Chiesa di San Nicola Padregnano

Chiesa di San Nicola Padregnano La Chiesa di San Nicola di Padregnano, coi suoi dipinti, è un bene prezioso per il territorio, testimone di secoli di storia da tramandare e valorizzare.

📰 Dal giornale di Ivrea - Il Canavese del 25.2.2026
03/03/2026

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20/02/2026
Apre il saccello dell’Eremo di Santa Caterina del Sasso in occasione dei progetti di ricerca sugli affreschi in corsoApp...
30/01/2026

Apre il saccello dell’Eremo di Santa Caterina del Sasso in occasione dei progetti di ricerca sugli affreschi in corso
Appuntamento con gli esperti di Archeologistics tutti i venerdì di febbraio per delle visite guidate



Per la seconda volta Archeologistics apre al pubblico il sacello dell'Eremo di S. Caterina del Sasso, in tutti i venerdì del mese di febbraio a partire dal 6 febbraio. Saranno percorsi guidati che permetteranno di entrare nel piccolo edificio sacro, dove in questi giorni hanno preso il via i progetti di ricerca destinati ad accrescere la conoscenza dei frammenti di affreschi conservati al suo interno ed attualmente datati al XIII secolo.

“ Nel mese di gennaio abbiamo svolto i primi sopralluoghi con docenti e ricercatori che condurranno gli studi. – dice Elena Castiglioni di Archeologistics -. In un'ottica di condivisione con il pubblico, l’apertura del sacello vuole essere l’occasione proprio per raccontare come stiamo lavorando e quali sono gli obiettivi di questo lavoro. Naturalmente sarà anche il momento per osservare insieme i tanti frammenti della parete est del sacello, alcuni pienamente leggibili ed altri meno, ma in tutti di grande interesse per la storia del’Eremo”

Il percorso di visita comprenderà la storia dell'eremita dal cui esempio nacque la comunità monastica, la visione ravvicinata degli affreschi ad oggi datati al XIII secolo e di quelli seicenteschi, l'historieta e i rilievi documentali della vita dell'Eremo.

Il percorso è possibile solo in alcuni momenti, per garantire la tutela degli spazi, e comporta alcune limitazioni: sono previsti piccoli gruppi composti da un massimo di 12 persone per volta, mentre l’ingresso nel sacello vero e proprio si svolgerà con 2 persone a turno.

“E’ importante segnalare che per le sue caratteristiche architettoniche, il sacello non è accessibile a persone in carrozzina, ma che la visita guidata è comunque possibile e la visione degli affreschi sarà garantita da riproduzioni digitali di alta qualità fruibili negli spazi immediatamente esterni al sacello”
Il lavoro di ricerca è coordinato per Archeologistics dalla dott.ssa Lorenza Giacardi, e coinvolge per la parte relativa al XIII secolo il prof. Saverio Lomartire, professore associato del dipartimenti di scienze umane e dell’innovazione per il territorio presso l’Università dell’Insubria, mentre per i cicli di XVI e XVII secolo i professori Stefano Bruzzese e Mauro Pavesi, entrambi docenti presso l’Università Cattolica di Milano.
Le attività rientrano tra quelle finanziate dal progetto Varese Cultura 2030, di cui è capofila la Provincia di Varese -che è anche ente proprietario dell’Eremo di S. Caterina del Sasso-, grazie ad un bando Emblematico provinciale di Fondazione Cariplo

Le visite straordinarie si svolgono nel mese di febbraio 2026, nei pomeriggi del venerdì con inizio alle ore 14.30.

Prima della visita per chi lo desidera è possibile pranzare presso la locanda dell'Eremo.

Info e prenotazioni: https://www.archeologistics.it/servizi-educativi/il-sacello-delleremo-398.html

19/12/2025

IL RICORDO DEL PROFESSOR CARLO VALLARDI
Carlo Vallardi è stato un professore molto noto nel territorio dell’Altomilanese al punto da ispirare il proverbio: “Ta salva no nanca al Vallardi”.
Ne ha raccontato la storia - contenuta in una recente pubblicazione del Centro Studi territoriali ‘Athene noctua’, La generosità che fa la differenza - giovedì 11 dicembre 2025, Giuseppe Leoni alla presenza di uno scarso pubblico. Pochi ormai ricordano la figura e l’opera di un grande uomo che ha salvato tanta gente dalla tubercolosi (Tbc, alias tisi, mal sottile). Ma a fare il bene si trova sempre qualcuno che rema contro perché l’invidia è una serpe che esce dalla bocca e mangia il cervello (così come l’ha rappresentata Giotto nella ca****la degli Scrovegni a Padova), per cui il professore è finito a Mauthausen per la delazione di alcuni colleghi dell’ospedale.
Membro di una famiglia che aveva alimentato la cultura italiana per secoli, Carlo Vallardi – come un suo prozio – si allontanò dall’editoria che aveva fatto la fortuna della sua famiglia, per seguire la sua passione per la medicina.
Medico di gran fama, primario dal Fatebenefratelli a soli 27 anni non mancò mai di far sentire la sua profonda umanità nei diversi campi in cui ha operato: in primis a Mauthausen dove si adoperò per dare un soffio di vita agli internati.
Infatti, sfollato a Padregnano nel 1943, dopo il pesante bombardamento di Milano, fu arrestato il 2 marzo 1944 e qualche giorno dopo caricato su un treno: destinazione Mauthausen. Fu liberato il 5 maggio 1945, più morto che vivo, per cui dovette rimanere in ospedale per alcuni mesi. Riuscì a scamparla!
Il periodo repubblicano lo vede in prima linea nell’amministrazione comunale di Milano (assessore ai servizi socio-sanitari) dove si diede da fare per riorganizzare il presidio sanitario nel territorio, affrontando anche epidemie a Lodi e a Buscate.
Nel1956 fu chiamato guidare la lista democristiana a Turbigo, ma non riuscì a ba***re il sindaco della Liberazione (comunista), Luigi Bianchini.

