Parrocchia SS. Perpetua e Felicita

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Pensiero del giornoNon preoccupatevi del domani.20 Giugno 2026Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore ...
20/06/2026

Pensiero del giorno

Non preoccupatevi del domani.

20 Giugno 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù Cristo. Oggi chiamati perché mediante il battesimo il Padre ci ha accolti nel suo grande disegno di salvezza. Supplichiamolo perché ci aiuti a vivere ogni giorno confidando nella sua provvidenza: Signore, aumenta la nostra fede. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Mt 6,24-34

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Commento:

Di che cosa ci preoccupiamo noi? La parola “preoccupare” ritorna tante volte nel Vangelo di oggi, ed è in fondo un verbo che ricorre molto più spesso nella nostra vita! Vi è l’ansia del domani, di cosa ci accadrà. “Pre-occuparsi”, cioè occuparsi prima, è la malattia di uno che vive sempre proiettato in avanti e per questo è incapace di vivere bene il presente. Ci sono persone sempre preoccupate per il domani per cui non esistono feste o domeniche. Chi vive preoccupato e non positivamente occupato non guarda più le cose belle, le persone che Dio gli ha messo accanto. Chi vive preoccupato non sa più riconoscere le grazie che Dio continuamente gli fa! Chi vive preoccupato vede solo problemi da affrontare e risolvere e mai occasioni per fidarsi un po’ di più. Il Vangelo di oggi non invita certo alla superficialità e all’ozio ma mette in risalto la nostra mancanza di fede. C’è un motivo per cui non preoccuparsi? Sì, ed è il nostro Padre celeste! È dunque chiaro che, quando ci preoccupiamo troppo, significa che stiamo dando poco spazio a Dio nella nostra vita. Sembriamo quelli che vivono come se tutto pesasse solo sulle proprie spalle e sulle proprie capacità. Pensiamo spesso che solo con le nostre forze potremo affrontare il mondo con i suoi problemi. Il risultato? Viviamo nel secolo dell’ansia! Chiediamo al Signore che aumenti la nostra fede in Lui e nella sua Provvidenza.

Meditazio:

«Non preoccupatevi, Dio sa. Ma come faccio a dirlo a chi non trova lavoro, a chi non riesce ad arrivare a fine mese, non vede speranza per i figli? La soluzione non è fatta di parole: «Se uno è senza vestiti e cibo e tu gli dici, va in pace, non preoccuparti, riscaldati e saziati, ma non gli dai il necessario per il corpo, a che cosa ti serve la tua fede?» (Giacomo 2,16). Dio ha bisogno delle mie mani per essere Provvidenza. Io mi occupo di qualcuno, e allora il Dio che veste i fiori si occuperà di me» (p. Ermes Ronchi)

Pensiero del giornoDov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.19 Giugno 2026Buongiorno amici e buona giornata nella...
19/06/2026

Pensiero del giorno

Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

19 Giugno 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù Cristo. Oggi chiamati perché la parola di Dio è luce sul nostro cammino, fondamento della nostra fede e alimento di comunione fraterna: Per la tua bontà, ascoltaci, Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Mt 6,19-23

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Commento:

Accumulare, accumulare, accumulare è la parola che va tanto in voga oggi. La gente accumula pensando di valere per le cose che ha, per il ruolo che occupa, per il potere che detiene, finanche per le persone che possiede. La gente tende ad accumulare perché così cerca di non vivere l’ansia del domani ma poi vive nell’ansia per paura che il tutto gli venga rubato! Vi sono anche quegli accumulatori seriali che non riescono a buttare via nulla di ciò che occupa la loro casa e il loro cuore. La gente accumula su questa terra il bene che potrebbe fare, ma che non fa o che sempre rimanda! Eppure quante volte la vita ci mette davanti delle occasioni per amare. Il Signore ci dona la salute per visitare quelli che non ce l’hanno. Ci dona il tempo da dedicare a quelli che, abbandonati, vivono fuori dal tempo. Ci dona il di più per aiutare i più bisognosi. Noi abbiamo bisogno di comprendere sempre più che la vita è breve, che abbiamo poco tempo per amare, per perdonare, per donare un sorriso, per abbracciare, per sorridere. Noi siamo quelli che dicono: “poi, poi, poi farò questa cosa”, e la sera giunge senza che abbiamo fatto quello che dovevamo fare! Guardiamo dunque le nostre giornate e, con sincerità, ammettiamo che perdiamo tanto tempo in cose inutili che svaniranno alla fine di questa vita.

