28/08/2026
📍𝐃𝐞𝐬𝐝𝐞 𝐂𝐞𝐮𝐭𝐚: 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐟𝐥𝐞𝐱𝐢𝐨́𝐧 𝐬𝐨𝐛𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐚𝐜𝐨𝐠𝐢𝐝𝐚 𝐲 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐝𝐚𝐝
"𝑃𝑜𝑟𝑞𝑢𝑒 𝑡𝑢𝑣𝑒 ℎ𝑎𝑚𝑏𝑟𝑒, 𝑦 𝑚𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑒𝑖𝑠 𝑑𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒𝑟; 𝑡𝑢𝑣𝑒 𝑠𝑒𝑑, 𝑦 𝑚𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑒𝑖𝑠 𝑑𝑒 𝑏𝑒𝑏𝑒𝑟; 𝑓𝑢𝑖 𝑓𝑜𝑟𝑎𝑠𝑡𝑒𝑟𝑜, 𝑦 𝑚𝑒 𝑟𝑒𝑐𝑜𝑔𝑖𝑠𝑡𝑒𝑖𝑠….¿𝐶𝑢𝑎́𝑛𝑑𝑜 𝑡𝑒 𝑣𝑖𝑚𝑜𝑠 𝑒𝑥𝑡𝑟𝑎𝑛𝑗𝑒𝑟𝑜 𝑦 𝑡𝑒 𝑎𝑐𝑜𝑔𝑖𝑚𝑜𝑠 …..?—𝑂𝑠 𝑎𝑠𝑒𝑔𝑢𝑟𝑜 𝑞𝑢𝑒, 𝑐𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑜 ℎ𝑖𝑐𝑖𝑠𝑡𝑒𝑖𝑠 𝑎 𝑢𝑛𝑜 𝑑𝑒 𝑒𝑠𝑡𝑜𝑠 ℎ𝑒𝑟𝑚𝑎𝑛𝑜𝑠 𝑚𝑖́𝑜𝑠 𝑚𝑎́𝑠 𝑝𝑒𝑞𝑢𝑒𝑛̃𝑜𝑠, 𝑎 𝑚𝑖́ 𝑚𝑒 𝑙𝑜 ℎ𝑖𝑐𝑖𝑠𝑡𝑒𝑖𝑠”. (𝑀𝑡 25:35𝑠𝑠)
“𝑁𝑜 𝑡𝑜𝑑𝑜 𝑒𝑙 𝑞𝑢𝑒 𝑚𝑒 𝑑𝑖𝑐𝑒: 𝑆𝑒𝑛̃𝑜𝑟, 𝑆𝑒𝑛̃𝑜𝑟, 𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑟𝑎́ 𝑒𝑛 𝑒𝑙 𝑟𝑒𝑖𝑛𝑜 𝑑𝑒 𝑙𝑜𝑠 𝑐𝑖𝑒𝑙𝑜𝑠, 𝑠𝑖𝑛𝑜 𝑒𝑙 𝑞𝑢𝑒 ℎ𝑎𝑐𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑢𝑛𝑡𝑎𝑑 𝑑𝑒 𝑚𝑖 𝑃𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒 𝑒𝑠𝑡𝑎́ 𝑒𝑛 𝑙𝑜𝑠 𝑐𝑖𝑒𝑙𝑜𝑠”. (𝑀𝑡.7.21𝑠𝑠)
Antes de tomar el barco para Ceuta me puse en la pequeña mochila, este metro, esta unidad de medida como para facilitarme la lectura de una realidad tan compleja, como la que se está viviendo estos días en la ciudad.
Todos nos ofrecen su lectura de la realidad a veces desde una perspectiva política o partidaria, a veces simplemente como fenómeno de la sociedad y no faltan los que ven también en la desgracia una oportunidad de ganancia egoísta.
Llegando a la ciudad se nota un mayor movimiento de policía y militares por las calles y a lo largo de las playas grupos de jóvenes que caminan rápido y con aire de preocupación y miedo.
En la puerta del Centro San Antonio ya estaba la fila de personas que esperaban ingresar para el servicio de duchas y una merienda. En la casa actualmente se están albergando más de cuarenta personas y más de un centenar de personas pasan cada día para el servicio de duchas y merienda.
Ingresando en el patio del Centro ya cambia el aire: la gente se saluda y un grupo numeroso se mueve en las diferentes actividades de servicio. La mayoría son personas con cara joven, tanto los huéspedes, como los voluntarios. Lo que maravilla es la serenidad y la colaboración. La limpieza, la comida, la organización de los turnos de ducha, las clases de español, la recepción en la puerta de ingreso, el servicio de enfermería ….no se distingue ya quienes son los voluntarios de ASCS, los tres seminaristas Scalabrinianos, el personal de la casa, las Hermanas de la Caridad, los huéspedes llegados en estos días de emergencia…..todos que aportan de lo que saben y pueden para el bien de todos.
Aunque los medios hablen de la violencia de estos “nuevos llegados”, en el Centro no hubo episodio alguno.
