Lampada ai miei passi

Lampada ai miei passi Incontri con la Parola di Dio a cura di Tommaso Stenico

Omelia nella solennità del Corpus Domini  «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Chi mangia questo pane vivrà in eter...
05/06/2026

Omelia nella solennità del Corpus Domini
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
Chi mangia questo pane vivrà in eterno»

✠ Dal Vangelo secondo Giovanni 6,51-58

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno»







Alla ripresa della seconda, lunga, parte del Tempo Ordinario la Chiesa fissa l'attenzione su un aspetto centrale della fede e della vita cristiana: il sacramento dell'Eucaristia. Celebriamo la solennità del Corpo e del Sangue di Cristo, giorno in cui adoriamo in maniera speciale la presenza reale del Signore nell'eucaristia.

E’ giorno di ringraziamento per il dono del Corpo e del Sangue di Gesù messo a nostra disposizione ogni qualvolta celebriamo la Santa Messa.
E siamo invitati a riflettere sul mistero eucaristico fonte e culmine dell'esperienza della Chiesa.

Nel Medio Evo un vasto movimento di devozione popolare aveva preceduto l'istituzione della festa del Corpus Domini. Fu così che Papa Urbano IV nel 1264 istituì ufficialmente la festa che in realtà è riproposta del giovedì santo. Nell'intenzione del Papa vi era lo scopo di rinnovare la fede del popolo cristiano nell'Eucaristia, arricchendone la comprensione teologica.

L'Eucaristia è il memoriale del dono che Gesù Cristo fa della sua vita per il mondo. È il prolungamento sacramentale della incarnazione e della presenza viva e reale del Risorto. Nel dono dell'Eucaristia Cristo si fa pane per alimentare tutta la nostra vita e ci offre il suo sangue versato per la redenzione di tutti e di ognuno in particolare. Nel momento in cui rendiamo omaggio al Santissimo Sacramento è doveroso restituire alla memoria la pienezza dei sentimenti e dei significati che riguardano il mistero eucaristico.
Nella sua celebrazione noi annunciamo la morte di Cristo, proclamiamo la sua risurrezione ed esprimiamo la nostra volontà di vivere in attesa della sua venuta nella gloria. La festa del Corpus Domini ci invita altresì a comprendere la relazione tra l'Eucaristia e la Chiesa: la Chiesa nasce dall'Eucaristia e nell'Eucaristia.
L’eucaristia è la sintesi di tutta l’esistenza di Gesù, una vita offerta e donata per i fratelli; Gesù aveva infatti una ragione per cui valeva la pena spendere e perdere la vita e, di conseguenza, una ragione per vivere come egli ha vissuto: l’amore dei fratelli. Davvero l’eucaristia è mistero grande, è tutta la vita di Gesù Cristo e, nel contempo, narrazione della nostra salvezza; in una parola, è ciò che insegna a noi cristiani a vivere come Gesù ha vissuto, a morire offrendo puntualmente la nostra vita come egli ha fatto.

L'eucaristia è sacramento, segno e realtà dell'alleanza definitiva, nuova e eterna di Dio con il suo nuovo popolo, stabilita nel sangue del suo figlio amato, Gesù Cristo. Nell'eucaristia si trasforma la materia, si trasfigura l'universo, si divinizza l'umanità, si rende a Dio la sua gloria, alla creazione la sua bontà, alla storia il suo significato trascendente, all'essere umano la sua primitiva bellezza.

Nell'eucaristia si eleva il ringraziamento costante di tutta l'umanità a Dio per mezzo del suo Figlio per la creazione, per la redenzione, per l'effusione dello Spirito Santo. L'amore di Dio, manifestato nel suo figlio unigenito, Gesù Cristo, è stato capace di instaurare l'azione con la quale ci accompagna tutti i giorni fino alla fine del mondo in modo del tutto discreto: la frazione del pane, il memoriale del sacrificio della croce.

Cari Amici
Il Corpus Domini è la festa dell’Eucaristia che il Signore Gesù ha istituito nell’Ultima Cena e che costituisce il tesoro più prezioso della Chiesa. L’Eucaristia è come il cuore pulsante che dà vita a tutto il corpo mistico della Chiesa: un organismo sociale tutto basato sul legame spirituale ma concreto con Cristo. La festa del Corpo e Sangue di Cristo non può restare indifferente al cristiano.