Meditazio:

«Sono tre, in particolare, i tesori dai quali Gesù mette in guardia a più riprese. Il primo tesoro è l’oro, i soldi, le ricchezze. Ma non sei sicuro con questo tesoro, perché forse te lo ruberanno. Non sei sicuro con gli investimenti: forse crolla la Borsa e tu rimani senza niente! Dunque, le ricchezze sono un tesoro pericoloso. Certo, possono anche servire per fare tante cose buone, per esempio per portare avanti la famiglia, ma se tu le accumuli come un tesoro, ti rubano l’anima.

Il secondo tesoro è la vanità, cioè cercare di avere un prestigio, di farsi vedere. Gesù condanna sempre questo atteggiamento: Pensiamo a cosa dice ai dottori della legge quando digiunano, quando danno l’elemosina, quando pregano per farsi vedere. Del resto, anche la vanità non serve, finisce. La bellezza finisce.

L’orgoglio, il potere, è il terzo tesoro che Gesù indica come inutile e pericoloso. Perché tu sei lì e domani sei caduto, perché il potere finisce: quanti grandi, orgogliosi, uomini e donne di potere hanno finito nell’anonimato, nella miseria o in prigione.

Ecco, allora, l’essenza dell’insegnamento di Gesù: Non accumulate! Non accumulate soldi, non accumulate vanità, non accumulate orgoglio, potere! Questi tesori non servono!» (papa Francesco).

Pensiero del giornoVoi dunque pregate così.18 Giugno 2026Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù ...
18/06/2026

Pensiero del giorno

Voi dunque pregate così.

18 Giugno 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù Cristo. Oggi chiamati perché il Padre che sta nei cieli conosce in profondità i nostri cuori e sa di quali cose abbiamo bisogno. Rivolgiamogli con fiducia la nostra preghiera: Si compia, Signore, la tua volontà. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Mt 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di ve**re ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Commento:

Il Vangelo di oggi ci pone degli interrogativi: come preghiamo, per cosa preghiamo, a chi ci rivolgiamo. Per molti la preghiera sembra quasi una perdita di tempo, quando invece è il respiro dell’anima: la preghiera è una questione di vita o di morte. Don Oreste Benzi dice che «per stare in piedi bisogna stare in ginocchio». Stare in ginocchio dice anche l’atteggiamento di chi ha compreso che è piccolo davanti a Dio. È l’atteggiamento di chi non si piega al mondo ma solo a Dio. Oggi Gesù ci mette inizialmente in guardia dicendoci di non sprecare parole per ottenere ciò che vogliamo. Forse ci dice di non pregare? Certo che no! Ci dice di non perderci in tanti argomenti cercando di convincere il Signore sull’utilità che ci conceda una cosa piuttosto che un’altra. Non è forse vero che spesso finiamo pure per arrabbiarci con il Signore quando non ci concede quello che abbiamo chiesto? Abbiamo la presunzione di sapere cosa è meglio per noi! Certo, vi sono drammi, malattie, ingiustizie che colpiscono i più indifesi, i più deboli, gli inermi, i bambini, e vi sono tante situazioni inspiegabili e incomprensibili per noi! A certe cose non vi sono risposte, se non la risposta che Gesù dà ai suoi quando gli dicono insegnaci a pregare: «voi dite così: Padre nostro!». Ecco, solo la parola Padre, solo il sapere che Dio è nostro Padre, un Padre buono che ci ama a tal punto da dare per noi il suo Figlio Unigenito, può donarci la pace, aiutandoci ad accogliere ogni momento della nostra vita, anche quello più difficile, anche quello a cui non vi è risposta, se non quella di dire: “Padre, mi affido a te”!

