era “bizzarro” decise di abbassare il pavimento, col rischio di far crollare tutto!
Si doveva abbassarlo di 80 centimetri ma né lui, né il committente, il P. Filippini, poterono realizzare questo progetto: il Priore morì nel 1654, lasciando però nel testamento la volontà di far proseguire i lavori al Gagliardi – segno che qualcuno forse non era d’accordo – ma il Gagliardi morì nel 1659; l’opera fu portata a termine dal Padre Generale Francesco Scannapieco nel 1664, lasciando però bene in evidenza lo stemma del Filippini (l’aquila bicipite) nei basamenti delle colonne.
Questo lavoro ‘pazzesco’ dette slancio, armonia, equilibrio a questa Basilica e la rende unica: io la chiamo la Basilica con le colonne sospese; sembra quasi che non tocchino terra!
Le chiese con le colonne che partono da terra danno un senso della maestosità: qui no, ci troviamo davanti ad un’opera di una leggerezza e uno slancio unico e affascinante.
Prima di scendere nella Cripta e nel Titolo di Equizio (la villa romana trasformata in chiesa nel IV sec.), concludiamo la visita della Basilica superiore accennando solamente alle tele degli artisti che abbiamo appena citato.
Partendo dalla navata destra in fondo dove si trova l’ingresso posteriore della Basilica, accanto all’abside, con una imponente scalinata settecentesca, troviamo le pale d’altare: “S. Carlo Borromeo” di Gherardi, “Il martirio di S. Stefano” di Canini, “S. Martino di Tours” di Chiari, l’urna-reliquiario del Beato Angelo Paoli, Carmelitano “Padre dei poveri”, precursore della clownterapia, vissuto per oltre 30 anni in questo convento e deceduto il 20 gennaio 1720, “S. Teresa d’Avila” di Greppi, “S. Maria Maddalena” di Piccione.
Nella controfacciata: il fonte battesimale del 1700 (Giuseppe Valadier?), con sopra una copia del quadro del “Battesimo di Gesù” di Cavallucci (l’originale fu rubato nel 1999); sulla navata centrale, le statue di S. Pietro e di S. Paolo di Paolo Naldini, nella navata di sinistra, l’affresco di Jean Miel “S. Cirillo battezza il sultano di Damasco”, e sulla parete “La visione di S. Angelo di Sicilia” di Pietro Testa, la nicchia con S. Antonio da Padova, l’urna con S. Giuseppe Tommasi di Lampedusa, Cardinale titolare della nostra Basilica, con sopra la pala di “S. Alberto di Sicilia” di Girolamo Muziano, l’ingresso della Sagrestia, l’Altare con la “SS.ma Trinità e i Santi Bartolomeo e Nicola” di G. Angelo Canini, la Ca****la della Madonna realizzata da A. De Dominicis, con ricchi marmi e l’icona della “Madonna del Carmine” di Girolamo Massei del 1595; i quadri delle “Anime del Purgatorio” e di “S. Elia profeta e di S. Simone Stock che riceve lo Scapolare” sono di Antonio Cavallucci, (1752-1795) pittore di Sermoneta, morto giovane, che chiese di essere sepolto nella ‘sua’ Ca****la del Carmine; fu aiutato e sostituito nei lavori da Tommaso Maria Sciacca.
In questa Ca****la troviamo la sintesi di tutta la spiritualità del Carmelo: L’Eucarestia, il Profeta Elia, la Madonna del Carmine ed io aggiungerei anche la testimonianza dei martiri.
L’Eucarestia è il cuore della vocazione al Carmelo: “al centro delle vostre celle dovete costruire una ca****la per celebrare l’Eucarestia” ammonisce la Regola Carmelitana. Il “vacare Deo” trova il suo culmine nell’incontro con il Signore Gesù nell’Eucarestia.
Il Profeta Elia è il capo ispiratore della Famiglia Carmelitana e, proprio nell’episodio della nuvoletta sul Monte Carmelo, come è riportato in questa ca****la, viene legato alla figura di Maria, la Vergine Purissima, la Madre, la Sorella.
L’icona di Maria con lo Scapolare sopra l’altare, e l’affresco sulla volta sottolineano questo aspetto particolarissimo della Famiglia Carmelitana, che vede nello Scapolare il legame più stretto con Maria, protezione e imitazione, che ha guidato tante anime alla vetta del Carmelo.
Il riferimento ai martiri: quelli sotto l’altare non sono martiri “carmelitani”, sono Crescente (un ragazzo), Lanziano e sua moglie; sono martiri romani, ma ci ricordano che molti dei primi fratelli carmelitani, scacciati dal Monte Carmelo dai mussulmani, preferirono subire il martirio, piuttosto che abbandonare la Terra Santa, per testimoniare la loro scelta, la loro vocazione di vivere nella terra di Gesù.
Un solo accenno per descrivere l’imponente Altare maggiore e l’abside: sono gli ultimi lavori che hanno completato l’immagine della nostra Basilica, così come la vediamo oggi.
Furono portati a termine un secolo dopo i precedenti lavori, intorno al 1750, sotto la guida di Antonio Cavallucci, per le pitture dell’abside, lavoro che, a causa della sua morte, fu completato dai suoi collaboratori.
Il grande orafo romano Francesco Belli realizzò il solenne Altare maggiore, sormontato da un agile tempietto per l’esposizione del SS.mo Sacramento. Nell’abside - ideata già dal Gagliardi per la sua struttura - troviamo l’immagine del Padre Eterno benedicente e sotto, accanto a Maria in trono col bambino Gesù, S. Pietro e S. Paolo (una Basilica veramente “romana” con i due Santi Patroni che ci accolgono con le loro statue all’ingresso, nella controfacciata, e li troviamo davanti a noi nell’abside!) e, nel giro sottostante, quattro santi carmelitani: S. Pier Tommaso, S. Teresa d’Avila, S. Maria Maddalena de Pazzi e S. Andrea Corsini.
Completano gli affreschi dell’abside, nella facciata davanti, a sinistra “S. Carlo Borromeo” (Cardinale Titolare che fece dono del magnifico soffitto, con la sua scritta “Humilitas”, il suo stemma e quello di suo zio, Papa Pio IV, dei Medici di Milano, ma che i Medici di Firenze fecero diventare loro parente, dopo l’elezione al soglio pontificio, e lo stemma della famiglia carmelitana) e sotto “S. Silvestro Papa”, santo titolare della nostra Basilica. A destra ci sono invece, in alto “S. Francesco Saverio” (in omaggio al Cardinale Francesco Saverio De Zelata, per la sua munificenza nel completare la chiesa e particolarmente l’abside) e sotto “S. Martino Vescovo di Tours”, in abiti pontificali, l’altro santo titolare della nostra Basilica.
A questo punto possiamo scendere finalmente nella Cripta.
[segue]