Devozione alla Madonna Calpestata

Devozione alla Madonna Calpestata storia e la devozione per la sacra immagine della Madonna Calpestata trovata sfregiata in Iraq Arriviamo al primo dei numerosi check-point. Partiamo. Perché?

BREVE STORIA DELLA MADONNA CALPESTATA
Partiamo presto da Erbil. È venerdì, la strada è completamente libera. Ivan parcheggia la grossa jeep. «Torno subito padre, ma per ogni evenienza sappi che qui nel cruscotto vi è una pi***la!» Il cruscotto è lì che mi sfida: apro. È vero! «Tutto in ordine, quando hanno visto che tu eri un sacerdote ci hanno subito concesso il permesso ». Ve**re a Mosul? Tutti

hanno sconsigliato! La domanda diventa ritmica mentre le prime immagini della città si presentano agli occhi. È un grande mercato. La macchina nera rallenta. Ivan prende la pi***la. «Vedi questa gente? Loro non ti faranno nulla. Ma tra di loro, a qualche finestra potrebbe esserci un cecchino». Rimango senza parole. Piano piano la grossa vettura esce dal mercato. Ivan rimette la sicura alla pi***la e la richiude nel cruscotto. Ora invece i militari non la devono vedere. Siamo nella parte sinistra della città, divisa in due dal Tigri. La prima chiesa che visitiamo ci sta davanti: la croce è divelta dal campanile. Una porta arrugginita si apre. Ivan mette l’arma sotto la camicia dietro la schiena e nuovamente mi spavento. Un uomo con il volto sorridente ed accogliente ci saluta. Salgo le scale sconnesse e visibilmente rovinate. Ma mentre avverto la furia di Daesh, dei piccoli bambini mi corrono incontro con dei grandi sorrisoni. Si avvicinano. Sollevo il più piccolino alla mia guancia e lui si accoccola comodo comodo e pacioso. La chiesa è pulita, ma vuota... Il bel marmo viene staccato con cura e messo in ordine per la vendita. «Padre dobbiamo andare», mi pressa Ivan. Dopo aver visitato la chiesa dedicata allo Spirito Santo, andiamo alla chiesa dedicata a San Giorgio: i militari, questa volta, non ci danno il permesso. È una zona strategica. Regaliamo due bottiglie di acqua ai giovani militari al caldo dei 40 gradi e Ivan mi porta a vedere un’altra chiesa. «Quando quel demonio del Daesh si è ritirato, ha lasciato cariche di dinamite nascoste. Basta urtare male una pietra che salta in aria tutto». Entriamo: il pavimento è spoglio e liscio, una enorme lastra di cemento armato. Nessuna bomba può essere qui. «Bene padre tu aspetta qui, faccio un giro attorno per essere sicuro. Tu prepara per la Messa, celebreremo qui». Con un fazzolettino di carta pulisco l’altare dalla polvere, una lastra di cemento spogliata dal marmo, pongo sull’altare il mio caro ed inseparabile Vangelo aperto e pongo il pane ed il vino. Ma ci pensate? Gesù tornerà a Mosul. Forse è la prima Messa che si celebra qui dalla liberazione del Daesh. Un brivido ritorna prepotente, forse provocato dal rumore di un elicottero che si avvicina ed inizia a mitragliare. Se ne va, più lontano odo il rumore del conflitto a fuoco. E Gesù? Verrà qui tra poco... È la voce di Ivan ad interrompere il mio pensiero. «Padre qui non abbiamo molto tempo. Celebra bene la Messa con devozione e calma ma cerca di non essere troppo lungo...». Prego per la città, per i cristiani, per Ivan, per i morti, per coloro che sono feriti o che stanno morendo proprio durante questo nuovo sacrificio di Gesù sulla croce. «Prendete e mangiate questo è il mio corpo, questo è il mio sangue». Mi inginocchio e mi fermo in adorazione. Da lontano qualcuno arriva. Istintivamente mi dico: devo proteggere questo tesoro prezioso che è la divina Eucaristia, male che vada subito mangio e bevo... Ivan mi dice in inglese stai calmo e soprattutto fermo. Lui si blocca e con voce calma e tranquilla saluta il giovane. Il giovane guarda incuriosito e chiede: «Ma state dicendo Messa?». Ivan risponde di sì e il ragazzo con un grande sorriso chiede: «Posso partecipare anche io? Sono cristiano. Sono un soldato dell’esercito iracheno». Avrà 22 o 23 anni, il mio forte abbraccio lo riempie di gioia e mi dice: «Abuna», padre. Mi viene in mente una frase bellissima di Gesù: Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro! Lo benedico. La Messa è finita. Sto mettendo via il Vangelo, quando Ivan mi porta ad una finestra, dove da lontano si vede una croce. «Si padre e l’ho portata io con altri tre amici musulmani. È alta tre metri e larga due, di legno, sulla cima di quella collina e ogni volta che vengo a Mosul, quando la guardo mi dà forza e coraggio». Lo guardo negli occhi. Che coraggiosa iniziativa, se ne vuoi portare un’altra in futuro... Ti darò una mano. (Mosul, maggio 2017)

