Parrocchia SS. Perpetua e Felicita

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Pensiero del giornoNon vi chiamo più servi, ma vi ho chiamato amici.14 Maggio 2026Buongiorno amici e buina giornata nell...
14/05/2026

Pensiero del giorno

Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamato amici.

14 Maggio 2026

Buongiorno amici e buina giornata nella festa di San Mattia, Apostolo. Oggi chiamati perché il Signore che scruta e conosce il cuore dell’uomo ha affidato ad ognuno una vocazione particolare. Per portarla a compimento, invochiamo il suo dono di grazia:
Illuminaci con la tua verità, o Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Gv 15,9-17:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Commento:

Soprattutto in questi ultimi capitoli l’Evangelista Giovanni mette a fuoco quello che ha sentito da Gesù quando era, con lui, uno dei dodici. Gesù tocca veramente le note più sublimi della Rivelazione Cristiana. Certo anche i grandi profeti dell’Antico Testamento avevano fatto vibrare corde altissime dell’Amore di Dio per l’umanità. Qui però si tratta di cogliere la forza e la profondità del paragone. Il testo dice: “Come il Padre ha amato Me, anche Io ho amato voi”. All’interno della Trinità Santissima, il Padre ha amato il Divino Figlio Gesù in maniera… “divina”. C’è di mezzo l’Infinito…; però siamo dentro ad una verità che non perde sé stessa in gioco di parole. Forse non ci pensiamo abbastanza, ma l’amore di Gesù per noi tocca il diapason dell’infinito; infatti si realizza concretamente nel sacrificio dell’uomo Dio Gesù Cristo morto per noi in croce. Di qui la forza e la bellezza di quell’invito: “Rimanete nel Mio Amore!” L’autore del brano sa però che noi facilmente perdiamo di vista la concretezza di questo invito; allora ce lo spiega. Come Gesù è vissuto nell’amore del Padre osservando il comandamento più impegnativo ma luminosissimo quello di amare compiendo la Volontà dell’Eterno Padre fino a morire perché noi fossimo redenti e salvati, così anche noi potremo vivere la certezza gioiosa che ci viene da rimanere nell’amore se la nostra vita si snoda, giorno per giorno, nella concreta pratica dei comandamenti di Dio.

Meditazio:

«Rimanete nel mio amore». Che cosa intende dire il Signore con questa raccomandazione piena di tenerezza e di forza? Che i discepoli dovevano perseverare nell’amoroso ricordo di Lui, come poco prima, dopo l’istituzione dell’Eucaristia, aveva detto: «Fate questo in memoria di me»? (Luc. 22, 19); ovvero voleva dire che i discepoli dovevano conservare in se stessi l’affetto, che Cristo aveva avuto per loro? O meglio Gesù desiderava che l’amore perdurasse in una intensa reciprocità? Questo forse. Ma in una misura piena, ultra-sentimentale, vitale. Lo stesso Evangelista Giovanni nella sua prima lettera così si esprime: «Chi rimane nella ca**tà rimane in Dio, e Dio in lui» (1 Io. 4, 16). La realtà è questa: che Gesù pensava ad una mistica unione da compiersi nella profondità dell’anima fra Lui e ciascuno dei suoi; pensava all’amore suo ai discepoli e all’amore suo nei discepoli e, insieme, all’amore dei discepoli a Lui; pensava al mistero della grazia, cioè della ca**tà, che «è una certa amicizia dell’uomo con Dio» (S. TH., II-IIæ, 23, 5). E pensava che questo rapporto soprannaturale dovesse rimanere, rimanere sempre, anche dopo la scomparsa di Cristo morto e risorto dalla scena di questo mondo. Il pensiero del Signore, sotto questo riguardo, è chiarissimo: Gesù stabilisce un vincolo stabile fra Lui ed i suoi, un vincolo che la sua morte e la sua risurrezione non avrebbero interrotto; sarebbe stato permanente da parte sua, ed Egli lo voleva permanente, anche se libero e personale, da parte dei suoi» (Paolo VI).

