29/08/2026
Domenica Ventiduesima del T.O. Anno A
La sequela di Gesù è l’identikit del cristiano
La domenica scorsa Pietro ha professato la sua fede in Gesù: Tu sei il Cristo! Ora, al discorso pronunciato da Gesù, lo stesso Pietro reagisce con durezza, è evidente che il Maestro e i discepoli hanno modi di pensare opposti tra loro. Per Pietro e i discepoli il discorso di Gesù e l’annuncio della sua passione, non costituisce solo una delusione, ma è il crollo di ogni speranza che loro avevano posta in Gesù. Avevano sperato che il Maestro fosse il Messia potente e prepotente che avrebbe abbattuto il potere di Roma e avrebbe imposto il potere della religione ebraica, mettendo in posti privilegiati i suoi discepoli. Essi stavano già pregustando le gioie del potere, dei privilegi e delle ricchezze, quand’ecco che Gesù li delude con un discorso disfattista e arrendevole. Mentre prima Pietro viene chiamato da Gesù beato, ora lo stesso Gesù lo appella col nome di satana. Il senso di questo vangelo è semplice: non spetta al discepolo mettersi davanti al maestro e dargli istruzioni. Il posto del discepolo è dietro il Maestro per affidarsi alla sua giuda e seguirlo. Oggi nella Chiesa si verifica la stessa situazione descritta in questa pagina evangelica: ci sono cristiani che si mettono al posto del Papa, del vescovo, del parroco per dare istruzioni, per suggerire ciò che essi devono o non devono fare. In altri termini, di imporre la propria volontà, le proprie idee. Né più né meno di come ha fatto Pietro nel brano evangelico odierno. Facendo così i discepoli prima, e i cristiani ora, diventano scandalo, cioè pietra di inciampo nel cammino di fede della comunità. Ragionare in maniera mondana dentro la Chiesa, portare la logica del mondo dentro la comunità ecclesiale, mettendo da parte la fede e l’umile obbedienza, questo è il rischio che oggi si corre, mentre ci si professa perfetti cristiani da una parte e dall’altra si suggeriscono comportamenti e mentalità che non hanno nulla a che vedere con l’insegnamento di Gesù. La croce è sempre scandalo, Pietro ribellandosi alla croce di Gesù, esprime l’atteggiamento di repulsione che spesso è anche il nostro. Con le parole confessiamo la fede, e con la vita la sconfessiamo. Pietro che si ribella, mostra il suo conformismo mondano, il suo pensare e vivere nella logica del mondo, rifiutando la logica di Dio. Gesù con il suo insegnamento, ci esorta ad uscire da una vita autocentrata su noi stessi, alla ricerca di approvazioni, consensi e gratificazioni, e invece passare a vivere una vita come dono a Dio e ai fratelli, una vita vissuta come offerta, come grazia. “Per portare a compimento l’opera della salvezza, il Redentore continua ad associare a sé e alla sua missione uomini e donne disposti a prendere la croce e a seguirlo. Come per Cristo, così pure per i cristiani portare la croce non è dunque facoltativo, ma è una missione da abbracciare con amore”. (Benedetto XVI°, Angelus, 31 agosto 2008).
Sac. Antonio Concetto Cannizzaro