PARTITO DELL'ITALIA DEL SUD.

PARTITO DELL'ITALIA DEL SUD. FENESTRELLE: LA PRIGIONE CHE RACCONTA LE PERSECUZIONI, LE TRAGEDIE E GLI STERMINII DEL DOPO UNITA' D'ITALIA NEL 1861 Fenestrelle 1861 non va dimenticata! R.

FENESTRELLE 1861, PRIMO CAMPO DI STERMINIO DELLA STORIA EUROPEA! STORIA E DESCRIZIONE DI UN CAMPO DI STERMINIO... "ITALIANO"... E SCONOSCIUTO, ORGANIZZATO E RESO OPERATIVO BEN PRIMA DEI "LAGER" NAZISTI, DEI "GULAG" SOVIETICI, DEI "LAOGAI CINESI", DELLA "CAIENNA " FRANCESE, DELLA "GUANTANAMO" AMERICANA,... E DI TANTI ALTRI LUOGHI ANALOGHI SPARSI NEL MONDO E NEL TEMPO...

Fenestrelle 1861 deve esse

re di monito! Fenestrelle 1861 non deve ripetersi! Fenestrelle, la fortezza, è ancora in piedi addossata alla montagna...
fredda ed aspra come il destino atroce che fu imposto ai vinti, agli sconfitti del 1861. Tra poco stanno per passare 150 anni da quel tempo, e ancora non c'era neanche una scritta, una croce, un sasso... che segnasse le ossa di quegli sfortunati giovani Italiani del Sud che vi morirono di stenti, di fame, di freddo, di tortura, di disperazione... nel 1861. E d'altra parte,.. dove cercare le ossa di quegli sventurati, visto che dopo morti i loro cadaveri venivano sciolti nella calce viva e poi fatti dilavare via dalle acque del fiume Chisone?...

Anche la loro memoria era cancellata dai libri ufficiali della storia della "Italia" del "Risogimento"! Essi non erano esistiti mai per questa "Italia"! Una lapide piccola e semplice posta con l'accordo... miracoloso di pochi, segna ora ai visitatori dove poter ricordare, dove poter pregare, dove poter dar pace con giusti riti a quelle anime ancora in pena dopo 150 anni.

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TRA IL 1860 E IL 1861
VENNERO SEGREGATI NELLA
FORTEZZA DI FENESTRELLE
MIGLIAIA DI SOLDATI DELL'ESERCITO
DELLE DUE SICILIE CHE SI ERANO
RIFIUTATI DI RINNEGARE IL RE E
L'ANTICA PATRIA POCHI TORNARONO
A CASA I PIU' MORIRONO DI STENTI
I POCHI CHE SANNO S'INCHINANO


