Parrocchia Ripattoni

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Parrocchia Ripattoni Parrocchia di "Santa Maria in Herulis" in Ripattoni, Comune di Bellante (TE). ORARI SANTE MESSE

*SABATO (Messa Prefestiva) ore 18.30: Ss. Maria in Herulis.

Silvestro e Giustino in Ripattoni paese.

*DOMENICA e FESTIVI
ore 9.00: Santuario S. ore 9.30: Chiesa di San Mauro. ore 11.00 e 18.30: Maria SS. Regina della Famiglia (Bellante Stazione).

* FERIALI * ore 18.30
Lun. - Mar. - Gio. Santuario S. Mer. - Ven. Maria SS. Regina della Famiglia. ADORAZIONE EUCARISTICA

-Ogni giovedì del mese (per tutto l'anno 2025): Santuario di S. Maria in Herulis (ore 17.30-18.45).

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo LucaLc 12,54-59In quel tempo, Gesù diceva alle f***e:«Quando vedete una nuvola s...
23/10/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,54-59

In quel tempo, Gesù diceva alle f***e:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

«E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?». Questa domanda di Gesù sembra rivolta proprio a noi, che sappiamo spiegare tante cose, ma spesso non sappiamo più distinguere ciò che è bene da ciò che semplicemente ci conviene. Siamo diventati esperti di nuvole, particelle, algoritmi e tecnologie, eppure rischiamo di essere analfabeti davanti alla nostra coscienza. Possediamo strumenti sempre più sofisticati per conoscere il mondo, ma non sempre abbiamo il coraggio di interrogarci su come abitarlo. Gesù ci ricorda che la fede non è una scorciatoia per evitare la fatica di pensare. Non è qualcuno che decide al posto nostro, dispensandoci dalla responsabilità delle scelte. Credere significa anche imparare a discernere, cioè a guardare la realtà senza lasciarsi ingannare dalla comodità, dalla paura o dall'interesse. La coscienza non è la voce dei nostri capricci: è il luogo serio, libero e delicato in cui ci lasciamo provocare dalla verità. Per questo va educata, ascoltata, messa alla prova. Una fede matura non consiste nell'obbedienza cieca a un'istituzione, come se bastasse delegare ad altri il compito di vivere. Consiste piuttosto nel lasciarsi formare, lentamente, uno sguardo capace di riconoscere il bene anche quando costa. Cristo non ci chiede di spegnere l'intelligenza, ma di usarla fino in fondo, illuminata dal Vangelo. E forse il segno più bello di una vita cristiana adulta è proprio questo: non ripetere automaticamente risposte imparate, ma diventare persone capaci di assumersi il peso delle proprie risposte. Perché alla fine, nessuno può amare al posto nostro, nessuno può scegliere il bene al posto nostro. E la fede è autentica quando ci rende abbastanza liberi da guardare le cose con gli occhi di Cristo, e abbastanza coraggiosi da agire di conseguenza.

- Don Luigi Maria Epicoco

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo LucaLc 12,49-53In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Sono venuto a gettar...
22/10/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

«Sono venuto a portare il fuoco sulla terra». Quanto è bella questa espressione di Gesù nella pagina del Vangelo di oggi! Siamo abituati a pensare al fuoco come a qualcosa che distrugge, ma il fuoco di cui parla il Vangelo è anzitutto ciò che restituisce calore a una vita diventata fredda. Gesù non è venuto a lasciarci tranquilli nelle nostre rassegnazioni, ma a risvegliare in noi il desiderio di vivere davvero. Esiste infatti una pace che assomiglia alla morte: è quella di chi non desidera più nulla, non rischia più nulla, non ama più nessuno. E c'è invece l'inquietudine dei vivi, di chi sente bruciare dentro di sé una passione che non può essere ridotta al silenzio. Questo fuoco non è capriccio o egoismo, ma la forza di ciò per cui vale la pena spendere la propria esistenza. A volte saranno proprio le persone più vicine a volerlo spegnere: un padre, una madre, un figlio, un amico. Magari lo faranno perfino in buona fede, pensando di proteggerci. Ma nessuno ha il diritto di chiederci di rinunciare a ciò che Dio ha acceso nel nostro cuore. Anche san Giovanni Paolo II ha testimoniato questa verità. Veniva da una Polonia segnata dall'oppressione del regime comunista, eppure proprio da quella terra è arrivato un successore di Pietro capace di ricordare al mondo che la fede non è una resa davanti alla storia. Il suo lungo pontificato è stato il segno di una Chiesa che, pur ferita, poteva ancora parlare, rialzarsi, accendere speranza. Forse è proprio questo che Gesù ci domanda oggi: non di fare rumore, non di imporci agli altri, ma di non vivere spenti. E non basta sopravvivere: siamo chiamati a far fiorire ciò che siamo. Perché il contrario della fede non è il dubbio ma una vita che ha smesso di ardere. E il fuoco di Cristo non ci è dato per custodire la cenere, ma per illuminare qualcuno.

