10/06/2026
Don Mario Proietti
10 GIUGNO. IL CUORE CORONATO DI SPINE
Cari amici, buongiorno. Dopo il Getsemani e la consegna di Gesù, oggi contempliamo il Cuore coronato di spine. La corona posta sul capo di Cristo nasce dallo scherno dei soldati, dal rifiuto della sua regalità, dalla violenza di chi trasforma il Re in oggetto di derisione. Eppure proprio in quella scena umiliata si manifesta una regalità diversa da quella del mondo.
Il Vangelo racconta che intrecciarono una corona di spine, la posero sul capo di Gesù, gli misero una canna nella mano destra e, inginocchiandosi davanti a Lui, lo deridevano: “Salve, re dei Giudei!”. Tutto è capovolto. La corona diventa tormento, lo scettro diventa canna, l’omaggio diventa insulto, l’inginocchiarsi diventa caricatura. Il peccato dell’uomo si mostra nella sua forma più amara: riconosce i segni della regalità e li usa per ferire il Re.
Il Cuore di Gesù, in quel momento, non risponde con la forza. Non restituisce disprezzo al disprezzo. Resta nella sua mansuetudine regale. La sua regalità non ha bisogno di imporsi con violenza, perché nasce dall’amore e dall’obbedienza al Padre. Gli uomini credono di umiliarlo, e invece rivelano, senza saperlo, il mistero del Re che salva portando su di sé la ferita dei sudditi.
Le spine parlano anche del nostro cuore. Sono il segno di ciò che punge, lacera, irrigidisce, ferisce. Ogni peccato intreccia una corona attorno a Cristo, perché ogni peccato rifiuta il suo amore e preferisce un altro regno: il regno dell’orgoglio, del possesso, della vendetta, della sensualità, della menzogna, dell’autosufficienza. Quando l’uomo non vuole essere guidato da Dio, finisce per incoronare se stesso, e spesso il suo regno diventa luogo di tristezza.
Contemplare il Cuore coronato di spine significa riconoscere che Cristo ha voluto assumere anche le umiliazioni dell’uomo. Sa che cosa significa essere deriso, frainteso, esposto allo sguardo crudele, trattato come inutile. Per questo nessuna umiliazione vissuta in comunione con Lui resta senza senso. Il Cuore di Gesù non rende leggere tutte le spine, le trasforma in luogo di offerta.
Pio XI, nell’atto di riparazione legato alla Miserentissimus Redemptor, parla dell’amore di Cristo ripagato dagli uomini con oblio, trascuratezza e disprezzo. Queste parole ci aiutano a guardare la Passione senza restare spettatori. La corona di spine non appartiene soltanto al passato. Ogni freddezza verso Cristo, ogni Eucaristia ricevuta senza fede, ogni bestemmia, ogni indifferenza, ogni tradimento dell’amore ferisce ancora il suo Cuore santissimo.
La riparazione nasce da qui. Non da un senso cupo di colpa, né dal desiderio di sostituirci all’unico Redentore. Nasce dall’amore che non vuole lasciare senza risposta l’Amore ferito. Riparare significa offrire a Gesù un cuore che adora dove altri disprezzano, ama dove altri dimenticano, consola dove altri feriscono. È una via umile, nascosta, profondamente ecclesiale.
Oggi possiamo deporre davanti al Cuore coronato di spine le nostre piccole pretese di dominio. Spesso vogliamo avere ragione, controllare tutto, essere riconosciuti, difendere la nostra immagine, reagire appena ci sentiamo toccati. Gesù, Re coronato di spine, ci insegna una regalità più alta: quella di chi resta libero nell’umiliazione, fedele nell’offesa, mite nella prova, unito al Padre quando tutto intorno diventa derisione.
Consegna per la giornata: oggi accogli una piccola umiliazione senza trasformarla subito in risentimento. Può essere una parola che ti ferisce, un riconoscimento mancato, un fastidio, una contrarietà. Offrila al Cuore coronato di spine e chiedi la grazia di restare libero nell’amore.
Giaculatoria da custodire e ripetere durante il giorno: Cuore di Gesù, coronato di spine, rendimi mite nelle umiliazioni.
Cari amici, se desiderate approfondire durante la giornata questo tema, potete sostare sul racconto della coronazione di spine nel Vangelo di Matteo e sull’atto di riparazione riportato da Pio XI nella Miserentissimus Redemptor:
“Intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: ‘Salve, re dei Giudei!’.” Mt 27,29
“Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblìo, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi prostrati dinanzi ai tuoi altari intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l’amantissimo tuo Cuore.” Pio XI, Miserentissimus Redemptor, 8 maggio 1928.