Parrocchia SS. Perpetua e Felicita

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Pensiero del giornoOsservavano per vedere se guariva in giorno di sabato7 Settembre 2026Buongiorno amici e buona giornat...
07/09/2026

Pensiero del giorno

Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato

7 Settembre 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù Cristo. Oggi chiamati perché il Padre che abbiamo nei cieli, vuol fare di noi un solo popolo in cammino verso la sua gloria. Uniti a Cristo, speranza nostra, acclamiamo: O Dio, fortifica i nostri cuori! Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Lc 6,6-11

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Commento:

Il Vangelo di oggi ci mostra due modi di vedere le cose: lo sguardo di Gesù e lo sguardo dei farisei. Gesù vede la sofferenza di un uomo. Gli scribi e i farisei vedono un caso da esaminare (se Gesù lo guarisce o meno in giorno di sabato). Per Gesù è occasione per curare, per amare, per guarire; per i farisei la sofferenza di quest’uomo dalla mano inaridita è occasione per accusare Gesù. Come è strano l’uomo! Spesso si è così chiusi nei pregiudizi, nei rancori che non ci si ferma neanche davanti alla sofferenza. Conosco gente che ha tagliato i ponti con altri parenti, con persone una volta amiche, così rancorose, dal cuore così indurito che neanche davanti alla malattia hanno deposto le armi della vendetta, del rancore, dell’odio o dell’indifferenza. Eppure a Gesù non importa dello sguardo accusatorio degli scribi e dei farisei, a Lui sta a cuore l’uomo, quest’uomo sofferente. È consapevole che la guarigione di quest’uomo gli avrebbe procurato problemi ma l’amore non si ferma davanti a ciò. Non c’è una legge che possa impedire di fare del bene. Davanti a questo Vangelo domandiamoci quale sguardo abbiamo sulle persone: quello di Gesù o quello degli scribi di questo Vangelo? La sofferenza della gente, anche quella meno simpatica, muove il nostro cuore alla compassione che si fa presenza?

Meditazio:

«Nei Vangeli, molte pagine raccontano gli incontri di Gesù con i malati e il suo impegno a guarirli. Gesù non si è mai sottratto alla loro cura. Non è mai passato oltre, non ha mai voltato la faccia da un’altra parte. E quando un padre o una madre, oppure anche semplicemente persone amiche gli portavano davanti un malato perché lo toccasse e lo guarisse, non metteva tempo in mezzo; la guarigione veniva prima della legge, anche di quella così sacra come il riposo del sabato. I dottori della legge rimproveravano Gesù perché guariva il sabato, faceva il bene il sabato. Ma l’amore di Gesù era dare la salute, fare il bene: e questo va sempre al primo posto!» (Papa Francesco).

Pensiero del giornoSe ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello6 Settembre 2026Buongiorno amici e buona XXIII domeni...
06/09/2026

Pensiero del giorno

Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello

6 Settembre 2026

Buongiorno amici e buona XXIII domenica del T.O. Oggi chiamati perché riconoscendoci poveri e bisognosi di perdono rivolgiamo al Padre la nostra supplica, riponendo in lui tutta la nostra speranza: Accogli, Signore, la nostra preghiera. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Mt 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Commento:

Il Vangelo di oggi ci presenta una delle opere di misericordia spirituale: la correzione fraterna in vista della salvezza eterna. Oggi, purtroppo, questa cura del fratello è caduta in disuso. Spesso, quando vediamo l’errore di un fratello o una sorella, per rispetto umano, per indifferenza o per semplice comodità preferiamo “farci i fatti nostri” o diveniamo maldicenti, sparlando a destra e a manca. La Scrittura ci ricorda invece che non bisogna tacere di fronte al male. Nella Sacra Scrittura leggiamo: «Rimprovera il saggio ed egli ti sarà grato. Dà consigli al saggio e diventerà ancora più saggio; istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere» (Pr 9,8). C’è sempre bisogno di uno sguardo che ama, corregge e perdona come ha fatto e fa Dio con ciascuno di noi. È importante recuperare questa dimensione della ca**tà cristiana. E Gesù ci istruisce nella correzione da fare indicandoci i passaggi necessari: innanzitutto ci parla di una colpa commessa contro di noi. Quando la mancanza è nei nostri confronti, il primo dovere non è la correzione ma il perdono. La correzione non è mai una risposta a caldo: rischieremmo non di cercare la verità ma di vendicare l’orgoglio ferito. Poi Gesù ci dice: «ammoniscilo fra te e lui solo». La cosa peggiore sarebbe correggere subito qualcuno in presenza di altri. La correzione si trasformerebbe in un processo pubblico. Sarà ben difficile che la persona accetti di buon grado la correzione. Perciò Gesù dice: «fra te e lui solo», anche per dare la possibilità alla persona di potersi difendere e spiegare. Molte volte, infatti, certe colpe sono ignorate o commesse senza malizia o vi è solo stata una cattiva interpretazione o incomprensione. Poi Gesù ci dice che se la prima correzione non è accolta, va fatta insieme ad altri due fratelli: ovviamente che parlino anche loro e che non siano solo testimoni muti! Se non ascolta neppure costoro sia anche l’assemblea a parlare. L’intervento prima di due fratelli e poi della comunità non serve per condannare ma per fare tutto il possibile per guadagnare il fratello alla verità e alla relazione comunitaria. Lo scopo della correzione, infatti, è quello di guadagnare un fratello. Ci farà bene chiederci: io perché correggo, per condannare o per guadagnare il fratello? Lo correggo perché gli voglio bene, perché voglio la sua salvezza? La correzione cristiana non è mai animata da spirito di condanna ma è mossa sempre dall’amore e dalla misericordia per il bene del prossimo. Non è certo il prurito di poter dire: “io te lo avevo detto!” o di mostrare agli altri i suoi torti, e neppure quello di scaricarsi la coscienza con: “io ti avevo avvertito”; lo scopo è sempre quello di guadagnare un fratello! E alla fine, per non pensare di essere sempre noi quelli che hanno sempre qualcuno da correggere, facciamo il nostro buon esame di coscienza e, se fatto bene e con sincerità, capiremo che anche noi abbiamo bisogno di essere corretti, forse anche di più di altri!

PREGHIERA

Salvami dal diventare uno stolto che non accetta la Tua correzione, uno stolto che recalcitra davanti ad essa, uno stolto che non vuole accettarla come una benedizione (S-ren Kierkegaard).

Pensiero del giornoPerché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?5 Settembre 2026Buongiorno amici e buona gior...
05/09/2026

Pensiero del giorno

Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?

5 Settembre 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù Cristo. Oggi chiamati a presentare al Signore la preghiera per la Chiesa e per il mondo, certi che lui tutto può, e sa offrire al suo popolo anche quello che noi non sappiamo domandare: Assisti il tuo popolo, Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Lc 6,1-5

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani..Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?»..E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Commento:

Siccome secondo i farisei il riposo del sabato significa (in semplicità) che non bisogna fare niente, essi accusano i discepoli di Gesù di trasgredire questa legge perché per mangiare stanno lavorando. Stanno compiendo qualcosa di illecito. Nella tradizione ebraica le categorie di azioni proibite il sabato erano trentanove, tra le quali il divieto di arare, di seminare, di mietere, di trebbiare, di preparare il cibo… Dunque i discepoli, secondo queste leggi, secondo il modo di pensare di alcuni farisei, stanno compiendo qualcosa di illecito. In fondo, questo tipo di persone ci sono anche oggi: sono quelli che criticano tutto e tutti! Sono quelli che pensano di avere la verità in pugno e sono loro a decidere ciò che è lecito o meno. Per questo, davanti all’uomo sofferente, il loro primo pensiero non è il suo bene ma capire cosa è lecito e cosa non lo è! Quando immaginiamo Dio, pensiamo subito a uno che proibisce, un Dio che ci dice continuamente cosa è lecito e cosa non lo è, con il risultato di vederlo come “il Signor no”, che opprime i suoi figli! Questa è la menzogna che il diavolo ha instillato nel cuore dell’uomo. Invece i sì di Dio sono per la vita, i suoi no sono per evitare la morte ed essere felici! Ciò che favorisce la vita è lecito, ciò che è contro la vita dell’uomo è illecito. È davvero tremenda l’immagine di un Dio che è lì a fare il sorvegliante, con tutte le proibizioni. Dio non proibisce niente. Ci proibisce solo ciò che ci fa male. E se ci facciamo male cosa fa? È medico, non giustiziere…