LA MADONNA CALPESTATA E L'IRAQ
Conosco l’Iraq dal 2003. Erano i giorni in cui a Baghdad lo splendido Lorenzo Cremonesi - inviato di guerra del Corriere della Sera e che ha firmato l’introduzione al mio libro su Hazar, una yasida fatta schiava dall’ISIS - mi diceva che con le lenzuola era aggrappato fuori dalla finestra dell’albergo mentre infuriava la guerra della coalizione contro Saddam Hussein. Eravamo in Iraq per motivi completamente differenti, ma entrambi validi: lui come giornalista, io per la solidarietà. Ci sono poi tornato anni dopo, nel dicembre del 2013 era l’anno in cui Padre Paolo Dall’Oglio era stato rapito in Siria, esattamente il 29 luglio 2013. Tutti mi sconsigliavano il viaggio e mi ricordo che viaggiavo con una scorta pazzesca per un Paese ancora instabile. Venivo dal Kwait ed ero atterrato a Basora, poi su fino a Najaf, la grande capitale religiosa degli sciiti, Nassiria dove i nostri carabinieri erano morti in un forte attacco terroristico, poi Babilonia e Baghdad, con la famosa zona verde protetta dagli americani. Ma il mio rapporto più profondo e simbiotico con l’Iraq, meglio con il Kurdistan iracheno, ha inizio il 12 agosto 2016: parliamo di tempi recenti nei quali il termine ISIS diventa famoso. Mosul è capitale dell’ISIS e nella notte dal 6 al 7 agosto di due anni prima 120.000 cristiani caldei, yazidi e musulmani sciiti in fuga da Mosul e dalla Piana di Ninive vengono cacciati dai militanti dello Stato Islamico Se rimani hai tre possibilità: la morte, ti converti all’islam sunnita oppure paghi una tassa tale da non permetterti di vivere. La gente fugge ed a mio arrivo a Qaraqosh trovo ancora la lettera N sulle abitazioni dei cristani: N per dire abitazione cristiana in arabo. Inizio a girare per la Piana di Ninive in mano al califfato ed a raccontare di storie raccapriccianti come quella di Hazar venduta come schiava nel mercato di Mosul. Torno poi il 29 aprile del 2017 e scrivo di Naren una bimba yazida vittima di sindrome postraumatica da stress. Vivo nel campo profughi di Dawidiya prendo in adozione a distanza per la nostra Associazione 10 bambini: cinque cristiani e cinque yazidi. Questa volta arrivo in Kurdistan per inaugurare tre aule di catechismo a Manghesh e porto in Italia un progetto per un pozzo di acqua nelle vicinanze di Mosul. Giungo così a Mosul nel caos di una regime che spara in testa a chi non è musulmano, con l’aiuto di alcuni soldati peshmerga… ho ancora foto con loro vestito da militare in zone in cui le bombe spaccano le orecchie. Celebro messa a Mosul, la messa più bella di tutta la mia vita! Mai ero stato sul fronte di guerra: di la dal Tigri, lo Stato islamico con la moschea di Al Nusra, dove Al Baghdadi aveva annunciato la nascita dello Stato Islamico di Iraq e Siria. Elicotteri bombardavano, rumore di armi, fumo che bruciava le narici ed i polmoni. Nei mesi seguenti construiamo il pozzo tra un milione di problemi e di difficoltà e così rientro in Iraq nell’agosto del 2019 per inaugurare il pozzo più bello del mondo. Ed in Iraq ci sono tornato poi nell’aprile 2021. Voglio parlare ora di una reliquia che ho portato con me dall’Iraq, quell’icona della Vergine con il Bambino Gesù. Il fatto mi ha messo i brividi e mi si è imposto per la sua forza simbolica. Entriamo a Qaraqosh, in una chiesa dedicata alla Madonna, La chiesa è buia ed è nera dal fumo. Daesh ha bruciato banchi, sedie, libri sacri. L’interno spaventa: buio, pezzi di legno bruciati, cenere, statue spezzate, mani, piedi, volti… scritte del Califfato nero. Una desolazione incredibile e il freddo, la paura e la depressione entrano nel cuore. Un nodo alla gola. Gli occhi si inumidiscono mentre i passi degli scarponcini