- Don Luigi Maria Epicoco

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo LucaLc 12,39-48In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire q...
21/10/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,39-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

«Il padrone tarda a venire». È questa la frase con cui il servo del Vangelo di oggi comincia a tradire la fiducia ricevuta. Non smette semplicemente di aspettare: comincia a comportarsi come se tutto fosse roba sua. E così il potere, che gli era stato affidato per custodire, diventa uno strumento per dominare. È una tentazione che riguarda tutti, soprattutto quando abbiamo delle responsabilità. Possiamo facilmente confondere l'autorità con il possesso, il servizio con il privilegio, il compito ricevuto con il diritto di fare ciò che vogliamo. Ma nessuno di noi è padrone della propria vita, e proprio per questo nessuno può sentirsi padrone della vita degli altri. Siamo, al massimo, dei fiduciari: persone a cui è stato consegnato qualcosa di prezioso da amministrare in assenza del vero Padrone. Questo vale in famiglia, nel lavoro, nella Chiesa, ovunque qualcuno dipenda dalle nostre decisioni. Una responsabilità non ci rende superiori a chi ci è affidato, ma maggiormente responsabili del suo bene. Il servo infedele comincia a percuotere gli altri quando dimentica di dover rendere conto a qualcuno. Quando perdiamo il senso del limite, finiamo per usare le persone invece di servirle. La vigilanza di cui parla Gesù non consiste nel vivere terrorizzati dal suo ritorno, ma nel domandarci ogni giorno se stiamo amministrando con giustizia ciò che non è nostro. Il Padrone, tornando, non deve trovare favoritismi, soprusi, arbitri mascherati da “è volontà di Dio”. Deve trovare persone che hanno saputo custodire, non approfittare. Anche quando sediamo sulle poltrone dei capi il Vangelo ci ricorda che quella poltrona non è un trono. È un posto da cui imparare a servire. E il vero esame della nostra autorità sarà sempre il bene che avremo fatto a chi non aveva il potere di ricambiarci.

- Don Luigi Maria Epicoco

Cari parrocchiani e fedeli tutti.Quando pensiamo al mese di novembre, il pensiero corre veloce a tutte quelle persone ch...
20/10/2026

Cari parrocchiani e fedeli tutti.
Quando pensiamo al mese di novembre, il pensiero corre veloce a tutte quelle persone che abbiamo amato e che ci hanno lasciato. Il mese di novembre come sappiamo è un mese di particolare grazia per tutti i nostri cari defunti.
Con questi sentimenti, comunico che anche quest'anno, domenica 15 Novembre alle ore 18.30 nella chiesa Maria SS.ma Regina della Famiglia di Bellante Stazione, sarà celebrata la Santa Messa per i GIOVANI DEFUNTI.
Per chi volesse segnare un proprio familiare, parente o amico, può contattarmi, oppure dirlo ai catechisti o ai collaboratori della Parrocchia, altrimenti scrivere direttamente attraverso l'email della Parrocchia.
N.B. Nel giorno della Santa Messa, si richiede la presenza di almeno un familiare o di un amico del defunto che si intende ricordare, limitando l'età a non oltre i cinquant'anni.
Don Attilio.

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo LucaLc 12,35-38In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Siate pronti, con le...
20/10/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,35-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

«Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese». Gesù non ci chiede di vivere con l'angoscia della fine, ma con la consapevolezza del valore immenso di ogni istante. Essere pronti alla morte non significa disprezzare la vita. Significa esattamente il contrario: amarla così tanto da non sprecarla. Chi sa che tutto può finire impara a riconoscere ciò che conta davvero. Una parola di perdono rimandata, un abbraccio negato, una telefonata che continuiamo a rinviare, un bene possibile che non facciamo: sono queste le cose che dovrebbero preoccuparci, non il fatto che un giorno moriremo. La morte, quando la guardiamo senza fuggire, ha il potere di rimettere ordine nelle nostre priorità. Ci ricorda che tante battaglie a cui dedichiamo energie sono inutili e che molte cose che diamo per scontate sono invece essenziali. Rimanere svegli, come chiede il Vangelo, significa allora non lasciarsi ipnotizzare dall'urgenza delle cose secondarie. Si può essere indaffaratissimi eppure addormentati, attraversare giornate piene senza aver vissuto davvero neppure un minuto. La vigilanza cristiana non è la paura di essere sorpresi impreparati, ma la libertà di chi sceglie di essere presente alla propria vita. La lucerna accesa è un cuore che continua ad amare, anche nella fatica. La cintura ai fianchi è la disponibilità a fare oggi il bene che non va rimandato a domani. Dio, quando busserà, non dovrà trovarci intenti a custodire una vita che non abbiamo mai osato vivere. Dovrà trovarci vivi, capaci di gratitudine, di scelte, di dono. Perché prepararsi all'eternità non significa smettere di abitare il tempo, ma imparare finalmente ad abitarlo con tutto il cuore. Non è importante sapere quando arriverà quell'ora. È importante che, arrivando, non ci trovi impreparati.

