Chiesa di Gesù e Maria

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10/06/2026

SAN FRANCESCO D'ASSISI è in diretta ora.

I frati del Sacro Convento vi invitano a unirvi a loro nella Basilica di san Francesco in Assisi per la preghiera del mattino seguita dalla Santa Messa.

Buongiorno, Laudetur Jesus Christus, Buon Mercoledì (T. O.) Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. (Mt ...
10/06/2026

Buongiorno, Laudetur Jesus Christus, Buon Mercoledì (T. O.) Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. (Mt 5,17-19) - Sant'Ambrogio di Optina Ieromonaco - Auguri a chi oggi fa il Compleanno e o l'Onomastico - Santa giornata a tutti in Domino.

10/06/2026

P. Lorenzo Montecalvo dei Padri Vocazionisti

Il Granellino🌱
(Mt 5,17-19)

La Parola di Dio non passerà mai. Ecco perché il primo ministero che un sacerdote deve svolgere è la predicazione che, a volte, esorta e, a volte, rimprovera, ma sempre indica le vie e i pensieri di Dio. Purtroppo ci sono molti sacerdoti che per pigrizia non si dedicano al ministero della Parola. Eppure Gesù, per tre anni, ha sempre predicato e insegnato la Parola di Dio, anche se molte volte dalla folla i suoi insegnamenti non venivano accolti perché le persone dicevano che il suo linguaggio era duro.
Dove non si predica la Parola di Dio quotidianamente i cristiani non crescono nella fede. La fede - dice San Paolo - viene dall'ascolto della Parola di Dio. Ma per ascoltare c'è bisogno che i preti annuncino il Vangelo opportunamente e inopportunamente. La Parola di Dio dev'essere proclamata e insegnata non solo quando davanti si ha una folla ma anche quando l'assemblea è fatta di due o tre persone. Purtroppo ci sono preti che predicano solo quando davanti a loro c'è la folla. Gesù parlava alle f***e, ma anche a poche persone.
Nel mio ministero della Parola trovo più efficace quando predico a una piccola comunità che a una folla. La folla non è attenta; essa vuole vedere più i miracoli che ascoltare la Parola di Dio. La folla capisce pochissimo di quello che dice il predicatore.
Oggi la Chiesa ci dona un fulgido esempio di un instancabile predicatore della PAROLA di Dio. È Sant'Antonio di Padova... Il diavolo lo perseguitava proprio perché il Santo era divorato dallo zelo della predicazione. Lo Spirito Santo riempiva la sua bocca della Parola di Gesù. Perciò molte conversioni avvenivano all'ascolto della sua predicazione
La parola di Sant'Antonio era di fuoco. La sua predicazione non lasciava indifferenti gli ascoltatori. Egli non era un cembalo che tintinnava, ma parlava al cuore dell'assemblea.
Preghiamo in questo giorno perché lo Spirito Santo susciti nella Chiesa molti e santi predicatori della Parola di Dio. Pregate per me perché la mia predicazione abbia l'unzione dello Spirito Santo. Amen. Alleluia.

10/06/2026

Don Mario Proietti

10 GIUGNO. IL CUORE CORONATO DI SPINE

Cari amici, buongiorno. Dopo il Getsemani e la consegna di Gesù, oggi contempliamo il Cuore coronato di spine. La corona posta sul capo di Cristo nasce dallo scherno dei soldati, dal rifiuto della sua regalità, dalla violenza di chi trasforma il Re in oggetto di derisione. Eppure proprio in quella scena umiliata si manifesta una regalità diversa da quella del mondo.

Il Vangelo racconta che intrecciarono una corona di spine, la posero sul capo di Gesù, gli misero una canna nella mano destra e, inginocchiandosi davanti a Lui, lo deridevano: “Salve, re dei Giudei!”. Tutto è capovolto. La corona diventa tormento, lo scettro diventa canna, l’omaggio diventa insulto, l’inginocchiarsi diventa caricatura. Il peccato dell’uomo si mostra nella sua forma più amara: riconosce i segni della regalità e li usa per ferire il Re.