Meditazio:

«Di questa vita e di questa epoca credo di poter sopportare e accettare ogni cosa. E quando la burrasca sarà troppo forte e non saprò come uscirne, mi rimarranno sempre due mani giunte e un ginocchio piegato. È un gesto che a noi ebrei non è stato tramandato di generazione in generazione. Ho dovuto impararlo a fatica. […] Com’è strana la mia storia – la storia della ragazza che non sapeva inginocchiarsi. O con una variante: della ragazza che aveva imparato a pregare. È il mio gesto più intimo, ancor più intimo dei gesti che riservo a un uomo» (Etty Hillesum).

Pensiero del giornoIl Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.17 Giugno 2026Buongiorno amici e buona giornata n...
17/06/2026

Pensiero del giorno

Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

17 Giugno 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù Cristo. Oggi chiamati perché il Signore predilige chi si rivolge a lui con umiltà e retta intenzione. Con questo spirito innalziamo al Padre la nostra supplica: Soccorri il tuo popolo, Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Mt 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Commento:

Essere ammirati, essere visti e riconosciuti per il proprio valore, è il meccanismo che mettiamo in atto in modo eccessivo quando ci sentiamo poco amati. Chi si sente amato non vive cercando sguardi. Capita a tutti di sentirsi poco amati! Sicuramente i nostri genitori, che noi pensiamo essere senza bisogni, alcune volte si saranno sentiti trascurati, così come chi ha tanta responsabilità come il vescovo o un papa, o il sacerdote stesso della nostra parrocchia. Spesso capita di notare in noi o in altri un eccessivo desiderio di essere visti che nasconde il bisogno fondamentale di essere amati. Che triste vita è quella di chi non si sente amato! Triste è chi gira su se stesso e cerca sguardi che lo fanno esistere. Tutto il Vangelo di oggi ci aiuta a vivere nel segreto, a crescere nello sguardo di Dio, l’unico amore che ti fa lavare il volto quando digiuni per non dare peso agli altri, non perché tu sei un eroe che non ha bisogno di fotografare le opere buone (come siamo soliti fare purtroppo sempre più spesso). Nell’angoscia totale di far vedere chi siamo, facciamo di tutto affinché la gente commenti la nostra bravura e la diffonda e questo sguardo d’amore ci nutra. Eppure, cari fratelli e sorelle, chi cerca uno sguardo che non è quello di Dio, si disseta a una sorgente che non placa la sete. Entra in un’arsura totale. È come un uomo che beve acqua salata e ha sempre più sete. Possiamo anche pregare, digiunare, fare opere buone e belle per un motivo sbagliato, spesso per il disperato tentativo di essere riconosciuti, amati e visti. Oggi il Vangelo ci dona la consapevolezza che non tutto ciò che facciamo è veramente per Dio.

Meditazio:

«L’ipocrisia è […] essenzialmente mancanza di fede, una forma di idolatria in quanto mette le creature al posto del Creatore. […] L’ipocrisia manca anche di ca**tà verso il prossimo, perché tende a ridurre gli altri ad ammiratori. Non riconosce loro una dignità propria, ma li vede solo in funzione della propria immagine. Numeri della audience e nulla più. Una forma derivata di ipocrisia è la doppiezza o l’insincerità. Con l’ipocrisia si cerca di mentire a Dio; con la doppiezza nel pensare e nel parlare si cerca di mentire agli uomini. Doppiezza è dire una cosa e pensarne un’altra; dire bene di una persona in sua presenza e dirne male appena ha voltato le spalle. Il giudizio di Cristo sull’ipocrisia è come una spada fiammeggiante: “Receperunt mercedem suam”: “hanno ricevuto la loro ricompensa”. Hanno firmato una quietanza, non possono attendersi altro. Una ricompensa, oltretutto, illusoria e controproducente anche sul piano umano, perché è verissimo il detto che “la gloria fugge chi la insegue e insegue chi la fugge”» (p. Raniero Cantalamessa).

