Parrocchia Ripattoni

Parrocchia Ripattoni Parrocchia di "Santa Maria in Herulis" in Ripattoni, Comune di Bellante (TE). ORARI SANTE MESSE

*SABATO (Messa Prefestiva) ore 18.30: Ss. Maria in Herulis.

Silvestro e Giustino in Ripattoni paese.

*DOMENICA e FESTIVI
ore 9.00: Santuario S. ore 9.30: Chiesa di San Mauro. ore 11.00 e 18.30: Maria SS. Regina della Famiglia (Bellante Stazione).

* FERIALI * ore 18.30
Lun. - Mar. - Gio. Santuario S. Mer. - Ven. Maria SS. Regina della Famiglia. ADORAZIONE EUCARISTICA

-Ogni giovedì del mese (per tutto l'anno 2025): Santuario di S. Maria in Herulis (ore 17.30-18.45).

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo MatteoMt 1,1-16.18-23Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abram...
08/09/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 1,1-16.18-23

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

Tutti noi veniamo da qualcuno. Nessuno comincia dal nulla. La nostra storia è fatta di persone che ci hanno preceduto, di volti, di scelte, di sì pronunciati prima ancora che noi potessimo pronunciare il nostro. Celebrare la Natività di Maria significa ricordarci innanzitutto questa verità: anche Gesù viene da una storia e questo perché egli è veramente uomo non solo veramente Dio. E se è veramente uomo, allora anche Lui ha voluto avere una storia umana. Non è apparso improvvisamente nel mondo. È entrato dentro una genealogia, dentro una famiglia, dentro una trama di volti e di vicende che lo precedono.
In questa storia Maria occupa un posto unico. In lei l'umanità che accoglie Cristo corrisponde in maniera singolare al progetto originario di Dio. È ciò che la fede della Chiesa esprime quando parla dell'Immacolata Concezione. Dio non sceglie Maria per usarla come uno strumento. Attende il suo sì. E quel sì diventa lo spazio umano attraverso cui il Figlio di Dio entra nella storia. Forse proprio qui possiamo comprendere qualcosa di importante: Amare qualcuno non significa possederlo, decidere al suo posto o costruirgli addosso il futuro che abbiamo immaginato per lui. Maria ama Gesù accogliendolo, custodendolo e, soprattutto, lasciandolo libero. Il suo «eccomi» non è soltanto disponibilità a diventare madre. È la disponibilità ad accogliere un progetto che non controllerà mai completamente. Maria dice sì senza mettere condizioni a Dio. Forse la Natività di Maria ci ricorda proprio questo: le storie più grandi cominciano quasi sempre dal sì di qualcuno. Anche noi siamo qui perché qualcuno, prima di noi, ha detto sì alla vita. E forse qualcun altro potrà incontrare qualcosa di decisivo proprio attraverso il sì che noi avremo il coraggio di pronunciare oggi.

- Don Luigi Maria Epicoco

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo LucaLc 6,6-11Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là...
07/09/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,6-11

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

La scena raccontata dal Vangelo di Luca è molto semplice. Siamo in una sinagoga, quindi in un luogo sacro. Ci sono le Scritture, la preghiera, l'insegnamento, il culto. Ma in mezzo a tutto questo c'è anche un uomo che soffre, un uomo con una mano inaridita. Tutti lo vedono, ma sembra che nessuno si accorga veramente di lui. Gesù invece sì. «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Forse è questa la prima grande lezione del Vangelo di oggi. Gesù prende questo invisibile e lo mette al centro. Ci ricorda così che non esiste autentica esperienza religiosa se essa diventa incapace di accorgersi della sofferenza concreta delle persone. Possiamo avere luoghi sacri, conoscere perfettamente le Scritture, rispettare tutte le regole e celebrare correttamente il culto, ma se chi soffre rimane invisibile allora qualcosa di essenziale della fede è andato perduto. Il primo miracolo che Gesù compie, prima ancora di guarire quella mano, è restituire visibilità a quell'uomo. Gli restituisce il centro della scena, la dignità di una persona che merita di essere guardata e presa sul serio. Forse questo dovrebbe essere anche il primo miracolo del cristianesimo: rendere visibili gli invisibili. Accorgerci di chi rimane ai margini, di chi non ha voce, di chi porta una sofferenza che gli altri hanno ormai smesso di vedere. Ovunque ci troviamo, chi soffre ha diritto a non essere lasciato solo ai margini della nostra attenzione. Ma il racconto contiene anche un paradosso drammatico. L'uomo ha una mano inaridita, mentre coloro che lo osservano sembrano avere qualcosa di ancora più grave: un cuore inaridito. Sono talmente concentrati sulla regola da non riuscire più a gioire per il bene di una persona. Gesù guarisce la mano di quell'uomo, ma il Vangelo lascia davanti a noi una domanda molto più inquietante: chi guarirà il cuore di chi non prova più compassione?
(Lc 6,6-11}