Pensiero del giornoLo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità13 Maggio 2026Buongiorno amici e buon mercoledì d...
13/05/2026

Pensiero del giorno

Lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità

13 Maggio 2026

Buongiorno amici e buon mercoledì della VI settimana di Pasqua. Oggi memoria fac della Beata Vergine Maria di Fatima. Oggi chiamati perché lo Spirito di verità ci dispone all’accoglienza del messaggio di Cristo e alla preghiera: Dona il tuo Spirito, Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Gv 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Commento:

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso». Questa frase di Gesù mette in risalto una parola che si chiama “gradualità”. Gesù sa bene che noi riusciamo a capire e a vivere le cose solo un po’ alla volta. Nella vita spesso le cose non sono subito bianco o nero ma questo passaggio di colori avviene attraverso tanto grigio. Dio non dice tutto e subito: non perché vuole tenerci nell’ignoranza ma semplicemente perché è consapevole del peso che possiamo portare. Una vocazione, che sia al matrimonio o alla vita consacrata, non si realizza dall’oggi al domani ma richiede un tempo di discernimento. Anticipare, non accompagnando con gradualità questa maturazione interiore significa far scappare, per paura, le persone dalla missione che Dio vuole loro assegnare. Ad esempio, se una persona sta in una stanza completamente al buio e qualcuno all’improvviso spalanca completamente una finestra, quella luce risulterà inizialmente insopportabile e invece di aiutarla a vedere la porterà ad una iniziale cecità. Ma se quella finestra fosse aperta in maniera graduale, l’occhio si abituerebbe alla luce senza accecarsi, beneficiandone senza dolore. Così Dio fa con noi: Egli ci educa rivelandoci in maniera graduale la Verità del Vangelo. Ora, se Dio fa questo con noi, se ci aspetta con pazienza nelle nostre innumerevoli cadute, non dovremmo farlo anche noi con gli altri? Quante volte invece subito ci arrabbiamo con le persone per le loro cadute, per il loro modo a volte poco evangelico, pretendendo subitanei cambiamenti! Ma questo Dio a noi non lo ha chiesto! Ci ha aspettato e continua ad aspettarci! Chiediamo il dono dello Spirito affinché diventiamo capaci di accompagnare le persone con gradualità verso il loro pieno compimento.

Meditazio:

«Vi è una crescita anche nella conoscenza di Dio, perché essa non è data una volta per tutte. Lo Spirito ci introduce, facendocene fare esperienza dall’interno. Impariamo, da discepoli/e, a conoscere il Signore ogni giorno della nostra vita, “di inizio in inizio, per inizi che non hanno mai fine” (Gregorio di Nissa). La Trinità non è tanto una realtà da capire, ma piuttosto da vivere… Per entrare nella “verità tutta intera” sono necessarie delle relazioni autentiche. Non è tanto un cammino verso un concetto, ma piuttosto un percorso che porta verso qualcuno. Per mezzo dello Spirito si può scoprire la tenerezza del Padre (paternità) insieme alla gioia di essere figli (figliolanza) nello scambio vicendevole d’amore, che è lo Spirito Santo» (sr Elena Conforto, MMX).

Pensiero del giornoSe non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito.12 Maggio 2026Buongiorno amici e buon martedì della V...
12/05/2026

Pensiero del giorno

Se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito.

12 Maggio 2026

Buongiorno amici e buon martedì della VI settimana di Pasqua. Oggi chiamati perché lo Spirito Santo è stato mandato da Cristo nel mondo per continuare il giudizio di accusa contro l’incredulità: Donaci il tuo Spirito di verità, Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Gv 16,5-11

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Commento:

Gesù, ai discepoli costernati dall’annuncio della sua prossima passione e morte, afferma la necessità della sua dipartita perché possa ve**re lo Spirito Santo. Alla sua presenza “fisica e visibile” seguirà quella “interiore e invisibile” dello Spirito Santo. Per usare un linguaggio semplice, mentre prima Gesù era vicino ai suoi discepoli, dopo Dio sarà (ed è) più intimo a noi di noi stessi. Questo ci offre una preziosa chiave di lettura per lasciare che un po’ di luce penetri anche nei nostri momenti più bui. Pensiamo ad esempio a quando viene meno una persona cara, o quando ci lascia o viene trasferita una persona per noi significativa: ecco affacciarsi tristezza, dolore, paura di non farcela… Eppure quel momento, attraversato con il Signore e nel Signore, può rivelarsi un prezioso momento di crescita, di responsabilizzazione. Tante volte è proprio quando la vita ci ha chiesto dei “tagli”, magari dolorosi, che abbiamo dato una svolta, abbiamo effettuato un salto di qualità, ci siamo messi più in gioco… Chiediamo allora al Signore questa grazia: di riuscire a leggere (o a rileggere) nel tempo con uno sguardo provvidenziale la nostra storia, anche nelle sue pieghe più dolorose, certi che Gesù non ci molla ma ci tiene per mano!

Meditazio:

La voce di Papa Francesco (Gaudete et exultate)

” Poiché non si può capire Cristo senza il Regno che Egli è venuto a portare, la tua stessa missione è inseparabile dalla costruzione del Regno: «Cercate innanzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia» (Mt 6,33). La tua identificazione con Cristo e i suoi desideri implica l’impegno a costruire, con Lui, questo Regno di amore, di giustizia e di pace per tutti. Cristo stesso vuole viverlo con te, in tutti gli sforzi e le rinunce necessari, e anche nelle gioie e nella fecondità che ti potrà offrire. Pertanto non ti santificherai senza consegnarti corpo e anima per dare il meglio di te in tale impegno.”

Pensiero del giornoLo Spirito della verità darà testimonianza di me11 Maggio 2026Buongiorno amici e buon lunedì della VI...
11/05/2026

Pensiero del giorno

Lo Spirito della verità darà testimonianza di me

11 Maggio 2026

Buongiorno amici e buon lunedì della VI settimana di Pasqua. Oggi chiamati perché l’amore verso i fratelli è il frutto più bello della Pasqua. Imploriamo da Dio, anche per noi, il compiersi di questo inestimabile dono: Padre, fonte dell’amore, ascoltaci. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Gv 15,26-16,4

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

Commento:

Oggi Gesù prepara i suoi discepoli al momento della separazione. Non li lascia soli, promette il Paraclito, lo Spirito della verità, che procede dal Padre. Lo Spirito avrà la missione di testimoniare Gesù, e anche i discepoli saranno chiamati a testimoniare, perché hanno camminato con Lui fin dall’inizio. Questo brano ci invita a riflettere sul dono dello Spirito Santo come guida e consolatore nelle prove. Gesù non nasconde le difficoltà che i suoi seguaci dovranno affrontare: persecuzioni, rifiuto, incomprensioni. Ma incita loro a non temere, perché lo Spirito sarà con loro, li sosterrà, li aiuterà a discernere la verità. Quante volte anche noi, oggi, ci troviamo in contesti dove la fede è messa alla prova. In quei momenti, ricordiamo le parole di Gesù: non siamo soli. Lo Spirito Santo ci rende capaci di testimoniare la nostra fede con coraggio e umiltà, nonostante le difficoltà. Chiediamo, allo Spirito di renderci testimoni autentici, di darci la forza di non scandalizzarci della croce, ma di abbracciarla con amore, sapendo che essa è via alla resurrezione.

Meditazio:

La voce di un testimone

C’è […] un “Satana” (in ebraico, “accusatore”): è il “mondo”, nella terminologia giovannea, che continuamente dice al discepolo: “Ti sei sbagliato, non ne vale la pena, la gioia non è lì, non ce la farai mai!”. Lo Spirito Santo invece difende e consola: il suo argomento principale è proprio il ricordare ai discepoli la parola di Gesù, introdurli nel senso di quella parola, l’amore di un Dio, crocifisso alla porta di Gerusalemme […]. Abbiamo bisogno di uomini e donne che non abbiano paura del male: essi si sono riconciliati con il male che sanno essere presente in loro, poiché hanno fatto l’esperienza del perdono. Ma abbiamo anche bisogno di uomini e donne che non abbiano paura del bene, che sappiano quindi osare, rischiare, obbedendo a quella parola che è presente nel centro del loro spirito. L’amore è così: vuole tutto. Solo questa follia si rivela essere la vera sapienza.

