Unicoop Lazio

Unicoop Lazio L’UN.I.COOP.

Lazio crede nelle “piccole e medie” cooperative, che nascono e crescono quali occasioni concrete di lavoro, di promozione del territorio, di suddivisione dei compiti all’interno del gruppo sociale di riferimento.

𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐞 𝐔𝐫𝐮𝐠𝐮𝐚𝐲: 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐨, 𝐜𝐨𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐨𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀Tre giornate di incontri istituzionali e visite alle coopera...
08/09/2026

𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐞 𝐔𝐫𝐮𝐠𝐮𝐚𝐲: 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐨, 𝐜𝐨𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐨𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀

Tre giornate di incontri istituzionali e visite alle cooperative per trasformare il rapporto tra Italia e Uruguay in opportunità concrete, nel quadro del nuovo accordo UE-MERCOSUR. Sullo sfondo, la proposta di UN.I.COOP.: la Piattaforma Industriale Cooperativa Italia-Uruguay.

𝐔𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞

Un percorso che mette al centro persone, territori, relazioni e comunità italiane all’estero, con l’obiettivo di trasformare il dialogo tra Italia e Uruguay in occasioni concrete di collaborazione per le imprese e le cooperative.

È questa la prospettiva che ha accompagnato la missione promossa da 𝐔𝐍.𝐈.𝐂𝐎𝐎𝐏., articolata in tre giornate di incontri istituzionali, confronti con organismi del sistema economico e finanziario italiano e visite a realtà cooperative, con lo sguardo rivolto alle nuove opportunità che si aprono nell’area 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐎𝐒𝐔𝐑.

La delegazione era composta da 𝐈𝐠𝐧𝐚𝐜𝐢𝐨 𝐏𝐚𝐥𝐞𝐫𝐦𝐨 e 𝐅𝐚𝐛𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐃’𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨, protagonisti di un fitto programma di appuntamenti finalizzati a rafforzare il collegamento tra i due Paesi e a porre le basi per nuove forme di cooperazione economica, produttiva e istituzionale.

Ignacio Palermo è consigliere del 𝐂𝐨𝐦.𝐈𝐭.𝐄𝐬. – Comitato degli Italiani Residenti all’Estero, tesoriere dell’Associazione Calabrese in Uruguay e Consultore della Regione Calabria.

Fabrizio D’Alessandro è Presidente dell’𝐀𝐃𝐎𝐂 – Cooperativa Professori di Lingua e Cultura Italiana, Consultore della Regione Calabria e Segretario Generale dell’Associazione Calabrese in Uruguay.

La loro presenza rappresenta un punto di collegamento concreto tra Italia e Uruguay, attraverso il quale le relazioni istituzionali e quelle costruite dalle comunità italiane all’estero possono diventare una risorsa per favorire nuovi progetti di collaborazione.

𝐋𝐞 𝐭𝐫𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐞

2 𝒔𝒆𝒕𝒕𝒆𝒎𝒃𝒓𝒆 – 𝑪𝒂𝒎𝒆𝒓𝒂 𝒅𝒆𝒊 𝑫𝒆𝒑𝒖𝒕𝒂𝒕𝒊 𝒆 𝒊𝒍 𝒎𝒐𝒏𝒅𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒐𝒑𝒆𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆

Il programma ha preso il via presso la Camera dei Deputati, con l’incontro con Emanuele Pollio, componente del Gabinetto del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani.

Nel corso dell’incontro sono state approfondite le prospettive del progetto di interscambio tra Italia e Uruguay e il possibile sviluppo di nuove iniziative nel quadro delle relazioni tra Italia, Uruguay e area MERCOSUR.

La stessa giornata è proseguita con le visite alla Cooperativa Agri Iuvenia, impegnata nelle produzioni vitivinicole e nell’olio extravergine di oliva, e alla Cooperativa Agricoltura Capodarco, realtà sociale attiva nell’agricoltura biologica.

Due esperienze diverse, ma accomunate dalla capacità di coniugare produzione, territorio, competenze e dimensione sociale. Realtà che possono rappresentare, nell’ambito di un percorso di cooperazione internazionale, esempi concreti di modelli, competenze e pratiche da valorizzare e condividere.

3 𝒔𝒆𝒕𝒕𝒆𝒎𝒃𝒓𝒆 – 𝑺𝑨𝑪𝑬 𝒆 𝑺𝑰𝑴𝑬𝑺𝑻

Il secondo giorno il confronto si è concentrato sugli strumenti a disposizione delle imprese e delle cooperative italiane per affrontare i mercati internazionali.

Gli incontri con SACE e SIMEST hanno consentito di approfondire le opportunità e gli strumenti finanziari a sostegno dei processi di internazionalizzazione, con particolare attenzione alle prospettive offerte dall’apertura dei mercati dell’America Latina.

L’obiettivo è quello di comprendere come gli strumenti esistenti possano accompagnare non soltanto l’esportazione di prodotti, ma anche progetti di investimento, partnership, trasferimento tecnologico e sviluppo di nuove filiere internazionali.

4 𝒔𝒆𝒕𝒕𝒆𝒎𝒃𝒓𝒆 – 𝑳𝒂 𝒄𝒉𝒊𝒖𝒔𝒖𝒓𝒂 𝒊𝒔𝒕𝒊𝒕𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆

La missione si è conclusa con l’incontro con 𝑺.𝑬. 𝑨𝒍𝒇𝒓𝒆𝒅𝒐 𝑩𝒐𝒈𝒍𝒊𝒂𝒄𝒄𝒊𝒏𝒊, 𝑨𝒎𝒃𝒂𝒔𝒄𝒊𝒂𝒕𝒐𝒓𝒆 𝒅’𝑰𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂 𝒊𝒏 𝑼𝒓𝒖𝒈𝒖𝒂𝒚, al quale è stata illustrata la proposta della Piattaforma Industriale Cooperativa Italia-Uruguay, presentata anche alla delegazione uruguaiana.

