Maria a Medjugorje

Maria a Medjugorje Maria a Medjugorje. Blog dell'omonimo sito dedicato alle apparizioni della Vergine Maria a Medjugorje.

Preghiere, testimonianze, articoli, informazioni, video, commento al Vangelo, la Sacra Bibbia e molto altro.

Sant’Antonio da Padova e il foglio dei peccatiIl 13 giugno, abbiamo festeggiato un grande santo francescano, molto amato...
02/06/2026

Sant’Antonio da Padova e il foglio dei peccati

Il 13 giugno, abbiamo festeggiato un grande santo francescano, molto amato dal popolo croato, Sant’ Antonio di Padova (anche se era portoghese).

A 15 minuti da Medjugorje si trova il magnifico santuario che gli è dedicato ed ogni anno i croati vi si recano a migliaia, spesso a piedi da molto lontano. Infatti sono poche le famiglie che non abbiamo un “Ante” tra i loro figli. Vicka non fa eccezione, infatti il suo unico maschio di chiama “Ante”.

Sant’Antonio aveva ricevuto da Dio dei grandi carismi, oltre i quali quello della predicazione nello Spirito Santo. Quando lui parlava i cuori si aprivano a Dio come i fiori al sole. S. Francesco di Assisi lo aveva incaricato di predicare e di insegnare ai suo confratelli. Mi piace molto questo aneddoto della sua vita. Lo cito a memoria: Un giorno, mentre predicava, un passante si mise ad ascoltarlo. Questo uomo aveva commesso dei gravissimi peccati e si prendeva gioco di Dio. Tuttavia, ascoltando le parole piene di grazia di Antonio, fu toccato nel cuore e sentì tutto l’amore che Gesù aveva per lui. Rendendosi conto di questo grandissimo amore, si mise a piangere a calde lacrime, come un bambino ed i suoi singhiozzi continuavano ad aumentare pensando a tutto il male che aveva fatto a Gesù con i suoi peccati. Decise allora di cambiare vita, di seguire Gesù con tutto il cuore e di andare a confessarsi.

Arrivato al confessionale di Sant’Antonio i suoi continui singhiozzi gli impedivano di pronunciare anche una sola parola. Allora Antonio gli propose di tornare a casa, di scrivere i suoi peccati su di un foglio e di tornare al confessionale, e questo è quello che fece. Antonio lesse lentamente questa impressionante lista di peccati, mentre l’uomo non faceva che assentire. Era così emozionato che non aveva ancora ritrovato la voce. Alla fine Antonio rassicurò il suo penitente e lo incoraggiò a cambiare vita per vivere con Gesù secondo il Vangelo, dette a lui la penitenza e l’assoluzione dai suoi peccati. L’uomo aveva fatto la pace con Dio! Antonio piegò accuratamente il foglio di carta dove si trovava questa terribile lista di peccati e la rese al peccatore perdonato, che ripartì leggero e pieno di gioia. Arrivato a casa, l’uomo volle bruciare il foglio. Lo aprì e quale non fu la sua sorpresa scoprendo che il foglio era … vergine! I suoi peccati? Spariti! Volatilizzati! Dio era stato colto il flagranza di misericordia! Proprio allora l’uomo realizzò ancora meglio la grazia della sua conversione. Quando Dio vede che ci si avvicina a Lui con una reale contrizione, il desiderio di non più peccare e la decisione di cambiare cammino, talmente grande è la sua gioia che non si accontenta di perdonare i nostri peccati, ma che li dimentica! I peccati non esistono più! Sono lavati nel sangue dell’Agnello e Dio ha come una amnesia del male commesso.

Se abbiamo una sincera contrizione anche il debito dovuto al peccato fatto, o parzialmente o completamente viene cancellato, secondo la profondità del nostro pentimento. Detto con altre parole, il dolore di aver ferito Gesù, Colui che noi amiamo, ci risparmia completamente o in parte il Purgatorio. I Padri del Deserto affermano che il dono delle lacrime è il più grande dono che possiamo aspettarci dallo Spirito Santo. In effetti è una fiamma d’amore, una fiamma ancora più benedetta perché ci apre decisamente le porte del cielo!

di Suor Emmanuel

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Le lacrime della Madonnina di Civitavecchia non furono un inganno. Ecco perché.A 25 anni dall’ evento che scosse l’ Ital...
02/06/2026

Le lacrime della Madonnina di Civitavecchia non furono un inganno. Ecco perché.