La celebrazione dell'Eucaristia ci colloca al crocevia di tempo.

La consegna di Cristo nell'eucaristia e la sua presenza reale ci trasforma in ospiti e casa del Signore; inoltre ci rende invitati al banchetto dell’Agnello. Nell'eucaristia ci è offerta la possibilità di relazionarci con Gesù Cristo, il figlio unico di Dio, nato da donna. Lo stesso che ha patito, che è morto, che è risorto, che regna glorioso, incoraggiando i suoi discepoli nel nuovo cammino di Emmaus.

Contemplando il mistero dell'eucaristia si riceve lo stimolo per vivere alla maniera del Signore in donazione totale e discreta in favore dei fratelli e di amorosa relazione con Dio. La presenza di Cristo nell'eucaristia consente il ristoro nel cammino, la sosta nella giornata, la conversazione amica, lo sfogo dell'anima, l'esercizio di comunione, l'intuizione missionaria. La presenza eucaristica è una scuola permanente di dedizione silenziosa, in modo di amare gratuito e costante, senza imposizioni, senza evasione.

La festa del Corpo e del Sangue di Cristo ci invita a rinnovare la nostra fede nella presenza del Signore in mezzo al suo popolo. Nell’Eucaristia, pane consacrato c’è una presenza particolarmente forte e reale. La chiesa afferma la presenza “in corpo, sangue, anima e divinità di nostro Signore Gesù Cristo”.

Ogni settimana nella celebrazione della Santa Messa il Signore viene a noi per guarirci e per indicarci la strada della vita. Questa è la nostra sfida settimanale! Non poche volte, nella nostra esperienza la partecipazione alla Messa sembra logorata dall’usura dell’abitudine e risulta appesantita dalla fatica per l’osservanza del “precetto” domenicale.

Ma anche il pane eucaristico, conservato nel tabernacolo è presenza del Signore morto, risorto e vivo in mezzo a noi. È il vero corpo del Signore nato da Maria vergine che noi adoriamo "particolarmente nelle esposizioni del SS. Sacramento, nonché nella sosta adorante davanti a Cristo presente sotto le specie eucaristiche" (Eccl.de Euch. 25). Il culto eucaristico, infatti, non si esaurisce nella Messa e nella Comunione; Gesù sotto le specie eucaristiche continua ad essere presente nel Tabernacolo. Questo aspetto va assolutamente rivalutato. E' un bellissimo gesto quello di entrare in chiesa, ogni volta che vi passiamo davanti per adorare Gesù presente nel tabernacolo. Tale visita al Santissimo Sacramento è prova di gratitudine, segno d’amore e debito di riconoscenza a Cristo Signore là presente.

Celebrare e adorare l'eucaristia è accettare un appuntamento con il cielo, accorrere al luogo dell'incontro più desiderato, ricevere la dichiarazione d'amore più intensa, sperimentare la vicinanza più intima del mistero di Dio.


* * *

La liturgia propone per questa festa eucaristica ─ tra gli altri ─ il canto dell’Ave Verum.

«Ave verum Corpus natum de Maria Virgine
vere passum, immolatum in cruce pro homine,
cuius latus perforatum unda fluxit et sanguine,
esto nobis praegustatum in mortis examine».

Il grande genio di Mozart, mettendo in musica queste parole sublimi, ha immortalato questa preghiera di un anonimo del XIV secolo che concentra con impressionante semplicità i temi della solennità di oggi:

─ l’incarnazione del Figlio di Dio e la nascita da Maria Vergine,
─ la sua radicale dedizione fino alla morte di croce a favore di ogni uomo,
─ il suo permanere nel tempo nel sacrificio eucaristico come viatico alla vita eterna.

La processione ha, quale intento pedagogico della Chiesa, quello di immergere Cristo Gesù nel cuore del mondo per fargli sentire da vicino l'urgenza della sua rinnovata presenza tra noi.
Consentiremo a Gesù di percorrere le strade dove vivono, lavorano e soffrono i suoi discepoli.
Permettiamo che il Maestro apra in noi nuovi sentieri di speranza.