- Don Luigi Maria Epicoco

06/09/2026

🔔 - 𝑺𝒔. 𝑴𝒆𝒔𝒔𝒆 𝒅’𝒐𝒓𝒂𝒓𝒊𝒐 𝒊𝒏 𝑴𝒂𝒓𝒊𝒂 𝑺𝑺.𝒎𝒂 𝑹𝒆𝒈𝒊𝒏𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒂 -
A causa dei danni provocati dalla grandinata dello scorso 21 luglio, le celebrazioni d'orario della Chiesa nuova sono 𝐏𝐑𝐎𝐕𝐕𝐈𝐒𝐎𝐑𝐈𝐀𝐌𝐄𝐍𝐓𝐄 𝐓𝐑𝐀𝐒𝐅𝐄𝐑𝐈𝐓𝐄 𝐧𝐞𝐥 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐮𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐒. 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐢𝐧 𝐇𝐞𝐫𝐮𝐥𝐢𝐬.

𝐒𝐬. 𝐌𝐞𝐬𝐬𝐞:
𝑑𝑜𝑚𝑒𝑛𝑖𝑐𝑎 Santuario: 9.00 - 11.00 - 18.30
San Mauro: 9.30
𝑓𝑒𝑟𝑖𝑎𝑙𝑖: 18.30 Santuario
𝑠𝑎𝑏𝑎𝑡𝑜: 18.30 Ripattoni Paese

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo MatteoMt 18,15-20 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Se il tuo fratell...
06/09/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore.

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo LucaLc 6,1-5Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli cogliev...
05/09/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,1-5

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

Le spighe raccolte dai discepoli in giorno di sabato diventano motivo di rimprovero nei confronti di Gesù. Ma proprio questa contestazione offre al Signore l'occasione per ricordarci una verità che rischiamo continuamente di dimenticare: «Il Figlio dell'uomo è signore del sabato». In altre parole, persino una regola giusta deve rimanere a servizio della persona e non trasformare la persona in una schiava della regola. Questo non significa che le regole non servano. Una vita senza regole diventa inevitabilmente una vita affidata al caos che distrugge. Le regole sono necessarie proprio perché custodiscono qualcosa di prezioso. Ma quando dimentichiamo ciò che dovrebbero custodire, possono trasformarsi nel contrario di ciò per cui sono nate. Accade nelle nostre famiglie quando, pur di avere una casa perfettamente ordinata, rendiamo impossibile la vita a chi vi abita. Che senso ha avere tutto al proprio posto se nessuno si sente più a casa? Accade nelle amicizie quando una questione di principio diventa più importante della persona che abbiamo davanti. Possiamo persino avere ragione e, proprio per difendere quella ragione, perdere qualcuno a cui vogliamo bene. Accade nel lavoro quando l'efficienza, i risultati e le aspettative diventano così assoluti da far vivere le persone nella continua sensazione di non essere mai abbastanza. Una regola che dovrebbe aiutare a lavorare meglio può trasformarsi in una prigione che genera soltanto paura e ansia. Gesù ci insegna invece a recuperare continuamente il fine delle cose. Il sabato è un dono di Dio per l'uomo. La legge serve a custodire la vita, non a soffocarla. Le regole servono a rendere possibile una comunità, non a rendere impossibile la vita delle persone che ne fanno parte. Forse dovremmo domandarci quante volte, per difendere un principio, abbiamo dimenticato una persona. E quante volte abbiamo preteso dagli altri il rispetto di uno schema senza accorgerci della loro fatica concreta. Il Vangelo di oggi non ci invita a vivere senza regole. Ci invita a ricordare perché esistono. Ogni regola autenticamente buona dovrebbe custodire la dignità, la libertà e il bene delle persone. Quando invece una regola comincia a schiacciare ciò che avrebbe dovuto proteggere, abbiamo perso di vista il suo significato. Perché agli occhi di Dio una persona vale sempre più di uno schema.
(Lc 6,1-5)

- Don Luigi Maria Epicoco

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo LucaLc 5,33-39In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discep...
04/09/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Luca
Lc 5,33-39