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LA PRIGIONE CHE RACCONTA LE OMBRE DEL DOPO UNITA' D'ITALIA NEL 1861


Siamo lontani dalla Sicilia, molto lontani. Tanto più sorprende la lapide murata su una delle fortezze, a commemorazione di «migliaia di soldati dell' esercito delle Due Sicilie» morti di stenti. Subito non si capisce. Gli anni ricordati nella lapide sono quelli dell' Unità: che ci facevano i soldati delle Due Sicilie sulle montagne piemontesi? Ma non erano tutti accorsi a dare man forte a Garibaldi? Le risposte richiamano il lato in ombra del tardivo processo di formazione dello Stato italiano, in genere presentato come il frutto logico-naturale di una volontà collettiva trionfante sui retrivi regimi preunitari. E la retorica è solo un velo sottile, buono a coprire le spinte centrifughe pronte a rimettere in discussione l' assetto nazionale: come i due volti della stessa medaglia, dove non trova spazio una volontà «empaticamente illuminista», che può permettersi di conoscere anche gli aspetti meno esaltanti della nostra storia. I campi di prigionia per meridionali sono un buon esempio di questa storia ignorata, segreta, nascosta. Era il 1860, Garibaldi ancora combatteva e già bisognava decidere il destino dei 97 mila soldati dell' esercito borbonico. Molti si danno alla macchia, protagonisti di una taciuta guerra civile che per anni imbarazza il nuovo Stato. Gli altri vengono portati in campi provvisori a Livorno, Genova, Alessandria, Ancona, Rimini e Fano: migliaia di prigionieri, il primo problema è come trasportarli. Nel Carteggio di Cavour - volume III, pagina 347 - una lettera del generale Manfredo Fanti invoca soccorsi, vapori noleggiati all' estero «perché altrimenti è impossibile uscire da questo labirinto»: c' erano da spedire 40 mila uomini da Napoli e dalla Sicilia, la Marina militare non bastava a contenerli tutti. Dai centri provvisori i prigionieri erano destinati al campo di Fenestrelle o a San Maurizio Canavese, nei momenti di emergenza arrivano anche nella Cittadella fortificata di Milano. A San Maurizio ci sono i militari sbandati, destinatari di una prima «rieducazione»: ogni soldato riceve un sacco e una coperta da campo, un berretto, una «cravatta a sciarpa», una gavetta con cucchiaio, giubba e pantaloni, una sobria razione di viveri da pagare col proprio soldo. Ai borbonici è riservata una «istruzione di moralità militare», se promossi possono arruolarsi nell' esercito nazionale. Altrimenti vengono portati al campo di Fenestrelle, «finché si correggano e diventino idonei al servizio». Nell' universo carcerario del nuovo Stato la prigione di Fenestrelle è il tassello più importante, il più temuto. Più che un campo di prigionia è un sistema fortificato adibito a carcere militare dove i soldati borbonici cominciano ad arrivare nell' agosto del 1860, quando il gelido inverno dell' alta montagna è alle porte. In un libro intitolato I lager dei Savoia Fulvio Izzo riporta la testimonianza di un pastore valdese, che incontra una colonna di prigionieri e decide di visitare il campo. è l' ottobre del 1860, il valdese Georges Appia trova «i nostri prigionieri sparsi lungo le mura della fortezza a scaldarsi al sole; altri lungo la riva del torrente lavavano la loro unica camicia». Fenestrelle rigurgita di meridionali laceri, malnutriti, che rifiutano di giurare fedeltà a Vittorio Emanuele. Il nuovo Stato si mostra assediato dalle emergenze interne e dalla necessità di apparire solido alle potenze europee, in piedi quasi per scommessa ma sempre a rischio di implosione, con una precoce vocazione autoritaria che ne tradisce la fragilità. I campi di prigionia sono l' episodio-limite di un atteggiamento che porta a perseguitare anche Garibaldi e le sue camicie rosse, che pure erano stati tanto utili. Il guaio è che, dissoltasi l' eco dei proclami retorici, l' adesione allo Stato unitario appare precaria: e se il Meridione è l' anello debole sul fronte interno, con gli agguerriti avversari esterni la competizione è per non soccombere sulla scena internazionale. è così che l' insicurezza e la paura spingono a moltiplicare la rigidità, col risultato di approfondire le vecchie diffidenze. La situazione allarma anche qualche patriota ed è Massimo d' Azeglio, ricordato soprattutto per la sua frase che «fatta l' Italia bisognava fare gli italiani», a scrivere che il re Borbone era stato cacciato per stabilire un regime fondato sul consenso universale. Ma allora, come si spiegava che «per controllare la parte meridionale del regno ci vogliono sessanta battaglioni?» Fenestrelle è il lager di casa, la Siberia italiana, lo spauracchio da agitare davanti ai riottosi, il luogo-simbolo della cattiva coscienza nazionale. Gli internati di Fenestrelle sono «delinquenti» per definizione ed è Caroline Marsh, moglie dell' ambasciatore americano a Torino, che nel diario annota: «Pare che ci siano quasi 6 mila di questi malintenzionati ed è un numero eccessivo, che potrebbe causare problemi». Infatti il pomeriggio del 22 agosto 1861 quasi mille prigionieri tentano di impadronirsi della fortezza: divisi in 4 gruppi vogliono chiudere le porte, occupare il magazzino delle armi e i punti strategici, uscire dalla prigione. Vengono scoperti e disarmati ma la notizia della mancata insurrezione trova spazio sui giornali, che registrano come - mentre l' esercito piemontese combatte i briganti - si corre il rischio che i meridionali possano ricambiarli portando la guerra nelle valli piemontesi. La Sicilia sembra solo marginalmente coinvolta in questi episodi, prima dell' Unità l' Isola non s' era lasciata sfuggire una sola occasione per proclamare il suo essere visceralmente antiborbonica. A Fenestrelle e negli altri campi di prigionia i siciliani saranno arrivati soprattutto nel 1862, dopo la fallita impresa di Aspromonte, quando nella fortezza vengono consegnati 473 garibaldini. è un' ipotesi sensata, dalla Sicilia, in tanti seguono Garibaldi e finiscono prigionieri. Ma in un libro pubblicato nel 1864 da Alessandro Bianco leggiamo un episodio insolito, poco spiegabile con le vecchie categorie: è il 6 aprile 1862, fra i generali dei briganti napoletani arriva un palermitano. Si chiama Politini, «farmacista siciliano, omicida e uomo cognito per antiche violenze» che ha la missione di uccidere il generale Cialdini, vale a dire l' uomo a capo delle truppe inviate per reprimere il brigantaggio. Resta il fatto che su Fenestrelle e i siciliani non si hanno dati precisi, forse non si potranno mai avere. I corpi dei tanti che morirono per il freddo e i maltrattamenti furono dissolti nella calce, solo in pochi ebbero la ventura di lasciare i loro nomi nei registri della parrocchia di San Luigi. E, al momento, i più attenti nel ricordarli sono gli aderenti al "Comitato delle Due Sicilie", che lo scorso luglio hanno scoperto la lapide dedicata alle «migliaia di soldati dell' esercito delle Due Sicilie che si erano rifiutati di rinnegare il Re e l' antica patria». Amelia CRISANTINO