A 25 anni dall’ evento che scosse l’ Italia e divise la Chiesa, parla uno degli “investigatori” che ha fatto parte della Commissione d’ inchiesta diocesana, padre Flavio Ubodi: «Ci siamo dovuti arrendere all’ inspiegabilità dell’ evento. Giovanni Paolo II credette fin da subito tanto da voler venerare quella statuina ma in Vaticano qualcuno ostacolò il riconoscimento ufficiale»

Fu un evento tanto imprevisto quanto sconvolgente. F***e di pellegrini. L’ assalto dei media. Lo scetticismo, sulle prime, del vescovo Girolamo Grillo, scomparso nel 2016. L’ inchiesta giudiziaria, innescata da una denuncia del Codacons, con tanto di perquisizioni e interrogatori per la famiglia Gregori accusata di abuso della credulità pubblica e truffa. Nel 2018 lo scrittore Niccolò Ammaniti è tornato sulla vicenda con lo sceneggiato Il Miracolo andato in onda su Sky. Venticinque anni fa il mistero della Madonnina di Civitavecchia che lacrimava sangue divise l’ Italia e fece discutere la Chiesa. Quella statuina in gesso bianco proveniente da Medjugorje, un altro luogo enigmatico per eccellenza, sistemata in una nicchia nel giardino della villetta dei Gregori, in località Pantano, lacrimò, in totale, quattordici volte: tra il 2 e il 6 febbraio 1995 e poi, l’ ultima volta, il 15 marzo successivo nelle mani di monsignor Grillo che per un soffio non ebbe un infarto.

Padre Flavio Ubodi, 75 anni, teologo cappuccino, è stato vicepresidente della Commissione teologica diocesana incaricata di investigare sul caso ed è autore del libro, appena uscito, Civitavecchia: 25 anni con Maria (Edizioni Ares). Dal 1995 segue spiritualmente la famiglia Gregori per vagliarne, spiega, «la fede, la costanza, l’ obbedienza». Anche perché Jessica Gregori, che all’ epoca aveva 7 anni, ha avuto numerose apparizioni della Vergine e nel giugno 1996 volò a Fatima per incontrare suor Lucia dos Santos, una dei tre veggenti ai quali apparve la Madonna nel 1917.

- Venticinque anni dopo cosa resta del “mistero di Civitavecchia”?

«Eventi come questo sono un invito pressante a mettere in pratica quello che la fede già insegna, attraverso la Scrittura, la tradizione e il magistero della Chiesa».

- La Vergine, piangendo lacrime di sangue, che messaggio ha voluto dare?

«Una madre che piange è una madre preoccupata per la sorte dei suoi figli. Se piange sangue vuol dire che la situazione è drammatica. E infatti, nei messaggi affidati alla famiglia Gregori, la Madonna evidenzia tre preoccupazioni: quella per la famiglia, aggredita dalle potenze del male e a rischio disgregazione, come vediamo purtroppo oggi con il dilagare di divorzi e unioni di fatto. Quella per la Chiesa che in futuro avrebbe subito attacchi terribili dal suo interno, dal modernismo al relativismo etico alle lotte intestine tra vescovi e cardinali. Oggi addirittura si cerca di mettere l’ un contro l’ altro i due papi, Benedetto XVI e Francesco. Quella per l’ umanità che ha imboccato una strada che può portarla alla distruzione completa. Tutte cose che stanno accadendo sotto i nostri occhi. L’ invito di Maria è quello di collaborare con Lei e con il Signore per arginare questa deriva con la conversione personale, la pratica dei sacramenti, la recita del Rosario e la consacrazione al suo Cuore Immacolato».

- Ci sono state due commissioni, una diocesana e una vaticana, che hanno investigato sul caso.

«Io ho fatto parte di quella diocesana dove eravamo, in totale, undici tra teologi e mariologi di fama mondiale, due dei quali indicati peraltro dal Vaticano. Abbiamo ascoltato molti testimoni diretti delle lacrimazioni e abbiamo vagliato tutte le carte del dossier con molta attenzione. Siamo arrivati alla conclusione che non c’ erano imbrogli, né scopi di lucro da parte dei Gregori. Cosa che accertò anche la magistratura non ravvisando alcun reato e rimettendo tutto nelle mani della Chiesa».

- Eravate tutti d’ accordo?

«Sette diedero parere favorevole, tre un parere attendista con l’ invito ad analizzare ancora e uno solo parere negativo. La commissione venne insediata nell’ aprile 1995 e concluse i lavori il 22 novembre dell’ anno successivo. Affidammo le conclusioni, come da prassi, a monsignor Grillo, il quale, in qualità di vescovo diocesano, secondo il Codice di Diritto canonico, aveva l’ onere e il potere di dichiarare la soprannaturalità dell’ evento».

- E lui cosa fece?