- Don Luigi Maria Epicoco

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo LucaLc 12,13-21In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio ...
19/10/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,13-21

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

Gesù nel Vangelo di oggi ci mette in guardia da una tentazione che attraversa il cuore di tutti: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni». La cupidigia non è semplicemente il desiderio di possedere molte cose. È la convinzione che ciò che abbiamo possa metterci al sicuro dalla vita. Accumuliamo denaro, riconoscimenti, relazioni, come se bastasse circondarci di qualcosa per non avere più paura. Ma le cose possono renderci la vita più comoda, non possono darle un significato. Possono proteggerci da qualche bisogno, non possono salvarci dalla solitudine, dalla morte, dal vuoto che ci abita. Il grande equivoco è pensare che il verbo “avere” possa sostituire il verbo “essere”. Eppure nessuno di noi vale per ciò che possiede. Il nostro valore precede ogni conquista e resiste a ogni perdita. Possiamo perdere tutto senza per questo smettere di essere qualcuno. Anzi, spesso è proprio quando non abbiamo più niente a cui aggrapparci che scopriamo chi siamo davvero. In realtà, noi diventiamo veramente noi stessi quando impariamo a donare. Il dono è il contrario della cupidigia, perché mentre la cupidigia stringe le mani per trattenere, l'amore le apre per consegnare. Chi accumula vive con il timore che qualcosa finisca. Chi dona scopre che la vita cresce quando viene condivisa. Gesù non ci chiede di disprezzare i beni, ma di non trasformarli in un idolo. Le cose sono buone quando servono la vita, diventano una prigione quando pretendiamo che siano esse a salvarla. Alla fine non ci sarà chiesto quanto siamo riusciti a conservare, ma quanto amore abbiamo avuto il coraggio di mettere in circolo. Perché la nostra vera ricchezza non è ciò che resta nelle nostre mani, ma ciò che attraverso le nostre mani è arrivato agli altri.

- Don Luigi Maria Epicoco

🙏🏻❤️
18/10/2026

🙏🏻❤️

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo MatteoMt 22,15-21In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per...
18/10/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,15-21

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo
che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Parola del Signore.

VANGELO DEL GIORNO+ Dal Vangelo secondo LucaLc 12,8-12In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«Io vi dico: chiunque ...
17/10/2026

VANGELO DEL GIORNO

+ Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,8-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

Parola del Signore.

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

«Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo gli sarà perdonato, ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo non sarà perdonato». Sono parole che possono spaventare, soprattutto se immaginiamo che Gesù stia parlando semplicemente di una bestemmia pronunciata con le labbra. In realtà qui è in gioco qualcosa di molto più profondo. La bestemmia contro lo Spirito Santo è il rifiuto ostinato di quella grazia attraverso cui Dio vuole salvarci. Non significa che esista un peccato più grande della misericordia di Dio, ma che persino la misericordia, per salvarci, ha bisogno di essere accolta. Pensiamo a una persona che sta affogando e non sa nuotare. Qualcuno le lancia un salvagente. Tutto ciò che deve fare è aggrapparsi. Se però decide ostinatamente di rifiutarlo, quel salvagente non potrà salvarla. Non perché chi glielo ha lanciato abbia smesso di volerla salvare, ma perché nessuna salvezza può essere imposta contro la libertà. Cristo è venuto precisamente per questo: raggiungerci mentre stavamo affogando e offrirci una possibilità di salvezza. Lo Spirito Santo rende presente dentro la nostra vita questa possibilità, ci convince del peccato, ci apre alla verità, ci spinge alla conversione, ci fa desiderare di tornare a Dio. Rifiutare lo Spirito significa allora arrivare al punto di chiamare inutile proprio ciò che potrebbe salvarci. Significa chiudere la porta dall’interno e continuare a rifiutare la mano che Dio non smette di tenderci. L’«imperdonabile» non descrive quindi il limite della misericordia di Dio, ma il dramma della nostra libertà. Dio può perdonare ogni peccato, ma non può costringerci ad accogliere il suo perdono. Per questo queste parole di Gesù non dovrebbero generare paura, ma responsabilità. Finché desideriamo essere salvati, finché sentiamo il bisogno di tornare a Dio, finché siamo disposti ad aggrapparci alla sua misericordia, quella porta è ancora aperta.
Il vero pericolo non è essere caduti. È convincersi di non avere più bisogno della mano che può rialzarci.

- Don Luigi Maria Epicoco

Indirizzo

Via Della Madonna 11
Ripattone
64020

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