05/05/2026
Articolo del mezzogiorno e la Calabria.
Il Sud è stato rimosso dal dibattito politico e accademico serio. È ormai ridotto a una narrazione superficiale e polarizzata: o lo si dipinge come un caso irrisolvibile o se ne esalta un ottimismo scollegato dalla realtà. Politiche frammentate (PNRR e ZES): Le attuali strategie di sviluppo sono "politiche senza la politica", ovvero elenchi di progetti slegati tra loro. Si costruiscono infrastrutture fisiche, ma si trascurano le risorse umane e il contesto sociale necessari per farle funzionare, rischiando di creare "scatole vuote". Il ritardo della Calabria, poi, non dipende dalle dimensioni o dalla mancanza di talenti, ma da un blocco di potere strutturato attorno alla spesa pubblica. Questo sistema favorisce le rendite di posizione e lo status quo a discapito della vera innovazione di mercato.
La recente retorica della "Calabria straordinaria" e i recenti dati positivi sull'occupazione mascherano una realtà fatta di lavori precari, a bassa qualità e scarsamente retribuiti. I problemi strutturali restano gravi.
Per combattere lo spopolamento, la priorità non è la semplice crescita economica, ma garantire i diritti di base. Senza servizi essenziali garantiti dallo Stato (sanità, istruzione, trasporti), i cittadini restano di "serie B" e l'abbandono dei territori è inevitabile.
Per l’economista e politico, il Mezzogiorno è sparito dal dibattito pubblico e resta sospeso tra narrazioni opposte e politiche frammentate