Pensiero del giornoAmate i vostri nemici16 Giugno 2026Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù Cri...
16/06/2026

Pensiero del giorno

Amate i vostri nemici

16 Giugno 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù Cristo. Oggi chiamati perché la misericordia del Padre ha rimesso il nostro peccato e ci ha donato la grazia dello Spirito. Invochiamo il Signore perché ci aiuti a testimoniare ciò che abbiamo ricevuto: venga il tuo regno, Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Mt 5,43-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti..Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Commento:

Il Vangelo di oggi ci mostra la differenza tra l’ordinario di chi non crede e lo straordinario al quale ci invita Dio: amare i nemici, pregare per quelli che ci perseguitano. Queste parole sono belle da leggere ma quanto sono difficili non solo da vivere, ma già da accogliere quando siamo stati feriti, traditi, calunniati, derisi. Con le sue parole Gesù ci dice di essere come il Padre celeste che fa sorgere il sole su tutti, buoni e cattivi. Che bello sapere che con le nostre azioni possiamo portare luce dove vi è buio, possiamo far sorgere la speranza dove vi è disperazione. Con la nostra testimonianza di fede noi possiamo far credere all’amore di Dio quando gli altri dubitano. Se lo vogliamo, con l’ascolto, con un abbraccio, con una mano tesa, con una parola buona possiamo far sorgere il sole sopra quelle persone che vivono nel buio. Possiamo, se lo vogliamo, portare il calore del sole dell’amore di Dio a tutti coloro che subiscono freddezza, condanna, indifferenza. Noi possiamo fare tutto ciò perché Dio ce ne dà la capacità, ci vuole rendere simili a Lui. Noi, se lo vogliamo, possiamo amare come Dio, nella misura di Dio!

Meditazio:

«Se mai diventerò una santa, sarò di sicuro una santa dell’oscurità. Sarò continuamente assente dal paradiso per accendere la luce a coloro che, sulla terra, vivono nell’oscurità» (Madre Teresa di Calcutta).

Pensiero del giornoIo vi dico di non opporvi al malvagio.15 Giugno 2026Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del...
15/06/2026

Pensiero del giorno

Io vi dico di non opporvi al malvagio.

15 Giugno 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù Cristo. Oggi chiamati a rivolgere con fiducia la nostra preghiera a Dio Padre, che non manca di soccorrerci nel momento del bisogno: Signore, vieni in nostro aiuto. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Mt 5,38-42

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Commento:

Non opporsi al male non è facile: ci fa sentire quasi falliti, incapaci di fermare ciò che ci ferisce. Il male che ci viene incontro è praticamente la situazione più critica che potrebbe verificarsi, quella in cui ci viene da reagire, non certamente di esporci fragilmente alle percosse. Così come se facciamo qualcosa che non abbiamo deciso noi, se obbediamo al monito sfiancante di fare un miglio a piedi, di andare dove non vorremo, non ci verrebbe proprio in mente di aumentare la fatica e il cammino. Perché devo farlo? Perché posso cambiare le cose! Se ricevo male io posso generare con la grazia di Dio, una misura doppia di amore. Possiamo dire che questo è il segreto di Dio, della sua grazia: ci rende capaci di donare, nonostante tutto, di trasformare tutto in speranza. Come? Con la sua grazia; è come se Dio ci dicesse: “stai con me anche quando sei nei guai, anche quando ti viene incontro in male, anche quando pensi di non avere la forza; fidati di me e insieme genereremo il paradiso”.

Meditazio:

«Io credo che in ogni situazione critica Dio vuole darci tanta capacità di resistenza quanta ci è necessaria. Ma non ce la dà in anticipo, affinché non facciamo affidamento su noi stessi, ma su di lui soltanto» (Dietrich Bonhoeffer).