Il Cuore di Gesù, in quel momento, non risponde con la forza. Non restituisce disprezzo al disprezzo. Resta nella sua mansuetudine regale. La sua regalità non ha bisogno di imporsi con violenza, perché nasce dall’amore e dall’obbedienza al Padre. Gli uomini credono di umiliarlo, e invece rivelano, senza saperlo, il mistero del Re che salva portando su di sé la ferita dei sudditi.

Le spine parlano anche del nostro cuore. Sono il segno di ciò che punge, lacera, irrigidisce, ferisce. Ogni peccato intreccia una corona attorno a Cristo, perché ogni peccato rifiuta il suo amore e preferisce un altro regno: il regno dell’orgoglio, del possesso, della vendetta, della sensualità, della menzogna, dell’autosufficienza. Quando l’uomo non vuole essere guidato da Dio, finisce per incoronare se stesso, e spesso il suo regno diventa luogo di tristezza.

Contemplare il Cuore coronato di spine significa riconoscere che Cristo ha voluto assumere anche le umiliazioni dell’uomo. Sa che cosa significa essere deriso, frainteso, esposto allo sguardo crudele, trattato come inutile. Per questo nessuna umiliazione vissuta in comunione con Lui resta senza senso. Il Cuore di Gesù non rende leggere tutte le spine, le trasforma in luogo di offerta.

Pio XI, nell’atto di riparazione legato alla Miserentissimus Redemptor, parla dell’amore di Cristo ripagato dagli uomini con oblio, trascuratezza e disprezzo. Queste parole ci aiutano a guardare la Passione senza restare spettatori. La corona di spine non appartiene soltanto al passato. Ogni freddezza verso Cristo, ogni Eucaristia ricevuta senza fede, ogni bestemmia, ogni indifferenza, ogni tradimento dell’amore ferisce ancora il suo Cuore santissimo.

La riparazione nasce da qui. Non da un senso cupo di colpa, né dal desiderio di sostituirci all’unico Redentore. Nasce dall’amore che non vuole lasciare senza risposta l’Amore ferito. Riparare significa offrire a Gesù un cuore che adora dove altri disprezzano, ama dove altri dimenticano, consola dove altri feriscono. È una via umile, nascosta, profondamente ecclesiale.

Oggi possiamo deporre davanti al Cuore coronato di spine le nostre piccole pretese di dominio. Spesso vogliamo avere ragione, controllare tutto, essere riconosciuti, difendere la nostra immagine, reagire appena ci sentiamo toccati. Gesù, Re coronato di spine, ci insegna una regalità più alta: quella di chi resta libero nell’umiliazione, fedele nell’offesa, mite nella prova, unito al Padre quando tutto intorno diventa derisione.

Consegna per la giornata: oggi accogli una piccola umiliazione senza trasformarla subito in risentimento. Può essere una parola che ti ferisce, un riconoscimento mancato, un fastidio, una contrarietà. Offrila al Cuore coronato di spine e chiedi la grazia di restare libero nell’amore.

Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Cuore di Gesù, coronato di spine, rendimi mite nelle umiliazioni.

Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare sul racconto della coronazione di spine nel Vangelo di Matteo e sull’atto di riparazione riportato da Pio XI nella Miserentissimus Redemptor:

“Intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: ‘Salve, re dei Giudei!’.” Mt 27,29

“Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblìo, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi prostrati dinanzi ai tuoi altari intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l’amantissimo tuo Cuore.” Pio XI, Miserentissimus Redemptor, 8 maggio 1928.

10/06/2026

Don Nikola Vucic

Entra spesso nel Mistero di Dio.
Più che puoi, prega e adora il Signore. Offri a Lui la tua giornata.
Vivi ogni giorno nell'ascolto della Parola di Dio. Tuffati nei suoi abissi e nelle sue profondità per ereditarne la ricchezza.
l'Eucaristia sia il centro della tua spiritualità.
La tua preghiera quotidiana sia ispirata alla devozione mariana.
Cammina sulle orme dei santi e non ti perderai.
Vivi in una continua conversione interiore con la forza della Misericordia.
Custodisci il tuo cuore nella pace e vivi tranquillo sotto lo sguardo premuroso del Padre.
Cammina nella ca**tà verso chiunque abbia bisogno di te.
Vivi in uno stile di vita sobrio affinché il tuo cuore diventi santuario interiore per il Signore.