Giuseppe Dossetti

Pensiero del giornoPregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito10 Maggio 2026Buongiorno amici e buona VI domenica di P...
10/05/2026

Pensiero del giorno

Pregherò il Padre e vi darà un altro Paràclito

10 Maggio 2026

Buongiorno amici e buona VI domenica di Pasqua. Oggi festa della Mamma, auguri a tutte le Mamme vive e defunte. Oggi chiamati perché la redenzione, operata da Cristo crocifisso e risorto, è offerta a tutti gli uomini. Illuminati dalla Parola che mediteremo, presentiamo al Padre le attese dei fratelli, pellegrini con noi lungo i sentieri della storia: Salva il tuo popolo, Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Gv 14,15-21

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Commento:

Il Vangelo di questa domenica ci ripropone per ben sette volte il centro del messaggio di Gesù: principio e compimento di tutto è l’amore. Cioè noi siamo amati e, di conseguenza, siamo chiamati ad amare. La legge tutta è preceduta da un “sei amato” e seguita da un “tu amerai”: «Chiunque astrae la legge da questo principio amerà il contrario della vita: amerà la morte» (cf P. Beauchamp). Gesù non impone regole, non costringe, si fa mendicante d’amore e con delicatezza ci dice: «se mi amate…». Ecco, noi siamo liberi di amarlo oppure no; e non ci sono scorciatoie o troppi giri di parole vuote, «Se mi amate, osserverete…» In Gesù non c’è prima il comandamento ma l’amore; è l’amore che ci spinge ad osservare la Parola. È come quando uno ama e fa di tutto per non dispiacere all’amata o all’amato, e non gli pesa fare certe cose perché in amore non c’è costrizione.

E qui vi è l’altra conseguenza, la promessa di Gesù: «e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre». Ecco, il Padre non ci lascia soli, ci invia lo Spirito Santo Paraclito. «Lo Spirito Santo è un Paràcletos, cioè Colui che si fa vicino, che ci suggerisce come rispondere alla vita, come rispondere a quelle domande che la vita ci fa. È interessante: non risponde Lui per noi. Non agisce Lui per noi, ma ci consiglia come agire. È un Consigliere meraviglioso. Consigliere perfetto viene definito. Colui che ci dice cosa fare. Infatti è chiamato anche Consolatore: Colui che sta con il solo. È il Consolatore. Colui che lo aiuta ad affrontare non da solo la realtà. Lo Spirito Santo, quindi, è Colui che ci dà intuizioni, ci dà consigli su come rispondere alla vita e alle sue difficoltà» (don Fabio Rosini). Noi chiediamo luce alla Spirito Santo quando dobbiamo prendere delle decisioni, quando abbiamo da fare delle scelte importanti?

Gesù, infine, ci dice pure che si tratta dello «Spirito di Verità che il mondo non conosce e non può ricevere». Questa è la verità. Gesù ci dice che se vogliamo ricevere lo Spirito Santo non possiamo vivere secondo quel mondo che non cerca Dio. Il mondo non ha Padre, genera se stesso, così le persone vivono da sole, vivono da orfani. Questo significa che noi abbiamo da percorrere un sentiero che ci porta fuori dall’orfananza, ovvero dalla condizione di vivere senza un Padre. In Cristo e nello Spirito noi diventiamo figli, noi nel Padre viviamo, noi nel Padre esistiamo!