L’incontro ha consentito di approfondire le prospettive del progetto e il ruolo che le relazioni istituzionali possono svolgere nell’accompagnarne lo sviluppo.

L’Ambasciatore ha espresso apprezzamento per l’iniziativa e disponibilità a favorire il dialogo attraverso i canali istituzionali, valorizzando i profondi legami storici, culturali e umani che uniscono Italia e Uruguay.

𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒂𝒅𝒆𝒔𝒔𝒐?

L’avvio dell’applicazione provvisoria dell’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐢𝐦 𝐓𝐫𝐚𝐝𝐞 𝐀𝐠𝐫𝐞𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭 𝐔𝐄-𝐌𝐄𝐑𝐂𝐎𝐒𝐔𝐑, dal 1° maggio 2026, rappresenta un passaggio importante nelle relazioni economiche tra Europa e Sud America.

Il nuovo quadro commerciale offre nuove possibilità di accesso ai mercati e prevede un progressivo abbattimento dei dazi, ma l’apertura commerciale non elimina automaticamente tutte le difficoltà che una piccola e media impresa o una cooperativa può incontrare quando guarda a un mercato lontano.

Restano infatti elementi da affrontare con attenzione: logistica, trasporto, procedure doganali, regole di origine, quote, certificazioni e organizzazione commerciale.

Per una grande impresa questi ostacoli possono essere affrontati attraverso strutture e reti internazionali già consolidate. Per una cooperativa o una PMI, invece, possono rappresentare un limite significativo.

È proprio in questo spazio che si colloca la proposta di UN.I.COOP.: creare un sistema capace di aggregare competenze e capacità produttive italiane e accompagnarle verso il mercato sudamericano attraverso una struttura organizzata e cooperativa.

𝐋𝐚 𝐏𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐈𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐂𝐨𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚-𝐔𝐫𝐮𝐠𝐮𝐚𝐲

La proposta nasce dalla necessità di individuare una modalità nuova di internazionalizzazione, capace di tenere insieme due esigenze: valorizzare ciò che rende unici i prodotti italiani e, allo stesso tempo, costruire nuove opportunità di collaborazione produttiva nei mercati internazionali.

L’idea è quella di una Quarta Via: non limitarsi all’esportazione dei prodotti finiti, ma neppure concepire l’internazionalizzazione esclusivamente come trasferimento di attività produttive.

La Piattaforma punta piuttosto a internazionalizzare la capacità produttiva italiana, portando nei mercati partner competenze, tecnologie, processi, formazione e modelli organizzativi e creando, dove opportuno, partnership produttive capaci di rispondere alle caratteristiche della domanda locale.

Il valore italiano rimane così legato alla ricerca, alla tecnologia, alla qualità, alla formazione e al know-how.

È il passaggio dal semplice Made in Italy al Made with Italian Know-how.

𝑫𝒖𝒆 𝒄𝒂𝒏𝒂𝒍𝒊, 𝒅𝒖𝒆 𝒎𝒐𝒅𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂̀ 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒆𝒎𝒆𝒏𝒕𝒂𝒓𝒊

Il modello prevede due percorsi complementari.

𝐂𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝟏 – 𝐄𝐱𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐮𝐦

Il primo riguarda i prodotti finiti nei quali il legame con il territorio e l’origine italiana costituiscono una componente essenziale del valore.

Vini, oli DOP e IGP, produzioni agroalimentari di alta gamma e altre eccellenze territoriali possono continuare a essere prodotte in Italia e valorizzate direttamente sui mercati internazionali.

In questo ambito, il valore dell’origine, della certificazione, della qualità e della reputazione territoriale rappresenta un elemento distintivo fondamentale.

Montevideo può svolgere una funzione strategica come punto di accesso, organizzazione logistica e distribuzione verso l’Uruguay e, progressivamente, verso gli altri mercati del MERCOSUR.

𝐂𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝟐 – 𝐏𝐚𝐫𝐭𝐧𝐞𝐫𝐬𝐡𝐢𝐩 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐭𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐤𝐧𝐨𝐰-𝐡𝐨𝐰

Il secondo percorso riguarda quei comparti e quei segmenti di mercato nei quali la distanza geografica, i costi logistici o le caratteristiche della domanda possono rendere particolarmente interessante una presenza produttiva più vicina al mercato.

In questi casi, il progetto prevede la possibilità di sviluppare partnership produttive locali, attraverso il trasferimento di tecnologie, macchinari, software, protocolli, formazione e competenze specialistiche italiane.

L’obiettivo è mettere a disposizione dei partner uruguaiani la capacità italiana di progettare e organizzare processi produttivi, mantenendo nei territori italiani le attività ad alto contenuto di conoscenza, ricerca, innovazione e sviluppo.

Le produzioni realizzate localmente potranno così essere sostenute da un patrimonio italiano di tecnologia e competenze, creando una relazione di lungo periodo tra i due sistemi produttivi.

Non una semplice delocalizzazione, dunque, ma una cooperazione industriale strutturata, nella quale ciascun territorio contribuisce con le proprie specificità.

𝐔𝐧 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚

Il punto centrale della proposta è costruire interdipendenza e non sostituzione.

Il sistema italiano mantiene un ruolo fondamentale nella generazione di conoscenza, nella ricerca, nello sviluppo tecnologico, nella formazione, nella certificazione e nell’aggiornamento dei modelli produttivi.

Il sistema uruguaiano contribuisce con il proprio mercato, le proprie competenze, le strutture produttive e la capacità di proiezione verso l’area MERCOSUR.

Le due dimensioni possono alimentarsi reciprocamente.

La presenza produttiva locale può favorire la conoscenza dei prodotti e delle tecnologie italiane e creare nuovi volumi e nuove relazioni commerciali; parallelamente, l’esportazione dei prodotti italiani di maggiore valore può rafforzare la riconoscibilità del Made in Italy e aprire ulteriori opportunità di mercato.