10/06/2026

Don Luigi Maria Epicoco

La vera regola è Cristo stesso

Troppo spesso crediamo che il cristianesimo sia una liberazione dalle regole. In realtà il Vangelo non ci libera dalle regole, ma ci libera da un modo sbagliato di viverle. Gesù non è venuto ad abolire la Legge, ma a mostrarne il significato più profondo. Le regole, quando sono sane, non servono a limitare la vita, ma a custodirla e a farla fiorire.

Pensiamo a una ricetta: seguire alcune indicazioni non rovina la festa, ma rende possibile un buon dolce. Allo stesso modo, le regole della vita non sono ostacoli alla felicità, ma sentieri che ci aiutano a raggiungerla. Il problema nasce quando riduciamo tutto a un insieme di obblighi esteriori oppure, al contrario, quando pensiamo di poter vivere seguendo soltanto ciò che sentiamo nel momento. Gesù ci insegna un rapporto maturo con la Legge. Egli ci mostra che il centro non è la regola in sé, ma l'amore che quella regola vuole custodire.

Per questo nel Vangelo combatte il legalismo, ma non l'obbedienza. Contesta il moralismo, ma non la verità. Denuncia l'ipocrisia di chi osserva esteriormente i comandamenti senza lasciarsi cambiare il cuore. Senza una regola, infatti, la nostra vita rischia di diventare un intreccio confuso di capricci, desideri, paure, entusiasmi e delusioni. Somiglia a un fiume in piena che travolge tutto ciò che incontra invece di scorrere verso una meta.

Le regole autentiche sono come gli argini di quel fiume: non ne soffocano la forza, ma le permettono di diventare feconda. Per questo il Vangelo di oggi ci pone alcune domande decisive. Attorno a quale criterio sto costruendo la mia vita? La maturità cristiana consiste nel riscoprire che la vera regola è Cristo stesso. Quando Lui diventa il centro, la Legge non è più una catena, ma una strada che conduce alla libertà.

(Mt 5,17-19)

10/06/2026

Don Cesare Lodeserto

La prudenza, guida delle virtù…

Parliamo della prudenza, una virtù cardinale insieme alla giustizia, alla fortezza e alla temperanza. Il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce la prudenza come “la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene”. Essa aiuta a percorrere con sicurezza il cammino della fede e a compiere scelte conformi alla volontà di Dio. San Tommaso la chiamava la «guida delle virtù», perché orienta e illumina le altre virtù. Anche noi possiamo affermare che la prudenza è una virtù indispensabile per il cristiano, chiamato a vivere alla luce del Vangelo. Tutto ciò che facciamo dovrebbe rispondere agli insegnamenti del Signore. Eppure, spesso la prudenza viene meno quando ci lasciamo trascinare da parole inutili, atteggiamenti inopportuni, giudizi affrettati o scelte sbagliate. Accade allora che si perda la capacità di distinguere il bene dal male, cedendo a ciò che allontana da Dio. Per questo il cristiano è chiamato ad alimentare continuamente la virtù della prudenza attraverso la preghiera, l’ascolto della Parola di Dio, il consiglio delle persone sagge e il discernimento dello Spirito Santo. La vera prudenza consiste nel saper leggere la realtà della propria vita alla luce di Dio, scegliendo ciò che è giusto nel momento opportuno. Essa mette il Signore al primo posto e diventa un filtro prezioso in un mondo spesso confuso da giudizi superficiali e false prospettive. Quando la prudenza guida il cuore, le decisioni diventano più sagge, le parole più attente e i passi più sicuri. Così possiamo percorrere la strada del bene e testimoniare con la vita la sapienza che viene da Dio. L’imprudenza, il contrario della prudenza, non è solo mancanza di attenzione o errore di valutazione. Essa nasce quando l’uomo pretende di sostituirsi a Dio, pensando di poter decidere tutto da solo, di poter fare tutto con le proprie forze ed essere misura di se stesso. L’imprudenza alimenta l’illusione dell’autosufficienza e dell’onnipotenza. È figlia di quell’egoismo che rende incapaci di vedere la verità e impoverisce il cammino delle virtù. Quando l’uomo si affida a se stesso, finisce per chiudere il cuore alla sapienza di Dio e alla luce del Vangelo. Per questo l’imprudenza può diventare un peccato: non tanto per l’errore in sé, quanto perché limita la presenza di Dio e indebolisce la fede. Essa ci porta a confidare esclusivamente nelle nostre capacità, dimenticando che il Signore continua a guidare i passi di chi si affida a Lui. La prudenza ci insegna che non siamo noi il centro della vita: il centro è Dio. E quando Dio occupa il posto che gli spetta, le nostre scelte diventano più giuste, il nostro cammino più sicuro e il nostro cuore più libero… (10 giugno 2026).