Meditazio:

«Cosa fece Davide quando ebbe fame? Il problema non è il lecito o il non lecito. Il problema è che ha fame. Fame indica bisogno. La misura del lecito e dell’illecito è il bisogno dell’uomo. E l’uomo ha tante fami. Soprattutto fame di senso, di vita, di amore, di pienezza, di felicità… Riconoscere la propria fame, i propri bisogni più profondi. Noi siamo ingannati proprio su questi. L’uomo non è fame di cose da tenere in mano. Non è fame di persone da stritolare, da possedere. Non è fame di Dio da sequestrare, da analizzare, da controllare: è fame di qualcos’altro. È fame di amore, dono, perdono, relazioni… Questa fame è il principio del lecito e dell’illecito. Ciò che sazia davvero questa fame è lecito e doveroso. Ciò che non la sazia è una droga che non è lecita e fa male e quando la provi ti accorgi che è sbagliata, che non ti sazia, che non basta mai. La misura del lecito è la nostra fame che si sazia. E uno si accorge se il cuore è sazio, perché ha gioia» (p. Silvano Fausti).

Pensiero del giornoQuando lo sposo sarà loro tolto, allora in quei giorni digiuneranno4 Settembre 2026Buongiorno amici e...
04/09/2026

Pensiero del giorno

Quando lo sposo sarà loro tolto, allora in quei giorni digiuneranno

4 Settembre 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù Cristo. Oggi chiamati perché il messaggio di Cristo ci chiede di vivere la fede rinnovando il nostro cuore con umiltà. Preghiamo quindi il Padre perché ci trasformi secondo la sua volontà: Ascoltaci, o Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Lc 5,33-39

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

Commento:

I farisei e i loro scribi pongono a Gesù una questione sul digiuno: “i discepoli di Giovanni digiunano spesso… così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono, perché?”. E Gesù risponde loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno». Potremmo anche tradurre così la risposta di Gesù: vi è un tempo per digiunare e un tempo per mangiare. E quale digiuno? In quale tempo? Diversi cristiani sono legati al digiuno quaresimale o ad altri momenti in cui è cosa buona digiunare. Quando ricordiamo la passione di Gesù; quando, nel tempo di Quaresima, digiuniamo per far parte ai poveri di ciò che risparmiamo (almeno così dovrebbe essere!); quando digiuniamo consapevoli di esserci allontanati da Gesù a causa dei nostri peccati, delle nostre incoerenze. Tuttavia a volte possiamo correre il rischio di digiunare per mettere a posto la coscienza; di osservare solo un digiuno di cibo ma non di peccato, così che il nostro digiuno si riduce solo ad una pratica esteriore senza che migliori il nostro cammino di fede. La questione del digiuno, dunque, non è così banale come sembra. Il digiuno di cibo ci rimanda al digiuno di tutto ciò che ci allontana da Dio. Domandiamoci quali sono le nostre debolezze, i nostri peccati, le nostre inclinazioni al male alle quali siamo chiamati a fare violenza, dato che il peccato non muore di morte naturale. E ammettiamo pure che a volte non vogliamo fare guerra ai nostri peccati, ai nostri difetti spirituali perché costa troppa fatica combatterli e perché alla fine quasi ce ne siamo innamorati!