«Visto che la maggioranza della commissione era favorevole e vista la volontà di papa Wojtyla di far approvare l’ autenticità del culto, avrebbe potuto tranquillamente procedere e firmare un decreto per attestarne l’ autenticità. Chiese alla Santa Sede di controfirmare il decreto ma Roma aspettò, tentennò a lungo e poi gli fece sapere di aver istituito una commissione ad hoc le cui conclusioni, però, non sono mai arrivate ufficialmente alla diocesi di Civitavecchia».

- Per quale motivo?
«Forse perché tra le alte sfere della gerarchia c’ era chi non vedeva di buon occhio le apparizioni mariane in generale e gli eventi di Civitavecchia in particolare».

- Eppure Giovanni Paolo II, fin da subito, raccomandò a Grillo, inizialmente scettico, massima apertura al mistero.

«Sì, tramite il cardinale Sodano, allora suo Segretario di Stato. Venne anche in incognito, più volte, a Civitavecchia per pregare da solo davanti alla Madonnina che oggi è conservata presso la chiesa di Sant’ Agostino. Anche il grande esorcista padre Gabriele Amorth disse di credere, “rassicurato” dalla visione di una sua figlia spirituale che gli aveva detto che una Madonnina vicino Roma avrebbe lacrimato. Madre Teresa di Calcutta incontrò i Gregori e pregò insieme a loro».

- Come vivono oggi?

«Sono una famiglia normale, molto semplice. Conducono una vita cristiana impegnata ma non bigotta. Papà Fabio lavora all’ Enel, la madre Annamaria è casalinga. Jessica si è sposata e ha avuto un bambino. Monsignor Grillo voleva che si facesse suora ma lei rispose che il volere della Madonna era che si sposasse per testimoniare la bellezza della famiglia cristiana».

- Perché le apparizioni di Civitavecchia sono collegate a quelle di Fatima?

«È la Madonna stessa, in uno dei messaggi a Jessica Gregori, a fare il collegamento quando afferma che si stanno realizzando chiaramente le cose annunciate da Lei stessa ai pastorelli di Fatima nel 1917. Fatima si colloca all’inizio del secolo, Civitavecchia alla fine. In Portogallo si annunciano delle preoccupazioni e si fanno delle profezie, a Civitavecchia è come se Maria avesse detto che siamo pienamente dentro le profezie e i travagli annunciati a Fatima. Oltre a questo legame profondo sui contenuti, a Civitavecchia la Madonna ha dato a Jessica la possibilità di conoscere il Terzo Segreto di Fatima che tiene gelosamente custodito e che ha confrontato con suor Lucia dos Santos, morta nel 2005, inavvicinabile ma che si è incontrata, da sola, con la Gregori nel 1997».

Due commissioni, diversi personaggi che si sono pronunciati a favore, a cominciare da papa Wojtyla, il vescovo Grillo che alla fine si è “convertito” davanti alla lacrimazione. Alla fine, i fatti di Civitavecchia sono stati riconosciuti o no dalla Chiesa?
«Bisogna distinguere tra riconoscimento diretto e indiretto».

- Spieghi.

«Diretto vuol dire che il vescovo diocesano, a cui compete l’ atto, emana un decreto ufficiale affermando che l’ evento non ha spiegazione umana e rinvia al mistero del Soprannaturale».

- E questo, nonostante il parere favorevole della commissione diocesana, non è accaduto per Civitavecchia.

«Sì ma ci sono stati moltissimi riconoscimenti indiretti che sono tutti quei gesti e atti pubblici e solenni che un vescovo non farebbe mai se pensasse che fosse tutto un inganno, un imbroglio».

- Può fare qualche esempio?

«Giovanni Paolo II il 9 giugno 1995 volle la statua della Madonnina in Vaticano per pregare davanti a lei, poi le mise tra le mani un Rosario suo personale, l’ ha incoronò e controfirmò una dichiarazione di monsignor Grillo con la quale, di fatto, affermava di credere alla soprannaturalità dell’ evento. È un atto privato, certo, ma lo ha fatto da Pontefice. Il 17 giugno 1995 con una processione solenne monsignor Grillo portò la statuina nella chiesa di Sant’ Agostino per permettere la venerazione ufficiale dei fedeli. L’ 8 dicembre 1996 Grillo consacrò la diocesi al Cuore Immacolato di Maria come aveva chiesto la Vergine in un’ apparizione. Anche i successori di Grillo, da monsignor Carlo Chenis all’ attuale, Luigi Marrucci, hanno continuato sulla stessa linea incoraggiando e favorendo la devozione popolare verso la Madonnina. Il 15 marzo del 2005 la chiesa di Sant’ Agostino, parrocchia dei Gregori, è stata elevata a Santuario della Madonna delle Lacrime. Che senso ha fare tutte queste cose se si credesse che l’ evento, alla base, è falso?».