10/06/2026

Don Francesco Colamonico

Oggi mercoledì 10 giugno, mentre leggo dal Vangelo di Matteo 5,17-19

"Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento"

Per questo non si possono annacquare i Comandamenti e la legge morale per accattivarsi il mondo, ma semplicemente testimoniando un autentico cammino di conversione e di santificazione. L'obiettivo di Gesù non era quello di criticare la legge, tanto meno i Comandamenti di Dio, ma semplicemente rendere evidente nella sua persona, il pieno compimento dell'amore, quando nella vera attuazione della legge di Dio si impone una vera conversione e un cambiamento della propria vita, secondo il cuore di Dio. Per gli ammalati, per le persone in difficoltà, per le vittime innocenti di tutte le guerre, per la conversione dei potenti prepotenti e per quanti sono in partenza per l'Eternità: ogni nostra preghiera, ogni nostra afflizione, mettiamo tutto nel cuore della nostra cara Madre, Regina della pace! Sacro Cuore di Gesù confido e spero in Te!

10/06/2026

Mons. Luciano Pacomio

10/06/2026

Sant'Ilario di Poitiers (ca 315-367)
vescovo, dottore della Chiesa
Commento al Vangelo di Matteo, 4,14-15; PL 9,936-937 (trad. cb© evangelizo)

Cristo è il compimento delle Scritture

"Non son venuto per abolire, ma per dare compimento". La forza e la potenza di queste parole del Figlio di Dio contengono un grande mistero.

La Legge, infatti, prescriveva delle opere, ma tutte queste opere ella le orientava alla fede verso le realtà che si sarebbero manifestate in Cristo: poiché l'insegnamento e la Passione del Salvatore sono il disegno grande e misterioso della volontà del Padre. La Legge, sotto il velo delle parole ispirate, ha annunciato la nascita di nostro Signore Gesù Cristo, la sua incarnazione, la sua Passione, la sua risurrezione; i profeti, come anche gli apostoli, ci insegnano più volte che da tutta l'eternità è stato disposto il mistero di Cristo per essere rivelato nel nostro tempo...

Cristo non ha voluto che pensassimo che le sue opere contenevano altro che le prescrizioni della Legge. Perciò ha affermato lui stesso: "Non son venuto per abolire, ma per dare compimento". Il cielo e la terra... spariranno, ma neppure il minimo comandamento della Legge sparirà, poiché in Cristo tutta la Legge e i Profeti trovano il loro compimento. Al momento della Passione... ha dichiarato: "Tutto è compiuto" (Gv 19,30). In quel momento, sono state confermate tutte le parole dei Profeti.

Ecco perché Cristo afferma che anche il più piccolo dei comandamenti di Dio non può essere abolito senza offendere Dio... Nulla può essere più umile che la cosa più piccola. E la più umile di tutte è stata la Passione del Signore e la sua morte in croce.

Indirizzo

Via Del Torrione, Nr. 101/F/G
Reggio Di
89127

Sito Web

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