Corpus Domini Rinnovare la  celebrazione dell'Eucaristia____________________ La crisi della Messa è forse il simbolo più...
04/06/2026

Corpus Domini
Rinnovare la celebrazione dell'Eucaristia

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La crisi della Messa è forse il simbolo più eloquente della crisi che sta attraversando il Cristianesimo. È sempre più evidente che la fedele osservanza del rito eucaristico, così come si è configurato nei secoli, non è sufficiente a nutrire il vitale contatto con Cristo di cui la Chiesa ha bisogno oggi.

Il silenzioso allontanamento di tanti cristiani che abbandonano la Messa domenicale, la diffusa assenza dei giovani, incapaci di comprendere e apprezzare la celebrazione, e le lamentele e le richieste di coloro che continuano a partecipare con esemplare fedeltà, gridano che la Chiesa ha bisogno di un'esperienza sacramentale molto più vibrante e sentita, nel cuore stesso delle sue comunità.

Eppure nessuno sembra sentirsi responsabile di ciò che sta accadendo. Siamo vittime dell'inerzia, della codardia o della pigrizia. Un giorno, forse non così lontano, una Chiesa più fragile e impoverita, ma con una maggiore capacità di rinnovamento, intraprenderà la trasformazione del rito eucaristico e la gerarchia si assumerà la sua responsabilità apostolica di prendere decisioni che oggi non osiamo nemmeno prendere in considerazione.

Nel frattempo, non possiamo rimanere passivi. Affinché un giorno si realizzi un rinnovamento liturgico della Cena del Signore, è necessario creare una nuova atmosfera nelle comunità cristiane. Dobbiamo sentire con maggiore intensità il bisogno di ricordare Gesù e fare della sua memoria l'inizio di una profonda trasformazione della nostra esperienza religiosa.

L'Ultima Cena è stato il momento privilegiato in cui Gesù, di fronte all'imminenza della sua morte, ha ripercorso la sua vita e la sua crocifissione. In quella Cena, il contenuto salvifico di tutta la sua esistenza si concentrò e si rivelò in modo eccezionale: il suo amore per il Padre e la sua compassione per l'umanità, portati all'estremo.

Ecco perché una vibrante celebrazione dell'Eucaristia è così importante. In essa, rendiamo presente la presenza di Gesù in mezzo a noi. Ricreare ciò che egli ha vissuto alla fine della sua vita, in piena e intensa fedeltà al piano del Padre, è l'esperienza privilegiata di cui abbiamo bisogno per nutrire il nostro discepolato di Gesù e la nostra opera di apertura delle vie verso il Regno.

Dobbiamo ascoltare più profondamente il comando di Gesù: "Fate questo in memoria di me".
In mezzo alle difficoltà, agli ostacoli e alle resistenze, dobbiamo lottare contro l'oblio.
Dobbiamo ricordare Gesù con maggiore verità e autenticità.
Dobbiamo ravvivare e rinnovare la celebrazione dell'Eucaristia.

Verso la solennità del Corpus Domini, prolungamento del Giovedì SantoLa festa del Corpus Domini è come un prolungamento ...
03/06/2026

Verso la solennità del Corpus Domini,
prolungamento del Giovedì Santo

La festa del Corpus Domini è come un prolungamento del Giovedì Santo. In quella memorabile Ultima Cena di Gesù Cristo si sono affollati tanti aspetti che sono emerse diverse feste per sottolineare qualche aspetto di quel primo Giovedì Santo della storia. Istituzione dell'Eucaristia (“prendete e mangiate, questo è il mio corpo”) e insieme istituzione del sacerdozio ministeriale (“fate questo in memoria di me”), in un clima di nuovo mandato (“amatevi gli uni gli altri, come ho amato”), resa palpabile nella lavanda dei piedi da Gesù agli apostoli.

