San Benedetto Giuseppe Labre

San Benedetto Giuseppe Labre Santuario di San Benedetto Giuseppe Labre
Casa dove il santo pellegrino ha vissuto le sue ultime ore ed è tornato alla casa del Padre

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18/05/2026

Al mondo,
immerso nell’egoismo e nella ingiustizia,
tu sei venuto, Signore
a dire una parola nuova.
Ci hai parlato di amore e di fraternità,
e ci hai rivelato l’esistenza di un Padre che ama tutti
infinitamente
e tutti vuole fratelli;
e hai lasciato tale messaggio come testamento
perché fosse diffuso nel mondo.
Ma ancora molti non lo conoscono,
e cercano di risolvere i loro problemi
attraverso la giustizia,
rimanendone, spesso, delusi.
Questa nostra povertà invoca aiuto da te.
E tu, Signore
ti sei degnato di chiamarci
perché diveniamo tua risposta ai fratelli,
vivendo noi per primi il comandamento dell’amore
e ripetendo a tutti che la fraternità,
più che la sola giustizia,
può risolvere i problemi dell’uomo.
Noi desideriamo compiere la missione
che ci hai affidato
e parlare di amore e di fraternità.
Per questo, Signore,
dacci il dono della parola
e il coraggio della testimonianza.
Aiutaci a divenire forza capace di edificare
un mondo nuovo,
in cui vivere quali figli di uno stesso Padre celeste
e dell’unica madre Maria,
fratelli in te,
discepoli fedeli della tua Chiesa.
Donaci la forza dello Spirito
per essere costruttori di un mondo
in cui tutti gli uomini possano e sappiano vivere
da fratelli.
Amen

Maria, madre e sorella nostra,
Aiutaci a divenire fratelli.

Guglielmo Giaquinta
Preghiere, edizioni Pro Sanctitate

www.guglielmogiaquinta.org

11/05/2026

Chi è il santo?
(...)
Si è parlato della storia dell’amore, della dialettica del massimo e del realismo dell’amore di Cristo.
Tutti siamo chiamati a prendere sul serio tali principi e ad attuarli in noi: è, questa, una vocazione universale.
Ma prendere sul serio tale vocazione significa accettare le conseguenze pratiche della esigenza divina manifestata nel suo piano di amore, metterci anche noi sulla linea della dialettica del massimo, abbandonando il nostro minimismo spirituale, accettare la provocazione all’amore totale racchiusa nella realtà della croce di Cristo.
Dove conduce tale cammino?
Non certo nel contentarsi del minimo indispensabile per salvarsi dall’inferno o per vivere in grazia o per compiere i cosiddetti «doveri del buon cristiano».
L’amore è sguardo al Padre che ci ha amato fino al punto di non risparmiare il proprio figlio per noi (Rm 8, 32); è ascolto della Parola divina, Gesù Verbo Incarnato, il quale è venuto a rivelare il mistero ineffabile di un Padre che ci ama infinitamente e vuole la totalità del nostro amore; è docilità all’azione dello Spirito che, dentro di noi, implora verso l’alto e forma, come in Maria, le fattezze del divino e, fuori di noi, ci parla attraverso la rivelazione passata e il magistero attuale della gerarchia della Chiesa.
Quando tale amore non sia teoria ma incarnazione di vita noi lo chiamiamo santità e colui che ne è portatore è il santo.
Ma chi può autodefinirsi portatore di tale pienezza e quindi santo, e quale autorità ha, in terra, il potere di dare un tale giudizio nei confronti di chi non ha ancora varcato la soglia dell’eterno?
Nessuno e nessuna. Ciò significa che tutti viviamo nello stato di povertà congenita e con l’esperienza della nostra miseria ma, insieme, dobbiamo avere la volontà e il desiderio fattivo di lasciarci afferrare dall’amore trascinante di Cristo verso la pienezza dell’incontro con il Padre.
Cogliamo qui il punto cruciale della nostra santità umana.
Siamo delle povere creature ‑ S. Paolo direbbe, vasi di argilla (2Cor 4, 7) ‑ che attratti dalla voce del Padre (S. Ignazio scriveva: «L’acqua viva mormora dentro di me e mi dice “vieni al Padre”», Rom. VII) ci sforziamo con sincerità e umiltà di camminare verso di Lui con la totalità del nostro essere.
Totalità: e qui ritorna il precetto del Vecchio e del Nuovo Testamento: con tutto il cuore, lo spirito, l’anima, le forze.
Del nostro essere: e cioè di noi stessi; che è quanto dire: anima e corpo; individuo, collettività e società; spirituale e materiale; pensiero, sentimento, volontà; tempo ed eternità.
Siamo coinvolti in ogni nostra parte e in ogni nostro momento in questa tensione verso la pienezza dell’amore che il Padre ci ha mostrato nel Figlio. Ed è quindi logico che anche i comuni termini di dovere, peccato, sanzioni e cose del genere, pur conservando la loro oggettiva verità, siano superati da chi ha scelto altre mete e altre misure.
E questo non perché si abbia la certezza di essere arrivati, giacché S. Paolo è esplicito nel suo ammonimento: chi sta in piedi si guardi con attenzione, perché potrebbe cadere (1Cor 10, 12); ma perché l’esigenza dell’amore, apparsa a noi nella tragica realtà di un Cristo crocifisso per amore, non ci consente di «misurare» una risposta di amore ad un amore datoci senza misura.
Chi è santo?
Nessuno, perché nessuno può dire di essere arrivato alla pienezza della corrispondenza dell’amore.
Chi è il santo?
Ogni uomo che con la sincerità e la passione di cui è capace la sua anima cerca di camminare decisamente verso tale pienezza.
Il santo allora è un uomo non completo che aspira alla completezza; l’affamato di un amore che egli possiede già, ma solo parzialmente; una creatura bisognosa dei fratelli a cui cerca di dare non il superfluo della sua abbondanza ma tutto ciò che gli è possibile; un uomo immerso nell’oggi ma che guardando l’eterno cerca di anticiparlo, secondo le sue possibilità, nel tempo che egli vive.
Egli è l’uomo di Dio, di cui sente sempre più prepotente il bisogno; è l’uomo degli uomini che sente appassionatamente suoi fratelli.
Il santo è il capolavoro di Dio e degli uomini; colui di cui ha bisogno Dio e che, insieme, esprime l’ideale degli uomini.
Il santo è il luogo dove s’incontra il divino e l’umano; è la continuazione nel tempo dell’amore redentivo e cioè del Verbo che si è fatto carne per inserirci nel suo processo di amore.
È per questo che solo Gesù, uomo‑Dio, è il vero santo. Ma dopo di Lui e nella sua forza, tutti devono camminare verso l’amore del Padre e sono quindi chiamati alla santità.