- È vero che la copia di quella statuina, conservata ora in casa della famiglia Gregori, trasuda olio profumato? Si è indagato su questo fenomeno?

«Sì, la statua, identica all’ originale, è stata donata ai Gregori dal cardinale polacco Andrzej Maria Deskur, amico intimo di Giovanni Paolo II. Dal 1995 ha avuto fenomeni particolari, ai quali hanno assistito numerosi testimoni, come trasudare olio profumato in occasione di feste particolari o quando ci sono gruppi di persone che pregano. Il liquido è stato fatto analizzare dall’ Università Gemelli di Roma ed è risultato essere un olio di essenze odorose di proprietà vegetale. In occasione della morte di Wojtyla, il 2 aprile 2005, ha pianto lacrime naturali».

Fonte: Famiglia Cristiana

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Santa Francesca Romana e la visione del figlio in ParadisoVerso la fine dell'anno 1413, mentre in Roma la signora France...
02/06/2026

Santa Francesca Romana e la visione del figlio in Paradiso

Verso la fine dell'anno 1413, mentre in Roma la signora Francesca de Ponziani passava quasi l'intera notte in preghiera, come faceva non di rado, una luce straordinaria si diffuse nella camera e improvvisamente le apparve il figlio novenne Giovanni Evangelista, morto santamente da poco tempo.

«Aveva il medesimo abito, la medesima statura, gli stessi atteggiamenti, la medesima fisionomia di lui vivo, ma - rilevano tutti gli storici - era di una bellezza incomparabilmente superiore. Evangelista non era solo. Un altro giovanetto della medesima età, benché di un aspetto ancor più risplendente, gli stava al fianco...».

Il suo primo moto fu quello di abbracciare il figlio e rivolgergli domande: «Stai bene, caro figlio? Qual è il tuo posto in cielo? Che fai? Ti ricordi di tua madre?».

Stese le braccia per stringerlo, ed egli non si sottrasse alla sua tenerezza. Guardandola con sorriso dolce le disse: «La nostra unica occupazione è di contemplare l'abisso infinito della bontà divina, di lodare e benedire sua Maestà (Dio) con un profondo rispetto, una viva gioia e un perfetto amore. Essendo tutti assorti in Dio [...] non possiamo avere nessun dolore, godiamo di una pace eterna, non possiamo volere e non vogliamo che quello che sappiamo gradito a Dio, che è tutta la nostra beatitudine».

Poi le disse di trovarsi nel coro della gerarchia meno elevato, nel coro degli arcangeli, e che il compagno comparso con lui era un arcangelo, che Dio lo mandava a lei per sua consolazione, perché rimanesse con lei per tutto il resto della sua vita, sempre visibile agli occhi del corpo.

Dopo circa un'ora di colloquio, Evangelista scomparve e l'angelo rimase.

Fonte: Berthem-Bonto, Santa Francesca Romana e il suo tempo, SEI, Torino 1943, pp. 135-137 e sito Maria a Medjugorje

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La straordinaria promessa di Gesù a chi recita questa CoroncinaPer l'appartenenza alla Chiesa e con il sacramento dell'U...
02/06/2026

La straordinaria promessa di Gesù a chi recita questa Coroncina

Per l'appartenenza alla Chiesa e con il sacramento dell'Unzione degli infermi, il moribondo ha la possibilità di un grandissimo aiuto di grazie per il passaggio all'altra vita. Purtroppo una gran parte degli uomini muore senza l'assistenza di un sacerdote. Per questo, attraverso Sr. Faustina, Gesù ci ha rivelato la coroncina della Divina Misericordia. Essa non può sostituire il sacramento dell'Unzione dei malati e soprattutto il "viatico", l'ultima Comunione, ma è ugualmente un aiuto prezioso, con il quale possiamo particolarmente assistere il morente nell'ultima sua lotta. Gesù promette: "Nell'ora della morte difenderò con la mia gloria ogni anima che reciterà questa coroncina". (811) "Chiunque la reciterà, otterrà tanta Misericordia nell'ora della morte. ... Anche se si trattasse del peccatore più incallito, se recita questa coroncina una volta sola, otterrà la grazia della Mia infinita Misericordia". (687) "Poi mi metterò fra il Padre e l'anima agonizzante non come giusto Giudice, ma come Salvatore misericordioso ". (1541)