Los medios hacen ver la indignación y violencia del pueblo de Ceuta, pero no todos son así: en los barrios más pobres hay ejemplos de personas que ofrecen comida y acogen, especialmente a menores que andan solos por las calles. En otros barrios y también cerca del Centro San Antonio, otras personas se encargan de llamar la policía y denunciar la presencia de migrantes.
Si es verdad la noticia de última hora que unas personas (de Ceuta y llegadas de afuera para provocar tensión) bloquearon el trasporte de la Cruz Roja que llevaba comida a las personas confinadas en la playa de Trampolín y quemaron las chabolas de fortuna que cobijaban a las personas migrantes, estamos imitando las “malas prácticas” y la barbarie de la Franja de Gaza.
La iglesia local, por medio de Cáritas, envía “cosas” para ayudar el Centro San Antonio, casi sin mostrar la cara, sin pronunciar una palabra clara sobre el amor al prójimo y el deber cristiano de la hospitalidad.
De verdad que con nuestras opciones y nuestro actuar decidimos la credibilidad de la vida cristiana. No podemos confiar en quien dice apoyar la Iglesia y en la realidad actúa contra la Palabra del Evangelio.
Que para nosotros también, la única unidad de medida sea el Evangelio, cueste lo que cueste y tengamos el coraje de ser coherentes en nuestro actuar.
El testimonio de generosidad y colaboración de las personas que encontré hoy el Centro San Antonio de Ceuta, me renueva en la esperanza de que el Reino de Dios sigue construyéndose, sin hacer mucho ruido, con el aporte precioso de los pobres y sencillos.
P. Sante Zanetti, cs
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«…perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete accolto… Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? … In verità vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». (Mt 25,35ss)
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli». (Mt 7,21ss)
Prima di prendere la nave per Ceuta ho messo nel mio piccolo zaino questo metro, questa unità di misura, come per facilitarmi nella lettura di una realtà tanto complessa come quella che si sta vivendo in questi giorni nella città.
Tutti ci offrono la loro lettura della realtà: a volte da una prospettiva politica o di parte, a volte semplicemente come fenomeno sociale; e non mancano coloro che vedono persino nella disgrazia un’opportunità di guadagno egoistico.
Arrivando in città si nota una maggiore presenza di polizia e militari per le strade e, lungo le spiagge, gruppi di giovani che camminano velocemente, con un’aria di preoccupazione e paura.
All’ingresso del Centro San Antonio c’era già la fila di persone che aspettavano di entrare per usufruire del servizio docce e ricevere una merenda. Attualmente nella casa sono ospitate più di quaranta persone e ogni giorno più di un centinaio di persone vi passano per il servizio docce e merenda.
Entrando nel cortile del Centro cambia già l’aria: le persone si salutano e un gruppo numeroso si muove tra le diverse attività di servizio. La maggior parte sono giovani, sia tra gli ospiti sia tra i volontari.
Ciò che colpisce è la serenità e la collaborazione. La pulizia, la preparazione del cibo, l’organizzazione dei turni per le docce, le lezioni di spagnolo, l’accoglienza all’ingresso, il servizio infermieristico… non si distinguono più i volontari dell’ASCS, i tre seminaristi scalabriniani, il personale della casa, le Suore della Carità, gli ospiti arrivati in questi giorni di emergenza… Tutti offrono ciò che sanno e ciò che possono, per il bene di tutti.
Sebbene i media parlino della violenza di questi «nuovi arrivati», nel Centro non si è verificato alcun episodio di violenza.
I media mostrano l’indignazione e la violenza della popolazione di Ceuta, ma non tutti sono così: nei quartieri più poveri ci sono esempi di persone che offrono cibo e accolgono, soprattutto i minori che vagano da soli per le strade.
In altri quartieri, e anche nei pressi del Centro San Antonio, altre persone si occupano invece di chiamare la polizia e denunciare la presenza dei migranti.
Se è vera la notizia dell’ultima ora secondo cui alcune persone — di Ceuta e giunte da fuori per provocare tensioni — hanno bloccato il trasporto della Croce Rossa che portava cibo alle persone confinate sulla spiaggia del Trampolín e hanno bruciato le baracche di fortuna che offrivano riparo alle persone migranti, allora stiamo imitando le «cattive pratiche» e la barbarie della Striscia di Gaza.
La Chiesa locale, attraverso la Caritas, invia «cose» per aiutare il Centro San Antonio, quasi senza mostrarsi, senza pronunciare una parola chiara sull’amore per il prossimo e sul dovere cristiano dell’ospitalità.
Davvero, con le nostre scelte e il nostro agire decidiamo la credibilità della vita cristiana. Non possiamo fidarci di chi dice di sostenere la Chiesa e, nella realtà, agisce contro la Parola del Vangelo.
Che anche per noi l’unica unità di misura sia il Vangelo, a qualunque costo, e che abbiamo il coraggio di essere coerenti nel nostro agire.
La testimonianza di generosità e collaborazione delle persone che oggi ho incontrato al Centro San Antonio di Ceuta rinnova in me la speranza che il Regno di Dio continui a costruirsi, senza fare molto rumore, attraverso il prezioso contributo dei poveri e dei semplici.
P. Sante Zanetti, cs