Meditazio:

«Ci si abitua a tutto, figuriamoci alla fede. Solo che, a volte, ci si abi-tua come quando si continua a bere lo stesso vino per anni e si di-venta impermeabili alla novità. Ci siamo costruiti dei riferimenti: uno stile di preghiera, un prete che ci piace, alcune convinzioni pro-fonde che abbiamo interiorizzato. Solo che Dio spesso spariglia le carte. Il discepolato non è come mangiare ad una mensa aziendale ma, piuttosto, è come partecipare ad un pranzo di nozze. Ed è inutile cercare di rattoppare una fede logora con piccoli aggiustamenti di rotta come a volte accade nelle nostre parrocchie. Seguire lo sposo che è in mezzo a noi, accogliere il vino nuovo del Vangelo, frizzante e dinamico, significa avere il coraggio di cambiare le nostre botti, il coraggio di cambiare i vestiti logori. Così è il nostro Dio!» (Paolo Curtaz).

Pensiero del giornoLasciarono tutto e lo seguirono3 Settembre 2026Buongiorno amici e buona giornata nella memoria di San...
03/09/2026

Pensiero del giorno

Lasciarono tutto e lo seguirono

3 Settembre 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella memoria di San Gregorio I, detto Magno Papa e dottore della Chiesa. Oggi chiamati perché nessuna sapienza umana può dare la salvezza, ma soltanto quella che viene da Cristo e dalla sua parola: Convertici a te, o Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo: Lc 5,1-11

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle f***e dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Commento:

«Signore abbiamo faticato tutta la notte ma non abbiamo preso nulla!» Queste parole di Pietro trovano spesso riscontro anche nella nostra vita. Sono tante le cose che facciamo, molte buone iniziative eppure a volte sperimentiamo il fallimento: quello che ci auguravamo non si è realizzato, alcune speranze sono rimaste deluse, tanti sogni non si sono realizzati! Eppure abbiamo faticato, abbiamo messo tutto il nostro impegno; sì, abbiamo faticato tutta la notte ma non abbiamo preso nulla. Tutta la notte: ecco, spesso nelle nostre fatiche manca la luce della Parola di Dio, manca la sua luce alla quale vediamo la luce vera. Gettiamo le reti ma sulla nostra parola, secondo la nostra volontà, secondo i nostri desideri. Quante volte vediamo solo buio nella nostra vita, nessuna luce splende all’orizzonte. Tante nostre iniziative falliscono perché partono da noi e finiscono con noi; e se a volte riescono non hanno il sapore dell’eternità. Facendo un ulteriore passo, è bene notare che le parole di Pietro hanno anche un’altra valenza: la notte è il tempo opportuno per pescare ma Gesù vuol condurre Pietro, e con lui tutti noi, a credere “al di più” della parola di Dio. Nella fede non tutto entra nella nostra piccola scatola cranica! A volte occorre essere disposti a mettere in discussione le nostre convinzioni, anche quelle che ci sembrano più ovvie. Tante volte il Signore agisce in maniera completamente differente dal nostro modo di pensare e di agire! Ho visto tante persone perennemente arrabbiate perché le cose della loro vita non sono andate come avrebbero voluto; ma non si sono mai messe in discussione, non si sono mai lasciate interrogare dalla realtà per capire cosa Dio volesse portare avanti nella loro vita! E nonostante le loro reti vuote, sono rimaste sorde alla Parola del Signore che continuava a dire: «gettate le reti dalla parte destra», cioè “getta le reti dove fino ad ora non le hai mai gettate, agisci diversamente da come hai fatto fino a questo momento”. Ma niente! Non si sono messe in gioco, rimanendo chiuse nella loro rabbia e nel loro volere! Pietro invece si fida di Gesù, compie un’azione che non rientra nella logica di un pescatore. Avrebbe potuto dire da esperto pescatore: “se non abbiamo preso niente di notte, figuriamoci di giorno”. Invece Pietro si fida di Gesù, fa il suo atto di fede: «Signore sulla tua Parola getterò le reti» e l’obbedienza fiduciosa di Pietro genera un risultato prodigioso: «Fecero così e presero una quantità enorme di pesci». Oggi vogliamo chiedere al Signore di darci la grazia e la forza di fare i nostri atti di fede, anche quando comporta dire: “Signore non comprendo ma mi fido di te!”.