Pensiero del giornoChiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò.14 Giugno 2026Buongiorno amici e buona XI domenica de...
14/06/2026

Pensiero del giorno

Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò.

14 Giugno 2026

Buongiorno amici e buona XI domenica del T.O. Oggi chiamati a rivolgere la nostra preghiera a Dio Padre che ha riversato su di noi, in Cristo, le ricchezze della sua grazia: Dio, fonte di ogni bene, ascoltaci. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Mt 9,36-10,8

In quel tempo, Gesù, vedendo le f***e, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Commento:

In questa XI domenica del T.O. ci è proposta la prima parte del discorso missionario. Gesù vede le f***e smarrite, come pecore senza pastore, e per questo chiama e invia ad evangelizzare. Prima di cogliere un paio di spunti, teniamo conto di tre coordinate utili a cogliere il senso del discorso di Gesù, facendo eco al biblista Maggioni. Primo: parliamo di un discorso missionario, le cui parole sono valide per i discepoli di ogni tempo e di ogni luogo. Secondo: il discorso rivela una situazione concreta, legata ai tempi e alle condizioni dei primi missionari; ma queste norme possono diventare ricche di senso anche per noi oggi, se le sappiamo cogliere in quello spirito che le ha suscitate e che esse intendono esprimere. Terzo: nell’Antico Testamento la missione di Israele era soprattutto nella linea del “segno” e della “rappresentanza”. Cioè Israele diventa popolo missionario nella misura in cui si fa luce per le genti, attraendo a Dio con la sua condotta di vita. La conversione dei popoli è vista come evento escatologico, cioè conclusivo della fine dei tempi. Per il Nuovo Testamento questa “fine dei tempi” è arrivata: c’è dunque da annunciare la salvezza uscendo, andando incontro a tutti. Non solo attirare con l’esempio, ma anche annunciare la parola con coraggio e parresìa. Soffermiamoci brevemente su quattro punti: preghiera, annuncio, cura e gratuità.

Preghiera: Gesù come prima cosa chiede di pregare perché ci siano operai del Vangelo ovvero cristiani ardenti, testimoni credenti e credibili che sappiano accendere i cuori di coloro che li incontrano. La missione inizia dalla preghiera, non dobbiamo dimenticarlo. Ogni conversione, ogni vocazione è evento di grazia e il Signore ci chiede di pregare. Che bello se ogni giorno, nella preghiera personale, fossero sempre presenti le preghiere per la conversione dei peccatori e per il dono di nuove vocazioni!

Annuncio: Gesù manda i suoi ad annunciare che il Regno dei cieli è vicino. È un annuncio di gioia. Dio è presente, ti ama, e bussa al tuo cuore. Gesù è la nostra salvezza, e dove viene accolto, sempre nascono la gioia e una nuova vita. Questo annuncio sarà tanto più incisivo quanto più ne facciamo esperienza nella nostra vita. Siamo chiamati ad annunciare la salvezza, la cosa più bella e grande che ci sia… la domanda è: io per primo l’ho capito?

Cura: Gesù chiede ai suoi di prendersi cura dei sofferenti e risuscitare i morti. Chiaramente c’è una profonda dimensione spirituale in queste indicazioni: far sentire amate e oggetto di cura le persone che si incontrano. Se saremo mani, braccia e labbra di Cristo, sapendoci prendere cura delle persone che abbiamo accanto, per grazia di Dio vedremo tante risurrezioni spirituali, tante persone che si rialzano, tanta gente che torna a sperare, a pregare… Che dono e che responsabilità essere Chiesa, Corpo di Cristo sulla terra!

Infine, la gratuità, che potremmo dire è sorella della povertà: il discepolo è chiamato alla gratuità, a non sottolineare quel che fa, a non attendersi compensi, a non cercare altro se non la gioia di aver servito per amore di Dio. Tutto ciò parte da un fatto: rendersi conto che per primo abbiamo ricevuto tanto, anzi, tantissimo. E se Dio si dona a noi gratuitamente, chi siamo noi per far pesare quel che facciamo? O ambire a cariche, riconoscimenti e compensi? Miei cari, che il Signore ci dia la grazia di essere suoi veri e zelanti discepoli, collaboratori della gioia di tanti!