scricchiolano sulle macerie. Salgo verso l’altare devastato. Il tabernacolo dileggiato da fori di proiettili, la porticina staccata… dietro l’altare, su un cumulo di pietre, vedo quello che resta di un’icona della Madonna. Ė irriconoscibile. Graffiata, calpestata e impastata con calcinacci. Si vede solo un occhio del Bambino Gesù e la sua piccola guancia. Non rimane nulla della povera icona. La provo a liberare dai calcinacci. Il valore è pari a zero perché non è un dipinto, ma sembra piuttosto un poster di cartoncino attaccato a un misero supporto di faesite. Più che il valore dell’icona scopro un grande valore in quei segni di sopruso, di dileggio! Quell’icona è sfigurata da uomini malvagi, quell’icona non si riconosce più! Il volto della Vergine è scomparso sotto le scarpe degli uomini neri di Daesh. L’icona in alcune parti è tagliata. Probabilmente hanno tentato di spezzarla, ma non ci sono riusciti. Abbandonata lì, in uno stato di desolazione. Mi inginocchio e prego con profonda fede un’Ave Maria… Mi sto per allontanare ma non ci riesco. Cerco un panno e trovo i resti di una tovaglia dell’altare. Avvolgo con cura l’icona, quasi per non farle male, quasi a proteggere le sue ferite. La metto in macchina. Maged si commuove e mi dice: “Padre si vede che tu vuoi bene alla Madonna! Hai baciato quel pezzo di legno lurido e sporco. Hai fatto bene a prenderti cura di quella Madonnina!”. Sorrido in silenzio con gli occhi rossi. Ė sera e in un tramonto pieno di sabbia del deserto la macchina sta lasciando la Piana di Ninive, il luogo dove Giona aveva predicato. Giunto a Erbil fotografo l’icona e poi nuovamente la proteggo con quel telo. La metto in valigia. Arrivato a Roma, i giorni seguenti, con grande cura e devozione scarto l’immagine. Con cura cerco di capire in che stato sia l’immagine sotto il fango e i detriti. Vedo che il cartoncino è bene attaccato alla faesite. Vado in giardino e… con il forte getto dell’acqua da una canna lavo con cura estrema la faesite…e il miracolo avviene! Piano piano si stacca il fango secco, i sassolini scivolano via e delle terribili impronte degli scarponi dell’ISIS rimangono solo alcune tracce. Appare Lei una Madonnina bellissima! Un gusto di fine ottocento, ma con due occhi verdi dolcissimi e formidabili. Appare Lei, la Mamma di Gesù, con tutta la sua forza e la sua dolcezza. Lei lo sostiene, Lei lo protegge, e il bambino Gesù è ora una meraviglia, un prodigio. L’immagine è di una dolcezza unica. Scoppio a piangere come un cretino. Mi dovrei vergognare nello scrivere queste righe che rivelano la mia debolezza… ma Lei mi parla: “Hai visto che ci sono? Hai visto quanto sono bella? Hai visto che nonostante gli uomini mi abbiano calpestata, riempita di fango, presa a calci… io ci sono ancora? Sono qui! Mi hanno calpestata, come un giorno mi calpestarono ai piedi della croce. Mentre i soldati crocifiggevano mio figlio Gesù mi ingiuriavano, mi riempivano di oltraggi. Ma io stavo là ai piedi della croce. E oggi ero là nella Piana di Ninive dove nel sangue dei cristiani crocifiggevano nuovamente Gesù!”
I colori della povera e umile icona brillano forte all’ormai caldo sole di maggio accesi dai riflessi dell’acqua ancora fresca sull’immagine. Mentre la bella icona si asciuga mi metto a dire il rosario e prometto a me stesso e di guardarla quando mi calpestano, quando mi sento male, quando nella vita trovo contrarietà. La bella e poverissima icona è ancora più preziosa a motivo della sua povertà. Nella parte superiore rimane ancora un orrendo squarcio… ma quanto è bella da guardare, quanta forza mi dona e quanto coraggio infonde. Da questo viaggio all’inferno sono tornato con il paradiso nel cuore. Erbil, marzo 2021