I BENEFATTORI DELLA RIVA SINISTRA DEL TICINOIl primo incontro di presentazione del volume ‘La generosità che fa la diffe...
17/10/2025

I BENEFATTORI DELLA RIVA SINISTRA DEL TICINO
Il primo incontro di presentazione del volume ‘La generosità che fa la differenza – Benefattori e cittadini meritevoli tra Villoresi e Naviglio Grande’ si è svolto in Villa Rusconi a Castano Primo, introdotto dall’assessore Maurizio Del Curto. Il volume raccoglie una serie di biografie su persone che hanno lasciato un segno profondo nel territorio dell’Altomilanese. La serata di giovedì 16 ottobre ha visto l’illustrazione della figura e dell’opera di Francesca De Maestri Colleoni raccontata dall’autrice Maria Cristina Moscatelli. Seguiranno altre presentazioni nei Comuni che hanno visto operare tali personaggi che hanno aiutato il prossimo senza chiedere niente in cambio.
Qui sotto segue l’elenco delle biografie, dei Comuni e degli autori:
1 - ARCONATE Don Costante Mattavelli – a cura di Elena Monticelli;
2 – BERNATE TICINO Don Rinaldo Anelli – a cura di Emiliano Crotti;
3 – BUSCATE Angelo Lodi - a cura di Guglielmo Gaviani;
4 – CASTANO PRIMO Francesca De Maestri Colleoni – a cura di Maria Cristina Moscatelli
5 – CUGGIONO Lucia Lattuada – a cura di Enrica Castiglioni;
6 – INVERUNO Don Rino Villa – a cura di Paola Baronio;
7 – ROBECCHETTO CON INDUNO Carlo Vallardi – a cura di Giuseppe Leoni;
8 – TURBIGO Francesco Magni – a cura di Paolo Mira e Patrizia Morbidelli;
9 – VANZAGHELLO Ercole Seves – a cura di Maria Luisa Rivolta;
10 – GAGGIANO Cele Daccò – a cura di Paolo Migliavacca;
11 – BUSTO GAROLFO La famiglia Caccia-Sacco.
L’intero contenuto del volume è stato presentato da Stefano Natoli, giornalista e cofondatore del Centro Studi territoriali ‘Athene noctua, mentre Luciano Marzorati, studioso di storia locale, ne ha tratteggiato gli aspetti peculiari.

GIOVEDÌ 4 SETTEMBRE CENTENARIO DELLA DEDICAZIONE DELLA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN BERNARDO Ore 21:00 Santa Messa presied...
04/09/2025

GIOVEDÌ 4 SETTEMBRE CENTENARIO DELLA DEDICAZIONE DELLA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN BERNARDO Ore 21:00 Santa Messa presieduta dall’Arcivescovo di Milano Sua Ecc.za Mons. Mario Delpini in Chiesa Parrocchiale a Malvaglio

SU QUELLO CHE FU IL MONASTERO FRUTTUARIENSE DI PADREGNANO (1094-1197)Di quello che fu il monastero fruttuariense di Padr...
24/08/2025