Questa promessa è valida, anche se sono altri a pregare per l'agonizzante: "Quando vicino ad un agonizzante viene recitata questa Coroncina, l'imperscrutabile Misericordia avvolge l'anima". Sr. Faustina poté sperimentare spesso la forza di questa preghiera. Lei racconta: "Una volta in un ospedale sono entrata in una stanza dove si trovava una donna in agonia, ad un tratto sentii nell'anima una voce: "Recita la coroncina che ti ho insegnato." Corsi a prendere il rosario, mi inginocchiai vicino all'agonizzante e cominciai con tutto il fervore dello spirito a recitare la coroncina Improvvisamente l'agonizzante aprì gli occhi, guardò verso di me e non riuscii a terminare tutta la coroncina che essa era già morta in una misteriosa serenità. Pregai fervorosamente il Signore, perché mantenesse la promessa che mi aveva fatto per la recita della coroncina. Il Signore mi fece conoscere che quell'anima aveva ottenuto la grazia che Egli lui aveva promesso. Quell'anima fu la prima che sperimentò la promessa del Signore. Sentii come la potenza della misericordia avvolgeva quell'anima". (810) Questo i presenti non devono necessariamente avvertirlo.

Faustina aveva compreso: "La misericordia di Dio talvolta raggiunge il peccatore all'ultimo momento in modo singolare e misterioso. Apparentemente sembra che tutto sia perduto, ma non è così. L'anima, illuminata dal raggio di una vigorosa ultima grazia divina, si rivolge a Dio all'ultimo momento con un tale impeto d'amore che in un attimo ottiene da Dio il perdono delle colpe e delle pene... Sia pure durante l'agonia, Iddio misericordioso dà all'anima un lucido momento interiore, in cui, se l'anima vuole, ha la possibilità di tornare a Dio ". (1698)

Una volta entrai un momento in ca****la, Gesù mi disse: "Figlia mia, aiutami a salvare un peccatore in agonia. Recita per lui la coroncina che ti ho insegnato". La santa fece ciò che Gesù le aveva chiesto. "Quando cominciai a recitare la coroncina, vidi quel moribondo fra atroci tormenti e lotte. Era difeso dall'angelo custode, il quale però era come impotente di fronte alla grande miseria di quell'anima, ma mentre recitavo la coroncina vidi Gesù nell'aspetto in cui è dipinto nell'immagine. I raggi che uscivano dal Cuore di Gesù avvolsero il malato e le potenze delle tenebre fuggirono provocando scompiglio. Il malato spirò serenamente". (1565)

"Oh, quanto bisogno di preghiere hanno le anime agonizzanti! O Gesù, ispira le anime a pregare spesso per gli agonizzanti ". (1541)

Coroncina della Divina Misericordia
Per recitare la Coroncina della Divina Misericordia si può usare una semplice corona del Rosario. Si segue questa sequenza:

1. Segno della Croce
2. Padre Nostro
3. Ave Maria
4. Credo (Simbolo degli apostoli)

5. Su ogni grano maggiore del Rosario, quando si dice normalmente il Padre Nostro, si dica:

Eterno Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue, l’anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Signore nostro Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.

6. Su ogni grano minore del Rosario, quando si dice normalmente l’Ave Maria, si dica:

Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.

7. Invocazione. Alla fine della corona, si dice la preghiera seguente tre volte:

Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.

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"Io sono guarita nell'anima": la straordinaria testimonianza di Carlotta NobileAnnunciata come «una donna eccezionale» d...
01/06/2026

"Io sono guarita nell'anima": la straordinaria testimonianza di Carlotta Nobile

Annunciata come «una donna eccezionale» dalla mistica centenaria Madre Raffaelina Borruto prima ancora che ne si sapesse il sesso, Carlotta Nobile (Roma, 20 dicembre 1988 – Benevento, 16 luglio 2013) fin da bambina manifestò una sensibilità profonda e tormentata, testimoniata da vari scritti: «La mia storia sarà diversa» scrisse al papà a 8 anni. Mostrò presto un singolare talento che la lanciò in una sorprendente e precoce carriera violinistica di livello nazionale, coltivata nelle maggiori accademie europee e coronata con la vittoria di vari prestigiosi concorsi. Parallelamente a ciò, pubblicò due libri e si laureò con lode in Storia dell’Arte, proseguendo gli studi a New York e a Cambridge. Severa ed esigente con se stessa, con «l’amore intorno e la disciplina dentro» -come scrisse-, durante l’adolescenza vide sbiadire la fede dell’infanzia.