La festa del Corpus Domini rimette l'Eucaristia al centro della nostra attenzione e al centro della vita della Chiesa. Che grande invenzione. Gesù è continuamente presente in mezzo alla sua Chiesa, rinfrescandone la memoria, promuovendo la missione che ha ricevuto dal Padre. Gesù Cristo vivo e glorioso, risorto, con cuore palpitante, in mezzo a noi. E dall'Eucaristia, con tutta la sua vitalità ed energia, ci invia costantemente lo Spirito Santo, che ci contagia di quella vitalità. Avvicinarsi all'Eucaristia non può essere una cosa di routine, già conosciuta.

Si avvicina alla novità permanente di qualcuno che fa tutto di nuovo, che rinnova i nostri cuori e rinnova il mondo intero. E lo fa dall'interno, che è dove avvengono le vere riforme. L'importanza dell'Eucaristia nella vita della Chiesa è stata sintetizzata in questa doppia affermazione: l'Eucaristia fa la Chiesa e la Chiesa fa l'Eucaristia. Le parole di Gesù nell'Ultima Cena sono parallele alla prima alleanza. Questa nuova alleanza ha diversi aspetti.

L'Eucaristia è banchetto di comunione. Coloro che partecipano all'Eucaristia comunicano con il corpo e il sangue di Cristo. Cioè, diventano tutt'uno con esso. Questo banchetto, annunciato dai profeti, avrà la sua ultima consumazione nella gloria eterna. Mentre celebriamo la Cena del Signore ogni domenica, annunciamo che siamo orientati verso quel banchetto finale nella casa del Padre. Pertanto, la comunione con il Corpo e il Sangue del Signore richiede di vivere in comunione con Lui, in vera amicizia, essendo fedeli alla sua alleanza. Esige purezza di cuore e di vita per trasformarci in lui attraverso il cibo che ci offre e ci identifica con i suoi atteggiamenti più profondi.

L'Eucaristia è sacrificio, ossia un'offerta gradita a Dio, la più gradita perché è il proprio Figlio che si offre al Padre e agli uomini con amore infinito, libero e gioioso. La mensa del banchetto è anche l'altare della croce, il sacrificio perfetto. Cristo è venuto per questo scopo: offrirsi totalmente e radicalmente per amore a Dio e ai suoi simili. Ciò che accadde sulla croce stabilì la nuova alleanza. Per questo noi ripetiamo quell'evento unico nella liturgia. Lo rendiamo memoriale, lo riproponiamo attraverso la forza dello Spirito e la preghiera della Chiesa.

L'Eucaristia, per questi motivi, è festa che identifica la fede cristiana. L'Eucaristia è sempre una celebrazione festosa perché in essa Cristo risorto ci introduce alla gioia della vita eterna. I cristiani celebrano persino la morte dei loro cari, trascendendo il dolore della separazione con la speranza della riunione nella vita eterna. Per questo è importante curare l'aspetto festivo della celebrazione, comprendere il messaggio gioioso dei gesti liturgici, partecipare al canto ed esprimere nella vita ordinaria che ci sentiamo salvati.

La festa del Corpus Domini ci porta ad adorare quella presenza corporea di Cristo. È rimasto con noi in modo che sappiamo passare lunghi periodi con lui. La festa del Corpus Domini rinnova il nostro desiderio di adorare, di assistere alla presenza eucaristica e di trascorrere lunghi periodi con qualcuno che conosciamo e che ti ama. La presenza di Cristo nell'Eucaristia è permanente. Dopo la celebrazione eucaristica, il Signore è ancora vivo nel tabernacolo. Il pane e il vino diventano Corpo e Sangue di Cristo, e questa trasformazione non si ferma, ma continua fino a trasformare le persone e tutta la storia.

C'è una profonda relazione tra la celebrazione eucaristica e l'adorazione. Nell'Eucaristia non riceviamo qualcosa, ma Qualcuno. Ha luogo un incontro tra le persone. Ma la Persona che ci viene incontro è il Figlio di Dio. Questa unificazione si cristallizza nell'adorazione, che non è semplicemente un "essere" passivo, ma un "essere" alla presenza del Signore che ci ama e ci chiama. San Giovanni Paolo II scriveva nell'Enciclica "Ecclesia de Eucharistia": "Se il cristianesimo si distingue nel nostro tempo soprattutto per l'"arte della preghiera", come non avvertire un rinnovato bisogno di trascorrere lunghi periodi nel dialogo spirituale, in silenziosa adorazione, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento?». (25).