𝐈𝐥 𝐌𝐞𝐳𝐳𝐨𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐦𝐨𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞

In questa prospettiva assume particolare importanza il ruolo del Mezzogiorno.

Calabria, Sicilia e gli altri territori meridionali non devono essere considerati soltanto come aree produttive chiamate a competere sul costo, ma come territori capaci di esprimere conoscenze, biodiversità, competenze, tradizioni produttive e nuove forme di innovazione.

Il progetto punta a valorizzare proprio questa dimensione.

Le competenze agricole e agroalimentari, la ricerca applicata, la selezione di varietà e biodiversità, i processi di trasformazione, la tracciabilità e le nuove tecnologie possono diventare parte di un patrimonio di know-how da mettere a disposizione dei partner internazionali.

Anche la formazione assume un ruolo centrale: competenze certificate, percorsi specialistici e strumenti di micro-credentialing possono contribuire a creare professionalità capaci di integrare esperienza, cultura produttiva e innovazione digitale.

Il lavoro, in questa impostazione, non viene considerato soltanto come un costo da comprimere, ma come un elemento qualificante della competitività e della qualità.

𝐈 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢

La Piattaforma è pensata come un progetto di rete nazionale, nel quale diversi territori possano contribuire sulla base delle proprie specializzazioni.

Tra i primi ambiti individuati:

*𝐒𝐢𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚, con particolare attenzione ad agroalimentare e biodiversità;
*𝐔𝐦𝐛𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐓𝐨𝐬𝐜𝐚𝐧𝐚, per le filiere olearie DOP e IGP;
*𝐏𝐢𝐞𝐦𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐭𝐨, per il comparto vitivinicolo;
* 𝐄𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚-𝐑𝐨𝐦𝐚𝐠𝐧𝐚 𝐞 𝐋𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚, per meccanizzazione, packaging, automazione e tecnologie a supporto dei processi produttivi.

Non si tratta di una suddivisione rigida, ma di una prima ipotesi di rete territoriale da verificare attraverso la fase di mappatura e selezione dei progetti pilota.

𝑴𝒐𝒏𝒕𝒆𝒗𝒊𝒅𝒆𝒐: 𝑯𝑼𝑩 𝒐𝒑𝒆𝒓𝒂𝒕𝒊𝒗𝒐 𝒆 𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂 𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒊𝒍 𝑴𝑬𝑹𝑪𝑶𝑺𝑼𝑹

Al centro del progetto si colloca Montevideo, individuata come possibile HUB operativo, commerciale e logistico della Piattaforma.

L’HUB avrebbe il compito di mettere in connessione il sistema italiano con quello uruguaiano, facilitare le relazioni tra imprese e cooperative, accompagnare i processi commerciali e sostenere lo sviluppo delle partnership verso il mercato regionale.

Accanto all’HUB potranno essere sviluppati, in funzione delle esigenze dei singoli progetti, laboratori tecnici, scientifici e formativi dedicati alla sperimentazione, all’adattamento delle tecnologie, alla formazione, alla qualità, alla certificazione e alla prototipazione.

HUB e laboratori avranno funzioni differenti: il primo sarà il punto di riferimento strategico e operativo della presenza nel mercato; i secondi potranno rappresentare infrastrutture di supporto alla ricerca applicata, all’innovazione e alla formazione.

Le cooperative miste italiane e uruguaiane potranno costituire uno degli strumenti attraverso i quali sviluppare concretamente le partnership previste dal progetto.

𝐔𝐧𝐚 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐚𝐧𝐜𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐭𝐚 𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢

Per rendere efficace questo modello sarà necessario definire una governance chiara.

UN.I.COOP. potrà svolgere il ruolo di aggregatore del sistema italiano, mettendo in rete cooperative, imprese, tecnologie, modelli produttivi, servizi e competenze e organizzandoli in una proposta coordinata verso i mercati internazionali.
Le istituzioni, a partire dalle rappresentanze diplomatiche, avranno una funzione di accompagnamento istituzionale, favorendo il dialogo con le autorità, facilitando i rapporti e sostenendo la diplomazia economica.

Per questo, accanto alla dimensione operativa della Piattaforma, la proposta è quella di istituire un Tavolo Istituzionale di Accompagnamento alla Piattaforma Industriale Cooperativa Italia-Uruguay, nel quale coinvolgere i principali interlocutori istituzionali e, in relazione ai singoli progetti, gli organismi competenti.

𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐝𝐞 𝐨𝐫𝐚?

Il percorso successivo prevede una fase di approfondimento e selezione.

Il primo passo sarà la mappatura delle cooperative e delle imprese italiane interessate a partecipare, delle tecnologie disponibili, dei modelli produttivi replicabili e delle competenze che possono essere internazionalizzate.

Successivamente potranno essere selezionati 3-5 progetti pilota, sui quali verificare concretamente sostenibilità economica, interesse del mercato, partner locali, strumenti finanziari, aspetti doganali, formazione e modalità di trasferimento del know-how.

La fase pilota servirà anche a definire il modello organizzativo dell’HUB di Montevideo e a valutare le condizioni per una successiva estensione verso gli altri Paesi del MERCOSUR.

Per le cooperative interessate, sarà fondamentale la capacità di operare in forma aggregata. Un progetto internazionale richiede infatti dimensioni, continuità, organizzazione commerciale e capacità di condividere servizi e competenze.

Altrettanto importante sarà il ricorso a competenze specialistiche in materia doganale, regole di origine, certificazioni e logistica internazionale, perché la competitività di un progetto dipende anche dalla capacità di governare correttamente tutti gli aspetti della filiera.

Sono elementi che non rappresentano ostacoli al progetto, ma condizioni da affrontare con attenzione già nella fase di selezione delle prime iniziative.