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

Il rimprovero rivolto a Gesù a causa dei suoi discepoli diventa nel Vangelo di oggi un grande esame di coscienza anche per noi: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Dietro questa obiezione c'è una domanda seria: che cosa rende veramente religiosa la vita di una persona? Gesù risponde mettendo al centro non una pratica, ma una presenza. I suoi discepoli hanno lo Sposo con loro. La loro fede nasce innanzitutto dal rapporto con Qualcuno. È questa forse la differenza più radicale del cristianesimo: prima delle regole, delle pratiche e persino delle devozioni, c'è la persona di Gesù Cristo. Dovremmo allora domandarci con molta sincerità: che cos'è la fede per noi? Una serie di cose che facciamo oppure una relazione viva con Cristo? Questo non significa che la preghiera, il digiuno, il Rosario, la liturgia e tutte le altre pratiche della vita cristiana non siano importanti. Al contrario, sono preziosissime quando esprimono e alimentano una relazione. Diventano problematiche quando prendono il posto della relazione. Possiamo infatti recitare molte preghiere senza pregare veramente. Possiamo pronunciare le parole del Rosario e contemporaneamente tenere il cuore lontano da Cristo. Il Rosario non serve a evitare l'incontro con Gesù, ma ad aiutarci a entrare più profondamente in rapporto con Lui. È la stessa differenza che esiste tra parlare di una persona e parlare con una persona. Possiamo sapere moltissime cose su qualcuno senza avere nessun rapporto reale con lui. Anche con Dio può accadere così. Possiamo conoscere il catechismo, frequentare la Chiesa, osservare pratiche religiose e, nello stesso tempo, non permettere mai veramente a Cristo di entrare nelle nostre decisioni. Come possiamo capire se la nostra fede è una relazione autentica? Il Vangelo ci offre un criterio molto concreto: dai cambiamenti che produce. Dalla conversione, dalle scelte, dal modo in cui impariamo ad amare, perdonare, giudicare meno, servire di più. Se dopo anni di pratica religiosa rimaniamo esattamente uguali, forse dovremmo avere il coraggio di porci qualche domanda.
(Lc 5,33-39)

- Don Luigi Maria Epicoco

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo LucaLc 5,1-11In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascolta...
03/09/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Luca
Lc 5,1-11

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle f***e dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

Che cos'è un discepolo? Forse la pagina del Vangelo di oggi ci suggerisce una risposta molto semplice: è qualcuno che presta la barca della propria vita a Gesù perché Egli possa salirvi sopra. Pietro mette a disposizione ciò che possiede, la sua barca, il suo lavoro, la sua quotidianità. E proprio lì, dentro ciò che sembrava ordinario, accade qualcosa di straordinario. La vita spirituale comincia esattamente così: permettendo a Cristo di entrare nella nostra vita reale. Non in quella che vorremmo avere, non in quella ideale, ma in quella che abbiamo adesso, con le sue fatiche, le sue delusioni, le sue reti vuote. Pietro, infatti, ha lavorato tutta la notte senza prendere nulla. Conosce bene quella sensazione che conosciamo anche noi quando abbiamo dato tutto e ci ritroviamo comunque con le reti vuote. Possiamo sperimentarla in un matrimonio, in un'amicizia, nel lavoro, in una vocazione. Ci impegniamo, tentiamo, ricominciamo, eppure dentro rimane un senso di insoddisfazione. Gesù non cambia la barca di Pietro. Non gli dà un altro mare e nemmeno un'altra vita. Sale sulla sua stessa barca e gli chiede di prendere nuovamente il largo. È questo il miracolo della fede. Quando Cristo entra veramente nella nostra esistenza, le stesse cose che prima sembravano vuote possono cominciare a riempirsi di un significato nuovo. Le reti dell'insoddisfazione possono riempirsi di gratitudine e di gioia. Molto spesso, invece, quando qualcosa non funziona pensiamo immediatamente di dover cambiare tutto. Cambiare lavoro, relazione, ambiente, situazione. A volte certamente è necessario. Ma altre volte il problema non è cambiare barca. È capire chi c'è sulla nostra barca. Per questo il segreto della vita cristiana non consiste semplicemente nel comportarsi meglio. Il cristianesimo non è una tecnica per diventare persone più efficienti. È una relazione con Cristo capace di raggiungere la radice della nostra esistenza. Noi siamo bravissimi a curare i sintomi. Tentiamo di aggiustare continuamente ciò che non funziona all'esterno, ma raramente ci domandiamo che cosa stia accadendo nel profondo. Forse allora, prima di cambiare tutto, dovremmo cominciare dalla preghiera. Perché pregare significa precisamente questo: far salire Gesù sulla propria barca. E quando Lui è davvero a bordo, non è detto che cambi immediatamente il mare. Ma certamente comincia a cambiare il modo con cui noi navighiamo.