Guglielmo Giaquinta
L'amore è rivoluzione, edizioni Pro Sanctitate

www.guglielmogiaquinta.org

02/05/2026

Signore, donaci dei santi.
Donaci degli uomini di Dio,
degli uomini per cui Dio sia tutto.
Donaci degli uomini
pieni di amore per te,
che non vivano se non per te.
Donaci degli uomini
che non si possano guardare senza vederti,
ascoltare senza sentirti,
degli uomini
che strappino il mondo dal suo materialismo,
imponendogli l’evidenza della tua salvezza.
Signore, noi abbiamo bisogno di santi.
Tu che sei l’autore
ed il coronatore della santità,
suscitali dovunque,
tra i poveri come tra gli abbienti,
tra gli umili come tra i sapienti,
tra chi vive nel mondo e lo deve consacrare
con la sua testimonianza,
come tra chi ha rinunziato al mondo per affermare
la tua trascendenza.
Fa’ che ognuno comprenda
che la santità è dono e conquista;
che il santo è il cristiano,
come il cristiano è l’uomo secondo Dio,
cioè l’uomo integrale.
Fa’ che ognuno voglia divenire
quello che tu l’hai fatto essere,
percorrendo la via dei giusti,
che è come la luce dell’alba
che va crescendo fino al giorno perfetto.
Signore, abbiamo bisogno di santi
perché abbiamo bisogno di salvezza.
Signore, donaci dei santi!

Guglielmo Giaquinta
Preghiere, edizioni Pro Sanctitate

www.guglielmogiaquinta.org

14/04/2026

In occasione della memoria liturgica di San Benedetto Giuseppe Labre, 16 aprile 2026, la Parrocchia di Santa Maria ai Monti ha organizzato piccolo programma delle celebrazioni e iniziative.

Lunedì 13 aprile alle ore 19.30 conferenza dal titolo "San Benedetto Giuseppe Labre, pellegrino sulle strade d'Europa", tenuta dal Rev.do Don Paolo Asolan.

Il momento centrale delle celebrazioni si terrà giovedì 16 aprile, giorno della memoria liturgica del Santo. Per l'intera giornata sarà possibile partecipare all'ostensione straordinaria delle reliquie ex ossibus di San Benedetto Giuseppe Labre. Il programma pomeridiano prevede la recita del Santo Rosario alle 18.30, seguita alle 19.00 dalla solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal parroco, Mons. Francesco Pesce.

Sempre nella giornata del 16 aprile, il Santuario dedicato al Santo in via dei Serpenti 2 sarà aperto alle visite dei fedeli la mattina dalle 9.00 alle 13.00 e nel pomeriggio dalle 15.00 alle 18.30. La struttura è custodita dalle Oblate Apostoliche Pro Sanctitate.

Parallelamente alle celebrazioni, la Parrocchia annuncia che è impegnata in un significativo progetto di tutela e valorizzazione del proprio patrimonio storico. È in corso un intervento di restauro di alcune matrici calcografiche del XIX secolo raffiguranti il Santo, conservate presso l'Archivio Storico Parrocchiale.