L'adorazione precede l'attività, perché solo dopo l'adorazione possiamo pensare, sentire, vivere e agire secondo i criteri e il modello di vita di Gesù Cristo. Dobbiamo comprendere e vivere la priorità del culto. Non è un lusso, ma qualcosa di essenziale.
Adorazione significa riconoscimento grato della presenza di Dio nella nostra vita e nella nostra storia.

L'adorazione non è tempo perso, ma tempo per seminare, ascoltare, accogliere, assimilare. Nell'Eucaristia, Cristo è in noi e noi siamo in Lui. La sua vita ci penetra e vuole diffondersi agli altri e al mondo intero. Adorazione significa contatto, bacio, abbraccio, atteggiamento d'amore. Senza culto non c'è vita cristiana autentica.

Adorare è andare all'essenziale. Nell'adorazione eucaristica acquisiamo forza, conforto e sostegno per una vita cristiana degna di questo nome.

La vita nello Spirito il dono del timore di Dio________________________________Celebrata la Pentecoste la nostra è diven...
02/06/2026

La vita nello Spirito
il dono del timore di Dio
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Celebrata la Pentecoste la nostra è diventata:
“La vita nello Spirito”.

Riflettiamo insieme sui sette santi doni

a noi elargiti dal Paraclito.

«Dona ai tuoi fedeli, che solo in te confidano
i tuoi santi doni»

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Quando si parla del timore di Dio, la prima cosa a cui pensano molti cristiani è un atteggiamento di timore reverenziale davanti alla sua grandezza e maestà, perché, come Creatore e Signore di tutte le cose, “premia i buoni e punisce i cattivi”, come molti abbiamo imparato al catechismo. L'idea di Dio associata a una concezione della giustizia divina come giustizia umana, ci porta a immaginarlo come un giudice che nell'ora del giudizio finale condannerà senza alcuna misericordia coloro che non abbiano rispettato la sua legge. Il timore di Dio, inteso in questa prospettiva, è visto come il timore che determina la possibilità della dannazione eterna.

Due sentimenti affiorano costantemente nella vita cristiana. La rivelazione di Dio come Padre che Gesù Cristo ci ha trasmesso e la certezza che Dio non vuole che nessuno sia condannato, ma piuttosto che «tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4), ci porta ad amarlo con tutto il cuore e a vivere con fiducia e speranza. D'altra parte, sappiamo che questa speranza non deve indurci alla presunzione di voler esigere la salvezza come diritto, né all'irresponsabilità nella nostra vita cristiana.

Il credente deve prendere sul serio il Vangelo con tutte le sue esigenze e accogliere la salvezza come dono. Questo riconduce a un primo approccio con questo dono dello Spirito Santo: il timore di Dio è un'espressione che traduce il concetto di assumere la nostra fede con assoluta responsabilità.

Ma nemmeno questa è la cosa più importante.
Il vero timore di Dio è una conseguenza del nostro amore per lui.
Questo dono è espressione dell'amore per Lui di chi è consapevole della propria fragilità. Può vivere un sano timore di Dio colui che ama Dio veramente.

Quando amiamo veramente qualcuno, consideriamo codesta amicizia come un autentico tesoro.
Lo suffraga anche un nostro noto proverbio: “Chi trova un amico, trova un tesoro!” Orbene, chi ama Dio con tutto il cuore sa che Lui è il tesoro più grande e fa tutto il possibile per non perderlo mai.

D'altra parte, il credente che vive autenticamente la sua fede sa bene che in questa vita non diventerà mai un cristiano perfetto; sa di essere fragile e sa che potrebbe tradire quell'amicizia. Per questo non possiamo essere presuntuosi o dimenticare che la possibilità reale di offendere il Signore è iscritta nel nostro orizzonte.

Nel cammino della fede, così come ci sono dei progressi, vi possono essere anche delle battute d'arresto. Nessuno può essere sicuro di evitare sempre il peccato. E se ci riuscissimo, non potremmo mai attribuirlo alla nostra forza, ma alla grazia di Dio.