PREGHIERA

Signore Gesù, Pastore buono, tu che guardi le f***e stanche e smarrite, purifica il nostro cuore e rendilo disponibile al dono della tua grazia. Insegnaci a esercitare ogni potere come servizio, a non trattenere ma a liberare, a non sedurre ma a guidare con verità. Rendici capaci di compassione, di gratuità, di uno sguardo che dona futuro. Manda, Signore, operai alla tua messe e fa’ che anche noi, poveri e fragili, possiamo donare gratuitamente ciò che gratuitamente abbiamo ricevuto. Amen.

Pensiero del giornoTuo padre e io, angosciati, ti cercavamo13 Giugno 2026Buongiorno amici e buona giornata nella memoria...
13/06/2026

Pensiero del giorno

Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo

13 Giugno 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella memoria del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria e di Sant’Antonio da Padova. Oggi chiamati a rivolgere la nostra preghiera a Cristo, che nel cuore immacolato di Maria ci ha dato una sorgente di luce e di speranza nel nostro quotidiano cammino: Ascoltaci, o Signore.

Vangelo Lc 2,41-51

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.

Commento:

La preoccupazione di Maria e Giuseppe è evidente: il loro figlio non si trovava da ben tre giorni. Immedesimandoci nella scena ci ritroviamo a sentire i morsi del dolore di una perdita possibile di una persona cara che non si ritrova. Eppure, nell’agitazione di quella ricerca, Maria è invasa anche da un’esperienza spirituale: riconoscere un figlio nel mistero della sua vocazione che però gli arrecava dolore. Questo dello smarrimento di Gesù è uno dei primi dolori raccontati della vita di Maria. Infatti, questi tre giorni di privazione della presenza del figlio ci ricordano la spada nel cuore, le sofferenze di Gesù portato alla crocifissione alle quali lei assistette e i tre giorni nel sepolcro. Quello di Gesù fu un viaggio verso l’assenza, verso una perdita che in realtà andava letta come un ritorno al Padre, un compimento dell’esistenza. Gesù mette il Padre al primo posto, aiuta Maria e Giuseppe a leggere la realtà a partire dalla vocazione. Noi spesso passiamo da un progetto all’altro, andiamo a tentativi, ci stanchiamo e cerchiamo sempre un meglio, senza fedeltà a quello che ci viene chiesto. Il Signore chiama a una fedeltà nella vocazione. La vocazione è un seme di bene per noi e per coloro che ci sono attorno. Anche Maria e Giuseppe, giustamente angosciati, impararono a capire che il figlio era innestato in un progetto d’amore a cui doveva essere fedele. In questa fedeltà anche Maria e Giuseppe maturarono la loro missione. La vocazione è proprio l’abbraccio tra la fedeltà di Dio e la fedeltà dell’uomo. Si tratta di una fedeltà che si rinnova e cresce, ma che rimane salda anche nelle incertezze e nelle sofferenze. Una fedeltà dinamica o meglio creativa: una forma di adesione che non cede né alla frenesia superficiale del cambiamento a tutti i costi, né alla chiusura pregiudiziale verso ciò che porta il segno della novità. È una fedeltà capace di discernere, di lasciarsi interpellare, di rinnovarsi senza tradirsi.

Meditazio:

«Come un alberello trapiantato spesso non riuscirebbe a mettere radici, e di conseguenza non potrebbe giungere alla sua perfezione e produrre il frutto desiderato, così l’anima che trapianta il proprio cuore da un progetto all’altro, non potrebbe trarne profitto ne attuare la giusta crescita nella perfezione, giacché la perfezione non consiste in un inizio, ma nel compimento» (San Francesco di Sales).