Nel pieno dei suoi 22 anni, arrivò però la diagnosi di un melanoma. Dopo una prima reazione di rabbia nei confronti di un destino che percepiva come ingiusto, dalla domanda «Perché a me?» passò presto al «Perché non a me?», dopo aver realizzato che quella frenetica ed inconscia ricerca di perfezione che la tormentava da anni era un’illusione e dopo aver iniziato ad amarsi in un modo nuovo rispettando i propri limiti. «Odio essere compatita» -disse- e per questo proseguì la sua carriera non rivelando quasi a nessuno la sua malattia. Bisognosa comunque di comunicare quel che provava, nell’aprile 2012 aprì il blog anonimo “Il Cancro E Poi_”, col quale infuse coraggio e speranza a migliaia di persone, invitando il prossimo a vedere il cancro non solo come un nemico, ma come un maestro: «Io non so più neanche quanti centimetri di cicatrici chirurgiche ho. -scrisse- Ma li amo tutti, uno per uno, ogni centimetro di pelle incisa che non sarà mai più risanata. Sono questi i punti di innesto delle mie ali.»

Alternò la sua vita tra concerti e ospedali ed aderì ai “Donatori di Musica” per offrire note e speranza ai pazienti oncologici, senza però rivelare di essere anch’ella malata. Il 4 marzo 2013 a Milano, al risveglio da un coma, scoprì di aver ricevuto il dono di una radicale Fede in Cristo. Scrisse: «Io sono guarita nell’anima. In un istante, in un giorno qualunque, al risveglio da una crisi. Ho riaperto gli occhi ed ero un’altra. E questo è un miracolo. C’è un disegno più grande. Perché ora FINALMENTE sono sana dove non lo ero da due anni, cioè DENTRO, nell’anima!!!!».

Carlotta rimase poi folgorata dall’omelia di Papa Francesco della Domenica delle Palme: «Voi giovani dovete portare la Croce con Gioia!». Il Venerdì Santo del 2013 a Roma, desiderosa di confessarsi, incontrò colui che diventerà il suo confessore, Don Giuseppe Trappolini, parroco di San Giacomo in Augusta, il quale, stupito dalla testimonianza della ragazza, ne scrisse al Pontefice. La risposta non tardò ad arrivare: il Papa telefonò in parrocchia. «Questa ragazza mi dà coraggio» disse. Proprio in quel momento Carlotta cadeva in una crisi cerebrale all’ospedale di Carrara e, dopo aver ripreso conoscenza, ebbe un’apparizione trinitaria: sdraiata sul letto nella sua stanza, vide un Triangolo di luce sulla parete.

Con gioia scrisse allora al Papa: «Caro Papa Francesco, Tu mi hai cambiato la vita. Io sono onorata e fortunata di poter portare la Croce con Gioia a 24 anni. So che il cancro mi ha guarita nell'anima, sciogliendo tutti i miei grovigli interiori e regalandomi la Fede, la Fiducia, l'Abbandono e una Serenità immensi proprio nel momento di maggior gravità della mia malattia. Io confido nel Signore e, pur nel mio percorso difficile e tormentato, riconosco sempre il Suo aiuto. Caro Papa Francesco, Tu mi hai cambiato la vita. Vorrei rivolgerTi una preghiera... Avrei un desiderio immenso di conoscerTi e, anche solo per un minuto, pregare il Padre Nostro insieme a Te! "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" e "Liberaci dal male" Amen. Affido questo mio sogno a don Giuseppe e confido in Dio! Prega per me Santo Padre. Io prego per Te ogni giorno. Carlotta».

L’incontro con il Papa non potrà mai esserci: nel maggio 2013 le condizioni di Carlotta peggiorarono e allora tornò nella sua casa di Benevento, dove trascorse i suoi ultimi tre mesi. Nonostante sofferenze indicibili, davanti agli occhi sbalorditi della famiglia, visse un paradossale stato di grazia e di serenità, senza mai un lamento, nella preghiera. Il cappuccino Padre Giampiero Canelli la ascoltò nell’ultima Confessione: «Quasi fu lei ad incoraggiare me!» racconterà.

Nei primi giorni di luglio, Carlotta disse al fratello: «Io ho guadagnato la Fede, non quella delle litanie o altro, ma quella dell’affidarsi al Padre». Il 14 Carlotta disse ai familiari «È finita!», ma sorrideva. Quella notte, l’ultima della sua vita, già in pieno travaglio respiratorio, il padre la sentì sussurrare ripetutamente, guardando il soffitto: «Signore, ti ringrazio. Signore, ti ringrazio. Signore, ti ringrazio». Il giorno successivo, poco prima di morire, rivolse con fatica ai suoi cari e al suo fidanzato l'ultimo saluto: «I miei tre uomini meravigliosi: papà, Alessandro e Matteo. La mia dolce mamma» e poi, accarezzando la guancia della mamma, «Cosa voglio di più?! Io sono fortunata».