Una sana esperienza del timore di Dio è conseguenza del vero amore e dell'umile riconoscimento della propria personale verità.
Sapendo che Dio è un Padre buono che ci ama, lo Spirito ci porta a vivere una relazione con Lui che, prendendo sul serio la vita cristiana, non la banalizzi né la trasformi per paura in un adempimento legalistico dei suoi comandamenti, ma che nasca da una relazione intima e personale nutrita da rispetto, dalla delicatezza, dalla diligenza, dall'affetto, dalla fiducia e dalla speranza in Lui.

In questo modo e in questo contesto, il dono del timore di Dio è la manifestazione più chiara di una religiosità autentica vissuta e orientata alla luce della Parola di Dio. Potremmo riassumere così: il timore di Dio non indica timore, ma piuttosto sentire un profondo rispetto per Lui, rispetto per la volontà di Dio, che è il vero disegno della mia vita ed è la via attraverso la quale la vita personale e comunitaria può essere buona.

Oggi, con tutte le crisi del mondo, vediamo l'importanza che ciascuno rispetti questa volontà di Dio incisa nei nostri cuori e secondo la quale dobbiamo vivere; e così questo timore di Dio è desiderio di fare il bene, di vivere nella verità, di compiere la volontà di Dio. l timore di Dio è il dono dello Spirito che ci ricorda quanto siamo piccoli davanti a Dio.

Potremmo riassumere così: il timore di Dio non indica timore, ma piuttosto sentire un profondo rispetto per Lui, rispetto per la volontà di Dio, che è il vero disegno della mia vita ed è la via attraverso la quale la vita personale e comunitaria può essere buona.

Oggi, con tutte le crisi del mondo, vediamo l'importanza che ciascuno rispetti questa volontà di Dio incisa nei nostri cuori e secondo la quale dobbiamo vivere; e così questo timore di Dio è desiderio di fare il bene, di vivere nella verità, di compiere la volontà di Dio. Il timore di Dio è il dono dello Spirito che ci ricorda quanto siamo piccoli davanti a Dio.

Questo è il timore di Dio: abbandono alla bontà del nostro Padre che ci ama tanto.

La vita nello Spirito Il dono della pietà_________________________________________Celebrata la Pentecoste la nostra è di...
01/06/2026

La vita nello Spirito
Il dono della pietà
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Celebrata la Pentecoste la nostra è diventata:
“La vita nello Spirito”.
Riflettiamo insieme sui sette santi doni
a noi elargiti dal Paraclito.
«Dona ai tuoi fedeli, che solo in te confidano
i tuoi santi doni»
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Il giorno della cresima si rinnovano le promesse battesimali. Ogni anno lo facciamo anche nella celebrazione della Veglia Pasquale dopo il tempo di preparazione spirituale alla Quaresima. Così come il Battesimo non è un mero atto giuridico di incorporazione alla Chiesa, ma il fondamento della vita cristiana e l'inizio di un cammino di santità, non dobbiamo vivere questo rinnovamento come un rito meramente esteriore, ma deve essere l'espressione del desiderio di avanzare sulla via della nostra fede.

Rinnovare significa recuperare la novità di vita che il battesimo ha significato per noi e accogliere nuovamente i doni che Dio ci ha fatto in quel tempo: ci ha fatti suoi figli in Cristo, siamo diventati parte della Chiesa e per mezzo del suo Spirito ha effuso su di noi la grazia santificante.

Il grande dono che riceviamo nel Battesimo e nella Cresima è lo stesso Spirito Santo, che semina in noi il seme di una vita nuova. I cristiani vivono come tali se si lasciano guidare e camminano secondo lo Spirito. Per mezzo di lui possiamo arrivare a dire con san Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20).

Per individuare i segni della vita secondo lo Spirito, la tradizione cristiana ha riflettuto, alla luce di un oracolo del profeta Isaia sui sette doni dello Spirito Santo che descrive il Messia atteso (11, 1-2). Questo ha la sua logica: il cristiano è chiamato a riprodurre in sé l'immagine di Cristo.