Pensiero del giornoVoi non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo9 Maggio 2026Buongiorno amici e buon sabato dell...
09/05/2026

Pensiero del giorno

Voi non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo

9 Maggio 2026

Buongiorno amici e buon sabato della V settimana di Pasqua. Oggi chiamati perché il Signore Gesù ha promesso a coloro che sono suoi discepoli l’odio del mondo a lui ostile: Ascoltaci, o Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Gv 15,18-21

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

Commento:

Le parole del Vangelo di oggi ci rivelano una grande verità: la fatica di seguire Gesù ed essere suoi discepoli! Ancora oggi nel mondo ci sono cristiani che vengono perseguitati e uccisi a causa della loro fede, ma anche noi sperimentiamo, seppur nel nostro piccolo e in misure diverse, la fatica di rimanere fedeli alla fede che abbiamo scelto di professare. E’ difficile non trovarsi imbrigliati dentro le logiche del mondo e andare controcorrente, attraverso anche i gesti più semplici, come chiedere scusa, perdonare, ascoltare, praticare la giustizia e l’onestà. Potrebbe capitarci di sentirci soli, derisi, esclusi, giudicati, etichettati e, a lungo andare, lo scoraggiamento potrebbe prendere il sopravvento. Anche Gesù ha provato questi stessi sentimenti prima di vivere la passione nell’orto degli ulivi e, in quello stesso istante, si è ricordato di non essere solo e che dal Padre era stato mandato per svelare all’umanità il vero volto di Dio: un Dio che è Padre, un Dio che è amore. E noi, ancora una volta, oggi, siamo scelti, chiamati per nome e inviati a continuare questa missione.

Meditazio:

La voce di un martire

“Di questa vita perduta io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per questa gioia, attraverso e nonostante tutto. In questo “grazie” in cui tutto è detto, ormai della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi (…). E anche te, amico dell’ultimo minuto che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo “grazie”, e questo “a-Dio” nel cui volto ti contemplo. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due”.

Dal Testamento spirituale di Padre Christian De Chergé

Pensiero del giornoQuesto vi comando: che vi amiate gli uni gli altri8 Maggio 2026Buongiorno amici e buon venerdì della ...
08/05/2026

Pensiero del giorno

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri

8 Maggio 2026

Buongiorno amici e buon venerdì della V settimana di Pasqua. Oggi si celebra la Supplica alla Madonna di Pompei. Oggi chiamati perché Dio si manifesta nella storia della Chiesa per mezzo delle decisioni dei successori degli apostoli, prese sotto l’impulso dello Spirito. Invochiamolo con fiducia: Rendici docili allo Spirito, Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Gv 15,12-17

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Commento:

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici». Qualcuno diceva che la misura dell’amore è amare senza misura! Gesù è molto concreto: non si può dire di amare se poi non si ha desiderio di donarsi per il bene dell’altro. Tante volte corriamo il rischio di dire “ti voglio bene, ti amo” perché stare con quella persona ci fa stare bene. Ma questo è un voler bene limitato: ti voglio bene perché io sto bene, fai star bene me, è dunque un amare con tornaconto. L’amore vero è volere il bene dell’altro anche se questo mi costa! Gesù dimostra il suo amore donando la sua vita e ci da questo modello. Vi è un passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento: non più amare il prossimo come noi stessi, ma amarlo come Gesù ci ha amato! Gesù ci dona un nuovo modello: se stesso. Amare l’altro come noi stessi presenta infatti un rischio: io posso volere per me una cosa sbagliata, amarmi in maniera sbagliata, desiderare in modo disordinato; e allora amare così, secondo il mio modo di vivere e di pensare, significherebbe fare del male all’altro o, al massimo, amare quando l’altro/a se lo merita. Alla fine di questa vita noi saremo giudicati sull’amore, sull’amore donato, non su un vuoto sentimento privo di coinvolgimento. Noi saremo giudicati sulle opere, sulla compassione che si fa vicinanza e aiuto premuroso. Preghiamo dunque affinché sia il Signore il modello del nostro agire. L’amore non è solo un flatus vocis: l’amore è concreto, l’amore ha una verità e questa verità è Cristo Gesù che ama fino alla fine anche quando viene tradito!