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MAI PIU' FENESTRELLE,
IL PRIMO LAGER DELLA STORIA EUROPEA! "Ognuno vale non in quanto è, ma in quanto produce"

Questa è l’iscrizione che il visitatore può leggere ancora oggi su un muro della fortezza, entrando a Fenestrelle. Fenestrelle è appunto una fortezza ubicata sulle montagne piemontesi dove, dal 1860 al 1870, furono deportati migliaia di meridionali che si opposero all'unità d’Italia e alla colonizzazione piemontese. Gli internati erano soprattutto poveri contadini ed ex soldati borbonici, i quali morirono di stenti e vessazioni perpetrati da chi si reputava un liberatore! Al tempo si trattava di un insieme di forti, protetti da altissimi bastioni ed uniti da una scala, scavata nella roccia, di 4000 gradini. Era una gigantesca cortina fortificata resa ancor più spettrale dalla naturale asperità dei luoghi e dalla rigidità del clima. I prigionieri erano assassini, sacerdoti, giovanetti, vecchi, miseri popolani e uomini di cultura. Senza pagliericci, senza coperte, senza luce sopravvivevano in condizioni disumane, perfino i vetri e gli infissi venivano smontati al fine di rieducare con il freddo i segregati. Laceri e poco nutriti era usuale vederli appoggiati a ridosso dei muraglioni, nel tentativo disperato di catturare i timidi raggi solari invernali, ricordando forse con nostalgia il caldo di altri climi mediterranei. Pochissimi riuscirono a sopravvivere: la vita in quelle condizioni non superava i tre mesi, anche perché spesso i carcerati venivano uccisi arbitrariamente, o solo per aver proferito ingiurie contro i Savoia. Dunque nessuna spiegazione logica era alla base della loro misera prigionia e molti non erano nemmeno registrati, di conseguenza non si può avere oggi un preciso riscontro del numero dei morti, processati e non, e quindi delle motivazioni logiche di quanto accaduto. E proprio a Fenestrelle furono vilmente imprigionati la maggior parte di quei valorosi soldati che, subito dopo la resa di Gaeta, sarebbero dovuti essere liberati al termine delle ostilità. Dopo sei mesi di eroica resistenza dovettero, invece, subire un trattamento infame: vennero disarmati, derubati di tutto e vigliaccamente insultati dalle truppe piemontesi. Infine, i detenuti tentarono di organizzare una rivolta il 22 agosto del 1861 per impadronirsi della fortezza, ma fu scoperta in tempo ed il tentativo ebbe come risultato l'inasprimento delle pene tra cui la costrizione di portare al piede p***e da 16 chili, ceppi e catene. La liberazione, dunque, poteva avvenire solo attraverso la morte ed i corpi (non erano ancora in uso i forni crematori) venivano disciolti nella calce viva, collocata in una grande vasca situata nel retro della chiesa che sorgeva all'ingresso del Forte. Una morte senza onore, senza tombe, senza lapidi e senza ricordo, affinché non restassero tracce dei misfatti compiuti. Di Il Brigante Lucano


