06/09/2026
👩❤️💋👨𝐂𝐎𝐍 𝐈𝐋 𝐂𝐔𝐎𝐑𝐄 𝐃𝐈 𝐒𝐏𝐎𝐒𝐈 𝐍𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐏𝐀𝐑𝐎𝐋𝐀📖
Dal Vangelo secondo Matteo (18,15-20)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
MEDITAZIONE
In questa pagina del Vangelo, Gesù ci rivela il modo di comportarsi dei cristiani in seno alla comunità. Per comprenderlo bene, questo discorso deve essere collegato alla frase conclusiva della sezione precedente (v.14), in cui Gesù afferma che: “Dio non vuole che neppure uno di questi piccoli si perda”. Quello di non escludere nessuno è un monito a chi guida una comunità, affinché tenti con ogni mezzo di correggere il fratello perchè si ravveda dal suo errore o dal suo peccato. Niente è più difficile da mettere in pratica della correzione fraterna, ma nella relazione sponsale, che risvolti può avere?
Se in una comunità la cosa più importante è la comunione tra i fratelli, a maggior ragione deve esserlo fra noi sposi e nelle nostre famiglie. Anzi, giacché nella relazione sponsale siamo corroborati dal vincolo sacramentale, un vincolo di carne, il nostro sposo/a è ben più di un fratello nella fede e non potrà mai diventare per noi «come il pagano e il pubblicano». Tuttavia, il brano di questa domenica ci offre una dinamica d'amore straordinaria. Infatti, nelle parole di Gesù, emerge una chiara gradualità nella correzione caritatevole. Questo perché, mentre cerchiamo di aiutare il nostro sposo/a, non possiamo prescindere dalla preoccupazione di salvaguardare la dignità della sua persona. Quindi, anche se il nostro coniuge persiste nell’errore, non deve mai sentirsi giudicato, ma va aiutato a comprendere che lui stesso sta rischiando di autoescludersi dalla comunione e dalla Grazia di Dio.
Chiediamoci: quante volte abbiamo fatto sentire amato/a nostro marito/moglie mentre cerchiamo di correggerlo/a? La relazione deve essere salvata ad ogni costo, mettendo in opera ogni tentativo per aiutarci reciprocamente a desistere da una condizione che ci pone tristemente lontano dall'immagine e somiglianza di Dio. Ma dobbiamo imparare a mettere da parte le nostre emozioni istintive per lasciarci guidare dalla tenerezza di Dio, perchè è Lui che corregge, è Lui che salva, non siamo noi. Quando facciamo una correzione al nostro amato, dobbiamo ricordare che siamo una matita nelle mani di Dio. Se usiamo le nostre forze, rischiamo di spezzare la punta di questa matita e il disegno che ne verrebbe fuori sarebbe una miserabile caricatura dell'amore di Dio e non il Suo disegno.
Talvolta, dopo un timido tentativo di correggere nostro marito o nostra moglie, potremmo avere la sensazione di non essere riusciti nel nostro intento. Non dobbiamo disperare: anche noi, infatti, abbiamo bisogno di correzione. Se avremo accompagnato il nostro tentativo con la preghiera, stiamone certi, Gesù parlerà al cuore del nostro amato e presto la Grazia di Dio opererà.
«Se poi non ascolterà... dillo alla comunità».
A noi è successo di scoprire la Grazia di essere stati ascoltati nel confronto con altre coppie in una comunità di famiglie. Il Signore si serve anche di altri sposi per parlarci e per guidarci, spesso attraverso una di quelle coppie insospettabili, perchè la Grazia del Sacramento delle Nozze opera in tutti e in modi che noi non conosciamo.
«Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà». Probabilmente non crediamo abbastanza in queste parole. Se credessimo, non perderemmo tempo a lamentarci delle cose non vanno secondo i nostri piani. Se siamo giunti al Matrimonio, vuol dire che almeno una volta ci siamo messi d'accordo per chiedere qualcosa a Dio. È così che Egli ci ha concesso ciò che sarebbe umanamente impossibile, ovvero, diventare una sola carne. Se dunque il Sacramento che abbiamo ricevuto ci ha già mostrato la sua efficacia, perchè dovremmo dubitare ancora della forza della preghiera di coppia? Se non fosse possibile pregare insieme, non dimentichiamo che la preghiera insistente, anche di uno solo dei due, trova efficacia nell'altro coniuge in forza della Grazia che insieme e «d'accordo» abbiamo chiesto e che ci ha resi una sola carne per sempre. Infatti, le parole di Gesù «io sono in mezzo a loro»,sono per sempre, soprattutto per gli sposi!
Amen.