Carlotta morì a 24 anni allo scoccare del 16 luglio 2013, giorno della Madonna del Carmelo. La sua testimonianza, diffusasi sul web e sulle televisioni, ha fatto il giro del mondo, dagli Stati Uniti al Sud Sudan, dall’Ungheria al Messico, e continua ad aprire i cuori di tanti, in particolare giovani e malati, tanto che nel febbraio 2018 è stata inserita dalla Santa Sede tra i “Giovani Testimoni” per il Sinodo dei Vescovi.

Fonte: Sito ufficiale di Carlotta Nobile

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Il mistero del corpo intatto di Bernadette Soubirousdi Vittorio MessoriCon un congresso a Rimini, sono iniziate la setti...
01/06/2026

Il mistero del corpo intatto di Bernadette Soubirous

di Vittorio Messori

Con un congresso a Rimini, sono iniziate la settimana scorsa le celebrazioni per i cento anni dell’ Unitalsi. Sigla dal suono un po’ burocratico che nasconde, in realtà, l’impegno generoso di trecentomila persone, presenti in ogni diocesi, per portare malati e sani soprattutto a Lourdes, ma pure negli altri luoghi sacri del cattolicesimo.

Gli inizi, nel 1903, si devono a un anticlericale romano, Giambattista Tommasi, che voleva suicidarsi nella grotta stessa di Massabielle, anche per protestare contro «l’ oscurantista superstizione cattolica». In realtà, non soltanto la pi***la gli cadde dalle mani ma, convertito di colpo, dedicò il resto della sua vita ad aiutare infermi poveri a raggiungere le sponde del fiume Gave. Anche a questa Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali (oltre che alla consorella più giovane ma altrettanto attiva, l’ Oftal, Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes) si devono le statistiche che inquietano un poco l’ orgoglio transalpino. I pellegrini italiani, cioè, sono spesso, nella cittadina pirenaica, più numerosi di quelli francesi.

Chi conosce Lourdes sa che tutti, lì, s’ingegnano a parlare un po’ d’italiano, i quotidiani della Pen*sola sono in edicola sin dal primo mattino, nei bar si serve solo caffè espresso, negli alberghi la pasta è impeccabilmente al dente. E proprio alla generosità degli aderenti all’Unitalsi, all’ Oftal e, in genere, degli italiani, si devono grandi strutture di accoglienza che uniscono l’ efficienza al calore affettuoso dell’ assistenza. Tra le poche parole della bianca Signora ci sono quelle del 2 marzo 1858: «Desidero che si venga qui in processione».

A parte la Francia, in nessun altro Paese come l’Italia quell’esortazione è stata presa tanto sul serio: e l’ afflusso non accenna a diminuire; anzi, cresce di anno in anno. Qualcuno, però, alla recente assemblea di Rimini faceva notare che, se i pellegrini a Lourdes hanno superato i cinque milioni all’anno, sono soltanto mezzo milione – uno su dieci – quelli che visitano anche Nevers. Molti, da tempo, chiedono maggior impegno alle Associazioni perché vengano incrementati gli arrivi in questa città sulla Loira, quasi a metà strada tra Lione e Parigi. Legata anch’ essa all’ Italia (ne furono duchi i Gonzaga di Mantova), Nevers ha in serbo per i devoti della Immacolata una sorpresa emozionante. Noi stessi abbiamo visto pellegrini scoppiare di colpo in singhiozzi a una vista imprevista e sconvolgente.

Entrati nel cortile del convento di Saint Gildard, Casa madre delle «Suore della Carità», si accede alla chiesa attraverso una porticina laterale. La semioscurità, perenne in questa architettura neogotica dell’ Ottocento, è rotta dalle luci che illuminano una artistica cassa funeraria in vetro. Il piccolo corpo (un metro e quarantadue centimetri) di una religiosa sembra dormire con le mani giunte attorno a un rosario e il capo reclinato sulla sinistra. Sono le spoglie, intatte a 124 anni dalla morte, di santa Bernadette Soubirous, colei sulle cui misere spalle di malata cronica poggia il peso del più frequentato santuario del mondo. Lei sola, infatti, vide, ascoltò, riferì il poco che le disse: Aquerò («Quella là», in dialetto della Bigorre), testimoniando con la sua sofferenza ininterrotta la verità di quanto le era stato annunciato: «Non vi prometto di essere felice in questa vita ma nell’ altra».