11/04/2026
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05/04/2026

TEMPO PASQUALE 2026

Visto l’inatteso successo della lettura dei libretti “Volti di Speranza” che ci hanno portato nel tempo quaresimale ad una profonda riflessione sul valore della sofferenza, della preghiera e della ca**tà, per il tempo pasquale è stato chiesto di continuare a colorare la vita di ogni giorno con la lettura degli ultimi 10 libretti Volti di Speranza dal numero 46 al numero 55 proseguendo poi, nei giorni successivi, con alcune semplici frasi di Santina che possono costituire per tutti un momento di riflessione e di verifica.
Ogni mattina ascolteremo il canto “Vita” sempre impostato sul tema della testimonianza che è dipinta sul volto di 55 amici sparsi in tutto il mondo terminando la giornata con le preghiere della sera recitate con Santina. Siamo lieti che questa semplice iniziativa abbia avuto un bel risultato, ringraziamo il Signore, la Madonna e anche la nostra cara Santina che dal cielo sembra anche Lei averci messo una mano.

“Il Risorto ci impone di Sperare nonostante la guerra.”
Buona Pasqua 2026 a tutti voi cari amici

Ecco una bella notizia ieri 15 marzo 2026 alle ore 10 abbiamo benedetto una nuova cappellina per il villaggio di Burat T...
16/03/2026

Ecco una bella notizia ieri 15 marzo 2026 alle ore 10 abbiamo benedetto una nuova cappellina per il villaggio di Burat Tana nella Diocesi di Garissa nel nord del Kenya. Ecco il taglio del nastro!

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18 febbraio 2026Mercoledì delle Ceneri Prima stazione:Gesù in agonia nell’orto degli uliviLink:
18/02/2026

18 febbraio 2026
Mercoledì delle Ceneri Prima stazione:
Gesù in agonia nell’orto degli ulivi
Link:

ViA CRUCIS- VIA LUCIS. Prima stazione della Via CrucisLibro "La Speranza non delude" pp. 302-303Può essere seguita sul sito di Santina cliccando la seguente ...

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08/02/2026

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CAMMINO QUARESIMALE 2026
“VoltiDiSperanza”.

Carissimi Amici mercoledì 18 febbraio inizia la Quaresima e, come ogni anno, proponiamo un cammino aperto a tutti.

In questa Quaresima 2026 ogni giorno inizieremo la giornata con la lettura ed i brevi video da guardare dei nostri Volti Di Speranza, in modo da giungere a Pasqua avendo letto le storie raccolte nella collana . Ogni sera termineremo con le preghiere della sera recitate con Santina.

ECCO LE REGOLE DEL CORSO

1. Visione del breve video del personaggio del giorno e lettura delle poche pagine indicate
2. Via Crucis il venerdì e martedì
3. Saltare un pasto il venerdì
4. Condivisione delle riflessioni.
5. Conclusione della giornata con la Preghiera della Sera.

Buona Quaresima 2026 a tutti con la nostra iniziativa

Indirizzo

Via Aurelia Antica 284
Rome
00184

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