𝐃𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨

La missione promossa da UN.I.COOP. rappresenta quindi un primo passo di un percorso più ampio.

L’obiettivo è trasformare una relazione storica tra Italia e Uruguay in una relazione economica, produttiva e cooperativa strutturata, capace di generare nuove opportunità per imprese, cooperative, lavoratori e territori.

L’Uruguay può rappresentare un partner strategico e Montevideo un punto di connessione con il MERCOSUR.

L’Italia può mettere a disposizione il proprio patrimonio di conoscenze, tecnologie, qualità e competenze.

Il Mezzogiorno, in particolare, può contribuire a questa nuova fase non soltanto attraverso le proprie produzioni, ma attraverso la propria capacità di generare conoscenza, innovazione, biodiversità e competenze.

La sfida è costruire un modello nel quale l’internazionalizzazione non significhi perdere il legame con i territori, ma rafforzarlo attraverso nuove relazioni.

𝐋𝐚 𝐝𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐔𝐍.𝐈.𝐂𝐎𝐎𝐏.

«L’apertura del mercato MERCOSUR rappresenta un’opportunità importante per il sistema produttivo italiano, ma coglierla richiede strumenti nuovi e una capacità di lavorare insieme.
La Piattaforma Industriale Cooperativa Italia-Uruguay nasce con questa ambizione: mettere in rete cooperative, imprese, territori e competenze e trasformare questo patrimonio in una capacità di internazionalizzazione organizzata.
Non vogliamo limitarci a esportare prodotti. Vogliamo creare le condizioni perché il nostro know-how, le nostre tecnologie, la nostra capacità di innovare e la nostra cultura produttiva possano incontrare nuovi mercati e nuovi partner.
Quando sarà utile e sostenibile, potranno essere sviluppate partnership produttive nei Paesi di destinazione, mantenendo in Italia la ricerca, la formazione, l’innovazione e le competenze che rappresentano il cuore del nostro valore.
In questo modello l’Uruguay non è soltanto un mercato, ma un partner. Montevideo può diventare un punto di riferimento per il sistema italiano verso il MERCOSUR e il sistema cooperativo può rappresentare lo strumento attraverso il quale costruire relazioni economiche più equilibrate e durature.
Il Mezzogiorno può avere un ruolo straordinario in questo progetto. Non soltanto come territorio di produzione, ma come luogo di conoscenza, biodiversità, innovazione e competenze.
Non delocalizzare il valore, ma internazionalizzare le competenze. Dal Made in Italy al Made with Italian Know-how.»

Un 𝒑𝒐𝒏𝒕𝒆 𝒕𝒓𝒂 𝒅𝒖𝒆 𝑷𝒂𝒆𝒔𝒊, dunque, costruito attraverso la cooperazione e la condivisione di idee, competenze e progetti. Un ponte capace di collegare territori, imprese e comunità e di trasformare una relazione storica tra Italia e Uruguay in una nuova stagione di opportunità nel cuore del MERCOSUR.

𝑭𝒐𝒏𝒅𝒐 𝑹𝒐𝒕𝒂𝒕𝒊𝒗𝒐 𝑾𝑩𝑶 𝑳𝒂𝒛𝒊𝒐: 𝒏𝒖𝒐𝒗𝒂 𝒐𝒑𝒑𝒐𝒓𝒕𝒖𝒏𝒊𝒕𝒂̀ 𝒑𝒆𝒓 𝒔𝒂𝒍𝒗𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒆 𝒊𝒎𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆 𝒊𝒏 𝒄𝒓𝒊𝒔𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒓𝒂𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒊 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒂𝒕𝒐𝒓𝒊.𝐿𝑎 𝑅𝑒𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝐿𝑎𝑧𝑖𝑜 𝑠𝑜...
29/07/2026

𝑭𝒐𝒏𝒅𝒐 𝑹𝒐𝒕𝒂𝒕𝒊𝒗𝒐 𝑾𝑩𝑶 𝑳𝒂𝒛𝒊𝒐: 𝒏𝒖𝒐𝒗𝒂 𝒐𝒑𝒑𝒐𝒓𝒕𝒖𝒏𝒊𝒕𝒂̀ 𝒑𝒆𝒓 𝒔𝒂𝒍𝒗𝒂𝒓𝒆 𝒍𝒆 𝒊𝒎𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆 𝒊𝒏 𝒄𝒓𝒊𝒔𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒓𝒂𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒊 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒂𝒕𝒐𝒓𝒊.

𝐿𝑎 𝑅𝑒𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝐿𝑎𝑧𝑖𝑜 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑊𝑜𝑟𝑘𝑒𝑟𝑠 𝐵𝑢𝑦𝑜𝑢𝑡 𝑐𝑜𝑛 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑛𝑧𝑖𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑎 𝑡𝑎𝑠𝑠𝑜 𝑧𝑒𝑟𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑓𝑎𝑣𝑜𝑟𝑖𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑙𝑎𝑛𝑐𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑎𝑧𝑖𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑒 𝑙𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑒𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑜𝑐𝑐𝑢𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒.

Le imprese in difficoltà del Lazio possono contare su uno strumento concreto per ripartire. Il 𝗙𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗥𝗼𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗪𝗕𝗢 (𝗪𝗼𝗿𝗸𝗲𝗿𝘀 𝗕𝘂𝘆𝗼𝘂𝘁) continua infatti a rappresentare una delle misure più significative dedicate al recupero delle aziende in crisi, offrendo ai lavoratori la possibilità di rilevare l’attività e trasformarla in una cooperativa.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di evitare la chiusura di realtà produttive strategiche, preservare posti di lavoro e favorire la continuità aziendale attraverso un modello che mette direttamente i dipendenti al centro del rilancio dell’impresa.