Meditazio:

“Maria non mette in fuga alcun peccatore, anzi, accoglie tutti coloro che si rifugiano in Lei, e per questo è chiamata Madre di Misericordia; è misericordiosa nei confronti dei miserabili, è speranza per i disperati”;

“Beato colui che si strappa un cuore di pietra e prende un cuore di carne, capace di addolorarsi delle miserie dei poveri, di modo che la sua compassione gli serva da consolazione, e questa consolazione dissipi l’avarizia”;

Pensiero del giornoIo sono mite e umile di cuore12 Giugno 2026Buongiorno amici e buona giornata nella Solennità del Sacr...
12/06/2026

Pensiero del giorno

Io sono mite e umile di cuore

12 Giugno 2026

Buongiorno amici e buona giornata nella Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. Oggi si celebra la Giornata Mondiale per la Santificazione dei Sacerdoti. Istituita nel 1995 da San Giovanni Paolo II, è un’occasione in cui i fedeli sono invitati a pregare per i presbiteri. Oggi chiamati perché il Signore Gesù ci ha rivelato l’amore gratuito e universale del Padre e dal suo Cuore aperto ha fatto scaturire ogni grazia e benedizione. A lui si elevi la nostra supplica: Abbi pietà di noi, Signore Gesù. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Mt 11,25-30

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Commento:

Oggi, giorno in cui festeggiamo il Sacro Cuore di Gesù, siamo chiamati ad andare al cuore anche dal Vangelo del giorno che è un invito alla piccolezza, tanto cara ai più eccelsi discepoli di Cristo, i santi. Costoro, alla luce del Vangelo, capirono che il segreto della sequela di Cristo non è essere efficienti, oppure qualificati e colti, ma essere piccoli. A noi questo concetto non suona bene: sentirci grandi e capaci è l’obiettivo della vita. Anche nella Chiesa, spesso gli occhi sono rivolti al più capace e al più efficiente; sembra che non si possa far a meno di chi sa fare qualcosa, che sia cantare, allestire, parlare, coinvolgere. Così nel mondo chi è deficitario in qualcosa è destinato all’esclusione. Il mondo procede per efficienza, prestanza e fa della forza il suo baluardo. I santi, invece, da sempre, sono stati controcorrente, hanno vissuto nell’ottica del Vangelo quella che possiamo definire: un’infanzia spirituale. Se il modello sono i bambini anche noi dobbiamo suscitare bellezza, tenerezza, gioiosità e soprattutto vivere come loro: contemplando. I bambini sanno contemplare la realtà scorgendone la bellezza e la meraviglia. Spesso sono fragili, a volte vittime, non si atteggiano a maestri ma sicuramente sono poeti capaci di sogni grandi. A volte non sanno esprimersi bene ma riescono ad esprimere con sincerità il dolore, la rabbia e anche la gioia. Restituiscono, inoltre, verità e sincerità, senza malizia e sotterfugi. Eppure, non sanno fare tutto, devono imparare. Gesù dice che dobbiamo imparare noi da loro, imparare veramente cosa significa essere adulti. Imitare i bambini ci aiuta ad essere miti e umili, a posare anche le nostre sofferenze in Dio. Questo Vangelo risponde alla domanda: Quando un uomo è davvero grande?

Meditazio:

«L’uomo grande è colui che si fa bambino, che offre cioè la stessa semplicità di approccio alla vita, la stessa apertura curiosa e desiderosa alla verità, che ha gli stessi occhi spalancati, che non giudica nessuno, che ha la sua consistenza nell’abbraccio amoroso di sua madre, perché in quell’amore capisce chi è e che cosa è il mondo e capisce che tutto è buono, come ci ricorda Romano Guardini: «Nell’ambito di un grande amore tutto è buono», tutto acquista valore. Tale uomo “adulto” è così abilitato a riconoscere i suoi “avversari”, cioè il male dentro di lui e nel mondo, per diventare strumento della potenza di Dio» (vescovo Mario Russotto).

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