Parrocchia Ripattoni

Parrocchia Ripattoni Parrocchia di "Santa Maria in Herulis" in Ripattoni - Teramo ORARI SANTE MESSE

*SABATO (Messa Prefestiva) ore 18.30: Ss. Maria in Herulis. Santuario S. Maria SS.

Silvestro e Giustino in Ripattoni paese.

*DOMENICA e FESTIVI
ore 9.00: Santuario S. ore 9.30: Chiesa di San Mauro. ore 11.00 e 18.30: Maria SS. Regina della Famiglia (Bellante Stazione).

* FERIALI * ore 18.30
Lun. - Mar. - Gio. Mer. - Ven. Regina della Famiglia. ADORAZIONE EUCARISTICA

-Ogni giovedì del mese (per tutto l'anno 2025): Santuario di S. Maria in Herulis (ore 17.30-18.45).

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo MarcoMc 12,18-27In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono ...
03/06/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,18-27

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

Può davvero stupire, nella pagina del Vangelo di oggi, la domanda che viene posta a Gesù: di chi sarà moglie, nella vita futura, una donna che è stata sposata con più uomini? È una domanda che nasce da una mentalità che continua a ragionare secondo le categorie di questo mondo e che fatica a comprendere la novità della risurrezione. Gesù, infatti, risponde spostando completamente la prospettiva. Dice che nella risurrezione non si prende né moglie né marito, perché la vita eterna non è una semplice continuazione della vita presente. È una realtà nuova, trasfigurata, pienamente immersa nell'amore di Dio. Ma dietro questa domanda si nasconde anche qualcosa di più profondo. Questa donna, infatti, viene trattata quasi come un oggetto da assegnare a qualcuno. È come se la sua persona contasse meno del problema teorico che i suoi interlocutori vogliono porre a Gesù. La risposta del Signore restituisce invece dignità alla persona. Gesù non ragiona in termini di possesso, ma di vita. Non guarda questa donna come qualcuno da attribuire a un uomo, ma come una persona chiamata alla pienezza della risurrezione. Quante persone, ancora oggi, possono sentirsi come lei: messe ai margini, ferite, utilizzate, considerate più per il ruolo che ricoprono che per la loro dignità. Quante persone, soprattutto le più fragili, finiscono per sentirsi definite dalle circostanze della loro vita anziché dal loro valore davanti a Dio. La grande novità del Vangelo è che nessuno è riducibile alla propria storia. La risurrezione significa anche questo: Dio restituisce a ciascuno la propria verità più profonda. Nessuno è destinato a rimanere prigioniero delle ferite, delle ingiustizie o delle etichette che il mondo gli ha imposto. Vivere nella logica della risurrezione significa allora imparare a guardare le persone come le guarda Dio. Significa aiutare chi è stato emarginato a rialzarsi, chi è stato usato a ritrovare la propria dignità, chi è stato ferito a riscoprire la propria bellezza. Perché il Dio annunciato da Gesù non è il Dio del possesso, ma il Dio della vita. E davanti a Lui ogni persona vale infinitamente più di qualsiasi ruolo, condizione o storia che porta con sé.

- Don Luigi Maria Epicoco

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo MarcoMc 12,13-17In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per...
02/06/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,13-17

In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

Gli erodiani della pagina del Vangelo di oggi, insieme ai farisei, vogliono cogliere Gesù in fallo. Sanno bene che l’unico modo per metterlo seriamente nei guai è contrapporlo ai Romani. Per questo gli chiedono se sia lecito o meno pagare il tributo a Cesare. Quegli interlocutori sapevano benissimo che, qualunque risposta avesse dato, Gesù sarebbe finito in una trappola. Se avesse risposto di sì, avrebbe perso il favore del popolo. Se avesse risposto di no, avrebbe offerto ai Romani il pretesto per accusarlo. Ma Gesù, come sempre, non si lascia intrappolare. Si fa portare una moneta e, partendo da quel gesto apparentemente semplice, offre una lezione immensa. «Di chi è questa immagine e l'iscrizione?». Quando gli rispondono: «Di Cesare», Gesù conclude: «Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Molto spesso queste parole vengono interpretate soltanto come una distinzione tra la sfera religiosa e quella civile. Ma il loro significato è ancora più profondo. La moneta porta impressa l’immagine di Cesare, e per questo può essere restituita a Cesare. Ma l’uomo porta impressa l’immagine di Dio. E ciò che porta l’immagine di Dio appartiene a Dio. In pratica, Gesù sta dicendo che il potere, il denaro e le strutture di questo mondo possono esercitare una certa influenza sulle cose, ma non possono mai possedere veramente una persona. L’essere umano è libero proprio perché appartiene a Dio. È una lezione di straordinaria attualità. Noi corriamo sempre il rischio di valutare le persone secondo criteri economici, sociali o utilitaristici. Gesù invece ci ricorda che il valore di una persona non deriva da ciò che possiede, da ciò che produce o dal ruolo che occupa. Ogni uomo e ogni donna hanno una dignità che nessun potere può comprare e nessuna autorità può confiscare, perché sono stati creati a immagine e somiglianza di Dio. Il Vangelo di oggi ci invita allora a non confondere mai il denaro con le persone, il valore con il prezzo, l’avere con l’essere. Le monete possono appartenere a Cesare. Ma tu appartieni soltanto a Dio e quindi sei libero.