========== BIBLIOGRAFIA ==========

* Fulvio Izzo, "I Lager dei Savoia" (1999), Ed. Controcorrente

* Di Fiore Gigi, "Controstoria dell'Unità d'Italia. Fatti e misfatti del Risorgimento", Ed. Rizzoli

* Del Boca Lorenzo, "Indietro Savoia! Storia controcorrente del Risorgimento italiano", Ed. Piemme (collana Piemme pocket)

* Del Boca Lorenzo, "Maledetti Savoia", Ed. Piemme (collana Piemme pocket)

* L'unità truffaldina, Nicola Zitara (liberamente scaricabile in formato HTML o RTF)

* Il Sud e l'unità d'Italia, Giuseppe Ressa e Alfonso Grasso (e-book)

* La Storia Proibita - Quando i Piemontesi invasero il Sud - Autori Vari, Edizioni Controcorrente, Napoli 2001

* Il Mezzogiorno e l'unità d'Italia, Carlo Scarfoglio, Parenti Firenze

* L'Unità d'Italia: nascita di una colonia, Nicola Zitara

* Tutta l'ègalitè, Nicola Zitara, estratto dalla rivista Separatismo

* Memorie di quand'ero italiano, Nicola Zitara

* Contro la questione meridionale, Capecelatro-Carlo, Savelli, Roma

*L'unità d'Italia: guerra contadina e nascita del sottosviluppo del Sud, M. Cutrufelli, Bertani Editore, Verona

*La conquista del Sud, Carlo Alianello, Rusconi Editore

*I Savoia e il massacro del Sud, Antonio Ciano, Grandmelò

* I panni sporchi dei Mille, Angela Pellicciari:(Liberal Edizioni)



========= RASSEGNA STAMPA=========

*FRANCESCO FARANDA Archivio storico del Corriere Della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/1998/maggio/24/libro_nero_dei_Savoia_co_0_9805246494.shtml

* PAOLO MIELI direttore del Corriere Della Sera parla del lager di Fenestrelle
http://archiviostorico.corriere.it/2004/ottobre/11/Quei_borbonici_rinchiusi_torturati_Fenestrelle_co_9_041011073.shtml

* MASSIMO NOVELLI giornalista di Repubblica
http://www.sissco.it/index.php?id=1291&tx_wfqbe_pi1%5Bidrassegna%5D=8783

* AMELIA CRISANTINO archivio di La Repubblica
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/18/la-prigione-che-racconta-le-ombre-del.html

* VALERIO RIZZO Sociologo
http://www.duesicilie.org/spip.php?article268

Indirizzo

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Reggio Di
89124

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