09/04/2026
Gesù non è stato un rivoluzionario, ma il primo, il grande, l’unico rivoluzionario. Gli altri, venuti prima o comparsi d...
20/03/2026

Gesù non è stato un rivoluzionario, ma il primo, il grande, l’unico rivoluzionario. Gli altri, venuti prima o comparsi dopo, hanno appena una scintilla della sua realtà irrepetibile.
La sua rivoluzione ha come scopo il cammino verso una utopia che non è sogno, non chimera, non assurdità, ma strada verso una meta tanto alta quanto il cielo, quando l'altezza del Padre (Mt 5, 48), e quindi fuori del traguardo strettamente umano e perciò (etimologicamente) utopica. E non temiamo che nella nostra forma di utopia esista quella compensazione immaginaria di cui parla De Lubac o il pericolo di un “facile alibi per sottrarsi a responsabilità immediate” (Paolo VI, Octogesima adveniens, n. 37).
L'utopia di Cristo è il regime personale e sociale dell'amore; di un amore al Padre e ai fratelli che abbia il grado della totalità (con tutto il cuore, Mt 22, 37) e la forza della consumazione (come lo vi ho amato: fino alla morte, Gv 13, 34).
Cristo è il grande rivoluzionario che è venuto a ribaltare i termini della storia (saremmo tentati di dire, a farci camminare con i piedi poggiati sulle stelle, cittadini dell'eterno), a ripeterci che vivere è amare, e l'amore è la vita e l'odio è la morte.
Gesù è il rivoluzionario dell'amore e il suo amore è rivoluzione.
La nostra collocazione? Semplicissima: dietro a Lui. In una decisione di contestazione di quanto non è amore, di volontà di attuazione di tutto ciò che è amore; in una umile confessione che purtroppo anche noi corriamo il rischio di essere dei dicitori di tali verità e incapaci di sottometterci all'azione purificatrice dello Spirito che tutti ci vuole trasformare in autentici rivoluzionari dell'amore.
Questo volume, L'Amore è rivoluzione, ha il desiderio di tratteggiare questo cammino dietro il Maestro e di avvertire, discretamente, che non siamo stati noi a scoprire tale percorso perché con noi, prima e dopo di noi, di anime che hanno avvertito l'amore come rivoluzione ce ne sono state e ce ne sono più di quanto si possa immaginare.

Guglielmo Giaquinta, L’amore è rivoluzione
edizioni Pro Sanctitate

’amore

La storia della Chiesa offre figure di santi dalla fisionomia profondamente diversa l’una dall’altra: come i volti umani...
01/11/2025

La storia della Chiesa offre figure di santi dalla fisionomia profondamente diversa l’una dall’altra: come i volti umani differiscono e nessuno è uguale all’altro e come le impronte digitali sono strettamente personali e in qualche modo irrepetibili, così i santi. S. Francesco non è S. Benedetto, S. Ignazio di Loyola non è S. Ignazio di Antiochia e così via. C’è però qualcosa che li unisce, qualche elemento essenziale presente in ciascuno di essi. È il rapporto con lo Spirito Santo, il quale attraverso i santi opera il processo di sacramentalizzazione.
Il santo è infatti, contemporaneamente, risposta e parola dello Spirito Santo. Ad un mondo che ha bisogno, che si trova in situazioni di difficoltà sia pure diverse da periodo a periodo, che geme, implora, innalza la preghiera verso l’alto, Dio manda il santo, il quale diventa la sua risposta, più specificamente la risposta dello Spirito ai bisogni del tempo. La storia ce ne dà atto quando ci presenta un S. Benedetto che salva la civiltà occidentale, un S. Ignazio di Loyola che reagisce con la sua Compagnia all’errore luterano nel periodo della post riforma, una meravigliosa fioritura di santi quali S. Gaetano da Thiene, S. Filippo Neri, S. Francesco Saverio e molti altri che si contrappongono al lassismo del ‘500 e del ‘600, e più recentemente S. Giuseppe Cottolengo, S. Giovanni Bosco che danno una risposta alle esigenze sociali; ed ancora si potrebbero citare, dei nostri tempi, Don Orione, Don Alberione e molti altri. Contemporaneamente il santo è parola, cioè dice al mondo la parola dello Spirito.
Da una parte quindi vi è lo Spirito che risponde alle esigenze del mondo, dall’altra il santo, che deve diventare parola dello Spirito. Egli viene mandato con un compito determinato nei confronti delle esigenze del mondo e deve rispondere con la sua parola. Questo pone degli interrogativi e porta a riflettere sul fatto di essere dei chiamati alla santità oggi, cioè in questo momento storico per essere risposta e parola.

Guglielmo Giaquinta, La santità
edizioni Pro Sanctitate

Indirizzo

Via Dei Serpenti 2
Rome
00184

Telefono

+3906486442

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