31/08/2026
Rimini. Meeting. Anche i giovani riconoscono i valori dell’UCID, la voce di Biancamaria Apreda
Rimini - Tra i corridoi affollati e i panel d’approfondimento del Meeting di Rimini, il dialogo sui valori della Dottrina Sociale della Chiesa trova uno dei suoi motori principali nelle nuove generazioni del mondo imprenditoriale. Un impegno testimoniato dalla presenza dei vertici dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) e dell’UNIAPAC, pronti a fare rete per promuovere un modello di sviluppo centrato sul bene comune.
Per capire quale impatto lasci un’esperienza di questo tipo e quale sia la visione dei giovani dirigenti cristiani, abbiamo intervistato Biancamaria Apreda, consigliere del Direttivo UCID Giovani Nazionale, Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti
Biancamaria, che cosa significa per te, da giovane del direttivo nazionale UCID, partecipare a questa esperienza al Meeting?
«Partecipare al Meeting è prima di tutto un’occasione di incontro e di crescita. Qui si percepisce concretamente quanto il dialogo tra persone, generazioni ed esperienze diverse possa generare idee e costruire qualcosa di nuovo. Essere presente come UCID significa anche interrogarsi sulla responsabilità che abbiamo, soprattutto noi giovani, nel portare nel mondo dell’impresa e delle professioni i valori cristiani, mettendo sempre la persona al centro. È un’esperienza che dà entusiasmo, ma allo stesso tempo ci richiama alla responsabilità di trasformare ciò che ascoltiamo e condividiamo in azioni concrete.»
Qual è il messaggio o l’incontro che ti ha colpito di più in questi giorni e che porterai con te nella tua esperienza professionale e associativa?
«Più che un singolo incontro, mi ha colpito un messaggio che attraversa profondamente l’esperienza del Meeting: la centralità della persona e delle relazioni. In un momento storico in cui siamo portati a misurare tutto in termini di risultati, velocità ed efficienza, riscoprire il valore dell’incontro e dell’ascolto è particolarmente importante. È un messaggio che porto con me sia nella vita professionale sia nell’esperienza associativa: dietro ogni progetto, ogni impresa e ogni scelta economica ci sono persone, con la loro dignità, le loro aspirazioni e i loro bisogni.»
Secondo te, quale contributo possono dare oggi i giovani UCID per promuovere un modo di fare impresa più attento alla persona e al bene comune?
«Credo che noi giovani possiamo dare soprattutto il contributo di uno sguardo nuovo, capace di tenere insieme innovazione e valori. La nostra generazione è particolarmente sensibile a temi come la sostenibilità, l’impatto sociale, l’equilibrio tra vita e lavoro e la responsabilità verso le comunità. Come giovani UCID abbiamo però una sfida ulteriore: tradurre questi temi in un modo di fare impresa coerente con la Dottrina sociale della Chiesa. Significa dimostrare concretamente che competitività, sviluppo e attenzione alla persona non sono obiettivi contrapposti: l’impresa può creare valore economico e, nello stesso tempo, contribuire al bene comune.»
Da sorrentina che oggi vive a Roma, quale valore pensi possa avere UCID nel creare una rete tra giovani, territori ed esperienze diverse in tutta Italia?
«Per la mia esperienza personale questo tema è particolarmente significativo. Essere sorrentina e vivere oggi a Roma mi fa comprendere quanto ogni territorio abbia identità, energie e competenze proprie, ma anche quanto sia importante creare occasioni perché queste ricchezze possano incontrarsi. UCID può avere un ruolo prezioso nel costruire ponti tra territori, generazioni e professionalità diverse. Per noi giovani significa sentirci parte di una comunità nazionale, senza perdere il legame con le nostre radici. Vorrei che UCID fosse sempre più una rete viva, nella quale un giovane di Sorrento, di Roma o di qualsiasi altra parte d’Italia possa confrontarsi, trovare opportunità di crescita e persone con cui condividere valori e progetti. Spesso le esperienze più interessanti nascono proprio dall’incontro tra storie e realtà differenti.»
Il messaggio che emerge dall’esperienza al Meeting è chiaro: le nuove generazioni di imprenditori e dirigenti cristiani non vedono l’etica e l’efficienza come due mondi separati, ma come fattori complementari per guidare le sfide economiche e sociali del futuro.
(TiLancio Rimini 26 agosto 2026)