Meditazio:

«Il miracolo più grande compiuto da Gesù per Simone e gli altri pescatori delusi e stanchi, non è tanto la rete piena di pesci, quanto l’averli aiutati a non cadere vittime della delusione e dello scoraggiamento di fronte alle sconfitte» (Papa Francesco).

Pensiero del giornoÈ necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono...
02/09/2026

Pensiero del giorno

È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato.

2 Settembre 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù Cristo. Oggi chiamati perché siamo chiamati ad entrare nel regno di Dio, superando gli ostacoli della nostra umanità ferita. Rivolgiamoci quindi a Cristo: Figlio di Dio, vieni in nostro soccorso. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Lc 4,38-44

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagòga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo. Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le f***e lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagòghe della Giudea.

Commento:

Il Vangelo di oggi è molto denso e ci presenta l’operato di Gesù che si muove tra preghiera al Tempio, guarigioni di ammalati, tempo di deserto e di silenzio e missione. Del Vangelo di oggi vogliamo comunque cogliere un aspetto particolare: la folla che cerca Gesù e che cerca di trattenerlo perché non se ne andasse via. «Egli però disse loro: “È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato”». Ecco, questo è un rischio che corriamo tutti: cercare di trattenere Gesù, ingabbiarlo nei nostri schemi, nei nostri modi di pensare, giungere quasi a volere che Egli faccia la nostra volontà! Oggi si corre il rischio di pensare di sapere tutto di Gesù, di pensare che per tutte le Messe celebrate e le catechesi ascoltate ormai lo “possediamo”. Questa è una grande e superba tentazione! Così pensando non solo ci chiudiamo all’ascolto e alla conversione ma corriamo anche il grande rischio di sentirci dire un giorno da Lui: «in verità non vi conosco!». Non dimentichiamo che Gesù è sempre oltre, è sempre davanti a noi. Egli è il divino Viandante. Egli invita tutti a mettersi dietro di Lui (cfr Mt 16,21-23), a non trattenerlo (cfr Gv 20,17). Non dimentichiamo che il cammino di fede è dinamico; e se già ogni relazione è dinamica, quanto più quella con Gesù che trascende ogni nostro pensiero, che è oltre ogni nostra pretesa. Oggi, dunque, vogliamo chiedere al Signore la grazia di seguirlo sempre, “di capire di non capire nulla di Dio” se non il suo grande amore per noi! Fidiamoci dunque di Gesù, Egli è sempre davanti a noi e invitandoci ogni giorno a seguirlo, anche quando non comprendiamo appieno, è per farci fare un passo in più verso la nostra meta finale!

Meditazio:

“San Paolo quando dice che Gesù si è consegnato per lui, che è morto per lui, vuole dire ha pagato per me e racconta tante volte nelle sue lettere la propria esperienza: “Io ero un peccatore, io perseguitavo i cristiani”… la prima definizione che dà Paolo di se stesso è peccatore: scelto per amore, ma peccatore. Così, il primo passo per la conoscenza di Cristo, per entrare in questo mistero, è la conoscenza del proprio peccato, dei propri peccati. Tutti noi ci accostiamo al sacramento della riconciliazione e noi diciamo i nostri peccati. Ma una cosa è dire i peccati, riconoscere i peccati e un’altra cosa è riconoscersi peccatore, di natura peccatore, capace di fare qualsiasi cosa. Insomma, riconoscersi una sporcizia… Ci vuole, perciò, la consapevolezza che il primo passo per la conoscenza di Gesù Cristo è la conoscenza propria, della propria miseria, che ha bisogno di essere redenta, che ha bisogno di qualcuno che paghi: paghi il diritto a dirsi figlio di Dio. In realtà tutti lo siamo, ma per dirlo, sentirlo, c’era bisogno del sacrificio di Cristo e, partendo da questo, Paolo va avanti con queste esperienze religiose che lui ha, una dietro l’altra, tramite la preghiera e la ca**tà… Il secondo passo per conoscere Gesù è la contemplazione, la preghiera… C’è una preghiera bella, di un santo: “Signore, che ti conosca e mi conosca”. Si tratta di conoscere se stessi e conoscere Gesù… perché conoscere Gesù è un’avventura, ma un’avventura sul serio, non un’avventura da ragazzino. Cristiani di parole, ne abbiamo tanti… Ma questa non è la santità: santità è essere cristiani che operano nella vita quello che Gesù ha insegnato e quello che Gesù ha seminato nel cuore. Per farlo occorre conoscere Gesù con quella conoscenza che non ha limiti: l’altezza, la lunghezza, la pienezza, tutto» (Francesco).