- Don Luigi Maria Epicoco

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo LucaLc 4,31-37In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in gi...
01/09/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Luca
Lc 4,31-37

In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

La parola di Gesù non è una parola come tutte le altre. Il Vangelo di oggi sottolinea che Egli parlava «con autorità». Ma che cosa significa davvero questa espressione? Significa che la sua parola non si limita a spiegare qualcosa, ma produce conseguenze concrete nella vita di chi l'ascolta. La parola di Cristo cambia la realtà. La reazione dell'uomo posseduto da uno spirito impuro ne è la dimostrazione. Davanti a Gesù il male comincia a gridare. È come se non riuscisse a sopportare quella parola, perché sa che quando Cristo parla seriamente nella vita di qualcuno, tutto ciò che lo tiene prigioniero comincia a perdere potere. È questa forse una delle ragioni più profonde per cui dovremmo leggere ogni giorno il Vangelo. Qualcuno potrebbe domandare: perché tornare continuamente su quelle pagine? Perché leggere e rileggere parole che magari conosciamo già? Perché il Vangelo non serve soltanto a conoscere meglio Gesù. Serve a lasciare che Gesù parli dentro la nostra vita. Ci sono infatti prigioni che nessun ragionamento riesce ad aprire. Pensieri negativi che ritornano continuamente, paure che condizionano le nostre scelte, sensi di colpa che ci tengono inchiodati al passato, rancori che non riusciamo ad abbandonare, logiche sbagliate che lentamente diventano il nostro modo abituale di pensare. Molte volte tentiamo di discutere con tutto questo. Gesù, invece, nel Vangelo pronuncia una parola molto più radicale: «Taci! Esci da lui!». Leggere il Vangelo ogni giorno significa allora permettere a questa voce di diventare più forte delle voci che ci imprigionano. Forse la vera domanda non è semplicemente quanto Vangelo conosciamo, ma quanta autorità permettiamo alla parola di Cristo di avere nella nostra vita. Perché quando quella Parola viene davvero accolta, qualcosa dentro di noi comincia a diventare libero.

- Don Luigi Maria Epicoco

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo LucaLc 4,16-30In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo...
31/08/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Luca
Lc 4,16-30

In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

Il ritorno di Gesù a Nazaret gli offre l'occasione di parlare nella sinagoga davanti alle persone che lo conoscono da sempre. Ma c'è un dettaglio decisivo: Gesù non si limita ad annunciare una Parola. Offre se stesso come compimento concreto di quella Parola. In altre parole, ciò che dice e ciò che è coincidono. È una caratteristica che non dovremmo mai dimenticare quando pensiamo al cristianesimo. La fede non è innanzitutto una spiegazione della realtà. Non è una teoria sul dolore, sulla gioia, sull'amore, sulla morte o sulla vita. È un'esperienza concreta attraverso cui tutte queste cose possono essere vissute in maniera nuova. Per questo la persona di Gesù è inseparabile dal suo messaggio. Se togliamo il corpo di Cristo, la concretezza della sua storia, i suoi gesti, i suoi incontri, la sua morte e la sua risurrezione, e conserviamo semplicemente alcune sue parole, abbiamo eliminato una parte essenziale del cristianesimo.Pensiamo a un bambino che ha bisogno di sentirsi amato. Potremmo spiegargli perfettamente che cos'è l'amore. Potremmo offrirgli la definizione più precisa possibile. Ma quel bambino continuerà ad avere bisogno di una cosa molto più semplice: un abbraccio. Perché l'amore diventa comprensibile soltanto quando diventa esperienza. Dio ha fatto esattamente questo con noi. Non ci ha mandato semplicemente una spiegazione dell'amore. Ci ha mandato suo Figlio. Gesù è l'abbraccio concreto di Dio alla nostra umanità. È la Parola che diventa carne, entra nella nostra storia e condivide fino in fondo la nostra condizione. Forse molta della nostra crisi di fede nasce proprio dall'aver ridotto il cristianesimo a una teoria. Conosciamo parole, principi, precetti, spiegazioni, ma rischiamo di non fare più esperienza di Cristo.

- Don Luigi Maria Epicoco

Indirizzo

Via Della Madonna 11
Ripattone
64020

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