𝑼𝒏 𝒔𝒐𝒔𝒕𝒆𝒈𝒏𝒐 𝒄𝒐𝒏𝒄𝒓𝒆𝒕𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒓𝒊𝒍𝒂𝒏𝒄𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒊𝒎𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆
Il Fondo mette a disposizione 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗴𝗲𝘃𝗼𝗹𝗮𝘁𝗶 𝗮 𝘁𝗮𝘀𝘀𝗼 𝘇𝗲𝗿𝗼, destinati a sostenere l’acquisizione o l’affitto di aziende, rami d’azienda o complessi aziendali da parte di cooperative costituite dai lavoratori.

L’agevolazione può coprire fino al 𝟭𝟬𝟬% 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗽𝗲𝘀𝗲 𝗮𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶, con un importo minimo finanziabile di 𝟮𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗲𝘂𝗿𝗼, rappresentando così un’importante leva finanziaria per progetti di recupero imprenditoriale.

𝑪𝒉𝒊 𝒑𝒖𝒐̀ 𝒂𝒄𝒄𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒂𝒍 𝑭𝒐𝒏𝒅𝒐 𝑾𝑩𝑶?
• cooperative di produzione e lavoro già costituite;
• cooperative formate per almeno i due terzi da dipendenti dell’azienda in crisi o interessata da processi di delocalizzazione;
• gruppi di lavoratori promotori che intendono costituire una cooperativa per rilevare l’attività aziendale.

Elemento fondamentale è la presentazione di un progetto industriale credibile e sostenibile, capace di dimostrare la possibilità di rilanciare l’impresa e garantirne la continuità produttiva.

𝑼𝒏 𝒎𝒐𝒅𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒕𝒖𝒕𝒆𝒍𝒂 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐 𝒆 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒊𝒕𝒐𝒓𝒊𝒐.
Il sistema del 𝐖𝐨𝐫𝐤𝐞𝐫𝐬 𝐁𝐮𝐲𝐨𝐮𝐭 rappresenta una soluzione sempre più adottata per evitare la perdita di competenze professionali e la desertificazione industriale dei territori.

Consentire ai lavoratori di diventare imprenditori significa infatti salvaguardare il patrimonio produttivo locale, mantenere viva l’economia dei territori e favorire nuove forme di impresa partecipata.

𝑫𝒐𝒎𝒂𝒏𝒅𝒆 𝒂𝒑𝒆𝒓𝒕𝒆 𝒇𝒊𝒏𝒐 𝒂𝒍 𝟐𝟎𝟐𝟗
La misura è gestita da 𝑪𝑭𝑰 – 𝑪𝒐𝒐𝒑𝒆𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝑭𝒊𝒏𝒂𝒏𝒛𝒂 𝑰𝒎𝒑𝒓𝒆𝒔𝒂 e le richieste vengono esaminate con procedura 𝒂 𝒔𝒑𝒐𝒓𝒕𝒆𝒍𝒍𝒐, fino ad esaurimento delle risorse disponibili.

Le domande potranno essere presentate fino al 𝟭° 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟵, offrendo quindi un orizzonte temporale ampio per le cooperative interessate ad avviare percorsi di rilancio aziendale.

𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒎𝒊𝒔𝒖𝒓𝒂 𝒆̀ 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒕𝒆𝒈𝒊𝒄𝒂
In una fase economica caratterizzata da trasformazioni industriali e riorganizzazioni produttive, il Fondo WBO rappresenta uno strumento di politica industriale che punta non solo a sostenere le imprese in difficoltà, ma anche a valorizzare il capitale umano e l’iniziativa dei lavoratori.

La possibilità di accedere a finanziamenti agevolati consente infatti di affrontare processi di riconversione e rilancio con maggiori garanzie economiche, contribuendo alla salvaguardia dell’occupazione e alla competitività del sistema produttivo laziale.

Di seguito l'articolo completo:

La Regione Lazio mette a disposizione 8 milioni di euro tramite il Fondo rotativo WBO per sostenere cooperative di dipendenti che acquisiscono aziende in…

22/07/2026
𝑺𝒑𝒂𝒄𝒆 𝑬𝒄𝒐𝒏𝒐𝒎𝒚, 𝒊𝒍 𝑳𝒂𝒛𝒊𝒐 𝒗𝒐𝒍𝒂 𝒊𝒏 𝑬𝒖𝒓𝒐𝒑𝒂: 𝒅𝒖𝒆 𝒔𝒕𝒂𝒓𝒕𝒖𝒑 𝒅𝒊 𝑬𝑺𝑨 𝑩𝑰𝑪 𝑳𝒂𝒛𝒊𝒐 𝒄𝒐𝒏𝒒𝒖𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒐 𝒊 𝑪𝑨𝑺𝑺𝑰𝑵𝑰 𝑪𝒉𝒂𝒍𝒍𝒆𝒏𝒈𝒆𝒔 𝟐𝟎𝟐𝟔.𝐍𝐚𝐯𝐢𝐆𝐚𝐭𝐞 𝐞 𝐎𝐡...
14/07/2026

𝑺𝒑𝒂𝒄𝒆 𝑬𝒄𝒐𝒏𝒐𝒎𝒚, 𝒊𝒍 𝑳𝒂𝒛𝒊𝒐 𝒗𝒐𝒍𝒂 𝒊𝒏 𝑬𝒖𝒓𝒐𝒑𝒂: 𝒅𝒖𝒆 𝒔𝒕𝒂𝒓𝒕𝒖𝒑 𝒅𝒊 𝑬𝑺𝑨 𝑩𝑰𝑪 𝑳𝒂𝒛𝒊𝒐 𝒄𝒐𝒏𝒒𝒖𝒊𝒔𝒕𝒂𝒏𝒐 𝒊 𝑪𝑨𝑺𝑺𝑰𝑵𝑰 𝑪𝒉𝒂𝒍𝒍𝒆𝒏𝒈𝒆𝒔 𝟐𝟎𝟐𝟔.