Pensiero del giornoIo so chi tu sei: il santo di Dio!1 Settembre 2026Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del S...
01/09/2026

Pensiero del giorno

Io so chi tu sei: il santo di Dio!

1 Settembre 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù Cristo. Oggi chiamati perché la parola di Cristo ha il potere di respingere la forza del maligno e donare all’uomo unità e pace. Allora, con fede: acclamiamo: Aiutaci, o Signore, ad ascoltare la tua parola. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Lc 4,31-37

In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità. Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.

Commento:

Ci sorprende come anche un demone riconosca Gesù a dispetto di tanti che lo ignorano o non lo riconoscono. Siamo ridotti così male? Meno male che Dio nel suo immenso amore continua a parlare al cuore di ogni persona nonostante i nostri frequenti rifiuti! Il Vangelo di oggi ci dice che molti erano stupiti dell’insegnamento di Gesù perché aveva autorità. Gesù aveva un’autorità e insegnava con autorità, a differenza di molti scribi e dottori della legge che davano diverse interpretazioni alla Parola di Dio. Anche oggi questo accade quando, per giustificarci, facciamo dire alla Parola del Signore ciò che non dice, quando la manipoliamo per raggiungere i nostri interessi e soddisfare i nostri desideri. Un giorno conobbi una persona di fede (o almeno così sembrava) che beveva abbastanza vino. Quando gli feci notare che forse ne beveva abbastanza (anche davanti a tante altre persone, finendo per essere un po’ allegrotto) così mi rispose: l’apostolo Paolo dice che «tutto è puro per i puri!» (Tt, 1,15). E così, con l’uso distorto della Parola, finì per definirsi puro e pure tutte le cose che faceva! Ritornando al Vangelo, c’è anche un altro aspetto importante: Gesù insegnava con autorità perché quello che insegnava prima lo metteva in pratica! Prima di dirci qualcosa da fare Gesù ci dona la sua grazia per poterla fare! Non come i maestri di allora che mettevano pesanti fardelli sulle spalle della gente e loro non li toccavano nemmeno con un dito! E noi? A che punto è la nostra coerenza? Prima di guardare la pagliuzza che è nell’occhio del fratello siamo capaci di vedere la trave che è nel nostro occhio? Siamo di quelli che condannano facilmente l’operato degli altri mentre giustificano sempre il proprio? Siamo forse di quelli che quando sbagliano danno la colpa agli altri che “li hanno portati a sbagliare”? Quando andiamo a confessarci confessiamo i nostri peccati o quelli degli altri? Stasera, prima di andare a letto, chiediamo la grazia e l’umiltà di fare un buon esame di coscienza, cercando di comprendere su cosa siamo chiamati a crescere.

Meditazio:

«I demoni se ne accorgono: che c’è fra noi e te Gesù di Nazaret? Sei venuto a rovinarci? Sì, Gesù è venuto a rovinare tutto ciò che rovina l’uomo, a spezzare catene; a portare spada e fuoco, per separare e consumare tutto ciò che amore non è; a rovinare i desideri sbagliati da cui siamo “posseduti”: denaro, successo, potere, competizione invece di fratellanza. Ai desideri padroni dell’anima, Gesù dice due sole parole: taci, esci da lui. Taci, non parlare più al cuore dell’uomo, non sedurlo. Esci dalla sua vita» (p. Ermes Ronchi).