Un'altra linea di riflessione si basa sulla lettera ai Galati (5, 22-25), dove san Paolo spiega qual è il frutto dello Spirito in coloro che si lasciano guidare da Lui e non cedono ai desideri della carne (5, 16). In questi e in altri testi centrali della Sacra Scrittura, come le Beatitudini, scopriamo quale dovrebbe essere l'orientamento fondamentale della vita cristiana e, quindi, il frutto di un'autentica celebrazione della Pasqua.

Un segno che può aiutarci a discernere se la nostra vita cristiana sia plasmata dallo Spirito Santo è il dono della pietà. La pietà consiste nell'«orientare il cuore e tutta la vita ad adorare Dio come Padre, a donargli il culto che lo riconosca come sorgente e meta di ogni autentico dono. È tenerezza per Dio, è innamorarsi di Lui, è volergli dare gloria in tutto» (C.M. Martini).

L'azione dello Spirito nel nostro cuore ci spinge a superare una religiosità esteriore, formalistica e fredda, che finisce per diventare per molti battezzati più un peso che una fonte di gioia.
I segni in cui si manifesta questo dono dello Spirito hanno a che fare fondamentalmente con il rapporto con Dio che si vive nella preghiera.

Riflettiamo se la nostra preghiera è forzata e rigida, se la viviamo con riluttanza o se, al contrario, preghiamo con piacere ed entusiasmo, e se la preghiera è serena e ci conduce alla gioia dell'incontro con Dio.

Attraverso il dono della pietà, lo Spirito Santo ci permette di guardare a Dio con semplicità filiale e gratitudine, superando così l'insensibilità e la durezza di cuore nel nostro rapporto con Lui.
Chiediamo allo Spirito Santo di rinnovare in noi il dono della pietà filiale verso Dio.

La vita nello Spirito il dono della scienza____________________Celebrata la Pentecoste la nostra è diventata:“La vita ne...
31/05/2026

La vita nello Spirito
il dono della scienza
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Celebrata la Pentecoste la nostra è diventata:
“La vita nello Spirito”.

Riflettiamo insieme sui sette santi doni
a noi elargiti dal Paraclito.

«Dona ai tuoi fedeli, che solo in te confidano
i tuoi santi doni»

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La cultura odierna è caratterizzata da una grande dipendenza dalla scienza. I progressi nella conoscenza della realtà che ci circonda suscitano in noi una sensazione di sicurezza in molti ambiti, come la salute o la capacità di reagire a situazioni impreviste.
Lo sviluppo delle scienze naturali e le loro applicazioni in medicina e in altri ambiti della vita hanno reso possibile un livello di benessere impensabile in altri momenti della storia. La fiducia nella scienza è pressoché incrollabile.

Tra i doni dello Spirito Santo si menziona anche il dono della scienza. Di questo dobbiamo affermare la stessa cosa che abbiamo detto per quanto riguarda la sapienza e l’intelletto: non siamo davanti a una qualità che pochi hanno, ma davanti a un dono che lo Spirito Santo effonde su tutti i battezzati.

Tuttavia, nella conoscenza scientifica c'è un elemento che può aiutarci a capire in cosa consista questo dono dello Spirito.
La scienza nasce da un modo di guardare la realtà: gli scienziati non si accontentano dell'immediatezza di ciò che vedono, ma piuttosto si interrogano sulle cause di ciò che accade.

È questo atteggiamento che li porta ad approfondire la conoscenza del mondo, a scoprire le relazioni tra i fenomeni, indagare le cause degli eventi e formulare leggi che permettano di comprenderli. La scienza suppone uno sguardo alla realtà che vada oltre la superficialità dei fenomeni.

Se pensiamo alle persone che incontriamo, possiamo anche distinguere due tipi di conoscenza. Ci sono molte cose che sappiamo, ma non le conosciamo perché non abbiamo avuto alcun rapporto con loro. Per conoscere qualcuno è necessario entrare nel suo interno attraverso il contatto personale. È allora che capiamo i suoi sentimenti, reazioni e modo di pensare. In fondo nessuno conosce l'altro meglio dell'amico.

Qualcosa di simile può accadere nella conoscenza della fede. Nei Vangeli è detto che Gesù predicava nella sinagoga di Nazaret all'inizio del suo ministero pubblico. I suoi connazionali, sentendolo, reagirono sorpresi: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?» (Mc 6, 2-5).