𝐍𝐚𝐯𝐢𝐆𝐚𝐭𝐞 𝐞 𝐎𝐡𝐦𝐒𝐩𝐚𝐜𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐔𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚. 𝐔𝐧 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐜𝐨𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐞𝐫𝐨𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞.
Il Lazio si conferma uno dei principali motori dell’innovazione italiana nel settore spaziale. Due startup incubate presso 𝐄𝐒𝐀 𝐁𝐈𝐂 𝐋𝐚𝐳𝐢𝐨, 𝐍𝐚𝐯𝐢𝐆𝐚𝐭𝐞 𝐞 𝐎𝐡𝐦𝐒𝐩𝐚𝐜𝐞, sono state premiate ai 𝐂𝐀𝐒𝐒𝐈𝐍𝐈 𝐂𝐡𝐚𝐥𝐥𝐞𝐧𝐠𝐞𝐬 𝟐𝟎𝟐𝟔, tra le più importanti iniziative europee dedicate alle imprese che sviluppano soluzioni innovative basate sulle tecnologie spaziali.

Il concorso, promosso dall’𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚𝐧 𝐔𝐧𝐢𝐨𝐧 𝐀𝐠𝐞𝐧𝐜𝐲 𝐟𝐨𝐫 𝐭𝐡𝐞 𝐒𝐩𝐚𝐜𝐞 𝐏𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐞 (𝐄𝐔𝐒𝐏𝐀) nell’ambito del programma CASSINI, ha selezionato appena dodici progetti provenienti da tutta Europa, premiando le realtà con il maggiore potenziale tecnologico e commerciale. Per ciascuna startup vincitrice è previsto un contributo di 𝟏𝟎𝟎 𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨, destinato ad accelerare lo sviluppo delle tecnologie e il loro ingresso sul mercato.

A distinguersi è stata 𝐍𝐚𝐯𝐢𝐆𝐚𝐭𝐞 con 𝐍𝐚𝐯𝐢𝐂𝐨𝐝𝐞 𝐂𝐚𝐫𝐚𝐯𝐞𝐥, un sistema di navigazione autonoma che consente ai satelliti di calcolare in tempo reale la propria posizione direttamente a bordo, riducendo la necessità di interventi da terra. Una soluzione destinata a rispondere alle esigenze delle future costellazioni satellitari, sempre più numerose e complesse da gestire.

Il secondo riconoscimento è andato a 𝐎𝐡𝐦𝐒𝐩𝐚𝐜𝐞, grazie al progetto 𝐒𝐓𝐀𝐑-𝐖𝐚𝐭𝐞𝐫-𝐧𝐚𝐧𝐨, un innovativo sistema di propulsione per nanosatelliti alimentato ad acqua. Una tecnologia che punta a rendere più efficienti e sostenibili le missioni spaziali, offrendo nuove prospettive per il segmento dei piccoli satelliti, oggi tra i più dinamici dell’intera Space Economy.

Il doppio successo rappresenta anche un importante attestato per 𝐄𝐒𝐀 𝐁𝐈𝐂 𝐋𝐚𝐳𝐢𝐨, l’incubatore promosso da Regione Lazio, Agenzia Spaziale Europea (ESA), Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e Lazio Innova, che accompagna startup e imprese innovative nello sviluppo di tecnologie ad alto contenuto scientifico. Il programma offre supporto finanziario, servizi di incubazione, mentoring e accesso a una rete internazionale di partner industriali e istituzionali.

Il riconoscimento ottenuto dalle due startup testimonia la capacità del territorio laziale di trasformare ricerca, competenze e trasferimento tecnologico in opportunità di mercato. In uno scenario europeo in cui la Space Economy è destinata a crescere rapidamente nei prossimi anni, il rafforzamento di un ecosistema capace di sostenere l’innovazione rappresenta un elemento decisivo per la competitività del Paese.

L’affermazione di NaviGate e OhmSpace ai CASSINI Challenges 2026 non è soltanto il successo di due giovani imprese, ma il segnale di un modello che funziona: investire in ricerca, incubazione e collaborazione tra istituzioni e imprese significa creare valore, attrarre investimenti e consolidare il ruolo dell’Italia tra i protagonisti della nuova economia dello spazio.

https://www.lazioinnova.it/news/due-startup-incubate-presso-esa-bic-lazio-premiate-ai-cassini-challenges-2026/

14/07/2026

𝐑𝐚𝐟𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢

La collaborazione tra istituzioni finanziarie, amministrazioni pubbliche e imprese rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per sostenere la crescita economica dei territori. È questo il messaggio emerso dagli 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐆𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐅𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐞 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢, promossi da ANFIR in collaborazione con Lazio Innova e ospitati presso il WEGIL di Roma.

L'iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni nazionali ed europee, del sistema bancario e del mondo produttivo con l'obiettivo di consolidare il ruolo delle finanziarie regionali come motore dello sviluppo locale e dell'innovazione.

Uno dei momenti più significativi dell'evento è stata la firma del 𝐏𝐫𝐨𝐭𝐨𝐜𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐝'𝐈𝐧𝐭𝐞𝐬𝐚 𝐭𝐫𝐚 𝐀𝐍𝐅𝐈𝐑, 𝐂𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐃𝐞𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐢 𝐞 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐢, 𝐒𝐀𝐂𝐄 𝐞 𝐒𝐈𝐌𝐄𝐒𝐓, un accordo strategico finalizzato a rafforzare la cooperazione tra i principali soggetti pubblici che sostengono gli investimenti delle imprese. L'intesa punta a sviluppare strumenti condivisi, facilitare l'accesso alle opportunità di finanziamento e promuovere iniziative di accompagnamento dedicate al tessuto imprenditoriale italiano.