- Don Luigi Maria Epicoco

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo MarcoMc 12,1-12In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei s...
01/06/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,1-12

In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra!”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

«Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano». Mi sembra un’immagine bellissima quella che Gesù ci consegna nella pagina del Vangelo di oggi. In fondo, la vita è una vigna che non abbiamo piantato noi, ma che ci è stata affidata. Nessuno di noi ha scelto di nascere. Ci siamo ritrovati dentro una storia, dentro un tempo, dentro una famiglia, dentro una rete di relazioni che ci precede. Tutto questo è un dono. E tutte le volte che dimentichiamo che la vita è un dono, dimentichiamo anche che dobbiamo esercitare una custodia e non un dominio. La parabola raccontata da Gesù ci mette in guardia proprio da questa tentazione: credere di essere padroni di ciò che, in realtà, abbiamo soltanto ricevuto. I vignaioli della parabola dimenticano di essere amministratori e si comportano come proprietari. È il peccato più antico dell’uomo: sostituirsi a Dio e pensare di bastare a sé stesso. Ma Dio non si arrende. Continua a mandare i suoi servi e, infine, manda il Figlio. È un amore ostinato quello di Dio, che non smette di cercarci anche quando ci allontaniamo da Lui. Forse il messaggio più importante del Vangelo di oggi è proprio questo: la vera gioia non nasce dal possedere, ma dall'affidarsi. Chi pensa di essere padrone del mondo vive inevitabilmente nell’angoscia, perché deve difendere continuamente ciò che crede suo. Chi invece si scopre figlio e fiduciario vive nella libertà, perché sa che tutto è dono. Per questo la fede non consiste nell’aggrapparsi alle cose, ma nell’imparare a fidarsi. Forse la santità consiste anche in questo: trattare tutto ciò che abbiamo ricevuto con gratitudine, sapendo che nulla ci è dovuto e che tutto ci è stato consegnato perché impariamo ad amare.

- Don Luigi Maria Epicoco

Cari parrocchiani, come sapete sabato 13 Giugno alle ore 10.30 nella Basilica Concattedrale di Atri, il nostro caro Don ...
31/05/2026

Cari parrocchiani, come sapete sabato 13 Giugno alle ore 10.30 nella Basilica Concattedrale di Atri, il nostro caro Don Diego sarà ordinato Sacerdote.
Domenica 14 Giugno celebrerà la sua Prima Messa nella chiesa di Santa Margherita di Atri, alle ore 19.00.
Nella nostra Parrocchia, celebrerà la sua Prima Messa il giorno mercoledì 17 Giugno alle ore 18.30, nella chiesa di Bellante Stazione.
Inoltre vi informo che, martedì 9 Giugno, alle ore 21.00 nella chiesa di Bellante Stazione, in preparazione all'Ordinazione ci sarà una veglia di preghiera Presieduta dal nostro Vescovo.
Ogni bene, Don Attilio.

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo Giovanni - SANTISSIMA TRINITA'Gv 3,16-18In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:«Di...
31/05/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Giovanni - SANTISSIMA TRINITA'
Gv 3,16-18

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo si salva per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio».

Parola del Signore.

Cari parrocchiani,ecco alcune immagini della catechesi tenuta, lo scorso mercoledì, da Don Luigi Maria Epicoco, nella Ch...
30/05/2026

Cari parrocchiani,
ecco alcune immagini della catechesi tenuta, lo scorso mercoledì, da Don Luigi Maria Epicoco, nella Chiesa nuova! 🤗🙏🏻

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo MarcoMc 11,27-33In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerus...
30/05/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Marco
Mc 11,27-33

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?».
Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo».
E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