Meditazio:

«Che cosa fare come discepoli di Gesù? Credere all’amore (cf. 1Gv 4,16), amare gli altri perché Dio ci ha amati per primo (cf. 1Gv 4,19) e non cedere mai alla tentazione di pensare che ci basti nutrire un amore di desiderio o di attesa per Dio: no, lo amiamo se realizziamo il comandamento nuovo dell’amore reciproco, a immagine di quello vissuto da Gesù. L’amore presente nel desiderio di Dio può essere una grande illusione, e Giovanni lo ribadisce con forza: “Se uno dice: ‘Io amo Dio’ e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv 4,20). Ecco, noi cristiani dobbiamo avere la consapevolezza di essere originati dalla ca**tà, dall’amore di Dio che ci spinge addirittura ad amare il non amabile, a operare la ca**tà verso il nemico o verso chi ha commesso il male nei nostri confronti. Si legge in un detto: “Hai visto il tuo fratello? Hai visto Dio!”. Parole che possono anche essere comprese come segue: “Hai amato il tuo fratello? Hai amato Dio!”» (Enzo Bianchi).

Pensiero del giornoRimanete nel mio amore, perché la vostra gioia sia piena7 Maggio 2026Buongiorno amici e buon giovedì ...
07/05/2026

Pensiero del giorno

Rimanete nel mio amore, perché la vostra gioia sia piena

7 Maggio 2026

Buongiorno amici e buon giovedì della V settimana di Pasqua. Oggi chiamati perché il Padre è la fonte dell’amore che Cristo ci comunica nella pienezza della gioia. Invochiamo il Signore per tutti gli uomini: Ascoltaci, o Signore. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Gv 15,9-11

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Commento:

«Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore». Sono belli questi due verbi osservare e rimanere. Sono conseguenziali, perché rimane nell’amore solo chi osserva i comandamenti. Il primo verbo, osservare, non significa “guardare da lontano” i comandamenti, pensando che il Vangelo sia bello solo da leggere. No, osservare in maniera evangelica significa obbedire. Gesù ci dice che per rimanere nel suo amore occorre osservare la sua Parola, che spesso ci mette in crisi perché ci chiama a scelte evangeliche, a scelte coraggiose. Le compie chi ha compreso che il rimanere con Cristo vale più delle cose che può perdere, più della stessa vita! L’altro verbo è rimanere. Nel Vangelo secondo Giovanni ricorre molte volte. Noi abbiamo un grosso problema nel rimanere, nell’essere costanti. Quanta difficoltà a rimanere fedeli! Non riusciamo a rimanere con le persone e le lasciamo; iniziamo tante cose, poi ci stanchiamo e lasciamo. Siamo chiamati a rimanere, a stare nelle situazioni difficili e, invece, molte volte scappiamo vivendo da fuggiaschi. Eppure una persona cresce quando sa stare sotto il peso di qualcosa, come Maria che stava sotto la croce: stava, rimaneva lì perché quello era il suo posto. Ed è lì, nello stare, nel rimanere che uno impara ad amare!

Meditazio:

«Il rimanere è la condizione che identifica i discepoli di Gesù. Non sono i più bravi, i più religiosi o i più morali. Sono semplicemente quelli che rimangono presso di Lui e in Lui. Il cristianesimo è sempre così: innanzitutto un incontro, occasione data, assolutamente gratuita. Lo stupore e l’attrattiva dell’incontro stesso sollecitano la libertà a rimanere, a starci a quell’incontro. E’ in questa convivenza che lo stupore iniziale e la scoperta crescono, proprio perché le occasioni per stupirsi ancora di quella presenza si moltiplicano. Se Giovanni e Andrea, che pur lo riconobbero quel giorno come Messia, non l’avessero più visto, pur conservando per sempre l’impressione della sua eccezionalità, si sarebbero nella vita come dimenticati di Lui. Invece, riaccostandolo, si approfondiva l’impressione originale. Gesù stesso, per dare un’immagine del rimanere per portare frutto, usa la metafora della vite e dei tralci (Gv 15,4-8): “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”. Il rimanere non è sterile, si riconosce dal fatto che porta frutti. Cioè dal cambiamento che lo stesso rimanere gratuitamente provoca. Come ha detto don Giussani, accennando al rimanere di Giovanni e Andrea quel pomeriggio presso di Lui: “Che cos’è avvenuto in loro? Non è stata in primo piano la soluzione dei problemi, ma uno stupore, lo stupore di una Presenza. Seguendo questo stupore hanno cambiato anche la vita”» (p. Ignace de la Potterie).