Pensiero del giornoMi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio… Nessun profeta è bene accetto nella sua patria31...
31/08/2026

Pensiero del giorno

Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio… Nessun profeta è bene accetto nella sua patria

31 Agosto 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù Cristo. Oggi chiamati perché Gesù Cristo inaugura il suo regno annunciando la buona novella ai poveri. Certi della paternità di Dio, acclamiamo: Salva il tuo popolo, Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Lc 4,16-30

In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Commento:

Gesù torna a Nazaret, il villaggio dove è cresciuto. Come di consueto, di sabato entra nella sinagoga, legge il passo del profeta Isaia e annuncia che quella Parola si compie in Lui. All’inizio tutti restano meravigliati ma poco dopo l’ammirazione si trasforma in rifiuto. Perché? Perché i compaesani di Gesù pensano di conoscerlo già: «Non è il figlio di Giuseppe?». Ed è qui che Gesù pronuncia una frase diventata famosa: «Nessun profeta è bene accetto nella sua patria». Il profeta, nella Bibbia, è colui che porta la parola di Dio dentro la vita concreta. Ma spesso proprio chi è più vicino fatica ad accoglierlo, perché la familiarità può trasformarsi in chiusura. Gli abitanti di Nazaret non riescono ad andare oltre l’immagine che si erano fatti di Gesù. Lo bloccano dentro il passato, dentro le loro categorie e così rischiano di perdere il dono che Dio sta offrendo loro. Questo Vangelo parla anche a noi. A volte pensiamo di conoscere già Dio, il Vangelo, la fede… Proprio questa presunzione ci impedisce di lasciarci sorprendere da Dio. Rischiamo di ascoltare le parole di Gesù senza lasciarci toccare davvero. Possiamo lasciarci scivolare addosso anche le cose più belle e potenzialmente più utili che ascoltiamo, pensando di saperle già ma non lasciandole entrare nel cuore. Ma c’è anche un altro aspetto molto umano. Quante volte facciamo fatica a riconoscere il bene e la verità che ci raggiunge attraverso le persone vicine a noi. È più facile stimare chi è lontano che valorizzare chi ci vive accanto. A volte non accettiamo che Dio possa parlare attraverso qualcuno di semplice, familiare, persino fragile. Eppure Dio ama passare attraverso ciò che è ordinario, piccolo, fragile e ci invita a saperlo riconoscere proprio lì. Nazaret ci ricorda proprio questo: il Signore entra nella storia attraverso la normalità della vita.

Meditazio:

«Lo scopo dell’ascolto è sempre stato quello di ascoltare la voce di Dio. Ma nella Regola, san Benedetto parla anche dell’ascolto degli altri. L’abate deve “ascoltare il consiglio dei fratelli e poi rifletterci per proprio conto” (RB 3,2). Benedetto richiede quindi che l’abate ascolti i suoi fratelli. E deve aspettarsi che Dio spesso “riveli al più giovane la soluzione migliore” (RB 3,3). Così Dio ci parla attraverso le persone… E quando un monaco straniero viene al monastero e ci critica in umiltà e amore, l’abate deve ascoltare attentamente e considerare con saggezza “se il Signore non lo abbia forse mandato proprio per questo motivo” (RB 61,4). Ascoltandoci impariamo gli uni dagli altri. Dipendiamo l’uno dall’altro. Quindi, è bene ascoltarsi a vicenda. L’altro può avere qualcosa di importante da dirci» (A. Grün).

Indirizzo

Mentore Maggini, 51
Rome
00143

Orario di apertura

Lunedì 08:15 - 19:00
Martedì 08:15 - 19:00
Mercoledì 08:15 - 19:00
Giovedì 06:00 - 21:45
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