«Con quale autorità fai queste cose?». È la domanda che i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani rivolgono a Gesù nel Vangelo di oggi. Ma Gesù non risponde direttamente. Controbatte con un’altra domanda: il battesimo di Giovanni veniva dal cielo oppure dagli uomini? Non è una discussione tra sofisti e nemmeno un gioco dialettico. Gesù sta smascherando un atteggiamento molto preciso: quello di chi pone grandi domande senza essere disposto ad accogliere grandi risposte. Infatti i suoi interlocutori non cercano sinceramente la verità. Cercano piuttosto una maniera per mettere Gesù in difficoltà senza mettere mai in discussione sé stessi. Ecco perché rimangono bloccati. Il Vangelo di oggi ci insegna una cosa importante: non si può comprendere davvero Dio senza onestà interiore. Chi legge la realtà in maniera sleale, chi vive prigioniero del proprio pregiudizio o del proprio interesse, difficilmente riuscirà ad aprirsi al mistero. La fede non è una questione di intelligenza raffinata, ma di sincerità del cuore. Gesù stesso dirà altrove che Dio si rivela ai piccoli. Non agli ingenui, ma a coloro che hanno uno sguardo libero e disponibile. Molto spesso noi non vediamo Dio non perché Lui sia nascosto, ma perché guardiamo tutto attraverso gli occhiali del nostro orgoglio, delle nostre paure o delle nostre idee già fissate. Il mistero di Dio non è un enigma costruito per confonderci. È una presenza che si lascia riconoscere da chi ha gli occhi veramente aperti. Per questo il Vangelo di oggi ci invita a domandarci con quale atteggiamento cerchiamo Dio. Se davvero desideriamo la verità oppure soltanto confermare ciò che abbiamo già deciso. Perché solo un cuore onesto può accorgersi che Dio, molto spesso, è più semplice di quanto immaginiamo.

- Don Luigi Maria Epicoco

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo MarcoMc 11,11-25[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusale...
29/05/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Marco
Mc 11,11-25

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all'albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l'udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
“La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni”?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l'albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l'albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispondono loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

La pagina del Vangelo di oggi potrebbe sembrare, a una lettura superficiale, il racconto di una giornata storta di Gesù. Prima il fico maledetto perché non porta frutto, poi il gesto duro nel Tempio contro i mercanti. Ma in realtà qui non si parla di umori o di reazioni impulsive. Gesù sta toccando qualcosa di molto più profondo. Il fico pieno di foglie ma senza frutti diventa il simbolo di una vita che vive di apparenza. Certamente, dal punto di vista naturale, un fico fuori stagione potrebbe anche non avere frutti. Ma Gesù vuole provocare i suoi discepoli su un altro piano: non esiste un tempo giusto per convertirsi rimandato sempre a domani. Molto spesso pensiamo che un giorno prenderemo sul serio il Vangelo, un giorno cambieremo vita, un giorno diventeremo migliori. Nel frattempo ci accontentiamo delle foglie, cioè dell’apparenza, delle intenzioni, delle promesse mai realizzate. Gesù invece ci ricorda che il tempo dei frutti è sempre il presente. La vita vera accade adesso. La santità non è qualcosa da rimandare a quando tutto sarà perfetto. E subito dopo il Vangelo ci mostra Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio. Anche questo gesto va capito bene. Non è uno sfogo di rabbia, ma una denuncia molto chiara: l’amore non può essere trasformato in commercio. Con Dio non si compra e non si vende nulla. Non si può vivere la fede come uno scambio di interessi, come una trattativa religiosa. Dio ama gratuitamente e chiede a noi di imparare la stessa gratuità. Quando la fede diventa calcolo, convenienza o ricerca di vantaggi, smette di essere fede evangelica. Rimane soltanto una religiosità esteriore, in pratica siamo solo dei pagani travestiti da gente religiosa.

- Don Luigi Maria Epicoco

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo MarcoMc 10,46-52In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi dis...
28/05/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Marco
Mc 10,46-52

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

Com’è bella la preghiera di Bartimeo raccontata nel Vangelo di oggi. La sua non è una preghiera fatta di formalità o di abitudine. È un grido. È la preghiera di chi sta pregando con tutto il cuore. «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». E mentre tutti cercano di farlo tacere, lui grida ancora più forte. È come se avesse capito una cosa decisiva: che davanti a Gesù non bisogna avere paura di portare tutta la propria disperazione, tutto il proprio bisogno, tutta la propria verità. Gesù si lascia raggiungere da quella voce, si ferma, e gli pone una domanda sorprendente: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Bartimeo risponde con chiarezza: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». Sembra una richiesta semplice, ma qui si nasconde il segreto di ogni vera preghiera. Pregare davvero significa imparare a desiderare con chiarezza. Molto spesso noi preghiamo solo perché spinti da una sensazione di malessere. Bartimeo invece insegna un’altra cosa: la preghiera autentica nasce da un cuore che sa ciò che cerca. Ed è proprio la perseveranza nella preghiera che, poco alla volta, chiarisce il nostro cuore. Ci aiuta a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è superfluo. Per questo la preghiera è anche una forma di discernimento. Pregando bene, impariamo non solo a parlare con Dio, ma anche a capire noi stessi. “Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada”.

- Don Luigi Maria Epicoco

27/05/2026

Informo i parrocchiani e coloro che vengono da fuori che, per l'incontro di questa sera mercoledì 27 maggio alle ore 21.00 per la Catechesi con Don Luigi Maria Epicoco, sarà aperto anche il parcheggio dell'Asilo Nido sottostante la chiesa di Bellante Stazione.
Ringrazio l'Amministrazione Comunale per la collaborazione.
Don Attilio.

Indirizzo

Via Della Madonna 11
Ripattone
64020

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