SU QUELLO CHE FU IL MONASTERO FRUTTUARIENSE DI PADREGNANO (1094-1197)
Di quello che fu il monastero fruttuariense di Padregnano è rimasta solamente la storia. Peccato. I luoghi prescelti – mille anni fa – per la costruzione delle domus dei monaci (abati) che governarono per secoli il nostro territorio, furono in genere la prossimità di guadi dei fiumi. Ma la localizzazione prescelta era promossa anche dall’ambiente naturale suggestivo per bellezza paesaggistica, come si può ancora riscontrare dalle tracce superstiti, spesso rappresentate da piccole chiese, amorosamente conservate nei secoli dalla pietà popolare, mentre domus e ospizi sono scomparsi da tempo, inghiottiti dai secoli. Come pietre miliari questi oratori testimoniano antichi percorsi, avendo supplito, con l’annesso ospizio per i viandanti le antiche mansiones romane.
STAZIONE DI SOSTA ROMANA. E Padregnano fu sicuramente una stazione di sosta romana che si trovava nei pressi dell'incrocio di tre strade: la strada mercatoria che percorreva la riva sinistra il Ticino, la Como-Novara e la Milano-Novara che, probabilmente, attraversava il Ticino nel suo territorio. Si spiega così la presenza del castello del quale parlano i documenti del 1135, 1154, 1159, oltre al villaggio e al porto sul Ticino.
IL CASTELLO DI PADREGNANO - La presenza del toponimo Castellazzo consente di localizzare l'antica fortificazione sul poggio a nord di S. Vittore (dove oggi insiste una cava abbandonata), adiacente ad un pianoro dove sono stati rinvenuti reperti archeologici. Nel diploma di infeudazione (9 giugno 1164) a Rainaldo di Dassel della pieve di Dairago troviamo citato il Castellum inferius Paternianum, inferiore forse a quello di Turbigo e, in un diploma di Federico I, datato 17 aprile 1159, venne ribadito che tra i possedimenti del monastero fruttuariense vi era anche “(...) Paterniano in castello, villa e portibus (...)". Padregnano quindi era costituito - alla fine del XIII secolo - da tre insediamenti distinti: il porto sul Ticino, il villaggio all'incrocio delle dette vie, il castello arroccato sul poggio a settentrione dell'antica chiesa di S. Vittore.
Il MONASTERO DI SAN NICOLA E BENIGNO (1094-1197)
La prima notizia circa la presenza di Fruttuaria nella diocesi milanese risale al 1014, allorchè un diploma imperiale accenna a non meglio specificate proprietà dell'abbazia piemontese nell'episcopato di Milano. Un documento del 1094 dice testualmente che “Anselmo del fu Arderico, che era detto capitano della città di Milano, e la moglie Anna, figlia di Redaldo, pure di detta città, di legge longobarda, donano al Monastero di S. Nicola e S. Benigno di Fruttuaria la loro porzione di chiesa di S. Martino con tutte le pertinenze, posta nel luogo di Padregnano".
Il priorato di Padregnano, dunque, sorse dedicato a S. Nicola, il protettore dei viandanti per cui aveva anche un ospizio che continuò ‘il servizio’ fino al sec. XVIII. I beni del monastero si accrebbero nel 1100 quando quattro abitanti di Padregnano vendettero al monastero 21 pertiche composte da vigne e da campi. Tre anni dopo i monaci presero a livello metà della decima di Padregnano che spettava ai capitanei De Arconate. Il monastero possedeva beni anche a Castano nel 1111, a Sacconago nel 1115 e a Busto Arzizio. Oltre ai monaci c'erano anche conversi che sceglievano di vivere nel monastero come testimonia un atto del 1135: “I coniugi Ottone e Piubella di Padregnano cedono i loro beni e si fanno conversi". Subentrarono anni di lento ma progressivo declino finché nel 1197, il priorato di S. Nicolao, oramai privo di risorse economiche, venne affidato alle cure dei priori di Voltorre. La decadenza del monastero fu dovuta probabilmente ad un incendio appiccato da truppe Pavesi, Lodigiane o Bergamasche che si erano trovate a passare di lì. Certo è che la devastazione del sito dev'essere avvenuta alla fine del secolo in quanto, ancora nel 1190, il priore Lantelmo di Castelseprio, proveniente dal monastero di Ganna, si era ritirato a Padregnano in contemplazione e raccoglimento.

FRANCESCO I AL PADREGNANO NEL 1515Alla morte di Giulio II (1513) Francesco I, nuovo sovrano di Francia, decise di impadr...
08/06/2025

FRANCESCO I AL PADREGNANO NEL 1515
Alla morte di Giulio II (1513) Francesco I, nuovo sovrano di Francia, decise di impadronirsi del Ducato di Milano. La vittoria di Marignano (‘Battaglia dei Giganti’, 1515) segnò il passaggio e l’acquartieramento di 75 mila soldati al Padregnano e Francesco I di Valois passò la notte nel castello di Turbigo. Un evento bellico che decretò il successo della fanteria svizzera di Francesco I e sancì il ritorno dei francesi a Milano (Pace di Bologna del 1515). Un anno dopo la battaglia di Marignano con la pace di Noyon (firmata anche da Carlo d’Asburgo che era già Re di Spagna) sembrava che la situazione si fosse stabilizzata. Il trattato di Noyon (1516) assegnava ai francesi il Ducato di Miano e agli spagnoli il Regno di Sicilia, Dopo la prima dominazione francese sotto Luigi XII (1499-1512) iniziava la seconda sotto Francesco I (1515-1521).
Francesco I iniziò le ostilità con gli spagnoli occupando la provincia di Navarra e, Carlo V, scacciò i francesi e si insediò nel Ducato di Milano.
Fu la grande battaglia del 24 febbraio 1525 che vide in campo tutto l’esercito imperiale di Carlo V di Spagna e dall’altro le truppe francesi comandate da Francesco I che, sconfitto, fu costretto a firmare il trattato di Madrid (1526). La città di Pavia ricord il cinquecentenario (1525-2025) con un anno di eventi, durante il quale saranno ricordati i fatti che segnarono la fine di un’epoca attraverso mostre, rievocazioni e un docu-film.

Indirizzo

Cascina Padregnano
Robecchetto Con Induno
20020

Sito Web

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