Sapevano tutto di Gesù ma, in fondo, non lo conoscevano.

Nella vita cristiana può succedere la stessa cosa: puoi conoscere tante cose ed essere un plurilaureato, ma questo non è il dono della scienza.

Per questo il cristiano avrà il dono della scienza, non solo se saprà tante cose, ma se la sua fede sarà alimentata dall'amore di Dio che cresce nella preghiera.

MESE DI MAGGIOMARIA MADRE NOSTRASi è cocnluso il mese di maggio. I nostri cuori si sono rivolti a una figura affettuosa ...
31/05/2026

MESE DI MAGGIO
MARIA MADRE NOSTRA

Si è cocnluso il mese di maggio. I nostri cuori si sono rivolti a una figura affettuosa della nostra fede, Maria, la Vergine, la Madre di Gesù. È una tradizione antica, radicata nella vita del popolo fedele, che viene da lontano, dal Medioevo, quella di dedicare questo mese a Lei per tenerla particolarmente presente nelle nostre vite.

Maria è vera madre: è la Madre di Dio, la Θεοτόκος – Theotókos. La sera dell’11 ottobre del 431 una folla festante con fiaccole accese accolse i padri che, riuniti in concilio ad Efeso, avevano condannato il patriarca di Costantinopoli, l’antiocheno Nestorio, reo d’avere contestato l’attribuzione a Maria di Nazareth del titolo di Theotòkos.

Maria è vera madre di Gesù, che, poiché è l'Eterno Figlio di Dio, ci porta nel suo cuore da tutta l'eternità e anche, naturalmente, nella sua incarnazione in Maria. «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (Lc 1.30-31)

Maria è madre nostra. Ci è stata donata come madre dal proprio Figlio sulla croce: «Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa» (Gv 19, 26-27).

Maria è la nostra mamma migliore e, da madre, si prende cura dei suoi figli, si preoccupa di tutto ciò che ci accade, di buono o di cattivo, è al nostro fianco e ci conforta mentre la mamma prende in mano il figlioletto chi è caduto ed è caduto ha fatto una ferita
Nel disegno di Dio, nel suo progetto d'amore, quando ha creato l'uomo, quando si è fatto uomo in Maria per salvarci, ci ha sempre portati nella sua mente e nel suo cuore, da tutta l'eternità Dio ci conosce e ama, e ci ha dato sua Madre come madre nostra.

Il mese di maggio sper sia giovato per prendere coscienza della maternità di Maria. Siamo suoi figli e Lei ci ama come la migliore delle madri ed è sollecita nei confronti di ciascuno. Possiamo andare da lei ogni volta che ne abbiamo bisogno convinti che soddisferà i nostri bisogni.

Abbiano ravvivato la devozione a Maria? Abbiamo guardato a Maria come madre, parlarto di tutto a lei? E soprattutto mostrato a lei il nostro amore?

Il mese di maggio è un mese particolarmente propizio per riflettere sulle principali virtù della Vergine Maria. Donna umile e semplice; generosa e dimentica di se stessa per donarsi agli altri. Donna di grande ca**tà, disponibile ad aiutare tutti; era disponibile, si prendeva cura con amore di Giuseppe e di Gesù. Donna del sì, vivendo con gioia e accogliendo la volontà di Dio nella sua vita. Maria è vero modello di credente e discepola.

Alla fine di questo bel mese di maggio, rinnoviamo il nostro prposito per centrare nel nostro cuore la persona e il significato di Maria per noi, come Madre, come modello e come persona a cui rivolgerci nelle nostre necessità.

Accostiamoci ogni giorno di più a Maria e sperimenteremo il suo aiuto, la sua protezione nel nostro cammino per incontrare personalmente e intimamente il suo Figlio Gesù.

La devozione a Maria diffusa in diverse parti del mondo, è sempre una manifestazione di questo cuore di figli verso Colei che ci è Madre.
Il Santo Rosario, le giaculatorie e tanti altri atti di pietà che si vivono in tutta la Chiesa e nelle nostre famiglie sono l'espressione dello stesso sentimento e della stessa convinzione di averla come Madre.

Indirizzo

Rome

Sito Web

http://www.ateneoinrete.it/

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