Pensiero del giornoChi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.6 Maggio 2026Buongiorno amici e buon mercoledì dell...
06/05/2026

Pensiero del giorno

Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.

6 Maggio 2026

Buongiorno amici e buon mercoledì della V settimana di Pasqua. Oggi chiamati perché Dio nostro Padre è glorificato quando noi portiamo molto frutto. Preghiamolo per noi e per gli altri: Rendici veri discepoli di Cristo, o Padre. Preghiamo per la pace nel mondo e per tutte le necessità dell’umanità.

Vangelo Gv 15,1-9

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Commento:

Del Vangelo di oggi vogliamo cogliere due aspetti:

il primo ci è dato da queste parole di Gesù: «senza di me non potete fare nulla». Gesù non ci dice che senza di Lui possiamo fare poco, ma ci dice che senza di Lui non possiamo fare nulla! Questa frase non è una minaccia, è una luce liberante sulla nostra vita, sulle nostre opere. Ovverosia: non si fanno opere cristiane a partire da noi stessi. Senza nostro Signore non facciamo nulla di consistente, nulla che abbia il sapore dell’immortalità, facciamo cose che vanno verso il nulla. Alla fine non andranno oltre la fine di questa vita: qui sono nulla e nulla rimarranno. Se vogliamo portare frutto occorre che ci innestiamo in Cristo, innestati nella vita vera e non una vite da strapazzo. «Io sono la vera vite e il padre mio è il vignaiolo», ci dice Gesù. Qui si tratta di attaccarci alla linfa vera; invece, quante volte noi stiamo attaccati a prese false, ci prendiamo in giro dicendoci che le cose funzionano. Quanto è importante essere onesti con noi stessi, riconoscere quando le cose non ci portano da nessuna parte, sia a livello umano che ecclesiale. Facciamo progetti su progetti ma non servono a nessuno. Tante volte ci vuole coraggio e dire “sto perdendo tempo, non sto dando frutto”.

Il secondo aspetto ci è dato da quest’altre parole: «Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto». Gesù ci prospetta due casi. Il primo negativo: il tralcio è secco, non porta frutto, viene perciò tagliato e buttato via. Il secondo caso è positivo: il tralcio è ancora vivo e vegeto; viene perciò potato. Quante potature vi sono da fare nella nostra vita perché possiamo portare più frutto! Bisogna avere il coraggio di fare delle scelte, mettere ordine nella nostra vita. Occorre potare, occorre che ci facciamo potare lasciando cadere i pezzi inutili, cioè i desideri, ambizioni, progetti e tendenze carnali che ci disperdono da tutte le parti e non ci permettono di concludere nulla. Domandiamoci dunque: cosa vi è da tagliare nella nostra vita?

Meditazio:

«Un giorno Michelangelo, passeggiando in un giardino di Firenze, vide, in un angolo, un blocco di marmo che sporgeva da sottoterra, mezzo ricoperto di erba e di fango. Si fermò di scatto, come se avesse visto qualcuno, e rivolto agli amici che erano con lui esclamò: “In quel blocco di marmo c’è racchiuso un angelo; debbo tirarlo fuori”. E, armatosi di scalpello, cominciò a sbozzare quel blocco finché non emerse la figura di un bell’angelo. Anche Dio ci guarda e ci vede così: come dei blocchi di pietra ancora informi e dice tra sé: “Lì dentro c’è nascosta una creatura nuova e bella che aspetta di ve**re alla luce; di più, c’è nascosta l’immagine del mio stesso Figlio Gesù Cristo (noi siamo destinati a diventare “conformi all’immagine del Figlio suo”); voglio tirarla fuori!”. E allora che fa? Prende lo scalpello che è la croce e comincia a lavorarci; prende le forbici del potatore e comincia a potare. Non dobbiamo pensare a chissà quali croci terribili. Ordinariamente egli non aggiunge nulla a quello che la vita, da sola, presenta di sofferenza, fatica, tribolazioni; solo fa servire queste cose alla nostra purificazione» (p. Raniero Cantalamessa).

Indirizzo

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