Nel corso dei lavori è stato più volte sottolineato come le finanziarie regionali rappresentino oggi una vera infrastruttura strategica per la competitività del Paese, capace di mettere in relazione le politiche pubbliche con le esigenze concrete delle imprese e dei territori. Particolare attenzione è stata dedicata alle prospettive offerte dalla programmazione europea post-2027, alla digitalizzazione, all'intelligenza artificiale e alla capacità di mobilitare capitali pubblici e privati per sostenere la crescita economica.

Tra i protagonisti dell'incontro figuravano esponenti della Commissione Europea, della Regione Lazio, di CDP, SACE, SIMEST, ABI e delle principali istituzioni coinvolte nelle politiche di sviluppo economico. Gli interventi hanno evidenziato la necessità di rafforzare la sinergia tra livelli istituzionali, valorizzando il ruolo delle finanziarie regionali come interlocutori privilegiati per accompagnare le imprese nei processi di innovazione, internazionalizzazione e transizione digitale.

I dati presentati da ANFIR confermano l'importanza di questo sistema. Nel 2025 le finanziarie regionali hanno gestito oltre 𝟐𝟎.𝟖𝟎𝟎 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢, mobilitando più di 𝟕𝟔𝟏 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨 a favore di imprese e cittadini. Il 96,6% dei beneficiari e quasi il 90% delle risorse sono rimasti nei territori di riferimento, dimostrando la capacità di questi strumenti di rispondere in modo efficace alle esigenze delle economie locali.

L'iniziativa conferma la volontà di costruire un modello di sviluppo fondato sulla cooperazione tra istituzioni, sistema finanziario e imprese, con l'obiettivo di rendere i territori più competitivi, attrarre nuovi investimenti e favorire una crescita sostenibile. In questo percorso, Lazio Innova continua a svolgere un ruolo centrale come soggetto attuatore delle politiche regionali a sostegno dell'innovazione, della competitività e dello sviluppo economico del Lazio.

https://www.lazioinnova.it/news/rafforzare-la-cooperazione-per-sostenere-investimenti-e-competitivita-dei-territori/

𝐀𝐥 𝐯𝐢𝐚 𝐢𝐥 𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨 “𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐧𝐞𝐢 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢”: 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟏,𝟒 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢.La Direzione General...
08/07/2026

𝐀𝐥 𝐯𝐢𝐚 𝐢𝐥 𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨 “𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐧𝐞𝐢 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢”: 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟏,𝟒 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢.

La Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura ha pubblicato l’avviso pubblico “Cultura nei piccoli comuni – Edizione 1”, un’iniziativa che punta a sostenere progetti culturali nei Comuni italiani con meno di 25.000 abitanti.
L’obiettivo del bando è rafforzare il ruolo della cultura come motore di sviluppo locale, inclusione sociale e rigenerazione dei territori, con particolare attenzione alle aree interne e ai piccoli centri che rappresentano un patrimonio fondamentale per l’identità del Paese. Per questa prima edizione sono stati stanziati 1.445.100 euro.
I progetti dovranno favorire la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, promuovere la partecipazione delle comunità locali, incentivare la nascita e il consolidamento di imprese culturali e creative e sviluppare collaborazioni tra enti pubblici, Terzo Settore, istituzioni formative, associazioni e operatori culturali. Particolare rilievo viene attribuito anche all’innovazione, alla digitalizzazione dell’offerta culturale e alla creazione di reti territoriali stabili.
Possono partecipare esclusivamente i Comuni con popolazione inferiore ai 25.000 abitanti, sia in forma singola sia associata, attraverso reti di Comuni. Ogni proposta dovrà prevedere almeno un partner non profit, tra enti pubblici, Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS, associazioni o comitati regolarmente costituiti.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle politiche nazionali di rigenerazione culturale e sviluppo territoriale promosse dal Ministero della Cultura e mira a trasformare la cultura in uno strumento concreto per rafforzare la coesione sociale, creare nuove opportunità occupazionali e migliorare la qualità della vita delle comunità locali.
Le candidature dovranno essere presentate esclusivamente attraverso il Portale Bandi della Direzione Generale Creatività Contemporanea. La scadenza è fissata al 31 agosto 2026, alle ore 12.00.

La Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura lancia in data 22 giugno 2026 l’avviso pubblico Cultura nei piccoli comuni (edizione 1) al fine di valorizzare e promuovere progetti culturali nei comuni con popolazione inferiore a 25.000 abitanti.

𝐏𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐏𝐞𝐫𝐢𝐟𝐞𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐋𝐚𝐳𝐢𝐨: 𝐝𝐚𝐢 𝐃𝐄𝐒 𝐝𝐢 𝐔𝐍.𝐈.𝐂𝐎𝐎𝐏. 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀La p...
08/07/2026

𝐏𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐏𝐞𝐫𝐢𝐟𝐞𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐋𝐚𝐳𝐢𝐨: 𝐝𝐚𝐢 𝐃𝐄𝐒 𝐝𝐢 𝐔𝐍.𝐈.𝐂𝐎𝐎𝐏. 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀

La programmazione regionale 2026-2028 conferma la centralità di welfare di comunità, partecipazione territoriale e innovazione sociale: temi già sviluppati nella ricerca promossa dal Centro Studi e Ricerca UNIFOND sui Distretti dell’Economia Sociale.
La recente approvazione del Piano regionale degli interventi sperimentali di inclusione sociale nelle periferie laziali 2026-2028 rappresenta un passaggio di particolare rilievo per il mondo cooperativo e per l’economia sociale. La Regione Lazio ha annunciato una dotazione iniziale di circa 8 milioni di euro per avviare una sperimentazione in dieci contesti territoriali, con l’obiettivo di superare la frammentazione degli interventi e costruire programmi integrati capaci di collegare welfare di comunità, rigenerazione territoriale, accesso ai servizi, partecipazione delle comunità e innovazione sociale.
Per UN.I.COOP. si tratta di una notizia importante, perché conferma la direzione di lavoro che la nostra organizzazione ha contribuito a delineare con la ricerca dedicata ai Distretti dell’Economia Sociale, pubblicata e diffusa dal Centro Studi e Ricerca UNIFOND. Non una riflessione teorica separata dai bisogni reali, ma un contributo di visione e di metodo, orientato a rendere i territori protagonisti di un nuovo modello di sviluppo inclusivo, cooperativo e sostenibile.