Al noviziato di Nevers, Bernadette giunse nel 1866. Senza mai muoversi, («Sono venuta qui per nascondermi», disse arrivando) vi trascorse 13 anni, fino alla morte, il 16 aprile 1879. Non aveva che 35 anni, ma il suo organismo era consumato da una serie impressionante di patologie, alle quali si erano aggiunte le sofferenze morali. Quando la sua bara fu calata nel caveau, scavato nella terra, di una ca****la nel giardino del convento, tutto lasciava supporre che quel minuscolo corpo mangiato anche da cancrene si sarebbe presto dissolto. In realtà, proprio quel corpo è giunto intatto sino a noi, anche negli organi interni, sfidando ogni legge fisica. Uno storico e scienziato gesuita, il padre André Ravier, ha pubblicato di recente i resoconti completi delle tre riesumazioni, basandosi su una documentazione inattaccabile. In effetti, nella Francia anticlericale tra Otto e Novecento, a ogni apertura del sepolcro assistettero, sospettosi, medici, magistrati, funzionari della polizia e del Comune. I loro rapporti ufficiali sono stati tutti conservati dalla pignola amministrazione francese.

La prima riesumazione, per l’ inizio del processo di beatificazione, avvenne nel 1909, trent’ anni dopo la morte. All’ apertura della cassa, alcune anziane suore, che avevano visto Bernadette sul letto di morte, svennero e dovettero essere soccorse: ai loro occhi la consorella apparve non soltanto intatta, ma come trasfigurata dalla morte, senza più i segni della sofferenza sul volto. Il rapporto dei due medici è categorico: l’ umidità era tale da avere distrutto gli abiti e persino il rosario, ma il corpo della religiosa non era stato intaccato, tanto che anche denti, unghie, capelli erano tutti al loro posto e pelle e muscoli si rivelavano elastici al tatto. «La cosa – scrissero i sanitari, confermati dai rapporti dei magistrati e dei gendarmi presenti – non appare naturale, visto anche che altri cadaveri, sepolti nello stesso luogo, si sono dissolti e che l’ organismo di Bernadette, flessibile ed elastico, non ha subito nemmeno una mummificazione che ne spieghi la conservazione».

La seconda riesumazione avvenne dieci anni dopo, nel 1919. I due medici, stavolta, erano famosi primari e ciascuno, dopo la ricognizione, fu isolato in una stanza perché scrivesse il suo rapporto senza consultarsi con il collega. La situazione, scrissero entrambi, era rimasta la stessa della volta precedente: nessun segno di dissoluzione, nessun odore sgradevole. La sola differenza era un certo scurimento della pelle, dovuto probabilmente al lavaggio del ca****re, dieci anni prima.

La terza e ultima ricognizione fu nel 1925, alla vigilia della beatificazione. A quarantasei anni dalla morte – e alla consueta presenza delle autorità non solo religiose, ma anche sanitarie e civili – sul ca****re, ancora intatto, si poté procedere senza difficoltà all’ autopsia. I due luminari che la praticarono pubblicarono poi una relazione su una rivista scientifica, dove segnalarono all’ attenzione dei colleghi il fatto (che giudicavano «più che mai inspiegabile») della conservazione perfetta anche degli organi interni, compreso il fegato, destinato più di ogni altra parte corporea a una rapida decomposizione. Vista la situazione, si decise di mantenere accessibile alla vista quel corpo che appariva non di una morta, ma di una dormiente in attesa del risveglio. Sul viso e sulle mani fu applicata una leggera maschera, ma solo perché si temeva che i visitatori fossero colpiti dalla pelle scurita e dagli occhi, intatti sotto le palpebre, però un po’ infossati.

E’ certo, comunque, che sotto quella sorta di maquillage e sotto quell’ abito antico delle «Suore della carità», c’ è davvero la Bernadette morta nel 1879, fissata misteriosamente, e per sempre, in una bellezza che il tempo non le ha tolto ma restituito. Qualche anno fa, per un documentario per Rai Tre, mi fu concesso di far girare di notte, per non disturbare i pellegrini, delle immagini ravvicinate mai permesse prima. Una suora aperse il vetro della cassa, capolavoro di oreficeria. Esitante, toccai con un dito una delle piccole braccia della minuscola Santa. La sensazione immediata di elasticità e di freschezza di quella carne, morta per il «mondo» da più di 120 anni, resta per me tra le emozioni incancellabili. Davvero, non sembrano avere torto, tra Unitalsi e Oftal, a voler richiamare l’ attenzione sull’ enigma di Nevers, spesso ignorato dalle f***e che convergono sui Pirenei.

Bernadette, l’ ultimo mistero di Lourdes Quel corpo intatto dimenticato dai fedeli (di Vittorio Messori)

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