𝐈𝐥 𝐏𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐏𝐞𝐫𝐢𝐟𝐞𝐫𝐢𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢
La programmazione regionale individua dieci aree di intervento: Corviale, Tor Bella Monaca, Laurentino 38, Lido di Ostia, Fiumicino, Guidonia, Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo. Territori diversi tra loro, ma accomunati dall’esigenza di rafforzare servizi, relazioni comunitarie, presìdi sociali e capacità di risposta ai bisogni emergenti.
Il metodo annunciato dalla Regione Lazio appare particolarmente significativo: ascolto delle comunità, condivisione progressiva con gli attori locali e costruzione di programmi territoriali insieme a Comuni, Municipi, Distretti sociosanitari, ASP, Università, Terzo Settore e parti sociali. In questa impostazione, le Case del Welfare di Comunità possono diventare presìdi di prossimità e luoghi nei quali rendere concreta l’integrazione tra politiche sociali, lavoro, inclusione e partecipazione civica.

𝐋𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐔𝐍.𝐈.𝐂𝐎𝐎𝐏. 𝐬𝐮𝐢 𝐃𝐄𝐒
È proprio su questo terreno che emerge il motivo di orgoglio associativo. La ricerca sui Distretti dell’Economia Sociale ha indicato con chiarezza la necessità di superare interventi isolati e costruire ecosistemi territoriali fondati su governance partecipata, mappatura dei bisogni, reti cooperative, innovazione sociale, valutazione dell’impatto e collaborazione stabile tra pubblico, privato sociale, università e cittadini.
I DES, nella visione elaborata dal Centro Studi e Ricerca UNIFOND, non sono nuove sovrastrutture burocratiche. Sono piattaforme territoriali di collaborazione, capaci di valorizzare capitale sociale, competenze professionali, risorse locali e vocazioni comunitarie. Rappresentano un modello operativo per trasformare le periferie e i territori fragili da luoghi percepiti come marginali a spazi di innovazione sociale, lavoro di qualità e rigenerazione civile.
La programmazione regionale richiama quindi un’impostazione pienamente coerente con il lavoro di analisi e proposta sviluppato da UN.I.COOP.: partire dai territori, ascoltare le comunità, attivare reti stabili e misurare il valore pubblico generato. È un cambio di prospettiva che guarda alle periferie non solo come aree di bisogno, ma come luoghi nei quali sono già presenti energie, competenze e relazioni da organizzare e sostenere.

𝐃𝐚𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟏° 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞
La ricerca sui DES è stata presentata e diffusa in occasione del convegno UN.I.COOP. Lazio del 1° dicembre 2025, ospitato presso il CNEL, nella Sala Plenaria Marco Biagi, e dedicato al tema “Il lavoro nella cooperazione sociale e nell’assistenza alla persona”. L’iniziativa ha rappresentato un momento rilevante di confronto istituzionale e associativo sul futuro della cooperazione sociale, dei servizi alla persona e delle politiche territoriali.
Tra i saluti istituzionali figurava anche l’Assessore all’Inclusione sociale e servizi alla persona della Regione Lazio, Massimiliano Maselli, insieme a rappresentanti del Governo, del Parlamento, del CNEL, della vigilanza cooperativa, delle parti sociali e del sistema UN.I.COOP. Quel confronto ha contribuito a mettere al centro un tema essenziale: la cooperazione sociale non è solo soggetto gestore di servizi, ma infrastruttura di prossimità e partner strategico delle politiche pubbliche.

𝐈𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞
La sfida che si apre con il Piano Periferie è ora quella dell’attuazione. Gli 8 milioni di euro stanziati rappresentano una prima dotazione importante, ma il valore più rilevante della misura risiede nel metodo: costruire interventi integrati, riconoscere il ruolo degli attori territoriali, promuovere alleanze stabili e rendere le comunità protagoniste del cambiamento.
In questo quadro, le cooperative sociali e gli enti dell’economia sociale possono svolgere una funzione decisiva. Sono organizzazioni radicate nei contesti locali, conoscono i bisogni delle persone, presidiano servizi educativi, socioassistenziali e sanitari di prossimità, generano occupazione e costruiscono relazioni di fiducia. Per questo devono essere coinvolte non soltanto nella fase esecutiva, ma anche nei processi di co-programmazione, co-progettazione e valutazione degli impatti.
UN.I.COOP. continuerà a offrire il proprio contributo tecnico, associativo e progettuale affinché le cooperative possano essere protagoniste di questa nuova stagione. Il Piano Periferie della Regione Lazio conferma che le politiche sociali del futuro non possono essere costruite con interventi frammentati, ma richiedono alleanze territoriali, competenze qualificate, capacità di lettura dei bisogni e una visione cooperativa dello sviluppo.

𝐋𝐚 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐟𝐞𝐫𝐢𝐞 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝’𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐚 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐮 𝐦𝐮𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀, 𝐢𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀. 𝐄̀ 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐔𝐍.𝐈.𝐂𝐎𝐎𝐏. 𝐡𝐚 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐬𝐮𝐢 𝐃𝐄𝐒 𝐞𝐝 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐞𝐧𝐨 𝐬𝐮𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐨𝐟𝐟𝐫𝐢𝐫𝐞, 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚, 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐬𝐢𝐯𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐯𝐢𝐥𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐋𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞.

Indirizzo

Via Panama, 52
Rome
00198

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Unicoop Lazio pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Il Luogo Di Culto

Invia un messaggio a Unicoop Lazio:

Scelte rapide

Condividi